Le 7 proposte del PD

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Il Partito Democratico sfida il governo a varare 7 riforme che possono, a costo zero,

spostare dieci miliardi di euro dalla rendita e dalle posizioni dominanti a favore dei cittadini e delle imprese.

Noi applaudiamo sia all'iniziativa (questo è quello che ci si aspetta dall’opposizione) sia ai sacrosanti principi di eliminare la rendita e smontare le posizioni dominanti. Ma il diavolo, si sa, si nasconde tra i dettagli. Vediamo se e come in questo caso.

Le proposte sono 7, dunque: come le spose per i 7 fratelli e come gli anni di carestia che seguirono quelli di abbondanza tanto tempo fa in Egitto. Eccole:

  1. Libertà di approvvigionamento dei gestori della rete dei carburanti
  2. Acquirente unico per il commercio all'ingrosso dei carburanti
  3. Liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini
  4. Riforma degli ordini professionali e sostegno all'accesso delle nuove generazioni
  5. Abolizione della clausola di massimo scoperto e di altre commissioni analoghe nei conto correnti bancari
  6. Separazione proprietaria rete trasporto gas
  7. Avvio immediato attività produttive con autocertificazione.

Facciamo l'esegesi critica, seguendo l'ordine delle proposte.

Punto 1. La proposta significa questo. Giulio che deve arrotondare lo stipendio da ricercatore (ne'elam no, che è ricco di famiglia) vende benzina con marchio Agip in una struttura di proprietà Agip che Agip ha attrezzato a proprie spese. Investimenti produttivi, pubblicità, campagne promozionali, manutenzione ordinaria e straordinaria sono tutte a carico di Agip. Giulio non paga neppure l'affitto, si limita a vendere benzina e il suo guadagno è dato dalla differenza fra il prezzo di vendita al pubblico e il prezzo al quale Agip gli cede il prodotto. Fino a ieri era obbligato a comperare tutta la benzina da Agip, diciamo 100 unità. Da domani potrà acquistare 50 unità da Agip e 50 unità da qualcun altro, uguali in tutto e per tutto a quelle che Agip ritira in raffineria, e metterci sopra il marchio Agip.

Sensato? Facciamo un esercizio. Sostituiamo a benzina magliette, ad Agip Benetton e a raffineria Cina e vediamo che succede. Ora Giulio vende magliette con marchio Benetton in una struttura di proprietà Benetton che Benetton ha attrezzato a proprie spese. Investimenti produttivi, pubblicità, campagne promozionali, manutenzione ordinaria e straordinaria sono tutte a carico di Benetton. Giulio non paga neppure l'affitto, si limita a vendere magliette e il suo guadagno è dato dalla differenza fra il prezzo di vendita al pubblico e il prezzo al quale Benetton gli cede il prodotto. Fino a ieri era obbligato a comperare tutte le magliette da Benetton, diciamo 100 unità. Da domani potrà acquistare 50 unità da Benetton e 50 unità da qualcun'altro, uguali in tutto e per tutto a quelle che Benetton ritira in Cina, e metterci sopra il marchio Benetton.

In effetti, non è affatto sensato: Benetton come Agip farebbe meno investimenti produttivi, meno pubblicità, meno campagne promozionali, meno manutenzione. Oppure, ed è più probabile, obbligherebbe Giulio a contribuire a queste cose, vanificando così i risparmi per i consumatori. Però ci sono 22 mila e passa impianti, cioè gestori più tutti i loro cari, molti dei quali votano. Così ha più senso.

Punto 2, ovvero come e dove i gestori compreranno la benzina. Uno sarebbe tentato di dire dove la producono, ovvero in raffineria, esattamente come fanno i titolari di "pompe bianche", soggetti indipendenti che hanno deciso di non convenzionarsi con una compagnia petrolifera e di acquistare, come si dice in gergo, il prodotto extra-rete. I famosi distributori "senza marca" che fanno sconti sostanziosi, insomma. E invece no. Siccome esiste già un soggetto che ha un bel nome che ricorda tanto i bei tempi andati, "Acquirente Unico", che compra l'elettricità per i clienti che non vogliono affrontare le spinose decisioni cui il mercato mette di fronte, facciamogli anche comprare la benzina dalle raffinerie che poi rivenderà ai nuovi imprenditori (bé il termine è un poco osé) delle pompe di benzina. Cioè un intermediario in più. Ora se una cosa sappiamo dal crescente successo delle pompe bianche è che di un intermediario non c'è bisogno. Le pompe bianche stanno sul mercato perché non ricorrono alle costose campagne promozionali che costano tra 5 e 6 centesimi di euro per litro, grosso modo il vantaggio che offrono agli automobilisti che acquistano da loro. Se creiamo un altro intermediario vanifichiamo anche questo risparmio per i consumatori! Come sempre una figura vale più di mille parole, perciò vi invitiamo a spendere un minuto fissando questa figura prima di passare al terzo punto.

carburante, prezzi rete ed extra rete

 

Punto 3. In Italia ci sono più di 16.000 farmacie e 50.000 farmacisti senza farmacia. Qui si tratterebbe di continuare l'opera iniziata da Bersani nel lontanissimo 2006, quando le parafarmacie e i supermercati furono messe in concorrenza con le farmacie convenzionate col Servizio Sanitario Nazionale per la vendita dei medicinali "da banco", quelli cioè che non necessitano di prescrizione. Bene: smantellare i monopoli è opera benemerita che sottoscriviamo appieno. Ammettiamo che per questioni sanitarie sia indispensabile che i consumatori debbano essere assistiti nelle loro scelte anche dopo che un medico ha prescritto loro un medicamento. Per questa ragione i farmaci possono essere venduti solo da esperti, e immaginiamo che tutti i farmacisti lo siano. Ma allora per quale ragione non permettere ai 50000 farmacisti che non sono titolari di farmacia di dispensare il prodotto? Perché non consentire la vendita di farmaci anche nelle parafarmacie e nei supermercati quando dietro il bancone c'è un farmacista? Conta la farmacia o conta il farmacista? Una sua compagna di partito che fu ministro della Salute, Livia Turco, non aveva dubbi in proposito: far uscire le medicine dalla farmacia vuol dire non comprendere il sistema di garanzie che oggi viene assicurato da tali esercizi. Confessiamo di non capire per quale ragione la farmacia sia più importante del farmacista.

