I post di Francesco Lippi

  • Ex Kathedra

Abbiamo passato (parte de) il week-end 8/9 novembre a Pescara, ospiti di Alberto Bagnai (il quale è stato un molto cortese e grazioso padrone di casa e che ringraziamo qui pubblicamente sia per la disponibilita’ al confronto che per l’ospitalita’ dataci) per contribuire a due dibattiti sul noto tema “Euro & Europa”. Facciamo qui alcune riflessioni su quanto appreso evitando (fino all’ultimo) di “entrare in politica” o di dare opinioni su svariati soggetti coinvolti nell’impresa che Bagnai sembra dirigere. Ci atteniamo, nei limiti del possibile, alla sostanza economica della questione “Benefici per l’Italia dall’uscita da Euro ed Europa”. 

  • Ex Kathedra

Uscire dall’euro per svalutare il cambio e  monetizzare il debito. Questo il toccasana, la “terza via”, sbandierato dai NO EURO come la giusta risposta ai problemi dell’Italia. E’ una affermazione priva di fondamento, una versione del  “Siero Bonifacio” per l’economia: la monetizzazione è una forma di sostanziale ripudio e con esso condivide gran parte dei costi. Spieghiamo perche’.

NdR: Riprendiamo volentieri l’editoriale di Francesco Lippi e Fabiano Schivardi  pubblicato su La Voce del 16 Maggio 2014, fornendo qualche dato in piu.

  • Ex Kathedra

Tra i vantaggi che accompagnerebbero un’uscita dall’euro c’è la possibilità di svalutare il cambio nominale per guadagnare competitività nei confronti degli altri paesi dell’area. C’è tuttavia molta confusione, soprattutto nel dibattito giornalistico e televisivo, su  quali sarebbero i benefici ed i costi che un ritorno al cambio flessibile comporterebbe per la nostra competitività, nel breve e nel lungo periodo. Le valutazioni spaziano da chi crede che ciò fornirebbe un po’ di ossigeno a un’economia in recessione, a chi sostiene che ciò riporterebbe il nostro paese su un sentiero di crescita duraturo, dal quale ci saremmo allontanati proprio con l’adozione dell’euro. In questa breve nota discutiamo questo punto, astraendo da qualunque altro fattore che potrebbe accompagnarsi a un’uscita dall’euro (crisi bancarie, fughe di capitali, ritorsioni commerciali da parte degli altri paesi dell’area, ecc.) e confrontiamo due scenari, uno con l’euro e uno con la lira a cambio flessibile, a parità di tutte le altre condizioni.

NdR: Riprendiamo volentieri l’editoriale di Francesco Lippi e Fabiano Schivardi  pubblicato su La Voce  dell’ 11 Aprile  2014. Alcune brevi  precisazioni sono state aggiunte in questa versione.

  • Ex Kathedra

La recente rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia ha suscitato reazioni accese ma non sempre informate sui fatti e i concetti in discussione.  Vorremmo illustrare 3 punti che riguardano fatti storici (recenti e antichi) che ci paiono utili e che, sorprendentemente, sono assenti dal dibattito. Ci soffermiamo ad analizzare le politiche di distribuzione dei dividendi. Per il tema del capitale sociale rimandiamo al post di Giovanni Federico. 

  • Ex Kathedra

La grave situazione economica dell’Italia sta portando molti a individuare nell’euro, e nel trasferimento della sovranità monetaria da Roma alla Banca Centrale Europea, una causa degli attuali problemi. Da diverse parti politiche (Grillo, Casapound, Lega, Forconi…) si sente auspicare che il paese si riappropri della propria sovranità.  Purtroppo  il dettaglio di questa proposta viene raramente articolato con precisione: si dice che  rinunciando alla propria moneta abbiamo (i) perso il “signoraggio”, (ii) perso la possibilità di monetizzare il debito pubblico (ripagarlo stampando moneta) e (iii) perso la capacità  di svalutare.  A questo proposito vorrei fare  alcune sintetiche considerazioni: senza entrare in una valutazione circa la bontà della  monetizzazione o della  svalutazione, mi limiterò  a discutere  se  davvero il signoraggio sia stato perduto e se davvero la partecipazione all’euro renda impossibile monetizzare e/o svalutare.  A fini divulgativi i temi non saranno affrontati con rigore accademico, ma rimandero’  chi fosse interessato a qualche approfondimento. Il mio modesto obiettivo è  fare un po’ di chiarezza, sperando  che possa servire  ai sostenitori delle diverse tesi per organizzare i propri argomenti in modo più informato e comprensibile. 

  • Qui è FLG

Si sta preparando un nuovo indulto (o una nuova amistia, vedremo) dopo quello che, nel 2006, fece uscire dalle carceri italiane circa 20.000 persone, un terzo della popolazione carceraria di allora. In Italia si aprono le carceri regolarmente circa ogni 6 anni (7 volte dal 1970 al 2006), quindi quello che si sta preparando era, in un certo senso, atteso. Da oltre 40 anni la motivazione è invariata: il sovraffollamento delle carceri. Mentre la questione viene dirottata, come sempre, in chiave pro o contro Berlusconi e mentre si perde tempo a discutere di sciocchezze come la lesa maestà, ci pare utile discutere delle seguenti tre domande: (1) Risolve il sovraffollamento? (2) Ci sono misure alternative? (3) Quali sono costi e benefici per la società?

  • Qui è FLG

La giornalista Gabanelli, esempio raro (e ammirevole) di giornalismo non servile nel nostro paese, propone una tassa sulle transazioni in contante per inasprire la lotta all’evasione fiscale. Discuto sinteticamente perché trovo errato il principio (economico) della proposta e inefficaci e/o dannose (in particolare per la tutela dei ceti deboli) le conseguenze che deriverebbero dall’introduzione di questa tassa.

  • Qui è FLG

Il Corriere della Sera del 20 agosto riporta in prima pagina un articolo su Foxconn, azienda cinese che impiega quasi un milione di persone, e programma di assumerne altre 400.000. L’articolo collega i piani di espansione a una statistica sui suicidi dei dipendenti.  Una elementare analisi della statistica in questione suggerisce che il collegamento è inesistente. Tanti pregiudizi, nessuna analisi dei fatti.