Evgenij Evtušenko - Elegia di New York

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Sto rileggendo un vecchio libro della collana Lo Specchio della vecchia Arnoldo Mondadori Editore (1974). Il libro, di Evgenij Evtušenko, si intitola “Le betulle nane”. Il testo che ho scelto di ricopiare è Elegia di New York.

buona lettura.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

 

 

*

Elegia di New York

Di notte al Central Park, intirizzito,

senza un padrone,

sottovoce ho parlato con l’America.

Stanchi eravamo entrambi di discorsi.

 

 

Ho parlato all’America coi passi.

Non mentono alla terra i passi stanchi.

Essa mi rispondeva coi cerchi

di foglie morte

cadute nello stagno.

 

 

E la neve sedeva imbarazzata

sui bar che prolungavano baldorie,

sopra le vene rigonfie del neon,

della città assonnata sulla fronte,

su un candidato dal sorriso vigile

che aspirava ad entrare ad ogni costo

dove non mi ricordo, ad ogni modo

in qualche posto, ma alla neve dove

non importava affatto.

 

 

E nel parco cadeva senza furia

e, come sopra zattere screziate,

cautamente scendevano i cristalli

su foglie che affogavano pian piano,

su un palloncino rosa e tremolante

attaccato da mano di fanciullo

contro il tronco di un pino con il chewing-gum,

che strusciava la guancia sonnolento

contro le stelle,

su un guanto scordato,

sullo zoo, liberatosi dagli ospiti,

su una panchina con la scritta mesta:

“Riservato ai bambini

smarriti”

 

 

Con smarrimento i cani,

leccavano la neve,

presso vasi di ghisa in mezzo agli alberi

che le foreste avevano smarrito,

guizzavano scoiattoli

con le perline smarrite degli occhi.

 

 

Tenendo dentro a sé, gelosi, cupi,

una domanda silenziosa, un mònito,

giacevano lastroni di granito,

figli smarriti di antiche montagne.

 

 

Masticavano zebre oltre la gabbia

smarrendo il loro sguardo nelle tenebre.

Trichechi alzando il muso dalla vasca

prendevano coi baffi i fiocchi al volo.

 

 

Con tutta la pietà a loro permessa

- figli smarriti dell’oceano – amari,

nebulosi guardavano i trichechi

- figli smarriti della terra – gli uomini.

 

 

Ero solo. Oltre il folto in lontananza,

quasi pupilla fissa della notte,

innanzi a un volto invisibile appesa,

rossa, una lucciola di sigaretta

nuotava.

 

 

Laggiù, fuggendo la città confusa,

lungo gli scogli e le macchie dell’edera,

invisibile andava

lo smarrimento di qualcuno in cerca

di smarrimento simile.

.

Sotto la nevicata muta e bianca

congiungendomi a sé nel suo mistero

vicino a me l’America sedeva

nel posto riservato

ai bambini smarriti.

*

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

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Commenti

Ci sono 92 commenti

Ben tornata, ossia tornata bene ... molto bene.

Michele ti ho mandato una mail per la programmazione, ci dài un'occhiata?

grazie

Ma che tristezza, Evtushenko pure qui? Viscido opportunista, baciapile del regime, finto perseguitato, ma in realtà "volto presentabile" dell'URSS nel mondo, e soprattutto: PESSIMO POETA. Solo in Italia passa ancora per genio.

sulla base di quali criteri lo definisci un Pessimo Poeta? sul baciapile non mi esprimo, posso condividere che fosse il "volto presentabile etc...", ma quello che mi incuriosisce è la dinamica letteraria nel tuo giudizio.

Quel quasi niente che ho letto di Evtushenko non mi emoziona come, per esempio, nostri e altrui classici. Ma io non ho sufficiente cultura, né sensibilità, forse, e non conto. Anna Akhmatova lo avrebbe criticato ma wikipedia (!) non informa sui criteri.

le prime due pagine de "le ore" ,prosa,sono molto più poetiche.