O meglio lo sappiamo bene perché la storia è, come diceva Cicerone, magistra vitae. Nel 1888 (avete letto bene, 1888, milleottocentottantotto), l'allora Presidente del Consiglio del Regno d'Italia, Francesco Crispi, pronunciò in Parlamento parole che sottoscriviamo dalla prima all'ultima:

La professione dei farmacisti è la sola che conserva ancora le forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri e quindi può durare solo transitoriamente. Ogni limite, o Signori, è un privilegio che torna a danno delle popolazioni. Dalla libertà dell'esercizio delle farmacie non si può  ricavare che beneficio ed io non capisco il concetto dell'espropriazione accennato dai vari Oratori. Espropriazione di che? se domani voi dichiarerete libero l'esercizio della farmacia voi non lo torrete certo a coloro che già lo posseggono. Questi ultimi avranno forse una diminuzione di lucro, se però sapranno far meglio dei nuovi venuti il loro spaccio non temerà concorrenza. La libertà, o Signori, nacque prima di tutti questi vincoli e dobbiamo dolerci ché per la sola professione della farmacia la libertà non sia ancora spuntata, mentre è già adulta per tutte le altre.

La proposta così crivellata da Livia Turco non passò per l'opposizione di un senatore (farmacista) del Veneto. Ma Crispi aveva ragione, ah se aveva ragione. Ce l'aveva di sicuro 111 anni dopo, nel 1999 (non siamo riusciti a trovare dati più aggiornati, saremo grati ai lettori che li forniranno). Di nuovo, vi lasciamo meditare su una figura tratta da questo studio dal quale si apprende che (stando, appunto, ai dati di dieci anni fa) mentre i prezzi dei farmaci soggetti a prescrizione ("prescription", barra grigia) in Italia sono in linea con quelli di 8 paesi coi quali è bene confrontarsi, i prezzi dei farmaci da banco ("over the counter", barra nera) erano, e presumibilmente sono, vergognosamente alti nel Bel Paese:

 

prezzi farmaci

 

Peraltro 50.000 farmacisti senza farmacia, sempre aggiungendoci tutti i loro cari, sono un bel gruzzoletto di voti, a occhio e croce più numerosi dei benzinai con famiglia, anche al netto dei 16.000 farmacisti con farmacia che avrebbero "una diminuzione di lucro".

Punto 4. Sulla riforma degli ordini professionali ci piacerebbe vedere proposte meno timide. Allo stato attuale la proposta del PD è pavida: consentire la libera associazione tra professionisti senza diritto di esclusiva e limitare a un anno il tirocinio professionale è più o meno aria fritta. Finché l'accesso alle professioni è limitato al fine di mantenere un'elevata rendita per gli insiders, gli outsiders saranno disposti a lavorare gratis o sottopagati (il tirocinio) anni e anni, indipendentemente da quello che prescrive la legge, pur di poter accedere un giorno alla sacra fonte della rendita. Coraggio, Bersani, proponga quel che va proposto nell'interesse dei cittadini comuni: abolizione dei notai (non fraintenderci, Sabino, non vogliamo eliminarti fisicamente ma solo rendere i tuoi servizi domandati dal mercato invece che imposti dalla legge!), liberalizzazione dell'accesso alle professioni, assimilazione in tutto e per tutto dei servizi offerti dai professionisti ai servizi offerti da qualunque impresa (visto che non c'è alcuna differenza tra le due cose). Ancora una volta, impariamo da Crispi. Quello che diceva per i farmacisti vale per tutti gli ordini professionali in Italia: nella loro forma attuale sono "forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri". Si possono riformare in maniera utile per i consumatori solo smantellandoli, non ritoccando questa o quella cosetta.

Punto 5. La commissione di massimo scoperto, lo ricordiamo per chi non abbia mai avuto la sfortuna di doverla pagare, era un interesse aggiuntivo che le banche facevano pagare sul massimo saldo negativo di conto corrente raggiunto in un certo trimestre. L'attuale governo abolì questa commissione nel 2009. Cos'è successo? Provate a immaginare … uscita dalla porta, la commissione di massimo scoperto è rientrata dalla finestra camuffata da altre clausole, che alla fine dei conti facevano pagare ai clienti delle banche che finivano temporaneamente "in rosso" gli stessi interessi di massimo scoperto di prima, se non di più. Ora il PD propone di rendere nulle queste clausole. Ma una banca ha tante finestre, come potete osservare facendo una passeggiata attorno alla vostra filiale di fiducia. State pur certi che cacciata dalla porta la clausola di massimo scoperto, sotto qualsiasi specie essa si presenti, troverà il modo di rientrare da una delle suddette finestre, in nuovissimi, originalissimi modi e indisturbata. Fantasie? Rimembrare per credere: la storia non è nuova e Bersani dovrebbe conoscerla. Nel 2007, un decreto che porta il suo nome, abolì gli odiosi costi fissi delle ricariche telefoniche. Cosa accadde? Lo sapete, no? Da qualche parte in questo blog lo prevedemmo cosa doveva succedere, ma l'editor va di fretta e non ha tempo per cercare il link. Ed infatti e' successo: guardate quanto vi costava usare il telefono cellulare prima e quanto vi costa adesso. Esattamente: le imprese eliminarono i piani tariffari più convenienti, ossia aumentarono le tariffe. E poi dicono che gli economisti non sanno prevedere! Anche qui basterebbe un po' di coraggio in più: non è cumulando divieti che si favorisce il consumatore ma liberando la concorrenza tra i fornitori di servizi. Anche bancari.

