Due cose piccole piccole a proposito di una cosa grande

/ Articolo / Due cose piccole piccole a proposito di una cosa grande
  • Condividi

Per chi di voi si districhi con una qualche difficoltà nel ginepraio delle differenze tra la scienza (ad avviso del sottoscritto vi è una scienza sola) e le scienze sociali raccomanderei

i seguenti:

http://www.philostv.com/john-dupr-and-alex-rosenberg/

J. Dupre and A. Rosenberg sono sulle opposte sponde della discussion su riduzionismo/nonriduzionismo

Per chi di voi voglia veder alcune conseguenze eliminate dal tavolo del possibile, vedasi pure l'articolo del 2009 di alex, che è semplicissimo.

Mi permetto di affiggere e di infliggere ai tre lettori che di tal coacervo vedranno il fine, il breve sunto seguente

 

Vi sono due (in competizione) visioni in phil of science. La maggioranza è fisicalista/anti-riduzionista e dice, grosso modo: mentre il mondo è quello che la fisica ci dice - campi e quattro forze e qualche spare part - il MONDO non è riducibile al "fisico".

Alex - collega di Duke - assieme ad altri nella minoranza, è dell'idea che la metafisica che è fisicalista può esser solo riduzionista. Di nuovo grossomodo: una volta che si accetta che la fisica - come disciplina - ci consegna l'immagine del mondo che ne è rappresentazione corretta, non c'è ALTRO, né spiriti, né nazioni, né progresso, né storia, né la sciocchezza dell'anima, e nessuna delle corbellerie de "il discorso è ben altro". C'è il mondo come rappresentato dalla fisica, e morta lì.

 

 

Indietro

Commenti

Ci sono 113 commenti

Non so se avrò il tempo di leggere gli articoli (spero di sì perché il tema mi intriga), intanto pongo la domanda: gli anti-riduzionisti dicono che il mondo non è riconducibile al fisico in linea di principio o solo in pratica?

Lo chiedo perché tempo fa ho letto un articolo (pdf) di Elio Fabri (un professore di fisica non famosissimo ma "con gli attributi", che si è occupato anche di filosofia della fisica) che avevo trovato molto convincente. Riporto qui la conclusione:

 

È dunque chiaro che questo punto di vista non nega la riducibilità, e mostra che il nostro atteggiamento verso il problema deve essere duplice: da un lato riconoscere che la realtà è sempre riducibile da un livello a quello inferiore, ma dall'altro accettare che il nostro modo di comprendere scientificamente la realtà richiede la descrizione a diversi livelli, e che i diversi livelli non possono essere tenuti presenti simultaneamente. Siamo noi che non ne siamo capaci: il nostro cervello non ci riesce.

 

 

è la stessa risposta che mi sono dato io. ma mi pare anche l'unica spiegazione possibile. la scienza è prodotto umano e il cervello umano pesa un kilo e mezzo. e il poveretto arriva dove arriva.

d'altra parte chiedersi:

 

li anti-riduzionisti dicono che il mondo non è riconducibile al fisico in linea di principio o solo in pratica?

 

è errato. così come lo è affermazione:

 

a un lato riconoscere che la realtà è sempre riducibile da un livello a quello inferiore

 

la linea di principio la si può lasciate ai filosofi, cui piace saltarla spesso. quel che conta è l'esperimento pratico e la spiegazione logico-matematica del medesimo.

quel "riconoscere che è sempre riducibile" è un'affermazione un po' presuntuosa. è riducibile solo se qualcuno dimostra che è riducibile. al massimo si può affermare: "da un lato bisogna lasciare aperta la possibilità che la realtà possa essere riducibile ad un livello inferiore". cosa è molto utile in via operativa, quando bisogna disegnare un esperimento, poi però quel che vale è il risultato dell'esperimento.

la differenza può sembrare labile, ma è la stessa enorme differenza che c'è tra il postulato newtoniano: "[la legge del]la natura è semplice" ed il rasoio di occam: "A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire". il primo è appunto un postulato, quindi non dimostrato (e quindi non scientifico: come si fa a dimostrare che la natura è semplice?). il secondo deriva dalla constatazione che il nostro cervello è quello che é: un kilo e mezzo di massa gelatinosa (almeno in prima approssimazione ;) ), quindi leggi semplici sono da preferire.

 

 

 

 

Grazie per l'interessante contributo.