Non ho strmenti per definire un cattivo o un buon poeta. Trovo i versi pieni di immagini suggestive che purtuttavia non mi emozionano particolarmente.

Mi spiace leggere in un commentoi che precede legittime opinioni che sono però un tantino tribaliste e confondono i piani di espressione degli esseri umani.

Tra le altre cose sulla mia scrivania ci sono - sempre - a portata di mano la Achmatova, la Cvetaeva, la Symborska. prossimamente proporrò loro opere, così da accontentare i diversi gusti e sensibilità. Mi spiace sia uscito dalla programmazione questo pezzo per primo, in effetti secondo il mio criterio, ieri doveva uscire un pezzo breve mio, che faceva eco a recenti fatti della politica italiana, spostando l'attenzione dal piano dell'attualità all'effetto delle cose sulla vita quotidiana dell'uomo comune, come me; che poi è una dele dinamiche letterarie presenti anche in questo sedersi sulla "panchina dei bambini dispersi".

ma così fu, e pazienza.

nc

vate, sia nessuno. ed il bello del distacco (vero, del distacco di quel che uno pensa e dice da quel che era, fu, e' -- diceva un maestro di tanti anni fa "i pensieri non hanno padrone") e' che a nessuno importa nulla della presentabilita' o meno di Homer o, assai piu' bello, di Shakespeare (nessuno sa nemmeno se esistesse)--

su Eugenietto-servo-del-regime, cosi' fu l'altro, assai piu' servo

Per Epharmostos di Opunte, lottatore<em>

Il canto d'Archiloco

risonante ad Olimpia,

il triplice fragore del kallínikos

bastò come guida ad Ephármostos

in corteo coi compagni al colle di Krònos.

Ma ora con questi dardi, dall'arco

delle Muse lungisaettanti, orsù bersaglia

Zeus dal rosso bagliore

e il sacro picco dell'Elide,

quello che un giorno Pélops il lidio eroe

guadagnò, dote bellissima di Hippodámeia -

e scaglia su Pito una freccia

dolce, alata. Non impugnerai parole caduche

facendo vibrare la cetra per gesta di un lottatore

della nobile Opunte, lodando lei e suo figlio:

lei che è un feudo di Thémis e d'Eunomía salvifica,

figlia gloriosa. E fiorisce d'imprese

presso la tua corrente, o Kastalía,

e quella dell'Alpheiós:

onde un culmine di corone erge alla fama

la metropoli dei Locri luminosa di alberi.

Ed io infiammando di canti

impetuosi la città amica,

più rapido di magnanimo

destriero e di nave alata invierò

quest'annuncio dovunque,

se per vera destrezza dono del fato

coltivo lo scelto giardino delle Chárites:

esse concedono il bello - e un favore

divino fra prodi e sapienti

gli uomini. Come altrimenti

poté agitare la clava

contro il tridente la mano di Heraklês,

quando a Pilo appostato incalzava Poseidôn,

lo incalzava lottando con l'arco d'argento

Phoîbos, né tenne immobile Hádes la verga

onde guida i corpi degli uomini giù per la concava

strada dei morti? Questo racconto,

o bocca, rigetta fuori di me!

Perché insultare gli dèi

è sapienza perversa, e il vanto inopportuno

suona all'unisono con la follia.

Non blaterare ora storie siffatte:

lascia la guerra e i duelli

fuori degli immortali; e porta la lingua alla città.10

di Protogéneia, dove - volere di Zeus dal tuono

crepitante -

Pýrrha e Deukalíon scesi dal Parnassós

posero casa dapprima, e fondarono senza connubio

un popolo unito, una stirpe rocciosa,

gente dal nome di pietra.

Desta per loro una via melodiosa di versi:

loda il vino vecchio, ma il fiore di canti

nuovi. È leggenda:

la forza dell'acqua sommerse

la nera terra, ma tosto

per le arti di Zeus un riflusso

prosciugò la marea. Da quelli in origine

vennero i vostri antenati dai bronzei

scudi: figli di figlie del ceppo

di Iapetós e di forti Kronídai,

re indigeni sempre.

