Le case tassate

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Euro 1,5 miliardi di maggiori redditi: è quanto la Guardia di Finanza ha accertato con la "Operazione Domus" che ha colpito l'evasione nascosta nelle compravendite immobiliari. Ho provato a vedere come e dove sono stati scovati questi evasori.

Gli italiani, si sa, sono un popolo che tollera l'evasione fiscale. A parole è magari una pratica che viene unanimemente condannata, ma viene tranquillamente praticata non appena se ne abbia la possibilità. Uno dei settori in cui l'evasione è strutturalmente radicata è quello dell'edilizia: si va dai lavori di muratura eseguiti in nero, all'imbianchino che dà una rinfrescata alle pareti di casa, all'idraulico che rifà il bagno, sino, molto più su, al costruttore che ci vende casa. In tutti questi casi è pratica comune cercare di evitare l'IVA, che per il privato è un costo secco non altrimenti recuperabile: la cosa è talmente diffusa che c'è poco da dire al riguardo. Poiché gli uffici fiscali e Guardia di Finanza non vivono sulla luna, ma qui tra noi, hanno iniziato una serie di controlli a tappeto sulle vendite effettuate dai costruttori.

 

La notizia viene data in questi giorni e così apprendiamo che le Fiamme Gialle, verificando gli atti di compravendita da imprese costruttrici, hanno scoperto una evasione di circa 1.500 milioni di euro. Per capire la portata della notizia, dobbiamo fare un passo indietro e tornare al dinamico duo Visco-Bersani. Con una serie di riforme legislative e di direttive agli uffici fiscali, il precedente governo ha cercato di rendere più difficile l'evasione nel caso in cui si compri casa da un costruttore. Vediamo quali sono state le misure adottate:

 

A - In primo luogo è stata introdotta una presunzione in base alla quale, nel caso in cui l'acquirente contragga un mutuo per finanziare l'acquisto, il valore della casa (compresi eventuali accessori: IVA, notaio, agenzia) non può essere inferiore al valore del finanziamento. La cosa pare ovvia, ma in passato era prassi nomale avere mutui pari anche al 200% del prezzo di vendita: considerando che la banca potrebbe finanziare non più dell'80/100% del valore dell'immobile, c'era una manifesta evasione. Si tratta di una presunzione, quindi l'acquirente può sempre dare la prova contraria che parte del mutuo è servito anche ad altro (per esempio comprare mobili, pagare altri beni ecc.), ma la prova va supportata comunque da documenti fiscalmente validi: quindi fatture o ricevute fiscali. È una misura molto efficace, dato che sono sempre meno coloro in grado di acquistare casa in contanti, mentre al contrario non è infrequente il caso in cui la banca finanzia l'acquisto quasi per intero. Di conseguenza, se in un dato fabbricato per un appartamento finanziato da un mutuo si è dichiarato un certo prezzo, diventa difficile giustificare un prezzo del 20-30 o anche 50% inferiore per un altro appartamento.

 

B - Negli atti di vendita occorre indicare, in maniera analitica e sotto giuramento, le modalità di pagamento del prezzo, il che consente al fisco di seguire la traccia dei soldi, anche perchè, e qui arriviamo a...

 

C- Sono aumentati di molto i poteri ispettivi degli uffici fiscali, che possono accedere ai conti bancari non solo delle parti che hanno firmato l'atto di vendita, ma anche dei soggetti ad esse vicini, come familiari, società collegate, soci della società venditrice ecc.

 

D - È stata rafforzata la normativa antiriciclaggio, che impone ai professionisti coinvolti nelle trattative immobiliari l'obbligo di segnalare operazioni sospette, prime tra tutte quelle con pagamenti in contanti (sinonimo di nero).

 

E - Il compratore è obbligato in solido al pagamento della maggiore IVA accertata. Sino a poco fa, infatti, se il costruttore subiva una verifica fiscale che accertava una sottofatturazione, la maggior imposta - e la multa relativa - era posta solo a carico del venditore. Gli acquirenti, quindi, erano sotto certi aspetti motivati all'evasione, dato che, salvo il caso raro della frode fiscale, non incorrevano in rischi o costi maggiori in caso di accertamento e potevano così risparmiare l'IVA evasa. Come detto oggi non è più così, dato che sia il costruttore che l'acquirente rispondono della maggior imposta e delle sanzioni.