Punto 6. Siamo totalmente e incondizionatamente d'accordo con la proposta: quando l'operatore dominante (l'ENI, in questo caso) è proprietario anche della rete distributiva, è un monopolista di fatto. I consumatori non possono che beneficiare da questa sesta proposta.

Punto 7. In breve, chiunque voglia avviare un'attività produttiva o realizzare un impianto produttivo potrà farlo inviando al comune un'autocertificazione. I controlli che adesso complicano e prolungano queste cose saranno fatti successivamente dal comune stesso. La proposta è sensata, certamente di più della balzana idea partorita da Voltremont e dal suo capoufficio di metter mano alla carta costituzionale per accorciare i tempi burocratici di avvio di un'attività imprenditoriale. Idea che, con onestà, Bersani ricorda essere molto bipartisan. Con pari onestà ricorda inoltre la triste vicenda dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP che si pronuncia come SWAP), lo strumento chiave per risolvere l'accidia burocratica. Si legge nel documento del PD:

Purtroppo la vicenda dei SUAP, risalente al 1998, non gode di buona fortuna, visto che in questo lungo tempo è stato oggetto di una quindicina di provvedimenti normativi e regolamentari e ancora oggi il SUAP non risulta pienamente operativo in moltissimi comuni.

Molto bene. Quindi cosa succede? Uno prepara la domanda, dichiara tutto il dichiarabile, si fa fare tutte le perizie, e la presenta al comune. Non c'è ancora lo SUAP? Nessun problema (comma 18 dell'articolato)

In attesa della piena operatività delle norme contenute nel regolamento sullo Sportello unico per le attività produttive, al fine di assicurare una rapida semplificazione dei procedimenti amministrativi, la presente disciplina trova immediata applicazione sia nei comuni che si sono dotati dello sportello unico che in quelli sprovvisti.

Tuttavia se l'attività (comma 7 dell'articolato) è localizzata in un area nella quale è

in contrasto con lo strumento urbanistico [strumento? Ndr.], l'interessato può chiedere la convocazione di una conferenza di servizi,

Dopodiché (comma 8)

Il comune convoca immediatamente la conferenza di servizi di cui al comma 7 in seduta pubblica, previa idonea pubblicità, e in tale sede accerta la sussistenza dei presupposti di cui al medesimo comma 7 e acquisisce e valuta le osservazioni di tutti i soggetti interessati, anche portatori di interessi diffusi o collettivi. Il verbale è trasmesso al consiglio comunale, che delibera nella prima seduta utile sulla variante urbanistica

E se il comune non lo fa? Così, giusto per chiedere. Senza sanzione un obbligo non è un obbligo, no? Quindi se il comune se la prende comoda (come fa adesso) nulla cambia e la norma è vuota laddove ci sia un "contrasto con lo strumento urbanistico".

Ecco, siamo stati costruttivi: se Bersani farà propri questi consigli ne verranno fuori proposte più utili.

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Commenti

Ci sono 41 commenti

Non c'è che dire, si tratta di osservazioni condivisibili a delle proposte che, seppure largamente insufficienti e timide, appaiono oro nelle miniere di piombo alla tremonti

Sul punto 5: se ricordo bene all'epoca Bersani diceva che, sì, era ovvio che le tariffe sarebbero aumentate ma lo scopo dell'operazione era avere tariffe che rispecchiassero esattamente quanto l'utente avrebbe pagato, senza costi aggiuntivi. Anche perché cosa puoi fare di più nel campo telefonico? Le frequenze quelle sono.

Non è esatto, le frequenze ci sarebbero ma qualcuno ha pensato bene di regalarle invece di metterle all'asta come è successo nel resto del mondo civile.

www.lavoce.info/articoli/pagina1001077-351.html

Risultato abbiamo poche frequenze disponibili per telecomunicazioni e internet, ma moltissime a disposizione per le televisioni, e intanto lo stato in Germania ha incassato 8 miliardi di euro dalle aste delle frequenze.

Sbaglio o quei polli del PD su questo argomento avrebbero potuto commentare "gli interessi di pochi imprenditori televisivi sono costati miliardi di euro al bilancio pubblico" ?

Riguardo il punto 7 ("Avvio immediato attività produttive con autocertificazione"), temo che sortirà un effetto blando, data la condizione di ampio arbitrio nell'applicazione delle tante norme emanate da una molteplicità di soggetti pubblici. Quale imprenditore rischierà di investire capitali in una qualunque attività produttiva, con la spada di Damocle di una interpretazione normativa sfavorevole a posteriori?

La mia opinione è che pur essendo la finalità della liberalizzazione sub-7 assolutamente condivisibile, senza una sfoltita di leggi e norme locali, e la previsione di interpretazioni di legge stabili, omogenee ed inconfutabili, servirà a poco.

Faccio un piccolissimo esempio tratto dall'esperienza: avete mai provato ad aprire un'attività ricreativa all'aria aperta? Di quelle con le casette prefabbricate su ruote dove i clienti possono riposare, o trovare servizi benessere (idromassaggio, sauna, ecc.)? Ecco, a me è capitato di assistere ad una iniziativa del genere nel sud Italia. Verebbe da pensare che sia una roba banalmente semplice, invece no, perché a quanto pare, ciascun ufficio tecnico di ciascun Comune ha una propria interpretazione della natura "urbanistica" delle citate casette su ruote. Quindi, può tanto essere che siano considerate alla stregua di veicoli (purché abbiano targa, catarifrangenti e quant'altro serve ad un veicolo per andare su strada), tanto che si richieda concessione edilizia. Può essere che il Comune richieda la licenza come campeggio, e può darsi che no. Può darsi che vogliano l'abitabilità, gli allacci idraulici, le fognature... e forse anche no.

In pratica, senza ingaggiare un tecnico (geometra, ingegnere o architetto, a proposito di vincoli professionali... e, mi dicono, meglio se è del posto) che sbrogli la questione con l'ufficio tecnico comunale, un imprenditore è impossibilitato a conoscere ex ante le regole da rispettare! Io non me la sentirei di suggerire ad alcuno di andare avanti con un progetto d'impresa, senza che vi sia almeno un meccanismo di silenzio-assenso sull'autocertificazione presentata.