Finché il signore d'Olimpo,

rapita la figlia di Opûs

dal suolo degli Epèi, sereno

le s'unì tra i gioghi del Máinalon e la condusse

a Lokrós - che l'età non cogliesse legato

a un fato spoglio di prole. La sposa ospitava il seme

supremo, e godette l'eroe al vedere il figlio supposto

e dal nome dell'avo materno

gli dette nome:

fu uomo di forma e di gesta

mirabili: cui donò la città e il governo del popolo.

Vennero ospiti a lui

da Argo e da Tebe,

ed Arcadi e anche Pisati;

ma tra i coloni onorò soprattutto Menóitios

prole di Áktor ed Aigina. E il figlio di lui con gli

Atreîdai

giunto alla piana di Téuthras stette a piè fermo, solo,

con Achilléus, quando respinti i Danai valorosi

Télephos incalzava alle marine prore:

e fu chiaro a chi intende

qual era l'animo forte di Pátroklos.

Mai, lo esortò il nato da Thétis, da allora

mai più si schierasse in Áres

mortifero lungi dalla sua

lancia domatrice di uomini.

Io sia trovatore di versi, capace

d'incedere sul carro delle Muse;

audacia e forze copiose

mi aiutino. In onore al successo e al senso ospitale,

per l'istmico diadema di Lamprómachos

giungo, dacché ambedue conquistarono

il premio in un unico giorno.

E due altre vittorie alle porte

di Corinto vennero poi

ed altre ancora nel seno di Nemea per Ephármostos.

Ebbe ad Argo il trionfo virile, ragazzo ad Atene.

E che lotta, sottratto agli imberbi, per coppe

d'argento affrontò in Maratona contro più anziani!

Uomini adulti con gioco di agili scatti

prostrò senza cadere,

e tra quale applauso percorse in giro l'arena,

giovane e bello e superbo d'azioni bellissime!

Di nuovo mirabile apparve

alla gente parrasia

raccolta alla festa di Zeus Lykaîos;

e fu così anche quando il caldo rimedio dei gelidi venti

ottenne a Pellene. Rispondono ai suoi trionfi

la tomba di Iólaos ed Eleusi marina.

Ciò che è per natura primeggia sempre. Molti

tra gli uomini con doti apprese

corrono in cerca di gloria,

ma senza il dio niente

è più infausto, a tacerlo. Ci sono

strade che portano in là più di altre:

non tutti un medesimo impegno

ci nutrirà. Il sapere

è impervio. Offrendo questo cimento

grida a gran voce, e sicuro,

che in sorte divina quest'uomo nacque

forte di mani, destro di membra e di sguardo ardito -

e che l'ara del tuo convito incoronò

vincendo, o Áias Iliádes.

 

 

 

 

 

 

 

per altro, sul tema caro ad Artemij

 

www.youtube.com/watch

 

 

bene... Bene! grazie Adriano

Trovo pero' che anche leggere cattiva poesia sia interessante...aiuta ad apprezzare quella buona, a metterla in contesto.

Nessuno, mi sembra, commenta sulla poesia in se'. Io, da non esperto (e non m'importa nulla di chi e' e cosa rappresenta l'autore come persona) ho trovato questi versi proprio brutti, ma proprio tanto, un accatastarsi di immagini deboli, banali, sfocate.

'guizzavano scoiattoli/con le perline smarrite degli occhi.'??

Vomit.

E il palloncino rosa e sonnolento (senza peraltro scordarci dei cristalli che ci scivolano sopra, ma almeno non ne e' soffocato come le foglie, meno male) attaccato all'albero dal fanciullo e che sfrega la guancia (il palloncino, mi sembra di capire, non il fanciullo) contro il cielo? E' il palloncino piu' esangue nella storia della poesia! L'immagine piu' sovraccarica e confusa! Povero fanciullo, costretto a questo compito meschino, attaccare il palloncino all'albero con il chewing gum, un vergognoso sfruttamento del lavoro minorile da parte del poeta (i poeti ci devono andare piano, con i bambini, e con i cani, con gli scoiattoli...).