 

F - Il fisco ha una maggiore conoscenza del mercato immobiliare rispetto al passato. È stato infatti istituito l'osservatorio del mercato immobiliare, che monitora semestralmente l'andamento del mercato e viene utilizzato per verificare le compravendite che si discostano dai valori medi. Questo strumento dà dei parametri oggettivi di valutazione, che riducono l'area per eventuali "trattative" tra accertatori e accertati. Esso è reso possibile anche dal fatto che l'evasione, nelle vendite tra privati, si è ridotta a livelli fisiologici. In una compravendita non soggetta ad IVA, cioè stipulata tra "privati cittadini", l'imposta di registro che colpisce l'atto, non viene calcolata sul prezzo di vendita, ma sul valore catastale dell'appartamento, indipendentementa dal prezzo pattuito. Poichè il valore catastale è - mediamente - del 50-70% inferiore al prezzo di vendita, ecco che il fisco è in condizione di conoscere i veri valori delle transazioni immobiliari e, di conseguenza, di incrociare tali dati con le vendite dei costruttori.

 

Questa dunque, detta in maniera semplice e tralasciando i dettagli più tecnici, è la cornice normativa che ha consentito alla GdF di accertare irregolarità per 1,5 miliardi di euro. I giornali hanno dato la notizia precisando che le contestazioni sono avvenute soprattutto al Nord, che registra così il 56% di imponibili aggirati per le imposte dirette, il 62% dell'IVA e il 57% dell'IRAP. Poichè su NfA si è spesso discusso circa la diffusione territoriale dell'evasione fiscale e delle politiche migliori per contrastarla, sono andato a verificare come e dove sono stati svolti gli accertamenti della GdF.

 

Si apprende così che sui 901 controlli eseguiti, ben 210 sono stati effettuati in Lombardia, 128 in Emilia, 111 in Veneto, 68 in Piemonte, 43 in Puglia, 43 in Campania, 36 nel Lazio, 23 in Sicilia, giusto per citare le regioni maggiori. Appare evidente la concentrazione degli accertamenti al Nord e nella Lombardia in particolare. Pare che l'operazione stia continuando e ignoro se sia ora orientata più a Sud, ma al momento in dati sono questi. Prima però di inziare una nuova guerra tra regioni Nord-Sud, cerchiamo di capire se il maggior numero di verifiche al Nord è o meno giustificato da dati oggettivi, poiché, magari, i maggiori controlli potrebbero essere motivati dal maggior numero di transazioni immobiliari.

 

Per dare un'idea: la popolazione della Lombardia è 9,6 milioni, quella della Campania 5,8 milioni e quella del Veneto 4,8 milioni, quindi da questo lato la spiegazione non può esserci. Se si utilizza il reddito totale i valori cambiano, ma non ci si avvicina al rapporto nei controlli che è di quasi 3 a 1 tra Veneto e Campania o di quasi 10 a uno tra Lombardia e Sicilia, per non parlare del Lazio ...

Bisognerebbe quindi considerare i dati aggregati circa le nuove costruzioni realizzate, le imprese costruttrici presenti sul territorio, i prezzi medi praticati eccetera. Si tratta di una indagine che richiede tempo e dati non facilmente reperibili, quindi provo a fare una valutazione basata su un elemento indiretto, vale a dire il numero dei notai sul territorio. Si tratta di un indice meno bizzarro di quanto possa apparire.

 

I notai, come noto, intermediano le compravendite immobiliari ed il numero delle sedi notarili è fissato periodicamente dal Ministero della Giustizia in base ai requisiti della popolazione residente, dal reddito pro-capite e del volume degli affari, sicchè - a parità di popolazione - aree più economicamente sviluppate hanno un numero di notai maggiore di altre meno sviluppate e con un volume di affari inferiore. Per esempio, Puglia ed Emilia Romagna, sebbene quasi pari come popolazione residente (circa 4.000.000 di abitanti), hanno rispettivamente 336 e 527 notai, le Marche (1.500.000 abitanti) hanno 160 notai contro i 140 della Calabria che però ha 2.000.000 di abitanti, il Veneto, con 4.800.000 abitanti, ha 525 notai, mentre la Sicilia pur con 5.000.000 di abitanti, ne ha 468 e la Campania con 5.800.000 abitanti, ha 405 notai, la Lombardia, che non ha regioni comparabili per popolazione (circa 9.600.000) ha da sola 1167 notai contro - per esempio - i 619 del Lazio a fronte di 5.200.000 abitanti.

