• Ex Kathedra

Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

Ho recentemente promosso, assieme ad altri economisti, un appello per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, di cui si è già discusso su nFA. Con questo post vorrei rilanciare la discussione. Il punto del post è il seguente. Mentre gli economisti sono generalmente scettici su questa tassa (ritenendo impossibile la sua applicazione in un solo paese senza causare una fuga di capitali) esistono già tasse del genere applicate in singoli paesi, e l’effetto sui volumi scambiati è modesto. Noi proponiamo di utilizzare lo strumento con un’aliquota molto bassa (5 per 10.000) per raccogliere somme da destinare alla lotta alla povertà (capitalizzando le istituzioni nascenti di microfinanza) ma lasciando aperta la possibilità di utilizzi diversi (riduzione del debito, riduzione della tassazione sul lavoro) e indicando le potenzialità di utilizzo dello stesso per catturare reddito sommerso.

L'opinione tradizionale sulla tassa

Gli economisti sono in genere molto scettici sull'efficacia di una tassa sulle transazioni finanziarie. Essi ritengono che sia molto difficile raggiungere i due obiettivi che i sostenitori di questa tassa ritengono possa realizzare: ridurre la volatilità dei mercati e raccogliere somme rilevanti. Un'aliquota troppo piccola, si dice, non attenua la volatilità dei mercati ma evita elusione e riesce a raccogliere somme importanti. Un'aliquota troppo elevata, invece, potrebbe ridurre la volatilità ma farebbe fuggire i capitali verso altri lidi e quindi di fatto risulterebbe inefficace anche ai fini del primo obiettivo spostando le transazioni verso attività finanziarie over the counter (OTC) o su mercati regolamentati ma nei quali la tassa non si applica.

L'appello in sintesi

L'approccio dell'appello sottoscritto da 130 economisti è leggermente differente e si propone di introdurre degli elementi di novità nel dibattito tradizionale. Si parte dall’osservazione del fatto che il problema della volatilità dei mercati finanziari e delle loro turbolenze non si risolve con una tassa sulle transazioni ma con un insieme di iniziative molto più complesse che investono la regolamentazione complessiva dei mercati. Tali iniziative riguardano il problema degli incentivi perversi all'eccessiva assunzione di rischio per le istituzioni finanziarie "too big to fail", l'ipotesi di regolamentazione dei mercati OTC, la riforma delle regole di capitalizzazione delle banche (prociclicità dei buffer di capitale, costituzione di accantonamenti ulteriori per fronteggiare il rischio di liquidità) secondo un approccio diverso da quello di Basilea III, che non prezza sufficientemente la differenza di rischio tra la tradizionale attività di intermediazione e quella di trading, il ruolo delle società di rating, la separazione tra attività di trading e di intermediazione e l'evitare che i processi originate to distribute allontanino troppo il cliente dalla banca riducendo l'incentivo ad un'efficiente allocazione del credito.

Relativamente alla questione della volatilità e del rischio dei mercati si riduce dunque la portata di ciò che potrebbe realizzare la tassa al meno ambizioso possibile obiettivo di ridurre le transazioni ad altissima frequenza in mercati regolamentati (sia l'attività degli scalpers che quelle delle piattaforme ad alta frequenza degli istituzionali) e sui quali si applica la tassa visto che per queste ultime anche aliquote molto piccole possono incidere pesantemente sulla redditività delle operazioni.

Ci si concentra poi sul secondo obiettivo: quello di raccogliere somme importanti da destinare ad alcuni possibili obiettivi (finanziamento beni pubblici globali, lotta alla povertà, riequilibrio del prelievo fiscale tra capitale e lavoro, riduzione dei debiti pubblici nazionali, riduzione di altre imposte). Su questo punto si insiste in modo particolare sul fatto che non è vero che un'aliquota del tipo di quella proposta (5 per 10.000) non è applicabile, se non su tutti i mercati finanziari contemporaneamente, pena la fuga dei capitali. La nostra convinzione parte dall'osservazione dei 23 episodi di applicazione di tasse simili in un solo mercato su importanti piazze finanziarie prevalentemente di paesi ad alto reddito che non hanno messo in crisi tali mercati. E dalla constatazione che una rassegna di circa 20 studi sulle elasticità dei volumi di transazioni a tasse di simile entità appare contenuta o comunque non tale da generare, se applicata all'aliquota proposta, spostamenti particolarmente significativi di capitali.

Si ragiona poi brevemente su quanto ci si può aspettare di raccogliere con una tassa siffatta a seconda del perimetro geografico e di attività finanziarie cui la tassa si applicherebbe.

Nell'ultima parte riflettiamo sul possibile utilizzo della tassa. Per fini interni da utilizzare per riacquistare debiti sovrani o come prelievo che potrebbe sostituire altre tasse (ad es. le imposte sul lavoro). In questo ambito l'appello, pur non chiudendo altre vie, ragiona in maniera specifica su una destinazione che ritiene particolarmente utile ai fini del doppio obiettivo di creare valore economico e di combattere la povertà promuovendo inclusione: destinare tali somme alla capitalizzazione delle istituzioni di microfinanza nascenti nei paesi a basso reddito.

La tassa sarebbe efficace? Quanto rischia di essere elusa?

Passando in rassegna la storia delle esperienze del passato, scopriamo che esistono (o sono esistiti) 23 episodi di tasse sulle transazioni con aliquote simili a quella proposta (5 per 10,000) imposte nei paesi del G20 più alcuni altri, per finanziare borsa o istituzioni che non hanno generato le temute fughe di capitali. Il lettore può consultare la Tabella 1 in questa rassegna sul tema scritta da Matheson (2010) e pubblicata come working paper dal Fondo Moneteario Internazionale. In gran parte dei casi la tassa è stata imposta sulle transazioni dei titoli azionari ed in alcuni altri casi anche su options e futures.

Chi  paga la tassa? Quelli che non scappano la pagheranno in maniera progressiva e in modo tale che, data l'aliquota, anche chi ha meno non fa grandi sacrifici. Immaginiamo che un cassettista dotato di modesta ricchezza compri 100.000 euro di titoli di stato. Pagherebbe su questa transazione un totale di 50 euro. Anche in termini di rendimento, pur essendo scarsi i rendimenti dei titoli di stato, questo investitore non perderebbe molto (cinque centesimi di punto). Tra l'altro, considerando costi della vita e parità di potere d'acquisto, i 50 euro spostati nei contesti in cui proponiamo di utilizzare i proventi della tassa (si vedano i paragrafi successivi che discutono sull'utilizzo per capitalizzare istituzioni di microfinanza in aree a basso reddito) avrebbero un valore molto diverso. Da noi sono un cinquantesimo di un reddito mensile, nelle aree di destinazione possono spesso rappresentare più di un reddito mensile.

Un'altra obiezione alla "fuga dalla tassa" è che essa dà per scontato che tutti gli individui abbiano preferenze autointeressate. L'economia sperimentale ci dice però che l’insieme di preferenze degli individui è molto più variegato di quello che ipotizzavamo fino a qualche tempo fa (avversione alla diseguaglianza, reciprocità, altruismo puro e strategico, ecc.). Fuori dagli esperimenti di laboratorio le preferenze rivelate dai comportamenti osservati sul mercato confermano che gli individui quando risparmiano non cercano solo e sempre il massimo rendimento aggiustato per il rischio e per la liquidità dell'attività finanziaria che acquistano ma soddisfano bisogni più complessi.  Per citare solo qualche dato di sintesi, il rapporto 2007 su Socially Responsible Investing Trends in the United States riporta che la quota di gestori dei fondi di investimento privati e istituzionali che presta attenzione agli elementi di responsabilità sociale d’impresa, includendo fondi privati e istituzionali, ha raggiunto i 2,71 trilioni di dollari (circa l’11% del risparmio gestito da intermediari negli USA) nel corso dello stesso anno. Quindi ci sarà anche una quota di persone che compenserà il fastidio di dover pagare con il beneficio di contribuire a qualcosa a cui dà un valore. In fondo quella che proponiamo è una tassa di scopo. In altri termini esiste una disponibilità a pagare per il tipo di obiettivo che ci proponiamo che sarà minima ma non è pari a zero in una parte della popolazione. Questa disponibilità a pagare potrebbe dissuadere alcuni di quelli che pensiamo potrebbero potenzialmente eludere dal fare la fatica di spostarsi.

Entrando nello specifico di alcuni dei 23 episodi storici di applicazione si può citare l'esempio di Wall Street, la borsa di New York, dove esisteva un'imposta molto bassa (poi dimezzata dall'amministrazione Bush) su tutte le imprese quotate sui due mercati principali, il New York Stock Exchange e il NASDAQ. L'imposta attuale è pari allo 0,003%, e il gettito viene utilizzato per finanziare l'ente di controllo e supervisione dei mercati, la Security and Exchange Commission – SEC.

Altro caso interessante è quello della Stamp Duty in vigore presso la City di Londra. Si consideri che un vantaggio di questo tipo di imposta è che il costo amministrativo è molto ridotto se comparato con quello di altri tipi di imposte tradizionali. Nel caso della Stamp Duty (tassa sulle transazioni dello 0,05%) in vigore in  Gran Bretagna può essere di aiuto le autorità stimano che il costo sia meno dello 0,05% del gettito raccolto. Per fare un confronto, il costo amministrativo dell'applicazione dell'imposta sugli utili delle imprese è pari allo 0,7% del gettito, ovvero in proporzione 14 volte superiore.

Tasse simili dunque esistono. Sono entrate in vigore anche in un solo paese e non hanno portato alla rovina i sistemi finanziari locali. Anzi rappresentano una fonte di finanziamento delle società borsa o delle autorità di supervisione dei mercati. Nella tabella qui sotto, riprodotta dallo stesso lavoro di Matheson (2010) linkato sopra, leggiamo che il gettito misurato in proporzione del PIL non è stato trascurabile arrivando sino ad un massimo del 2.4 percento ad Hong Kong e ad uno 0.44 percento nel Regno Unito.

Riguardo all’estensione di queste tasse ad aree geografiche progressivamente più ampie la storia dell'impegno della task force finanziaria internazionale contro il riciclaggio ci insegna che quando la comunità internazionale vuole allargare l'applicazione di regole comuni a tutte le piazze finanziarie ha gli strumenti di pressione per convincere tutti o quasi tutti. Anche la progressiva estensione della sua applicazione ad aree geografiche sempre più vaste non può dunque essere esclusa in principio.

Quanto si può raccogliere

Un errore da evitare quando si parla di una tassa di questo tipo è quella di pensare che la ricchezza sia un flusso che si riproduce in eguale quantità ogni anno. Quella parte di ricchezza che non è sfuggita alla tassazione del reddito è infatti in origine reddito già tassato e comunque deve avere a livello globale una correlazione con il reddito prodotto a livello mondiale anche se può crescere per via dei rendimenti delle attività finanziarie stesse. Se pensiamo infatti proprio al valore di attività finanziarie come le azioni sulla base delle cosiddette valutazioni dei fondamentali esso non è altro che la somma dei dividendi futuri attesi scontati e quindi è legato alla capacità di un azienda di produrre reddito oggi e in futuro. Sappiamo anche però che la ricchezza (pochissimo e mal misurata rispetto al reddito nelle statistiche che ignorando gli stock e concentrandosi sui flussi hanno rallentato la comprensione di alcune dinamiche che hanno portato alla crisi finanziaria, ma questo è un altro problema) è un multiplo del reddito, e che il reddito complessivo che include quello illegale e sommerso. Per questi due motivi una tassa sulle transazioni non tassa per principio due volte la stessa cosa ma potrebbe riuscire a tassare una parte di valore (sempre in principio ed elusione permettendo) che di solito sfugge all'imposizione.

Quanta di questa ricchezza in più può essere catturata dalla tassa rispetto a quello che la tassa si propone di realizzare data la sua aliquota? Secondo noi molta, perché l'aliquota è molto bassa e le elasticità stimate (di lungo periodo) sono anch'esse basse. La tabella qui sotto, riprodotta ancora da Matheson (2010), fa riferimento a venti lavori empirici che stimano l'elasticità del volume degli scambi ai costi di transazione (si va da risultati in cui la reazione è chiaramente inelastica o inferiore all'unità in valore assoluto ad estremi in cui si arriva ad una elasticità di 2.7 sempre in valore assoluto. Applicate all'aliquota che proponiamo anche le elasticità maggiori non provocano sconquassi.


La posta in gioco dunque non è piccola e dipende, oltre che dall'elasticità, dal perimetro delle attività finanziarie considerate. Secondo le stime di un recente lavoro di Schulmeister (2010) è possibile arrivare a 242 miliardi di dollari annui considerando i soli mercati regolamentati e fino a 660 se si includono i mercati non regolamentati (OTC) in caso di applicazione a livello mondiale. Le due cifre diventano circa 120 e 290 miliardi di dollari se si limita l’area geografica all'Europa. Ma mentre nel primo caso è molto semplice imporre la tassa (la proprietà delle attività finanziarie acquistate viene assegnata solo dopo la trattenuta alla fonte della tassa stessa), nel secondo caso, per essere sicuri di evitare l'elusione, si dovrebbero regolamentare quelle transazioni. E’ quindi prudente attestarsi sulle cifre inferiori che sono comunque molto elevate. Basti pensare che si calcola bastino circa 30 miliardi per assicurare l'istruzione primaria obbligatoria in tutto il mondo, uno degli obiettivi del millennio.

