• L'avvelenata

Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società Civile

La partecipazione popolare al V-Day è stata accolta anche su questo blog come una grossa novità nel panorama politico italiano. A me pare che analogo successo abbiano riscosso analoghe manifestazioni di protesta negli ultimi anni, e che pertanto poche novità vi siano sotto il sole.

Ce n’erano alcune decine di migliaia in Piazza San Giovanni a Roma quando Moretti lanciava i suoi strali e vaticinava la fine della delega in bianco ai partiti politici. Chiedeva poi, a D’Alema&co., di far “qualcosa per fermare Berlusconi”. Impresa difficile, quantomeno, visto che la precondizione era che fossero in grado di fare qualcosa.

Altri 40 mila ammassati al Palavobis e pronti a tutto, davvero a tutto, pur di mostrare il loro sdegno al palazzo (finanche a sorbirsi gli interminabili pippotti di Flores D’Arcais e le grida del professor Pardi, non a caso fra i primi a metter le mani anche sui seguaci del V-Day).

E non so quanti sparsi per l’Italia a far girotondi intorno a sedi RAI, tribunali, case editrici e quant’altro. Per mesi. Fin quando fa male, fin quando ce n’è. Per dirla con Ligabue.

Poi vennero i tot milioni di Cofferati e l’invasione di Roma. Molti dei quali (almeno stando al mio molto poco significativo campione di amici e conoscenti) recatisi in Piazza Santi Apostoli non tanto per protestare contro il famigerato articolo 18 ma per manifestare un più generale malumore nei confronti della casta (o parte di essa, nella fattispecie).

Infine arriviamo alla nascita del “Varieta’ di protesta”. Tot mila in coda davanti all’auditorium di Roma per godersi la versione live di Raiot, commozione e rabbia, voglia di riappropriasi degli spazi occupati dai politici avidi e bari. Il tutto sotto i vessili della novella Giovanna d’Arco dell’etere (anche lei casualmente insieme a Grillo sul palco di Piazza Maggiore).

Qualcosa poi mi dice che se anche i tre martiri dell’editto di Sofia avessero deciso di fare una bella manifestazione contro chi ne aveva voluto l’allontanamento dalla RAI, beh avremmo avuto altri tot mila indignati di cui parlare. Ed allora io mi domando e dico: ma cosa c’è di tanto sorprendente nella partecipazione popolare al V-Day dell’8 settembre? Anche questa sembra la tipica storia italiana del “cambiar tutto per non cambiar niente”, cambiano (ed a gran velocità) i contenitori, mai i contenuti.

Il PDS diventa DS, ora PD. L’MSI si trasforma in AN, mentre radicali e SDI si inventano RNP. La storia degli ex DC non vale nemmeno la pena di esser ripercorsa, e poi sarebbero troppe le sigle da ricordare, non ce la farei comunque. Gli unici a non cambiare il contenitore sono i socialisti che, anzi, si clonano in barba a Ratzinger: di PSI adesso ne abbiamo addirittura 2, uno per schieramento. Con i Grillo-boys siamo alle solite. In principio fu il girotondo morettiano, poi venne l’ora dei comici, e adesso dalla passionaria della famiglia Guzzanti si è passati al Beppe nazionale.

Anche le reazioni dei membri della casta sono le stesse. Sembra che i giornalisti riciclino di volta in volta le interviste. Ed allora ecco D’Alema che ci spiega i pericoli legati alla delegittimazione dei partiti (confrontare per credere i commenti di baffino su Moretti nel 2002 con quelli espressi ieri su Grillo), ed Amato che prende le distanze.

Ripeto, a parte la candidatura di Pezzotta (e dico Pezzotta) ad anti-Grillo (e dico Grillo), cosa c’è di nuovo sotto il sole?

Questo articolo ha 19 commenti.

  1. MicheleBoldrin

    Variazioni sul Tema: non capisco.

    Non capisco cosa tu ci voglia dire.

    Qual’e’ il punto, argomento, bottom line, conclusione, morale, linea di condotta, succo della storia?

    Ebbene si’, il paese del gattopardo e’ il paese del gattopardo, dove cambia tutto perche’ non cambi niente e qualcuno si fa la carriera di “comico” facendo il tribuno della plebe.

