Le ragioni dei maestri

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La legge di riforma della scuola proposta dal ministro Gelmini trasformerà radicalmente la scuola primaria; purtroppo, i media si sono soffermati sui grembiulini e su poche altre questioni marginali. Secondo noi maestri il tema va invece approfondito, perché le riforme proposte vanno in una pessima direzione. Il ministro Gelmini continua a dire: “Non capisco il perché di tante manifestazioni”. Già, NON CAPISCE!

Per chi ha frequentato i banchi alcuni lustri or sono, e cioè dai tempi del maestro unico, definitivamente soppiantato dal team docenti nel 1990 (in fase sperimentale in alcune scuole dall'85), vale la pena ricordare che la scuola elementare negli ultimi anni si è notevolmente trasformata, essendosi al tempo stesso trovata a far fronte a nuovi problemi e a nuovi bisogni: l'inserimento nelle classi di bambini disabili, l'arrivo di quote massicce di stranieri, nonché la progressiva trasformazione della famiglia.

La Scuola ha voluto e saputo cambiare, offrendo agli alunni e alle loro famiglie un tempo scuola più lungo (la scelta tra 27, 30 o 40 ore settimanali), la pluralità dei docenti, e cioé un team di insegnanti con competenze disciplinari diverse, che lavora insieme, promuovendo nei bambini sia l'apprendimento che la crescita come individui. Inoltre, l'offerta formativa è stata arricchita dalle compresenze, ovvero dalla presenza di due docenti in classe per tre o quattro ore la settimana, che permettono anche il recupero dei bambini in difficoltà.

La riforma Gelmini purtroppo non ha, secondo me, alcun fondamento pedagogico. Non ho studi pedagogici da citare [ndr: li abbiamo cercati anche noi presso alcuni specialisti, e pare non ce ne siano], ma è opinione comune delle colleghe, anche di quelle oramai giunte all'età pensionabile, e quindi con esperienza lavorativa con entrambi i modelli, che per i bambini è più stimolante avere almeno due insegnanti. L'unico scopo della riforma è quello di tagliare drasticamente la spesa. Tagliare e risparmiare è lodevole, ma per sapere se conviene farlo, occorre anche capire gli effetti di questi tagli.

La misura maggiormente pubblicizzata è la riduzione di circa 85000 insegnanti in meno di tre anni , che verrà operata sostanzialmente aumentando la dimensione delle classi, reintroducendo il "maestro unico" ed eliminando le "compresenze" di più maestri nella stessa classe che avranno un carico orario uguale all'attuale, ma diversamente distribuito. Ogni docente avrà 24 ore frontali d'insegnamento, contro le 22 attuali + 2 di programmazione. Tutte misure, ad opinione di noi maestri, nefaste dal punto di vista pedagogico.

Si prevede innanzitutto l'innalzamento del rapporto alunni/classe fino a 28 bambini, handicap compresi, secondo quanto stabilito nel Piano Programmatico. Non serve commentare come un simile rapporto possa influire negativamente sulla possibilità del maestro di seguire percorsi differenziati per alunni con capacità diverse.

Il “maestro unico” dovrà insegnare tutte le discipline, mortificando di fatto la specializzazione che i docenti, grazie alla suddivisione delle materie tra gli insegnanti di classe, hanno acquisito nel corso della carriera professionale. Ma soprattutto, il lavoro dei docenti di classe non sarà più impostato sul confronto e sulla collaborazione in riferimento alle scelte didattiche e agli stili educativi. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini; gli alunni saranno privati della possibilità di formarsi con la guida di una pluralità di figure e i genitori saranno costretti a rapportarsi con un unico docente, senza appello, senza possibilità di confronto a più voci. La scomparsa delle compresenze renderà impossibile lavorare con piccoli gruppi di bambini per attività di potenziamento e recupero.

Inoltre, esistono misure apparentemente di secondaria importanza, ma che incidono secondo noi notevolmente nella formazione dei bambini. Vengono ridotte drasticamente tutte le esperienze di arricchimento formativo, dai laboratori espressivi al corso di nuoto, dalle uscite nel territorio alle visite d'istruzione. Perquestioni di sicurezza infatti il singolo insegnante non potrà più effettuareuscite con la classe dalla scuola, poiché è stabilito che il rapportoalunni/docente, in occasione di gite di qualunque genere non possa esseresuperiore a 15 bambini per docente.

Altra misura degna di interesse è l'“essenzializzazione” delle discipline e dei Piani di Studio: insegnare i saperi essenziali significa migliorare la qualità della Scuola? Ne dubito. Il numero delle discipline non verrà ridotto, ma poiché sarà minore il numero di ore d'insegnamento di alcune di esse, non resterà che concentrare le attività sull'acquisizione di saperi MINIMI, di obiettivi irrinunciabili, ma non per questo, a nostro avviso, sufficienti a FORMARE nella sua totalità l'individuo.

È prevista l'eliminazione, entro l'a.s. 2011/2012 dei docenti specialisti di lingua inglese. Per compensare, il maestro unico dovrà frequentare un corso d'inglese di 200 ore circa, che dovrebbero, secondo il disegno di legge, bastare per permettergli di insegnare la lingua straniera ai suoi alunni!

Inoltre si prevede la costituzione di classi a 27/30 o 40 settimanali ore solo nei limiti dell'organico assegnato, per cui l'offerta che la scuola darà non terrà più conto delle esigenze delle famiglie in quel determinato territorio, ma dovrà semplicemente adeguarsi alle risorse che il Ministero vorrà concedere ad ogni Istituto. Non è ancora chiaro come questo sia conciliabile con l'orario di servizio di ogni docente di 24 ore settimanali. Resta il fatto che questo implicherà meno capacità di scelta delle famiglie fra scuole con orario a tempo pieno e scuole con orario ridotto.

Infine, si prevede la progressiva eliminazione dei plessi con meno di 50 alunni ed il “dimensionamento” degli istituti comprensivi con meno di 500 alunni, senza tener conto delle diverse realtà territoriali.

La Scuola pubblica è un bene comune e tagliare sull'istruzione equivale a rinunciare ad investire sul futuro. Nulla vieta di attuare delle riforme poiché tutto può essere migliorato, ma per farlo è necessario avviare un dialogo, un confronto con il mondo della Scuola. Tale dibattito non c'è stato e continua ad essere negato. Per queste ragioni insegnanti, genitori e alunni si stanno mobilitando in tutta Italia.

 

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Commenti

Ci sono 176 commenti

Una curiosità: il taglio/ottimizzazione del personale docente riguarderà anche gli insegnanti di religione?

 

 

No, quelli sono indicati dalla Santa Sede, anche se poi pagati dallo Stato Italiano. Inoltre i professori di religione sono presenti dalla scuola secondaria in poi, e quella non è stata (ancora) toccata.

 

Avevo cominciato a scrivere un pistolotto, ma poi recedo, valga per tutto la frase: "Se l'istruzione costa troppo, figuratevi l'ignoranza".

Certo che la scuola italiana in mano ad una ministra "avvocato" per grazia ricevuta a Catanzaro, e un ministro delle finanze che è di fatto un commercialista non poteva fare altra fine. Ed è solo l'inizio.

 

 

Avevo cominciato a scrivere un pistolotto, ma poi recedo, valga per

tutto la frase: "Se l'istruzione costa troppo, figuratevi l'ignoranza".

 

 

Certo che la scuola italiana in mano ad una ministra "avvocato" per

grazia ricevuta a Catanzaro, e un ministro delle finanze che è di fatto

un commercialista non poteva fare altra fine. Ed è solo l'inizio.

 

Se il futuro e' grigio non dimentichiamoci pero' che il presente e' grigio ugualmente, la scuola italiana spende come la media OCSE e ottiene tra i peggiori risultati OCSE, grazie a chi ha preceduto Gelmini e Tremonti. Non sarei cosi' sicuro che possano solo peggiorare una situazione gia' pessima. Per quanto mi riguarda la Gelimini e' il primo ministro dell'istruzione che sento parlare di rapporto OCSE-Pisa e che si pone come obiettivo di migliorare la pessima posizione italiana. Questo punto la pone gia' una spanna sopra i precedenti ministri, astraendo dal resto.

 

Qualcuno ha a disposizione dati sulla performance degli studenti delle elementari prima e dopo l'introduzione del maestro unico? Io appartengo a coloro che hanno avuto il maestro unico e l'introduzione di piú maestri mi é sempre sembrata inappropriata. L'adeguatezza o no la valuterei sulla base dei dati e non delle opinioni personali. Vado a memoria ma gli ultimi dati dicono che le conoscenze di matematica degli studenti italiani sono tra le peggiori d'europa. Era cosi 15 anni fa? Credo che per gli studenti delle elementari sia piú opportuno acquisire delle buone conoscenze di base in matematica, italiano e inglese piuttosto che variegare l'offerta formativa.

 

Dati sulla performance non so se ce ne sono: i dati PISA sono presi a 15 anni. Forse c'e' qualcosa di piu' specializzato (mi pare ci sia un'ufficio governativo che si occupa di verificare la performance della scuola). 

Io ho chiesto ad alcuni colleghi di Peabody College, qui a Vanderbilt, se ci sono studi sul maestro unico e secondo loro non ci sono studi a riguardo. La loro impressione pero' e' che sia meglio avere piu' maestri specializzati solo per il valore della specializzazione.

Io parlo basandomi sull' esperienza personale non ho la possibilità di valutare l'insegnamento complessivo.. ho finito le scuole elementari 12 quasi 13 anni fa.

Sinceramente l'insegnamento ricevuto è stato del tutto insoddisfacente per quanto riguarda la matematica la geografia, non ho ricevuto alcun insegnamento della lingua inglese.

Non so se la nostre scuole elementari siano fra le migliori d'Europa. le mie di certo non lo son state.

La cosa che mi ha sempre impressionato  è il numero impressionante del personale parascolastico.

Complessivamente non trovo sbagliata questa misura purchè si investa maggiormente sulla formazione della docenza che se devo essere sincero non era all'altezza.

 

L'articolo sarebbe anche interessante. Il finale e' piu condivisibile e argomentato, ma anche quello sulle questioni meno rilevanti. L'inizio suscita piu' dubbi.

Questo passaggio, in particolare, mi lascia perplesso:

 

Non ho studi pedagogici da citare, ma è opinione comune delle colleghe, anche di quelle oramai giunte all'età pensionabile, e quindi con esperienza lavorativa con entrambi i modelli, che per i bambini è più stimolante avere almeno due insegnanti.

 

Di fronte a tagli economici, maggiori carichi lavorati, e molti colleghi con la baionetta in mano, non faccio fatica a credere che anche i colleghi piu' anziani siano contro questa riforma. C'e' da capire se la loro opinione vale qualcosa o meno. Posta come e' qui posta, direi di no. Se faccio lavorare di piu' i bidelli e li pago meno, di sicuro questi mi diranno che la qualita' del loro lavoro' ne soffrira', e cosi' anche la loro specializzazione lavorativa. Ma qualcuno prenderebbe seriamente tali posizioni?

Il ragionamento e' semplice, se il corpo docente vuole contestare questa riforma deve portare ragionamenti piu' solidi, non basati su ipse dixit e batutte nel corridoio. Non so nulla della riforma, ma pongo qualche domanda, cosi' da spingere a fare ragionamenti un po' piu' profondi: la Svezia ha il miglior sistema educativo primario al mondo (informazione ottenuta qualche anno fa su qualche studio in materia pubblicato sulla rivista Il Mulino).

Allora, vediamo di ragionare in termini del sistema svedese e capire dove andiamo noi. Mi sembra meglio che partire da quanto dicono i colleghi esperti.

1. Quanti docenti ci sono per classe, quale e' il rapporto studenti/docenti in Svezia? Dove siamo, e dove ci porta la Gelmini?

2. Quanto spende la Svezia per l'instruzione, per studente, rispetto al pil? quanto spendiamo noi?

3. A quanto ammonta il personale non docente in Svezia, e in rapporto agli studenti, e quanto costa? Come siamo messi in italia?

4. Quali dimensioni hanno le classi e le scuole in Svezia. Quali stanziamenti ricevono? Quali servizi offrono?

Se la riforma va verso il sistema svedese, mi sembra che le obiezioni siano da buttare. Se invece si distanzia, le obiezioni possono essere raccolte, ancorche' devono essere argomentate meglio. Adesso attendiamo uno dei vari Brusco/Bisin/Moro che si divertono a scartabellare dati per avere delle risposte. :D

 

Come credo di aver scritto sopra, gli esperti che ho contattato non sono conoscenza di studi sul valore pedagogico/formativo del maestro unico vs. maestri multipli. Il next step naturale per me e' chiedere ai maestri stessi e ai genitori, consapevoli degli incentivi che potrebbero influenzare le risposte. Si puo' anche vedere l'esperienza svedese, certo. Non sono comunque neanche tanto sicuro degli incentivi distorti: quali sarebbero? Il coordinamento fra maestri e' sicuramente una grana enorme (meetings, riunioni, etc... spero l'autrice ci possa dire qualcosa a riguardo), l'orario di lavoro e' definito per contratto ed il posto e' a vita comunque. Non so. 

