Tassiamo il contante, o no?

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La giornalista Gabanelli, esempio raro (e ammirevole) di giornalismo non servile nel nostro paese, propone una tassa sulle transazioni in contante per inasprire la lotta all'evasione fiscale. Discuto sinteticamente perché trovo errato il principio (economico) della proposta e inefficaci e/o dannose (in particolare per la tutela dei ceti deboli) le conseguenze che deriverebbero dall'introduzione di questa tassa.

Per capire come funziona la tassa sul contante e quali sono i suoi costi sociali basta pensare all'inflazione. Essa scoraggia l'uso del contante. Pertanto gli evasori saranno costretti ad usare strumenti più tracciabili come assegni e bonifici. Questo risultato piace alla Gabanelli e la sua analisi si ferma qui. Ma gli effetti della tassa non si fermano qui. Essa indurrebbe tanti cittadini onesti a modificare il modo in cui conducono le proprie transazioni. I manuali di  economia insegnano che questa tassa origina un costo sociale: tutti i cittadini sono ora costretti a sprecare del tempo per liberarsi del contante. Le transazioni che prima si facevano in fretta ora richiedono più tempo. Aumenta il numero di persone (nelle banche, nelle famiglie, nelle imprese) il cui lavoro consiste in una attività assolutamente improduttiva: difendere se stessi e gli altri dalla tassa/inflazione. Sarebbe il caso di fare una analisi di costi e benefici? Credo di sì. Alcune stime indicano che una tassa del 4 per cento (ovvero inflazione al 4 per cento)  costi quasi un punto percentuale di PIL all'anno. È possibile argomentare l'ottimalità di una tassa di inflazione in presenza di evasione fiscale, ed è stato fatto in precedenza (si veda questo paper di J.P. Nicolini). Ma il risultato tipicamente è che non risulta ottimale applicarla in larga misura, proprio a causa delle elevate distorsioni create dalla tassa.

Per comprendere la fallacia del principio si provi a portarlo all'estremo: perché non proibire del tutto l'uso del contante?  Sicuramente gli evasori non potrebbero più usarlo. Vero, ma tutti gli altri come farebbero a comprare pane, giornale, taxi? Facile, dice Gabanelli, possono usare l'Iphone o la carta di credito. Ricordiamo allora che in Italia il 15 % (non è un refuso, dico quindici per cento) delle famiglie non hanno nessun tipo di conto corrente bancario (dati su indagine delle famiglie Banca d'Italia). Come rispondono queste persone alla tassa sul contante? Un altro incubo da aggiungere al paese delle mille pratiche, in cui la burocrazia rende complicato anche il pagamento delle multe. Notiamo infine che le analisi sugli effetti distributivi dell'inflazione indicano che gli effetti più sfavorevoli sono sulle classi povere, che non hanno accesso a transazioni (leggi strumenti finanziari, banche) per difendersi dalla tassa. In altre parole: tassare il contante significa tassare principalmente i poveri. Proprio i ceti deboli di cui la Gabanelli si preoccupa nella seconda parte dell'articolo.

Secondo punto. In Italia (si sa) si usa molto contante e in parte ciò riflette la presenza di una economia sommersa. Ma non solo. È anche il risultato di una minore diffusione di strumenti finanziari avanzati (carte di debito, credito, smartphones) che non sono gratuite e che molte persone, sopratutto anziane, si rifiutano di usare per gli alti costi di adattamento. Per molte oneste persone che non hanno accesso agli iphone o alle carte bancarie il contante è l'unico modo di effettuare transazioni e anche l'unico titolo in cui investire i propri risparmi. Segnaliamo inoltre alla brava giornalista che il contante è molto utilizzato anche in paesi in cui l'evasione è bassa, per esempio in Germania, Svezia, Giappone e Austria (si veda la figure 4 e, per altri paesi, lo studio di Humprey et al, Journal of Money Credit and Banking 1996).  Proprio perché,  nonostante le sua primitiva forma, esso è uno strumento molto efficace per fare transazioni: è veloce  da usare, è portabile (prova a portare l'Iphone sul surf), tutela la privacy (che esiste anche per molte attività non criminose).

Riassumendo: l'idea di combattere l'evasione fiscale usando una tassa su uno strumento finanziario ha un costo elevato perché distorce le scelte quotidiane di milioni di persone oneste. Avrebbe l'ulteriore grande svantaggio di aggiungere sabbia nei meccanismi di una economia già quasi paralizzata dalla burocrazia (quella che chiede a un professore universitario che organizza il buffet di una conferenza di controllare se il servizio catering da lui scelto è in regola con le imposte).  Perché non ci chiedono anche di controllare se i giochi dei nostri bambini che portano il simbolo CE sono davvero conformi alle norme europee? Potremmo essere tutti, nel tempo libero, agenti segreti dell'agenzia delle entrate.