    E’ un paese che fa ridere, per non piangere. E’ un paese dove la dignita’ pubblica e’ sparita e mezzo milione o un milione al piu’ di incazzati (chissa’ poi perche’) affollano le piazze regolarmente e stakanovisticamente protestando sempre e comunque contro la casta, senza ottenere nulla e nell’indifferenza piu’ generale.  

    E’ questo il punto? E’ un altro?

    Davvero, non ho capito. 

  2. pepe

    provo a rispondervi
    Il punto Michele e’ tutto nel sommario del mio post, ed a quanto pare siamo d’accordo: nel V-Day di Beppe Grillo non c’e’ assolutamente nulla di nuovo, a parte forse (come sottolinea Marcello) la proposta di legge di iniziativa popolare.

    La gente sdegnata in piazza non e’ una novita’. Le persone sono le stesse, gli slogan molto simili e gli orizzonti della protesta pure. Un movimento destinato ad autoimplodere ed a dar vita al prossimo nel giro di un paio d’anni.

    Non ho nulla contro Grillo o contro il V-Day, per le cui ragioni anzi simpatizzo caldamente, solo non mi sembra che l’impatto sulla vita politica italiana di questo movimento come dei suoi predecessori sia destinato ad essere quasi nullo. Per cui francamente mi sono sembrati esagerati certi commenti sulla portata dell’evento cosi’ come certe proteste per la mancanza di adeguata copertura mediatica. Il senso del post e’ tutto qui.

    C’e’ in Italia un bacino di 400/500.000 persone, generalmente espressi dal cosiddetto mondo delle professioni, generalmente di sinistra, insofferenti piu’ di altri nei confronti della casta o forse piu’di altri educati ad esprimere democraticamente il proprio dissenso. 400/500.000: abbastanza per far un po’ di rumore ed attrarre per qualche giorno l’attenzione dei media, non abbastanza pero’, e me ne rammarico, per avere un impatto politico. Il potenziale bacino elettorale, in altri termini, non raggiunge quella massa critica necessaria alla nascita di un partito che dia voce al dissenso e possa avere un impatto sul palazzo.

    Ed e’ questa, Marcello, la stessa ragione per cui anche qualora la fantomatica legge di iniziativa popolare dovesse arrivare in parlamento troverebbe li’, ben presto, la sua tomba.

  3. luigip

    Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Societa’ Civil

    altra novità:

    E adesso? Dopo il V-day?
    La parola è ai cittadini. Ogni Meetup, ogni gruppo può, se vuole, trasformarsi in lista civica per le amministrazioni comunali.
    I cittadini devono entrare in politica direttamente. Per la loro tutela e per quella dei loro figli.

    http://www.beppegrillo.it/2007/09/i_comuni_ai_cit.html

    1. Marcellourbani

      Re: Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Societa’ C

      Qual’ è la novità?

      Prima non potevano e Grillo ha ottenuto  una revisione costituzionale in tempo record?Oppure gli è stato conferito il potere di veto alla creazione di nuove liste? 

      Ok, ho letto: Grillo rilascerà il bollino di certificazione alle liste aderenti. 

      Sinceramente mi sembra una non-notizia.Se commentiamo ogni uscita di Grillo non finiamo più.

  4. Marcellourbani

    La novità è la legge

    Una differenza rispetto agli altri episodi che citi c’è, ed è quella che mi ha trascinato in piazza per la prima volta in vita mia.Una piazza di Brescia dove non c’erano nani e ballerine ma solo un gazebo per la raccolta di firme: tutti a far coda, firmare ed andarsene per i fatti loro.

    Proporre una legge è un modo per tentare di far qualcosa anzichè chiedere a qualcuno di farlo. Non sono entusiasta di questa legge: in un paese civile sarebbe superflua, da noi verrà insabbiata o aggirata; nonostante tutto preferisco approfittare di ogni spiraglio che abbia una minima possibilità di scuotere il sistema.

    Per dovere di cronaca,  un maxischermo con l’audio tenuto basso e due gruppetti di punkabestia che suonavano c’erano, ma quasi nessuno sembrava interessato.