 

Assumendo che sia valido il criterio (spannometrico) adottato, dividendo il numero dei controlli per il numero dei notai, possiamo ricavare l'indice di accertamento ed avere quindi la seguente classifica:

 

Emilia 0,24 Abruzzo 0,21
Veneto 0,21 Marche 0,21
Lombardia 0,18 Toscana 0,18 Trentino/A.Adige 0,18 Umbria 0,16
Friuli 0,14 Piemonte-Vd'A 0,13 Puglia 0,13 Sardegna 0,13
Calabria 0,11 Molise 0,11 Campania 0,10 Liguria 0,07
Basilicata 0,06
 
Lazio 0,06
 
 

Sicilia 0,05
 
 
Italia 0,14
 
    


È agevole rilevare, anzitutto, che i controlli hanno di fatto ignorato Liguria, Basilicata, Lazio e Sicilia.

Per quanto riguarda le altre regioni, non hanno invece mostrato particolare accanimento al Nord rispetto al sud: Piemonte, Puglia e Sardegna si equivalgono, la Lombardia è poco sopra la media e sotto Marche e Abruzzo, la Liguria è stata meno controllata della Campania.

Come detto, non si sa se sono in corso altre operazioni, ma quel che è certo è che, ad oggi, i costruttori di Lazio e Sicilia sono stati di fatto risparmiati. Non ha quindi nessun senso far passare il messaggio che l'evasione è concentrata soprattutto al Nord, dato che due regioni non del Nord, con circa 10.000.000 di abitanti, non sono state di fatto controllate. Assumo che Basilicata e Liguria si "elidano" in questa particolare competizione territoriale.

 

Un altro dato interessante è poi quello della profittabilità dei controlli eseguiti: in sostanza, quanto maggior imponibile è riuscito a portare in cassa ogni singolo controllo, secondo la regione in cui viene effettuato? Limitando l'indagine alle sole imposte dirette accertate e dividendo l'importo per il numero dei controlli (indicato tra parentesi), abbiamo la seguente classifica (media dell'Italia (901) €954.000) :

 

Basilicata (4) €. 2.918.000 Campania (43) €. 1.697.000 Molise (3) €. 1.475.000
 
Puglia (43) €. 1.452.000
 
Sicilia (23) €. 1.377.000 Lombardia (210) €. 1.374.000 Lazio (36) €. 1.137.000 Abruzzo (26) €. 1.001.000
 
Toscana (73) €. 922.000
 
Marche (35) €. 794.000Calabria (15) €. 787.800 Liguria (17) €. 667.000
Friuli (19) €. 666.000 Emilia (128) €. 630.000 
Sardegna (15) €. 544.000
 
Veneto (111) €. 503.000
Umbria (13) €. 483.000 Piemonte (64) €. 457.000 Trentino (20) €. 354.000 Valle d'Aosta (3) €. 171.000

 

È evidente che se io fossi il comandante della GdF darei disposizione di concentrare i controlli nelle prime otto regioni di questa classifica, ossia quelle che vanno dalla Basilicata all'Abruzzo, dato che ogni controllo in queste regioni è capace di generare imponibile in quantità maggiore rispetto alla media nazionale. Non andrebbero ovviamente tralasciate completamente le altre, quelle sotto la media nazionale, al fine di non creare in quelle regioni l'incentivo ad evadere di più.