Il fisicalismo riduzionista è un atto di fede che non convince. Il fisicalismo non-riduzionista è una contorsione che respinge. Tempo fa lessi Putnam/Davidson e mi sembra che siamo incartati ancora a quel punto. Meglio allora il buon vecchio dualismo riveduto e ammodernato, perlomeno evita di chiamare "illusione" l' evidenza più semplicemente constatabile (a cominciare dal libero arbitrio); evita cioè di parlare lingue marziane. Ma forse vendere questa merce conviene e l' abbondanza di metafisiche travestite in buona fede (ultimamente da neuroscienze) è spiegabile con gli strumenti dell' economia. Trovo dunque più onesto rassegnarsi, il tempo a disposizione per produrre alternative è scaduto, molti clienti andranno alla concorrenza e preti di ogni genere ronzeranno sempre intorno ad occuparsi di aspetti decisivi della vicenda umana. Dopodichè, sapere qual è l' ortodossia tra chi è in conflitto d' interesse, non aggiunge molta informazione.

lei possiede una prova (evidenza in italiano vuol dir altro) di posseder il "libero arbitrio"?

Che cosa le successe che la convinse?

Troppi libri mi separano dal partecipare a questo dibattito ma, ad intuito, il teorema di incompletezza di Gödel non rende automaticamente (e scientificamente) sbagliato il riduzionismo?

  1. If the system is consistent, it cannot be complete.
  2. The consistency of the axioms cannot be proven within the system.

 

il teorema di incompletezza di Gödel non rende automaticamente (e scientificamente) sbagliato il riduzionismo?

 

Corrado, il teorema di incompletezza e' un risultato di logica formale valido per i sistemi analoghi all'aritmetica dei numeri naturali. Le sue applicazioni alla bologia, la chimica o la fisica mi sembrano per lo meno discutibili. Anche all'interno della logica formale sancisce solo l'impossibilita' di definire sistemi logici completi a partire da un numero finito di assiomi.

Al limite puo' essere invocato (fuor di rigore) per negare il riduzionismo piu' becero, tipo

 

 

No. Per poter persino iniziare a ragionare (nel modo di Corrado Ruggeri) bisognerebbe sapere che il mondo e' un sistema assiomatico (e non ho la piu' pallida delle idee su che cosa cio' possa essere.)

"I'm a philosopher of biology primarily, I started out in the philosophy of economics but economists are famously disinterested in anything we philosophers have to say" :P

Per chi fosse interessato e volesse contribuire alla discussione, ho "impostato" un discorso (riduzionista) sull'anima (tema scottante), che piano a piano crescerà..

giovannistraffelini.wordpress.com/2010/08/01/lorigine-dellanima-secondo-la-scienza/

 

Saro' tellurico: ma con tutte le frane da sistemare nel mondo, qualcuno paga questi per farsi 'ste seghe mentali?

 

Eddai, Gilberto, capisco il gusto della provocazione ma non esageriamo. Il mondo è bello perché è vario e nessuno ha il monopolio dei problemi interessanti da risolvere. Si può magari discutere su quante risorse pubbliche destinare alla filosofia piuttosto che ad hard sciences, ma mi sembra che praticamente ovunque le hard sciences piglino parecchi più soldi. E se qualcuno le riflessioni filosofiche se le fa con risorse private magari sul suo blog, beh io non ci metto becco.

Illustrissime universita'.

Un celebre sospetto  (sospetto di filobolscevismo durante il periodo della commission parlamentare sulle attivita' antiamericane se non ricordo male) replico' un po' perplesso alla domanda se quel che lui faceva era utile. Rispose che il valore era appunto fare cose inutili.

Per altro non e' un fenomeno di onanismo. Il buon senso, anche qui, ci racconta che abbiamo il libero arbitrio, le scelte degli agenti, le complessita' del complesso. se (e ripeto se, ed e' un condizionale diabolicamente difficile da stabilire) il mondo e' quello che ci ha detto il dipartimento di fisica (tutti i dipartimenti di fisica) semplicemente non c'e' nulla di tutto cio'. Il che mi sembra, freudianamente, perturbante.

Non so, probabilmente non capisco perche mi mancano le basi, ma faccio gia' fatica a comprendere le diverse posizioni in gioco, poi quando le capisco la mia reazione e' veramente tellurica. Diciamo che la risposta che diede Shakespeare nell'Amleto: "ci sono piu' cose, in cielo ed in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia" mi sembra abbastanza azzeccata e che renda inutili ulteriori discussioni.

Sono i fisici che hanno la malattia professionale di voler ridurre tutto a modelli di equazioni ("ipotizziamo una mucca sferica a densita' uniforme"). Ma una volta impostate queste equazioni, non e' possibile gestirle (sono troppe e con troppe incognite) e non ci si cava nulla di buono, perche' comunque non sono disponibili i dati di partenza necessari e sufficienti per rendere il modello uguale alla realta'. Per cui ritorna valida l'aforisma di cui sopra. E sono 4 secoli che e' noto questo fatto. Stare ancora a pestarci sopra, non mi sembra granche' produttivo.