  5. altikkun

    Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società Civile
    Per i lettori giovani di NFA ricordo che 20 anni fa i nostri cugini di oltralpe conobbero un fenomeno simile: Coluche (vedi http://fr.wikipedia.org/wiki/Coluche) Arrivò ad ottenere circa il 16% dei consensi nelle intenzioni di voto alle presidenziali del 1981, generando non poco panico fra i politici. La cosa mi fa tristezza. Anche in questo arriviamo con 20 anni di ritardo.

    1. sabinopatruno

      Re: Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società Ci

      Bè se è per questo l’Uomo Qualunque c’era già nel dopoguerra in Italia in parallelo con Poujade in Francia http://en.wikipedia.org/wiki/Pierre_Poujade

      In realtà, dando un’occhiata alla storia recente, ci accorgiamo che in Italia c’è stabilmente e strutturalmente una fascia di elettorato che premia movimenti e/o personaggi percepiti come “anti-politici” o “anti-casta”, come difensori di “noi” contro “loro”.

      Rientrano in questa categoria l’Uomo Qualunque negli anni 40/50, la ricerca dell’uomo forte da parte della maggioranza silenziosa negli anni 60/70, i primi successi del Partito Radicale (con le campagne anti finanziamento pubblico e anti partitocrazia), la Lega Nord, lo stesso Berlusconi della prim’ora.

      D’altra parte c’è strutturalmente e stabilmente in Italia (ma credo in tutto il mondo occidentale, come i ricorrenti parziali successi di movimenti populisti/xenofobi in Europa stanno a dimostrare) una incapacità da parte del mondo politico di dare risposte concrete a problemi complessi e la continua ricerca – da parte dei cittadini – di risposte facili agli stessi problemi. 

      Il che non vuol dire che automaticamente Grillo sia un vuoto populista, ma è indubbio che molto del suo successo viene anche da quel malesse profondo e strutturale della società italiana che è la voglia di populismo.

       

      1. pepe

        Re(1): Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società
        a proposito dei corsi e ricorsi dell’antipolitica in Italia, ieri Romano ha proposto sul corriere un’interessante lettura della continuita’ across time nelle reazioni del PCI-PDS-DS-PD(?)

      2. valbert

        Re(1): Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società

        Il che non vuol dire che automaticamente Grillo sia un vuoto populista,
        ma è indubbio che molto del suo successo viene anche da quel malessere
        profondo e strutturale della società italiana che è la voglia di
        populismo.

        Non ridurrei i problemi della societa’ italiana ad una voglia di populismo spontanea, cioe’ ingiusticata da motivazioni, anche serie. La societa’ italiana, come e piu’ di altre societa’, e’ caratterizzata dalla presenza di elites di scarsa qualita’ (nel senso di perdenti nel confronto internazionale), distanti dalla media dei cittadini e incapaci guadagnarsi il loro consenso. Oltre a questo, l’Italia e’ caratterizzata da uno scarso e recente livello di istruzione. Rispetto ai paesi nord-europei, l’Italia ha adottato il suffragio universale prima di avere livelli e diffusione di istruzione adeguati, e per questo e’ condannata ad essere dominata da partiti populisti. Prima di Giannini sono stati populisti tutti i partiti italiani di massa, a partire dai cattolici e dai socialisti, per continuare con fascisti, comunisti e democristiani. Solo partiti minoritari come PLI, PRI, se vogliamo i Radicali e Segni, possono essere considerati con qualche sforzo partiti non populisti, cioe’ non dediti principalmente a mobilitare masse basandosi sull’acritico spirito di fazione (Centro-Nord prevalentemente) o con metodi clientelari (Sud, prevalentemente). In un contesto come quello italiano e’ meglio non illudersi: la maggioranza ora e nel prevedibile futuro sara’ dei populisti, altro che partito liberale di massa. Ma la voglia di populismo non viene dal nulla, viene dalla scarsa istruzione di massa e dalla presenza di elites che storicamente hanno perseguito la strategia di raggirare una popolazione lasciata intenzionalmente nell’ignoranza.