Come utilizzare i soldi?

Pur avendo ben presenti tutti gli episodi di cattiva gestione di fondi, non esiste un principio a priori per il quale tutte le raccolte di risorse debbano essere sprecate o oggetto di corruzione. Conosciamo ed abbiamo sicuramente sperimentato modi utili di utilizzare queste somme altrimenti non raccoglieremmo nessun imposta.

La letteratura recente di economia dello sviluppo sottolinea alcune iniziative di successo (ad esempio alcuni progetti food to school e le iniziative per i vaccini) e ultimamente la cultura dell’efficienza e della valutazione rigorosa di impatto sembra essere cresciuta molto anche grazie al lavoro degli economisti e alla costruzione di molti randomized experiment che affrontano in maniera rigorosa i problemi di selezione tipici di tutte le valutazioni d'impatto.

Nell'appello si parla (genericamente dato il genere letterario del documento) di interventi per ridurre l'aggravio delle finanze pubbliche dei vari stati e, più dettagliatamente, di quello che a nostro avviso sarebbe un modo intelligente di usare i soldi. Ovvero capitalizzare start-up di istituzioni di microfinanza in aree a basso reddito (le istituzioni da finanziarie andrebbero selezionate sulla base di indicatori di performance tipicamente usati in letteratura su cui non c'è spazio purtroppo per approfondire in questo contesto). In questo modo si promuoverebbe a nostro avviso la cultura dell'inclusione nella responsabilità di chi riceve (che è chiamato alla controprestazione di mettere in piedi un’attività produttiva che consente di restituire il prestito) e non dell'assistenzialismo. In secondo luogo si andrebbe a nostro avviso ad intervenire su un punto chiave per favorire pari opportunità ed inclusione sociale. Facendo ricerca ed esperimenti nelle periferie delle grandi città africane e latinoamericane è evidente che moltissimi progetti di scolarizzazione si infrangono contro lo scoglio dell'incapacità delle famiglie di origine di mettere in piedi attività che generino reddito. Si possono "adottare a distanza" bambini, costruire scuole e finanziare la partecipazione degli studenti (la scuola primaria è ormai virtualmente obbligatoria in moltissimi paesi a basso reddito ma di fatto la mancanza di risorse incide pesantemente sulla qualità della scuola con elevati tassi di abbandono, di assenteismo dei docenti, rapporti studenti/docenti elevatissimi per classe) ma se le famiglie non superano una certa soglia di reddito vale il luxury axiom di Ban e Vasu, ovvero mandare il figlio a scuola diventa un bene di lusso che non ci si può permettere.

E’ per questo che stanno nascendo in queste realtà moltissimi progetti di microfinanza per i genitori dei bambini. E il problema di quasi tutte queste istituzioni finanziarie nascenti è quello della capitalizzazione. Non c’è Basilea III ma il principio è lo stesso: avere più capitale vuol dire poter fare più prestiti e poter resistere senza fallire a shock che possono aumentare improvvisamente le sofferenze e che rischiano di esaurire il capitale proprio. Si badi bene che tali shock soprattutto in questi contesti, non necessariamente dipendono dalla qualità dei progetti dei riceventi, ma possono essere sovente causati da fattori esogeni (conflitti politici, epidemie) indipendenti dalla qualità del processo di concessione del credito.

Se l'utilizzo fosse questo avremmo in sostanza buoni argomenti per contrastare l'obiezione che la tassa distruggerebbe ricchezza perché distoglierebbe risorse da attività più produttive per indirizzarle verso attività meno produttive o parassitarie.

Capitalizzare istituzioni di microfinanza in paesi poveri ed emergenti è infatti potenzialmente un moltiplicatore di risorse che genera progetti e creazione di altro valore economico se la banca fa bene la sua attività di screening. Le risorse poste a capitale generano un volume di redditi superiori nel tempo per via del moltiplicatore dei depositi bancari e, se i progetti sono redditizi, un valore economico complessivo superiore al totale dei prestiti proporzionalmente al tasso di rendimento dei progetti d’investimento. L'esperienza storica ci dice che i rendimenti del capitale di questi progetti in aree dove i tassi di crescita dell’economia sono molto più alti dei nostri sono in genere molto elevati e questo spiega perché i borrowers possono sopportare un costo del credito talvolta molto elevato (anche quello praticato da organizzazioni come Compartamos (che può avvicinarsi al 100 percento annuale), Bancosol o simili e non quello più basso della Grameen dove ci sono sussidi incrociati).

La tassa sulle transazioni finanziarie come tassa sostitutiva

Come già accennato i proventi della tassa possono in principio essere indirizzati anche a destinazioni interne. Riprendendo le osservazioni di Michele Boldrin (scaturite dal dibattito su questo sito) in commento ad un paper di Feige che presenta una proposta di tassa sulle transazioni si possono aprire considerazioni interessanti, anche se non è questo il nostro intento originario, relativamente alla possibilità di utilizzare la tassa come sostituto di altre imposte.  Il tema è di grande attualità anche in Italia. Le aliquote sui redditi da lavoro sono a detta di tutti arrivate a livelli quasi insostenibili.  Per molti esperti sarebbe opportuno ridurle se vogliamo rilanciare lavoro e consumi e rimuovere quei fattori di declino del potere di acquisto della classe media che sono tra le cause remote della crisi finanziaria globale.

Il vantaggio di utilizzare una tassa sulle transazioni per ridurre le imposte sul lavoro sarebbe quello di maggiore trasparenza, riduzione dei disincentivi a domandare e ad offrire lavoro (nella misura in cui l’offerta di lavoro è elastica al salario come sappiamo esserlo soprattutto per il lavoro femminile), semplificazione procedurale e forte riduzione dei costi amministrativi.

Spostandosi ancora leggermente dall'idea di tassare le transazioni finanziarie e rimanendo nell’ottica della sostituzione di altre imposte si può ragionare sull'efficacia di una tassa sui prelievi di moneta (sia al bancomat che allo sportello) che avrebbe i vantaggi sopracitati e in più supererebbe in maniera ancora più convincente il problema dell'elusione riuscendo a catturare quote importanti di reddito sommerso ed illegale (non è un caso forse che il governo colombiano abbia introdotto da due anni una tassa del 4 per mille sui prelievi del bancomat e non ha intenzione di abolirla). Come eludere una tassa del genere? Non sembra plausibile che per farlo si assisterebbe ad un aumento particolarmente elevato di scambi non monetari o utilizzi di banche del tempo. Per evitare l'elusione e un impatto negativo sui depositi bancari sarebbe fondamentale tassare anche alla fonte i redditi percepiti dai lavoratori. Certo ai confini del perimetro geografico di applicazione di tale tassa potrebbero crescere i movimenti transfrontalieri e i paesi che la applicassero potrebbero avere conseguenze negative sui flussi turistici ma anche queste conseguenze potrebbero essere limitate o evitate da meccanismi che limitano il prelievo ai residenti.

Restano i problemi generali che abbiamo considerato sopra. Quanto prelievo realizzato con altre tasse vogliamo sostituire? Più esso è elevato, più alta l’aliquota da imporre maggiore l’incentivo all’elusione.

Brevi considerazioni conclusive e disclaimer

E’ evidente che questa breve riflessione che è alla base dell'appello su un tema così importante non è un paper scientifico fondato su modelli teorici o ricerche empiriche originali ma un ragionamento su evidenze prodotte da altri e sulla rassegna di una letteratura esistente. Sono consapevole che i ragionamenti sviluppati si basano su una mole di studi e di lavori non particolarmente estesa e quindi sono aperti a critiche e prove contrarie. Ma uno degli obiettivi della nostra iniziativa è proprio quello di stimolare la professione a ragionare su un'ipotesi che fino a poco tempo fa veniva scartata priori e a fare ricerca su questi temi per esplorare più approfonditamente limiti e potenzialità. Saremmo lieti se, dalle critiche e dai commenti a questo sasso lanciato nello stagno, nascessero proposte più efficaci e con meno punti deboli in grado di perseguire l'obiettivo di equità e di rispondere ad alcune emergenze sociali (malnutrizione, ostacoli alle pari opportunità) nel rispetto del principio di creazione di valore economico che è la motivazione che ci ha spinto a formulare e sottoscrivere l’appello.

Questo articolo ha 80 commenti.

  1. ne'elam

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    Vorrei capire meglio. Si vuole ridurre la turbolenza finanziaria o si vogliono finanziare iniziative meritevoli? La proposta vorrebbe prendere due piccioni con una fava. Ora però, se non ho colto male, i firmatari sono comprensibilmente attratti dal secondo aspetto (l’obbiettivo) e relativamente meno dal primo (lo strumento).
    Sul primo. Ammettiamo che sia saggio e giusto ridurre la volitilità, l’imposta produce l’effetto desiderato in mercati liquidi, ma in thin markets l’effetto è esattamente opposto. Quindi uno avrebbe bisogno di qualcuno che fornisse quest’informazione e la tenesse continuamente aggiornata. Fattibile? Ho fortissimi dubbi: mercati oggi liquidi potrebbero diventare thin tutto di un colpo, e in mercati thin la tentazione di manipolazione delle quotazione è molto più fattibile e redditizia per chi dispone di maggiori informazioni, e normalmente non si tratta del piccolo investitore.
    Sul secondo. Perchè non suggerire un diverso modo di finanziare, magari attraverso meccanismi fiscali che favoriscano donazioni e quant’altro? Ci sono molti che già investono in fondi etici: la bellezza di 2,17 trilioni, ci si dice, sono investiti così. Bene. Cominciamo dai soggetti che condividono questa sensibilità per il prossimo. Si potrebbero fare tante cose: ad esempio se essi destinano una parte dei loro profitti (come suppongo) ad iniziative meritevoli, facciamo in modo che questa quantità aumenti, con meccanismi fiscali e quant’altro. E magari incentiviamo gli altri, magari quelli che oggi investono che so, in bordelli australiani.

    1. clericus

      Re: Fate l’amore non la guerra.

      Se proprio si vuole imporre una tassa sovranazionale per finanziare iniziative meritevoli, si potrebbe proporre un’imposta, con aliuota nettamente più elevata, sulle vendite di armi.

      A differenza della tassa su transazioni finanziarie non sarebbe necessario mettere in piedi un complesso sistema di riscossioni, in quanto le compravendite di armi sono già monitorate internazionalmente. Inoltre l’elasticità della domanda è abbastanza bassa, e sarebbe sufficiente coinvolgere meno di diesi stati, che coprono la stragrande maggioranza delle forniture.

      E se il mercato dovesse soffrirne, ce ne faremo una ragione.

      1. palma

        Re(1): Fate l’amore non la guerra.

        Forse non colse la profonda radice fascista di questi figure. Essi non tasserebbero mai chi li finanzia (stati, armigeri, eserciti, ispettori fiscali.)

        La manovra fiscale e’ tipicamente autoritaria. Perche’ mai non proposero la carita’? Proposero una tassa, ed essendo gente di malaffare pensano che presto la tabe si sparga in molti paesi diverso dal loro, cosi’ da far loro far piu’ affari.


  2. sarnomax

    Meno tasse per tutti

    Stavo meditando un post ma vista questa ghiotta discussione incollo qui il testo.