La cosa che a me lascia sempre perplesso pero' e' che, almeno in teoria, e' possibile avere un maestro che insegna una classe per 24 ore e due che insegnano due classi 12 ore ciascuna a costi uguali o quasi. Certo, non e' proprio cosi', c'e' il problema del coordinamento, quindi magari gli facciamo insegnare 11.30 ore ciascuno e gli lasciamo un'ora per coordinarsi: se davvero avere 2 maestri e' cosi' benefico, mezz'ora in meno magari non e' poi una cosa tanto grave.  Il problema pero' e' che si voglia sempre decidere queste cose a livello nazionale: perche' non lasciare questa decisione alle scuole e permettere ai genitori di scegliere se vogliono 23 ore con 2 maestri piuttosto che 24 con uno? 

accusare l'autrice per la mancanza di dati sa tanto di 'cheap shot'. Il titolo come disclaimer è fin troppo chiaro.

Piuttosto da cittadino ed elettore mi chiedo dove sono i ragionamenti solidi o l'analisi comparata col modello svedese fatto dal ministro, o dai tecnici del ministero, e le conclusioni presentate in maniera chiara agli italiani. Fino ad ora non si è visto niente, almeno sui giornali e nelle televisioni (a parte discussioni da bar sul grembiule). 

 

Mi sembra che ormai sia chiaro che , per stessa ammissione dei proponenti, il DL Gelmini abbia come unico scopo quello di tagliare i costi. Il presupposto è che il rapporto tra numero degli allievi e quello dei docenti in Italia è troppo elevato e che il costo medio dell'istruzione, nonostante le retribuzioni degli insegnanti siano piuttosto basse, è ugualmente elevato. Le scelte che ne conseguono sono l'effetto diretto del taglio dei costi. Forse per questo è improprio parlare di riforma. L'obiettivo infatti non è migliorare la qualità dell'insegnamento. Sembra piuttosto che sia il miglioramento del rapporto  prezzo (costo) / qualità (risultati prodotti), agendo prevalentemente sul numeratore, ovvero cercando di non peggiorare troppo la qualità, che comunque dovrà necessariamente peggiorare. Probabilmente cercheranno velatamente di favorire anche le scuole private (cattoliche). Si potrebbe fare il paragone con una impresa che taglia i costi ed è costretta a posizionarsi su un prodotto di fascia inferiore.

Dato il contesto le eventuali controproposte dovrebbero fornire delle alternative praticabili partendo dallo stesso plafond di risorse. (Ad esempio qualcuno potrebbe suggerire di abolire 3/4 dei bidelli e assimilati, obbligando gli studenti a pulire i locali, e usare i soldi risparmiati per pagare qualche insegnante in più).

 

Vorrei provare a dare un punto di vista differente, tralasciando la questione (principale) della qualità dell'insegnamento e spostandomi sull'aspetto economico.

Questa "riforma" porterà dei risparmi allo Stato in termini di trasferimento fondi alla scuola pubblica. A fronte di questo ci sarà una considerevole riduzione, o azzeramento, per esempio, del tempo pieno.

Molto probabilmente alcune Regioni (virtuose?) si faranno carico dei costi relativi alla scuola pomeridiana, alla mensa...

Ecco che una "riforma" della scuola si traduce nell'ennesima riduzione delle spese dello Stato centrale a discapito dei vari Enti Locali.

 

 

 

 

Ma la scuola cosi' come e' funziona meglio di quella che frequentai io 40 anni fa?

Perche', se non ricordo male, quando il maestro multiplo venne introdotto ci furono fortissime resistenze proprio da parte dei maestri stessi e venne giustificata questa scelta non come "riforma per migliorare l'insegnamento", ma come modo di continuare ad impiegare lo stesso numero di persone nonostante un previsto calo demografico.

C'e' modo di sapere se ci sono stati risultati misurabili sul cambiamento, sia nella preparazione degli alunni, che nel riuscire a d occupare la stessa forza lavoro a fronte di un minor numero di classi?

Qualcuno ha qualche dato da vedere?

 

 

E' comunque interessante vedere quante persone hanno cambiato idea al riguardo...

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/27/salviamo-il-loro-mondo.html, ripreso da

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301353 assieme ad altri.

 

 

Potresti per favore editare il tuo commento facendo in mondo che i collegamenti inclusi siano link html? E' sufficiente usare il pulsante con l'anello di catena dell'editor.  Il tuo commento e' stato scelto a caso dopo aver riscontrato qualche decina di commenti con lo stesso problema.

 

 

 

Non ho studi pedagogici da citare

 

 

direi che uno puo' anche fermarsi qua e risparmiare del tempo. quello che mi ha colpito positivamente di questo sito e' sempre stata una spiccata tendenza a evitare la chiacchiera da bar e poggiare le analisi su pareri esperti e informati. volevo andare oltre, ma vedo che andrea gilli ha gia' messo nero su bianco le stesse obiezioni che mi frullano in testa.

 

Ragazzi, datevi una calmata. Gli studi pedagogici non li ha trovati perche' probabilmente non ci sono, come ho spiegato. Lo scopo era semplicemente quello di informare su cosa cambiera', cosa che i giornali secondo me hanno fatto malissimo, e chiedere un'opinione personale sulla cosa. Mi pare che nell'articolo ci siano dettagli interessanti che non ho visto riportati da altre parti. Per il resto, si tratta di un'opinione di un esperto sul campo. Mi pare abbiamo fatto full disclosure, rileggiti se vuoi il titolo e la nota all'introduzione. Se invece vuoi continuare a guardare i manifestanti in tv mentre vespa parla di grembiulini si grembiulini no, sei libero di leggere il prossimo articolo. 

 

Scartabellando velocemnete su Internet non c'è un granchè, a parte quello studio TIMMS già linkato prima: nces.ed.gov/timss/results03.asp, non c'è, ovviamente, alcuna ragione "pegagogica" pro o contro il maestro unico o pluralista, se a Vanderbilt non c'è non è che in Italia siamo messi meglio.

C'è per l'appunto questo studio che ci dice che siamo messi molto bene in lettura, male in matematica e scienze. Punto. Io non contesterei l'approccio maestro unico/maestro plurale, contesterei l'approccio 24 ore settimanali= scuola migliore, perchè l'unico dato certo, sembra, è che diminuiscono le ore di insegnamento a fronte di risultati scarsi sul fronte matematica/scienze (risultati che scontiamo poi negli istituti secondari e alle Università). Senza andare a rivangare il libro Cuore, personale o altrui, è questo che mi stupisce, l'assunto meno ore=scuola migliore. Se invece avessero detto: lanciamo un grande programma di adeguamento a uno standard di conoscenze tot, per fare questo occorrono X ore di insegnamento di italiano, Y di matematica, Z di Scienze, S di inglese, totale XYZS e per fare questo pensiamo basti il maestro unico, ecco, forse la discussione sarebbe più intelligente. Ovvero non c'è alcun programma dietro questa riforma, o almeno questo programma è ignoto.

Fatti personali: le mie due figlie sono in una scuola primaria privata bilingue e fanno 30 ore di lezione "curriculari" in cinque giorni (sabato festa!) più 4 ore di seconda lingua, che per loro è inglese, mentre per i bambini stranieri (in massima parte americani) è italiano.Le/gli insegnanti sono due per classe, più il madrelingua,la lavagna interattiva è realtà già dall'anno scorso, i compiti sono trasmessi via web. Pago 250 euro cadauna mensili, mensa compresa, la proprietaria non se la passa niente male, vorrei capire perchè non si può fare nella scuola pubblica e quanto costerebbe farlo in tutta Italia .

 

Prendi il bilancio del ministero dell'istruzione, dividilo per N (dove N = numero studenti), dai un assegno a ciascuno studente uguale a (bilancio ministero/N) e fagli scegliere la scuola dove vuole spenderlo. Problem solved.

 

UPDATE: dimenticavo, dai piena libertà e autonomia a tutte le scuole di fare un po' come vogliono riguardo a qualsiasi cosa, dall'assunzione di docenti a quante ore fare, a quanti maestri avere per classe, a quanti studenti mettere in una classe, e via cantando.

 

 

Nota che piuttosto che di rapporto alunni/docente l'articolo intendeva alunni per classe. 

 

 

E quanti alunni ci sono per ogni classe?

 

Riguardo al maestro unico non vedo argomentazioni convincenti.  MS Gelmini afferma che in quasi tutti i paesi europei c'e' il maestro unico, perfino in Danimarca. Io so che c'e' in Francia, dove comunque cambia ogni anno per i 5 anni delle elementari. Su queste basi, e magari confrontando i risultati, si potrebbe argomentare in maniera convincente.  Prendo nota con interesse di tutte le opinioni e tutti gli argomenti, e chiarisco subito che personalmente sono contrario al maestro unico e preferirei maestri separati per lettere, scienze e lingue. In particolare sono preoccupato dall'eventualita' che un pessimo maestro unico abbia a che fare con i miei figli per 5 anni, nella scuola pubblica italiana esistono - accanto a insegnanti ottimi e competenti - anche pessimi insegnanti incompetenti che non vengono assolutamente penalizzati ed espulsi per evitare i danni che fanno a minori indifesi.  Ebbene, pur essendo personalmente contro il maestro unico, noto che gli argomenti portati da MS Gelmini in dibattiti pubblici appaiono molto piu' convincenti degli argomenti di si oppone ai suoi provvedimenti.

Per quanto riguarda il tempo pieno, non mi e' chiaro quali siano le conseguenze delle scelte di governo. Certamente la situazione dell'Italia e' semplicemente vergognosa, non servono a nulla uno o due rientri fino alle 4 del pomeriggio, salvo forse a qualche impiegato pubblico che finisce di lavorare alle 14. Sarebbe opportuno che tutte le scuole offrissero tempo pieno fino alle 18, magari con un appropriato contributo delle famiglie per ogni giorno in cui ne usufruiscono, altrimenti non vedo proprio come potra' aumentare l'occupazione femminile e l'occupazione in generale.

 

 

Non mi è ben chiaro come dovrebbe funzionare "l'essenzializzazione". Se si tratta di focalizzarsi su pochi e precisi argomenti fondamentali, mi sembra sia positiva.

Mi ricordo che io ho studiato l'ascesa al potere di Zanardelli, quando la maggior parte degli alunni non sapeva la data dell'Unità d'Italia; poi, in prima media, il funzionamento nel dettaglio di un altoforno, mentre c'era qualcuno in difficoltà con l'area di un triangolo...

 

Un attimo, non confondiamo la 133 (che qui è stata a lungo discussa) con la 137.

Se parliamo di scuola elementare (137, la legge approvata oggi al senato e tempo fa alla camera) fissiamoci su quella e lasciamo per ora perdere la 133 (collegato alla finanziaria, spesa, fondazioni).

la 137 (sull'educazione primaria) è quella del maestro unico, libri di testo, educazione civica, voto in condotta, voto numerico.

I sondaggi la danno apprezzata dagli italiani.

La 137: www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08137d.htm (sono 8 articoli, non ci sono tagli)

la 133: www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm

Le critiche non riguardano la 137 (su cui si vuole fare referendum) ma la 133, che pero' credo che essendo di materia fianziaria non potrà essere "referendata".

Non so se qui, nel contesto di quotati economisti, ha senso discutere di maestro unico (o prevalente che dir si voglia) ma la mia esperienza all'estero (scuole svizzere) con un mestro unico che faceva 40 ore la settimana (non 24) è positiva (ed il suo stipendio era triplo rispetto a quello del collega italiano. Io non credo che i moduli (tre insegnanti due classi) esistano in nessuna parte del mondo che in Italia, e furono istituiti non per ragioni didattiche o pedagogiche ma semplicemente perchè finito il baby boom ed arrivati alla crescita zero c'erano troppi insegnanti e bisogava pur far fare loro qualche cosa (soprattutto dopo la fine della pacchia del prepensionamenti dopo 15 anni, 6 mesi ed un giorno di lavoro). Per lo stesso motivo furono chiuse le scuole speciali ed i bambini con handicap anche gravi furono inseriti nelle scuole.

Per me la 137 va bene cosi' e sono molte le insegnanti elementari favorevoli, anche a sinistra, plri tesserate.

Da federalista convinto tuttavia per me questo è un tema che NON deve essere deciso a ROMA.

Ovviamente lo è adesso, perché è ROMA che paga (e chi paga decide).

Ma per me se a Bologna vogliono 30 docenti per una classe di 6 bambini mentre a Cuneo

vogliono il maestro unico con classi di 30, ogni Comune fa le sue scelte e paga con la sua fiscalità locale.

Ciao,

Franz

 

 

 

 

Condivido la posizione di Franz, ed anche gli appropriati chiarimenti su 133 versus 137.

Maestro unico o multiplo, mi sembra una discussione mal impostata. Non v'è dubbio che il 3x2 sia stata un'invenzione sindacale con nessun fondamento pedagogico, me lo confermano relazioni piuttosto strette nel mondo sindacale della scuola elementare. Ma, di per se, non vuol dire niente pedagogicamente parlando; vuol dire solo che spendiamo molto di più per alunno.