Si è chiesta la Gabanelli come fanno Austria e Germania, con quei cittadini così attaccati all'uso del contante, a far pagare le imposte ai propri contribuenti? La domanda, incredibilmente, ha una risposta  semplice. Funzionano i controlli fiscali e le sanzioni per l'evasione sono micidiali. Incredibilmente, il lavoro del controllo fiscale in quei paesi viene fatto dai controllori fiscali, non da fornai, postini, professori universitari e nonnetti. Controproposta alla tassa sul contante: perché non mettiamo un governo serio alla guardia di finanza e sanzioni spaventose (come quelle americane, che prevedono la prigione) per chi evade? A me sembra così facile trovare gli evasori,  ovunque vai ne vedi le tracce. La sensazione, di chiunque con un minimo di conoscenza degli strumenti  (database disponibili su redditi e proprietà), non è che non si possa fare, è che non si vuole fare.

Sono contento che il paese abbia una giornalista coraggiosa come lei. Ma l'ignoranza economica in cui inciampa ogni volta che si avvicina ai temi macroeconomici rattrista. La superficialità della sua analisi economica, ben descritta dalla logica del modello superfisso, è molto comune in Italia. È, a mio modesto modo di vedere, un ostacolo che impedisce una corretta diagnosi  dei nostri problemi economici e rende più difficile uscire dalla stagnazione.

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Commenti

Ci sono 184 commenti

Molto triste: questa dovrebbe essere la parte migliore del giornalismo italiano. Anch'io apprezzo moltissimo la Gabanelli, eppure questo suo articolo sulla tassazione del contante e' assurdo. Vi si legge, tra l'altro:

In poco tempo emergerebbe tutto il sommerso e il nostro PIL potrebbe aumentare del 20%, tranquillizzando gli operatori finanziari;

Pare ignorare che (1) la migliore stima possibile del sommerso e' gia' nel Pil; (2) se tutto il sommerso diventasse tassato la pressione fiscale sarebbe  al 60% dello stesso Pil.

E (3) molte attività ex-sommerse chiuderebbero, riducendo il PIL.

La lotta all'evasione è sacrosanta, ma i proventi devono essere restituiti riducendo progressivamente le tasse

infatti,ho notato subito anche io la fesseria che ha scritto.Un giornalista non dovrebbe scrivere simili castronerie:se non ha la preparazione,chiede lumi a qualche esperto della materia che gli avrebbe subito chiarito che il PIL calcolato dagli istituti di statistica contiene già la stima del sommerso.

 

(2) se tutto il sommerso diventasse tassato la pressione fiscale sarebbe  al 60% dello stesso Pil.

 

Domanda da neofita (in quanto tale!!):

Come viene calcolata la percentuale pressione fiscale/PIL? Se la pressione sarebbe al 60% tassando il sommerso, quant'è adesso? Messa così direi che nel PIL viene considerata anche l'economia sommersa (quella non tassata), ma così facendo quale valore ha tale indice? Per il contribuente onesto sapere che la pressione fiscale è al 45% o al 60% cosa cambia se lui comunque continua a a contribuire nella stessa misura?

grazie

"Controproposta alla tassa sul contante: perché non mettiamo un governo serio alla guardia di finanza e sanzioni spaventose (come quelle americane, che prevedono la prigione) per chi evade?"

La controproposta mi sembra ben poco realizzabile data la situazione delle carceri in Italia; sicuramente si possono aumentare le sanzioni ma prevedere la prigione al momento sembra un annuncio che si scontra con la realtà dei fatti.

 

Saul il tuo commento sembra confermare quello che ipotizzo nel mio: siamo talmente dentro il delirio italiano che non sappiamo più come funziona un paese civile.

Se ci sono le carceri piene si costruiscono nuove carceri o si riforma il sistema carcerario, non è che non si arresta più nessuno.

Altrimenti i problemi finanziari li risolveremmo subito abolendo le forze di polizia e i relativi costi. Tanto le carceri sono piene e loro non servono più a nulla..

 

"Controproposta alla tassa sul contante: perché non mettiamo un governo serio alla guardia di finanza e sanzioni spaventose (come quelle americane, che prevedono la prigione) per chi evade?"

 

Mi sembra un'attitudine molto italiana, infatti la legge per le manette agli evasori esiste gia', ma non da' i risultati che qualcuno si aspetta. In Italia c'e' il pessimo vizio di accettare uno Stato, in questo caso un sistema fiscale, malfunzionante, e pensare che ci si possa mettere una pezza aumentando le sanzioni e togliendo le garanzie agli inquisiti.

Il sistema di sanzioni vigente ora per il fisco in Italia, rinforzato dai cialtroni al governo fino a pochi gg. fa, ha gia' tutti i mezzi inquisitivi in uso negli USA, piu' intercettazioni a go-go, piu' sanzioni molto elevate, piu' presunzione di colpevolezza, piu' il le norme "prima paga e poi eventualmente ti discolpi", insomma ha piu' o meno tutti gli elementi coercitivi dei sistemi fiscali di una dittatura del terzo mondo.

Quello che troppi per ignoranza o disonesta' non vogliono capire e' che nella parte avanzata, europea dell'Italia l'evasione fiscale e' gia' piu' bassa di Francia e Germania (Lombardia, quasi meta' del Nord) oppure paragonabile a Francia e Germania (altre regioni del Nord). In questa parte d'Italia la pressione fiscale e' molto superiore a Francia e Germania, la dimensione delle imprese e' inferiore, ci sono piu' lavoratori autonomi, eppure l'evasione fiscale e' inferiore a Francia e Germania. Quando il parco buoi padano lo capira' sara' sempre troppo tardi. Quindi lo Stato italiano spreme la parte produttiva dell'Italia gia' piu' di Francia e Germania, non c'e' alcun bisogno di altre leggi eccezionali, nemmeno Mandrake riuscirebbe a spremere molto di piu'.

