Il manuale di navigazione del timoniere del Titanic

/ Articolo / Il manuale di navigazione del timoniere del Titanic
  • Condividi

Con un misto di piagnistei, autoassoluzioni e palesi falsità profferite nello studio dello zerbino buonista più amato dai politicanti (dopo l'intervista all'Annunziata e quella su Corriere), Voltremont annuncia il ritorno in libreria il 25 gennaio con un libro-programma (ipse dixit) intitolato "Uscita di Sicurezza". Per prepararvi degnamente all’evento e alle future comparsate in programma su tutte le reti nei prossimi giorni, vorrei sintetizzare alcuni passaggi di un libro che ho scritto di recente con Giampiero Castellotti, "Il Timoniere del Titanic", che ripercorre la storia dell’ex Superministro dall’infanzia valtellinese alla fine dell’ultimo (si spera) governo Berlusconi. Così quando sentirete e leggerete le fantasie librantisi dall'universo onirico del noto contabile valtellinese, avrete a portata di mano una documentazione sui fatti reali.

Domenica sera Tremonti sembrava riemerso dalle nebbie di un passato remoto, il reduce di una stagione lontana e dimenticata, l'immagine sbiadita di un potente. Eppure meno di anno fa era sulla cresta di un'onda che sembrava non infrangersi mai. Addirittura il Segretario del maggior partito di opposizione si dichiarava più o meno esplicitamente disposto ad appoggiare un  governo con a capo Tremonti, se Berlusconi si fosse fatto da parte.

In realtà la caduta del Superministro risale a poco più di due mesi.Ecco alcuni articoli di giornale usciti a ottobre: il Giornale 10 ottobre 2011 “E Giulio ottiene l’unzione dei vescovi”: Il pio Giulio ha ottenuto quello che cercava: ieri mattina prima ancora della Santa Messa aveva gia’ incassato la benedizione dei vescovi [....]. Si dà un gran daffare il catecumenale della Valtellina. Parla con Bossi e lo convince a intervenire, fa fuoco e fiamme con Letta mentre il premier sta in Russia”.

Il Corriere della Sera 17 ottobre 2011 “Pdl e Tremonti al duello decisivo”: Settimana decisiva per sciogliere uno dei nodi gordiani del governo. Nelle intenzioni del premier e della maggioranza il decreto sviluppo su cui Berlusconi ha detto di stare lavorando personalmente [un uomo una garanzia NdA] deve dare una scossa all’economia e dovra’ arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri entro venerdì”.

E non mancavano i coriferi a libro paga ministeriale come il solito Fortis che sul Sole24Ore del 15 ottobe 2011 titolava “E’ l’Italia la scattista del commercio globale" in cui si celebrava un qualche miracolo italiano, merito implicito del noto commercialista.

Poi il tonfo del governo Berlusconi, con il conseguente defenestramento e isolamento politico. Anche nella Lega pochi mostrano di rimpiangerlo. Ma lui insiste con la patina pseudo-intellettualistica demolita in "Tremonti, Istruzioni per il Disuso", nella speranza di riemergere sulla scena. C'e' un aspetto che è rimasto sfuggente nelle tante incarnazioni di questo Scilipoti d'antan (come lo chiamiamo ne "Il Timoniere del Titanic"): da dove viene e cosa ha rappresentato Tremonti? In sostanza questa figura che evoca la macchietta più che l'intellettuale rappresenta uno degli agenti patogeni (nonil solo, ma certo uno dei principali) che ha inculcato il virus della Prima Repubblica nel sistema politico emerso dopo Tangentopoli.

Il Libro comincia proprio da questo punto "La Prima Repubblica non è mai stata debellata. Come i micidiali virus di febbri emorragiche ha però subíto delle mutazioni genetiche che le hanno permesso di eludere gli anticorpi inoculati nella stagione di Mani Pulite e di adattarsi al nuovo ambiente creatosi con la distruzione dei partiti e l’eliminazione politica dei mediocrissimi despoti che vi spadroneggiavano. Gli agenti di questa mutazione sono stati uomini rimasti annidati nei meandri del potere consociativo solidificatosi negli anni Settanta e di cui esercitavano una fetta più o meno vasta, lontano dalle luci della ribalta".