 

Mi è chiaro che il fornitore non agip e il gestore, beneficerebbero degli investimenti fatti da Agip e non è una cosa bella (vedi il giusto paragone con le magliette).

Ma che succede se capovolgiamo la prospettiva? Agip ha una posizione dominante, perchè ha tante strutture già in essere, metterne una nuova ha costi enormi etc. etc. Non se l'è conquistata per merito, ma perchè era (in parte è ancora) di proprietà pubblica.

E' un male facilitare  l'ingresso di nuovi concorrenti? Non si potrebbe indennizzare Agip per l'uso delle sue strutture? Stiamo meglio con l'oligopolio esistente, in cui la società ex(?) pubblica che ha la posizione dominante l'ha raggiunta a spese di noi tutti?

la regola vale per tutte le compagnie. Ad esempio Shell ha 1249 impianti, circa il 5% del totale e la regola varrebbe anche per lei. Se esiste, ed esiste, un problema di dominanza di Eni, questo è collocato nella fase a monte della distribuzione, ovvero raffinerie e logistica primaria (depositi). L'ingresso di nuovi concorrenti è procompetitivo se si rompe il legame verticale della filiera. In Francia, ad esempio, effetti positivi li ha generati l'ingresso della GDO nella distribuzione carburanti. In italia questo non è avvenuto, o avviene con molta lentezza, perchè le regioni hanno introdotto regolamenti restrittivi che ritardano l'insediamento di impianti ad alto erogato. Qui un esempio, ma il fenomeno é generale.

 

in contrasto con lo strumento urbanistico [strumento? Ndr.], l'interessato può chiedere la convocazione di una conferenza di servizi

 

Lo "strumento urbanistico e' quello che una volta era chiamato "Piano Regolatore" e che ora ha nomi diversi a seconda dei vari comuni.

Sembra una cosa da niente, una conferenza di servizi. Ecco, per capire di cosa si sta parlando (e capire il livello di complessita' che si deve affrontare per fare qualcosa in Italia), un elenco dei convocati ad una conferenza di servizi di una recente opera bolognese:

" Comune di Bologna -U.I. Valutazioni e Controllo Ambientale
 Comune di Bologna -Settore Mobilità
 Comune di Bologna -Settore Urbanistica
 Comune di Bologna -Settore Lavori Pubblici
 Comune di Bologna -Settore Patrimonio
 Comune di Bologna -Unità Programmi Strategici
 Comune di Bologna -U.I. Verde e Tutela del Suolo
 Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisitici dell’Emilia-Romagna -Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Modena e Reggio Emilia
 Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisitici dell’Emilia-Romagna -Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna
 Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti– Direzione Generale per il trasporto pubblico locale div. 5
 Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – USTIF di Bologna
 Ministero dello Sviluppo Economico dipartimento per le comunicazioni
 Ispettorato Logistico dell’Esercito – Rep. Coordinamento e Supporti Generali – Uff. Movimenti e Trasporti
 Comando Militare Esercito “Emilia-Romagna” Uff. Personale, Logistico e Servitù Militari – Sez. Logistica, Poligoni e Servitù Militari
 Comando Militare Esercito “Emilia-Romagna” - 6° Reparto infrastrutture – Uff. Demanio e Servitù Militari
 Comando Forze Operative della Difesa
 Comando Logistico Nord
 Rete Ferroviaria Italiana SpA – Direzione Produzione, Roma
 Rete Ferroviaria Italiana SpA – Direzione Territoriale Produzione Bologna
 Rete Ferroviaria Italiana SpA – Direzione Commerciale ed Esercizio Rete, Roma
 Rete Ferroviaria Italiana SpA – Centro Operativo Esercizio Rete– COER Bologna
 S.A.B. S.p.A. – Aeroporto G. Marconi
 ENAC
 ENAV
 Autostrade per l’Italia S.p.A. – Direzione Operativa Sviluppo Rete
 Autostrade per l’Italia S.p.A. – Direzione III Tronco Bologna
 ANAS S.p.A. – Ufficio ispettivo territoriale, Bologna
 Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco
 Provincia di Bologna – Settore Ambiente Servizio Pianificazione Ambientale
 ARPA - Sez Provinciale Bologna
 Azienda USL città di Bologna
 Autorità di Bacino del Reno
 Servizio Tecnico Bacino Reno
 Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale Reno
 Autorità d'Ambito di Bologna
 HERA S.r.l. Bologna
 ENEL S.p.A. – Unità Territoriale Rete Emilia-Romagna e Marche – Divisione Infrastrutture e Reti
 Terna S.p.A. – Area Operativa Trasmissione di Firenze
 Telecom Italia S.p.A.
 Wind Telecomunicazioni S.p.A. Network Nord Est
 Fastweb S.p.A.
 Acantho S.p.A.
 Eutelia S.p.A.
 E-Via S.p.A. Socio Unico Retelit S.p.A.
 Infracom S.p.A.
 Sirti S.p.A."

Da notare che oltre a questi soggetti convocati dal Comune, possono intervenire anche i "portatori di interessi diffusi o collettivi", che sarebbero le associazioni o i gruppi di persone che hanno qualcosa da dire sull'opera.

Se non c'e' l'accordo preventivo col Comune per avere l'approvazione, e' praticamente impossibile ottenere i permessi.

Per fortuna qui da noi il Comune funziona, per cui ci si arriva in fondo, ma provate ad immaginare cosa puo' succedere in altri posti, dove il Comune non ha la stessa efficienza.

Sul punto 1 credo che abbiate commesso un errore: le società petrolifere al distributore appongono solo il loro marchio, tutt'al più danno un  "contributo spese" per la tettoia carburanti, ma non posseggono un piffero, è tutto di chi ci mette i danè, tanto che non è raro il fenomeno di più pompe carburanti possedute da un unico soggetto, addirittura con marchi diversi.