L'evasione fiscale italiana e' elevata perche' le regioni centrali rosse, Toscana, Marche e Umbria, evadono significativamente piu' della media europea (e hanno industrie piu' piccole, cioe' si allontanano progressivamente dagli standard europei ancora piu' delle regioni del Nord) poi le regioni del Sud dalla Campania / Puglia / Sardegna in giu' evadono su livelli mostruosi, piu' o meno il 65% del PIL privato.  Come ogni italiano dovrebbe imparare a scuola (ma non lo fa) far rispettare la legge nel Sud Italia non e' un affare semplice, e non e' che agitare la prigione faccia ottenere risultati risolutivi. Poi ci sono altri problemi, grandi industrie private nel Sud non ce ne sono (conseguenza di un intervento statale stupido, nocivo e disonesto), e pochissime ce ne sono di medio-piccole  E infine lo Stato italiano si basa proprio su questo genere  di concessioni al Sud Italia per mantenere alto il suo consenso, fin dagli ultimi decenni del 1800, come sottolineato da G.Turati.

Questa parte dovrebbe essere evidenziata in neretto:

 

Funzionano i controlli fiscali e le sanzioni per l'evasione sono micidiali. Incredibilmente, il lavoro del controllo fiscale in quei paesi viene fatto dai controllori fiscali, non da fornai, postini, professori universitari e nonnetti.

 

sia perchè merita una standing ovation, sia perchè coglie il punto principale. Un punto che troppe volte sfugge ai riformatori nostrani.

Non ci si rende più conto che la finanza dovrebbe essere in grado di fare controlli incrociati, che i postini dovrebbero essere in grado di portare la posta in un paio di giorni, che in 8 anni gli insegnanti di inglese dovrebbero insegnarti l'inglese, che i vigili dovrebbero stare sulle strade e non in ufficio. Non ci si rende conto che bisogna trovare il modo di far funzionare questi servizi, come in tutti gli altri paesi, prima di passare a soluzioni complesse e dall'efficacia tutt'altro che certa.

Non è solo quel che in USA chiamerebbero kiss (keep it simple stupid).

E' ancora più complesso: non ci rendiamo più conto di come funziona un paese civile.

Francesco, capisco il principio sottostante e sono assolutamente d'accordo che il link tra denaro elettronico e minor sommerso sia una falsa speranza. Cio nonostante trovo che i tuoi controargomenti non siano sufficienti a smentire il mio senso istintivo sulla materia. Vado in ordine:

Disincentivare il contante vuol dire perdere tempo.

Questo e' semplicemente falso se fai il conto netto di tempo perso e guadagnato. Immagina a fare l'esempio opposto a quello che fai tu per rendertene conto: da domani si usa molto piu' contante. Vuol dire che ogni tre per due devi cercare e fare la coda al bancomat o alla banca; o alternativamente che ti passi la giornata in posta a ritirare la pensione; vuol dire che fai piu' coda quando paghi al supermercato, al cinema, al casello autostradale. Meno contante vuol dire guadagnare tempo per tutti coloro che il conto banca gia' ce l'hanno (e sono appunto 85% della popolazione). Un esempio lampante e' proprio quello del telepass in autostrada. Il sistema telepass e' tecnicamente scalabile al 100% delle utenze ma ce l'ha soltanto una minoranza perche' COSTA DI PIU', avendo una tassa mensile. Se costasse DI MENO, come avviene ad esempio negli USA,  si risparmierrebero le code ai caselli, gli stipendi dei casellanti e i costi di sicurezza stradale che le code ai caselli provocano ogni inverno.

Vogliamo parlare del tempo che si risparmia a far fare accredito diretto delle bollette alla banca invece di andare ogni mese a pagarle in posta? Cose, di nuovo, tecnicamente possibili ma non correttamente implementate dalla popolazione per pura ignoranza.

Disincentivare il contante colpisce i poveri.

Dipende dal tipo di tassa che vuoi introdurre. Un modo per aumentare l'adesione al conto sarebbe quello di togliere la marca da bollo dai conti che hanno in deposito meno di 10 mila euro o per chi ha piu' di 65 anni e un reddito inferiore a soglia. Ecco che i poveri li hai aiutati. Sono pensionati un po' rinco che non c'hanno il conto? Perderanno un giorno di tempo ad andare in banca e aprirsi il conto e avranno un giorno in piu' OGNI mese per andare alla sala d'attesa del dottore invece che alla posta.

Se ci puo' essere inerzia ad utilizzare un bancomat perche' c'e' da ricordarsi il PIN, l'inerzia di usare un borsellino elettronico e' zero. Devi solo tirarlo fuori dalla tasca e appoggiarlo al lettore e hai pagato. Il costo per l'utente e' irrisorio e chi vende pane, giornale o il tassista si adegua. Non vedo perche' si puo' chiedere a qualsiasi comemrciante di avere un inutile registratore di cassa a scontrino ma non un POS.