La fase di quiescenza del virus non fu lunga. Nemmeno due anni dopo il crollo dei partiti tradizionali (escluso il Pci), la discesa in campo di un piduista, cresciuto imprenditorialmente sotto la ben remunerata tutela craxiana, fu un richiamo della foresta potente. Già in quella fase Tremonti, mollato Mario Segni diventa uno degli uomini-chiave, alla testa del ministero delle Finanze. All'epoca è uno dei commercialisti di maggior successo, con un passato di consigliere dei ministri Reviglio e Formica (che pochi giorni fa gli ha dedicato un'affettuosa lettera aperta sull'Avanti di Lavitola, un ambientino di tutto rispetto).

Tremonti firma editoriali sul “Corriere della Sera” dal 1984 (direzione Ostellino) dandosi una veste da liberista, riformatore radicale e iconoclasta del fisco rapace. Dietro questo paravento si muove a suo agio nei corridoi e nei sottoscala romani, curando incarichi delicati (con parcelle commensurate) di grandi gruppi industriali. 

Il ruolo di Tremonti nella galassia berlusconiana viene spacciato per quello di un tecnico. In Italia c'e' sempre la fascinazione per questa parola, sin dagli anni '70 in cui si attribuiva questa patente a personaggi variegati da Stammati a Visentini. A Tremonti la maschera del tecnico serve per una tragica messinscena. A questoil libro dedica un passaggio chiave in cui viene messo in luce che per eludere gli anticorpi un virus geneticamente modificato deve trovare un agente in cui inocularsi. Certo, esistevano tanti  riciclati e sdoganati provenienti dal defunto pentapartito, da Cicchitto a Casini, da Tabacci a Pisanu, da poter utilizzare all’uopo. Ma tali personaggi erano comunque percepiti dal grande pubblico come politici di professione, quando la narrazione berlusconiana sull’uomo del fare, imponeva sul palcoscenico un background professionale. Occorreva il Gattopardo nella veste di specchietto per le allodole, l’homo novus da cornice al mito dell’imprenditore prestato alla politica per reciderne i nodi gordiani. 

Nella storia repubblicana non c’è stato alcuno che abbia concentrato così tanto potere per un tempo così lungo e continuo. Un potere istituzionale superiore a quello del Presidente del Consiglio (esercitato per otto dei passati dieci anni) che personaggi come Andreotti, Ciampi, Craxi, Carli, Andreatta, Colombo, Einaudi, avevano potuto soltanto sognare. A fronte di un ambito decisionale vastissimo e godendo di un credito senza precedenti sui giornali, nei media e persino negli ambienti intellettuali (o pseudo tali), Tremonti puó vantare risultati risibili a parte la vanagloria e l'abilita' a infinocchiare due furbastri di tre cotte come Berlusconi e Bossi.

Berlusconi di politica economica capisce nemmeno il minimo che si può estrapolare dalla lettura di TV Sorrisi e Canzoni. Ha lasciato a Tremonti mano libera perché sostanzialmente non ha convinzioni politiche ma la mente rivolta alle sue aziende e i suoi processi, che costituiscono un unicuum. E in questo senso Tremonti non ha deluso: ha sempre mantenuto un occhio particolare per Mediaset, a partire dalla depenalizzazione del falso in bilancio e le circolari compiacenti sugli "investimenti" in film. 

Il rapporto d’acciaio che ha unito fino a due mesi fa Tremonti alla Lega è sconcertante. Come accade ai cani, che quando si incontrano tendono fiutarsi a lungo nelle parti intime, anche Tremonti e Bossi hanno impiegato un po’ di tempo prima di stringere amicizia. Tremonti intuisce che in seno alla Lega, oltre ai personaggi folkloristici alla Borghezio, esiste un’ala che ha assaporato il profumo del potere ministeriale e ne è rimasta inebriata. Si tratta di gente senza arte né parte, mezze tacche di provincia, dei Bossi in sedicesimo. Di questo, milieu Tremonti non fa parte, ma lo conosce bene perché è  stato incubato in posti come Sondrio e la cintura prealpina, per poi estendersi alla pianura e alle plebi inurbate. Tremonti sa che la rabbia parolaia nasconde il concreto desiderio di poltrone e scalate sociali. Ha la freddezza di capire - come sfruttare  quella voglia per i propri fini. Tuttavia rimane oscura l’origine di questa apertura di credito. Non è chiaro come sia riuscito ad ottenere la fiducia incondizionata, soprattutto nei momenti cruciali, quando gli amici si rivelano, di un gruppo molto chiuso e diffidente verso l’esterno.