Volendo connettere terra e cielo, arridatece the evening spread out against the sky like a patient etherized upon a table, qualcosa di folgorante, altro che palloncino rosa.

Mah. A chi questa poesia piace, mi spiega cosa gli trasmette? Forse risuona di piu' con i niuiorchesi?

Comunque grazie Natalia, hai creato un angolo di grande civilta' che personalmente apprezzo molto.

(non che il resto sia incivile, eh!).

oddio, io vivo su un lago piccolo piccolo come un ombelico d'acqua su una lingua di terra che divide Ionio e Tirreno, puntando lo stivale. eppure quelle perline negli occhi guizzanti degli scoiattoli mi son proprio piaciute, le ho viste leggendole. Le avevo già viste però a Ft. Lauderdale, quando vivevo lì per lavoro.

grazie a te, Marco.

io credo che la creazione di mondi sottili sia del poeta,dell'invisibile che cova sotto la pelle che guarda il vetro pieno di materia,di stelle,di grigio che scende sul cemento e di plastica e carne e metallo in forma di auto che graffia e che scende sulla via.credo che il poeta viva ,solamente,sottile e disteso,sciolto in qualche luogo sconfitto e doloroso,ridendo.mescola solo materia e numeri,cose circolari e mani che chiudono il cielo che chiedono colori e tutte queste azioni siano solo respiro,mente che brilla dagli elettroni,da qualche cosa che rimane sotto.che pronucia il tuo nome di amore,che lo cerca chiuso nelle parole.poco,tanto?significato o ascetismo?materialismo oppure scientismo?direi metafisica,come diceva facendo il giardiniere quello strano che faceva giochi di parole e numeri e logica,austriaco,e che quindi non se ne può parlare.forse cantare?forse del poeta è solo questa materia rumorosa che si spande a ritmi,a onde,per energia,degradandosi,infiltrandosi,scindendosi,amando,tu sei la mia donna,ti chiamo seduto,il tuo fiato è aria,e vacilla sull'alba.si,attorno ci sono case,cose che sono prodotte anche se tutto è natura,solo economia di trasformazione,cartelli di nomi e merci,ragazzini con ipod che hanno freddo e neve laggiù,sul vetro.un quadro simile,chiuso,pieno di materia che canta.

che bella la tua descrizione, Umberto; la copio e conservo tra le mie cose preziose.

 


Seitenzahlen verweisen auf: Karl Marx - Friedrich Engels - Werke, Band 23, "Das Kapital", Bd. I, S. 11 - 17
Dietz Verlag, Berlin/DDR 1968

 

Vorwort zur ersten Auflage

<11> Das Werk, dessen ersten Band ich dem Publikum übergebe, bildet die Fortsetzung meiner 1859 veröffentlichten Schrift: "Zur Kritik der Politischen Oekonomie". Die lange Pause zwischen Anfang und Fortsetzung ist einer langjährigen Krankheit geschuldet, die meine Arbeit wieder und wieder unterbrach.

Der Inhalt jener früheren Schrift ist resümiert im ersten Kapitel dieses Bandes. Es geschah dies nicht nur des Zusammenhangs und der Vollständigkeit wegen. Die Darstellung ist verbessert. Soweit es der Sachverhalt irgendwie erlaubte, sind viele früher nur angedeuteten Punkte hier weiter entwickelt, während umgekehrt dort ausführlich Entwickeltes hier nur angedeutet wird. Die Abschnitte über die Geschichte der Wert- und Geldtheorie fallen jetzt natürlich ganz weg. Jedoch findet der Leser der früheren Schrift in den Noten zum ersten Kapitel neue Quellen zur Geschichte jener Theorie eröffnet.