Ora, se spendessimo di più ed avessimo le migliori scuoli elementari del mondo, andrebbe anche bene. Non sembra essere così. Da quanto mi è dato sapere, e l'evidenza mi sembra abbondante, non le abbiamo perché anche in Italia la qualità sia delle conoscenze che dello sforzo educativo del maestro/a medio/a è calata seriamente negli ultimi 20-30 anni. Il dibattito andrebbe spostato in quella direzione.

Per quanto riguarda il maestro unico verso il multiplo, mio figlio ha fatto 4 anni di elementari (incluso k-5) con le multiple e 2 con l'unica: vince quest'ultima a mani basse. Tutto quanto mio figlio ha imparato alle elementari lo ha appreso dall'Antonella, alla scuola elementare italiana di Madrid. Prima non sapeva nulla di utile o per davvero, e questo nonostante i molteplici maestri, pedagoghi, psicologi e consigliatori di ADD pills che gli giravano, costosamente, attorno.

 

 

Quando ero alle elementari (85-90) ricordo bene che c'erano sempre 1-2 genitori che affiancavano il nostro maestro unico per andare in gita e rientrare nel limite alunni/adulti. Non e' piu' possibile? 

Sono arrivata a discussione già innoltrata e da parecchio, quindi trovo difficile inserirmi anche se avrei alcune cose da dire. Sul tempo scuola come"qualità" e non "quantità". Il tempo in cui i bambini imparano non solo la didattica ma a convivere, a relazionare tra di loro e con le figure di riferimento. (parlo della scuola elementare che è il campo che conosco più da vicino essendo mamma di due boys)

Vi rimanderei quindi al mio blog dove ho collezionato parecchi articoli validi che possono chiarire alcuni punti oscuri (non tutti perchè perino l'amata gelmini non li ha chiari)

http://vivalascuolainfo.blogspot.com/

questi invece sono tre articoli linkati direttamente per chi non avesse voglia di spulciare l'intero blog!

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/29/viva-la-scuola-3/

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/10/06/viva-la-scuola-4/

http://www.mentelocale.it/societa/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_22169

 spero di essere stata utile :D

Donatella

 

57 commenti in una serata non li avevo mai visti! Impossibile starvi dietro.

La cosa piu' preoccupante mi sembra comunque quella relativa all'inglese. Considerando la pessima tradizione della scuola italiana per quanto riguarda le lingue straniere in generale, e considerando che le maestre tipicamente vengono da indirizzi scolastici in cui le lingue straniere non sono mai state viste come prioritarie, pensare che basti un corso di 200 ore mi sembra folle. Soprattutto perchè a quell'età credo che la cosa fondamentale per un bambino sia imparare una pronuncia corretta, piu' che regole grammaticali. Insomma, la scuola italiana avrebbe un gran bisogno di una massiccia iniezione di insegnanti madrelingua.

Provocazione: ma berlusconi non era quello delle "3 i"? E una delle "i" non era proprio "inglese"?

Infine, una precisazione per chiunque invoca le sue positive esperienze personali con il maestro unico: non dimentichiamoci che rispetto a 10-15 anni fa le classi sono estremamente piu' eterogenee, soprattutto a causa della presenza di alunni stranieri. Il discorso della "compresenza", da questo punto di vista, mi sembra sensato. Possono bastare le famose "classi di inserimento" per chi ha problemi con la lingua italiana? 

 

 

Infine, una precisazione per chiunque invoca le sue positive esperienze

personali con il maestro unico: non dimentichiamoci che rispetto a

10-15 anni fa le classi sono estremamente piu' eterogenee, soprattutto

a causa della presenza di alunni stranieri.

 

La Francia e molti altri paesi di ben piu' antica immigrazione rispetto all'Italia hanno maestro unico con risultati migliori o uguali al maestro multiplo italiano.  Anche se il tuo argomento e' logico, non mi sembra sia supportato dai fatti. Aggiungo che personalmente sono estremamente diffidente di tutte le soluzioni italiane non diffuse e praticate all'estero, pur essendo personalmente favorevole al maestro multiplo specialmente nell'ottica della riduzione del danno potenziale da parte di docenti malselezionati e male incentivati della scuola pubblica italiana che avessero il monopolio dell'istruzione per 5 anni.

Per quanto riguarda l'insegnamento dell'inglese, anche a me sembra irrealistico aspettarsi un insegnamento di qualita' da parte del maestro unico per di piu' formato dal sistema educativo italiano. Qui sarebbe interessante sapere qualcosa di piu' sulle esperienze di altri paesi, soprattutto quelli distanti dall'inglese linguisticamente come noi cioe' Francia, Spagna, Portogallo e Grecia.

 

l'inglese ... eh bel problema.

Io ho figli bilignue (marito americano), devo dire che il mio bimbo di 5 anni parla inglese meglio dell'insegnante italiana che l'altro mio figlio ha in 4° elementare!

Comunque maestri madrelingua  è un'utopia, scordiamoceli, visto che toglieranno tutto tranne i maestri di religione. (anche lì, se venissero pagati dal vaticano ... eh?)

 

 

A quanto mi risulta già ora i cosiddetti specialisti di inglesi sono maestri riciclati nell'incarico dopo un corso di lingua.

Anche nella mia esperienza la qualità di questo insegnamento è tuttora molto scadente.

Forse se la loro idoneità venisse valutata da un organismo terzo competente (come l'ufficio diocesano nel caso degli insegnanti di religione...) potremmo ambire ad aumentarne il livello.

 

 

Alcune note sparse. 

Quanta "ragioneria" (a mio avviso a sproposito quando si parla di scuola).

Innanzitutto una cosa è il rapporto docenti/alunni un'altra il numero di alunni per classe.

Il primo, intorno a 10 (dato non disaggregato rispetto ai diversi ordini di scuola), risente del numero di ore curricolari. Nella secondaria di secondo grado più ore di lezione si fanno, più insegnanti servono, più il rapporto si abbassa. In altre parole non è che in Italia ci sono classi con 10 alunni come norma!

Perché questo rapporto è più basso rispetto agli altri paesi? Primo, perché non siamo le pianeggianti Germania o Francia, né la glaciale Svezia. Siamo un paese con oltre ottomila comuni, e un'orografia montuosa. Vogliamo costringere le sovrane famiglie del libero mercato a sobbarcarsi decine di Km al giorno per portare i bambini nella più vicina scuola primaria? E' evidente che queste realtà alterano i dati. Secondo, l'inserimento degli alunni diversamente abili, lungi dall'essere il risultato di un dibattito appassionato che ha coinvolto nei decenni scorsi chi la scuola la fa, e che con l'abolizione delle classi speciali ha reso il nostro approccio un modello per altri paesi, sarebbe l'ennesimo inconfessabile complotto sindacale. Se così fosse si sarebbe data attuazione, pur perseguendo il turpe obiettivo di non lasciare a casa dei maestri (eterogenesi dei fini), all'articolo 3 della Costituzione: "Tutti hanno pari dignità sociale... senza distinzioni di... condizioni personali o sociali". Poiché gli insegnanti di sostegno sono circa 90.000, anche questo dato incide significativamente sul rapporto in questione.

Il nuovo involucro disciplinare, previsto dall'articolo 1 del decreto, Cittadinanza e Costituzione, in realtà nuovo non è. Non solo perché nella secondaria di 1° grado (medie) Educazione civica non è mai stata abolita, non solo perché con i programmi del 1990 nella primaria (elementari) è stata prevista l'area delle scienze sociali, ma ciò che è più clamoroso è che la Costituzione è elemento portante del programma di Diritto che, ad eccezione di licei classici e scientifici, dove non è previsto l'indirizzo Brocca, è materia insegnata in tutti gli ordini della secondaria di secondo grado (superiori). E' come introdurre per decreto l'insegnamento delle equazioni in matematica!

Si noti infine la retorica con cui si sottolinea questa presunta innovazione, laddove tale insegnamento, "grimaldello" nella lotta al bullismo, si dovrebbe offrire anche a chi la cittadinanza (non solo nel senso di status) se la vede negare quotidianamente oppure e si assiste a uno svuotamento sostanziale della Costituzione stessa. 

 

 

Voito dir che ghemo tanti maestri parché ghe se i Apennini? Vara che anca in Francia ghe se le montagne, e in Spagna anca.  In italiano, che rischio di non farmi capire: se togli quelli delle zone "montagnose" (che poi non sono a 10 Km uno dall'altro: in dolomite c'è un comune ogni 3 o 4 Km, nelle valli) a quanto sale il rapporto docenti/alunni? Dato che sai che il valore 10 si deve alla "orografia montuosa", forse saprai anche quale sia il rapporto nei comuni con, diciamo, più di 5000 abitanti, no?

Perché la ragioneria ti sembra a sproposito quando si parla di scuola? Le scuole le facciamo e gestiamo senza fare i conti di quanto costano e quanto rendono? È questa l'idea che suggerisci? 

Sul resto: cosa vorresti dire? Non si capisce. Citi la costituzione come una clava, ma non si capisce cosa tu voglia colpire.

In italiano, poi, cosa vuol dire:  

 

se la vede negare quotidianamente oppure e si assiste a uno svuotamento sostanziale della Costituzione stessa.

 

 

Si, la ragioneria può essere a sproposito ma la cosa pubblica costa e il costo si trasforma in imposte (o deficit).

Una azienda con 20'000 lavoratori per fare 34 bulloni da 20 centesimi l'uno ... all'anno, non sta in piedi.

Una scuola con 7 milioni e mezzo di studenti e 1'157'000 addetti (tra personale docente e non docente) non sta in piedi. Infatti oltre al rapporto docente/alunno e alunni per classe, dovremmo anche considerare l'enorme peso burocratico (ministeri, provveditorati, bidelli).

Se poi passiamo anche a considerare l'università, arriviamo a 1'300'000 addetti, mentre degli studenti non è chiaro il volume, per via dei fuori corso.

Comunque nella scuola elementare italiana il rapporto docenti per alunni è 10.12 mentre è 9.6 alle medie inferiori e 10.46 nei licei.

Appena riesco a far funzionare il cut&paste qui su firefox, mando dei dati più completi.

Sugli insegnanti di sostegno va detto che nella maggioranza dei casi non sono qualificati (come dovrebbero esserlo) ma normali insegnanti in esubero, riciclati per quella mansione.

E va detto anche che l'insegnante di sostegno è uno solo, mentre in classe puoi avere due casi gravi, un caso più gestibile, alcuni bambini problematici, due stranieri appena arrivati che non sanno la lingua .... beh in queste condizioni non garantisci alcun dettato costituzionale.

Ciao,

Franz

 

 

 

 

Francamente, un paese con popolazione più dispersa della Svezia fatico a trovarlo.Almeno in Europa.

 

 

La "glaciale Svezia" ha nove milioni di abitanti sparsi su un territorio di un terzo più vasto dell'Italia, e d'inverno fa pure freddo. Eppure....

 

Un commento veloce, visto che si parla "per esperienza personale". Nella scuola - pubblica - dei miei figli (entrambi alle elementari), vige un sistema "misto". Ogni "grade" ha piu' o meno sei classi (sei prime, sei seconde, ecc). Di queste, cinque hanno un insegnante unico, la sesta ha due insegnanti e si chiama "collaborative class" perche' raccoglie gli alunni che hanno bisogno di sostegno particolare, "special education" (assieme ad alunni "normali"). Da notare che anche nelle classi con insegnante unico ci sono assistenti dell'insegnante (di solito studenti di master in education presso la vicina New York University, che sono li' a fare tirocinio); inoltre ci sono insegnanti specializzati in scienze, o arte, o computer, e ogni classe passa un'ora alla settimana in ciascuno di questi "corsi specialistici".

Ma la cosa che piu mi ha colpito, venendo dall'Italia, e' che la composizione delle classi, e l'insegnante stesso, cambiano ogni anno. Ovvero, ogni anno le classi vengono mescolate ed assegnate ad insegnanti che si sono specializzati per quel "grade", per cui i miei figli si trovano ad avere compagni diversi e insegnanti diversi ogni anno. All'inizio questa cosa mi aveva lasciato perplesso, ma devo dire che adesso sono molto soddisfatto del sistema. I ragazzi, dopo qualche anno, si trovano ad essere stati in classe assieme a quasi tutti i loro coetanei. Ma soprattutto, se per caso un anno capita un insegnante meno bravo, o comunque con cui il bambino non si trova bene, non c'e' l'incubo di essere bloccati con lo stesso insegnante per tutte le elementari - ogni anno si cambia. Certo, il downside e' che se per caso un anno trovi un insegnante ottimo/a, l'anno successivo lo perdi. Ma tutto sommato, preferisco il rimescolio.

Rimandiamo ad un'altra volta una rassegna della letteratura empirica su vari sistemi educativi....!

 

 

Per certi aspetti il sistema di cui parli appare essere simile al sistema francese, un maestro unico che cambia ogni anno, e credo che ogni maestro unico quindi si specializzi negli insegnamenti di un particolare anno. Anche secondo me questo sistema e' molto preferibile al maestro unico per 5 anni, che francamente mi preoccupa. Io ho avuto una maestra unica per cinque anni, competente sia in lettere che in matematica, e purtuttavia con idee "politiche" ben precise che solo da adulto mi sono reso conto quanto mi abbiano influenzato in quel periodo.