    Parlando di imposte sul reddito in Italia ci sono almeno 3 punti fermi

    1. la pressione fiscale è alta
    2. in parecchi riescono a evadere
    3. il sistema è complicato

    I primi 2 punti non necessitano di spiegazione. Qualche parola sul terzo.
    Il sistema è complicato perché i contribuenti devono presentare una dichiarazione dei redditi che in genere non sono in grado di compilare senza l’aiuto di un esperto con sufficienti conoscenze tecniche.
    La complessità ha un costo: non solo il tempo di  compilare le dichiarazioni, ma anche quello che la pubblica amministrazione impiega per verificarle, comminare sanzioni,incassare le multe etc.
    È plausibile ritenere che il punto 3 abbia un impatto sui primi 2: più complesso è il sistema maggiori sono le opportunità di evadere ed eludere e, in ultima istanza, maggiore è l’onere che si aggiunge sulla pressione complessiva.
    Pertanto semplificare il sistema fiscale potrebbe essere una strada per ridurre la pressione fiscale e quindi avere “Meno Tasse per Tutti”

    Un’idea affascinante in questa direzione  è sicuramente quella proposta Edgar L. Feige (qui  un draft del paper disponibile free)alla base dell’appello di Becchetti  e degli altri economisti. Sul paper di Feige a suo tempo Michele ha espresso i rilievi che si possono leggere in dettaglio qui.
    A questo punto proporrei un’idea un pò più rozza:
    sostituire le imposte sul reddito con una sola imposta sui beni immobili
    Benefici:

    • Non si può evadere, le case non puoi trasferirle on line a Dubai, anzi se non paghi le tasse per un pò te le potrebbero anche mettere all’asta
    • Non si può eludere, anche se non possiedi immobili per vivere in Italia devi pagare un affitto o acquistare beni e servizi da chi gli immobili li possiede
    • E’ semplice come pagare una bolletta, niente dichiarazioni, commercialisti, CAF o processi farsa in cui prima evadi, poi contesti  e alla fine paghi solo una frazione minima del dovuto e lo stato rigrazia
    • Disincentivo a lasciare gli immobili inutilizzati

    Non credo che i rilievi che Michele muoveva alla APT Tax possano applicarsi agli immobili. Li riepilogo:

    • Il free riding verso intermediari/mercati:trasferisco la residenza formalmente nei paesi dove l’imposta non c’è e il sistema bancario è evoluto
    • Utilizzo di inside money ovvero mezzi di pagamento non soggetti all’imposta es un impresa emette voucher o carte fedeltà accettate come mezzi di pagamento
    • L’elasticità, se tasso le transazioni il numero di queste potrebbe ridursi molto più del previsto

    In sintesi la tassa sugli immobili finchè vivi o consumi in Italia, direttamente (perchè sei proprietario) o indirettamente (chi è proprietario te ne trasferisce la parte che riesce) finisci per pagarla.

    Quanto potrebbe pesare una tassa del genere? Poniamo che in media ogni 100€ di reddito se ne paghino 30€ di tasse.Quanti immobili può possedere uno che guadagna 100€? Una banca con mutuo a 30 anni potrebbe finanziargli  qualcosa come 3 volte il lordo di un anno, quindi 300€, se l’immobile si acquista con un finanziamento del 75% diciamo che chi guadagna 100€ ha immobili per 400€. Quindi la tassa di 30€ è pari al 7.5% del valore di mercato.

    Il beneficio per tutti sarebbe che i minori oneri di verifica e riscossione delle imposte potrebbero tradursi in riduzione della pressione complessiva. L’altro effetto desiderabile sarebbe trasferire parte del carico fiscale su soggetti che oggi evadono o eludono.

    Se l’idea vi pare troppo ingenua prendetela un pò con questa filosofia.

    1. PietroPuricelli

      Re: Meno tasse per tutti

      Mi chiedo una cosa, facendo quattro conti molto semplificati mi sembra di notare un trasferimento notevole della eventuale pressione fiscale da alcune zone verso altre, non che la cosa sia negativa in sè, se questo comporta maggiore equità, ma ovviamente la rasistenza verso l’introduzione di una simile misura potrebbe essere molto forte.

      Per esempio  se si suppone che le tasse incassate siano +o-  proporzionali al PIL dato che il PIL procapite della città di Napoli è circa il 60% di quello di Milano questo significa che nel migliore dei casi a Milano si pagano circa il 50% di tasse in più che a Napoli.

      Se si suppone che la proprietà immobiliare sia più o meno distribuita in modo simile nelle due città e dato che il valore al metroquadro degli immobili a Napoli è quasi l’ 80% di quello di Milano indipendentemente da qualsiasi altra considerazione l’introduzione di una simile misura comportarebbe, a pari introito fiscale ad un aumento delle tasse incassate a Napoli e a una diminuizione di quelle incassate a Milano, abitando in Lombardia la cosa potrebbe interessarmi, ma i napoletani cosa ne penserebbero?

      Dico forse scempiaggini?

      1. sarnomax

        Re(1): Meno tasse per tutti

        Secondo me il ragionamento va fatto confrontando il rapporto RV=(reddito)/[valore patrimonio immobiliare] del singolo con la media nazionale. Se il rapporto è vicino alla media, che tu viva a Napoli o Milano per te non cambia nulla: pagherai sugli immobili tanto quanto pagavi sul reddito.

        Gli unici a perderci sono quelli con RV minore della media nazionale (chiamiamoli LRV)  perchè pagheranno sugli immobili più tasse di quante ne pagavano sul reddito. A questo proposito c’è da dire che una parte dell’aumento subito da questi individui sarebbe compensato dalla riduzione nella pressione fiscale complessiva dovuta di sicuro alla riduzione dei costi di complessità sostenuti dallo stato e molto probabilmente da una certa emersione del nero.

        Perchè lo svantaggio dei LRV sia significativo il loro RV deve essere molto più basso della media, quindi parliamo di persone che hanno un patrimonio immobiliare sproporzionato rispetto al loro reddito ufficiale. Quindi delle due l’una,

        • o l’anno acquisito con redditi non ufficiali ed è giusto tassarlo
        • o l’hanno ereditato e, se non trovano conveniente mantenerlo possono liquidarlo SENZA PAGARE IMPOSTE SUI REDDITI COSI’CONSEGUITI

        Gli unici avversi alla tassa dovrebbero essere quelli che oggi evadono tanto o tutto (chi evade poco al limite potrebbe anche guadagnarci) che però potrebbero essere messi in minoranza o comunque convinti a emergere dalla progressiva diminuzione della pressione complessiva.

    2. dragonfly

      Re: Meno tasse per tutti

      Quindi la tassa di 30€ è pari al 7.5% del valore di mercato.

      il mercato immobiliare non è quello delle commodities, le compravendite sono ben poche e i prezzi molto volatili, un settore cioè ad alto rischio. consiglio di andarsi a vedere i problemi che si creano nella valorizzazione delle quote (quindi del solo valore medio)  dei fondi  immobiliari negli stati uniti, i reits (da noi è molto peggio). si dovrebbe usare la rendita catastale, più o meno rivalutata, come base imponibile di tutte le imposte sul reddito (anche il reddito di impresa?)  perchè non sia troppo oscillante.. un sistema che già per l’ici, dal gettito enormemente inferiore, non funziona bene.

      non vado oltre, non ne ho la competenza. a me  interessa rimarcare che, anche nella tua proposta sarebbe molto meglio avere  un buon prezzo di mercato, fatto di tante compravendite e di tanti speculatori, che alla fine fanno emergere un fair value.

       

      1. sarnomax

        Re(1): Meno tasse per tutti

        Conosco abbastanza le difficoltà di valorizzazione di un patrimonio immobiliare,tuttavia per mettere in piedi una tassa sugli immobili che sostiuisca quelle attuali sui redditi non è necessaria una stima precisa del valore di mercato.

        I valori medi che l’agenzia del territorio aggiorna ogni semestre e si possono consultare gratuitamente qui sono più che sufficienti. Per esempio Roma è divisa in 180 microzone per le quali hai valori medi anche diversi per stato di conservazione o distinti se bene di lusso o abitazione popolare.Per comuni di 3000 anime ci sono anche 6 o 7 microzone.

    3. Marcellourbani

      Re: Meno tasse per tutti

      Ho pure io un paio di obiezioni:

      1. gran parte degli immobili sono abusivi e non accatastati
      2. chi affitta ad inquilini morosi è cornuto e mazziato (ed in Italia ci vogliono anni a cacciarli)
      3. il miliardario che non si fa la reggia non paga un cazzo, pure se si vive in una suite al Principe di Savoia

      NB: non è che ci tenga a tassare per forza il miliardario, è che temo sia sbilanciata verso chi investe gran parte del reddito nella casa.

      1. gibbo

        Re(1): Meno tasse per tutti

        chi affitta ad inquilini morosi è cornuto e mazziato (ed in Italia ci vogliono anni a cacciarli)

        Mi hanno detto che nel frattempo ci paghi le tasse sui canoni di affitto che non hai percepito.

        Spero non sia vero.

         

      2. sarnomax

        Re(1): Meno tasse per tutti

        Secondo me non c’è penalizzazione per chi investe in immobili perché nella fase precedente l’investimento, quando  il reddito viene prodotto, non viene tassato: quello che prima pagavi sul reddito oggi lo paghi su una parte del capitale.

        Sul punto 3 penso che il grand hotel, visto che paga la tassa, adegua le tariffe e quelli che lo frequentavano prima non scappano per l’aumento. Ma soprattutto, non credo che il super miliardario che vuole una reggia si spaventi per il pagamento di qualcosa come il 7,5% all’anno sui propri immobili quando risparmia magari il 40% sul reddito senza neanche disturbarsi a portarli all’estero.

        Sul punto 2  il locatore non sarebbe cornuto e mazziato perché quello che prima pagava sul reddito oggi lo paga sull’immobile (in media). Anzi, scompare l’incentivo ad affittare in nero e diventa più veloce lo sfratto. Poi è vero che in Italia ci son posti dove il tempo di sfratto tende all’infinito, ma ce ne sono altri, non solo al nord, dove le cose procedono in fretta, non mi stupirei se la media nazionale fosse intorno all’anno, che è comunque tanto.

        Sul punto 3 credo che si tratti di un’illusione italica peraltro destinata a ridimensionarsi. Gli immobili non registrati sono una minoranza trascurabile che si sta riducendo grazie alle foto aeree(non scherzo). A titolo di esempio aneddotico qualche hanno fa da mi è stato chiesto di accatastare un micro terreno con una stalla in contursi terme(SA) in terronia che neanche sapevo di avere ereditato (peraltro pro quota con altri 3 familiari)

        Per qualche numero più dettagliato c’è il censimento dell’istat dei fabbricati, a memoria mi pare fossero tipo 3 milioni (appena lo trovo metto il link) e il sito dell’agenzia del territorio che spacca un comune di 3000 anime in 6 microzone per le quali fornisce ogni semestre valori di compravendita medi (qui une esempio) al di là di quanto il dato approssimi bene il valore di mercato, gli immobili in massima parte censiti. Quelli che non lo sono fanno più notizia, ma sono pochi.

    4. clericus

      Re: Meno tasse per tutti

       

      Nel primo anno si fa il gettito previsto, ma paga molto chi ha immobili, nulla chi ha altri beni o redditi.

      Nel secondo anno tutti quelli che hanno altri beni si trasferiscono a Dubai da Scacciavillani; non saprei se portando i beni mobili con se oppure no. Il valore degli immobili crolla.

      Nel terzo anno i proprietari cominciano ad andare in bancarotta: non hanno soldi per pagare le tasse sugli immobili.

      Nel quarto anno chiudono le industrie per via delle tasse sui capannoni e scompare l’agricoltura per via delle tasse sui terreni.

      Il quinto anno lo trovi qui: http://www.youtube.com/watch?v=nLCmcV4gC_0

      1. sarnomax

        Re(1): Meno tasse per tutti

        paga molto chi ha immobili, nulla chi ha altri beni o redditi.

        Il tuo ragionamento ignora che in partenza la popolazione italiana è divisa tra cittadini di tipo A che possono non pagare le imposte sul reddito e cittadini di tipo B che le pagano (per semplicità ignoriamo le vie di mezzo).

        Il giorno in cui si introduce un imposta sugli immobili che sostituisce tutte quelle sui redditi per i cittadini di tipo A, in media nulla cambia, i cittadini di tipo B iniziano a pagare o perchè possidono immbili o perchè subiscono in parte la trasalzione da ci li possiede. Non parliamo di cifre draconiane, il 7,5% per uno che ha una casa da 200k significano 14k all’anno poco più di 1000 al mese a fronte di un reddito netto che aumenta del 42% (immagino 100 lordo e 30 tasse =70 netto. quiando passi da 70 a 100 hai 30/70=+42%).

        Alla fin fine uno che fa l’idraulico o l’agente immobiliare e guardanga tanto nero da qualche parte deve vivere o no? Se cominci a tassarlo che fa si trasferisce a Dubai? Io dico che sostiene il costo (che è sempre meno di quello che avrebbe pagato prima dichiarando tutto) e aumentando la base imponibile si può ridurre la pressione fiscale.

        Nel secondo anno tutti quelli che hanno altri beni si trasferiscono a Dubai da Scacciavillani;

        Perchè la gente dovrebbe scappare da un paese dove non si pagano imposte sul reddito?  Solo perchè gli affitti, gli alberghi e i ristoranti costano un pò di più? Considera che comunque la pressione fiscale complessiva è diminuita perchè non ci sono più i costi della complessità e perchè una parte del nero è emersa:uno che guadagna in nero fa attività che difficilmente gli consentono di spostarsi.

        In ogni caso non c’è un motivo logico per andarsene. Persone che oggi vivono in un paese con la pressione fiscale tra le più alte al mondo dovrebbero andarsene quando comincia a scendere, che senso ha?

        Ma parliamo di chi? Delle menti brillanti che già oggi potrebbero andarsene e rimangono a casa di mamma a guadagnare 800€ netti al mese? O dell’italiano medio scarsino con le lingue e col pc che all’estero potrebbe fare si e no il lavapiatti? Oppure parliamo dell’italiano sub-medio che non sa fare niente e lavora in un ente pubblico o grande impresa in virtù dell’opacità sel sistema italia?

        Nel terzo anno i proprietari cominciano ad andare in bancarotta: non hanno soldi per pagare le tasse sugli immobili.

