I post con keyword tasse

  • Ex Kathedra

Italia Unica, il movimento guidato da Corrado Passera, ha iniziato a dare i primi passi. Non so valutare la probabilità di successo politico di questa nuova formazione, il cui obiettivo sembra essere quello di occupare lo spazio che il lento declino di Berlusconi apre a destra. Credo però di poter valutare le proposte programmatiche relative alla politica economica e questo è quello che mi accingo a fare in una serie di tre articoli. Mi baserò principalmente sul programma pubblicato lo scorso giugno sul sito del movimento. Esso contiene sia proposte relative alla domanda aggregata sia proposte relative all’offerta, ossia provvedimenti che mirano a migliorare la competitività del paese. Questo primo post è dedicato all’analisi dei provvedimenti relativi alla domanda aggregata. Nel secondo discuterò gli interventi sull’offerta (qui). Per il terzo intervento, lascio un po’ di suspense. Dico solo che non sarà un Ex-Kathedra come i primi due [aggiornamento 15/9: suspense finita; è una ”avvelenata” ed è qui]. 

In ogni caso, per chi ha poca voglia di leggere e si accontenta di un giudizio sintetico: il programma è molto deludente.

  • Ex Kathedra

Quanto contribuisce il sistema di tassazione sui redditi alla scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle donne italiane? Il sistema di imposizione sui redditi in Italia è almeno sulla carta indipendente dal sesso e dallo stato civile, ma nella pratica alcuni meccanismi si trasformano in disincentivi alla partecipazione femminile. L’attuale sistema di detrazioni e assegni familiari può scoraggiare il « secondo reddito » della famiglia, soprattutto in famiglie di basso reddito. Riassumo in questo post alcuni risultati di un articolo scritto con Fabrizio Colonna, citato nelle note in fondo al  post. 

  • Qui è FLG

In un post pubblicato più di un mese fa ho espresso il timore che la promessa riduzione dell’Irpef potesse rivelarsi pessima dal punto di vista tecnico. Ora che i dettagli della proposta sono stati resi noti, sono costretto a osservare che i timori erano più che fondati. In effetti la proposta effettivamente attuata è decisamente peggiore di quella che si ventilava all’inizio e che aveva generato la mia reazione negativa.

  • Qui è FLG

I contorni della proposta di riduzione dell’Irpef di Renzi sono ancora nebulosi. L’unica cosa chiara è che il provvedimento dovrebbe essere messo in atto prima delle elezioni europee di maggio, ma per il resto come si possa attuare la promessa di ”1000 euro in più a chi guadagna meno di 1500 euro al mese” non è affatto chiaro. Non vorremmo che nella fretta si facesse qualche disastro, e un recente articolo su lavoce.info di Pellegrino e Zanardi ci ha un po’ inquietato. Se l’analisi dell’articolo fosse corretta infatti ci troveremmo con una struttura di aliquote marginali effettive completamente sballata, con picchi del 60% per redditi tra 25.000 e 30.000 euro lordi annui, che poi scendono per redditi più alti. Proviamo un po’ a spiegare come questo sia possibile.

  • Ex Kathedra

Nella “slide del carrello della spesa” Renzi ha annunciato “+1000 euro netti all’anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese”, indicando in 10 miliardi di euro l’ammontare di risorse necessario: 1000 euro per 10 milioni di lavoratori. Sembrerebbe un calcolo banale, ma purtroppo le cose non sono così semplici. Abbiamo spiegato in un post precedente che c’è il rischio di introdurre un andamento totalmente abnorme delle aliquote marginali effettive. In questo post offriamo un approfondimento tecnico ma non troppo. Utilizzando i dati sulla distribuzione dell’IRPEF per i lavoratori dipendenti pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze illustreremo sia i costi della potenziale riforma per il Tesoro sia i vantaggi per i contribuenti appartenenti a differenti classi di reddito. La nostra semplice analisi conduce alla seguente semplice conclusione: dieci miliardi non bastano. Oppure, il che è lo stesso, se si vogliono sacrificare al massimo 10 miliardi di gettito, nessuno vedrà veramente i famosi 1000 euro in più.

L’altra sera, sbirciando fra gli scaffali della mia libreria preferita, ho notato un annuncio: di lì a poco Innocenzo Cipolletta avrebbe discusso all’associazione industriali di Vicenza la provocatoria tesi che titola il suo nuovo libro: “In Italia si pagano troppe tasse. FALSO!“. Sono andato ad ascoltarlo. È sin troppo facile criticarne gli assunti, la logica che li sostiene, e le conclusioni, ma nel mio intervento dal fondo dell’aula non ho mancato di esprimere la considerazione più triste che si può ricavare dalla lettura di questo centinaio di pagine. La riprendo in questa sede; è un tema noto ai nostri lettori di lunga data: la responsabilità delle elites intellettuali e la loro subalternità alla politica. 

  • Ex Kathedra

Si dice spesso che la ricetta ottimale per la finanza pubblica italiana in questa fase storica (“meno spesa, meno debito, meno tasse”) sia nota a molti, ed è probabilmente vero. Si dice anche però che essa sia politicamente molto difficile da realizzare, dati gli attriti e le resistenze che si annidano nel tessuto socio-economico, nella debolezza della politica e nel patto implicito tra portatori di interessi e rappresentanti politici per la tutela dei reciproci interessi di breve periodo. E questo è sicuramente vero. Tuttavia, alcune realtà hanno provato a sfidare la sorte e a dimostrare che in questo tormentato Paese – una volta tanto – la migliore cosa possibile non è sempre impossibile.

  • Ex Kathedra

In questo terzo e ultimo articolo (i primi due li trovate qui e qui) della serie discuto le tesi di chi, come Fassina, afferma che non è possibile ridurre la spesa dello Stato senza toccare i servizi per sanità e per istruzione. Si tratta di una tesi popolare tra politici sia di destra sia di sinistra. È anche una tesi palesemente falsa. Analizzo inoltre alcune tesi contenute nell’articolo sui moltiplicatori fiscali e altri aspetti della politica di bilancio.

La conclusione è che gli argomenti di Fassina sono indice di una grave bancarotta intellettuale e morale. Intellettuale, perché gli argomenti portati a difesa delle proprie posizioni sono illogici e basati su dati di fatto non veri. Morale, perché la retorica della difesa degli interessi dei più poveri viene usata in modo spregiudicato per difendere privilegi e interessi ben più corposi.

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