Per di più i leghisti raramente hanno incalzato il Superministro. Dall’appoggio incondizionato a Tremonti la Lega non ha mai ottenuto uno straccio di risultato da buttare sul piatto della bilancia celtica nei comizi sul Pratone. Nelle ampolle ristagnava l’acqua inquinata del Po, mentre la pazienza della base tracimava e soldi prendevano la volta della Tanzania.

Ora lo Zelig della Valtellina passato dal Manifesto a Craxi, da Segni a Berlusconi, da Borghezio all'Aspen, dal liberalismo all'antimercatismo, vuole compiere un'altra piroetta acrobatica di riciclo. Certo nel Consiglio di Amministrazione della Rai vanta ancora qualche ammiratore. Ma si tratta di brandelli di influenze che non resisteranno troppo a lungo nel nuovo clima da solidarietà nazionale. Finita la girandola dei talk show, non e' chiaro chi dovrebbe seguire questo autoproclamatosi generale che non ha mai vinto una battaglia, al massimo ha soddisfatto qualche capriccio e la sete di potere andreottianamente fine a sé stesso. Uscita quindi, forse di sicurezza, certo di scena. 

Indietro

Commenti

Ci sono 35 commenti

Inquadri bene 'articolo avendo letto con soddisfazione Il timonere del Titanic. L'analisi qui sintetizata mi pare solida ma temo che l'ipotesi finale non sia quella dell'uscita ma di un temopraneo allontanamento dalla scena. Mont è una eccezione, ne sono certo ma è una eccezione che qualunque ne si il motivo ha portato al governo diversi dei personaggi del milieu nel quale Tremonti guazza bene. In aggiunta, l'immobilismo dei partiti e la persistenza dei medesimi squallidi ed inadeguati personaggi, mette Tremonti un gradino più in alto second il criterio "eati monoculi in terra coecorum" circostanza che il nostro conosce e sa sfruttare a suo vantaggio. Temo quindi che le comparsate televisive, le interviste, la presentazione del nuovo libro, la sudditanza mediatica di chi non sa anocra da quale parti buttarsi sian parte del progetto di autorilancio del personaggio. La memoria corta che imperversa nel paese ad ogni lvello, tem possa essere l'altra componente che il rilancio aiuta. Temo che la vicenda pubblica di Tremonti non sia finita.

anch'io non penso che sia uscito di scena.

 

Sfrutterà l'ondata di protesta contro i provvedimenti di Monti(troppo timidi, visto che cmqe ti "spareranno" addosso tanto vale andare giù piatto), l'elettorato già sta dimenticando le manovre tremontiane e chi ha causato questo macello, per riproporsi contro i poteri forti le banche le liberalizzazioni ecc.ecc.

 

La frase "Di questo, milieu ..." compare due volte.

grazie

Stavo vedendo il filmanto di Tremonti da Fazio che linki, è un caso che la publicità all'inizio sia per l'Enciclopedia del Medioevo? Secondo me no.

Comunque potevi tranquillamente linkare questo video, ormai non si nota più alcuna differenza tra l'originale e l'imitazione...

In un vecchio video su youtube una professoressa di comunicazione spiega come i politici non parlino MAI alle persone, ma solo fra di loro, con messaggi di tipo quasi mafioso. (non trovo il link..).

Tremonti non fa eccezione, anzi, quindi si dovrebbe innanzitutto inquadrare il personaggio in questo modo di fare, non solo, i politici hanno bisogno, in un momento in cui scarseggiano le idee (a loro) di "tecnici" a cui rifarsi, e Tremonti per loro è perfetto: non gli intralcia i loro progetti, perchè pospone nel tempo le soluzioni, e sembra un "tecnico".