        Questo è l’aspetto più divertente: se per assurdo nessuno pagasse le tasse sugli immobili, lo stato li acquisirebbe e diventeremmo tutti inquilini che finirebbero per pagare un affitto comunque inferiore alle tasse di oggi.

        1. swiss_army_knife

          Re(2): Meno tasse per tutti

          Questo è l’aspetto più divertente: se per assurdo nessuno pagasse le tasse sugli immobili, lo stato li acquisirebbe e diventeremmo tutti inquilini che finirebbero per pagare un affitto comunque inferiore alle tasse di oggi.

          no, l’aspetto più divertente è che se l’unica tassa è quella sugli immobili e nessuno la paga lo stato fa default e se non il Mad Max del video di massimo, almeno l’Argentina non ce la leva nessuno

           

           

          1. sarnomax

            Re(3): Meno tasse per tutti

            Ok però tornando seri in un paese dove la gente accetta senza fiatare aliquote marginali del 43% sul reddito, perchè un’imposta che lascia invariata la situazione della maggiorparte dei contribuenti virtuosi, beneficia una minoranza di contribuenti meno virtuosi e penalizza solo quelli per niente virtuosi dovrebbe produrre scenari apocalittici?

    5. swiss_army_knife

      Re: Meno tasse per tutti

      L’idea non è ingenua, è solo sbagliata, colpisce un capitale, ma per pagare hai bisogno di un reddito. A parte il trascurabile dettaglio di spostare indirettamente il carico fiscale su lavoro e impresa: i proprietari si rifarebbero su inquilini (di solito lavoratori) e affittuari di immobili industriali e commerciali. Certo, l’industriale potrebbe comprarsi il capannone, ma primo spende soldi che potrebbero andare in macchinari, ricerca, aumenti salariali, secondo delocalizza di corsa in Svizzera dove gli affittano il capannone per due lire.

      Preferisco un sistema con una tassa  sulle transazioni per la fiscalità generale e una tassa locale sulla proprietà da destinare a viabilità, urbanizzazione, trasporto pubblico e servizi locali, in modo che l’uso sia immediatamente accountable dai contribuenti, nella speranza che il gettito complessivo possa sostituire IRPEF, IVA, IRAP etc. etc. Vabbè, poi bisogna prevedere la spesa per i sussidi di disoccupazione per i commercialisti… 🙂

       

      1. sarnomax

        Re(1): Meno tasse per tutti

        L’idea non è ingenua, è solo sbagliata, colpisce un capitale, ma per pagare hai bisogno di un reddito.

        Ok ma se il capitale di oggi è la somma dei redditi accumulati nel passato tassare i redditi nel passato o il capitale oggi non dovrebbe essere indifferente (aggiustando per time value of money)?

        i proprietari si rifarebbero su inquilini (di solito lavoratori) e affittuari di immobili industriali e commerciali.

        non ne sono così convinto:se l’imposta è costruita per fare in modo che in media quello che pagavi prima sul reddito oggi lo paghi su una parte del tuo capitale perchè dovresti rifarti? Inoltre il tentativo dei proprietari di traslare si scontra con l’elasticità della domanda di affitti. Gli inquilini accetteranno solo aumenti compatibili con quello che hanno risparmiato in tasse sul reddito. Inizialmente non hai effetti per chi prima non evadeva: le tasse risparmiate sul reddito le paga sulla casa (o in affito maggiorato). Nel tempo puoi però ridurre la pressione fiscale in virtù dei costi di complessità che si riducono e del nero che emerge.

        Preferisco un sistema con una tassa  sulle transazioni per la fiscalità generale e una tassa locale sulla proprietà

        Ok però quella sulle transazioni la puoi evadere ed eludere, quella sulle proprietà no. Inoltre quella sulle transazioni ha dei costi di complessità maggiori. Io terrei quella locale sulla proprietà come imposta più rilevante, il che non esclude la possibilità di un’imposta sulle transazioni il più piccola e semplice possibile.

        1. swiss_army_knife

          Re(2): Meno tasse per tutti

           

          Ok però quella sulle transazioni la puoi evadere ed eludere, quella sulle proprietà no

          ci vogliono due condizioni al contorno: eliminazione graduale del contante (adesso ci sono tecnologie per piccoli pagamenti da cellulare a cellulare) e tracciabilità spinta. A quel punto prima o poi qualunque reddito, pagamento ecc. passa per una banca o altro intermediario finanziario e viene tassato automaticamente. Niente evasione, niente dichiarazioni dei redditi, l’imposta ha una sua progressività perché comunque colpisce chi più movimenta, essendo vastissima la base e bassa l’aliquota ha pochi effetti distorsivi.

           

          1. Marcellourbani

            Re(3): Meno tasse per tutti

            Già, e con un tratto di penna elimini pure prostituzione, spaccio di droga, ricettazione, furto, truffa ed un paio di altre cosette.

            Non male!

            Ma credi davvero che funzionerebbe? A parte che dovrei dire allo stato pure quali e quante birre bevo e quante volte vado al cesso in stazione, cosa che mi mette i brividi, cosa impedirebbe il fiorire del mercato nero? Agenti in borghese che sbattono in galera il fruttivendolo che accetta una banconota da 10 €? Manco ai tempi der puzzone!

          2. swiss_army_knife

            Re(4): Meno tasse per tutti

             

            A parte che dovrei dire allo stato pure quali e quante birre bevo e quante volte vado al cesso in stazione, cosa che mi mette i brividi, cosa impedirebbe il fiorire del mercato nero? Agenti in borghese che sbattono in galera il fruttivendolo che accetta una banconota da 10 €? 

            allora, in ordine. Si possono trovare meccanismi per cui gli intermediari pagano le tasse riscosse in modo anonimo (la società che emette la carta di credito raccoglie X euro di tasse dai clienti e li versa in blocco, allo stato figurano pagati dalla società, non da te. Non c’è bisogno che il tributo sia legato a un a persona fisica come per l’IRPEF). I movimenti della singola persona potrebbero essere rivelabili solo su mandato dell’autorità giudiziaria.

            Il fruttivendolo può farsi un POS (ce l’hanno pure gli ambulanti) e comunque il contante dovrà versarlo (l’idea è semplice: non ci sono più banconote a corso legale oltre i 10/20 €… a quel punto il fruttivendolo deve andare al mercato all’ingrosso col trolley)

            Non mi preoccuperei comunque più di tanto per la privacy…le telecamere di videosorveglianza e gli identificatori biometrici che possono riconoscere i visi o l’andatura, o le identificazioni tramite impronta digitale o iride, fino ai wearable/implanted chips, allora? I chip RFID che permetterebbero di “leggere” cosa hai comprato al supermercato o magari al sex shop, direttamente dentro la busta?      La macchina con l’antifurto satellitare e il telefonino localizzabile?

             

             

            Già, e con un tratto di penna elimini pure prostituzione, spaccio di droga, ricettazione, furto, truffa ed un paio di altre cosette.

            magari è proprio per quello che non lo fanno, non credi? Per dire, come farebbe BS a passare la busta con 7000 euri a Ruby? 

             

          3. sarnomax

            Re(5): Meno tasse per tutti

            Ma la tua risposta non copre l’utilizzo di mezzi di pagamento alternativi: se il contante è vietato è abbastanza naturale che circoli un qualche tipo di valuta ‘alternativa’ (buoni pasto, scontrini timbrati etc.) l’enforcement necessario ad eliminare veramente il contante ti porta a 1984. Più realistico che i soliti noti (quelli che oggi usano la carta di credito) verranno tassati e quelli che oggi evadono continuano a farlo (es idraulico che si fa pagare in buoni regalo Feltrinelli o mediaworld).

            Io odio i contanti e mi farebbe piacere se sparissero, ma mi rendo conto che appena esci dal circolo dei dipendenti stipendiati con bonifico c’è gente (non delinquenti) che gira coi rotoli di banconote ed è felice così. Probabilmente far sparire il contante porta complicazioni che compensano la semplificazione dell’imposta sulle transazioni finanziarie.

          4. swiss_army_knife

            Re(6): Meno tasse per tutti

            idraulico che si fa pagare in buoni regalo Feltrinelli o mediaworld

             

            non so se Feltrinelli e Mediaworld emettano buoni regalo … e poi l’idraulico che ci fa?deve trovare un macellaio che accetta i buoni regalo in cambio di bistecche? compra le chiavi inglesi, il tubo di PVC e i raccordi con i buoni? la mia impressione è che il sistema sarebbe talmente scomodo che l’evasione sarebbe minima e si potrebbe pure ignorare

             

             

          5. sarnomax

            Re(7): Meno tasse per tutti

            Molti negozzi di elettronica e oggetti vari, oltre a vendere buoni regalo, accettano delle wishlist dove praticamente ti fanno da salvadanaio.Non è così irrealistico che in una realtà ristretta (piccolo comune o quartiere) il negozio principale (magari la gioielleria del caso) si metta a fare la Banca.

            Ma i modi di creare un sistema di pagamenti alternativo sono infiniti e la necessità aguzza l’ingengo. Il più banale è il baratto: se ti sembra anacronistico, ti faccio presente che in molte realtà di provincia ad esempio i medici non fanno pagare i colleghi e i familiari di colleghi, di fatto “barattando” le proprie prestazioni.

          6. Marcellourbani

            Re(5): Meno tasse per tutti

            Il fruttivendolo può farsi un POS (ce l’hanno pure gli ambulanti) e comunque il contante dovrà versarlo (l’idea è semplice: non ci sono più banconote a corso legale oltre i 10/20 €… a quel punto il fruttivendolo deve andare al mercato all’ingrosso col trolley)

            Non hai capito: io che lavoro in nero il fruttivendolo lo pago in contanti (se non li emette l’ italia uso banconote tedesche o francesi, chi se ne frega:ovunque le benconote ufficiali non funzionano circolano piu o meno apertamente quelle straniere), a meno che ci sia la polizia a controllare i fruttivendoli meglio di qanto faccia oggi con gli spacciatori.

            Senza uno stato di polizia l’ idea fa acqua

            Già, e con un tratto di penna elimini pure prostituzione, spaccio di droga, ricettazione, furto, truffa ed un paio di altre cosette.

            magari è proprio per quello che non lo fanno, non credi? Per dire, come farebbe BS a passare la busta con 7000 euri a Ruby?

            Ti sfugge un dettaglio: puttane e spacciatori esistono da sempre ed ovunque perchè hanno mercato. Credi davvero che uno smetta di comprare coca o di andare a puttane perchè metti fuori legge le baconote?

          7. swiss_army_knife

            Re(6): Meno tasse per tutti

             

            Non hai capito: io che lavoro in nero il fruttivendolo lo pago in contanti (se non li emette l’ italia uso banconote tedesche o francesi, chi se ne frega:ovunque le benconote ufficiali non funzionano circolano piu o meno apertamente quelle straniere)

             

            e infatti la banconota da 500 € è stata criticata proprio per questo

            a parte che parlo di una politica europea, come te le procuri le banconote straniere? Vado all’estero e mi vendo dei gioielli? 

            ammettiamo che faccio l’idraulico: mi pagano in nero in dollari, devo trovare il macellaio, il fruttivendolo e il rivenditore di sanitari e ferramenta che vogliono essere pagati in dollari…con cui pagare a loro volta i fornitori and so on. A un certo punto mi adatto.

            puttane e spacciatori esistono da sempre ed ovunque perchè hanno mercato

            certo. Però, a parte che sono favorevole alla legalizzazione, diventa più difficile, e il bello è che colpisce le versioni più asociali. Per cui, almeno, la sex worker che paghi a casa sua col POS (tanto è legale e la transazione è anonimizzata ai fini fiscali) soppianta la ragazzina in strada (e soprattutto il pappone) e magari è più facile comprarsi legalmente l’erba garantita biologica che arrabbattarsi per pagare la coca che fa pure male.

             

          8. Marcellourbani

            Re(7): Meno tasse per tutti

            ammettiamo che faccio l’idraulico: mi pagano in nero in dollari, devo trovare il macellaio, il fruttivendolo e il rivenditore di sanitari e ferramenta che vogliono essere pagati in dollari…con cui pagare a loro volta i fornitori and so on. A un certo punto mi adatto.

            Scommettiamo che in Zimbabwe i dollari li prendono tutti? Credo sarebbe così pure qui: non fosse altro per poi pagarsi quanto sotto.O magari andrebbe di moda pagar tutto con paypal & affini.

            puttane e spacciatori esistono da sempre ed ovunque perchè hanno mercato

            certo. Però, a parte che sono favorevole alla legalizzazione, diventa più difficile, e il bello è che colpisce le versioni più asociali. Per cui, almeno, la sex worker che paghi a casa sua col POS (tanto è legale e la transazione è anonimizzata ai fini fiscali) soppianta la ragazzina in strada (e soprattutto il pappone) e magari è più facile comprarsi legalmente l’erba garantita biologica che arrabbattarsi per pagare la coca che fa pure male.