Aller Anfang ist schwer, gilt in jeder Wissenschaft. Das Verständnis des ersten Kapitels, namentlich des Abschnitts, der die Analyse der Ware enthält, wird daher die meiste Schwierigkeit machen. Was nun näher die Analyse der Wertsubstanz und der Wertgröße betrifft, so habe ich sie möglichst popularisiert.(1) Die Wertform, deren fertige Gestalt die Geldform, <12> ist sehr inhaltslos und einfach. Dennoch hat der Menschengeist sie seit mehr als 2.000 Jahren vergeblich zu ergründen gesucht, während andrerseits die Analyse viel inhaltsvollerer und komplizierterer Formen wenigstens annähernd gelang. Warum? Weil der ausgebildete Körper leichter zu studieren ist als die Körperzelle. Bei der Analyse der ökonomischen Formen kann außerdem weder das Mikroskop dienen noch chemische Reagentien. Die Abstraktionskraft muß beide ersetzen. Für die bürgerliche Gesellschaft ist aber die Warenform des Arbeitsprodukts oder die Wertform der Ware die ökonomische Zellenform. Dem Ungebildeten scheint sich ihre Analyse in bloßen Spitzfindigkeiten herumzutreiben. Es handelt sich dabei in der Tat um Spitzfindigkeiten, aber nur so, wie es sich in der mikrologischen Anatomie darum handelt.

Mit Ausnahme des Abschnitts über die Wertform wird man daher dies Buch nicht wegen Schwerverständlichkeit anklagen können. Ich unterstelle natürlich Leser, die etwas Neues lernen, also auch selbst denken wollen.

Der Physiker beobachtet Naturprozesse entweder dort, wo sie in der prägnantesten Form und von störenden Einflüssen mindest getrübt erscheinen, oder, wo möglich, macht er Experimente unter Bedingungen, welche den reinen Vorgang des Prozesses sichern. Was ich in diesem Werk zu erforschen habe, ist die kapitalistische Produktionsweise und die ihr entsprechenden Produktions- und Verkehrsverhältnisse. Ihre klassische Stätte ist bis jetzt England. Dies der Grund, warum es zur Hauptillustration meiner theoretischen Entwicklung dient. Sollte jedoch der deutsche Laser pharisäisch die Achseln zucken über die Zustände der englischen Industrie- und Ackerbauarbeiter oder sich optimistisch dabei beruhigen, daß in Deutschland die Sachen noch lange nicht so schlimm stehn, so muß ich ihm zurufen: De te fabula narratur! <Über dich wird hier berichtet!>

An und für sich handelt es sich nicht um den höheren oder niedrigeren Entwicklungsgrad der gesellschaftlichen Antagonismen, welche aus den Naturgesetzen der kapitalistischen Produktion entspringen. Es handelt sich um diese Gesetze selbst, um diese mit eherner Notwendigkeit wirkenden und sich durchsetzenden Tendenzen. Das industriell entwickeltere Land zeigt dem minder entwickelten nur das Bild der eignen Zukunft.

Aber abgesehn hiervon. Wo die kapitalistische Produktion völlig bei uns eingebürgert ist, z.B. in den eigentlichen Fabriken, sind die Zustände viel schlechter als in England, weil das Gegengewicht der Fabrikgesetze fehlt. In allen andren Sphären quält uns, gleich dem ganzen übrigen kontinentalen Westeuropa, nicht nur die Entwicklung der kapitalistischen Produktion, sondern auch der Mangel ihrer Entwicklung. Neben den <15> modernen Notständen drückt uns eine ganze Reihe vererbter Notstände, entspringend aus der Fortvegetation altertümlicher, überlebter Produktionsweisen, mit ihrem Gefolg von zeitwidrigen gesellschaftlichen und politischen Verhältnissen. Wir leiden nicht nur von den Lebenden, sondern auch von den Toten. Le mort saisit le vif! <Der Tote packt den Lebenden!>