<em>

Anche contare su base binaria era una sega mentale quando ci penso Boole nel 1854.

 

Sono i fisici che hanno la malattia professionale di voler ridurre tutto a modelli di equazioni ("ipotizziamo una mucca sferica a densita' uniforme"). Ma una volta impostate queste equazioni, non e' possibile gestirle (sono troppe e con troppe incognite) e non ci si cava nulla di buono, perche' comunque non sono disponibili i dati di partenza necessari e sufficienti per rendere il modello uguale alla realta'. Per cui ritorna valida l'aforisma di cui sopra. E sono 4 secoli che e' noto questo fatto. Stare ancora a pestarci sopra, non mi sembra granche' produttivo.

 

Wut?

Scusa, ma non capisco cosa tu sostenga. Avanzo due ipotesi: a) Che il riduzionismo spinto verso le supposte interazioni fondamentali della natura non serve a descrivere adeguatamente tutta la realta'? Hai tutto il mio appoggio. b) Che e' inutile scrivere teorie fisiche perche' tanto non sappiamo risolvere le equazioni e poi la realta' e' comunque diversa? Allora mi permetto di dissentire con vigore.

E poi, che cosa sarebbe noto da quattro secoli?

 

 

a una volta impostate queste equazioni, non e' possibile gestirle (sono troppe e con troppe incognite) e non ci si cava nulla di buono

 

Scritto con un personal computer su un sito web in collegamento (potenziale) con tutto il mondo, it is a bit rich

 

taccio. 

la fisica ci da un'immagine (da circa 5oo anni) in cui non vi sono ne liberta', ne scopi.

quel che si confonde, a modesto avviso del sottoscritto, e' un modello (ho in testa la lagrangiana del modello standard) e i suoi poteri predittivi.

ma qui dovrei iniziare a romper i cosidetti su temi come quale sia la differenza tra un'ostacolo epistemico e un ostacolo metafisico (cfr. le affermazioni dei due che parlano nella trasmissione televisiva che diede inizio a quel che precede.)

Per il resto, non c'e' meccanica quantistica che tenga: la fisica non genera anime e spiritelli. Forse genera fenomeni che sfuggono al buon senso. Amo sempre rammentarmi, quando ho quella reazione di buon senso (o il gatto e' vivo o non e' vivo) le reazioni di tutti (e non dei piu' allocchi) alle affermazioni di Newton buonanima. Il bizzarro economista (si, anceh Newton si occupo' di moneta e a lungo) riabilita' con la nozione di gravita' una idea orripilante all'epoca: l'idea di azione a distanza, e, visto che siete piu' colti di me, avete di buon grado le abilita' per ricordarvi da dove venne il celebrato hypotheses non fingo (per chi mantenga zucca dura, viene dal testo dello Scholium ai Princpia.) Fosse o meno maniaco depressivo, aveva esattamente centrato il nucleo duro (hard core suona porno italiano) del problema. 

 

Grazie a modelli fisici molto semplici e a una modellazione ingegneristica un po' più approssimativa (ma abbastanza efficace), l'uomo è andato sulla luna.

 

1. e' importante assiomatizzare una teoria? si e no. vi sono ovviamente teorie che hanno nessun assioma (la psicologia) che funzionano (o dicono di funzionare) con leggi e leggiucole. Se avete dubbi chiedete a uno qualunque che fa lo psicologo. che non vi siano assiomi produce non di per se' errori, ma una scarsissima penetrazione epistemica (vale a dire si capisce pochissimo di quali siano le mosse ammesse, vale a dire non si sa mai quale sia l'inferenza che genera argomenti validi e quella che non lo fa.) Si. in termini di progresso, per chi ha tempo da perder (o da guadagnare) guardate un trattato di geometria cinese e Euclid. Cosi' si capisce perche' secoli dopo Hilbert pensava che era meglio che tutto fosse assiomatico (la logica, che ancora si chiama hilbert-style ha 1 --dico una-- regola e 5 assiomi da cui discende lo scibile, non male per semplificar la vita..)

2. completezze etc. vi sono due ragioni per la cosa ha rilevanza: 2.1 se non sappiamo  cosa e' completo non sappiamo cosa e' incompleto (per ragioni che illustro' il facitor di lenti bento de Espinosa.) quindi le osservazioni di Michelangeli sono corrette nel senso semplice che "praticamente" vuol dir men che nulla. se un teorema non esiste (teorema, al secolo, insieme ordinato di formule dove n e' conseguenza logica di n<1, la cui formula  finale deriva da tutto il resto, e la nozione di conseguenza logica e' l'invarianza a parita' di permutazioni di tutti i non costanti [p.es. da A&B B segue, qualsiasi cosa sia A o B]) Le conoscenze acquisite a proposito di quel che meccanicamente si puo' fare derivano direttamente dall'aver capito che cosa non si puo' fare. Sul tema rimane impagabile, un vero maestro, Georg Kreisel sulla generalizzazione del programma di Hilbert.