            Scherzi? La puttana la pago in contanti per non far vedere la transazione alla moglie! Idem per la coca.

            Sulla legalizzazione sfondi una porta aperta: quella è la strada maestra per liberarsi del pappone (poi ci vuole il basone, ma senza carota è inutile)

          9. swiss_army_knife

            Re(8): Meno tasse per tutti

            Scommettiamo che in Zimbabwe i dollari li prendono tutti? Credo sarebbe così pure qui: non fosse altro per poi pagarsi quanto sotto.O magari andrebbe di moda pagar tutto con paypal & affini.

            certo, ma perché in Zimbabwe hanno una tassa unica sulle transazioni finanziarie o perché la valuta locale non vale niente? Parliamo di eurozona, di una valuta forte. Ci devi aggiungere pure il cambio: pagherai in dollari ma i prezzi sono in euro… Poi, pagare con paypal qualche migliaia di euro in mattonelle, collante e tubi in PVC (per rimanere all’idraulico) mah… e per ricaricare il paypal passi comunque per un intermediario.

            Scherzi? La puttana la pago in contanti per non far vedere la transazione alla moglie!

            a parte che:

            se ti piace la vita spericolata non ti sposi;

            che per fare sesso puoi anche rimorchiare in discoteca o chè;

            se hai una moglie e ci stai bene, lo fai con lei, se non ci stai bene divorzi (io lo stereotipo del maschio italico con moglie sposata in chiesa e amante lo odio, e chi lo fa li presenterei ai miei amici Norman, Freddy e Hannibal);

            perchè, se tra il contante che gira in casa e i prelievi in banca o al bancomat i conti non quadrano, la moglie non se ne accorge? di solito è lei che gestisce le finanze, e a maggior ragione se lavora pure lei…

             

             

             

          10. Marcellourbani

            Re(9): Meno tasse per tutti

            certo, ma perché in Zimbabwe hanno una tassa unica sulle transazioni finanziarie o perché la valuta locale non vale niente?

            Ok, ho sbagliato esempio.Pensa ai vecchi paesi comunisti:la spesa la facevi in moneta locale, poi se volevi champagne o altra roba al mercato nero la pagavi in marchi tedeschi/USD/… O almeno così sentivo della Yugoslavia.E poi quanto vale il denaro elettronico per un tossicodipendente ?

            se ti piace la vita spericolata non ti sposi;

            che per fare sesso puoi anche rimorchiare in discoteca o chè;

            se hai una moglie e ci stai bene, lo fai con lei, se non ci stai bene divorzi (io lo stereotipo del maschio italico con moglie sposata in chiesa e amante lo odio, e chi lo fa li presenterei ai miei amici Norman, Freddy e Hannibal);

            perchè, se tra il contante che gira in casa e i prelievi in banca o al bancomat i conti non quadrano, la moglie non se ne accorge? di solito è lei che gestisce le finanze, e a maggior ragione se lavora pure lei…

            Tutto ciò è irrilevante.Sposati  e conviventi sono una grossa fetta della clientela, e questo è un fatto (ok, non ho le prove, diciamo che è comunemente noto che sia così).

            Tu sostieni che basta un tratto di penna per convincerli a non fare qualcosa per cui tradiscono, mentono e rischiano la salute, ed è quello che io contesto.

            Lasciami dire poi che il tuo voler imporre le TUE visioni morali ad altri mi ricorda molto il pastore tedesco.

          11. clericus

            Re(10): Meno tasse per tutti

             

            Ok, ho sbagliato esempio.Pensa ai vecchi paesi comunisti:la spesa la facevi in moneta locale, poi se volevi champagne o altra roba al mercato nero la pagavi in marchi tedeschi/USD/… O almeno così sentivo della Yugoslavia.E poi quanto vale il denaro elettronico per un tossicodipendente ?

            No Marcello, l’esempio va benissimo. Se la valuta ufficiale per qualsiasi motivo non soddisfa i bisogni, per esempio perchè non esiste, o perchè non conserva il valore nel tempo, o perchè non permette transazioni anonime, se ne trova un’altra.  Il sistema più semplice è utilizzare una valuta straniera (Fabio Scacciavillani ha appena ordinato il terzo cargo di champagne), se no ci sono le monete d’oro, lo zafferano, le fave di cacao etc. La storia economica riporta moltissimi esempi. Più recentemente ho letto di alcune giovanissme (e non troppo sveglie) prostitute che si facevano pagare in ricariche telefoniche. Possiamo perfino immaginare una realtà dove le dosi di cocaina assumono una funzione monetaria, circolando fra gente che non ci pensa neppure a sniffarsela, ma che ha bisogno di un mezzo di pagamento appena passabilmente efficiente.

            Quello che invece ti sfugge è che Eric Blair quando nel 1948 scrisse il romanzo 1984 aveva in mente proprio gente come Marino Bib: loro per lo stato di polizia hanno una vera passione.

          12. swiss_army_knife

            Re(11): Meno tasse per tutti

            l’insulto personale te lo potevi tenere, visto che 1984 l’ho letto a quindici anni, e a fare O’Brian non ci penso nemmeno, salvo che per chi mi insulta, dove una passatina nella stanza 101 ci sta tutta…;

            lo stato di polizia NON lo voglio, nota che ho parlato di transazioni anonimizzate, di banche e simili  che fanno da sostituto d’imposta senza che lo stato controlli i dettagli di ogni singola transazione e tutti i possibili metodi per garantire la privacy;

            che allora sono più invasive le dichiarazioni (personali) delle tasse odierne (hai presente l’IRS? è meno invasivo?) e relativi controlli, e che comunque adesso arrivano pure le transazioni via telefonino, le vogliamo proibire?;

            che non so se vi rendete conto: la gente per non pagare le tasse si mette a usare lo zafferano e le fave di cacao? nel momento in cui, grazie al fatto che l’evasione diventa molto difficile comunque le tasse si riducono? Vi dice niente “costi di transazione”? 

            Se uno ordina in banca qualche migliaio di dollari da spendere in cocaina e puttane…paga le tasse su quella transazione. Poi sarà più sicuro di essere anonimo ( e per me può restarci, cavoli suoi, non voglio imporre niente a nessuno), ma tanto ha pagato. Oppure va in America e torna con un bel pacco di banconote nella valigia… già, scordavo, ma gli euro li dovrà prelevare dal conto, no? Semmai prova il mio punto, l’idraulico che vorrà lavorare in nero avrà da divertirsi. Può fare il John Galt, shrug quanto gli pare, smettere di lavorare e morire di fame. In quel caso mi oppongo a qualunque sussidio pagato dai contribuenti…

            L’entusiasmo per lo spaccio di droga e la prostituzione di strada o le minorenni che scambiano foto osè con ricariche come prove di libertà economica contro i kattivi komunisti statalisti mi sembrano caricaturali. A me interessa un sistema fiscale difficilmente eludibile, con costi bassi, poca burocrazia, pochi oneri amministrativi per il contribuente e poco distorsivo, punto. Vi piace il sistema attuale?

          13. Marcellourbani

            Re(12): Meno tasse per tutti

            Marino, o ci sei o ci fai.

            Se la carta moneta è vietata, i dollari non li posso prendere in banca, li guadagno lavorando in nero e li spendo in coca ed escort, o pagando l’ idraulico in nero.

            In che senso riconoscere l’esistenza dei mercati di droga e prostituzione consiste in entusiasmarsi? E se pensi di tenere i mariti lontano dalle mignotte ed i tossici dalla droga senza metodi da Stasi, mi spieghi come vorresti farlo? Son 3 volte che te lo chiedo e mi rispondi che ti stan sulle balle i puttanieri.

          14. swiss_army_knife

            Re(13): Meno tasse per tutti

             

            Marino, o ci sei o ci fai.

             

            0:cos’è, il galateo secondo Ayn Rand? (Adam Smith pare fosse molto educato…) 

            1: a me interessa solo l’aspetto fiscale, che poi renda più difficoltose certa attività illegali è un bonus assolutamente collaterale;

            2: non dico che la carta moneta è vietata, dico solo che viene emessa solo in piccoli tagli per cui diventa scomodo usarla al posto dei trasferimenti elettronici. Un BJ  in via Salaria a 30 € rimane fattibile, viva la libertà di cui esso è metro insieme alla bustina di neve 🙂

            3a: sono per la legalizzazione delle droghe leggere, specie se coltivate a km 0, sono molto contrario all’uso di coca per i motivi che ha fatto vedere Boldrin in quel post sullo stato di decomposizione, abbiamo già abbastanza violenza stupida in giro per aggiungerci sostanze che allentano i freni inibitori e stimolano l’aggressività.

            3b:Per i mariti e le mignotte…per quanto riguarda il giudizio morale, mettiamola così, il matrimonio è o no un contratto con obblighi reciproci? i contratti si rispettano o no? Sul lato pratico, ancora: non mi interessa comunque tenere i mariti alla catena, le marchette potranno ancora pagarsele in contanti. Avranno qualche problema in più con la escort da 2000 € a botta…mettiamola così, il pagamento in contanti esentasse alle escort d’alto bordo è un aiuto di stato alla categoria e va contro la concorrenza di mogli, amanti aggratis e street sex workers 🙂

            4: ci penserà la tecnologia. Hai presente la pubblicità, “la carta che si crede una banca”? Tra due-cinque anni offriranno il “telefonino (forse la SIM è più corretto) che si crede una banca”.Pagamenti di piccolo importo tramite le tecnologie che stanno sperimentando, pagamenti di maggiore importo via rete e protocollo sicuro, lettore di identificazione biometrico incorporato… a quel punto è di fatto la fine del contante (e probabilmente di assegni, bancomat e carte di credito come le conosciamo). Scommetti che il sistema fiscale si adeguerà?

             

          15. sarnomax

            Re(14): Meno tasse per tutti

            Scommetti che il sistema fiscale si adeguerà?

            Finora è sempre successo il contrario: più tasse e regole metti più la finanza innova e il regolatore è generalmente un passo indietro. La molteplicità di nuovi modi per realizzare transazioni finanziarie rende più difficile assoggettare le transazioni a imposizione, non più semplice!

            Tu tassi le transazioni via sms? Qualcuno svilupperà quelle tramite bluetooth e quando riuscirai a tassare il bluetooth la gente utilizzerà skebby etc.  L’esempio più banale: sugli interessi del conto arancio paghi il 27%? Allora arriva supersave di fineco che, trattandosi di operazione pronti contro termine, è tassato al 12,5%. No way.

          16. dragonfly

            Re(15): Meno tasse per tutti

            sugli interessi del conto arancio paghi il 27%? Allora arriva supersave di fineco che, trattandosi di operazione pronti contro termine, è tassato al 12,5%.

            son mele e pere. avere i soldi “a vista” è ben diverso che vincolarli per almeno tre mesi, se ne accorgono tutti. anche qui, la voglia degli spendaccioni di “perequare” verso l’alto c’è tutta, sperem! 🙂

          17. sarnomax

            Re(16): Meno tasse per tutti

            Verissimo che c’è la differenza nel vincolo temporale. Se però compari ad es Arancio+ (funzione di conto arancio che vincola a 3,6,12 mesi) e supersave hai mele vs mele con trattamento fiscale diverso (27% arancio vs 12,5% Supersave).

            Al di là dell’imprecisione nell’esempio resta comunque vero che chi innova per eludere sta sempre un passo avanti a chi impone le regole per tassare.

            PS a maggior onta del mio “rozzo esempio” si può aggiungere che trattare i pct come un’innovazione può sembrare quanto meno singolare. Ad ogni buon conto l’argomento di fondo (la necessità aguzza l’ingegno) resta assolutamente in piedi.

          18. sarnomax

            Re(12): Meno tasse per tutti

            la gente per non pagare le tasse si mette a usare lo zafferano e le fave di cacao?

            Ti è stato detto in 10 modi diversi come è possibile evitare le tasse senza fave di cacao (a meno di mettere su lo stato di polizia che tu non vuoi). Ti rincollo lo stralcio da Boldrini di 10 anni fa (aggiungo grassetto):

            Let me begin with the two most obvious doubts: international free riding and usage of inside money. Short of a (United Nations sponsored) world-wide adoption of the APT tax, how do you eliminate the obvious incentive it creates for small, well-positioned countries, with a well-established bankingsystem,to offer ‘tradeasylum’to firmscarrying out their ‘real’economic activitiessomewhereelse?By the same token, what may prevent large firms, or consortia of such firms, from paying by means of credit on a widely accepted ‘company card’? If only the quarterlynetting of positions is cleared with the banking system, the actually taxed transactions may be reduced by an order of magnitude. The same applies to financial trading, to the extent that securitiescan be created for which clearing with the payment system is required only after ‘netting’ among counterparts.

            A me il sistema attuale non piace e ho proposto la tassa sugli immobili alla quale però non hai mosso serie obbiezioni salvo dire che la gente dovrebbe scappare quando in media paga un pò meno tasse (sconto semplicità) e a tendere pagherà abbastanza di meno (emersione del nero).