Tanto che non è raro il caso di pompe di benzina che cambiano marchio (fenomeno limitato, in verità), o addirittura vendono con prezzi di molto inferiore al prezo di listino, la caratteristica del mercato dei carburanti è anche di essere molto "liquido": la cisterna scarica solo se i soldi sono già sul conto della compagnia petrolifere, raramente e in casi eccezionali il gestore può pagare con assegno circolare alla cisterna, non sarebbe questo il caso se la pompa fosse di proprietà.

Quindi l'idea del PD non è tanto peregrina, personalmente mi rifornisco da un distributore a marchio Shell che ha un prezzo del gasolio di 4-5 centesimi/L inferiore agli altri perchè se ne fotte allegramente della Shell e compra il carburante direttamente in raffineria (non eroga bollini o cavolate varie, è limitato sulle carte di credito, ma ha sempre fila), inoltre ha tre distributori nel napoletano e quindi anche un discreto potere contrattuale con le compagnie.

Su tutti gli altri punti concordo (il punto 2 è da fantascienza: liberalizzo l'acquisto e poi faccio l'acquirente unico... ma questi leggono troppo Mack Reynolds).

Sul punto 7 vorrei dire che l'apertura in un giorno, in un minuto, o in un nanosecondo è fumo negli occhi, un breve elenco (non esasustivo) degli obblighi per un'azienda da 0 a 1.000.000 di dipendenti:

Elenchi clienti/fornitori con firma per la conservazione dei dati (legge sula privacY)

Normativa sulla sicurezza e sui luoghi di lavoro: (l. 626 e successive.... velo pietoso)

Certificato ASL, Vigili del fuoco o documentazione antincendio (estintori con libro degli acquisti e timbri di revisione..)

Se hai, o tratti prodotti chimici/pericolosi/nocivi/ospedalieri, etc., etc. altre valanghe di documenti, Haccp per panettieri, salumieri, pasticcieri, bar, ristoranti, alberghi..

Insomma io ho perso il conto delle leggi e/o regolamenti a cui dovrei sottostare, o dell'esercito di "consulenti" che dovrei foraggiare ad nutum con un'azienda di quattro dipendenti. Quello che mi spaventa non è l'apertura, ma il riuscire a rimanere aperto dopo una visita qualsiasi di un ente qualsiasi (e già sono sopravvissuto a due GDF..).

ma questi leggono troppo Mack Reynolds

 

Ti riferisci a questo questo Mack Reynolds ? A quanto pare ci siamo firmati sugli stessi classici :-).

Sui distributori ha ragione Marco, non sono affatto di proprietà delle singole compagnie, ma si tratta di aziende di proprietà di piccoli imprenditori locali (salvo rari casi), legati a un contratto di somministrazione con le varie compagnie.

Si tratta essenzialmente di una collaborazione commerciale: la compagnia mette il marchio, la pubblicità nazionale e garantisce la fornitura, mentre  i gestori mettono i soldi propri per compare i prodotti e l'organizzazione per venderli 

 

Insomma io ho perso il conto delle leggi e/o regolamenti a cui dovrei sottostare, o dell'esercito di "consulenti" che dovrei foraggiare ad nutum con un'azienda di quattro dipendenti. Quello che mi spaventa non è l'apertura, ma il riuscire a rimanere aperto dopo una visita qualsiasi di un ente qualsiasi (e già sono sopravvissuto a due GDF..).

Quello della burocrazia imperante, confondente e pasticciona mi sembra un problema annoso. In effetti se non ci fossero miriadi di leggi e leggine piu' o meno sensate sarebbe anche piu' facile aprire una attivita'. Soprattutto se non si dovessero foraggiare consulenti, avvocati, commercialisti etc...

E' anche questa una forma di privilegio? Insomma, un "mercato" protetto per i vari consulenti? E quanto incide questo dazio sul costo del lavoro? Non ne ho idea, ma secondo me un certo peso ce l'ha...

 

Sul punto 1 credo che abbiate commesso un errore: le società petrolifere al distributore appongono solo il loro marchio, tutt'al più danno un  "contributo spese" per la tettoia carburanti, ma non posseggono un piffero,

 

Cerco di chiarire.  I rapporti contrattuali legati alla fornitura di carburanti, sulla base della normativa vigente, sono di due tipi:

- contratto di somministrazione in esclusiva associato ad un contratto di comodato gratuito, della durata di sei anni rinnovabile, degli impianti di distribuzione e delle attrezzature fisse e mobili, se il punto vendita e l'autorizzazione appartengono alla società petrolifera;

- contratto di somministrazione associato ad un contratto di “convenzionamento colore” con il titolare dell'autorizzazione, se il punto vendita e l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di distribuzione non appartengono alla società petrolifera.

Il primo tipo di contratto è il più diffuso: il 60% degli impianti di distribuzione sono di proprietà delle società petrolifere (Vedi qui slide 11, presentazione del DG di Unione Petrolifera). Per essere un piffero, non c'é male.

Con il secondo tipo di contratto il gestore-proprietario dell'impianto si impegna ad acquistare in esclusiva il prodotto dalla compagnia petrolifera ed otterrà una remunerazione con la quale fare fronte agli investimenti realizzati per la costruzione dell’impianto e per la sua manutenzione mentre il costo del prodotto, come nel primo tipo di contratto, sarà definito dalla differenza fra prezzo finale di vendita, in genere il “prezzo consigliato” dalle compagnie e il margine fissato dai contratti interprofessionali che ciascuna compagnia sigla con i sindacati rappresentativi dei gestori.