  6. altikkun

    Variazioni sul Tema: Grillo, Pardi, Guzzanti e la Società Civile
    E’ vero ma il parallelismo di un qualche interesse sta nel fatto che sia Grillo che Coluche hanno in comune la professione di comico. E questo li pone su un piano antropologico diverso da quello di Giannini o Poujade e molti altri ancora. Da cosa ciò possa dipendere non so, però constato che la professione di attore costituisce un irresistibile richiamo per la politica:un nostro ex presidente del consiglio fa sovente riferimento al teatrino della politica. A forza di invocare i guitti, essi si presentano. Sono più divertenti di quelli che calcano la scene da tempo, ma in questo caso i nuovi ingressi nel mercato della politica non sembrano fornire indicazioni confortanti:le regolarità statistiche sul fenomeno fanno dubitare che cambieranno le cose di una virgola.

  7. MicheleBoldrin

    Variazione sulle variazioni

    Mi sembra ci si faccia troppo prendere sia dal fatto che Grillo e’ “solo” un comico (sarebbe gia’ diverso se fosse un attore drammatico, se poi fosse un regista teatrale allora chissa’ quanto piu’ credibile sarebbe) e che, come tale, non possa dire cose sensate. Da qui le varie analogie con questo e con quell’altro comico o capopolo precedente, tutte ovviamente viziate da un selection bias grande come una montagna. Ossia: tutti a chiedersi quanti altri comici hanno guidato movimenti di protesta popolare anti-establishment, invece di chiedersi quanti di tali movimenti siano esistiti dal 1946 ad oggi (tanto per dire una data) nei paesi europei (o occidentali, o democratici: fate voi) e quale percentuale dei medesimi sia stata guidata da guitti, quale da avvocati, quale da imprenditori (Ross Perot, dice niente il nome?) quale da professori universitari (Pardi sembra sia tale e Flores d’Arcais pure, se non erro).

    Analogie scarsamente interessanti, oltre che alquanto spocchiose da parte nostra. Forse che, se lo dice il buffone di corte, serio non puo’ essere? Dove sta scritto? Scritto sta, classicamente, l’esatto contrario: il buffone puo’ dire ad alta voce le scomode verita’ per le quali altri il potere punirebbe; vedasi King Lear, o Rigoletto, per i seguaci del professor EGdL. I guitti, probabilmente, non sono bravi a scrivere programmi di politica economica, ne’ programmi in generale, e certamente lasciano a desiderare quando si dedicano a stilare progetti di legge popolare. Ma non e’ questo il loro ruolo e credo Grillo sia meno imbecille di quanto si pensi, e se ne renda conto. Quanto detto per Grillo vale per Guzzanti o per Moretti (i tre hanno, tra l’altro, una caratteristica in comune: mi stanno antipatici. I due comici non fanno ridere e Moretti fa noiosissimi e spocchiosissimi films di una banalita’ romanesca senza pari) e probabilmente anche per i vari professori dei Girotondi o i magistrati di Milano del 1992-94 (anche quello era un movimento spontaneo stile V-Day, il popolo dei fax … ricordate?)

    Lascerei quindi perdere il dito-Grillo (comparato a Prodi, poi, si fatica a capire quale dei due sia il guitto …) e proverei a guardare la luna che indica.

    Proviamo a studiare la luna, dunque, che non lo trovo per nulla semplice. Angelo Panebianco ci prova dicendo cose che sono condivisibili anche se non particolarmente nuove – ossia, che in Italia non vi e’ lo Stato ma vi sono i partiti e le cosche che occupano cio’ che in altri paesi e’ lo Stato. Affermazione vecchia, nella sua parte di verita’, ma non del tutto vera e forse qui sta uno dei nodi irrisolti (ma non credo sia il nodo principale). In Italia lo stato c’e’, ed e’ costituito dai funzionari dei ministeri, delle prefetture, della polizia, dell’esercito (nel quale vengono chiamati “ufficiali di carriera”) e cosi’ via. Costoro sono da sempre lo Stato Italiano. Essi sono gli stessi – sia culturalmente che funzionalmente – del regime mussoliniano perche’ – grazie all’illuminata politica del signor Togliatti, funzionale alle occulate scelte di De Gasperi, timoroso di toccare suscettibilita’ vaticane o anche “alleate” – lo Stato Repubblicano rimase tale e quale lo stato monarco-fascista del 1945. Rimase tale sia nella sua forma legale, che nella sua ossatura amministrativo-procedurale che, soprattutto, nella sua carne e sangue, ossia in chi lo dirige e gestisce.