 

da http://www.itd.cnr.it/tdmagazine/PDF23/EUROPA2.pdf

Dati sulle scuole

Totale scuole pubbliche: 13.500

Totale classi: 370.260

Classi nella scuola materna: 39.557

Classi nella scuola elementare: 141.216

Classi nella scuola secondaria inferiore: 80.887

Classi nella scuola secondaria superiore: 108.600

Dati sui docenti

Totale docenti: 741.437 (nelle scuole pubbliche)

Scuola materna: 80.666

Scuola elementare: 253.857

Scuola secondaria inferiore: 175.605

Scuola secondaria superiore: 231.309


Dati sugli studenti

Totale studenti: 7.590.892 (nelle scuole pubbliche)

Scuola materna: 915.011

Scuola elementare: 2.570.064

Scuola secondaria superiore: 1.686.408

Scuola secondaria superiore: 2.419.409


Nella scuola materna, che non è obbligatoria,

il rapporto tra bambini e loro insegnanti

è di 11,34. Nella scuola elementare e nella

media inferiore, entrambe inserite nel ciclo

dell'obbligo, il rapporto tra gli alunni e

i loro insegnanti è rispettivamente di 10,12

e 9,60. Nella scuola secondaria superiore, il

cui primo anno rientra nel ciclo dell'obbligo,

il rapporto tra gli alunni e i loro insegnanti

è di 10,46.


Quindi abbiamo 7.590.892 come studenti e 1.157.194 come personale

(docente e non docente) ma non comprendo come si possa passare da

741.437 docenti ad un totale generale di 1.157.194.


Possibile che la differenza (il personale non docente e precario ma

pagato) arrivi in totale a 415'757? Cosa fa tutta questa gente? Qui mi

pare che prima di tagliare sui docenti e le classi ci siano ben altri

comparti nel ministero in cui andare ad indagare su chi fa cosa e perché.


Diamo una occhiata al numero degli studenti (primaria e secondaria)

ed al numero degli addetti (doceenti di ruolo, precari, personale

amministrativo). 1'157'000 addetti per sette milioni e 600 mila

studenti non esiste da nessuna parte del mondo. Sappiamo che il

personale è tanto (troppo) e mal pagato e che i loro stipendi assorbono

il 97% della spesa. Se la matematica non è una opinione per arrivare

a meno docenti e dipendenti ma pagati meglio bisogna fare dei tagli

e che quindi qualcuno rimarrà a casa. Poiché non si puo' licenziare

è ovvio che si agisce sul turnover e questo produce l'effetto perverso

di una scuola sempre piu' vecchia.


I dati OECD ci dicono che i docenti degli altri paesi fanno 30, 35

anche 40 aore, non 24. E che vengono pagati il doppio, se non il triplo

in alcuni paesi piu' ricchi.

Altra polemica che ho letto in Italia è sul rapporto tra la spesa per il personale e quella totale (97%)

Il rapporto education at a glance 2008 per l'italia invece indica dati in linea con le medie OECD.

 

Secondo l'OCSE, invece, a coprire il 93,7% (non il 97%) della spesa non sono gli stipendi, ma la cosiddetta spesa corrente. Di quest'ultima gli stipendi coprono l'80,4% (cioè il 75,33% della spesa complessiva), quelli per i soli insegnanti il 64%. Ciò in linea con la media OCSE.

 

In realtà quella tabella (la B6, per chi conosce il rapporto) mostra il totale della spesa pubblica e privata. In Italia quella privata è poca ma nell'università è 1/3 del totale. All'OCSE poi i ministero dell'istruzione ha consegnato i dati che gli sono stati richiesti (per renderli comparabili con altri) quindi non so se sono compresi straordinari, indennità varie, i contributi a carico dl datore di lavoro etc. Di certo so che il dato della spesa del personale è pubblicato dalla Ragioneria Generale dello stato e che anni fa avevo io stesso comparato il volume con il dato complessivo di bilancio trovando un 97.5%.

Ciao,

Franz

PS: chiarisco che il dato di 1.157.194 del personale della scuola (senza università) è quello pubblicato annualmente dalla RGS. 

 

 

Tutto chiaro, o no ? Io ho capito alcune cose:

1. Il maestro unico o plurimo è, alla fine dei conti, solo un problema sindacale, il problema è che MSG ha detto che il maestro unico è giustificato da "studi pedagogici", che invece, sembra, non esistano. Vero è che il maestro unico esiste praticamente dappertutto.

2. Il problema vero mi sembra quello delle 24 ore (che contrattualmente sarebbero 22, aspettiamo lumi) di insegnamento, sono niente, sparisce praticamente la lingua inglese, non c'è alcuna analisi costi-benefici.

3. Un punto non chiaro è il rapporto docente/alunni, che può arrivare a 28, ma non si capisce dove, come e quando. Spariranno le scuole di montagna, probabilmente i comuni dovranno organizzare degli scuola-bus, ma non mi sembra la fine del mondo.

Ecco, ribadisco, ci siamo fermati sul dito (il maestro unico, errore che ho commesso io per primo in un commento) e non guardiamo la luna: in 24 ore settimanali cosa imparano i bambini ? (Anche se la cosa non mi riguarda, avendo le mie figlie a scuola privata). Soprattutto temo il seguito sulle scuole secondarie, perchè se il buongiorno si vede dal mattino...

Ma poi, soprattutto, questi 8 miliardi di euro di tagli mi ritornano nelle tasche o vanno a finire in Alitalia, Banche, Soras di Moratti ?

 

Sugli studi pedagogici nemmeno io so ma ricordo che il riferiemento era al legame psicologico che si crea alle elementari tra bambino e docente (che è quasi un sostituto della mamma e spesso cosi' viene appellata a scuola dai bambini). La tesi è che il bambino ha bisogno comunque di UNA figura di riferimento però già oggi nel modulo 3*2 esiste un insegnante prevalente che si prende questo ruolo, anche se non al 100%.

Concordo che i problemi veri sono altri. E che mai prima nessun governo dx o sx li ha affrontati.

Per me la soluzione è un orario di 35-40 ore per docente (come in gran parte del mondo) ed uno stipendio adeguato ma se la matematica non è una opinione questo significa tagli ancora piu' grandi sul personale delle scuole elementari.

 

E quindi nessuno osa farlo e nemmeno proporlo. 

Altra riforma importante è federalizzare la scuola, iniziando ovviamente dalle giurisdizioni che sono pronte ad assumersi questo compito.  

Ciao,

Franz 

 

Secondo me la luna non è: in 24 ore settimanali cosa imparano i bambini?

La maggior parte di noi che scrive qua, non ha forse frequentato le elementari per 4 ore giornaliere per 6 giorni alla settimana?

Non sono sicuro che il tempo pieno sia stato introdotto ai fini di migliorare qualitativamente il servizio, ma più per venire incontro alle nuove "esigenze sociali" delle famiglie.

La luna, a mio parere, è la qualità del servizio offerto.

 

>Negli asili nido (dove questa cosa, se fosse vera, sarebbe ancora più

vera) non mi risulta che a nessuno sia mai venuto in mente di mettere

una maestra unica. Al contrario c'è un gruppo (grande o piccolo dipende

dall'organizzazione del singolo asilo) di maestre che sta dietro ad un

grupo (grande o piccolo) di bambini in modo da poter distribuire più

equamente l'attenzione.

---

Forse questo è vero in Italia, per via delle poche ore di lavoro che le maestre di asilo sono sindacalmente disposte a fare.  Ma nel resto del mondo all'asilo le maestre sono una per classe e si fanno tutta la giornata, mattina e pomeriggi (mensa compresa) come un normale lavoratore.

 

Gira e rigira, si torna sempre li'.

>Nel senso che i (pochi) maestri maschi li licenziamo in tronco perché

non sostituiscono la mamma e quindi il loro valore pedagogico è minore?

---

Anche loro sono figure uniche, per cui teniamoli pure. I miei due figli hanno avuto all'estero due insegnanti elementari ("unici" dalla prima alla quinta, per 34 ore alla settimana). Una maestra ed un maestro. Non ho critiche da fare a questo metodo. Esperienze personali molto vicine di insegnanti elementari bravi italiani dicono che non vedono l'ora che arrivi il maestro unico perché non ne possono più di dover fare la progrmmazione comune con colleghi incapaci e fannulloni. In quel caso sappiamo come va a finire: il lavoro lo fa uno solo e gli altri vanno a rimorchio. E ce ne sono tanti, di incapaci. Di solito arrivano dal sud con punteggi altissimi (chissà come mai) ma spesso non sanno nemmeno bene l'italiano. 

I maestri hanno tante ragioni ma hanno anche tanti torti: il primo è di sopportare tanti colleghi indegni di insegnare per amor di casta.

Ciao,

Franz 

 

 

Allora aggiungo anch'io i miei data points londinesi:

1) Anche qui gli asili (almeno i due di cui mio figlio ha esperienza diretta) hanno un team di maestre che gestiscono insieme un numeroso gruppo di bambini. Personalmente mi sembra un'ottima idea. For the record: gli asili sono privati, ma posso scalare una bella fetta della tuition dal mio reddito imponibile.

2) alle elementari (pubbliche) c'e' tipicamente un maestro o una maestra per classe, piu' vari ed eventuali insegnanti di sostegno (che non vengono tutti i giorni e la cui presenza e' collegata a quanto e' grande la classe e quanti bambini hanno special education needs).  L'insegnante principale, che cambia ogni anno, insegna praticamente tutto, ma se la scuola ha i soldi puo' prendersi insegnanti specialistici di musica, educazione fisica o lingua straniera (che non e' nel curriculum elementare standard). 

 

 

 

 

 

Segnalo un pezzo di Luca Ricolfi che parla dell'argomento.

ps: non (anda)va il bottone dei link, lo (avevo) mett(ss)o per esteso, ora e' linkato...

 

 

Non credevo che il mio articolo potesse dar vita ad una tale discussione e fatico a leggervi tutti! Comunque mi fa piacere perchè significa che la scuola interessa ancora a qualcuno. Non ho la pretesa di dare una risposta a tutte le vostre osservazioni, ma volevo chiarire alcune cose. Quel che ho scritto nasce essenzialmente dalla mia esperienza (quindici anni di servizio) e dal confronto con colleghe che hanno iniziato la carriera come "maestre uniche" e che hanno poi vissuto sulla loro pelle le conseguenze delle idee geniali di vari ministri.

Dal canto mio, ho sulle spalle due anni da insegnante praticamente unica (ad eccezione di storia, tutte le discipline erano mie), un anno in un modulo 4 docenti su 3 classi, e poi sempre al tempo pieno. Da più di 10 anni lavoro con la stessa collega, io nell'area linguistica, lei in quella matematica. Abbiamo frequentato e continuiamo a frequentare almeno due corsi di aggiornamento all'anno, ciascuna nella propria area d'insegnamento. Non dico che siamo perfettamente preparate, ma che facciamo il possibile per esserlo (piccolo particolare: tutto a spese nostre!). 

Dovessi insegnare TUTTE le discilpine non potrei certo garantire la stessa competenza. Io e la maggior parte delle mie colleghe lavoriamo, di fatto, in media 30 ore settimanali, anche se veniamo pagate (sottopagate!) per 24 e questo nessuno lo dice (o lo sa). E' vero che noi siamo cresciuti col maestro unico, ma stiamo parlando di 30 anni fa! La mia maestra (brava e buona) mi ha alfabetizzato o poco più. Far musica, con lei, significava cantare una canzone; l'ora di immagine era fare il disegno sotto il dettato...Oggi, per fortuna, possiamo offrire qualcosa di più stimolante, creativo, grazie alla possibilità, presto negata, di lavorare per gruppi meno numerosi rispetto all'intera classe. E che cose meravigliose riescono a produrre i bambini!

Se mi si imporrà di fare la maestra unica lo farò, non mi spaventa, ma tutte queste esperienze significative dove andranno a finire? In 24 ore insegnerò sì e no i saperi di base. Tra l'altro vorrei ricordarvi che negli ultimi anni la scuola ha dovuto prendersi in carico anche tutta una serie di educazioni: stradale, alimentare, all'ambiente, all'affettività e alla sessualità ... C'è dell'altro che dobbiamo fare noi maestre?! Scusate, ma i genitori a cosa servono? 

Credo che tutto possa essere migliorato e che ci si debba impegnare per cambiare le cose che non funzionano, ma questa riforma non ha uno scopo migliorativo, è soltanto una manovra economica e da docente innamorata del proprio lavoro non posso che rammaricarmene. Non pretendo che tutti condividano i miei pensieri ma forse si dovrebbe dare maggior credito a chi la Scuola la vive e la fa tutti i giorni, piuttosto che ad un Ministro avvocato talmente incompetente da non sapere nemmeno che il tempo prolungato e il tempo pieno non sono la stessa cosa! 