Inoltre e' legittimo aspettarsi che una drastica riduzione del contante possa almeno ridurre una certa parte di sommerso (ad esempio quella legata alle professioni, cioe' chi ti vende il pane, giornali, il tassista e il dermatologo). Tutti i soldi che guadagni da quell'introito con recupero del sommerso li investi nel povero e a conti fatti son tutti felici e contenti.

Mi scuso per la lunghezza ma ridurre il contante e' sempre stato uno dei miei sogni bagnati.

 

 

Giorgio, davvero: ripensaci. Rileggi quello che hai scritto, parla con un amico, leggi un testo di contabilita' nazionale, vai a prendere un cappuccio all'angolo. Insomma, fa qualcosa e poi togli questo commento perche' hai capito che e' assurdo e non lo meriti.

Non lo meriti tu, davvero. Ciao.

Sottovaluti un po' di aspetti. Primo, il costo di installare POS in tutti gli esercizi, comprese edicole, panettieri etc. Secondo poi, il fatto che sulle transazioni elettroniche, almeno in Italia, si pagano commissioni nell'ordine tra l'uno (Bancomat) e 2% (Visa-Mastercard) per arrivare intorno al 4% (AmEx). Sono abbastanza sicuro che parte di questo aumento finirà a colpire i consumatori. Secondo poi, i conti hanno costi fissi che se per me e per te possono sembrare ridicoli, per alcune categorie possono essere quanto meno fastidiosi. Tu li vuoi rimuovere per alcune categorie, resta da vedere se riesci ad individuare le categorie correttamente (il limite di 10k scordatelo, obblighi chi non vuole ad investire, quelli basati sul reddito... Si parlava di evasione no?). Poi ci sono le complicazioni legate alla contabilità domestica (ti sembrerà incredibile ma c'è chi ritira la pensione in contanti e si basa su quanto gli resta in tasca per sapere quanto puo' spendere fino al mese successivo), alla trasferibilità tra privati (papà me l'hai bonificata la paghetta?), alla funziona "emergenziale" del contante (pure io pago tutto con carta ma un centinaio d'euro in tasca per ogni evenienza li tengo sempre)... Insomma, meglio se ti fai venire un altro sogno bagnato.

A dispetto delle obiezioni di Boldrin, sottoscrivo il tuo commento al 100%.

 

Vogliamo parlare del tempo che si risparmia a far fare accredito diretto delle bollette alla banca invece di andare ogni mese a pagarle in posta? Cose, di nuovo, tecnicamente possibili ma non correttamente implementate dalla popolazione per pura ignoranza.

 

Guarda che i poveri veri spesso le pagano in posta perchè in banca te le addebitano 10 giorni prima della scadenza, e loro in posta magari ci van 20 giorni dopo.I contanti spesso gli servono per aver credito: se ho 500 € in tasca pago solo metà affitto e tengo i soldi pe far la spesa fino al prossimo stipendio.

Certo, io e te ce ne freghiamo, abbiamo i soldi e la banca è disposta a farci credito senza discutere, ma non è così per tutti.

Piu in generale, adoro la moneta elettronica, ma proprio non capisco 'sta mania di renderla obbligatoria. E voglio continuare a usare i contanti per dare le mancette alle nipoti, pagarci la mignotta (pure nel bordello quotato in borsa) ed il pusher (1), l'ambulante un po losco, il tipo che suona in metropolitana,il mendicante,e piu in generale qualunque transazione che coinvolga una parte non affidabile o per cui voglia un po' di privacy.

(1) che poi ci vada dalla mignotta o dal pusher son cazzi miei, ma se vuoi abolire pure quelli tanto vale che ti trasferisci in arabia saudita.

Concordo con te al 100%.

Non togliere affatto il tuo post, come invece ti chiede Boldrin: libertà di pensiero e tolleranza sono gli ingredienti per fare crescere il valore di una Nazione!

Secondo me una proposta simile dovrebbe essere accompagnata da una riduzione drastica delle tasse.

Innanzi tutto rudurre 2 punti percentuali le prime 2 aliquote irpef per tare un tot di credito a tutti e poi creare un conflitto d'interessi tra compratore e venditore in modo che le tasse pagate siano notevolmente piu' basse.

ed incentivi drastici alle aziende che investono sui macchinari e innovazione.

parrebbe che basti l'anonimato e la premessa "secondo me" per dire qualunque cosa. approfitto spesso anch'io di questa libertà :-)

"secondo me" le tue proposte escono da una macchina che genera frasi in modo casuale, al massimo orecchiando alcuni concetti in circolazione.

E' vero, probabilmente non e' serva di altri come la maggior parte dei giornalisti, e affronta temi interessanti ed importanti, ma:

1) spesso le sue "tesi" puzzano di partigianeria (p.es. la puntata sul federalismo, tra aperte accuse al modo in cui e' stato implementato, piu' volte ha velatamente espresso una chiara avversione al concetto stesso)

2) ogni qualvolta affronta un tema del quale capisco qualcosa, trovo le sue analisi estremamente superficiali e semplicistiche. Spesso mira piu' a colpire lo stomaco dello spettatore che a dire come stanno davvero le cose. Per non parlare dei "presunti" esperti che chiama ad intervenire, davvero impresentabili...