Im Vergleich zur englischen ist die soziale Statistik Deutschlands und des übrigen kontinentalen Westeuropas elend. Dennoch lüftet sie den Schleier grade genug, um hinter demselben ein Medusenhaupt ahnen zu lassen. Wir würden vor unsren eignen Zuständen erschrecken, wenn unsre Regierungen und Parlamente, wie in England, periodische Untersuchungskommissionen über die ökonomischen Verhältnisse bestallten, wenn diese Kommissionen mit derselben Machtvollkommenheit, wie in England, zur Erforschung der Wahrheit ausgerüstet würden, wenn es gelänge, zu diesem Behuf ebenso sachverständige, unparteiische und rücksichtslose Männer zu finden, wie die Fabrikinspektoren Englands sind, seine ärztlichen Berichterstatter über "Public Health" (Öffentliche Gesundheit), seine Untersuchungskommissäre über die Exploitation der Weiber und Kinder, über Wohnungs- und Nahrungszustände usw. Perseus brauchte eine Nebelkappe zur Verfolgung von Ungeheuern. Wir ziehen die Nebelkappe tief über Aug' und Ohr, um die Existenz der Ungeheuer wegleugnen zu können.

Man muß sich nicht darüber täuschen. Wie der amerikanische Unabhängigkeitskrieg des 18. Jahrhunderts die Sturmglocke für die europäische Mittelklasse läutete, so der amerikanische Bürgerkrieg des 19. Jahrhunderts für die europäische Arbeiterklasse. In England ist der Umwälzungsprozeß mit Händen greifbar. Auf einem gewissen Höhepunkt muß er auf den Kontinent rückschlagen. Dort wird er sich in brutaleren oder humaneren Formen bewegen, je nach dem Entwicklungsgrad der Arbeiterklasse selbst. Von höheren Motiven abgesehn, gebietet also den jetzt herrschenden Klassen ihr eigenstes Interesse die Wegräumung aller gesetzlich kontrollierbaren Hindernisse, welche die Entwicklung der Arbeiterklasse hemmen. Ich habe deswegen u.a. der Geschichte, dem Inhalt und den Resultaten der englischen Fabrikgesetzgebung einen so ausführlichen Platz in diesem Bande eingeräumt. Eine Nation soll und kann von der andern lernen. Auch wenn eine Gesellschaft dem Naturgesetz ihrer Bewegung auf die Spur gekommen ist - und es ist der letzte Endzweck dieses Werks, das ökonomische Bewegungsgesetz der modernen Gesellschaft zu <16> enthüllen -, kann sie naturgemäße Entwicklungsphasen weder überspringen noch wegdekretieren. Aber sie kann die Geburtswehen abkürzen und mildern.

Zur Vermeidung möglicher Mißverständnisse ein Wort. Die Gestalten von Kapitalist und Grundeigentümer zeichne ich keineswegs in rosigem Licht. Aber es handelt sich hier um die Personen nur, soweit sie die Personifikation ökonomischer Kategorien sind, Träger von bestimmten Klassenverhältnissen und Interessen. Weniger als jeder andere kann mein Standpunkt, der die Entwicklung der ökonomischen Gesellschaftsformation als einen naturgeschichtlichen Prozeß auffaßt, den einzelnen verantwortlich machen für Verhältnisse, deren Geschöpf er sozial bleibt, sosehr er sich auch subjektiv über sie erheben mag.