La proposta di Bersani equivale a dire su questo 40% degli impianti, i proprietari dei medesimi che - non dimentichiamolo - potevano ben scegliere di non convenzionarsi e diventare "pompe bianche", adesso possono diventarlo a metà. In questo modo si genera un casino che la metà basta. Farà due prezzi diversi sempre con lo stesso marchio e sullo stesso erogatore? Dovrà duplicare gli erogatori ? Quale cartellonistica esterna esporrà? La sua? Quella del marchio? Non era più semplice dire che chi vuole può, da domani, buttare nel cestino il contratto di convenzionamento colore che ha sottoscritto. E può benissimo andare a cercarsi il prodotto in raffineria, ma senza avere il paracadute del marchio e del prodotto. Come da una cosa del genere possano uscire 2 miliardi di risparmi, lo sa solo Bersani. Si, perchè l'erogato medio di impianto è di circa 1,6 metri cubi l'anno. Se diventano semi pompe bianche come lui propone 10000 impianti che possono fare prezzi come le pompe bianche intere sulla metà del venduto, la minore spesa degli automobilisti al massimo é di 400 milioni.

Sul punto 1 credo che abbiate commesso un errore

Io credo di no. Questo articolo riporta che quello tra compagnie e benziai e'

Un rapporto lavorativo regolamentato da un contratto di comodato d'uso gratuito, così come previsto dalla normativa nazionale ed europea: la compagnia petrolifera affida ai gestori i propri distributori stradali per una durata minima di sei anni. Alla scadenza il contratto si dovrebbe rinnovare naturalmente, salvo una "giusta causa".

O e' cosi' solo in certi casi? Nessuno tra i lettori e' un benzinaio? :-)

[ah, ecco, vedo adesso che ne'elam ha chiarito il punto.]

 

Scusate, io non mi raccapezzo, qualcuno ha un'idea minima di quale sia il motivo per cui il PD sta proponendo la storia dell'acquirente unico per i carburanti?

L'unica cosa che mi sovviene è che vogliano creare altre posizioni di privilegio creando altri monopoli legali, c'è una visione meno maliziosa?

 

Sul punto 6: la separazione proprietaria è già prevista dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/03290l.htm (articolo 1 ter, comma 4)

4. Ciascuna società operante nel settore della produzione, importazione, distribuzione e vendita dell'energia elettrica e del gas naturale, anche attraverso le società controllate, controllanti, o controllate dalla medesima controllante, e comunque ciascuna società a controllo pubblico, non può detenere, direttamente o indirettamente, a decorrere dal 1° luglio 2007, quote superiori al 20 per cento del capitale delle società che sono proprietarie e che gestiscono reti nazionali di trasporto di energia elettrica e di gas naturale.

Quello che Bersani doveva fare quando era ministro delle Attività produttive era un semplice decreto applicativo. Invece ha preferito occuparsi delle estetiste, ed ora se ne esce chiedendo che lo faccia SB, in quanto ministro ad interim dello sviluppo economico. Si piazza bene per il premio "faccia di bronzo".

  A proposito delle prescription drugs, non so quale sia l'origine di quel grafico, ma non torna per nulla con la mia esperienza. In Francia, dove passo quasi due mesi l'anno, i farmaci da banco (esempio aspirina) costano meno delle metà di quanto non costino in Italia. I farmaci con "prescription" costano invece di più (forse 20 o 30% in più). Io stesso torno in Italia con una scorta di aspirina e di vitamine. Per il resto sono d'accordo: le farmacie beneficiano di un privilegio medioevale. E molti ordini professionali andrebbero aboliti. E perchè non citare anche il fatto che non è possibile assicurare la propria auto all'estero? In Italia l'assicurazione auto è aumentata negli ultimi dieci anni più che in ogni altro paese. Esistono le assicurazioni con le quali si tratta solo per telefono: per quale motivo non esiste il mercato unico delle assicurazioni, e si possa trattare per telefono con assicurazioni di altri paesi della UE? A titolo di curiosità, vorrei ricordare che l'assicurazione (facoltativa) per i ciclomotori costava poco più di dieci anni fa, settanta mila lire/anno; oggi, la stessa assicurazione (divenuta obbligatoria) costa 600 €/anno con un aumento di circa diciotto volte. In Italia siamo tutti polli, spennati dai monopoli! 

 

Potremmo dunque dire:

Punto 1:  insulso

Punto 2:  futile

Punto 3: ipocrita

Punto 4: pavido

Punto 5: illusorio

Punto 6: superato

Punto 7: copiato da Voltremort

 

Bersani: sotto il lenzuolo niente?

Ok fare il fanboy, ma davvero non capisco il senso di commenti del genere.Non sentirti obbligato a scrivere se non hai  nulla da dire.

Punto 4. ...liberalizzazione dell'accesso alle professioni

Posso chiedere cosa si intende, in pratica, con questo?

A Vostro parere, inoltre, non è una limitazione all'accesso alla professione anche l'eccessiva durata dei corsi di studio universitari (es. ingegneria  oltre 8 anni, fonte Almalaurea)?

 

 

A Vostro parere, inoltre, non è una limitazione all'accesso alla professione anche l'eccessiva durata dei corsi di studio universitari (es. ingegneria  oltre 8 anni, fonte Almalaurea)?

 

Direi proprio di si. L'OECD include, tra i parametri presi in considerazione per la costruzione del suo indice Professional Services Regulation Index (che è parte di un programma più ampio di monitoraggio delle limitazioni poste per via regolamentativa al commercio di beni e servizi, QUI i dettagli), la durata media degli studi obbligatori per accedere alle professioni di avvocato, contabile, architetto e ingegnere. L'OECD considera anche tante altre cose, ad esempio: durata del tirocinio obbligatorio, esami d'ammissione, regolamenti e codici deontologici, accessibilità delle professioni da parte di imprese e professionisti di altri paesi, e limitazioni poste alle forme consentite per praticare la profesisone (es. individualmente, come studi associati, come società di capitali).

Per la cronaca, più è elevato il valore dell'indice OECD, maggiore è il grado di limitazioni all'accesso delle professioni: l'Italia nel 2008 produce un punteggio di 3.2, contro una media calcolata sugli altri 29 paesi monitorati di 2.0. Peggio di noi c'è solo Lussemburgo (3.5) e Turchia (3.4).

Mi sembrano 7 proposte un po' timidine, ma insomma: meglio di un calcio negli stinchi.

