I post con keyword Ex Kathedra

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Questo articolo ha l’obiettivo di verificare se le maggiori banche popolari italiane siano imprese che svolgono l’attività bancaria a proprio rischio come, a me sembra, dovrebbe essere. Cioè se queste banche facciano ricadere i rischi che assumono entro il perimetro dei loro fondi propri (capitale sociale + riserve + strumenti ibridi di patrimonializzazione) ovvero al di fuori di tale perimetro.

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È diventato legge il provvedimento che vorrebbe innovare la responsabilità civile e penale del personale sanitario nell’esercizio della professione. La nuova legge è alquanto contradditoria e risolve il problema solo per gli aspetti civili, ma non per quelli penali. In compenso introduce, come al solito, una buona dose di burocrazia nella regolamentazione di principi etico/giuridici.

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A margine di un seminario organizzato dall’ESM si torna a parlare di bad bank, questa volta a livello europeo. Con buona pace della passione tutta italiana per le “soluzioni di sistema”, la proposta presenta diverse criticità sotto il profilo tecnico (leggasi aiuti di stato e principi contabili ), ma soprattutto non si comprende in che modo potrebbe contribuire ad “alleviare le sofferenze” degli istituti di credito.

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Meglio: del diritto pubblico. La pubblica amministrazione italiana è la peggiore pagatrice d’Europa. Non le conviene essere più virtuosa, perché norme irrazionali la proteggono dalla sua inefficienza. Le imprese soffrono e falliscono contro il muro di gomma delle burocrazie statali. Raramente il funzionario pubblico paga. La soluzione è quella di common law: rompere il tabù della pubblica amministrazione che conta più del privato. Ribaltare l’attuale prevalenza delle norme speciali pubblicistiche su quelle di diritto comune privato. In assenza di riforme strutturali, qualche segnale giurisprudenziale induce all’ottimismo.

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Il dibattito sul referendum è molto contaminato da giudizi ed opportunità politiche, in altre parole dall’essere pro o contro Renzi, sia come Presidente del Consiglio che come Segretario del PD. I contenuti della riforma spesso passano in secondo piano o vengono agitati strumentalmente, in un senso o nell’altro, senza dei precisi riferimenti all’articolato, che molti probabilmente neppure conoscono se non per sentito dire. 

Articolato che proponiamo qui. Nella tabella che segue sono riportati tutti i cambiamenti introdotti, con alcune note esplicative molto neutre. Si noterà che alcune modifiche sono minori (es. laddove prima si faceva riferimento a Camera e Senato, ora si fa riferimento alla sola Camera). Altre sono molto più rilevanti.

Proponiamo questo elaborato per agevolare, indurre, osservare una discussione il più possibile concreta sulla consistenza e natura delle modifiche soggette al prossimo referendum. Chiediamo quindi a chi interviene di discutere i contenuti della riforma, e non gli effetti a breve termine sulla vita politica. La costituzione è cosa che ha un respiro più ampio e profondo della vita di un governo.

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Il referendum inglese sulla Brexit è stato solo l’ultima eclatante manifestazione della crisi di quel permissive consensus che gli studiosi del processo di integrazione europeo hanno indicato come uno dei requisiti della sua legittimazione democratica e che ha iniziato ad indebolirsi fin dall’inizio degli anni ’90. A differenza degli altri eventi politici in cui tale crisi si è manifestata (il referendum in Danimarca che bocciò la ratifica del Trattato di Maastricht, i referendum in Francia e in Olanda che respinsero il Trattato sulla Costituzione per l’Europa, il rafforzamento in tutti i paesi europei delle formazioni politiche ostili al processo di integrazione), il referendum inglese ha tuttavia rappresentato la prima incontrovertibile dimostrazione del fatto che il processo di integrazione non è affatto irreversibile come la retorica europeista ha sempre preteso.

Stante la peculiare natura dell’EU – una polity sovranazionale che, attraverso una lenta elaborazione pattizia, ha esteso nel tempo le proprie aree di competenza senza mai diventare un’entità federale – lo shock indotto dalla Brexit avrà tra gli altri effetti anche quello di testare la solidità dell’impostazione funzionalista che ha caratterizzato l’evoluzione delle istituzioni comunitarie e di valutare se proprio la natura pattizia e non costituzionale delle istituzioni dell’EU rappresenti un elemento di debolezza strutturale ovvero una risorsa di elasticità e capacità evolutiva.

Vediamo, dunque, di puntualizzare alcuni fatti relativi al referendum e ragionare sulle loro possibili implicazioni sull’assetto dell’unione.

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