Insomma, in Italia c'e' poco giornalismo libero, ma manca totalmente giornalismo di qualita'...

no, è brava. siccome è anche modesta, per impedire lodi sperticate ogni tanto toppa in modo incomprensibile.

commento rimosso dall'autore

 

ogni qualvolta affronta un tema del quale capisco qualcosa, trovo le sue analisi estremamente superficiali e semplicistiche.

E' esattamente la mia opinione sulla Gabanelli. Spesso dice e scrive delle putt**ate che non stanno in cielo né in terra. Una che toppa in questo modo, bisogna smetterla di dire che è brava solo perché dimostra di avere una certa indipendenza. Se fosse brava invece di avventurarsi su terreni che non conosce con tesi al limite del folle, si preparerebbe meglio e darebbe voce a persone più qualificate rispetto a quelle che ospita.

Giudizio complessivo sicuramente insufficiente.

Posso solo dire che quando ha parlato di informatica e consulenze informatiche (campo che io conosco) ha sparato una serie di notizie inesatte e luoghi comuni.

Sicuramente come giornalista e' brava, i servizi sono interessanti e sicuramente indipendenti.

Per quanto un giornalista sia bravo temo sia impossibile fare un buon lavoro, ossia che non risulti superficiale e semplicistico, in un programma di un'ora/due in tv. C'é poco il tempo per fare una seria analisi, specie per gli argomenti più intricati, e il target della trasmissione non sono gli esperti in materia.

Il taglio della trasmissione è presentare un tema: con una tesi, uno svolgimento e una conclusione. Difficile che con questo tipo di taglio giornalistico si riesca sempre a ricostruire un quadro completo ed aderente alla realtà (se la tesi parte male...), ma ha molto più coraggio di quei talk show dove alla fine non si tira mai fuori nulla di buono.

Lei ha le sue opinioni in materia politica, ma mi pare abbia l'onestà intellettuale di guardare anche in casa propria. Non credo abbia molti santi in parlamento.

 

Funzionano i controlli fiscali e le sanzioni per l'evasione sono micidiali. Incredibilmente, il lavoro del controllo fiscale in quei paesi viene fatto dai controllori fiscali, non da fornai, postini, professori universitari e nonnetti.

 

Scrosci di applausi!!!

Vivo in Germania e qui e' normale che la guardia di finanza locale ti convochi per chiedere chiarimenti su una fattura o su una dichiarazione. Il tono e' amichevole (oddio per loro che sono tedeschi) e se hanno sbagliato ti chiedono pure scusa. E questo su fatture di pochi mesi prima, non di 5 anni prima come mi e' capitato in Italia.

Se non chiarisci subito ti bloccano il conto corrente (e qualsiasi altro accesso al credito) finche' la cosa non si risolve, e se come e' capitato al mio amico era colpa del commercialista, sara' il commercialista a pagare la multa.

D'altro lato le sanzioni sono severissime e velocissime, e tanto per l'evasore che per il suo commercialista.

Giusto per dire la differenza, in Italia tutti i principali programmi di contabilita' hanno la funzione "nero", dico tutti nessuno escluso.

 

Confermo...e quando non ce l'hanno te lo chiedono. Una volta facevo il commerciale per un'azienda che faceva software per studi legali. Gli avvocati ci chiedevano come era possibile gestire il nero.

Per quanto riguarda il caso estremo di levare il contante, citato come esempio nel testo, è da aggiungersi un altro problema a livello strettamente logistico: il tempo della transazione. Questo richiede nei casi più veloci almeno trenta secondi, tra connessione e transazione vera e propria, nella maggior parte dei casi almeno tre tentativi di connessione. L'attesa è trascurabile per elevate somme, ma si pensi alle code che si creerebbero in luoghi e momenti di grande afflusso come la mattina nel prendere il giornale in edicola. Il super controllo della finanza sulle transazioni in contante potrebbe essere più costoso dell'evasione stessa?

Per non parlare del fatto che molti strumenti di pagamento elettronico, come carte di debito o prepagate, richiedono tassativamente un collegamento telematico attivo per effettuare la transazione. Ciò implica che, nel caso in cui per un guasto tecnico non vi sia connettività, gli esercizi commerciali della zona colpita dal guasto sono di fatto impossibilitati a vendere.

Premetto che non mi piacciono i contanti e ne farei volentieri a meno. La lettura del post mi solleva le seguenti perplessità:

 

  1. come potrebbe funzionare operativamente la tassa della Gabanelli? L'esempio 150 in contanti o 120 con fattura e pagamento elettronico mi dice poco
  2. ho seri dubbi sull'efficacia contro l'evasione fiscale: se esiste un mondo parallelo di venditori e lavoratori non ufficiali che magari neanche esistono per il fisco gli fai un baffo se tassi il contante
  3. Lippi fa l'esempio dell'inflazione, a costo di sembrare stupido mi domando:mi è chiaro che l'inflazione funzioni come una tassa sui contanti, siamo sicuri che (ammettendo sia possibile metterla in pratica)è vero anche l'inverso? Per dire l'inflazione colpisce anche le somme che detengo sul c\c e i contanti che non spendo, una tassa sulle transazioni in contanti non colpirebbe queste due grandezze
  4. Come già evidenziato da Gilestro non convince neanche me che ridurre l'uso di contanti farebbe perdere tempo e colpirebbe i più deboli (per questo secondo punto, per es si potrebbero usare tessere a scalare senza pin)

 

Il punto 1 secondo me è quello che fa cadere principalmente la tesi della Gabanelli sul piano logico: come faccio ad imporre una tassa sulle transazioni in contanti? Dovrei poterle monitorare, ma se riuscissi a monitorarle efficacemente  non avrei bisogno di tassarle per farle emergere.