    Conto’ questa scelta? Credo di si. In Spagna, per esempio, vi fu nel 1959 un gran repulisti che rimpiazzo’ le alte dirigenze statali d’origine falangista con nuovi quadri professionali scelti dall’Opus-Dei, e questo fu un grande passo in avanti. Vi fu poi un secondo ed ancor piu’ salutare repulisti nel 1978-82. Lo Stato Spagnolo non solo non e’ occupato dai partiti, ma e’ un’altra cosa da quello Italiano. La corruzione politico-amministrativa in Spagna e’ molto bassa, e la sensazione di vivere sotto il dominio di una casta e’ completamente assente nell’opinione pubblica. Quanta parte della spaventosa arretratezza, inefficienza, corruzione, mafiosa-medievalita’ (non so come altro definirla, spero sia chiaro a cosa mi riferisco) e dell’arrogante-provincialismo dell’apparato dello Stato italiano dipende da questi mancati repulisti e da queste riforme mai fatte del diritto pubblico ed amministrativo italiano?

    Questo per la parte in cui dissento da Panebianco. La parte condivisibile, l’occupazione dello stato da parte dei partiti, rimane comunque una litania che studiosi ed editorialisti italiani ripetono da decenni, specialmente quelli di formazione liberale, ma che non sembra ne’ interessare ne’, ancor meno, preoccupare, il resto dei nostri concittadini. Ricordo che il PCI, negli anni 60 e specialmente 70, quando cercava di conquistarsi una fetta di borghesia liberale, s’era associato a questa litania e continuava a predicare contro il partito-stato (la DC) e la sua occupazione del potere: volevano gia’ allora l’IRI neutrale e gestita da dei tecnici. Ora, coerentemente, il VW nazionale vuole la RAI pubblica ma gestita da un monager selezionato da dei “cacciatori di teste” (che ovviamente, come S&P, sono neutri, tecnici ed al di sopra delle parti) … ma dove le pensano queste boiate? Al potere, ad ogni modo, ci stanno da 15 anni e le conseguenze sono visibili. La domanda interessante e’: perche’ appena toccano Roma tutti s’allineano, ed agli italiani va bene cosi’? Ricordo con spavento le mie prime riunioni con i dirigenti della Lega
    negli anni attorno al 1993-94: il loro progetto era chiaro, e
    consisteva nel rimpiazzare la DC in ogni ganglo dello Stato e della sua
    macchina economico-amministrativa. Ogni volta che mi sognavo di
    suggerire che non si trattava di rimpiazzare ma di eliminare venivo
    guardato come un marziano. Non posso scordare Gnutti e Fruscio che, Bossi assentendo, teorizzavano che l’IRI era buono ed i sussidi alle imprese anche, solo che l’IRI dovevamo gestirlo “noi” (loro, non io) ed i sussidi dovevano essere dati anche alla piccola impresa del Nord!

    Il problema, per me, e’ capire le radici culturali ed economiche di questa generalizzata acquiescenza all’idea (ed alla pratica) di uno Stato che appartiene ai partiti o addirittura alle cosche interne ai medesimi. Al popolo italiano questa cosa va fondamentalmente “bene”, ossia: viene accettata perche’ oltre ai costi ognuno pensa di riceverne ricavi. Quali ricavi? La vecchia storia dell’amico al ministero che facilita le pratiche non regge: gli italiani son troppi e la macchina troppo complessa perche’ tale aneddoto qualcosa spieghi di quantitativamente rilevante. Certo, vi e’ sempre la triviale spiegazione del collective action problem, per cui nessuno fa nulla: ma non e’una spiegazione, piuttosto e’ un paradosso. Se fosse una spiegazione non succederebbe mai niente da nessuna parte, ed invece i cambiamenti succedono e ci sono persino le rivoluzioni pacifiche o meno. Evidentemente il puro calcolo monetario individuale, che non tiene conto dell’aspetto politico e culturale delle faccenda, non riesce a spiegare molto. Certo sembra fallire in Italia, dove la gente ha la passione della piazza e ci sende ogni due e due: perche’ non sono in piazza a milioni contro la casta, mentre ci vanno quando i sindacati li invitano a lottare per rubare il pane ai propri figli?

