I post con keyword finanza

  • Qui è FLG

Tempi duri per gli economisti. La nostra professione non è mai stata tanto amata, per mille ragioni. Molte di esse son risibili o frutto di incomprensione delle questioni economiche o, peggio ancora, prodotto dell’eterno sogno di un mondo in cui vi sia il free lunch. Ma alcune critiche dall’interno, contenute in due recenti articoli di Luigi Zingales, le condivido da tempo ed approfitto dell’occasione per discuterne.

  • Passaparola

È uscito da pochissimi giorni il nuovo libro di Michael Lewis Flash Boys: A Wall Street Revolt sul mondo dell’High Frequency Trading (HFT). Lewis ha abbandonato Wall Street qualche decennio fa per diventare uno scrittore di successo, raccontando il mondo della finanza con uno stile competente e accattivante. Qualche tempo fa, ho consigliato su questo sito il suo libro sulla crisi dei sub-primes, The Big Short che ho trovato pieno di storie personali avvincenti. Mi scuso in anticipo: tutte le letture che consiglierò in questo post sono in inglese. 

  • Ex Kathedra

Il governo sembra deciso, o perlomeno Saccomanni e Letta sembrano decisi, a cedere parte del pacchetto Eni in mano al Tesoro, per un ammontare di circa il 3% del totale. Si è ovviamente scatenato il dibattito. C’è spesso tanta malafede nella discussione sulle privatizzazioni, dato che politici e boiardi di stato hanno tutto l’interesse a mantenere il controllo di questi assets. C’è però anche non poca assenza di logica e ignoranza pura. Alla malafede non si può ovviare, ma forse all’ignoranza sì. In questo post proviamo a rispondere alla domanda: ma è vero che non conviene vendere Eni perché il dividendo che paga è superiore all’interesse che lo Stato paga sul debito?

  • Ex Kathedra

Il premio Nobel per l’economia è stato quest’anno conferito a Gene Fama e Lars Hansen, della University of Chicago, e a Robert Shiller di Yale University. Il premio è in effetti un premio alla finanza moderna e in particolare a quella parte della finanza che si occupa di comprendere la determinazione dei prezzi delle attività finanziarie. Qui cerchiamo di descrivere brevemente il contributo di ognuno dei tre alla disciplina economica.

  • Passaparola

Uso qui il termine ”fisici” nel senso vasto della parola: sperimentali, teorici, astronomi, stringhisti; ma anche matematici, chimici o persino ingegneri; purché ci sia stato, per almeno un momento, un qualche senso di connessione con Newton o Archimede. Lo dico essendo uno di voi: un tempo matematico puro, poi applicato alle stringhe, infine alla finanza. Vi voglio raccontare qualche passaggio importante del mio percorso post-matematico, perché continuo a vedere – ad esempio nei commenti su NFA – quegli errori, quasi sempre commessi in buona fede (che ho commesso anch’io e spesso più di altri), nel giudicare le teorie economiche. Ed oggi che ho superato quella fase, credo sia doveroso condivere la mia esperienza affinché qualcuno possa saltare qualche paletto e trovarsi avvantaggiato.

  • L'avvelenata

Per la ormai sempre più lunga serie ”il ritorno della sinistra demente” siamo oggi costretti a occuparci delle scempiaggini scritte da Stefano Rodotà su Repubblica. L’articolo si caratterizza per tre cose. Primo, l’ignoranza pressoché assoluta dei più elementari concetti di economia e finanza. Secondo, un moralismo paternalista dozzinale e completamente fuori luogo. Terzo, il gratuito attacco xenofobo alla Germania. Un altro cattivo maestro da mandare in soffitta.

  • Ex Kathedra

Continua la serie “lezioni di politica economica”. Il mese scorso abbiamo imparato una lezione dai turchi. Nelle ultime settimane, con le istituzioni che cercano disperatamente di controllare l’evoluzione della crisi finanziaria, ne abbiamo imparate ben due. Una dalla BCE e un’altra dalla Consob. E presto ne impareremo una teza dall’UE. Questo post le illustra brevemente.

  • Passaparola

Dopo le elezioni amministrative di maggio e giugno e’ ragionevole immaginare che il governo fatichera’ a garantire il compimento della legislatura e, qualora lo facesse, che faticherebbe a produrre solide scelte di governo. E’ infine ragionevole immaginare che la carriera politica del primo ministro Berlusconi sia volta al termine.

[Corretto il 6 giugno – grazie a Federico Invernizzi e Saul che mi hanno fatto notare la distribuzione di dividendi di Mediaset e Mondadori,  che non avevo notato]

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