Le carte sono adeso pesantemente sparigliate dal governo MM, che è tecnico ed in poco tempo sta facendo tutto quello che è stato posposto, dimostrando che si può fare, e l'arte del rimando non serve a niente, da questo punto di vista il libro di Tremonti mi sa che è un "istant book" scritto da qualche nero (senza riferimenti razziali) per cercare di recuperare la scena, ma la politica in Italia è indecifrabile e le traiettorie misteriose, può anche darsi che GT stia cercando di rifarsi una verginità che gli potrebbe tornare utile anche fra qualche era geologica (anni in politichese).
Concludo: Fabio dovresti cambiare nome al libro : "Il Comandante del Concordia": dove lo trovi uno che porta la nave sugli scogli, nega di aver preso uno scoglio, ma dice "è solo un problema al generatore" e scappa mentre la nave affonda ?

Concludo: Fabio dovresti cambiare nome al libro : "Il Comandante del Concordia": dove lo trovi uno che porta la nave sugli scogli, nega di aver preso uno scoglio, ma dice "è solo un problema al generatore" e scappa mentre la nave affonda ?

Già ma mentre ad uno hanno urlato l'ordine diventato famoso: "Torni a bordo, cazzo!" all'altro fanno fatto capire in tutti i modi che il messaggio vero era l'opposto: "Si tolga dalle palle, cazzo!".

E' un vero peccato che il naufragio del Concordia sia avvenuto quando ormai il libro era gia' in libreria. Effettivamente sarebbe stata una metafora piu' calzante. Almeno sul Titanic il comandante rifiuto' di abbandonare la nave.

Due frasi che mi hanno colpito: "la legge bancaria del '33 aveva separato la speculazione dall'attività bancaria legata all'economia reale".

Io sapevo che aveva separato gli investimenti a lungo termine da quelli a breve e dal credito commerciale dopo la crisi delle banche miste che erano rimaste esposte per gli investimenti in fabbriche d'armi e simili dopo la prima guerra mondiale... e oltretutto che c'entrano gli investimenti a lungo termine se la speculazione si dice sempre che è a breve, brevissimo termine...

"la speculazione ha finanziato la globalizzazione": ma se la "speculazione" ha finanziato l'industrializzazione dei paesi emergenti, fabbriche, infrastrutture e anche qualificazione della forza lavoro e ricerca, non è "speculazione", ma investimento produttivo, o no? Mi sa che ci sarà bisogno di una terza edizione del libro... e non mi pare onesto intellettualmente presentare un libro "scientifico" (insomma, un libro che pretende di parlare del mondo reale in termini verificabili, non un'opera di narrativa) senza contraddittorio. Poi, Fazio una cosa giusta l'ha intuita: "sembra un libro scritto da uno degli indignados". Cioè, GT si prepara a sfruttare un nuovo senso comune per rifarsi una verginità.

Filmato terrificante. Roba da rinnovare al volo il passaporto.

Io pensavo che Voltremont fosse un mestatore di provincia con qualche gallone accademico guadagnato in tenera eta', aduso a spacciare coscientemente argomenti pretestuosi per motivi poco nobilili.

Piu' passa il tempo e piu' mi rendo conto che invece e' genuina ignoranza. Procprio non ci arriva. Dice tutto e il contrario di tutto senza nemmeno rendersene conto. Non riesce nemmeno a fissare in testa le definizioni. Mevcatismo, speculazione, investimenti, fisco per lui sono una maionese impazzita che prorompe dal frullatore di un cervello confuso.

Codesti personaggi, se non possono essere giudicati e processati, è giusto che vadano pesantemente umiliati e soprattutto gli italiani si dovrebbero ricordare spesso di quello che (non) hanno fatto. Come fa da tempo Scacciavillani, e in generale il team di Noise from Amerika. E per questo li ringrazio.

Tuttavia rimane oscura l’origine di questa apertura di credito.

Credo l'origine vada cercata in famiglia.

Credo l'origine vada cercata in famiglia.

Cioé? Tremonti e Bossi avrebbero parenti in comune?


p.s. l'editor html (perlomeno usando chrome) funziona a singhiozzo.