3. Cervelli Goedeliani? sciocchezze. Penrose e' geniale (non solo sulle piastrelle.) Ha la sfortunata proprieta' di essere ossesso dal feticcio della coscienza. Consiglio a chi si interessi sul tema il sapido e cortissimo articoletto di Max Tegmark 

 

The Importance of Quantum Decoherence in Brain Processes

Max Tegmark

Institute for Advanced Study, Olden Lane, Princeton, NJ 08540; max@ias.edu

Dept. of Physics, Univ. of Pennsylvania, Philadelphia, PA 19104

(Submitted to Phys. Rev. E July 2 1999, accepted October 25)

 

 

4. il libero "arbitrio": spero l'arbitro non si irriti, ma suvvia.. parliam di cose serie...

 

5. Kant e le grandi sante parole: rimango dell'idea antiquata che il procedimento con cui si conosce (e si impara) qualcosa e' un'analogia strutturale all'ubriaco che cerca le chiavi sotto il lampione, essendo l'unico posto dove si vede qualcosa. se dio, il mondo etc. e' provincia autonoma e delegata a preti, filosofi et similia, e' equivalente a dire che non se ne capisce un'ostia (non consacrata, mi riferisco alla particola non al sangue e carne del signore di Nazareth.) I grandi avanzamenti "kantiani" son burle per gli studenti del classico (si puo' dire antinomia e paralogismo senza urinare dal riso)

6. i livelli. Il riduzionismo dice una cosa semplice-semplice-semplice: se il mondo e' fisico (niente anime, dei, angeli, arbitrii, spiritelli, desideri, etc.) tutto il resto deriva da un'illusione epistemica.

Visto che conosco e son (solo?) in grado di riconoscere che ho fame dalla sensazione "fame" non sono in grado di capire che' il processo chimico xyxyxy che avviene tra l'intestino e il sistema nervoso.

Rosenberg (anche nella discussione televisiva che suggerii) porta il problema dove e': se esistono con-cause (una fisica e una mentale) o si escludono o si sovradeterminano. 

Per chi ama il problema il locus e' J. Kim, il filosofo coreano di Brown university.

 

 

Le conoscenze acquisite a proposito di quel che meccanicamente di può fare derivano direttamente dall'aver capito che cosa non si può fare.

 

Ragione per cui i risultati negativi contano. Cosa che i "volontaristi" della politica sembrano non aver mai inteso.

i livelli. Il riduzionismo dice una cosa semplice-semplice-semplice: se il mondo e' fisico (niente anime, dei, angeli, arbitrii, spiritelli, desideri, etc.) tutto il resto deriva da un'illusione epistemica.

perdona la pedanteria ma cosa significa (o meglio cosa hai in mente) quando dici "se il mondo è fisico"? 

Un effetto collaterale poco discusso della definzione di "scienza" e' il ruolo della Scienza nel processo penale. Quello che succede sistematicamente, nei processi, e' lo scontro fra la "scienza" di un consulente "tecnico" e quella di un altro consulente altrettanto "tecnico". In pratica il tutto si riduce a "la mia scienza e' migliore della tua". In mezzo a questo scenario di confusione, il giudice spesso si appoggia fideisticamente al proprio consulente "tecnico".

La cosa e' veramente paradossale, perche' se si stesse parlando sul serio di Scienza, il ruolo dei consulenti dovrebbe essere relativamente indifferente: quanto piu' un sistema di conoscenze e' consolidato, tanto piu' le conclusioni (intellettualmente oneste) di chi lo applica dovrebbero tendere a coincidere (ovviamente, a meno di essere di fronte a nuovi approcci sempre intersoggettivamente modificabili). Quello che accade, in realta', e' che la liberta' personale di un soggetto dipende dal principio di autorità o dall'uso di un argumentum ad baculum, invece che dall'opera di mediazione culturale fra consulente "tecnico" e giudice.

Questo stato di fatto ha provocato anche l'impiego nel processo di prassi empiriche spacciate per scienza. Mi riferisco a psicologia, grafologia e via discorrendo (non voglio offendere chi pratica queste discipline e so che ci sono tentativi di assiomatizzarle - nel senso galileiano del termine. Cio' non toglie che difficilmente, allo stato, possono essere qualificate come "scientifiche").