            Ribadisco il mio punto: l’idraulico e l’agente immobiliare non possono nè emigrare per sfuggire alla tassa sugli immobili, nè nascondere la casa dove vivono (anche in affitto), per cui una parte del nero dovrebbe emergere consentendo una riduzione generalizzata della pressione fiscale.

          19. sarnomax

            Re(11): Meno tasse per tutti

            si facevano pagare in ricariche telefoniche.

            Io ho sentito di adolescenti che si fanno pagare in ricariche delle foto osè fatte col cellulare. Non l’ho menzionanto per non fare confusione, trattandosi appunto di transazioni non esattamente tipiche. Anche secondo me l’esempio di Marcello va benissimo, e aggiungo che, come riportato in altro commento, che il baratto rimane una forma di scambio ancora diffusa in determinati contesti circoscritti (il prof fa gratis lezioni private al figlio del medico che gli cura i figli gratis etc. etc.)

            PS non sapevo che Eric Blair fosse il vero nome di George Orwell, w il web e wikipedia 😉 (e abbasso quelli che prima di correggere gli altri non fanno almeno un rapido controllo ;)))

          20. bepibott

            Re(10): Meno tasse per tutti

            Lasciami dire poi che il tuo voler imporre le TUE visioni morali ad altri mi ricorda molto il pastore tedesco.

            Detto benissimo. Bravo!

  3. luigi

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni (mancanti) dell’

    Io non ho capito una cosa. Nel paragrafo “L’appello in sintesi” si dice che un obiettivo è quello di ridurre le transazioni ad alta frequenza in mercati regolamentati. Perché questo è un obiettivo desiderabile?

     

    1. dragonfly

      Re: Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni (mancanti) d

      Io non ho capito una cosa. Nel paragrafo “L’appello in sintesi” si dice che un obiettivo è quello di ridurre le transazioni ad alta frequenza in mercati regolamentati. Perché questo è un obiettivo desiderabile?

      per farla breve, si può pensar male: le HFT sono recenti e misteriose (davvero) e nella logica FUD, possono essere indicate facilmente come i “cattivi”.

      in realtà sono tutti ingolositi dalle enormi cifre che ci vedono, senza costi politici. un po’ come fantasticare del superenalotto; la villa con piscina, poi o prima del “wally” all’ancora? o, in omaggio alle latitudini di palma, del southern wind?

      1. luigi

        Re(1): Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni (mancanti

        eppppureio credo sia così. E’ la stessa reazione casereccia ai derivati, ai derivati sui derivati etc. Però magari l’autore del post ci puo’ provare sbagliati.

  4. FrancescoF

    Aspetti positivi della tassa

    Premetto di condividere i fini ma non essere del tutto convinto dell’uso dei fondi sull’aiuto allo sviluppo (magari la storia fino a oggi insegna)…

    Tuttavia, a prescindere da come usare  il gettito, credo che una potenziale tassa molto piccola sulle transazioni:

    – non sia un peso per privati/imprese che fanno operazioni legate all’economia reale:  per cifre basse sarebbe possibile assorbirle nei costi standard (ossia viste il livello delle commissioni, in paesi con sistemi finanziari competitivi, potrebbe non esserci alcun effetto pass-through al cliente, come giustamente qualcuno nei commenti sosteneva). Per cifre piu’ alte basta mettere un cap sulla percentuale.

    – Creerebbe seri problemi per il c.d. “high-frequency trading”. Il quale crea a sua volta notevoli problemi (technical crashes), come successo piu’ volte nell’ultimo anno non solo da un punto di vista di operational risk, ma anche potenziando gli effetti di “herding”, ossia operazioni che vanno tutte in una direzione, visto che i sistemi algoritmici usano spesso simili effetti di correlazione. (Scusate il troppo inglese). In sostanza, e’ una causa non piccola di instabilita’ dei mercati finanziari. Una tassa di questo tipo disincentiva chiaramente operazioni “istantanee”, ma (notare bene) al contrario incentiva transazioni magari speculative, ma con una posizione aperta (diciamo long/short) definita. Ossia, quello che crea liquidita’ e “deep markets”. In sostanza, non credo creerebbe problemi ai fondi comuni o hedge, che hanno funzioni importanti.

    – fuga degli operatori: probabilmente alcune piattaforme di online trading, se non lo sono gia’, migrerebbero verso lidi meno regolati. Pero’ non dimentichiamo che ci sono sempre trade-off a stabilirsi (anche solo formalmente) in diciamo Cayman o simili….i vari esodi minacciati negli anni da Londra (routine ogni volta che aleggiano regole piu’ stringenti per banche, fondi etc), per esempio, non ci sono mai avvenuti.

    1. fededevita

      Re: Aspetti positivi della tassa

      Creerebbe seri problemi per il c.d. “high-frequency trading”. Il quale crea a sua volta notevoli problemi (technical crashes), come successo piu’ volte nell’ultimo anno non solo da un punto di vista di operational risk, ma anche potenziando gli effetti di “herding”, ossia operazioni che vanno tutte in una direzione, visto che i sistemi algoritmici usano spesso simili effetti di correlazione. (Scusate il troppo inglese). In sostanza, e’ una causa non piccola di instabilita’ dei mercati finanziari. Una tassa di questo tipo disincentiva chiaramente operazioni “istantanee”, ma (notare bene) al contrario incentiva transazioni magari speculative, ma con una posizione aperta (diciamo long/short) definita. Ossia, quello che crea liquidita’ e “deep markets”. In sostanza, non credo creerebbe problemi ai fondi comuni o hedge, che hanno funzioni importanti.

      I problemi ed i benefici degli HFT non sono cosi’ semplici. Piu’ volte nell’ultimo anno, dici? A dire il vero, l’unico evento macroscopico che mi viene in mente nel 2010 e’ il flash crash. Gli HFT possono create herding come diminuirlo. Ho l’impressione che in periodi come il mesi di agosto 2007 e settembre 2008 abbiano contribuito alla fluidita’ del mercato piu’ che ad aumentarne la volatilita’ – ma sei hai dati a riguardo, ben lieto di ricredermi. Guardiamo anche eventi come l’ottobre 87 in cui gli HFT non esistevano e la mancanza di liquidita’ ha peggiorato la situazione notevolmente.

      Problemi ai fondi hedge ne creerebbe parecchi. I fondi di Reneissance Technologies, da soli contano per una trentina di miliardi di dollari e due su tre sono HFT. (ti potrei fare un lungo elenco, questo e’ solo il primo esempio che mi viene in mente). I fondi comuni ed anche quelli pensione non sono HFT, ma spesso investono in fondi HFT.

      Non sono un difensore dell’alta frequenza, solo che non mi pare una grande idea volerli schiacciare. Se creano problemi (e qualcuno lo creano, indubbiamente), bisogna capire esattamente come mai, e capire anche che cosa portano di buono al sistema (perche’ certamente portano qualcosa di buono). Gli HFT sarebbero l’unica classe di investimento direttamente toccata da un provvedimento di questo tipo, ma poi bisognerebbe capire che impatto avrebbe la loro assenza dai mercati.

  5. sarnomax

    Ripropongo una domanda

    Ripropongo un quesito fatto anche nell’altro post: non è che questa tassa viene traslata sui soliti noti? Ossia, io e qualche altro milione di sig. rossi che ricevono i propri redditi già decurtati della trattenuta alla fonte?

    Se banca X paga 0,0000x% magari se ne frega e continua a fare tante transazioni. Dico banca X per semplificare, ma può anche essere  intermediario Y che raccoglie gli ordini dei privati e aggiunge la micro tassa alle commissioni di intermediazione etc.

    Viene fuori un costo di N milioni di € che E’ pensabile che l’intermediario toglierà questi soldi ai profitti per i propri azionisti? Io dico di no. Dico che il costo finirà sul piccolo cliente rigido che non cambia intermediario come si cambia un vestito. Non parlo del canone del conto corrente, che fai presto a cambiare (e io non pago perchè ce l’ho on line) parlo delle commissioni di gestione sui fondi pensione, sui fondi comuni di invesrtimento, delle commissioni sul trading on line etc etc. Dico sui clienti piccoli perchè quelli grandi hanno potere contrattuale e maggiori possibilità di cambiare intermediario, oltre ovviamente a fare più caso ai costi.

    Se io fossi la banca lascerei invariate le fee di trading (caso in cui i clienti possono aprire un conto on line a Dubai presso Scacciavillani Finance) e aumenterei qui costi a cui i poveri disgraziati non fanno quasi mai caso (es commissioni di gestione dei fondi comuni, caricamenti delle polizze assicurative etc.)

    In questo nuovo post aggiungi un profilo interessante:

    La tassa sulle transazioni finanziarie come tassa sostitutiva

    Ma non si finirà per prendere da tasche diverse della stessa giacca? Se riduci ad es le imposte sui redditi da lavoro dipendente, trasferisci l’onere dai contribuenti con meno attività finanziarie a quelli che ne hanno di più, penalizzando indirettamente il risparmio più “evoluto”

    1. elmoro

      Re: Ripropongo una domanda

      Il suo punto e’ che questa tassa e’ meno distorsiva dele imposte sul reddito. Possibile, ma a questo punto perche’ non tassare il consumo?

      1. sarnomax

        Re(1): Ripropongo una domanda

        Ok, ma mi pare di capire che la minore distorsione si concretizza se sono gli intermediari a sostenere gli oneri è giusto?

        In caso di traslazione completa sui consumatori deboli che ipotizzavo io l’effetto netto non è granchè. Oggi io pago tante tasse sul mio reddito. Domani pagherei meno tasse sul reddito, ma avrei maggiori oneri sulle mie attività finanziarie. Nell’ipotesi io sono un cassettista che mette i suoi risparmi nei fondi e nelle polizze suggerite allo sportello e mi fa paura aprire un conto on line con Scacciavillani Finance.

        L’unico a vincere è il dipendente che non ha attività finanziarie che paga meno tasse sul reddito e basta.

        1. Bera

          Re(2): Ripropongo una domanda

          Domani pagherei meno tasse sul reddito

          “Domani” però.

          Come il recente federalismo italico che, “domani” , consentirà la riduzione della tassazione complessiva, ma ad oggi consente alle regioni di aumentare le aliquote, però domani. Sì, domani…

      2. Andrea_C

        Re(1): Ripropongo una domanda

        Da quel che ricordo dai miei studi le tasse meno distorsive dovrebbero essere quelle su beni o servizi a domanda molto inelastica, se non ricordo male lo disse Ramsey negli anni 20′. Il concetto di “prezzo di Ramsey” è tutt’ ora usato come benchmark nella regolazione dei monopoli naturali.

        Il problema grosso è che questo tipo di tasse sono molto inique. Esiste nella letteratura economica un trade off tra equità ed efficienza allocativa? Oppure le due cose possono essere conciliate?

  6. elmoro

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    Non capisco bene perche’ mescolare due proposte in una: la tassa e le sue utilizzazioni. Se la tassa e’ piu’ efficiente di altre, la si mette e si tolgono altre. Se la spesa e’ giusta e desiderabile, la si fa e si decide cosa tassare. Mi sembrano due questioni separate: 1) e’ la tassa piu’ efficiente di altre? 2) e’ giusto spendere come proponi? Perche’ non lo si e’ fatto sinora?

    1. gzanella

      Re: Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

      Idem qui, anch’io ho la stessa perplessita’. Personalmente condivido l’obiettivo (programmi di sviluppo, dal microcredito alla scolarizzazione) ma mi sembra completamente indipendente dallo strumento (la tassa sulle transazioni finanziarie). Di converso se, come dice Andrea, questa tassa e’ preferibile ad altre allora e’ desiderabile averla e come utilizzare il gettito e’ un’altra questione.

      Se capisco bene, quello che hai in mente e’ che rendere la tassa sulle transazioni finanziarie una tassa di scopo la renderebbe piu’ accettabile politicamente. E’ questo il motivo per cui metti insieme le due cose? Questo argomento pero’ indebolisce il claim che sia una tassa desiderabile di per se’.

  7. palma

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    Mi limito data la natura del secondo appello di 13o individui a indicare un fatto di cui lor signori dicono nulla.

    Tutto cio’ che si capisce a proposito degli effetti degli aiuti, sussidi, eccetera agli obbiettivi dell’ “equita’”  e della “rimozione degli ostacoli alla pari opportunita’” indicano che questi denari vanno direttamente gestiti da organizzazioni governative o meno che si nutrono di questa scemenza. 

    Azzardo un’ipotesi controrivoluzionaria: i due, esplosivi, casi di fuoriuscita dalla miseria (Rpc & India) non sono usciti grazie ad aiuti ed aiutini. 

    Per il resto sono e rimango contrario alla proposta di questi individui di fornire piu’ denaro a governi, quale quello Italiano, per non menzionare altri casi, perfin peggiori.

    Attendo i 130 per dichiarare di vendere la RAI, essere rimborsati da suoi manutengoli di tutti gli emolumenti dal 1994 al 2010 e la devoluzione immediata alle scuole di un paese scelto per lotteria tra cinquanta che vi posso proporre. Voila, nessuna tassa, piu’ soldi disponibili, la medesima, se cosi’ vi aggrada, destinazione in termini d’uso del denaro raccolto.