Vorrei soffermarmi solo sui punti 4 e 7, non avendo miglior cognizione di causa per gli altri.

4.:  Ordini professionali -  In linea di massima, sono per la loro abolizione. lasciando, forse, quello dei Medici e pochi altri: non so. E sono per l'attenuazione o abolizione del valore legale del titolo di studi, che di fatto è sempre più una questione puramente nominale. Non so per i medici, ma per gli architetti, per es.,  in U.K. l'A.R.B. (Architects Registration Board) tutela solo il titolo, non anche la professione, come invece acade da noi. Differenza apparentemente minima, ma non è così. Che vuol dire, in pratica? Che, per l'assenza di valore legale del titolo di studi e per ordinamento professionale,  chiunque in teoria può fare progetti e persino dirigere lavori sotto propria responsabilità civile e penale, ovviamente, ma non può utilizzare il titolo di architetto. Per farlo, oltre al titolo di studi (39 / 43 scuole di architettura sono riconosciute dall'A.R.B., non da un Ministero) ci si iscrive, dopo un anno di pratica, all'ARB versando la quota annua di € 86 e si può scrivere "Architect" sulla targa di ottone davanti alla porta. Nessuno è tanto incosciente da rivolgersi a un ragioniere (con tutto il rispetto) per farsi progettare casa o farsi fare un'ottimizzazione o una certificazione energetica che, peraltro, non varrebbe molto, in questo caso. Pensione? Ti fai un'assicurazione ed è chiuso il discorso.

Il problema, in Italia, mi pare sia proprio che l'Ordine tutela titolo e professione (la seconda a chiacchiere, peraltro e  cmq, nella seconda tutela sta il male, secondo me) ed è, proprio per questo,  un'istituzione assai permeabile alla politica e alle sue esigenze non sempre dignitose. Con quel che ne consegue, a volte, di assai poco edificante.

In U.K. c'è poi il più noto R.I.B.A. (Royal Institute of British Architects): un prestigiosissimo club privato di professionisti al quale iscriversi o non iscriversi è assolutamente facoltativo e comporta un esame di ammissione. Chi vuole, si accomodi. Funziona, è semplice, non si presta ad intrighi perché, ripeto, la tutela riguarda solo il titolo attraverso un codice deontologico, non la professione (cassa, versamenti, pensione ecc.). Dovrei parlare del perverso sistema italiano delle "terne" nelle nomine nelle commissioni edilizie, dove si decidono molti appalti pubblici, ma per ora sorvolo.

7. autocertificazione per attività commerciali e imprenditoriali, purché non confligga con gli "strumenti" urbanistici. Spesso e volentieri i c.d. strumenti urbanistici (Piani regolatori, di fabbricazione, di recupero, paesistici ecc. ecc.)  sono, da noi, follie faraoniche supervincolistiche e funzionano solo per aumentare, di fatto,  margini di discrezionalità  e arbitrio burocratico: sarebbe ora di mettere mano a una seria riforma del tipo "poche regole e chiare", il che significa "rispettabili".

Ho, poi,  ascoltato, più di 3 anni fa, una trasmissione radiofonica, credo a Radio 24 (non sono del tutto sicuro) che, eravamo in pieno governo Prodi, denunciava una ridda di casi rimasti insoluti, nonostante le autocertificazioni introdotte da Bersani,  per questioni di conflitto con leggi e leggine, spesso locali, rimaste in vigore. Per es.: uno acquista tutta l'atrezzatura per una pizzeria, che non sono proprio 2 lire,  prende in affitto i locali, autocertifica e gli bloccano tutto perché in quella Regione o in quel Comune le licenze del settore sono contingentate e il malcapitato deve attendere che si liberi un posto. Oppure, altra regione, per una strana legge sui controlli di qualità delle acque che aveva cadenza biennale. Per cui, se penso di aprire oggi ma ieri è scaduto il turno di controlli,  mi tocca attendere cmq altri 2 anni, se tutto va bene. Queste sfasature tra vecchie regole e nuove semplificazioni pare abbia creato non pochi problemi a molti e in vari settori. Il Garante (fu intervistato a lungo Catricalà, in quel programma) dichiarò di trovarsi quotidianamente a intervenire su casi che si accumulano a centinaia, per sbrogliare matasse del genere. 

Ecco: credo che le autocertificazioni siano un buon inizio ma, da quanto ho sentito in quella trasmissione, poi devono impegnare tutti, ai vari livelli di governo e amministrazione del paese, ad entrare nello spirito delle cose e agevolare la  rimozione di molti ostacoli stratificatisi nel tempo. Soprattutto nelle menti, nelle azioni, nelle leggi e nelle delibere di chi amministra regioni, province, comuni e di chi sta ai copntrolli burocratici. Più sono complesse le cose, più è necessartio iniziare prima possibile, anche parzialmente.

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PS: mi sono appena accorto di aver scritto "punto 2." mentre mi riferivo al 4. Ho corretto l'errore alle 22:27,  ma credo che dal contesto si capisse di cosa parlavo. Sorry :)

 

Quello che diceva per i farmacisti vale per tutti gli ordini professionali in Italia: nella loro forma attuale sono "forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri". Si possono riformare in maniera utile per i consumatori solo smantellandoli, non ritoccando questa o quella cosetta.

L'American Society for Quality nella sua breve storia della qualità pone l'inizio dell'uso moderno del concetto proprio nelle forme medievali delle corporazioni e dei mestieri. Ho iniziato con questa citazione per partire con qualcosa di ameriKano - e avrei potuto ricordare anche l'articolo di andrea moro su nFA ov'egli rammenta - tra l'altro - che la parrucchiera di Lower Manhattan che gli taglia i capelli «tiene accanto allo specchio un certificato ben incorniciato del dipartimento sanitario dello stato di New York che certifica il titolo conseguito; la certificazione è necessaria per praticare la professione di parrucchiera». Del resto ho già avuto modo di segnalare come anche alla Bocconi si sia rotto il Muro di Omertà sulla questione, laddove in un'articolo per la voce.info viene discusso l'esempio inglese per rapporto al caso italiano, scindendo correttamente la discussione sulle funzioni legate alla tutela della qualità e della professionalità rispetto a quelle relative alle (auto-)tutele di natura economica.