 

Il fatto che fra le regioni che "più rendono" (per controllo) vi siano delle regioni piccole come il Molise non implica nulla: un controllo è un controllo, e se rende di più in Molise che in Piemonte (il triplo, infatti) quel controllo (che i colleghi economisti chiamerebbero "marginale") è meglio usato in Molise che in Piemonte. Il fatto che il Piemonte sia più grande del Molise non implica nulla in quanto i 457K che un controllo in Piemonte rende NON vengono moltiplicati per un qualche "fattore Piemonte", rimangono 457K, come i 1475K del Molise non vengono divisi dal "fattore Molise", ma rimangono 1475K. Se, aumentando i controlli in Molise e diminuendoli in Piemonte si arrivasse all'uguaglianza fra quanto rende un controllo in Molise e quanto rende in Piemonte, vorrebbe dire che si è arrivati all'allocazione territoriale ottima dei controlli. Sia chiaro, Molise e Piemonte le ho prese come esempio; in realtà, sulla base della tabella precedente, occorrerebbe arrivare ad una situazione in cui i controlli in Val d'Aosta rendano come quelli in Basilicata, mentre ora la differenza è di circa 1 a 15!

Insomma, darei il via rapidamente ad una "Operazione Domus 2" indirizzando le verifiche in primo luogo nelle otto regioni che sono al di sopra della media. Sino ad ora, da quanto ci dicono i dati della prima tabella, l'unica fra quelle regioni ad essere stata controllata seriamente è stata la Lombardia. Tempo di guardare anche nelle altre.

 

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Commenti

Ci sono 18 commenti

Ho tre osservazioni da fare:

  1. Se il numero di notai è una buona proxy del volume di affari, non lo è rispetto al numero di transazioni effettuate, a meno che i prezzi siano uniformi sul territorio: se non sbaglio questa condizione è lungi dall'essere ver, con prezzi molto più alti in zone particolari (località turistiche, centri storici) e grosse differenze tra varie regioni.
  2. Visto che la media di imponibile per controllo sfiora il milione di Euro, direi che si sono concentrati su immobili commerciali, capannoni, villaggi turistici e palazzi, non certo su singole abitazioni.
  3. La logica di concentrare i controlli dove rendono di più non fa una piega sul piano del gettito, ma è piuttosto iniqua dal punto di vista delle vittime. Credo che distribuirli in base alla probabilità di successo sarebbe un buon compromesso tra equità ed efficacia.

P.S. credo che i valori di Val d'Aosta, Molise e Basilicata  non dicano nulla, vista l'esiguità del campione.

 

 

a meno che i prezzi siano uniformi sul territorio: se non sbaglio questa condizione è lungi dall'essere ver, con prezzi molto più alti in zone particolari (località turistiche, centri storici) e grosse differenze tra varie regioni

 

E' naturale che i prezzi non siano uniformi sul territorio e ci siano picchi legati a zone particolari, ma zone di pregio o particolarmente appetibili dal punto di vista turistico ci sono indifferentemente in tutte le regioni, anche quelle economicamente più depresse, pensa per esempio a Capri, alla Costiera Amalfitana o alla Costa Smeralda, così come, d'altra parte esistono zone meno ricercate anche nelle regioni ricche, pensa alla periferia industriale di una città del nord o ad alcune aree degradate post-industriali. Comunque per la determinazione del numero delle sedi notarili viene tenuto presente sia il valore che il numero delle transazioni

 

Visto che la media di imponibile per controllo sfiora il milione di Euro, direi che si sono concentrati su immobili commerciali, capannoni, villaggi turistici e palazzi, non certo su singole abitazioni.

 

La notizia che ho commentato riguarda le nuove costruzioni di tipo residenziale, quindi appartamenti per uso abitativo. Il valore degli accertamenti non attiene alla singola compravendita, ma alla verifica sul singolo costruttore e quindi l'insieme delle vendite da lui effettuate. Per darti un'idea, ad un mio cliente hanno contrallato quasi sessanta vendite, ad un altro circa ottanta, effettuate negli ultimi tre anni.

 

 

 

Io guarderei anche altri valori, come la saturazione immobiliare e l'abusivismo, è ovvio che si costruisce laddove ci sono gli spazi e una burocrazia efficiente che rilascia i permessi, così da questo computo degli accertamenti dobbiamo per forza di cose tralasciare l'abusivismo edilizio, praticamente nullo al nord, a livelli patologici al Sud, nella provincia di napoli in particolare, dove vive la maggior parte della popolazione residente in Campania,  per cui è facile colpire la Lombardia, dove una burocrazia efficiente rilascia i permessi dove sussistono le condizioni per costruire, qui in Campania la vera massa sfugge perchè le case sono al 60-70 % abusive.

