I post con keyword elites intellettuali

L’altra sera, sbirciando fra gli scaffali della mia libreria preferita, ho notato un annuncio: di lì a poco Innocenzo Cipolletta avrebbe discusso all’associazione industriali di Vicenza la provocatoria tesi che titola il suo nuovo libro: “In Italia si pagano troppe tasse. FALSO!“. Sono andato ad ascoltarlo. È sin troppo facile criticarne gli assunti, la logica che li sostiene, e le conclusioni, ma nel mio intervento dal fondo dell’aula non ho mancato di esprimere la considerazione più triste che si può ricavare dalla lettura di questo centinaio di pagine. La riprendo in questa sede; è un tema noto ai nostri lettori di lunga data: la responsabilità delle elites intellettuali e la loro subalternità alla politica. 

  • L'avvelenata

Su nFA ce la si prende spesso con le cose che dice (e fa, ma di visibili ne fa poche) Giulio Tremonti. Merita guardare anche altrove perché, oramai, il “Tremonti-pensiero” in Italia ha vinto (nulla di che sorprendersi) ed è stato subitamente adottato dai maestri del pensiero di sinistra, oltre che dalla Milano-che-conta (che, da sempre, sta con chi vince). Leggere per credere.

  • Davinci

Segnalo e discuto due articoli pubblicati sul Corriere della Sera del 14/8/2008.

A. Panebianco recensisce un saggio di L. Morlino, che mi sembra alquanto interessante, sulle esperienze democratiche negli Stati mediterranei europei, “Democrazia tra consolidamento e crisi”.

Michele Salvati recensisce un saggio di John Goldthorpe e Michelle Jackson pubblicato su Stato e Mercato sulle difficoltà di affermazione della meritocrazia.

  • Qui è FLG

La deriva peronista è inarrestabile, oltre che palese, perché approvata sia dal popolo che dalle elites socio-economiche. Quest’ultime credono, per l’ennesima volta, di poter continuare a dedicarsi ai propri affari delegando a qualcun altro il lavoro di gestire il paese e le sue irrisolte contraddizioni. Sporco lavoro, quest'ultimo, compensato, ora come nel passato, da uno scambio suicida: l'esenzione dei professionisti della politica dal dovere di rispettare le leggi che essi stessi hanno approvato. Da questo "scambio impuro" non potrà mai venire la rinascita che tutti, a parole, agognano.

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