    Oppure la risposta sta, semplicemente, nel fatto che l’elettore italiano medio non riesce nemmeno a concepire un apparato dello Stato che NON sia occupato da partiti e gruppi di potere? Gli italiani non l’hanno mai visto lo Stato liberale; non possono immaginare funzionari che rispondano a logiche generali e non di parte; non hanno idea di come organizzare degli apparati pubblici, autonomi dal potere legislativo ed esecutivo, che siano, al contempo “accountable to the people”. E’ culturale il ritardo? O, ancor piu’ semplicemente, e’ politico nel senso che manca un gruppo di persone che credibilmente indichi la fine della casta come un obiettivo politico in se’ e per se’? Se il problema e’ che occorre “vedere (uno stato liberale) per credere (che puo’ esistere)”, non entriamo in un circolo vizioso da cui si esce solo con uno sforzo “giacobino”? Questa sembra essere, se leggo fra le righe abbastanza esplicite con cui chiude il suo pezzo, anche l’opinione di Panebianco. Giacobinismo di chi, e come? Sospetto lui, ed altri, abbiano ancora la nostalgia di Bettino Craxi; BC molti illuse vendendo giacobinismo pseuo-liberale a parole ed attuando invece come un perfetto Napoleone che si saltava a pie’ pari i dieci anni 1789-99 … mi fa impressione vedere il cognato ladruncolo messo a carico del viceregno di Milano che ora fa il libertario d’annata su quotidiani e riviste “liberali” … ma non era quello che contava le mazzette? Ma lasciamo stare BC e PP, il punto del giacobinismo liberale rimane: e’ possibile e sotto quali condizioni?

    Invece di discutere di Grillo e Guareschi, farei uno sforzo per discutere di queste questioni. Anche perche’, secondo me, ci si sbaglia alquanto sia a pensare che gli incazzati neri con la casta siano sempre il solito mezzo milione (stimerei almeno 3/4 volte tanti) sia a pensare che nel tempo non debbano crescere e, purtroppo, degenerare in direzioni molto strane se le domande che sollevano non ricevono adeguate risposte. Per risposte non intendo, ovviamente, le belinate fumogene del compagno Fassino.

  8. MicheleBoldrin

    I veri buffoni, …

    … sono personaggi come questo. Appartengono ad una specie umana, sudaticcia e falsa, grassa e servile, prostrata eternamente davanti a qualsiasi potere, per il quale svolge – che altro e’ la RAI se non questo? – un ruolo che combina quelli del prosseneta, dell’adulatore e dell’untore.

    Una specie umana con la quale spero d’avere meno DNA in comune che con i topi di laboratorio.

    Ma non importa, il fatto e’ che ha ragione Sartori: questa volta la casta ha paura, ed i suoi servi cominciano a giocare sporco, come ai tempi del primo pericolo leghista … Costoro si affossarono da soli, nella loro sottocultura da bar sport. Succedera’ lo stesso con Grillo? Non e’ impossibile …

    Forse a Grillo bisognerebbe dare suggerimenti intelligenti, invece di snobbarlo e basta.

    1. pepe

      Re: I veri buffoni, …

      forse quello di ciampi un suggerimento intelligente lo e’

      la rabbia e lo sdegno vanno convogliate su un progetto costruttivo e non fomentate ad libitum, sopratutto se vogliamo evitare quelle strane e pericolose degenerazioni di cui parli nel tuo post precedente

      1. MicheleBoldrin

        Re(1): I veri buffoni, …

        Mi dispiace, ma il suggerimento di Ciampi forse sara’ intelligente, ma di certo e’ sia “erroneo” (in termini di principi, vedi sotto) che un po’ troppo “pro domo mea” (nel senso di sua).