Abbiamo cercato anche in quella direzione, ma non e' emerso niente di visibile a occhio nudo. Se hai qualche indicazione piu' precisa te ne sarei grato.

delle buone prove del Preside Monti, di cui non si discute nel blog, tra poco si rimpiangerà il tremonti ? chi il padre chi il figlio...Gianni Z.

dal tre al mon..dalla padella alla brace ?

vendere bene il fumo delle liberalizzazioni e spacciare un grande aumento fiscale ed iniquo oltre che recessivo bastava il solo tremonti.

Capisco che Tremonti non sia amato su codesto blog, che in un certo senso si è caratterizzato ponendosi in posizione molto critica nei suoi confronti. Il personaggio, del resto, fa ben poco per farsi amare (ha sempre avuto un pessimo carattere, pare).

Però c'è un limite che non dovrebbe essere superato. Troppe volte lo si è irriso, riferendosi al suo abbigliamento, lo si è chiamato "commercialista di Sondrio", sottintendendo che sia la professione attribuitagli, sia la sua provenienza siano motivo di discredito. Per inciso, Tremonti è professore di diritto tributario, non è un semplice commercialista.

Oggi si parla addirittura di un mileu " incubato in posti come Sondrio e la cintura prealpina, per poi estendersi alla pianura e alle plebi inurbate".

Signori miei, state parlando di popolazioni primitive e sottosviluppate? si conduce in codesto modo una polemica politica? 

  Ancora: in una fase così critica, si dedica un post ad un fatto così marginale, come l'intervista di Fazio a Tremonti, piuttosto che discutere delle cosidette liberalizzazioni del governo? Forse i redattori di nFA sono stanchi o depressi?

Commercialista non e' un insulto. E' il mestiere di Tremonti. Essere di Sondrio e' un fatto non un giudizio. Che sia anche professore di diritto tributario ci avrebbe consentito di chiamarlo l'accademico di Pavia. Suona meglio?

Anche "milieu" non ha assolutamente connotazioni negative. Plebi inurbate e' la nostra sintetica descrizione del bacino di provenienza di molti militanti e di buona parte dell' elettorato leghista. Forse avremmo dovuto essere piu' precisi e parlare di ambienti violenti, razzisti e xenofobi.

 

Capisco che Tremonti non sia amato su codesto blog, che in un certo senso si è caratterizzato ponendosi in posizione molto critica nei suoi confronti. Il personaggio, del resto, fa ben poco per farsi amare (ha sempre avuto un pessimo carattere, pare).

Non credo ce la cifra con cui su nfA si parli e si sia parlato da Tremoti si discosti dalla metodologia rigorosa che qui è di casa. L'irnia o il saecasmo magari arricchiscono. Detto questo mi permetto ricordare che Tremonti ha fatto il  inistro dell'economia senza sapere quasi nulla di economia, straparlando e spargendo castronerie autentiche che una informazione asina ha mitizzato accreditando un personaggio che, certamente docente di diritto tributario, ha ingannato il paese ed i gonzi. Quanto alle plebi o popolaizoni promitive e sottosvilppate, beh! il dubbio viene considerando la levatura di molti politici della fascia prealpina ed alpina.

A me risulta che Tremonti sia laureato solo in giurisprudenza, cosa che rende improbabile la professione di commercialista.

La levatura di molti politici della fascia prealpina ed alpina non mi sembra molto inferiore a quella di politici di altre fasce territoriali, magari più noti al pubblico, perloro merito o colpa. A meno che si pensi che vivere nelle vallate alpine, magari al confine con la Svizzera e dopo avere attraversato tre secoli di dominazione grigiona, li abbia trasformati in selvaggi o poco più.

In ogni caso, avete tenuto un linguaggio che - se fosse stato usato riguardo ad altre popolazioni italiche - sarebbe stato considerato razzista.

In ogni caso, avete tenuto un linguaggio che - se fosse stato usato riguardo ad altre popolazioni italiche - sarebbe stato considerato razzista.

Condivido la considerazione.

E' vero che la profesione di Tremonti per essere corretti e' "avvocato tributarista".

Onestamente non capisco dove abbiamo usato epiteti razzisti contro una popolazione. Abbiamo semplicemente osservato che il leghismo si e' diffuso dalle zone prealpine (tipo Varese) alle citta' piu' grandi tipo Milano (Formentini ricorda qualcosa?) o Torino (chi ha vinto le ultime elezioni regionali in Piemonte?).