Altro discorso è una tassa sulla detenzione dei contanti e, avanzo come  congettura sulla mia perplessità numero 2, è forse questo che ha in mente Lippi nel paragone con  l'inflazione. Mi sfugge ancora come si potrebbe implementare una tassa del genere: tassiamo i prelievi bancomat? Ma dovremmo anche proibire la percezione di qualsiasi remunerazione in contanti (perchè se ci limitiamo a tassarla ricadiamo nel vizio logico del punto 1) e quindi FORSE l'unica via teoricamente praticabile (non faccio analisi costi benefici) è l'eliminiazione completa del contante. Anche lì però per evitare del tutto che la gente se ne freghi e usi comunque gli euro che negli altri paesi europei circolano ancora, dollari o altre valute (buoni pasto, buoni sconto ;) ci vorrebbe la psicopolizia

Riepilogando:

  • Non credo sia implementabile una tassa sulle transazioni in contanti 
  • Non credo sia efficace una tassa sulla detenzione dei contanti, al limite (non esprimendo un giudizio sulla convenienza) si potrebbero ottenere gli effetti voluti vietandone la circolazione, ma non credo sia possibile evitare una limitata circolazione parallela 
  • Credo che, in generale,  ridurre l'uso dei contanti abbia più benefici che costi, ma i benefici NON derivano dall'emersione del sommerso (cfr commento di Gilestro)

 

Trovo in ogni caso assolutamente condivisibile il passaggio

perché non mettiamo un governo serio alla guardia di finanza e sanzioni spaventose (come quelle americane, che prevedono la prigione) per chi evade? A me sembra così facile trovare gli evasori,  ovunque vai ne vedi le tracce. La sensazione, di chiunque con un minimo di conoscenza degli strumenti  (database disponibili su redditi e proprietà), non è che non si possa fare, è che non si vuole fare.

Non vorrei aggiungere nulla a tutte le (sacrosante) obiezioni alla superficialità della Gabanelli nel trattare il problema del contante e della sua tassazione (che però diventa uno "spot efficace"...), mentre mi interessa richiamare il fatto che circa tre milioni di italiani sono la quantità di micro imprenditori (artigiani e commercianti), con relative famiglie e dipendenti che, nel momento in cui scattasse il nuovo-efficace-terribile-sistema antivesione (magari più intelligente di quello della Gabanelli)... sarebbero spazzati via. Il sistema fiscale italiano è insostenibile per la stragrande maggioranza di loro e quel 20% di PIL che fanno girare... se ne andrebbe con loro. Impiegheremo una generazione o due per ristrutturare il nostro sistema produttivo e uniformarlo a quello degli altri Paesi europei, portando il nostro 97% di aziende e il 60% di dipendenti dalle micro (1:15 dip) alle piccole e medie europee (1:50 e 1:250 dip). Nel frattempo, però qualcuno deve spiegare cosa ce ne facciamo di quei tre milioni (per difetto) di italiani di cui solo una parte sono "padroncini" e famiglia.

qualche minuto prima di leggere l'articolo avevo osservato in altro 3-d:

 

agire sulla moneta per battere l'evasione fiscale è una fregnaccia

il fisco ha tutti i dati per ridurla all'osso: per esempio ogni acquisto di un bene immobile o mobile registrato per cui va declinato il cf al fisco è noto ma non incrocia l'acquisto importante con per esempio le ultime dieci dichiarazioni dei redditi e se lo facesse userebbe criteri di congruitaà da ridere ( per esempio che se il dichiarato è 40 k€ è compatibile con l'acquisto di un'auto da 100 k€)

Manca la vlontà politica di perseguirla, questo è il problema.

In ogni modo con le nostre leggi se qualcuno dovesse, con dichiarazione fedele, al fisco 10 milioni avrebbe tutto l'interesse ad evadere ed al limite farsi denunciare da un amico. Tra ricorsi , commissioni tributarie da 1a n gradi, possibilità di contrattazione alla fine non ne pagherà mai più di un paio. (vedere Pavarotti, Valentino Rossi, Cipollini): questi casi sono noti perchè sono coinvolte persone note al grande pubblico ma non sono certo le uniche.

Si veda anche lo scandalo Mondadori: debito 173 milioni, cancellazione, grazie questa volta ad una legge "ad azienda" con 8,6 milioni (per onestà era al terzo grado di giudizio e nei precedenti il fisco era soccombente)   

 

Aggiungo: anche la curva di Laffer in Italia non funzione. se si riflette essa non è altro che la curva prezzo volume che permette a un monopolio di massimizzare il profitto di un prodotto. Nella curva di Laffer ii prodotto venduto in Monopolio consiste nello scongiurare le conseguenza molto spiacevoli (fino alla restrizione della libertà personale) in caso di evasione accertata, il prezzo le aliquote.  In Italia il bene venduto ha valore zero per cui chi evade con aliquota x continuerà a farlo anche con aliquota x/2 perchè in ogni caso non rischia praticamente nulla..