 

Ho trovato questi dati, TIMSS 2003. Vista la miriade di commenti non so se sono gli stessi citati da altri

archivio.invalsi.it/ricerche-internazionali/iea-timss/

I risultati disponibili in pdf alla fine della pagina. La tabella 2 e la 4 mostrano la distribuzione dei livelli di apprendimento in matematica e in scienze al quarto anno di scolarizzazione. L'italia é al di sopra della media internazionale ma viene dopo tutte le altre economie piú ricche del mondo in entrambe le tabelle. Ora, é vero che non abbiamo time series per confrontare l'evoluzione dei risultati nel tempo e quindi non sappiamo cosa é successo rispetto al periodo del maestro unico. Sappiamo peró che l'Italia é l'unico paese che non ha il maestro unico nella distribuzione dei paesi e la sua performance non é tra le prime. Quindi se la performance dello studente dipende solo dalla bravura del maestro e dal fatto di avere maestro unico o no direi che (se la bravura media degli insegnanti non cambia tra i diversi paesi) il multi-maestro é peggio del singolo maestro (secondo questi dati cross-section).

 

 

Sarebbe interessante anche controllare il numero di allievi per classe.

 

 

...e la performance dello studente dipende solo dalla bravura del maestro e dal fatto di avere maestro unico...

 

(grassetto mio)

 

Direi che possiamo catalogare questa ipotesi come sbagliata. Al massimo il fatto di avere un solo maestro o no potrà avere una certa influenza ma ci sono millemila altre condizioni che determinano le performance dello studente (non ultimo l'ambiente culturale in cui cresce).

 

Faccio una osservazione senza guardare i links suggeriti (quindi se dico scempiaggini merito di essere rimproverato). Siamo sicuri che sia sufficiente guardare i dati medi delle graduatorie internazionali e non la dispersione degli stessi per stabilire se è meglio un maestro singolo oppure due più specializzati ? Mi spiego meglio: è noto che le medie appiattiscono tutto, quindi se vi sono due insegnanti uno bravo e uno incapace la media dei risultati di tutti i loro studenti non cambia, anche se gli studenti sono divisi in due classi: a) seguite solo da un insegnante ciascuna oppure b) seguite al 50% da entrambi. A meno che non vi sia un effetto positivo dalla specializzazione dei due insegnanti in materie differenti (un po' come nella teoria del commercio internazionale...). Torniamo alla realtà italiana. Supponiamo che alcune regioni virtuose attuino proficuamente tale specializzazione delle competenze, mentre altre regioni meno virtuose non siano in grado di farlo altrettanto bene. Dovrebbe allora accadere che i risultati degli studenti delle prime crescano rispetto alle altre. In altri termini la dispersione regionale dei risultati (anche quella intraregionale) dovrebbe aumentare. Vi sono delle statistiche utili per tale verifica ?

 

Ho due considerazioni da fare:

1) Questa, come si è già appurato, è una riforma-taglio: ma siamo sicuri che non sia solo la prima parte di una riforma che, magari, trasformerà veramente le cose?

2) Ho visto che l'opposizione si è dilungata sul fatto che i tagli verranno fatti a caso: ma dato che nel decreto non ci sono i criteri su come verranno fatto i tagli, non può essere invece che i tagli verranno fatti in modo meritocratico?

 

La risposta è "tutto può essere" sia alla prima che alla seconda. Personalmente però ho perso ogni speranza il giorno che la Gelmini ha nominato Pizza sottosegretario con delega alla ricerca.

 

La posizione di MS Gelmini (ascoltata in dibattito trasmesso alla radio) e' la seguente: i decreti convertiti in legge sono tagli giustificati dal fatto che la spesa italiana eccede la media e dalle necessita' di bilancio, piu' alcuni provvedimenti a costo zero dettati dal (suo) buon senso. Come ministro non ha l'ambizione di elaborare una riforma approfondita perche' ritiene che questa debba essere elaborata e discussa in Parlamento e non possa essere un atto unilaterale del governo. In generale ritiene che la scuola debba essere riformata in direzione meritocratica e avere meno docenti (come la media OCSE) ma pagati meglio e proporzionalmente ai loro risultati e qualifiche.

 

 

 Qui si trovano anche i dati sul numero di alunni per classe.

http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_37455,00.html

Interessante il caso della Corea, peccato non sia riportato da INVALSI

Il Giappone apparentemente ottiene ottimi risultati con pochissimi docenti. 

 

 

Le riflessioni che ho fatto, in quanto cittadina italiana, madre di due bambini, vanno in più direzioni, in merito alla legge della Gelmini.

La questione del maestro unico è, sotto certi aspetti, relativa, anche se ritengo che la complessità della conoscenza e le specializzazioni diano senso alla pluralità del corpo insegnante.

I cambiamenti sono sempre difficili da accettare ed attuare; lo sono quelli che vengono decisi da noi stessi, figuriamoci quelli che sentiamo imposti; se poi arrivano da persone che riteniamo incompetenti, ancora peggio!

Condivido le perplessità che ho letto nei post.

Quello che è chiaro è la decisione di operare tagli all'istruzione.

Mi chiedo: invece di tagliare fondi e finanziamenti, perchè non effettuare un'analisi approfondita delle modalità di investimento ed operare i cambiamenti a quel livello?

La legge colpisce e rischia di affondare l'ambito della cultura e dell'istruzione e l'investimento nelle future generazioni.

Di fondo, mi pare che tutto ciò porti avanti l'obiettivo di creare, a medio-lungo termine un popolo fortemente ignorante e con scarsa capacità critica. Nel breve termine, invece, mi pare si creino le condizioni per favorire le iscrizioni nelle scuole private, aumentando il divario tra gruppi sociali.

 

 

 Quest'ultimo timore é forse ingiustificato: almeno anche le scuole private sono scontenti della situazione. 

Le suore contro la Gelmini -  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=431&ID_sezione=274&sezione=

 

>abbiamo chiesto ad una maestra cosa cambierà con la riforma.

Questo è il punto di partenza. Che poi è la legge 137. le metto per esteso, perchè pare che in tanti luoghi se ne larli senza sapere cosa sia.

Art. 1. Cittadinanza e Costituzione

1.

A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una

sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del

Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni

di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate

all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle

conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione»,

nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte

ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono

avviate nella scuola dell'infanzia.


2. All'attuazione del

presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane,

strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.


Art. 2. Valutazione del comportamento degli studenti

1.

Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della

Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in

materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle

scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio

intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente

durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in

relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi

educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della

propria sede.


2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.


3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente

dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello

studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al

successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma

l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno

scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione,

dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per

correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto

insufficiente, nonche' eventuali modalità applicative del presente

articolo.


Art. 3. Valutazione del rendimento scolastico degli studenti

1.

Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione

periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la

certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi

ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione

raggiunto dall'alunno.


2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella

scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale

degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze

da essi acquisite e' espressa in decimi.


3.

Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a

conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non

inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.


4.

L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.

226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile

1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:


a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;

b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite le seguenti: «, espressa in decimi,»;

c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;

d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta

sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al

comma 5;

e) e' altresì abrogata ogni altra disposizione

incompatibile con<> la valutazione del rendimento scolastico

mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.


5.

Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge

23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione,

dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle

norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite

eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.


Art. 4. Insegnante unico nella scuola primaria

1.

Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del

decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo

comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche

costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con

orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene

comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie,

di una più ampia articolazione del tempo-scuola.


2. Con apposita

sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64,

comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' definito il

trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive

rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti

disposizioni contrattuali.


Art. 5. Adozione dei libri di testo

1.

Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25

giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6

agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di

testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere

invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di

aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente

disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze,

l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a

valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila

affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione

dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni

vigenti.


Art. 6. Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria

1.

L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della

formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della

legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle

attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha

valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente,

nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.


2. Le

disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno

sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della

formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in

vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in

vigore del presente decreto.


Art. 7. Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:


«433.

Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di

cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive

modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e

chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso

ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione

che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività

professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle

attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al

concorso espletato.».


Art. 8. Norme finali


1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


2.

Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà

presentato alle Camere per la conversione in legge.

 



Personalmente

alcuni punti mi vedono d'accordo (educazione civica, libri di testo,

voto sul comportamento) ed altri in disaccordo (bocciatura per una

insufficenza). Sul maestro unico ritengo (da federalista) che ogni

scuola dovrebbe fare come ritiene meglio (ma a spese della

giurisdizione che adotta il provvedimento). In linea di massima

tuttavia io sono d'accordo con il maestro unico. Sul voto numerico sono

d'accordo ma la bocciatura dovrebbe essere fatta solo se la media è

inferiore al sei, non la singola materia.

 

Ed anche qui per me vale il

principio federalista, soprattutto alle elementari, che in ogni città

hanno dritto di sperimentare le soluzioni ritenute migliori per

valutare l'ottenimento degli obiettivi didattici.


I punti credo piu' spinosi rimangono quelli del maesto unico e della bocciatura per una sola insufficenza.


Visto

pero' che vari aspetti di questa legge sono apprezzati dagli italiani,

sono scettico sulla riuscita di un eventuale referendum che volesse

abrogare tutta la legge, sia in fatto di quorum che di esito SI/NO.


Tutto quindi dipende da quali articoli abrogare e da quanti referendum verranno fatti.

L'abrogazione di singoli articoli o commi credo sia possibile.

Se la domanda è come cambierà la scuola con questa riforma, a me pare che qualche cambiamento ci sarà ed anche di sostanza e che tutto sommato molti cambiamenti saranno positivi e pochi saranno negativi. A parte le posizioni ideologiche " a prescindere", una valutazione oggettiva a posteriori sul maestro unico sarà possibie farla solo tra 10 anni.

Poi ci sono altre modifiche, di natura finanziaria, legate ai tagli. La chiusira delle piccole scuole mi vede nettamente contrario, soprattutto nel contesto alpino ed appenninico.

Per il resto dai numeri che ho postato stamattina, si vede che di personale in esubero ne abbiamo a pacchi per cui i tagli sono necessari e doverosi, anche se dolorosi (come quando si licenzia chiunque ... non è che un operaio o un impiegato valgono umanamente meno di un docente ... è tutta gente con famiglia, figli, mutuo). Qui siamo in un gruppo di discussione principalmente di economia per cui non dovrebbe essere necessario spiegare che la scuola, come qualunque altra attività pubblica o privata, non è posto per mantenere casi sociali e fare sprechi. 

Saluti a tutti,

Francesco

 

 

L'articolo sui libri di testo e' comico... ma che faccia bisogna avere per scrivere leggi del genere? Prima si chiede agli editore di mantenere invariati i contenuti, poi si scrive "salvo le appendici di aggiornamento"... sospetto che vedremo libri sempre piu' sottili e appendici sempre piu' grosse e costose... poi si impone alle scuole di adottare i libri solo ogni 5 anni ... mah queste imposizioni dirigiste lasciano il tempo che trovano; lo scopo, sospetto, e' aumentare il resale value dei libri usati (o la possiblita' di fratelli e sorelle di condividere gli stessi libri)... stiamo freschi. E comunque, bella fregatura per chi inizia la scuola 4 anni dopo l'adozione e ha una sorellina che entra l'anno successivo. 

 

mah, io sulla bocciatura per una sola materia l'avevo interpretato come: se sei insufficiente in una o più materie anche dopo l'esame di riparazione, ripeti l'anno. come si è sempre fatto fino a qualche anno fa.

quanto alla chiusura delle scuole piccole (di cui però in questo decreto non si parla), anche lì non è chiaro se si tratta di chiusura vera e propria o invece di  accorpamento del personale dirigente -amministrativo. nel senso che da due scuole piccole poste in paesi diversi si fa un unico "plesso" che fa tanto fico, con un unico preside/segretario/economo (tutti al femminile, naturally) ma mantenendo le due sedi separate per quanto riguarda aule, classi e insegnanti.

per ciò che riguarda invece il punto principale della questione, e cioè l'articolo della maestra, mi ha particolarmente colpito il passo nel quale scrive:

Il “maestro unico” dovrà insegnare tutte le discipline, mortificando di fatto la specializzazione che i docenti, grazie alla suddivisione delle materie tra gli insegnanti di classe, hanno acquisito nel corso della carriera professionale. Ma soprattutto, il lavoro dei docenti di classe non sarà più impostato sul confronto e sulla collaborazione in riferimento alle scelte didattiche e agli stili educativi. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini; gli alunni saranno privati della possibilità di formarsi con la guida di una pluralità di figure e i genitori saranno costretti a rapportarsi con un unico docente, senza appello, senza possibilità di confronto a più voci. La scomparsa delle compresenze renderà impossibile lavorare con piccoli gruppi di bambini per attività di potenziamento e recupero. 

bene, siamo davvero sicuri che questa preoccupazione sia rivolta agli alunni, e non invece alla salvaguardia dell'anonimato dell'insegnante?