Mai detto, scritto o pensato che i politici di Sondrio o di qualsiasi altra parte d'Italia siano inferiori a chicchessia; mai detto scritto o pensato di selvaggi in relazione ad abitanti di una zona o regione.

In compenso dico, scrivo e penso da tempo che gli elettori leghisti siano per lo piu' razzisti e xenofobi. Altrimenti non voterebbero per Bossi o Borghezio dopo averli sentiti parlare un solo minuto.

In ogni caso, avete tenuto un linguaggio che - se fosse stato usato riguardo ad altre popolazioni italiche - sarebbe stato considerato razzista.

Condivido anche io la considerazione. Aggiungo anche che il termine "razzismo" ha un uso evidentemente inflazionato, inappropriato e viziato da propaganda sia nella societa' italiana sia da parte dell'autore dell'articolo nei commenti.

ho letto il primo capitolo della "nuova fatica" di Tremonti (così commenta il Corrierone). A dir poco agghiacciante... un ex ministro dell'economia che inanella concetti metafisici, pura aria fritta. Le prime righe trasudano sfiducia metodologica contro ogni razionalità tecnico scientifica. Assurdo il paragone tra l'Arca di Noè che salva il Creato perchè progettata con la Fede ed il Titanic, affondato perchè disegnato da ingegneri senz'anima. Il Mago Otelma almeno diverte, Tremoni sconcerta. Negli USA gira un saggio titolato Idiot America che raccoglie gli autori di perle del calibro di quelle mostrate da Tremonti il quale merita il vertice  della classifica degli eccentrici pericolosi (cranks).

Forse ha dato fastidio "plebi inurbate". Io, lombardo prealpino di origine, non ho dato a plebi un significato dispregiativo ed offensivo ma l'ho visto come un termine un poco desueto usato  per conferire eleganza al discorso.

Fra l'altro una buona parte delle plebi inurbate è di provenienza meridionale ed ha aderito con entusiasmo alla lega guadagnando riconoscimenti di ottimo rilievo al vertice nel "cerchio magico" (la moglie di Bossi e Matteo Brigandì siciliani, il tesoriere Belsito e Dario Fruscio calabresi, Rosy Mauro, Antonio Marano e Cota pugliesi,)

Poi Fabio magari è un poco deluso dal fatto che Belsito per gli investimenti della Lega ha preferito la Tanzania all'Oman.

Bene, Fabio Scacciavillani ha precisato di non aver inteso offendere i Valtellinesi e gli altri montanari alpini e prealpini, anche se insiste sulla diffusione dell'elettorato leghista in quelle zone. Un altro commentatore è andato più in là, ma poi si è taciuto. Mi pare che la questione possa considerarsi chiusa, spero con un'accresciuta consapevolezza di tutti sull'uso del linguaggio.

Resta senza risposta il mio quesito, che concludeva il primo intervento e che ripropongo:

" Ancora: in una fase così critica, si dedica un post ad un fatto così marginale, come l'intervista di Fazio a Tremonti, piuttosto che discutere delle cosidette liberalizzazioni del governo? Forse i redattori di nFA sono stanchi o depressi?"

il dottor trombetta/tremonti fosse assai piu' paraderetano di quanto si supponga?

 

Belsito sull'investimento: “Tremonti è d'accordo Dice che l'euro crollerà”

E se fossero solo pregiudizi quelli che animano la vostra ostilità verso Tremonti?

Non ho potuto partecipare, ma ho saputo di una sua presentazione all'università del suo libro che ha avuto molto successo. Tra l'altro con un importante economista a presentarlo.

A chi interessa riporto l'articolo del corriere da cui ho tratto la notizia

Ettore

 

http://www.esnips.com/displayimage.php?pid=34095503

avendo il suddetto scaldato la poltrona "che fu di Quintino Sella"  per nove anni negli ultimi undici (a parte la breve parentesi del suo discepolo prediletto Siniscalco) penso esistano fatti per esprimere giudizi (e non pregiudizi).

Tendo a giudicare una persona per quello che fa piuttosto che per quello che dice o scrive, anche se con una prosa accattivante.