     

    1. clericus

      Re: Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

       

      Questa giovane economista sostiene che “aiuti ed aiutini” sono non soltanto inutili, ma addirittura dannosi allo sviluppo dei paesi più poveri: http://www.dambisamoyo.com/deadaid.html

  8. Caldco

    Domanda per l’autore

    Gli economisti sono in genere molto scettici sull’efficacia di una tassa sulle transazioni finanziarie. Essi ritengono che sia molto difficile raggiungere i due obiettivi che i sostenitori di questa tassa ritengono possa realizzare: ridurre la volatilità dei mercati e raccogliere somme rilevanti. Un’aliquota troppo piccola, si dice, non attenua la volatilità dei mercati ma evita elusione e riesce a raccogliere somme importanti. Un’aliquota troppo elevata, invece, potrebbe ridurre la volatilità ma farebbe fuggire i capitali verso altri lidi e quindi di fatto risulterebbe inefficace anche ai fini del primo obiettivo spostando le transazioni verso attività finanziarie over the counter (OTC) o su mercati regolamentati ma nei quali la tassa non si applica.

    Posso chiedere conto del motivo (non ideologico) per cui si ritiene la volatilita’ come la fonte di molti mali del nostro tempo e debba essere diminuita?

    perche’ poi invece di cercare di convincere le persone a fare spontanea beneficenza vi impegniate a fare lobbismo per tassare e redistribuire io proprio non me lo spiego, ma questo sara’ per certo un mio limite.

     

     

     

     

    1. dragonfly

      Re: Domanda per l’autore

      Posso chiedere conto del motivo (non ideologico) per cui si ritiene la volatilita’ come la fonte di molti mali del nostro tempo e debba essere diminuita?

      la volatilità alta in realtà riguarda tutti. in particolare la volatilità attesa (la implicita) rende le opzioni a copertura del rischio finanziario più care, con aumenti di costi per il sistema economico. non  è solo un parametro di chi si balocca con strategie dai nomi esotici. è all’incirca come avere dei tassi di interesse alti, o meglio, delle stime del rischio del traffico troppo alte, per cui la RCA aumenta di prezzo.

      il disastro è accaduto in buona parte per una sottostima generalizzata di tale rischio, dovuta all’eccesiva confidenza nelle quotazioni relative, che si sono rivelate troppo “sintetiche”, non espresse da un mercato liquido, ampio.

      l’esempio portato da federico de vita è illuminante. quelle opzioni OTC si sono “fabbricate” trovando un facile accordo sul prezzo, in base a condivise stime numeriche. poi però non si è più trovato un altro acquirente con le stesse idee, non c’era mercato “vero”.

      se la volatilità alta è quindi costosa, perchè si è dubbiosi su una tassa? perchè c’è il fondato sospetto che potrebbe abbassarla in modo insano, restringendo un mercato che avrebbe forse bisogno di essere ancora allargato. insomma sarebbe un antipiretico in assenza di una diagnosi sensata.

    2. pintovi

      Re: Domanda per l’autore

      Ho lo stesso dubbio. Posto che un mercato che non scambia ha volatilità nulla, dovrebbe essere questa la situazione auspicabile?

      1. fededevita

        Re(1): Domanda per l’autore

        un mercato che non scambia ha volatilità nulla

        Questo e’ falso. Quando i volumi di scambi sono molto bassi, l’impatto di ogni singolo trade e’ potenzialmente molto grande. Esempio semplice (forse semplicistico, ma credo capirai cosa intendo): entro in un deal private equity ad un prezzo x; a un certo punto, per motivi completamente esogeni (ho bisogno immediato di liquidita’!) mi trovo costretto a vendere; le persone disposte a comprare saranno una o due – e’ proprio un mercato che non scambia nulla! – ed il prezzo di vendita, y, di fatto lo fanno loro piu’ di me; la differenza x – y e’ una rappresentazione della volatilita’ (in termini euristici, c’e’ poco di matematico qui, anche se qualcosina c’e’), ed e’ un numero alto. Altro esempio (meno semplicistico, visto che lo ho visto accadere con i miei occhi): un fondo di option arbitrage gestito da amici ha avuto una perdita tra settembre ed ottobre 2008 del 50%; il motivo era che sebbene trattassero solo opzioni sull’S&P500 (che sono quotate su CBOE e sono le opzioni piu’ liquide al mondo), avevano deciso che il loro modello non voleva essere limitato dalle scadenze delle opzioni listate (tipicamente il terzo venerdi’ del mese); per cui hanno chiesto a due broker di costruire per loro opzioni con scadenze arbitrarie, ed i broker sono stati ben contenti di soddisfare le richieste; piccolo problema: un qualsiasi mercato OTC e’ potenzialmente illiquido, ed entrambi i broker hanno forzato la mano (il fondo aveva investitori che volevano redimere i propri soldi, per cui erano costretti a vendere le posizioni) ed hanno creato una volatilita’ che su CBOE non c’e’ stata; se avessero usato le opzioni su CBOE avrebbero perso meno del 6-7%, se non ricordo male.

        1. pintovi

          Re(2): Domanda per l’autore

          federico sono un po’ perplesso perché di matematica ne sai sicuramente piu’ di me, ma il mio concetto era letterale: un mercato con volume pari a zero ha volatilità zero per definizione: se P=P* lungo tutto t, la volatilià osservata è nulla visto che P* è anche pari al prezzo medio. che poi il titolo sia illiquido, non ci sono dubbi; che chi volesse trattarlo si troverebbe probabilmente con un bid/offer osceno, è altrettanto pacifico; resta il fatto che, se l’obiettivo è “ridurre la volatilità” il mio esempio è corretto. trattandosi di un esempio estremo, spiego anche la ratio che mi ha portato a farlo: se aumento i costi di transazione puo’ essere che diminuisca la volatilità osservata (ma è tutto da dimostrare), ma la volatilità implicita del mercato (quella a cui fai riferimento tu nei tuoi esempi, per capirci), ovvero quella che si manifesta in caso di crsi di liquidità, cresce.

          1. fededevita

            Re(3): Domanda per l’autore

            Vincenzo, ti chiedo scusa, non avevo capito quanto estremo fosse il tuo esempio e quindi avevo mancato il senso del tutto. Capisco ora il senso. In realta’ una piccola obiezione ce l’avrei: i miei esempi sono casi di “mercati minimali” (locuzione inventati hic et nunc) nel senso che ci sono solo due trade: uno in entrata ed uno in uscita; nel tuo non ci sono trade ed allora mi chiedo se possa aver senso l’osservazione del prezzo: come faccio a osservare il prezzo se non ci sono trade? Piccola masturbazione mentale, lo ammetto. E che non cambia il senso del tuo discorso, che condivido appieno.

            Sulla tua seconda osservazione concordo e sottoscrivo. Vorrei rincarare la dose con qualche dato ma al momento non ho tempo se non per un breve commento (questo).

          2. luigi

            Re(4): Domanda per l’autore

            volevo anche io porre il problema della relazione tra volatilità e volume degli scambi. Al di là dei dettagli, questo scambio tra federico e vincenzo mi sembra metta in luce come ci siano non-monotonie non-banali.  Ammettendo la mia ignoranza, qualcuno sa cosa si trova nei dati?

          3. fededevita

            Re(5): Domanda per l’autore

            cosa si trova nei dati?

            Si trova per lo piu’ un gran casino. L’idea generale e’ che la volatilita’ e’ funzione di due variabili: il volume di scambi e la concentrazione del volume tra domanda e offerta sulla scala dei prezzi. Il primo e’ osservabile, il secondo e’ molto piu’ difficile: su un qualsiasi terminale Bloomberg (accesso standard ai mercati per chi opera nel mondo finanziario) si osserva il volume di scambi di un qualsiasi titolo in tempo reale o con lag di un quarto d’ora; invece per vedere la concentrazione si ha bisogno di qualcuno che abbia accesso a dati piu’ dettagliati. Ad esempio State Street e’ la banca custode di una fetta significativa del mercato – mi pare qualcosa come il 20% – e fornisce ai suoi clienti informazione sulla direzione dei flussi. Cosa non banale perche’ per ogni trade avvenuto c’e’ un compratore ed un venditore, ma loro sono in grado di vedere quanto ogni compratore ha comprato ed ogni venditore venduto.

            Se uno guarda solo il volume di scambi si ha, tipicamente (ma qui parlo in generale, poi dipende moltissimo da caso in caso) un comportamento del genere: per volumi molto bassi la volatilita’ e’ alta; man mano che i volumi salgono, dapprima la volatilita’ decresce, poi non si puo’ dire, perche’ la descrizione con una sola variabile smette di aver senso. In sostanza, con volumi bassi, la concentrazione di volumi non puo’ variare tanto, per cui il suo impatto marginale e’ basso. Quando i volumi sono alti, la concentrazione puo’ essere di qualsiasi tipo: dal “tutti vogliono vendere”, che implica volatilita’ molto alta, al “tutti vogliono comprare”, che implica meno volatilita’, passando per il “tanti vogliono comprare, altrettanti vogliono vendere”, che implica volatilita’ piu’ bassa (e tutto lo spettro).

            Poi c’e’ un’altra variabile che gioca un ruolo: l’orizzonte temporale a cui si fa riferimento. Su orizzonti diversi i comportamenti sono molto diversi. Ad esempio, su intervalli di tempo molto ristretti, i volumi bassi possono non implicare alta volatilita’. Molto dipende, in questo caso, da cosa succedeva all’istante precedente.

            Insomma un gran casino  🙂

          4. chemist

            Re(6): Domanda per l’autore

            La mia sensazione e` che il problema sia piu` qualitativo che quantitativo, e mi spiego: quando una posizione viene tenuta in media per 11 secondi (e` un numero che gira in rete) e` evidente che si stanno facendo soldi sfruttando il “rumore” (e non certo facendo valutazioni sulle prospettive finanziarie di una societa` quotata, per dire).

            Questo amplifica o smorza il rumore stesso? Mah…

            Chi propone di tassare le transazioni probabilmente non e` tanto interessato a stabilire con precisione questa dinamica quanto a punire una forma “sbagliata” di transazione economica. Sbagliata nel senso di squisitamente improduttiva, i soldi girano attorno al nulla.

            Ed e` questo che rende le posizioni inconciliabili: un vero liberista non ammette e non ammettera` mai una simile linea di pensiero, e quindi non accettera` questo tipo di proposta.

            Aggiungo poi, a margine, che ci sono anche i “liberisti” che semplicemente non accettano l’idea di nuove tasse A PRESCINDERE, ma allora e` inutile entrare nel merito: e` una tassa, quindi no grazie.

          5. dragonfly

            Re(7): Domanda per l’autore

            La mia sensazione e` che il problema sia piu` qualitativo che quantitativo, e mi spiego: quando una posizione viene tenuta in media per 11 secondi (e` un numero che gira in rete) e` evidente che si stanno facendo soldi sfruttando il “rumore” (e non certo facendo valutazioni sulle prospettive finanziarie di una societa` quotata, per dire).

            Questo amplifica o smorza il rumore stesso? Mah…

            Chi propone di tassare le transazioni probabilmente non e` tanto interessato a stabilire con precisione questa dinamica quanto a punire una forma “sbagliata” di transazione economica. Sbagliata nel senso di squisitamente improduttiva, i soldi girano attorno al nulla.

             

            fosse così semplice, sottoscriverei immediatamente! 🙂

            quelli che speculano sul rumore, cioè non prevedono di tenersi il titolo più di un mese, è quasi la totalità delle contrattazioni. e allora, perchè tenere in piedi tutto ‘sto casino ( con l’accento? a piacere)si fa una bella asta per contanti al terzo venerdì del mese, con consegna fisica del titolo cartaceo. in definitiva sparirebbe un percentuale ridotta della forza lavoro, fra l’altro ben qualificata per riciclarsi nell’economia “produttiva”.

            tutta questa speculazione sul rumore tramite un’offerta continua, produce una continuità  di prezzi che è un bene  che si apprezza particolarmente nelle crisi violente. fallita lehman, i mercati finanziari hanno offerto una prova eroica della loro resistenza, continuando a fare prezzo quasi sempre. e c’erano babbei che ne invocavano la chiusura per un po’…se si ha bisogno di uno slogan, un mercato che crolla è sempre meglio di un mercato chiuso.

            Ed e` questo che rende le posizioni inconciliabili: un vero liberista non ammette e non ammettera` mai una simile linea di pensiero, e quindi non accettera` questo tipo di proposta.

            non so chi sia un “vero” liberista, mi suona però male: è uno che magari scomunica altri liberisti eterodossi? . in altre parole, io non ne faccio una religione, ho visto però le grandi prestazioni che offre un mercato e, siccome siamo molto lontani dal capire come funziona davvero, non vorrei sfasciarlo per imprudenza, anche se di segno opposto.