Il rischio serio e' che dopo l'ingresso delle pseudo-scienze ci tocchera' subire processi basati su astrologia, rabdomanzia, lettura del pensiero e quant'altro. Ci stiamo andando molto vicino, se pensiamo a recenti casi giudiziari italiani in cui illustri accademici pretendevano di dedurre la falsità delle dichiarazioni di una testimone dai fermo-immagine delle sue interviste televisive.

Andrea Monti

p.s. A chi e' interessato, consiglio la lettura dell'ultimo numero di Query, la rivista del CICAP (Comitato per le affermazioni critiche sul paranormale fondato da Piero Angela) che si occupa di PNL.

 

Penso che si stia andando OT ma la presenza di scienze e convinzioni pseudoscientifiche in tribunale (e anche in fase inquirente) lo trovo un argomento molto interessante che meriterebbe un trattamento in un articolo a se stante. (Sottointeso perchè non lo scrivi è non lo invii alla redazione di nfa?)

PS

Mi permetto il tu sia perchè è in uso su nfa, sia perchè ho comprato "Spaghetti hacker" quindi mi considero quasi un parente :-)

...c'è questo video di Searle ( www.youtube.com/watch ), non granché tecnico ma piacevole da seguire e divulgativo, in cui viene affrontato il problema.

Le argomentazioni principali sono:

1. il libero arbitrio potrebbe benissimo essere un'illusione, ma ha la singolare proprietà di essere un'illusione con cui dobbiamo convivere, perchè a differenza delle altre non è possibile infrangerla

2. l'unico modo di conciliare l'esistenza del libero arbitrio con quello che al momento sappiamo delle leggi fisiche che regolano l'universo è quello di supporre che alla sua base ci sia un qualche fenomeno di fisica quantistica.

3. il che suona abbastanza ridicolo, per tutta una serie di motivi, ma almeno a lui non vengono in mente alternative migliori - a meno di non rassegnarsi a considerarlo davvero un'illusione.

discutibile se sia o no "possibile infrangere" lo stato delusionale dato dall'avere (o creder di avere) il libero arbitrio.

Appunto il tema spinge ad alternative sempre piu' stupide.

1. si e' la stessa circa 2000-2005 conclusione che mai scrivemmo. Piu' mi rincoglionisco e divento vecchio mi crescono i dubbi persino sulla parte della "necessita' sociale" che mi convince sempre meno.

Piu' complicato dirimere il caso "se si possa scuoter-SE-la dalla mente" (il cervello notoriamente si fa gli affari suoi a modo suo, diceva Frege buonanima che il pensiero non ha padroni.)

 

Alcuni tentativi sono di tipo buddhista (tutte le teorie del non-io, Thomas Metzinger e' uno di questi e se la mena assia, si, el xe longo io lo lessi solo in parte) 

se hai/avete voglia di cavarvi la fregola alla svelta suggerisco 

http://www.uctv.tv/search-details.aspx?showID=9181 si chiama BEING NO ONE e te la cavi in un'ora mentre lasci che il sugo sia pronto.

 a leggersi, easy PEASY read the 

http://www.philosophie.uni-mainz.de/metzinger/publikationen/precis.pdf

 

forse dovremmo scrivere questo trattatello... mah, appunto una scelta da compiere.....

 

ho imparato dalla (storia della) matematica che, quando ci sono due schemi interpretativi in conflitto, piuttosto che operare una riduzione di uno all'altro, a volte (non dico sempre) e` meglio cercare di operare una integrazione dei due schemi (cosa in genere piu` difficile della prima)

mentre in una operazione di riduzione, uno dei due schemi sparisce, in qualche modo, e questo e` (in genere) ingiusto, perche' e` ingiusto sussumere uno schema nell'altro, nella operazione di integrazione i due livelli vengono entrambi recuperati e nessuno dei due perde dignita`

per riprendere l'immagine di Michele, osservo che la prima operazione (la riduzione) ci fa entrare in una spirale verso il basso (verso livelli piu` in basso), la seconda operazione (l'integrazione) ci fa salire

del resto, se e` vero che la realta` (con tutti i suoi aspetti) e` irriducibile al puro pensiero, perche' ostinarsi a credere che un solo schema interpretativo possa catturarla tutta?

Confesso che non la seguo. Se intendo: i due schemi sono 

a. il riduzionismo

b il non riduzionismo (in tante varianti)

 

come si integrano a & b?