 

 

http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1002536.html

 

http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1002536.html

Io propongo una cosa simile (restituzione telematica di una parte dell'IVA al consumatore finale, nulla a che vedere con quanto proposto dalla Sig.ra Gabanelli) da molti anni (con Google la prima che ho trovato è del 2004, ma già in quella ricordavo di averne scritto pubblicamente anche prima).

L'ho visto parzialmente fare in Turchia (dove il calcolo era manuale, annuale, e bisognava conservarsi tutti gli scontrini ed alla fine spedirli, poi venivano controllati a campione, quindi alla fine era abbastanza inefficiente) e sembrava funzionare (per lo scopo per cui era stata introdotta, cioé combattere l'evasione), tutti chiedevano sempre (aneddoticamente!) scontrini e fatture, se fosse tutto telematico (ed uno si ritrovasse i soldi in CC la sera stessa) sarebbe IMVHO molto più sensato che gli studi di settore (i quali IMVHO deprimono la R&D).

 

Io credo che la proposta della Gabanelli sia un riassunto giornalistico di una discussione che c'è da tempo, e non sia una invenzione della Gabanelli. Questo discorso parte dalla osservazione che la gestione del contante costa, molto: nella EU il costo viene stimato intorno ai €50miliardi all'anno. Oggi le transazioni elettroniche, che sono anche un valido strumento per contrastare la evasione, hanno un costo per gli utenti. Il costo del contante, invece, viene esternalizzato. Come fare a recuperare i costi – e combattere la evasione fiscale come “bonus”? Questo è una domanda interessante, da non liquidare superficialmente. Questo articolo, un po' di parte, discute un po' del costo del contante, etc. Ne ho visti altri che parlano di questo tema dal punto di vista degli Stati Uniti.

http://www.europeanpaymentscouncil.eu/pdf/EPC_Article_146.pdf

Nella mitica Germania hanno un problema di contrasto alla evasione come noi in Italia: hanno un problema minore del nostro, ma anche in Germania la economia sommersa tocca un po' più del 10% del GDP. Metà che da noi, ma pur sempre rilevante, nonostante i loro controlli superefficienti:

www.ft.com/intl/cms/s/0/efc3510e-9214-11e0-9e00-00144feab49a,s01=1.html

La gestione dei contanti costa (alle banche, al sistema e in parte anche a noi) ma di sicuro l'uso delle transazioni elettroniche fa alzare molto l'indebitamento delle famiglie (vedere dati Germania, e Paesi anglosassoni...) e come hanno spiegato in tanti non serve "per" risolvere il problema dell'evasione, al massimo la aiuta in parte e la complica per altri aspetti. L'evasione italiana non è paragonabile allo zoccolo duro con cui hanno a che fare tutti gli altri Paesi chè sia più o meno fisiologico o più o meno governato dalla macchina dei controlli; noi siamo fuori scala e personalmente credo che in tanti, nelle altre nazioni europee, siano stanchi della concorrenza sleale che gli si fà, sicuramente molto maggiore di quella che si gioca in casa italiana dove l'evasione è ben spalmata sulla maggioranza di imprenditori e commercianti.

L'articolo della Gabanelli è un compendio di errori/orrori. Inizia con la classica fallacia dei "soldi sotto al materasso" di pseudo-Keynesiana memoria, poi afferma che è urgente abbassare il rapporto debito/pil al 100% perché quello è il livello di guardia indicato "dagli economisti" (?!?!), e dopo continua a fare calcoli basati sull'idea che si debbano recuperare 350 miliardi di € in tre anni a spesa e crescita invarianti. Solo dopo questo calvario intellettuale, arriva la discutibile proposta di tassare il contante.

Personalmente sono propenso a giustificare parzialmente la Gabanelli. A suo credito va detto che esordisce dicendo chiaramente "Non sono un economista, non sono un’esperta di finanza, ma una giornalista generica che ogni tanto prova a capire temi complessi": una onestà non comune tra i suoi colleghi italiani che si propongono spesso come tuttologi. Ma nel leggere l'articolo e dopo aver guardato le recenti puntate (molto insoddisfacenti) di Report che trattavano di questioni economiche (avete visto quella sulle agenzie di rating? Ah, l'Orrore!), mi chiedo davvero chi diavolo siano i consulenti che la Gabanelli utilizza per evitare di scrivere e dire fregnacce. Li cambi, signora Gabanelli, li cambi subito!

 

afferma che è urgente abbassare il rapporto debito/pil al 100% perché quello è il livello di guardia indicato "dagli economisti" (?!?!)

Già citato qui, Mehmet Caner, Thomas Grennes e Fritzi Koehler-Geib in "Finding the tipping point — when sovereign debt turns bad" hanno argomentato da dati empirici che il 77% dovrebbe essere il tipping point (io personalmente la trovo una stima ottimistica e probabilmente troppo lineare).

il lavoro del controllo fiscale in quei paesi viene fatto dai controllori fiscali, non da fornai, postini, professori universitari e nonnetti.


Con questo si vuole accennare al fatto che a controllare che le tasse dei negozianti siano pagati ci devono pensare i clienti, chiedendo lo scontrino?