          6. chemist

            Re(8): Domanda per l’autore

            Risposta ragionevole.

            Vorrei solo chiarire la mia “etichetta”: per liberista in questo contesto (imposizione di tasse) intendo chi rifiuta il concetto che le tasse vadano modulate secondo modelli di utilità sociale, ossia con l’intento di scoraggiare attività economiche  “inutili” con tasse alte ed incoraggiare attività economiche “utili” con tasse basse. Questo perché (secondo la mia percezione!) il liberista non ritiene che lo stato abbia titolo per pilotare le scelte dei cittadini o indirizzare l’economia. Da cui una tipica predilezione per tasse “flat” ed il meno “mirate” possibile.

    3. palma

      Re: Domanda per l’autore

      Credo dottor Calderoni, che vi sia nessun limite da parte sua.

      I firmatari amano la coercizione, le tasse, le manganellate a chi a loro non aggrada. L’idea di convincere chiunque a dar “piu” denaro/aiuto/tempo/lavoro volontario in beneficenza, non li sfiora nemmeno.

      Neppure potrebbe sfiorarli. Questi sono economisti della scuola di Amintore Fanfani. Lo legga: vi ritrovera’ la stessa paranoia della “volatilita”, le furfanterie moralistiche, il tartufismo accademico.

      Mi trattengo, per carita’ di patria, di commentare la qualita’ dei consensi ricevuti dalle loro “idee” cosidette, da quelli del manifesto di ottobre, a ladri. 

      1. GiulioTa

        Amintore Fanfani

        Anche io avevo un forte pregiudizio negativo contro Amintore Fanfani. Poi qualcuno mi ha consigliato di leggere. E ho cambiato idea. Esiste uno scritto pubblicato su Cronache Sociali particolarmente incisivo sul tema della lotta alla povertà. Ho cercato in rete ma non c’è. Ne ho una copia a casa e non posso fare adesso una citazione precisa. Comunque suggerisco di leggere.

        1. MicheleBoldrin

          Re: Amintore Fanfani

          Condivido.

          A leggere Fanfani, tutto Fanfani sia quello pre-Repubblica che quello dopo, si capisce non solo che cosa sia il catto-comunismo che infesta l’Italia (e la mente dei suoi docenti d’economia) da 60 anni a questa parte, ma si capisce, soprattutto e più importante, come esso sia una filiazione diretta della dottrina sociale clerico-fascista del ventennio. Paro paro …

          La sinistra italiana non lo sa, o si rifiuta di saperlo, ma la sua cultura sociale è fondamentalmente quella del catto-fascismo di “sinistra” degli anni ’30, spogliato d’un’ po’ di destini manifesti, imperi, colonie e belinate del tempo. La sostanza rimane e definisce la cultura sociale italica, quella che s’insegna nelle patrie scuole.

  9. sarnomax

    Un sorriso in contanti

    (…) si può ragionare sull’efficacia di una tassa sui prelievi di moneta (sia al bancomat che allo sportello) che avrebbe i vantaggi sopracitati e in più supererebbe in maniera ancora più convincente il problema dell’elusione riuscendo a catturare quote importanti di reddito sommerso ed illegale (non è un caso forse che il governo colombiano abbia introdotto da due anni una tassa del 4 per mille sui prelievi del bancomat e non ha intenzione di abolirla).

    Quando ho letto un punto simile sul sito di  apttax mi è venuto da sorridere: io credo che in italia non puoi colpire i fondi neri tassando i prelievi perchè per definizione in banca non ci passano. Se guadagno 1€ in nero, lo ricevo in contanti e in contanti lo spendo. Chi poi ha tanti soldi da riciclare è abbastanza smart da eludere qualsiasi tipo di tassa.

  10. genius88

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello?

    Scusate, ma io ogni volta che leggo di questi articoli (sarà perché sto iniziando a studiare modelli matematici per la copertura dei derivati) mi domando se questa proposta, applicata a tutte le istituzioni finanziarie possa avere un senso, visto che in questo modo diventa molto più difficile per gli intermediari coprirsi dal rischio di emissione di derivati, di conseguenza si acuisce l’uso improprio di questi ultimi, che diventerebbe dunque praticamente un azzardo da parte di chi li emette, invece che una copertura dai rischi come dovrebbe essere. Secondo me grazie a questa tassa (ribadisco se applicata a tutto il mondo) avrebbe uno di questi due effetti:

    1) o le banche non si fidano più ad emettere strumenti finanziari rischiosi senza un’adeguata copertura, lasciando le aziende a se stesse sui rischi di cambio valuta, crolli del mercato, ecc..

    2) o, grazie al moral hazard, lo fanno lo stesso accollandosi dei rischi pur di non scambiare alla giusta velocità, e nei casi di crisi borsistica abbiamo dei bei fallimenti a catena.

    Entrambi gli effetti sono molto gravi, come li combatteremmo? 

    1. dragonfly

      Re: Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

      visto che in questo modo diventa molto più difficile per gli intermediari coprirsi dal rischio di emissione di derivati, di conseguenza si acuisce l’uso improprio di questi ultimi, che diventerebbe dunque praticamente un azzardo da parte di chi li emette, invece che una copertura dai rischi come dovrebbe essere.

      detto così, forse andrebbe precisato: chi “emette” un’opzione è chi la vende (mica sono solo le banche :-)) e ha sempre una posizione speculativa, è coperto cioè solo per il margine. è necessario perchè possa esistere un compratore, l’unico che “si copre” da un rischio.

      1. genius88

        Re(1): Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appe

        si, è vero stamattina ero un po’ assonnato e ho fatto un po’ di bordello, l’idea che sta dietro è che un istituto finanziario emette dei derivati per soddisfare alla domanda del mercato o dei propri clienti, e si copre dal rischio grazie ai cosiddetti portafogli replicanti, altrimenti la sua perdita potrebbe essere virtualmente infinita, ora delle due l’una: o non si vendono più derivati e le aziende che ne hanno bisogno si prendono ulteriori rischi oltre a quelli di impresa come ad esempio quello di cambio e abbiamo dunque un aumento di fallimenti nella cosiddetta economia reale, o si vendono lo stesso e i cosiddetti portafogli replicanti vengono mossi il meno possibile, in modo che l’istituzione paghi meno tasse e dunque non ci rimetta, ma così facendo nel caso di spostamenti ampi del sottostante e dunque di perdite ampie da parte dell’emittente, che potrebbe in caso di crisi finanziaria fallire e dunque portare con se pure tutti i propri clienti, entrambi i casi mi sembrano da evitare.

  11. dragonfly

    era meglio non vendere agli inglesi.

    lunedì 25 ottobre Borsa Italiana ha introdotto SOLA, la piattaforma tecnologica innovativa per la negoziazione degli strumenti derivati sul mercato Idem. SOLA sostituisce l’attuale Idem Trading Service….

    mah, se già uno diffida dei derivati, il nuovo nome lo convincerà?

  12. SCHIARA

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    E’ evidente che questa breve riflessione che è alla base dell’appello su un tema così importante non è un paper scientifico fondato su modelli teorici o ricerche empiriche originali ma un ragionamento su evidenze prodotte da altri e sulla rassegna di una letteratura esistente. Sono consapevole che i ragionamenti sviluppati si basano su una mole di studi e di lavori non particolarmente estesa e quindi sono aperti a critiche e prove contrarie. Ma uno degli obiettivi della nostra iniziativa è proprio quello di stimolare la professione a ragionare su un’ipotesi che fino a poco tempo fa veniva scartata priori e a fare ricerca su questi temi per esplorare più approfonditamente limiti e potenzialità. Saremmo lieti se, dalle critiche e dai commenti a questo sasso lanciato nello stagno, nascessero proposte più efficaci e con meno punti deboli in grado di perseguire l’obiettivo di equità e di rispondere ad alcune emergenze sociali (malnutrizione, ostacoli alle pari opportunità) nel rispetto del principio di creazione di valore economico che è la motivazione che ci ha spinto a formulare e sottoscrivere l’appello.

    clap clap clap … applaudo.

    mi è piaciuto il post di Leonardo Becchetti.

    Io sono favorevole alla FTT come tassa sostitutiva di altre imposte .

    Ritengo che si stia creando confusione con questa ambiguità sulla destinazione del gettito . L’obiettivo di equità è giusto perseguirlo, ma prima di tutto a casa propria. La discussione sugli aiuti ai paesi poveri e sulle emergenze dovrebbe restare separata .

  13. palma

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    Dunque, a Marcello e Marino Zdollars cessarono di esistere (l’anno scorso, nel 2009.)

    Per il resto, e solo per la trascrizione, sono contrario a aiuti a chicchessia, per la ragione banalissima che non aiutano le popolazioni destinatarie e inducono ulteriori livelli di imbecilli (economisti dello sviluppo) e di criminali (meta’ circa dei governanti/funzionarii dei paesi africani) che ingrassano con l’olio che cola dall’industria dell’assistenza.

    Quando i firmatari di tale quasi oscena esibizione delle loro “preferenze” come le chiama il sig. Becchetti, andranno a fare i maestri elementari in Zimbabwe, mi offro volontario per insgnar loro a guidare (che e’ complicato in Zim, dato lo stato delle strade.)

  14. MicheleBoldrin

    Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

    A mio avviso l’articolo di Becchetti non ha risposto a nessuna delle domande cruciali che gli erano state poste.

    Non le ripeto di nuovo, perché credo fossero chiare e credo che, seppur è vero che repetita juvant, è anche vero che aliquandum “scocciant” …

    Volevo solo annotare due o tre cose:

    (1) Se l’obiettivo è quello di impedire o ridurre l’utilizzo di algorithmic trading (che ho studiato più approfonditamente nelle ultime settimane e comincia a sembrarmi cosa scarsamente utile) questo si può fare molto più direttamente, efficaciemente e chiaramente attraverso le regole con cui le varie borse, mercati o trading sites funzionano. Insomma, che lo facciano i regolatori dei mercati, non le imposte del ministero delle finanze mondiale.

    (2) Se l’obiettivo è ridisegnare il sistema fiscale (Nazionale? Europeo? Mondiale?) basandolo sulla transacion tax, proposta dal vecchio Feige e da altri, la cosa andrebbe detta in modo esplicito e le stranote obiezioni e difficoltà sollevate, da decenni, sulla transaction tax andrebbero discusse. Non si può far finta sempre di “voler aprire un dibattito” quando il dibattito sul tema è stato aperto e chiuso mezza dozzina di volte. Occorre dire cose nuove e tecnicamente solide.

    Capisco che tale tecnica funzioni bene come strumento di “captatio benevolentiae” del grande pubblico che applaude i volenterosi scienziati, ma non è un metodo intellettualmente sound e puzza un po’ troppo di populismo a buon mercato. Siccome svariati decenni di studi suggeriscono che un sistema fiscale basato sulla tassazione delle transazioni sarebbe probabilmente ancora peggio di quello che abbiamo, PERCHÈ Becchetti e gli altri (che apparentemente questi studi conoscono o dovrebbero conoscere) fanno questa proposta come se niente fosse?

    (3) Se il problema è aumentare la quantità di risorse da trasferire, sotto forma di pubbliche donazioni, ai paesi particolarmente poveri e dell’Africa soprattutto, occorre prima dimostrare che quanto documentato in articoli come questo non è vero e non conta.

    1. clericus

      Re: Tassa sulle transazioni finanziarie: le ragioni dell’appello

       

      Capisco che tale tecnica funzioni bene come strumento di “captatio benevolentiae” del grande pubblico che applaude i volenterosi scienziati, ma non è un metodo intellettualmente sound e puzza un po’ troppo di populismo a buon mercato. Siccome svariati decenni di studi suggeriscono che un sistema fiscale basato sulla tassazione delle transazioni sarebbe probabilmente ancora peggio di quello che abbiamo, PERCHÈ Becchetti e gli altri (che apparentemente questi studi conoscono o dovrebbero conoscere) fanno questa proposta come se niente fosse?

      Forse perchè pensano da politici più che da economisti.

  15. palma

    Tassa sulle transazioni finanziarie:gli effetti dell’appello

    Dio che e’ potente, arrogante, insopportabile, e’ giusto.

    L’appello sorti’ nessun effetto. E’ giusto il dio, geloso e irato, perche’ impedisce l’aumento dei salari dei vari sultanelli d’Aphrika che godono di queste prebende tolte da governi stolti e il cui rendimento viene dato a (mezzi) criminali.

  16. palma

    Il rinnegato becchetti e i problemi della socialdemocrazia

     

    Senza togliere nulla alla nobilta’ faunistica dell’uccello, questi esemplari della fauna dell’accademia sono uccelli del malaugurio.

    Riuscira’ il rinnegato becchetti a dar ancora PIU’ soldi a (giuletta) Tremonti, (ictus) Bossi, e Letta e i suoi cuginetti?

     

    http://www.repubblica.it/economia/2011/08/17/news/serve_la_sabbia_negli_ingranaggi_il_ritorno_benedetto_della_tobin_tax-20537968/

Lascia un commento