Auf dem Gebiete der politischen Ökonomie begegnet die freie wissenschaftliche Forschung nicht nur demselben Feinde wie auf allen anderen Gebieten. Die eigentümliche Natur des Stoffes, den sie behandelt, ruft wider sie die heftigsten, kleinlichsten und gehässigsten Leidenschaften der menschlichen Brust, die Furien des Privatinteresses, auf den Kampfplatz. Die englische Hochkirche z.B. verzeiht eher den Angriff auf 38 von ihren 39 Glaubensartikeln als auf 1/39 ihres Geldeinkommens. Heutzutage ist der Atheismus selbst eine culpa levis <kleine Sünde>, verglichen mit der Kritik überlieferter Eigentumsverhältnisse. Jedoch ist hier ein Fortschritt unverkennbar. Ich verweise z.B. auf das in den letzten Wochen veröffentlichte Blaubuch: "Correspondence with Her Majesty's Missions Abroad, regarding Industrial Questions and Trades Unions". Die auswärtigen Vertreter der englischen Krone sprechen es hier mit dürren Worten aus, daß in Deutschland, Frankreich, kurz allen Kulturstaaten des europäischen Kontinents, eine Umwandlung der bestehenden Verhältnisse von Kapital und Arbeit ebenso fühlbar und ebenso unvermeidlich ist als in England. Gleichzeitig erklärte jenseits des Atlantischen Ozeans Herr Wade, Vizepräsident der Vereinigten Staaten von Nordamerika, in öffentlichen Meetings: Nach Beseitigung der Sklaverei trete die Umwandlung der Kapital- und Grundeigentumsverhältnisse auf die Tagesordnung! Es sind dies Zeichen der Zeit, die sich nicht verstecken lassen durch Purpurmäntel oder schwarze Kutten. Sie bedeuten nicht, daß morgen Wunder geschehen werden. Sie zeigen, wie selbst in den herrschenden Klassen die Ahnung aufdämmert, daß die jetzige Gesellschaft kein fester Kristall, sondern ein umwandlungsfähiger und beständig im Prozeß der Umwandlung begriffener Organismus ist.

<17> Der zweite Band dieser Schrift wird den Zirkulationsprozeß des Kapitals (Buch II) und die Gestaltungen des Gesamtprozesses (Buch III), der abschließende dritte (Buch IV) die Geschichte der Theorie behandeln

Jedes Urteil wissenschaftlicher Kritik ist mir willkommen. Gegenüber den Vorurteilen der sog. öffentlichen Meinung, der ich nie Konzessionen gemacht habe, gilt mir nach wie vor der Wahlspruch des großen Florentiners:

Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!
<Gehe deinen Weg, und laß die Leute reden!>

 London, 25. Juli 1867


Caro Palma, un comment come questo lei a me non me lo avrebbe mai perdonato.

Comunque, quei pochi pezzi di Marx che mi è capitato di leggere mi hanno lasciato l'impressione di una prosa piuttosto bürgerlich

Brevemente: il comunismo marxiano è la versione materialista dell'idealismo tedesco che, a sua volta, è la secolarizzazione della Buona Novella, il Regno dei Cieli sulla terra.

La differenza è che al Regno dei Cieli si crede o no a seconda che si abbia o non si abbia la fede. Il comunismo si propone(va), invece, di trasformare la società e l'uomo, facendo violenza all'esistente.

Cosa c'è di bello nel volere costringere gli uomini a diventare "buoni" secondo il punto di vista degli ideologi del partito della classe operaia resta un mistero.

Ti rispondo io che comunista non sono, nè sono mai stato e che fondamentalmente condivido il tuo giudizio negativo.

C'è C'era di bello che molta gente credendo a questa utopia ha comunque cercando di creare un mondo migliore. Persone che si sono battute per i diritti delle classi povere anche se non ne facevano parte. Politici che davano i loro soldi al partito sperando in un mondo migliore (ti rendi conto della differenza con oggi?), un sentimento di fratellanza che (anche se classista) faceva andare oltre l'homo homini lupus e oltre alle barriere nazionaliste e razziste (senza bisogno di Dio), e varie esperienze positive di cooperazione che si basavano su questa concezione del mondo.

Rimosso

 

il prossimo post sarà sulla poesia erotica, con la buona pace di destra e sinistra.

Io non ci conterei :)

Gaber:

[…] I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra. […]

...........con la buona pace di destra e sinistra

No Natalia, non è questione di destra e sinistra. Eventualmente è na questione residuale nata dall'intervento poco felice di AK che ha ritenuto mescolare i due diversi piani in cui EE o qualunque persona può esprimersi. Se quindi avevi una scaletta su cosa pubblicare, seguila tranquillamente. Le salmerie seguirano comunque. E grazie per i tuoi post.

ma no, era in programma anche la poesia erotica da un bel po'.

bello il frammento di Gaber, Artemio.

grazie a tutti voi, nessuno escluso, per la lettura e i commenti.