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Al di là della ampiezza dei temi e della quantità notevolissima di disposizioni, la riforma poggia su due linee strategiche, a cui si è scelto di affidare il compito di imprimere la svolta: il rafforzamento della governance centrale degli atenei e una valutazione dei risultati ancorata a criteri e parametri definiti ex ante.

Che la riforma Gelmini segni in qualche modo una svolta è stato sostenuto da molti, seppure con note diverse di cautela. Personalmente, riconosco che c’è una genuina volontà riformatrice nella nuova legge e che qualità, merito ed efficienza sono obiettivi perseguiti. Ma credo che la svolta sia un esito molto più incerto di quanto molti suppongono. Due punti, cruciali, non mi hanno mai convinto e non mi convincono di questa riforma. Vorrei tornarvi sopra, a testo definitivo acquisito.

  • Ex Kathedra

Si tenta un’analisi critica della “riforma” dell’università (Legge 30 dicembre 2010, n. 240) che è appena entrata in vigore, partendo da quelli che sembrano i contenuti principali:

1. Modifica del sistema di reclutamento e promozione del personale docente, e messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori universitari.

2. Modifica dello stato giuridico dei docenti.

3. Modifica dell’organizzazione interna delle università e nuovo ruolo dei dipartimenti.

4. Modifiche del ruolo degli organi direttivi (Senato Accademico, Consiglio di Amministrazine, Rettore)

5. Misure per “incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”

Si cercherà di elencare alla fine anche diverse disposizioni minori su altri argomenti.

Questa analisi critica/commento è stata scritta per il Notiziario dell’Unione Matematica Italiana, dove apparirà sul Numero 3 del 2011. Il testo definitivo della legge è sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 2011.

  • Ex Kathedra

La riforma universitaria e i tagli imposti al settore sono stati al centro del dibattito politico durante la scorsa settimana. Il ministro Gelmini ha spesso usato lo slogan “meno sedi universitarie ma più residenze e borse di studio per gli studenti”. Vediamo allora come il DDL approvato alla Camera e i tagli in finanziaria intervengono su sedi e diritto allo studio.

  • Ex Kathedra

Il 27 luglio alle ore 11.30 è ripresa al Senato della Repubblica la discussione sul disegno di legge 1905 di riforma dell’Università, licenziato dalla Commissione competente (?) dopo una serie di modifiche. Non è chiaro quando avrà termine questa lenta agonia che ci porterà all’approvazione del testo. Ma quando vi arriveremo una cosa è certa: nulla cambierà nell’Università italiana. La lettura del DDL approvato in Commissione è illuminante a questo riguardo.

  • Ex Kathedra

Il disegno di legge Gelmini vuole realizzare una università che fornisca un buon servizio pubblico, l’educazione terziaria. Crede di poterlo fare con alcune modifiche organizzative, che vedono l’università come un’azienda, e quindi dando più potere al suo manager, il rettore. Il decreto però abbandona l’università come luogo di produzione di ricerca. Condannata a camminare su una sola gamba l’università italiana ristagnerà, e quindi anche la qualità dell’ educazione diventerà scadente. Discutiamo del perché sia così e del cosa si potrebbe ancora fare.

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