I post di Luigi Marattin

  • Ex Kathedra

Si dice spesso che la ricetta ottimale per la finanza pubblica italiana in questa fase storica (“meno spesa, meno debito, meno tasse”) sia nota a molti, ed è probabilmente vero. Si dice anche però che essa sia politicamente molto difficile da realizzare, dati gli attriti e le resistenze che si annidano nel tessuto socio-economico, nella debolezza della politica e nel patto implicito tra portatori di interessi e rappresentanti politici per la tutela dei reciproci interessi di breve periodo. E questo è sicuramente vero. Tuttavia, alcune realtà hanno provato a sfidare la sorte e a dimostrare che in questo tormentato Paese – una volta tanto – la migliore cosa possibile non è sempre impossibile.

  • Ex Kathedra

Come in tutte le guerre che durano abbastanza a lungo (e di cui ad un certo punto nessuno si ricorda più come sono iniziate), molti sembrano aver dimenticato l’origine del famigerato vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil degli Stati membri dell’Euro-zona. Esso dipende fondamentalmente da un obiettivo e da un’ipotesi. L’obiettivo è la stabilizzazione del rapporto debito/Pil al valore medio degli aderenti all’euro all’inizio degli Anni Novanta (il 60%). L’ipotesi è una crescita annua del Pil reale attorno al 3%. A distanza di vent’anni, sia quell’obiettivo che quell’ipotesi sono del tutto irrealistici. Come conciliare questa considerazione con l’esigenza (intatta e rafforzata) di prevedere credibili e stringenti vincoli di finanza pubblica, rimane tuttavia da discutere. Specialmente per l’Italia che, comunque vada, rischia di continuare ad avere un rapporto debito/Pil superiore al 120% probabilmente per tutto il decennio.

  • Ex Kathedra

Il Patto di Stabilità interno per le amministrazioni locali viene spesso accusato di impedire agli enti locali di “spendere i soldi che già hanno in cassa”. Questo messaggio ha un certo effetto mediatico, ma è errato almeno in un senso fondamentale. E’ tuttavia vero che il Patto è uno strumento oscuro, inefficiente, eterogeneo ed iniquo. In questo articolo traccio i contorni di una possibile riforma in grado di superare questi limiti. Tale riforma è essenziale per ridisegnare un rapporto ottimale ed efficiente tra finanza pubblica nazionale e locale.

  • Ex Kathedra

E’ noto che due terzi della correzione triennale dei conti operata lo scorso anno è costituito da maggiori entrate, e solo un terzo da tagli di spesa. Si presta solitamente meno attenzione a come quest’imponente aggiustamento fiscale sia distribuito attraverso i tre macro-comparti del settore pubblico: amministrazioni centrali, amministrazioni locali ed enti previdenziali. Una semplice analisi dei dati della Ragioneria Generale dello Stato ci rivela che lo Stato avoca a sè l’88,5% delle nuove maggiori entrate, mentre è responsabile solo del 15,25% della riduzione totale di spesa pubblica, la quale corrisponde appena allo 0,8% del bilancio dello Stato di parte corrente. Quasi la metà dei tagli di spesa è sopportata dalle amministrazioni locali. La sola analisi del decreto “Salva-Italia” (DL 201 dello scorso dicembre) ci consegna un quadro ancor più squilibrato in relazione a come il cammino verso il pareggio di bilancio sia articolato tra i vari livelli di governo della cosa pubblica.

  • Ex Kathedra

L’ultimo documento ufficiale di finanza pubblica (la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2011) disegna il cammino verso il pareggio di bilancio, composto per la maggior parte da una correzione dell’indebitamento netto pari a 25,4 miliardi di euro nel 2012 ed ulteriori 26 miliardi nel 2013. Tale percorso (che in ogni caso porterà il debito pubblico ad una soglia non inferiore al 116% del Pil) si basa su precise ipotesi relative al costo medio del debito e al tasso di crescita del Pil reale (assumendo che il target di inflazione sia rispettato). Tuttavia, Bankitalia e Fondo Monetario Internazionale hanno pubblicato stime molto diverse sull’andamento di queste due variabili macroeconomiche. Rifacendo i conti di sostenibilità delle finanze pubbliche utilizzando queste nuove stime, otteniamo sorprese estremamente sgradevoli: la correzione necessaria per conseguire il pareggio di bilancio è in realtà già oggi di gran lunga superiore.