mi spiego meglio, attingendo per mancanza di dati oggettivi più affidabili, alla mia esperienza. la minore delle mie figlie ha finito le elementari in giugno, e ora frequenta la scuola media. per cinque anni è stata in una classe di modulo, con l'alternanza di due e dalla terza tre maestre (più due per le due lingue straniere, una per la religione e una di sostegno). ora, trascuriamo per carità di patria l'incresciosa situazione di aver dovuto cambiare ben nove maestre principali (e tre di francese e religione) in cinque anni per gravidanze, trasferimenti e malattie varie, e la sorprendente nozione di "specializzazione" (di cui tanto si paventa la possibile scomparsa) che deriva dall'osservare che la specializzata di matematica nella sua classe era anche la specializzata di italiano in un'altra, nonché di inglese in una terza (oltre al sorprendente passaggio della maestra di religione di seconda a maestra principale di italiano in terza, con provvida gravidanza in quarta....). il punto fondamentale è che in questa girandola di insegnanti, l'unica a rimanere fissa per tre anni è stata purtroppo un attrezzo indefinibile di origine lucana, sul bordo interno della pensione e sull'orlo esterno dell'analfabetismo, che in teoria avrebbe dovuto insegnare storia e geografia (non si capisce a quale titolo, vista l'impreparazione), e che in pratica s'è anche premurata di colmare quelle che giudicava lacune gravi in altre materie, con risultati peggiori di qualsiasi incubo si possa immaginare.

bene, la cosa che ho trovato veramente difficile nel contesto di "collegialità" determinato dalla maestra tricefala e dalle quadricefale ausiliarie, è stata di poter attribuire determinate lacune linguistiche e nozionistiche a una maestra piuttosto che a un'altra, e proprio perché qualsiasi scelta sulla didattica, gli argomenti, il programma e la sua applicazione, i giudizi di merito e di metodo del lavoro degli studenti venivano sempre presentati come frutto della decisione unanime per quanto sofferta del "comitato di docenza", senza che mai si potesse dire nulla a chicchessia. 

con un maestro unico il giochetto riuscirebbe molto più difficile, e sentirsi dire alla fine della quinta: "ma lo sa che sua figlia non sa fare le divisioni?" da UNA persona che per cinque anni l'ha seguita e in teoria avrebbe dovuto insegnargliele già due anni prima apparirebbe decisamente surreale.

insomma, il timore del corpo docente elementare non è mica quello di doversi - dopo decenni - assumere delle responsabilità, e di fronte agli alunni, e di fronte ai loro genitori, e infine di fronte ai propri superiori??? e le "più voci" che si perderanno nel confronto con i genitori, non sono mica viste, da parte di maestre svogliate, disoneste o impreparate, come voci (di colleghi) in appoggio o a paravento delle proprie mancanze???

p.s., all'attrezzo in questione ho poi risposto (tanto gli scrutini erano già conclusi): "le divisioni gliele ho insegnate io nell'ultimo anno, casomai non ve ne foste accorti, ma mi spiegate piuttosto come mai è arrivata in quinta senza saperle fare?"

 

>Mi piacerebbe ad esempio sentire una prospettiva, un'ipotesi, uno

scenario futuro da parte di Gelmini & Co., da parte dei

sostenitori, magari da parte di qualche maestro favorevole... ammesso

che ne esista uno. Insomma credo che in mancanza di dati o prospettive

obiettive sia molto utile e desiderabile averne almeno una per parte,

per ricavarne una visione più critica sull'argomento.

---

Beh, un governo con dentro la Lega dovrebbe proporre uno scenario federalista e rimanendo in tema di scuola primaria non c'è dubbio che questo compito è sempre affidato alla giurisdizione comunale (come tra l'altro era una volta in Italia, forse prima degli anni '50 ).

Giurisdizione comunale significa che la spesa della scuola primaria è affidata al comune (carico fiscale compreso, salvo eventuali compensazioni orizzontali e verticali) ed è il comune che assume i docenti, pagandoli diversamente a seconda del costo della vita locale - che tra tra Enna e Varese è ben diverso - su un contratto locale ed eventuale possibilità di licenziare in caso di esuberi.

Significa anche fine del balletto dei trasferimenti, che comporta il cambio degli insegnanti da un anno all'altro.

Questo genere di proposte dovrebbe essere nello "spirito naturale" di un governo connotato da una impronta liberista e federalista, non certo di un governo sx improntato allo statalismo centralizzato ed alla impronta culturale dell'egualitarismo, che impone unico contratto e stesso stipendio dalla vetta d'Italia a Pantelleria.

Eppure ....

Ciao,

Francesco

 

PS: considerando che l'adesione allo sciopero di ieri è stata del 56%  (cosi' sentivo al TG3 che non è certo filogovernativo) direi che di insegnanti favorevoli ce ne sono parecchi. Diciamo anche che per essere la protesta conto una "riforma che distrugge e stravolge la scuola ed il nostro futuro", una adesione del 56% mi pare francamente un po' pochino ...

 

 

 

 

Giurisdizione comunale significa che la spesa della scuola primaria è

affidata al comune (carico fiscale compreso, salvo eventuali

compensazioni orizzontali e verticali) ed è il comune che assume i

docenti, pagandoli diversamente a seconda del costo della vita locale

 

Per quanto mi riguarda sono ben d´accordo, ma noto che in Italia questo e´ fantascienza.  Inoltre la Lega e´ passata dall´essere l´8% della maggioranza nel 2001 al 20% circa nel 2008, quindi all´interno della maggioranza e´ minoranza rispetto ad una maggioranza dell´ 80% di partiti patriottardi e nazional-centralisti esattamente come quelli di opposizione: non vedo come potrebbe anche solo proporre elementi di federalismo cosi´ incisivo come questo presente in Svizzera.

 

>Per quanto mi riguarda sono ben d´accordo, ma noto che in Italia questo

e´ fantascienza.  Inoltre la Lega e´ passata dall´essere l´8% della

maggioranza nel 2001 al 20% circa nel 2008, quindi all´interno della

maggioranza e´ minoranza rispetto ad una maggioranza dell´ 80% di

partiti patriottardi e nazional-centralisti esattamente come quelli di

opposizione: non vedo come potrebbe anche solo proporre elementi di

federalismo cosi´ incisivo come questo presente in Svizzera.

---

comprendo, ma allora cosa serve un federalismo fiscale se non ci sono compiti locali da gestire in autonomia, responsabilità, competenza?  

Perché delle due l'una, o il federalismo fiscale serve ad alimentare in modo virtuoso una spesa locale legata a precise responsabilità, oppure serve solo ad evitare che i soldi vadano altrove.


Tornando al dunque, i temi della scuola e della sanità sono la parte fondamentale dei compiti locali in un assetto federale (non i tombini) per cui ritengo che si debba insistere su quello in modo coerente, tanto piu' se si è passati dall'8 al 20% nell'ambito della coalizione. Poi ritengo che ci siano buoni valori federalisti trasversali anche nel resto del centro destra e in parti significative del centro sinistra per cui un buon progetto potrebbe avanzare rapidamente, a saperlo condurre bene. A saper fare le giuste proposte.

Per esempio un progetto graduale, tipo spagna. Ci si prepara e chi è pronto, parte. 

Ma io la proposta non la vedo.

Ciao,

Francesco  

 

 

 

 

allora cosa serve un federalismo fiscale se non ci sono compiti locali da gestire in autonomia, responsabilità, competenza?

 

Da prima del 2001 la Lega aveva ottenuto una specie di accordo con Berlusconi perche' le Regioni ottenessero competenze esclusive su tre materie: sanita', scuola e polizia locale.  Sempre ci sono state resistenze fortissime su tutte e tre le devoluzioni, vedi un esempio tipico qui su come queste idee vengono recepite nel contesto politico e culturale italiano. Dal 2001 al 2006 hanno lavorato alla nuova costituzione, poi bocciata dal referendum, mentre Berlusconi sistemava i suoi affari e Tremonti sotto l'impulso di Fini e Casini strapagava gli statali e micro-riduceva le tasse a spese del deficit. Dal 2008 hanno elaborato una bozza di regolamento attuativo del federalismo costituzionale catto-comunista approvato dall'Ulivo nel 2001. Questa bozza che pur introducendo modesti miglioramenti rispetto all'andazzo corrente (spesa standard al posto della spesa storica per assegnare le risorse) sostanzialmente regolamenta un federalismo vigorosamente centralista e di impostazione direi sovietica, come costretto dalla Costituzione federale dell'Ulivo e in ogni caso tragicamente conforme alla scadente tradizione culturale e politica italiana. Forse tra 500 anni arriveremo a qualche proposta su come devolvere la scuola primaria alle regioni o ai comuni. Per il momento il massimo che il contesto italiano sembra offrire circa la devoluzione scolasitca sono gli asili nido e le scuole materne che se non erro sono sostanzialmente amministrate dai comuni.

 

 

immagino siano qui:

www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2008/10/gelmini-panorama.png

e qui:

blog.panorama.it/italia/2008/08/30/gelmini-docet-studenti-e-professori-la-ricreazione-e-finita/

 

"È favorevole al maestro unico?

Senz’altro. Ai miei tempi era così. Avevo una maestra bravissima alle

elementari: Maria Rosa Mantovani. Autorevole, severa, capace di tenere

la classe e trasmettere i saperi. La formula funzionava, il rapporto

con un solo insegnante è forte, privilegiato. "


"Pensa di riproporre l’ora di religione per tutti?

Laicità della scuola senz’altro, ma conoscenza delle nostre radici

cristiane. Apprendere i principi della nostra religione fa parte della

cultura occidentale. In Europa tutti hanno l’ora di religione, eccetto

Francia e Slovenia. Ma obbligo no, per carità. Susciterei più polemiche

che risultati."

 

 

 

Per il momento il massimo che il contesto italiano sembra offrire circa

la devoluzione scolasitca sono gli asili nido e le scuole materne che

se non erro sono sostanzialmente amministrate dai comuni.

 

Sarà che io non sono un politico, quindi non sono costretto a gestire la realtà cosi' come è ma posso concentrarmi su come dovrebbe essere. Tuttavia se non vedo proposte, non posso nemmeno vedere come esse vengono affrontate dai vari partiti politici. Io per la scuola primaria un progetto di "comunalizzazione" (pessimo neologismo, lo so) lo vedrei volentieri, fatto ovviamente in modo graduale, prima come progetto pilota in alcune realtà e poi a poco a poco esteso ai comuni che si attrezzano e con la corrispondente quota di fiscalità locale (e calo di quella nazionale).

Senza proposte non si vede chi è favorevole, chi è possibilista, chi è contro. 

Io credo che sarebbe questa la riforma "di sistema" da fare, al cui interno poi ogni comune farebbe le sue scelte di riforma, rispettando paletti stabiliti per tutto il paese.

Non vorrei pero' aver portato il thead fuori tema, nel cui caso mi scuso

Francesco

 

 

 

 

un progetto di "comunalizzazione" (pessimo neologismo, lo so) lo vedrei volentieri, fatto ovviamente in modo graduale,

 

Per quanto mi risulta, un progetto del genere non esiste. Ho cercato un minimo su internet, ho visto solo un disegno di legge della Lega Nord per regionalizzare i concorsi per la docenza e dirigenza della scuola (DL 997/2008). Dal testo apprendo (conformemente a quanto sapevo sulla centralizzazione dell'istruzione primaria in Italia, motivata storicamente dall'indolenza dei comuni meridionali nel promuovere l'istruzione elementare e ridurre l'analfabetismo) che i docenti della scuola primaria erano dipendenti comunali nel Regno d'Italia, ma sono diventati dipendenti statali dal 1911 nei piccoli comuni e nel 1933 (durante il ventennio fascista) nei grandi comuni. Nessuno ha mai proposto di rimuovere questa ultima riforma fascista, per quanto mi risulta.

La costituzione vigente specifica:

  • art. 33:  La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
  • art. 117
    • Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
      • norme generali sull'istruzione
    • Sono materie di legislazione concorrente[Stato-Regioni]:
      • ... istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; ...

Dalla bozza di attuazione della costituzione vigente elaborata da Calderoli apprendo anche che l'istruzione rientra nei cosiddetti LEA "livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;" per i quali c'e' competenza esclusiva dello Stato.

In definitiva, nel contesto della costituzione "federale" vigente non vedo possibilita' che l'istruzione, eccetto quella professionale, possa essere gestita nemmeno in parte in maniera esclusiva (e quindi con responsabilita' reale) da parte delle Regioni, tantomeno quindi i Comuni. Lo Stato centrale entra ovunque, come legislatore concorrente (cui gli organi giuridici centrali daranno sempre ragione in caso di contrasto), come legislatore delle norme generali, e come garante e legislatore dei livelli essenziali.

Il massimo che la Lega del 3.9% era riuscita ad ottenere, nella riforma costituizonale poi bocciata dal referendum del 2006, erano queste poche righe:

 Spetta alle Regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie:  

        a) assistenza e organizzazione sanitaria;  

        b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;  

        c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;  

        d) polizia amministrativa regionale e locale;  

        e) ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

 

Secondo me è tutto molto più complesso. Ciò che sta nel decreto, dal maestro unico ai voti in decimi, serve esclusivamente per dequalificare la scuola pubblica a favore di quella privata! Ci sono altre proposte di legge a testimoniare che la Gelmini ha fatto solo il passo iniziale. 