Se esistesse un sistema di sanzione e tassazione efficiente, con pignoramenti e vendite all'asta, forse il fenomeno del'abusivismo morirebbe in breve tempo .

Forse se gli amministratori fossero tenuti a rispondere come danno erariale dei mancati introiti e dei maggiori costi per l'abusivismo edilizio le cose cambierebbero.

Penso quindi che le stime andrebbero riviste, anche alla luce dell'abusivismo non combattuto, forse per questo è assente la Sicilia, temo che lì l'abusivismo sia anche maggiore della Campania.

 

Sabino, dici che la compravendita tra privati e' abbastanza in regola e che i controlli si sono focalizzati nei contratti coi costruttori. I costruttori vendono immobili di recente realizzazione. Quindi il numero di notai secondo me non e' l'indice corretto da usare (perche' riguarda tutte le compravendite, ma capisco che e' difficile trovare di meglio e apprezzo molto l'articolo) ma nel momento in cui se ne se accetta la approssimazione mi viene molto facile pensare che semplicemente in Lombardia si costruisca molto di piu' che in sicilia e liguria e che quindi la scelta sia non cosi' infondata.

Per intenderci: non sarebbe la prima volta che controlli vengono fatti piu' al nord che al sud. Succede spesso, soprattutto per quanto riguarda i controlli sul territorio. Almeno per quelli porta a porta e' un fatto che io ho sempre interpretato *anche* come una conseguenza della minore efficacia dello stato al sud rispetto che al nord. Se al nord in un mese la gdf controlla 20 esercenti, al sud ne controlla 10 perche' e' semplicemente meno efficiente, come tutto il resto.

 

L'ipotesi della maggiore efficienza amministrativa della GdF al nord rispetto al sud è verosimile, anche se non ho dati oggettivi per dimostrarla, se non l'empirica considerazione che al nord tutto funziona meglio. Credo che, almeno per la GdF presente in Lombardia, ci sia effettivamente una certa selezione qualitativa in quanto, per competenza territoriale, si occupano spesso di inchieste con risvolti internazionali o legate al mondo dell'alta finanza.

Considera comunque, che in questo caso i controlli sembrano aver funzionato discretamente in Puglia, Abruzzo e Sardegna (che sempre Sud sono). Ciò che appare incomprensibile è il "buco nero" di Lazio e Sicilia, come se non ci fossero palazzinari da verificare. A meno che, come ipotizzato nell'articolo, i prossimi mesi non annuncino il secondo tempo dell'operazione verifica, maggiormente concentrata su quelle regioni e le altre indicate nell'articolo.

 

 

L'affermazione che il Nord sarebbe

area di evasione fiscale, troppo spesso proveniente dal “centro

dell'impero” della burocrazia romana, non è nuova ed il suo

scopo mi pare del tutto strumentale, giacché tende a

giustificare la concentrazione degli accertamenti nei luoghi dove, da

sempre, si rastrella la gran parte delle risorse atte a garantire la

continuità di quel sistema di finanziamento del consenso nella

restante parte del Paese che, anche qui in nFA, è stato più

volte evidenziato.

Non occorre, ritengo, ribadire

ancora una volta la falsità dell'assunto né,

probabilmente, contestare tutte le elucubrazioni periodicamente tese

a validare tali sciocchezze, utilizzando di volta in volta differenti

statistiche, sempre improbabili perché basate solo sul

tentativo di falsificazione della realtà, necessaria per

mantenere lo status quo.

Lo stesso direttore dell'Agenzia

delle entrate del Veneto mi raccontava, poco tempo addietro, della

sua grande difficoltà a far capire agli increduli colleghi

delle altre regioni, in sede di Conferenza dei direttori, che la

“viscanamente” presunta e mitica evasione di questi territori (si

ricordi l'incredibile discorso tenuto in quel di Venezia

dall'ineffabile ex-responsabile in materia, nel governo “delle

tasse” Prodi) non è altro che una mastodontica bufala, dal

momento che le loro stesse stime riportano una percentuale

perfettamente in linea con le medie europee, al contrario di quanto

avviene – con tutta evidenza – in altre zone.