        Capisco che Carlo Azeglio sia una di quelle persone che in Italia e’ vietato criticare (gia’ questo e’ un brutto segno) ma in questo caso ha detto delle cose che poteva evitarsi. Per le ovvie ragioni seguenti:

        1) Suppongo (meglio: spero) che sindacati, confindustria, altre associazioni professionali ed imprenditoriali, ong, vescovadi, centri sociali occupati, conferenze episcopali, comunioni&…oni varie, coordinamenti spontanei di questo ed anche di quello, eccetera, eccetera, NON facciano parte delle istituzioni politiche dello Stato Italiano. Suppongo, e spero, che siano libere espressioni della societa’ civile che si auto-organizza anche al di fuori ed al di la’ dei partiti e delle istituzioni politiche dentro cui ed attraverso cui il potere legislativo ed esecutivo vengono definiti ed attuano. Ecco, tutti costoro fanno politica, protestano, propongono, urlano, smaniano, invocano, si appellano, si costernano, scendono in piazza, salgono le scale, si riuniscono in basilica, manifestano e sottoscrivono … su tutto ed il contrario di tutto. A volte in forme molto distruttive a volte meno, a volte “per” il sistema, a volte “contro” il sistema. In ogni caso: fanno politica. Perche’ loro si’ e Grillo no?

        2) Alla fin fine l’osservazione di Ciampi si riduce a “fate un altro partito”, o no? In quel modo, fatto un altro partito, Grillo ed i suoi seguaci sarebbero “dentro alle istituzioni” ed avrebbero accettato le regole del gioco. Ma questo e’ esattamente cio’ che Grillo e seguaci non vogliono fare perche’ sono convinti – e faccio fatica a dargli torto anche se i loro ragionamenti mi sembrano spesso troppo sempliciotti – che QUESTE istituzioni siano disegnate male e vadano cambiate. Se non vuoi giocare il gioco che ti viene imposto, perche’ sai che le barriere all’entrata sono enormi ed il gioco e’ truccato, quindi la possibilita’ che ti freghino e’ altissima, che cosa fai? Che cosa fai in una societa’ democratica e della quale accetti, fondamentalmente, l’ispirazione liberale ed alcuni aspetti di fondo del disegno costituzionale, ma della quali rigetti fondamentalmente il disegno dell’intero apparato politico-istituzionale? Lo chiedo seriamente, cosa fai?

        Sandro, che da anni si occupa di riforme elettorali ci spiega continuamente che giocando con le regole imposte da queste istituzioni si finisce sempre … da nessuna parte. L’evidenza gli da’ ragione, ed anche la teoria politica. L’apparato dello stato ed il disegno delle istituzioni politiche italiane sembrano irriformabili dal loro interno e con le regole che esse si sono date a questo proposito. Al contempo una fetta molto ampia e crescente di cittadini le rifiuta, non ne ha alcuna fiducia e vorrebbe “un’altra cosa” – cosa, non si sa’ ma non c’e’ da sorprendersi: mai nella storia le masse incazzate sapevano esattamente cosa volevano fare in positivo. Sapevano solo che cosi’ non poteva continuare, che cosi’ non va bene. Ulteriore segno che sono (le istituzioni) “mal” disegnate in quanto non permettono che attraverso di esse si manifesti normalmente ed efficientemente lo scontento di quei cittadini che dovrebbero servire.

        Insomma, i principals in questo contratto sono incazzati neri perche’ gli agenti se li fregano ad ogni due per due, ma il contratto non permette alcun meccanismo di ricontrattazione o di aggiustamento degli incentivi. Qualcuno fra i principals sostiene che occorre rescindere il contratto e farne uno completamente nuovo e diverso. Ed uno degli agenti dice che a lui questo non sembra giusto, che occorre attenersi al contratto … non so se mi spiego. 

         

    2. elmoro

      Re: I veri buffoni, …

      Grazie per la segnalazione dell’articolo di Sartori, che di solito non leggo perche’ lo trovo abbastanza ovvio e noioso, ma questa volta devo dire che ha colto nel segno, e risponde ai dubbi posti da pepe in questo articolo: la differenza dalle esperienze passate, mi pare, venga dalla notevole riduzione nei costi di partecipazione e aggregazione causata dalla rete che, pare, stia ormai prendendo piede anche in italia. In aggiunta, il successo de “La Casta” (il libro) e del blog servono a dare supporto e conforto a tutto il movimento che si sta aggregando ormai attorno a poche e chiare idee: non le folli idee politico-economiche dirigiste che Grillo ogni tanto esprime nel suo blog, ma la sconfitta della Casta. Un obiettivo condiviso dalla maggioranza del paese.