Molti dei discorsi che si fanno lasciano il tempo che trovano perchè non si basano su riscontri pedagogici. Sta di fatto che il governo, anche per far cassa, ha usato un provvedimento d'urgenza come il decreto invece di discuterne in parlamento con le parti in questione (la scuola) ... vi sembra giusto??? Un argomento così importante come la scuola pubblica?

Poi, che il governo, per avere consensi usi slogan e punti sulla nostalgià del "era meglio quando era peggio" fa presa sulla massa!

 

 

Prima del diluvio elettorale Obama/McCain devo alcune risposte e aggiungo qualche riflessione. 

Non pretendo che tutti condividano i miei pensieri ma forse si dovrebbe dare maggior credito a chi la Scuola la vive e la fa tutti i giorni [Farsura] 

Quoto in toto. E questa non è autoreferenzialità. [Sono insegnante di Diritto ed Economia nella scuola secondaria (lauree in Economia e in Scienze politiche)].Sono solo all’ottavo anno di insegnamento (vincitore dell’ultimo concorso ordinario, in cui almeno l’80% dei candidati copiava spudoratamente e impunemente), ma credo di essermi fatto un quadro ormai sufficientemente chiaro dell’ambiente, complesso, in cui lavoro (come dire pregi e difetti). 

Voito dir che ghemo tanti maestri parché ghe se i Apennini? Vara che anca in Francia ghe se le montagne, e in Spagna anca.Perché la ragioneria ti sembra a sproposito quando si parla di scuola? Le scuole le facciamo e gestiamo senza fare i conti di quanto costano e quanto rendono? È questa l'idea che suggerisci? [Brighella]

Si, la ragioneria può essere a sproposito ma la cosa pubblica costa e il costo si trasforma in imposte (o deficit). [Forti] 

Naturalmente i conti per sapere a quanto ammonta il costo dell’istruzione vanno fatti, vanno eliminati inefficienze e spechi, ecc. Come si fa a non essere d’accordo su questo! Un po’ meno agevole (ma non per questo da respingere a priori, credo sia valutare il lavoro dell’insegnante, le cui ricadute possono verificarsi anche a distanza di anni). Ma è un altro discorso.

Il rapporto alunni/docenti non risente tanto degli Appennini (io ho parlato poi di Germania, non di Spagna) quanto, e qui mi pare significativo che non ci siano state sostanziali obiezioni a riguardo, del numero di insegnanti di sostegno (circa 90.000).  

alle elementari (pubbliche) c'e' tipicamente un maestro o una maestra per classe, piu' vari ed eventuali insegnanti di sostegno (che non vengono tutti i giorni e la cui presenza e' collegata a quanto e' grande la classe e quanti bambini hanno special education needs).[Sorana] 

E’ una scelta politica: si è per l’integrazione in classe o si è per classi differenziali? E’ vero che in altri paesi l’integrazione non avviene in classe o che chi segue quei bambini e ragazzi non è conteggiato tra il personale a carico del ministero dell’istruzione?  

Sugli insegnanti di sostegno va detto che nella maggioranza dei casi non sono qualificati (come dovrebbero esserlo) ma normali insegnanti in esubero, riciclati per quella mansione.E va detto anche che l'insegnante di sostegno è uno solo, mentre in classe puoi avere due casi gravi, un caso più gestibile, alcuni bambini problematici, due stranieri appena arrivati che non sanno la lingua .... beh in queste condizioni non garantisci alcun dettato costituzionale. [Forti] 

A me pare che queste siano argomentazioni tutte contro i tagli, soprattutto se indiscriminati. Primo, se vi sono insegnanti di sostegno poco qualificati è perché da alcuni anni l’amministrazione tende a favorire la specializzazione al sostegno (cosa che ho sempre rifiutato di fare) per il più alto numero di insegnanti curricolari, nella prospettiva evidente di utilizzarli, se necessario, in maniera più flessibile. Si tratta dunque di uno degli effetti del solito approccio ragionieristico alla scuola.Secondo, se le classi sono così eterogenee, come suggerito da Forti, beh allora la strada è semmai quella degli investimenti per fronteggiare tale complessità. Sono infatti di più le situazioni di alunni che non hanno il sostegno, perché non certificati, ma che ne avrebbero bisogno, di quelli che, pur certificati, potrebbero farne a meno. 

(Anche se la cosa non mi riguarda, avendo le mie figlie a scuola privata).Ma poi, soprattutto, questi 8 miliardi di euro di tagli mi ritornano nelle tasche o vanno a finire in Alitalia, Banche, Soras di Moratti? [Marco Esposito] 

Si commenta da solo. 

Qui siamo in un gruppo di discussione principalmente di economia per cui non dovrebbe essere necessario spiegare che la scuola, come qualunque altra attività pubblica o privata, non è posto per mantenere casi sociali e fare sprechi. [Forti] 

Siamo in un gruppo di discussione di economia, che però non può ignorare l’esistenza della Costituzione, la quale è fondata su alcuni pilastri/valori fondamentali oltre i quali non si può andare, piaccia o non piaccia. Si ritiene che i valori a fondamento di quel patto non siano più ”al passo dei tempi”, si abbia il coraggio di affermare di volerla cambiare, di volere un’altra Costituzione. Il tentativo è già stato fatto ed è anche già stato bocciato. Lo si riproponga, nel tentativo di prendere l’avversario per sfinimento… 

Graziaddio i geni dell’informatica sanno anche la geografia … [Boldrin] 

Eh? 

Personalmente alcuni punti mi vedono d'accordo (educazione civica, ecc.) 

Riprendo quanto scritto nel precedente post anche per correggere l’errore che ha reso incomprensibile l’ultima frase. Vado per flash sillogistico:

1) il bullismo è stato il focus del “dibattito” (?) sulla scuola negli ultimi anni; Napolitano raccomanda lo studio della Costituzione;

2) il bullismo vs. legalità; Napolitano dobbiamo tenercelo buono

3) ecco che ti scodello questa fantomatica nuova disciplina: Cittadinanza e Costituzione 

Nella secondaria di 1° grado (medie) Educazione civica non è mai stata abolita; i programmi del 1985 nella primaria (elementari) prevedono l'area degli studi sociali; la Costituzione è elemento portante del programma di Diritto che, ad eccezione di licei classici e scientifici, dove non è previsto l'indirizzo Brocca, è materia insegnata in tutti gli ordini della secondaria di secondo grado (superiori). Ripeto: è come se l’art. 1 del decreto (che in sede di conversione ha subito modifiche) introducesse l'insegnamento delle equazioni in matematica, o di Aristotele in filosofia!

Se il buon giorno si vede dall’art. 1… 

Poiché la legge 53/03, cosiddetta riforma Moratti, destinata a entrare in vigore, anche se con modifiche, fa sostanzialmente piazza pulita, con l’eccezione degli istituti tecnici commerciali, di Diritto ed Economia, ponendo questo insegnamento tra le materie opzionali obbligatorie in concorrenza ad esempio con educazione fisica, sarei grato ai lettori del forum, in particolare agli economisti, se potessero esprimere una loro opinione in merito all’utilità/necessità, o meno, dell’insegnamento di economia nella scuola superiore, compresi ovviamente i licei.

 

Vedo che il mio commento ti appare oscuro. Allora lo rispiego e ne approfitto per chiarire. Piaccia o meno, nel tuo commento attribuisci l'eccessivo numero di maestri all'orografia, scrivendo

 

 

 

Perché questo rapporto è più basso rispetto agli altri paesi? Primo,

perché non siamo le pianeggianti Germania o Francia, né la glaciale

Svezia. Siamo un paese con oltre ottomila comuni, e un'orografia

montuosa. Vogliamo costringere le sovrane famiglie del libero mercato a

sobbarcarsi decine di Km al giorno per portare i bambini nella più

vicina scuola primaria? È evidente che queste realtà alterano i dati

 

Marcello Urbani, il "genio dell'informatica", ti fa giustamente notare che l'argomento regge pochino, perché, per esempio

 

Francamente, un paese con popolazione più dispersa della Svezia fatico a trovarlo.Almeno in Europa.

 

Il mio commento d'approvazione sottolinea che sa anche la geografia. Conoscere la geografia, infatti, aiuterebbe a capire perché l'argomento "orografia" e "piccoli comuni" sia del tutto specioso e non regga quando si guardano gli altri paesi europei senza scegliere solo quelli che fanno comodo.

La qual cosa era anche quanto ti suggeriva Brighella e che non cogli osservando che tu hai parlato di Germania e non di Spagna! Appunto: ti sei scelto l'esempio che ti sembra adeguato, scordandoti che in Europa esistono paesi in cui sia la densità abitativa è molto più bassa che in Italia, l'orografia è alquanto montagnoso-collinare e vi sono migliaia di piccoli paesetti. Eppure non hanno la pletorica eccedenza di maestri che noi abbiamo. Scegliere, fra i dati a disposizione, solo quelli che si adattano alla nostra opinione a-priori costituisce un errore che un docente non dovrebbe mai fare.

Ora aggiungi che

 

Il rapporto

alunni/docenti non risente tanto degli Appennini (io ho parlato poi di

Germania, non di Spagna) quanto, e qui mi pare significativo che non ci

siano state sostanziali obiezioni a riguardo, del numero di insegnanti

di sostegno (circa 90.000).

 

Mettiamola così: da un lato il tuo commento iniziale NON affermava che gli insegnanti di sostegno sono la causa fondamentale del basso rapporto alunni/docenti e, dall'altro, tale abbondanza è stata abbondantemente criticata sia nei commenti qui che altrove. E la ragione è semplice: a tutti piace assai vivere bene ed avere tante belle cose, ma le belle cose costano. E quando non ce le si può permettere, occorre rinunciarci. Mi sembra chiaro che l'Italia, paese sostanzialmente più povero (oltre che maggiormente in decadenza) dei paesi scandinavi, non possa permettersi l'eccedenza di maestri di cui ora gode.

Infine, lascia che aggiunga, la costituzione non è la verità rivelata, neache lontanamente. Personalmente, per esempio, ritengo contenga valanghe di baggianate e disegni un sistema istituzionale, procedurale e di distribuzione dei poteri chiaramente (ma proprio chiaramente!) fallimentare. Un disegno del genere, che ha permesso lo "sgoverno" del paese per quasi 60 anni, non vedo perché debba essere elevato a criterio di misura di ciò che è bene e ciò che è giusto.

Ma anche questo è secondario, perché la domanda che mi rode sin dal tuo primo commento è: DOVE la costituzione italiana dice che occorre avere i maestri di sostegno, i 3 per 2 e tutto il resto? Ho controllato e non ho trovato. Vorrei sapere DOVE lo dica, così almeno capisco perché venga continuamente tirata in ballo da chi non fa altro, alla fin fine, che difendere lo status quo e spiegare che occorre spendere comunque di più.

 

 

 

 

Scusate, ma in tutto questo bailamme di statistiche un po' di domande semplici a cui forse si e' gia' risposto, mi spiace e mi scuso in anticipo nel caso - non ho tempo di leggere tutto :)

1. definiamo il tempo pieno come presenza continuata a scuola dalle 9 alle 17 con pranzo incluso, 5 o 6 giorni a settimana. Se un docente fa 24 ore a settimana, e il piano prevede una riduzione dei docenti, come lo stesso piano prevede di coprire le ore di tempo pieno? Diciamo pure che non siano tutte ore di didattica, ma qualcuno ci dovra' stare con i ragazzi. Chi? E pagato da chi? Questo mi e' sfuggito.

2. assumiamo che va bene per il maestro unico e non si avranno piu' i maestri specializzati in lingua straniera. Posto che didatticamente in media i nostri virgulti non stan messi bene, forse non era meglio evitare i corsi da 200 ore (che sono un costo) e concentrare gli sforzi a migliorare l'italiano e la matematica, tanto per dirne due tra le tante?

3. perche' tagliare 130mila posti in 3 anni per esigenze di bilancio e lasciare ai vescovi la scelta (anche retroattiva) la scelta dell'insegnante di religione, che una volta di ruolo puo' magari anche diventare di filosofia? Di fatto, stiamo assumendo persone indicate dalla Curia NON per capacita' personali ma per "gradimento" che puo' essere anche ritirato, pagandole con soldi pubblici che da quel che si sente in giro non ci dovrebbero essere.

4. perche' i fondi per la scuola privata non vengono tagliati? Sono una goccia nel mare rispetto alla scuola pubblica, lo riconosco. Eppure, se la giustificazione e' sempre "non ci sono soldi" allora non ci dovrebbero essere nemmeno per loro.

5. perche' non decentrare direttamente ai comuni (e circoscrizioni

in grandi citta') le scuole pubbliche,

obbligandole solo a seguire programmi centralizzati e a fare esami

fuori sede sotto il controllo del ministero? Si badi bene, la stessa cosa si sarebbe potuta fare anche

per le scuole private.

Queste domande mi sembrano abbastanza scevre da considerazioni didattiche, a parte forse la 2. E si', io comunque non trovo molti lati positivi nei decreti che sono passati riguardo la scuola. Non ho posizioni da difendere (almeno consciamente), ovviamente la mia e' opinione strettamente personale. Pero' a questo punto, se ci sono motivi gravi per procedere con un taglio, perche' non farlo bene?