Non ho alcun interesse a fomentare

l'ennesima inutile diatriba geografica, ma credo sarebbe il caso di

usare sempre la massima chiarezza, per evitare d'esprimere qualunque

posizione che possa esser intesa come un supporto ad azioni statali

così contrarie non solo all'equità, ma persino alla

decenza.

Senza alcuna polemica, ma con una

certa amarezza.

 

Non ho capito se l'amarezza deriva da quanto ho scritto, ma a me sembra di essere stato abbastanza chiaro:

 

Come detto, non si sa se sono in corso altre operazioni, ma quel che è certo è che, ad oggi, i costruttori di Lazio e Sicilia sono stati di fatto risparmiati. Non ha quindi nessun senso far passare il messaggio che l'evasione è concentrata soprattutto al Nord, dato che due regioni non del Nord, con circa 10.000.000 di abitanti, non sono state di fatto controllate

 

 

 

Intervento interessante e con dati utili all'analisi. Il punto a mio parere piu' interessante e' come distribuire i controlli di legalita' fiscale tra le diverse Regioni dello Stato italiano. Secondo me il criterio qui ipotizzato, cioe' fare piu' controlli dove le tasse recuperate sono in media maggiori o dove l'attivita' economica legale con controllo notarile e' maggiore e' un criterio migliorabile significativamente in base ad alcuni dati aggiuntivi e ad una serie di considerazioni.

Piu' specificamente, fare piu' controlli dove le tasse recuperate in media in passato sono superiori, o dove l'attivita' economica e' maggiore, e' un criterio approssimato che puo' andare in Stati non fortemente disomogenei come l'Italia. Come discusso in passato, l'Italia si divide tra un Nord con livelli di evasione europea o (Lombardia) significativamente migliori della media europea, un Centro con evasione "mediterranea" e un Sud con livelli di evasione "africana", corrispondenti a circa il 60% - 80% dell'economia privata. In un tale contesto, e' interesse prevalente dello Stato centrale intensificare esclusivamente i controlli di legalita' fiscale nelle aree "africane" e "mediterranee", indipendentemente dal ritorno in termini di tasse recuperate, perche' cio' che conta veramente e' l'utilita' "sociale" del controllo di legalita' fiscale, non le tasse recuperate.

Infatti non ci puo' essere reale e sano sviluppo economico senza un livello decente di rispetto della legge, incluse le normative fiscali. Solo un contesto di legalita' diffusa puo' permettere lo sviluppo di grandi imprese produttive e competitive. Invece senza legalita', inclusa la legalita' fiscale, le grandi imprese (piu' controllabili) saranno sempre gravemente sfavorite e potra' prosperare solo economia informale, piccolissime imprese e criminalita' organizzata, tutte attivita' o parassitiche o con misero valore aggiunto. Inoltre, senza legalita' decente non e' possibile nemmeno sperare nell'investimento straniero e in generale in un interscambio commerciale proficuo col resto del mondo.

Secondo quanto riportato nel Corriere della Sera Economia del 9/6/2008, l'investimento estero in Italia va al 99.33% nel centro-nord italia e solo per lo 0.66% nel sud Italia. La Lombardia, regione con minore evasione fiscale e conseguentemente anche maggior numero di grandi imprese private produttive, attrae da sola il 68.21% degli investimenti esteri in Italia, anche se la sua popolazione corrisponde solamente al 16% circa della popolazione italiana. Sud e Isole corrispondono circa al 36% della popolazione italiana ma attraggono solo lo 0.66% degli investimenti esteri. Altro parametro interessante e' l'occupazione (ovviamente legale) nell'intervallo da 15 a 64 anni. Nel centro-nord passa dal 56% (1995) al 65% (2007) mentre nel Sud e Isole passa dal 43% al 46%. E' evidente che permane un fallimento completo dello Stato italiano: la mistura di illegalita' ed evasione fiscale diffusa e tollerata nelle attivita' private, sussidi statali finalizzati alla cattura clientelare del consenso, e posti statali improduttivi in esubero, mantiene il sud Italia economicamente sottosviluppato ai livelli ormai piu' infimi di tutta l'Europa occidentale.