Poi ovviamente rammento di nuovo il sito UE sulle professioni regolate, per chi volesse continuare ad approfondire la questione in maniera ragionata e non ideologica.

RR

 

 

Il discorso di qui sopra potrebbe essere condivisibile se le corporazioni in questione avessero la sia pur minima utlità a garantire l'utente, ora io non so se ultimamente è stato abrogato, ma l' l’articolo 7 comma 9 della legge n. 3.161 del 1991 sull’ordinamento delle farmacie recitava testualmente:

"In caso di decesso del farmacista titolare del diritto di gestione della farmacia privata, il coniuge o l’erede, anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno di età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall’acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia"

Cioè chi eredita il privilegio corporativo può esser un cane incompetente ma se lo tiene , mentre un laureato con il massimo dei voti, indipendentmente dalle competenze si attacca al tram.

Mi sembra quindi ideologico e in malafede ogni tentativo di difendere la detta situazione nel caso delle farmacie.

 

Innanzitutto non riesco a comprendere come lo Stato protrebbe risparmiare se ci fossero più professionisti e, in caso, quanti "miliardi" si risparmierebbero: forse qualche esimio economista può darmi qualche delucidazione in merito.

Quanto agli avvocati, categoria di cui faccio parte, la crescita degli iscritti degli ultimi 15 anni è superiore alla crescita del PIL della Cina: cosa si vorrebbe di più ?

Che uno diventi avvocato semplicemente esponendo una targa fuori dalla propria abitazione ? (v. abolizione del valore legale dei titoli). Certo se sbaglia c'è l'assicurazione: ma se prendi 30 anni di galera perchè il legale aveva la terza asilo e letto "l'avvocato nel cassetto" che te ne fai del risarcimento ?

sincetramente io darei la possibilità di autodifendersi, MA se scegli un difensore allora deve essere in un albo.

il problema è altro: è CHI vuole aiutare con questa proposta (posto che lo stato non incassa soldi)

1) i notai? no: i notai son copertissimi: rogiti, comrpavendite di beni registrati, atti sociali etc, qui l'apertura a "operazioni non riservate dalla legge..." non c'è

2) avvocati? no la difesa in tribunale, in cassazione financo per cause tributarie è cosa da avvocati per legge (quindi anche qui, nessuno spiraglio per dare legittimità d'azione a gruppi di professionisti non iscritti ad albi per fare cose per cui non serve essere iscritti ad albi)

3) ingengeri? no, i controlli statitici etc etc etc precludono

chi rimane? Ah si, i commercialisti (ex ragionieri compresi) che vedono con questa proposta una concorrenza ulteriore su dichiarazioni ed affini da parte di chi? CAF e chi è dietro i CAF?

Mi fa pensare questa parte

riconoscere le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale

 

 

Innanzitutto non riesco a comprendere come lo Stato protrebbe risparmiare

 

Se ricordo correttamente, paghiamo alla UE barche di soldi per il fatto che l'esistenza degli ordini professionali in Italia preclude il notro mercato a professionisti esteri - siamo in breve protezionisti. Abolire gli ordini ci farebbe per lo meno risparmiare le multe.

Devo dire anche che il fatto che gli ordini professionali all'estero non esistano (nella forma in cui esistono da noi, almeno) dovrebbe far riflettere.

suggerisco di dare un'occhiata a questo studio che compara i servizi legali nell'europa a 15. Parecchio utile è la tavola 1. Poi per quel che riguarda la domanda: come si può risparmiare?  invito a dare uno sguardo alla tavola 4 seconda colonna... con un piccolo sforzo ci si arriva

 

... ovvero la scoperta dell'acqua calda.

Si dice che tanto le banche farebbero rientrare da un'altra finestra ciò che viene cacciato dalla porta, un po' come per le ricariche telefoniche.

Cari economisti, forse che per legge si vuole disciplinare il libero mercato ? Nessuna persona sensata aveva il benchè minimo dubbio che le imprese telefoniche avrebbero trovato gli introiti persi con le ricariche da altre parti, così come le banche cercherebbero introiti in altre spese. Il punto è un altro: tolta la demagogia ingannevole che accompagna la proposta, vi è un substrato accettabile.

I costi delle ricariche, che per le imprese non erano veri costi di esercizio ma semplici introiti, non era giusto venissero pagati dagli strati più poveri, quelli cioè costretti a fare molte ricariche di pochi spiccioli (io, con un abbonamento, godevo di tariffe migliori anche grazie alle ricariche degli studenti !)

Abolendo il costo di ricarica quegli introiti sono stati recuperati da tutti gli utenti, il che mi pare più equo e solidale. Risparmio ovviamente zero.

Le banche sono imprese e quindi libere di fissare i prezzi che vogliono: anche qui il legislatore può prevedere dove prendere o non prendere i soldi, ma il quantum lo decide l'impresa.

I bonifici nei paesi UE fino a 50.000 euro sono gratis: poichè però la banca ha un costo, qualcuno lo paga comunque.

Scelte legittime, ma cosa c'entra il risparmio ?

Dal sito del PD: "modificare la manovra finanziaria senza alcun onere per lo Stato con l'effetto immediato di risparmiare svariati miliardi di euro"

Ma chi è che risparmia ?

Mentre infatti le ricariche erano effettuate dalle "fasce deboli", siamo sicuri che le famiglie italiane, gli studenti e i pensionati utilizzino i fidi bancari ?

La manovra è stata fatta per arginare la spesa pubblica: l'inganno del messaggio del PD è nel far credere che queste misure facciano risparmiare lo Stato.

Neppure fanno risparmiare i cittadini: alcuni risparmiano, altri spendono di più, ma a somma finale zero.