I post di Artemij Keidan

  • Ex Kathedra

Nel post Moralità innata e universale Aldo Rustichini prendeva di mira lo scienziato infedele Marc Hauser (dimessosi dall’Università di Harvard) secondo il quale il sentimento morale sarebbe innato nell’essere umano, cioè codificato nel suo genoma. Come controesempio Rustichini citava l’ipotesi dell’innatismo del linguaggio, ipotesi che, questa sì, sarebbe stata dimostrata da Noam Chomsky. Io, da linguista, intervenivo facendo notare che l’ipotesi innatista di Chosmky è messa in forte dubbio da molti specialisti. In conclusione Michele Boldrin mi invitava a esporre le critiche a Chomsky in modo più organico, cosa che finalmente faccio.

Diciamo subito che contrapporre Chomsky a Hauser non è un argomento efficace perché i due si conoscono, si considerano alleati e insieme pubblicano articoli innatisti su Science (Hauser, Chomsky & Fitch 2002). Seppur con parole più evasive e caute Chomsky sembra aver incluso la moralità tra le capacità innate della mente umana già un decennio prima di Hauser (vedi Chomsky 1988: 152). In questa sede, invece, presenterò il cosiddetto Argomento della Povertà dello Stimolo (APS) con cui Chomsky afferma di aver dimostrato l’esistenza della cosiddetta Grammatica Universale (GU), intesa come la generale capacità — posseduta da ogni uomo e trasmessa per via genetica — di adoperare un linguaggio potenzialmente infinito (e non come la padronanza di una lingua storico-naturale, ad esempio l’italiano, l’inglese o il cinese). Cercherò di esporre in modo non troppo tecnico l’APS e di mostrare i suoi lati deboli.