I post con keyword deficit

  • Qui è FLG

Un esercizio utile per valutare la credibilità delle attuali promesse elettorali è quello di guardare un po’ ai precedenti. Per esempio alle promesse di Berlusconi del 2001 sottoscritte nel Documento di Programmazione Econbomico-Finanziaria (DPEF) per il 2002-2006. Era prevista una crescita del PIL fino al 5% con il mezzogioprno che sarebbe cresciuto più del Nord, il raggiungimento del pareggio di bilancio e il mantenimento di un deficit primario sopra il 5%. In realtà il tasso di crescita del PIL è sempre stato inferiore al 2% escluso il 2006, il deficit è sempre stato superiore al 3% e il deficit primario è stato prosciugato, arrivando ad essere quasi nullo nel 2005. La pressione fiscale e le uscite totali sono rimaste costanti e non sono calate come promesso. Quindi le promesse del governo Berlusconi sono state disattese.

  • Passaparola

Scegliere di commentare vicende politico-economiche, di questi tempi, è una jattura. A parte qualche raro momento di ilarità, comporta di dover spendere 9,99 euro per acquistare l’ultima fatica letteraria di Matteo Renzi alla ricerca di quelle due o tre affermazioni che diventeranno oggetto dell’imminente campagna elettorale. Cercando disperatamente fra le pagine tocca sorbirsi chilometri di storytelling e litri di inchiostro che raccontano, in varie declinazioni, quanto è stato bello e magnifico l’ex premier. Facendo uno sforzo si può dire che Renzi inventa un nuovo genere letterario – lo chiamerò il Dolce Stil Renzi – tutto incentrato sull’assunto secondo il quale “se tutti, ministri, Banca d’Italia, Commissione Europea, avessero avuto le mie qualità, l’Italia sarebbe il posto più bello del mondo in cui vivere e dalle fontane pubbliche non uscirebbe volgare acqua bensì scintillanti bollicine di prosecco millesimato”. Una versione aggiornata e ristilizzata del “non mi hanno fatto governare” di berlusconiana memoria. Al nostro il plagio degli slogan viene decisamente bene.

  • Ex Kathedra

Da vile ragioniere com’i’ sono e fui, sono saltato sulla sedia quando ho visto la slide numero 3 usata ieri da Matteo Renzi nella conferenza stampa di presentazione della legge di stabilità 2015. Trovo la suddivisione delle varie voci tra “entrate” e “uscite” alquanto bizzarra. Ma non è questione di pignoleria contabile: il fatto è che quella suddivisione mette in ombra la sostanza economica, che risulta essere la seguente: con la legge di stabilità 2015 abbiamo riduzione della pressione fiscale per 12,6 miliardi (tanto di cappello, ma non sono 18 come affermato da Renzi) che viene finanziata per circa un terzo con riduzione di spesa e per circa due terzi con nuovo debito. Persiste quindi l’errore di ridurre la pressione fiscale senza ridurre corrispondentemente la spesa, e questo vale anche sotto l’ipotesi che i non meglio specificati risparmi per 15 miliardi della ”spending review” si materializzino effettivamente. In questo breve post illustro come si giunge a questi numeri riclassificando le voci nella slide numero 3 in un modo più rigoroso di quanto è utile ai fini di comunicazione politica.

  • Ex Kathedra

“È la somma che fa il totale”  Antonio de Curtis in arte Totò 

La dinamica del debito italiano apparentemente segue, sebbene amplificata, quella di molti altri paesi.  Tuttavia l’inizio del trend positivo  precede, di almeno un quinquennio, l’anno dello schock petrolifero, che segna l’inizio del trend positivo per quasi tutti i paesi. Come vedremo questo potrebbe essere un primo indizio della “specialità regionale”  italiana, perché il timing coincide con la fine della convergenza dei redditi delle regioni Italiane. 

  • Ex Kathedra

Sono stati recentemente completati due studi che rispondono alla domanda nel titolo. Uno è di Alberto Alesina, Carlo Favero, e Francesco Giavazzi, e conclude che gli aggiustamenti fiscali basati sulla riduzione della spesa pubblica sono meno recessivi di quelli basati sull’aumento della pressione fiscale. L’altro è di Nicoletta Batini, Giovanni Callegari, e Giovanni Melina (ripreso la settimana scorsa da Tonia Mastrobuoni su La Stampa) che, secondo molti, giunge alla conclusione opposta. Com’è possibile?

  • L'avvelenata

Il mago è un personaggio minore della Gerusalemme Liberata. Consulente degli infedeli suggerisce di mentire, anche spudoratamente, per coprire le proprie intenzioni. Quella parte della manovra che riguarda il taglio degli stipendi elevati dei dipendenti pubblici sembra sia stata suggerita proprio da lui.

Contattaci