 

 

 

1. definiamo il tempo pieno come presenza continuata a scuola dalle 9

alle 17 con pranzo incluso, 5 o 6 giorni a settimana. Se un docente fa

24 ore a settimana, e il piano prevede una riduzione dei docenti, come

lo stesso piano prevede di coprire le ore di tempo pieno? Diciamo pure

che non siano tutte ore di didattica, ma qualcuno ci dovra' stare con i

ragazzi. Chi? E pagato da chi? Questo mi e' sfuggito.

 

Potresti esporre per favore di quanto diminuiscono gli insegnanti?  Se capisco bene sono 800mila, la diminuzione e' 89mila (in N anni credo, non dal 2008 al 2009), l'11%. Sempre se capisco bene, le sovrapposizioni tra due maestre sono di 4 ore, eliminando la sovrapposizione (2*22 = 44, meno 4 ore 40 ore). Eliminando la sovrapposizione non si guadagna il 10% di ore in piu' (per il 25% di classi col tempo pieno)? Se poi MSG riesce nell'impresa fantascientifica di far lavorare gli insegnanti elementari 24 ore invece di 22 (quando in Svizzera le ore sono 34...) si guadagnerebbe un altro 9% per il 100% dei docenti e delle classi. Aggiungiamo che MSG se capisco bene ha aumentato la dimensione media delle classi del 10% (chi ha numeri piu' precisi li dia) credo sia per scuola sia primaria che secondaria.  Aggiungi e pesa tutte le percentuali e vedrai che col 11% in meno di insegnanti puoi probabilmente fare tutto quanto fai oggi e forse anche di piu'. Tutto quanto sopra e' fatto a logica coi pochi dati che ho orecchiato.  Calcoli e numeri piu' precisi sono benvenuti, come anche ipotesi piu' vicine alle reali diretitve di MSG.

 

2. assumiamo che va bene per il maestro unico e non si avranno piu' i

maestri specializzati in lingua straniera. Posto che didatticamente in

media i nostri virgulti non stan messi bene, forse non era meglio

evitare i corsi da 200 ore (che sono un costo) e concentrare gli sforzi

a migliorare l'italiano e la matematica, tanto per dirne due tra le

tante?

 

Forse si' non so giudicare.  Mi piacerebbe sapere di piu' cosa fanno all'estero, specie nei paesi ricchi, progrediti e con alti punteggi PISA.

 

3. perche' tagliare 130mila posti in 3 anni per esigenze di bilancio

e lasciare ai vescovi la scelta (anche retroattiva) la scelta

dell'insegnante di religione, che una volta di ruolo puo' magari anche

diventare di filosofia? Di fatto, stiamo assumendo persone indicate

dalla Curia NON per capacita' personali ma per "gradimento" che puo'

essere anche ritirato, pagandole con soldi pubblici che da quel che si

sente in giro non ci dovrebbero essere.

 

Anche a me pare sbagliato, mi piacerebbe che tutta la scelta (e i relativi costi) fossero devoluti alle comunita' locali a livello di Regione, Provincia o (fantascienza in Italia) anche Comune.  Peraltro mi fa piacere che i sinistri centralisti delle regioni rosse debbano subire sorprusi del genere da parte della maggioranza cattolico- moderata esistente in Italia, chissa' che non gli scatti l'illuminazione che anche il federalismo potrebbe avere qualche vantaggio.

 

4. perche' i fondi per la scuola privata non vengono tagliati? Sono

una goccia nel mare rispetto alla scuola pubblica, lo riconosco.

Eppure, se la giustificazione e' sempre "non ci sono soldi" allora non

ci dovrebbero essere nemmeno per loro.

 

Mi sembra una critica pericolosa perche' governo e maggioranza sono piuttosto convinti di risparmiare finanziando la scuola privata. Il costo per alunno della scuola pubblica e' (vado a spanne) 6000 Euro /anno, mentre la scuola privata costa circa 3000 Euro l'anno e solo 500 circa di questi vengono dallo Stato.  Per ogni scolaro che va alla scuola privata lo Stato guadagna 5500 euro all'anno (forse chi decide perde 1/5 di voto di insegnante riconoscente per il posto pubblico, bisogna vedere se sa poi spendere bene i 5500 euro guadagnati per riguadagnare altrove 1/5 di voto).

 

5. perche' non decentrare direttamente ai comuni (e circoscrizioni

in grandi citta') le scuole pubbliche,

obbligandole solo a seguire programmi centralizzati e a fare esami

fuori sede sotto il controllo del ministero? Si badi bene, la stessa cosa si sarebbe potuta fare anche

per le scuole private.

 

Sarei totalmente d'accordo.

 

Volevo  precisare che si parla di 24 ore e maestro unico ma le ore effettive saranno 22 in quanto non è scritto da nessuna parte che diminuiranno le ore di religione (attualmente 2 ore settimanali). Se ora le valutazioni PISA sono pessime cosa sarà fra qualche anno? Ma poi mi chiedo come si faccia a valutare il livello qualitativo della scuola primaria sulla base di dati riferiti a quindicenni!

Riguardo la riduzione del numero delle classi, vorrei portare ad  esempio il plesso dove è iscritta alla prima della scuola primaria mia figlia piccola. Quest'anno, dato che gli iscritti erano 36 per il tempo cosidetto normale (8-13 su 6 gg )e 33 per il tempo pieno (8-16 su 5 gg) sono state fatte 4 classi prime, rispettivamente di 18 alunni le 2 al tempo normale e 17 e 16 quelle a tempo pieno. Dato che il n.° degli iscritti previsti per il prossimo anno non varierà di molto come si potranno ridurre il n° di classi? 

Qua si sta parlando tanto di dati statistici senza calarci nella realtà della provincia italiana. Io vivo nella provincia friulana, in tutti i plessi scolastici del mio comune e di quelli limitrofi sono presenti classi a tempo pieno in numero pari a quelle a termpo normale e nei comuni più piccoli esistono solo scuole tempo pieno. I comuni da anni hanno accorpato le scuole in unici edifici comunali chiudendo tutte le scuole delle frazioni in modo da abattere sia i costi gestione degli stessi sia i costi di trasporto degli alunni. Sono stati aboliti i rientri pomeridiani per le scuole a tempo normale per evitare costi per il servizio mensa e per il trasporto degli alunni in quanto le classi era uso farle rientrare in giorni diversi. Ora la nostra ministra crea delle classi a 24 ore che conviveranno con classi a 30 ore quindi con uscite in diversi orari: sarà necessaria una corsa ulteriore dello scuolabus il cui costo graverà sulla comunità, senza pensare a quei genitori, con alunni in classi diverse, che in pausa pranzo faranno le corse dal lavoro alla scuola, poi a casa per ritornarci a scuola un'ora dopo a recuperare chi fa le 30 ore (sottolineo che per esigenze di costi lo scuolabus è garantito solo a coloro che risiedono molto distanti dalla scuola). Nella mia realtà con il 70% di persone attive appartenenti alla classe operaia,  la chiusura delle scuole a tempo pieno sarà un problema molto, molto grave.

 

 

Ma poi mi chiedo come si faccia a valutare il livello qualitativo della

scuola primaria sulla base di dati riferiti a quindicenni!

 

Le conoscenze dei 15enni derivano da 8 anni di scuola primaria e 2 anni di istituto superiore. Ci sono comunque anche confronti internazionali ad eta' inferiori.

Riguardo agli altri punti che sollevi, mi sembrano complessivamente concreti e condivisibili. Dovrebbero essere tenuti presenti, e si dovrebbe trovare una soluzione ragionevole a costi ragionevoli. Non vedo tuttavia come potrebbero essere risolti in maniera centralizzata a Roma con misure uguali per tutta Italia oppure alternativamente calibrate provincia per provincia e comune per comune.  Gia' abbiamo politici incompetenti e disonesti, ma pensare che possano arrivare a questo livello di dettaglio temo sia irragionevole anche fossero ben istruiti e un minimo onesti.  Io penso che almeno per quanto riguarda l'organizzazione della scuola primaria e i relativi costi, le decisioni dovrebbero essere devolute a province e comuni.  Sinceramente non vedo altre soluzioni ragionevoli, almeno di non continuare a spendere molto piu' degli altri Paesi progrediti e con i peggiori risultati d'Europa (qualcosa che pero' sembra piacere a molti troppi italiani, purtroppo).

 

Puo' darsi che qualcuno l'abbia gia' fatto notare in qualche altro commento, cmq La Voce pubblica un articolo critico nei confronti della riforma della scuola.

In chiusura si fa anche riferimento ad un recente studio sugli effetti del maestro unico:

 

EFFETTI SUI BAMBINI

Ma gli effetti della riforma si avranno anche sui bambini. Un primo aspetto riguarda il maestro unico. Recenti ricerche mostrano che la presenza di insegnati diverse per diverse materie ha un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini e dei ragazzi perché stimola e amplia l’interazione tra studenti e insegnanti. (3)

Anche il contenuto del tempo scuola, il “come” sarà riempito, non è privo di effetti sulle famiglie e sul capitale umano dei loro figli. Se invece di avere un tempo-pieno, organizzato secondo i tempi dei bambini tra attività curriculari e extra-curriculari, si tornerà al dopo-scuola degli anni Settanta, dove i bambini venivano “aiutati a fare i compiti”, le famiglie più abbienti faranno uscire i loro figli alle 12.30 e organizzeranno in proprio le attività pomeridiane. Oppure, si rivolgeranno direttamente alle scuole private. La scuola statale del pomeriggio rischierà così di trasformarsi in un ghetto per i bambini provenienti dalle famiglie con redditi più bassi. Se poi il dopo-scuola sarà a pagamento, come probabile visto che dalla riforma non devono conseguire ulteriori oneri a carico del bilancio pubblico, questo graverà in maniera pesante sui conti delle famiglie più povere, la cui unica vera alternativa sarà tenere a casa i bambini al pomeriggio.

 

... 


(3) Vacirca M.F, Giannotta F. e Ciairano S. (2007), “Relazione con gli insegnanti e coinvolgimento scolastico degli alunni nella scuola secondaria di primo grado”, Psicologia e Scuola, n. 137, Anno 28.

 

 

si fa anche riferimento ad un recente studio sugli effetti del maestro unico

 

Uno studio italiano in forse l'unico paese che non ha il maestro unico o prevalente ... In ogni caso, personalmente, andando a logica senza considerare gli altri sistemi e i risultati, io ritengo preferibile NON avere un maestro unico, specie unico per 5 anni, e avere piuttosto un maestro prevalente, che non rimanga lo stesso per 5 anni, coadiuvato da insegnanti specializzati per esempio nelle lingue straniere.

Quello che mi sembra inopportuno e' mantenere il modulo di tempo pieno ora esistente, 40 ore con due insegnanti "alla pari" che fanno ognuna 22 ore di lezione (includendo laboratori, esercitazioni, forse anche attivita' che potremmo considerare piu' sorveglianza che altro), con 4 ore di sovrapposizione. Questo sistema mi sembra orientato solo alla comodita' degli impiegati pubblici nella scuola, costoso, e assolutamente non produttivo in termini di risultati (a 10 anni gli italiani sono gia' agli ultimi posti OCSE in matematica e scienze, vedi TIMMS), specie considerati i costi per alunno per anno, che ci pongono invece ai vertici OCSE.

Nell'articolo su lavoce.info apparentemente viene criticata la riforma perche' riduce l'occupazione (prevalentemente femminile) nel settore pubblico ... ma questo non e' compito della Scuola e non vaddebitato alla spesa pubblica per l'istruzione!

Inoltre leggo:

 

Anche il contenuto del tempo scuola, il “come” sarà

riempito, non è privo di effetti sulle famiglie e sul capitale umano

dei loro figli. Se invece di avere un tempo-pieno, organizzato secondo

i tempi dei bambini tra attività curriculari e extra-curriculari, si

tornerà al dopo-scuola degli anni Settanta, dove i bambini venivano

“aiutati a fare i compiti”, le famiglie più abbienti faranno uscire i

loro figli alle 12.30 e organizzeranno in proprio le attività

pomeridiane. Oppure, si rivolgeranno direttamente alle scuole private.

La scuola statale del pomeriggio rischierà così di trasformarsi in un

ghetto per i bambini provenienti dalle famiglie con redditi più bassi.

 

Apparentemente ci si preoccupa per il fatto che vengono ridotte le ore di insegnamento a 24. Da quanto ho visto in un precedente commento, in Svizzera si insegnano da 20 a 27 ore dalla prima alla quinta elementare, con risultati scolastici buoni nei confronti internazionali.  Secondo me alle elementari e' fuori luogo fare oltre diciamo 27 ore di lezione, quello che mi sembra piu' opportuno e' semmai far fare i compiti a scuola nel pomeriggio per le famiglie che lo desiderano, e organizzare attivita' ricreative e/o sportive. Riguardo alla scuola privata, nella mia esperienza personale innanzitutto c'e' il maestro unico, e poi non mi risultano 40 ore di lezioni e laboratori, quindi dubito proprio che le famiglie italiane potranno valutare di scegliere la scuola privata perche' darebbe loro qualcosa di paragonabile al modulo di 40 della scuola pubblica italiana attuale.