I post con keyword globalizzazione

  • Qui è FLG

L’attenzione si concentra sulle cause del voto e sugli effetti della presidenza Trump. Credo che non si possa giudicare la vittoria di Trump come un episodio sfortunato, determinato dalla scelta sbagliata del candidato democratico. La ritengo invece, e non sono il solo, parte di un trend nazional-populista anti-globalizzazione che sta, in forme diverse, caratterizzando la scena politica in tutto l’Occidente. A questo punto, mi sembra necessario porsi una domanda – che fare?

  • Markopolo

Negli ultimi tempi ho constatato una mia crescente insofferenza nella lettura delle notizie quotidiane: molto di quello che leggo mi appare scontato, addirittura banalmente prevedibile.

È maturata in me la convinzione che gli umani non si siano evoluti per nulla con il progresso tecnologico e che quest’ultimo abbia semplicemente reso la nostra vita più comoda e lunga, ma non necessariamente “migliore”. Per “migliore” intendo la teorica capacità umana (che, ahimè, temo non esista, contrariamente a quanto argomentato da Steve Pinker) a rimuovere le tante cause che determinano, oggi come duecento o duemila anni fa, conflitti, violenza ed in ultima analisi, infelicità.

Senza alcuna pretesa di scientificità, ho provato ad allineare queste considerazioni ed a trarne alcune conclusioni.

  • Ex Kathedra

Il recente post di Alberto sull’esportazione delle attività produttive nei paesi in via di sviluppo non tratta un tema sollevato da chi critica tale processo, tema che a volte mi trova in difficoltà:  i costi del lavoro in Cina o Serbia sono più bassi anche per la mancanza di diritti umani in questi paesi: lavoratori impiegati a 80 ore la settimana, lavoro minorile, (in)sicurezza dell’ambiente di lavoro, eccetera. Provo ad affrontarlo.

  • Markopolo

Anche senza scomodare la memoria di Chou-Enlai, forse è un po’ troppo presto per fare il bilancio di quel processo di integrazione economica e finanziaria che chiamiamo colloquialmente globalizzazione. Erano in molti a collegare il fenomeno a una estensione della supremazia del modello anglosassone. Invece la globalizzazione ha rimescolato le carte, favorendo l’ascesa di alcuni paesi poco democratici che hanno acquisito un’influenza planetaria. La scala del ribilanciamento, soprattutto dopo la crisi del 2008-09 non sempre è percepita nelle sue dimensioni e nelle sue implicazioni. Questo post fornisce alcuni dati sintetici (senza la pretesa di essere esauriente) che aiutino a comprenderne la portata.

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