Credo sia ora di rendersi conto che questo sistema non funziona ed e' fallimentare. Indipendentemente dal ritorno economico medio spicciolo dei controlli fiscali, e indipendentemente dalla necessita' di tenere sotto controllo una maggiore attivita' economica in termini di fatturato e non di persone coinvolte, ci sono enormi margini di miglioramento della societa' e dell'economia meridionali che possono essere ottenuti con un migliore e piu' intenso controllo della legalita', anche fiscale. Questa dovrebbe essere la strada che un governo onesto e capace dovrebbe seguire. Come ultima appendice vale la pena di aggiungere anche che l'intensificazione dei controlli fiscali nell'unica area del Paese con evasione fiscale "europea" o migliore che europea, a fronte del contesto disastrato tipico del resto del Paese, non potra' che stimolare ulteriormente l'insoddisfazione dei cittadini settentrionali per l'operato dello Stato e il loro interesse per soluzioni radicali dei loro problemi, come quelli offerti da prospettive di indipendenza politica ed economica totale.

 

 

mi sembra che ci sia un dato che nessuno contesta:

in qualsiasi regione italiana, un controllo della guardia di finanza a un costruttore, comporta una entrata (teorica) per lo stato di circa 1 milione du euro.

E' vero che lo stato probabilmente incasserà una parte esigua dell'imposta evasa, ma è altrettanto vero che costringere i costruttori a dichiarare il vero valore della transazione, comporta che anche il costruttore sarà costretto a evitare il nero con i suoi sub appaltanti, i quali a loro volta saranno costretti a pagare in regola con lo stato i loro lavoratori e compreranno i materiali con una fattura di acquisto.

Secondo me c'è un moltiplicatore o effetto leva nei controlli su società immobiliari

 

Commento assolutamente condivisibile: non è un caso del resto che il precedente governo aveva dato una stretta fiscale all'edilizia ed ai costruttori in particolare.

Tieni conto che quella del nero in edilizia è una vera e propria catena, che inizia con l'area da acquistare, per la quale i venditori non vogliono pagare imposte dirette e quindi spingono per dichiarare un prezzo inferiore,  passa poi ai muratori, dato che molti trovano assolutamente normale lavorare totalmente in nero o comunque sottofatturare e "vanno in crisi" se il costruttore pretende una fattura piena ed arriva poi agli acquirenti, che spingono per evitare l'IVA.

 

potevano usare Google map : avrebbero risparmiato.

Questo fatto dovrebbe fare riflettere chi si aspetta miracoli dal federalismo perché la responsabilità scende ad un livello più basso.

Dei due milioni di immobili non denunciati , con molta probabilità abusivi , molti sono in comuni medio piccoli e sono una dimostrazione dell'inerzia e connivenza degli amministratori locali verso e con i loro elettori.

Anche gli abusivi votano!

 

 

Dei due milioni di immobili non denunciati , con molta probabilità abusivi , molti sono in comuni medio piccoli e sono una dimostrazione dell'inerzia e connivenza degli amministratori locali verso e con i loro elettori.

 

Ok, ma adesso sono noti a tutti.

Una soluzione semplice per ridurre la connivenza e il timore di ripercussioni sul voto locale sarebbe che lo stato completasse i calcoli sul gettito corrispondente ai fabbricati scoperti e riducesse per lo stesso ammontare i trasferimenti ai comuni.

 

Dei due milioni di immobili non denunciati , con molta probabilità abusivi , molti sono in comuni medio piccoli e sono una dimostrazione dell'inerzia e connivenza degli amministratori locali verso e con i loro elettori.

 

... inerzia e connivenza incentivate da uno Stato centrale corrotto e criminogeno che copre i mancati incassi delle amministrazioni locali con le tasse pagate dai contribuenti onesti (i fessi di Prezzolini). 

Se poi ci fosse un federalismo ben fondato, in cui ogni area spende quanto riesce a riscuotere localmente in tasse, almeno si otterrebbe il risultato che i danni degli amministratori corrotti e disonesti ricadrebbero su chi li vota e non su chi risiede altrove e paga le tasse onestamente, attraverso la disfunzionale mediazione del potere politico centrale a Roma.