I post con keyword Qui è FLG

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Questa legislatura è inesauribile fonte di ispirazione per l’artista che vive, segretamente, dentro ognuno di noi. Immagino concordiate che i politico(os)i son sicuramente meno affascinanti dell’arte giapponese, delle ballerine per Degas e di Saint-Lazare per Monet. Provo quindi a scrivere dopo essermi fatto legare – di spalle – all’albero: con le orecchie ben aperte ma il naso turato.

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Ho appreso da Repubblica di due provvedimenti che il Governo si presterebbe a prendere a breve termine. Si tratta dell’estensione a cinque mesi del blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (che includono gli esuberi causati dalla crisi) e della proroga di 12 settimane del trattamento di Cassa Integrazione Guadagni. Si tratta di misure che, secondo la narrativa dei mass media e del governo stesso, sono orientate alla protezione del lavoro. Sicuramente, conseguono l’obiettivo di trasferire ingenti risorse dai contribuenti futuri ai disoccupati attuali. Se per protezione del lavoro si intende la preservazione delle ore lavorate, il risultato finale della politica economica del governo sara’ in realtà l’opposto. Si tratta infatti di misure che, rendendo la ricerca di nuovo impiego meno appetibile e ostacolando la discesa dei salari, tendono a ridurre la riallocazione dei lavoratori.

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Il 21 settembre ci sarà la presentazione del volume ”Cosa succede se usciamo dall’euro? Quanto costerà e chi ne pagherà il prezzo. È una raccolta di saggi di diversi autori, curata da Carlo Stagnaro. Sono uno degli autori, ho scritto il pezzo che cerca di spiegare perché è dannoso anche solo parlare di possibile uscita dall’euro. È un saggio leggero e di battaglia, niente di particolarmente profondo e originale, ma mi sono divertito a scriverlo. Ne pubblico qui ampi stralci.

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Il terzo pilone ideologico del governo rosso-brunato: il socialismo economico. Non credo vi sia necessità di documentarlo, è sotto gli occhi di tutti. Più rilevante notare che non è nulla di nuovo ma una continuazione delle pratiche (e delle ideologie) di governo dell’economia in uso dall’inizio del secolo scorso ed alle quali si son fatte poche eccezioni. Come gli altri piloni anche questa spiega perché oggi questo sia il vero governo che gli italiani non solo vogliono ma hanno sempre voluto. 

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Sulla questione immigrazione e xenofobia ho pensato molto e scritto pochissimo. Ho polemizzato altrove con chi propone azioni politiche xenofobe ma anche con chi invoca l’accoglienza indiscriminata. Più con i primi che con i secondi perché son sia più pericolosi che numerosi, in questi anni. Ma sulla questione di fondo la mia posizione rimane salomonica, o cinica se volete. Provo a spiegarmi. Vi avviso, questo è lungo.

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Da dove spunta il populismo politico attuale, secondo cui “uno vale uno”, “i tecnocrati son la causa della crisi”, “per governare bene basta essere onesti”, e così via? L’hanno davvero inventato Grillo e Salvini? È davvero la grande novità che sembra essere? 

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Riflessioni sui tempi che corrono. Partirò dalla contingenza politica italiana per poi allargare il campo d’indagine anche oltre il presente e oltre l’Italia. Esiste qualcosa che meriti “fare” o, invece, e’ più saggio sedersi sul monte a guardare come demografia, tecnologia e religione cambiano di nuovo l’Occidente e il mondo? Questa è la domanda che mi pongo.

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Abolire la riforma Fornero è il primo punto programmatico per Salvini. Con una sostanziale maggioranza parlamentare (Lega più Cinque Stelle) a favore di ritoccare il sistema pensionistico, la domanda non è cosa sia giusto o sbagliato fare, ma quale sarà l’impatto di un’inevitabile riforma. Forse il tutto non sarà poi così drastico.

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Non mi baso su risultati di ricerche, che pure sarebbero utili, ma sulla mia esperienza personale: prima come padre di tre figli che ho seguito, fra elementari e scuola secondaria superiore, in un arco di tre decenni. Ora, da qualche anno, come volontario in un doposcuola per elementari e medie inferiori, frequentato principalmente da piccoli figli di immigrati, quasi tutti nati in Italia. Luogo ora e allora: Bologna. E’ un’esperienza limitata, ma ha il pregio di riguardare sia scolari privilegiati, come i miei figli, sia svantaggiati.

Elenco sette difetti della scuola di cui gli uni e gli altri subiscono ogni giorno le conseguenze, drammatiche per i più svantaggiati, pesanti per tutti. Li chiamo “peccati capitali” perché fanno gravi danni che la scuola potrebbe evitare. Senza far colpa a nessuno: anche gli insegnanti portano il peso di un sistema scolastico disfunzionale.

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