      Non mi pare infatti che nel movimento di Grillo ci sia un preciso programma politico, se non quello di facilitare il ricambio generazionale dei politici, fornendo il suo supporto mediatico a chi si propone. Se ci pensate, tutte e tre le proposte del V-Day vanno in quella direzione. Ce la fara’? Chi lo sa, purtroppo le elezioni non si vincono (solo) proponendo persone nuove, anzi, nella maggior parte dei casi con quel tipo di programma le si perdono. Forse la situazione ora e’ pero’ diversa.

      Grillo ha costruito un supporto locale capillare, e ha testato le acque
      con il V-Day. Ora rilancia con la proposta delle liste civiche. E con questo risponde a Ciampi: Grillo ha fatto una
      manifestazione pacifica e propone di supportare delle liste in elezioni locali, non di fare rivoluzioni
      armate.

  9. pepe

    provo a rispondervi (II)
    andiamo per ordine.

    proprio Sandro sosteneva giorni fa qui su nFA che:

    […] in economia e politica la migliore evidenza di assenza di barriere è l’entrata continua di nuove imprese e partiti; molti degli entrants ovviamente muoiono, come è logico quando si intraprendono attività nuove e rischiose, e a qualcuno va bene e sopravvive. Solo negli ultimi 6 mesi è nato il partito di quelli che sono comunisti ma non hanno il coraggio di dirlo (Mussi & co), quelli che sono fascisti e si sono rotti di non poterlo dire (Storace & co). Con questa legge elettorale, ma anche con quella precedente, basta ben poco per ritagliarsi un posto al sole. E allora, come è possibile che un bacino elettorale così grosso non venga opportunamente munto? L’unica risposta che riesco a darmi è che, as much as I would like otherwise, il bacino non c’è.

    ed io sono assolutamente d’accordo. vale per il partito liberale vero (discussione questa che gia’ avemmo qualche tempo fa), cosi’ come per la societa’ civile sdegnata: il tanto vaticinato bacino elettorale, la masse incazzate che non riuscirebbero a farsi senire per via di fantomatiche barriere all’entrata, non ci sono. purtroppo gli italiani non sono intrappolati dalle istituzioni che si sono scelti ma, almeno per quanto concerne la maggioranza, ne sono ben contenti e vi ci sguazzano. per interesse di bottega, per ignoranza, per pigrizia.

    ben venga allora qualcuno che cerchi di scuoterli, di aumentare il numero di incazzati. operazione questa agevolata dalla riduzione dei costi di aggregazione dovuta alla rete, certo. ma se si vuole dare continuita’ al fenomeno, se si vuole creare una massa critica capace di cambiare le regole del gioco e sconfiggere la “casta”, mi sembra importante che l’esercizio assuma una struttura e che ci si distanzi dall’imprecazione fine a stessa. altrimenti si finisce come Moretti e la Guzzanti (che, sia detto per inciso, e come forse si evince dal mio post, stanno abbastanza sulle palle anche a me)

    in questo senso sia la proposta di legge popolare, che le liste civiche, rappresentano una novita’ rispetto ai predecessori e sono, per dirla con Ciampi, un modo di “far politica nelle istituzioni” (e qui concordo assolutamente con Andrea). che non significa necessariamente metter su un partito ma semplicemente muoversi all’interno delle regole del gioco che, in uno stato liberale (per quanto imperfetto come il nostro), possono e devono essere cambiate dall’interno.  

    e quale sarebbe poi l’alternativa? La “disarticolazione della struttura politica e militare dello stato” come si proponena negli anni 70?

    il gioco non penso valga la candela.

  10. pepe

    L’intervista mai fatta a Beppe Grillo
    visto che del v-day abbiamo discusso in abbondanza e che probabilmente lo stesso faremo con il prossimo venturo v2, segnalo questa interessante non-intervista a Grillo. le domande sono un po' retoriche ma penso che una risposta la meriterebbero comunque…

    1. elmoro

      Re: L’intervista mai fatta a Beppe Grillo
      grazie della segnalazione… ho trasferito la risposta in un articolo, in pubblicazione fra breve.

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