I post con keyword debito pubblico

  • Ex Kathedra

La crisi greca ha stimolato confronti con l’accordo di Londra del 1953 sul debito, che pose fine al lungo periodo di default tedesco sul debito estero. Questo articolo suggerisce che in prospettiva storica l’accordo del 1953 fu inutilmente generoso, dato che la rapida crescita della Germania alleggerì il peso del rimborso del debito. Sfortunatamente per la Grecia, oggi i motivi che ispirarono l’accordo del 1953 sono quasi del tutto assenti.

  • Ex Kathedra

Qualche giorno fa ho scritto un pezzo per Repubblica, motivato in negativo da un editoriale di Zagrebelsky pubblicato il giorno prima sullo stesso giornale. Il tema è sovranità nazionale, mercati finanziari, e indebitamento. Ripropongo qui il mio pezzo in forma modificata – per il lettore nFA – e più estesa. In particolare cerco di articolare meglio una proposta per produrre garanzia, cioè “collateral”, spendibile da paesi sovrani che quindi permetta loro di indebitarsi a condizioni favorevoli. 

  • Qui è FLG

In un post pubblicato più di un mese fa ho espresso il timore che la promessa riduzione dell’Irpef potesse rivelarsi pessima dal punto di vista tecnico. Ora che i dettagli della proposta sono stati resi noti, sono costretto a osservare che i timori erano più che fondati. In effetti la proposta effettivamente attuata è decisamente peggiore di quella che si ventilava all’inizio e che aveva generato la mia reazione negativa.

L’altra sera, sbirciando fra gli scaffali della mia libreria preferita, ho notato un annuncio: di lì a poco Innocenzo Cipolletta avrebbe discusso all’associazione industriali di Vicenza la provocatoria tesi che titola il suo nuovo libro: “In Italia si pagano troppe tasse. FALSO!“. Sono andato ad ascoltarlo. È sin troppo facile criticarne gli assunti, la logica che li sostiene, e le conclusioni, ma nel mio intervento dal fondo dell’aula non ho mancato di esprimere la considerazione più triste che si può ricavare dalla lettura di questo centinaio di pagine. La riprendo in questa sede; è un tema noto ai nostri lettori di lunga data: la responsabilità delle elites intellettuali e la loro subalternità alla politica. 

  • Ex Kathedra

Si dice spesso che la ricetta ottimale per la finanza pubblica italiana in questa fase storica (“meno spesa, meno debito, meno tasse”) sia nota a molti, ed è probabilmente vero. Si dice anche però che essa sia politicamente molto difficile da realizzare, dati gli attriti e le resistenze che si annidano nel tessuto socio-economico, nella debolezza della politica e nel patto implicito tra portatori di interessi e rappresentanti politici per la tutela dei reciproci interessi di breve periodo. E questo è sicuramente vero. Tuttavia, alcune realtà hanno provato a sfidare la sorte e a dimostrare che in questo tormentato Paese – una volta tanto – la migliore cosa possibile non è sempre impossibile.

  • Ex Kathedra

Come in tutte le guerre che durano abbastanza a lungo (e di cui ad un certo punto nessuno si ricorda più come sono iniziate), molti sembrano aver dimenticato l’origine del famigerato vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil degli Stati membri dell’Euro-zona. Esso dipende fondamentalmente da un obiettivo e da un’ipotesi. L’obiettivo è la stabilizzazione del rapporto debito/Pil al valore medio degli aderenti all’euro all’inizio degli Anni Novanta (il 60%). L’ipotesi è una crescita annua del Pil reale attorno al 3%. A distanza di vent’anni, sia quell’obiettivo che quell’ipotesi sono del tutto irrealistici. Come conciliare questa considerazione con l’esigenza (intatta e rafforzata) di prevedere credibili e stringenti vincoli di finanza pubblica, rimane tuttavia da discutere. Specialmente per l’Italia che, comunque vada, rischia di continuare ad avere un rapporto debito/Pil superiore al 120% probabilmente per tutto il decennio.

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