Nulla dissi della realta' e del pensiero.

non volevo dire che a. e b. siano due schemi da integrare

cercavo di dire che (se e` lecito applicare altrove gli insegnamenti che ho raccolto dalla matematica) allora

1. il riduzionismo (inteso sia in senso lato, come l'adesione a un unico schema interpretativo, che in quello qui usato) e` una posizione (che, per quanto sia forse un passo obbligato nel breve periodo, invece, in una prospettiva di lungo periodo, e`) da evitare il piu` possibile, una posizione da applicare con cautela, quando cerchiamo di comprendere il mondo reale, anche perche' e` il frutto di una presunzione: quella di ottenere una rappresentazione (mentale) fedele e completa della realta` con un colpo solo (mentre di colpi, cioe` di schemi, ce ne vogliono tanti, perche' il mondo ha tanti aspetti diversi)

2. per ottenere schemi interpretativi, cioe` rappresentazioni mentali del mondo, che siano piu` fedeli e completi, e` bene cercare di integrare schemi diversi, anche complementari (con questo non voglio dire che sia bene cercare di integrare un dato schema con la sua negazione logica; qui ``complementare'' vuol dire ``che catturano aspetti diversi della realta' '')

del resto, la posizione ``riduzionista'' qui descritta mi sembra difficilmente difendibile: si dice che

la fisica - come disciplina - ci consegna l'immagine del mondo che ne è rappresentazione corretta


mentre, che io sappia, tanto per cominciare, la fisica non ci offre una rappresentazione del mondo, ma diverse rappresentazioni del mondo, che cercano di catturarne diversi aspetti, e che infatti parlano lingue diverse: l'aspetto gravitazionale, quello elettromagnetico, le interazioni forti, quelle deboli, ecc. ecc.,

che io sappia, i fisici non hanno ancora proposto una ``immagine'', o rappresentazione mentale che dir si voglia, che le integri tutte insieme

pero`, guarda caso, la cercano

 

mentre, che io sappia, tanto per cominciare, la fisica non ci offre una rappresentazione del mondo, ma diverse rappresentazioni del mondo, che cercano di catturarne diversi aspetti, e che infatti parlano lingue diverse: l'aspetto gravitazionale, quello elettromagnetico, le interazioni forti, quelle deboli, ecc. ecc.,

che io sappia, i fisici non hanno ancora proposto una ``immagine'', o rappresentazione mentale che dir si voglia, che le integri tutte insieme

 

Le teorie fisiche delle interazioni elettromagnetiche, deboli e forti sono ben integrate e assieme alla meccanica quantistica  relativistica costituiscono il Modello Standard. Le interazioni EM e deboli sono unificate (premio Nobel a Glashow, Weimberg e Salam) cioe' hanno un unico parametro libero (costante d'accoppiamento) che ne determina la forza. E' possibile e sembra indicato dai dati che anche le interazioni forti siano unificate ad altissime energie non raggiungibili sperimentalmente, ma questa seconda unificazione non e' descritta dal MS.

Le interazioni gravitazionali restano purtroppo a parte, non abbiamo ancora una teoria accettata della gravita' quantistica.  Esiste la teoria di Einstein, la relativita' generale, che e' una teoria della gravita' relativistica molto elegante, che predice tutto cio' che siamo in grado di misurare.

Direi quindi che che la Fisica ha due teorie di base per tutti i fenomeni naturali, che si applicano a diversi insiemi di interazioni.  E siccome gli eventuali effetti quantistici della gravita' non hanno rilevanza in quello che al momento e' possibile misurare si potrebbe dire che c'e' un solo modello teorico integrato che descrive quanto sperimentalmente accessibile piuttosto bene, MS + relativita' generale

Va aggiunto che comunque rimangono diversi punti importanti da chiarire, come le masse dei neutrini e le oscillazioni tra neutrini di tipo diverso (fenomeni non inclusi nel MS ma integrabili anche se una formulazione piu' elegante richiederebbe modelli che superano il MS), e l'integrazione tra MQ e RG (una delle ragioni per investigare la teoria delle stringhe). Poi ci sono vari problemi matematici del MS che richiedono una sua revisione specie ad alte energie (>>100 GeV).

per chi ama questa discussion, una versione in cui si battono due versioni moderne del problema

(dette il forte emergentismo e la sua negazione)

http://www.philostv.com/barry-loewer-and-tim-oconnor/

Gentile prof. Palma

e` noto che Riemann e` stato un grandissimo matematico. Ora riporto qui di seguito un brano (non integrale) di un suo scritto, dal titolo Psicologia e metafisica. Mi sembra affascinante. Mi piacerebbe leggere una esegesi di questo brano, che lo inserisca nella cultura di quel tempo. (Bisogna pero` dire che Riemann era molto avanti rispetto al suo tempo: ha gettato le basi per la matematica del futuro, tanto che il curatore della edizione moderna delle sue opere complete ha scritto che la sua opera e` piena zeppa di messaggi criptici rivolti alle generazioni del futuro, e A. Grothendieck, un grandissimo matematico del 20.mo secolo, ha scritto che Riemann e` uno dei Mutanti che hanno cambiato la storia umana). Esiste, che Lei sappia, uno studio di questo brano?

Ecco il brano. Penso che bisognerebbe leggerlo in originale, ma non ci arrivo. Non e` il brano integrale. L'ho preso dal volume ``Sulle ipotesi che stanno alla base della geometria, e altri scritti scientifici e filosofici'', pubblicato da Bollati Boringhieri. Spero di non aver introdotto errori di battitura. Buona lettura.

 

Con ogni semplice atto del pensiero penetra nella nostra anima qualcosa di permanente, di sostanziale. Questo qualcosa di sostanziale di appare invero come un'unita`, dotata pero` di una varieta` interna (nella misura in cui e` espressione di qualcosa di esteso nello spazio e nel tempo); lo chiamero` allora massa spirituale. Tutta l'attivita` del pensiero e` quindi formazione di nuove masse spirituali.

Le masse spirituali che penetrano nell'anima ci appaiono come rappresentazioni; il loro differenziato stato interno condiziona la diversa qualita` di queste. Le masse spirituali che si vanno formando si mescolano, si uniscono o si complicano, in un grado determinato, in parte tra loro, in parte con masse spirituali piu` vecchie. Il tipo e la forza di queste unioni dipende da condizioni che sono state riconosciute da Herbart soltanto in parte e che intendo dunque integrare in seguito. Esse si fondano sostanzialmente sull'intima affinita` tra le masse spirituali.

L'anima e` una massa spirituale compatta, in se' connessa nel modo piu` stretto e piu` vario. Essa aumenta costantemente col subentrare delle masse spirituali, e su questo si basa il suo perfezionamento.

Le masse spirituali, una volta formatesi, sono imperiture e la loro unione indissolubile; soltanto la forza relativa di queste unioni varia col sopravvenire di nuove masse spirituali. Per sussistere, queste masse spirituali non hanno bisogno di alcun supporto materiale e non esercitano alcuna azione duratura sul mondo fenomenico. Esse dunque non sono in relazione con nessuna parte di materia e, di conseguenza, non hanno alcuna sede nello spazio.

Al contrario, ogni sopravvenire e sorgere, ogni formazione di nuove masse spirituali ed ogni loro unione necessita di un supporto materiale. Tutta l'attivita` del pensiero avviene dunque in un luogo determinato.

(Non la conservazione della nostra esperienza, bensi` soltanto il pensare affatica e, per quanto possiamo valutare, l'impiego di forza e` proporzionale all'attivita` spirituale).

Ogni massa spirituale che entra stimola tutte le masse spirituali ad essa affini, tanto piu` fortemente quanto piu` piccola e` la differenza del loro stato interno (qualita`).

Questo stimolo non si limita pero` semplicemente alle masse spirituali affini, ma si estende mediatamente a quelle che ad essa si connettono (che cioe` si sono legate ad esse in precedenti processi del pensiero). Se dunque alcune masse spirituali affini si connettono tra di loro, queste non vengono stimolate solo immediatamente, ma anche mediatamente e sono quindi relativamente piu` forti delle altre.

L'interazione di due masse spirituali formatesi contemporaneamente e` condizionata da un processo materiale tra i luoghi in cui si sono formate. Allo stesso modo, in base a cause materiali, tutte le masse spirituali formantisi interagiscono immediatamente prima; mediatamente pero` vengono tutte stimolate ad interagire con queste masse spirituali piu` vecchie che vi si connettono, e invero tanto piu` debolmente quanto piu` sono lontane e quanto meno si connettono tra loro.

La manifestazione piu` generale e piu` semplice dell'attivita` di masse spirituali piu` vecchi e` la riproduzione che consiste in questo: la massa spirituale agente tende a produrne una simile ad essa.

La formazione di nuove masse spirituali si basa sull'azione comune in parte di masse spirituali piu` vecchie, in parte di cause materiali, e cioe` impedisce o favorisce ogni agente in comune, nei confronti dell'intima disomogeneita` o omogeneita` delle masse spirituali che esso tende a produrre. 

La forma della massa spirituale costituentesi (o la qualita` della rappresentazione che ne accompagna la formazione) dipende dalla relativa forma di movimento della materia nella quale si e` formata, cosi` che un'uguale forma di movimento della materia condiziona un'uguale forma della massa spirituale in essa formatasi, e viceversa un'uguale forma della massa spirituale presuppone un'uguale forma di movimento della materia nella quale si e` formata.

Tutte le masse spirituali formatesi contemporaneamente (nel nostro sistema cerebrospinale) si uniscono in seguito a un processo fisico (chimico-elettrico) tra i luoghi in cui si formano.

Ogni massa spirituale tende a produrre una massa spirituale della stessa forma. Tende dunque a realizzare quella forma di movimento della materia nella quale essa si e` formata.

L'ammissione di un'anima, intesa come supporto unitario di cio` che permane, che viene generato nei singoli atti della vita spirituale (le rappresentazioni), poggia:

I. sulla stretta connessione e compenetrazione di tutte le rappresentazioni. Tuttavia per spiegare l'unione di una nuova, determinata rappresentazione con le altre, non e` sufficiente l'assunzione di un supporto unitario soltanto; piuttosto, la causa che fa si` che essa realizzi proprio questa determinata unione, con questa determinata forma, va cercata nelle rappresentazioni con le quali si unisce. Diventa allora superfluo assumere insieme a queste cause anche un supporto unitario di tutte le rappresentazioni. [...]

Applichiamo ora queste leggi dei processi spirituali, alle quali ci conduce la spiegazione della nostra percezione interiore, alla spiegazione della conformita` a un fine che noi percepiamo sulla Terra, cioe` alla spiegazione dell'esistenza fattuale e dello svolgimento storico.

Per spiegare la nostra vita spirituale, dovremmo supporre che le masse spirituali prodotte nei nostri processi nervosi perdurino come parti della nostra anima, che la loro connessione interna si conservi invariata e che esse siano soggette a mutamento soltanto nela misura in cui si uniscono ad altre masse spirituali.

Conseguenza immediata di questi principi esplicativi e` che le anime di un essere organico, cioe` le masse spirituali compatte, sorte durante la sua vita, perdurano anche dopo la morte. (Il loro perdurare isolato non basta). Ma per spiegare lo sviluppo regolare della natura organica, in cui evidentemente le esperienze raccolte in precedenza fungevano da fondamento per ulteriori produzioni, dobbiamo supporre che queste masse spirituali convergano in una massa spirituale piu` grande, l'anima del mondo, e qui servano ad una vita spirituale superiore, secondo le medesime leggi in base alle quali le masse spirituali prodotte nei nostri processi nervosi servono alla nostra propria vita spirituale.

Come, ad esempio, alla vista di una supericie rossa, le masse spirituali sorte in una quantita` di singole fibre primitive si uniscono in un'unica massa spirituale compatta che, contemporaneamente, si presenta nel nostro pensiero, cosi` anche le masse spirituali sorte nei singoli individui di una specie vegetale, che da una regione climaticamente poco diversa della superficie terrestre entrano nell'anima della Terra, si uniranno in una impressione generale. Come le differenti percezioni sensoriali di un medesimo oggetto si uniscono nella nostra anima nell'unica immagine di esso, cosi` tutte quante le piante di una parte della superficie terrestre danno un'immagine elaborata fin nei minimi dettagli della sua situazione climatica e chimica. In questo modo si capisce come dalla precedente vita della Terra si sviluppi il piano per ulteriori creazioni.
[...]

Per ragioni che verranno chiarite piu` avanti, possiamo cercare il substrato di un'attivita` spirituale soltanto nella materia ponderabile.

[...]

(B. Riemann, Psicologia e metafisica)

 

 

Gentilissimo de Biase, uno dei molti motivi per cui la matematica e' interessante e' che i matematici sono l'ultimo tratto di connettivita con dio che abbiamo, il resto son pinzillacchere. 

Cerco il volumetto, di primo acchito esegesi e' troppo, quando mettono in prosa quel che pensano, i matematici spesso (non sempre) emettono metafisiche da Annabella e Grazia. 

Ma ci ripenso, l'uomo era un genio, e val la pena di pensarci di piu'.

Nel''indicato (nel 'soggetto') legame link, trovate un'abbastanza divertente (per quanto i filosofi possano divertire) discussione tra i due nominati dai nomi.

Dopo il 40' trovate una versione interessante di una politica di sinistra compatibile con il mercatismo.

L'argomento e' il seguente (qui e' scheletrico, ma e' spiegabile ache in termini elementari)

se (e' vero come e' vero che) tutti guadagnano e nessuno merita x (per x arbitrario) ne segue che nessuno ha diritti di proprieta' (anti John Locke, piu' o meno)

se una compressione in direzione egualitaria mette d'accordo molte moralita', ha il difetto di eliminare forme di incentivo che diventano necessarie, pena stagnazione e piu' (non meno) poverta' assoluta.

da cu segue (secondo A Rosenberg) che ogni "y numero di periodi" si deve "ripianare il tavolo del biliardo."

la posizione e' interessante ed e' coerente con la sua propria ontologia (senza scherzi di bosoni) gli argoenti sono leggermenete piu' intricati e sono dispiegati nel volume sul nichilismo, di recente pubblicato come uan guida atea a star ebne.