Spero di sì: sono sensibile al tema dell'evasione (tanto), ma dovermi trasformarmi in finanziere ad ogni caffè mi urta da morire.

Io che sono ignorante di economia conosco solo lo studio di settore, come ipotesi alternativa.

Qualcuno mi diceva tempo fa che Stalin sognava un mondo senza contante. Non ho mai trovato libro/articolo/citazione...qualcuno sa se e' vero?

 

Qualcuno mi diceva tempo fa che Stalin sognava un mondo senza contante. Non ho mai trovato libro/articolo/citazione...qualcuno sa se e' vero?

 

Io non lo so. Però ho letto questo libro:

http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Ap13%2C16-18&formato_rif=vp

E mi sa che con questo maior, l'argomentum ad Stalinum mi diventa un minor che cessat....

:)

Stalin sognava un mondo senza contante

Lenin durante il periodo del "comunismo di guerra" fra il 1918 e il 1920 arrivò ad abolire la moneta dalla contabilità nazionale. Gli scambi avvenivano direttamente, per esempio le industrie socializzate, private del contante, depositavano il prodotto finito e ritiravano le materie prime. Le derrate alimentari venivano razionate e distribuite tramite tessera annonaria, stante il divieto di compravendita. Infine nel 1920 si sostituì per decreto nei conti nazionali la moneta con l'unità di lavoro....mentre scrivo vedo un polveroso film in bianco e nero di quel periodo e la sensazione di un grande freddo....

Ma scusate....i telespettatori tipo della Gabanelli sono coloro i quali odiano le banche, vorrebbero non ripagare il debito fatto dai banchieri brutti e cattivi etc etc. Come soluzione ella dice di abolire il contante pagando con (anche) il bancomat, quindi avere un c/c nelle banche cattive e loro son d'accordo...mmmh....

Bel corto circuito, vero? Qui inserisco la mia proposta: nazionalizzazione delle banche (o per lo meno conversione in enti no profit o cooperative tra correntisti con tetti stabiliti per legge agli stipendi del management) e soprattutto gestiote statale (o anche sovranazionale, purché pubblica) degli strumenti di pagamento elettronico.

Sì, la stessa Gabanelli che in una puntata recente di Report, parlava di complotto della finanza internazionale. Se questo è il giornalismo e la cultura economica in Italia, sinceramente ne possiamo veramente fare a meno.

è vera. Occorre controllare che la ditta fornitrice sia in regola con il pagamento delle tasse. Altrimenti l'amministrazione non può pagare. Noi siamo fuori da questa regola, ma per le statali vale. 

Solo una curiosità: ma Francesco, tu fai surf con le banconote nel costume?

Grazie per l'ottimo articolo.

L'altro giorno ero a cena da mia cognato, che lavora nell'impresa di costruzioni della sua famiglia a Istanbul, e dato che c'era a cena il marito di nostra cugina, anche lui costruttore a Istanbul, siamo piuttosto naturalmente andati a parare nel loro settore. A Istanbul non sono ancora ai livelli di Tokyo anni '80, ma si stanno avvicinando a passi da gigante.

Ad ogni modo, l'aneddoto più interessante ce l'ha raccontato mio cognato. C'è questo tipo, un fornitore di acciaio per costruzione che ha un giro d'affari di 250 mln di Euro annui. Ha una figlia che, presumo dopo averle fatto studiare qualche materia economica, ha chiamato a lavorare in azienda, per tenergli i conti. Il primo giorno di lavoro, la figlia gli ha chiesto dov'era il suo computer, ed il padre ha strabuzzato gli occhi, e le ha risposto "ma quale computer, lì ci sono i libri" indicandole faldoni e faldoni di libri contabili, "qui facciamo tutto con carta e penna".

Se posso permettermi, anonimamente, sbaglia chi pensa che il giornalismo in questione sia "non servile" o "coraggioso".

Semplicemente è giornalismo al servizio di altre tesi e di altri interessi rispetto a quelli di riferimento di Emilio Fede. La costruita aura di presunta indipendenza serve solo a guadagnare un immeritato credito per svolgere meglio la missione. Missione che non credo vi piaccia, per la verità.

Mi auguro che, col tempo, vi rendiate conto di ciò. Ultimamente mi sembra siate sulla buona strada, data l'attenzione che prestate alle assurdità che vengono raccontate da questo genere di giornalismo.

 

Semplicemente è giornalismo al servizio di altre tesi e di altri interessi rispetto a quelli di riferimento di Emilio Fede.

 

L'impostazione culturale sinistroide-statalista della sig.ra Gabanelli e' evidente. Avevo avuto pero' l'impressione che ci fosse anche una certa onesta' di fondo, mi ricordo ad esempio che aveva dato atto alla provincia di Treviso, amministrata dalla LN, di non essersi fatta fregare, anzi di averci guadagnato, dalle ristrutturazioni dei debiti locali truffaldine offerte dalle banche, in cui si sono fatte fregare (ma contemporaneamente fregando i posteri, rimandando il pagamento debito, maggiorato, a dopo la scadenza del proprio mandato) sia amministrazioni di destra (Milano) che di sinistra (Napoli).

 

BOLDRIN CHE FA LA SOLITA REPRIMENDA ON ====== (chi la conosce la salti)======

Francesco latita e lo capisco perché è umiliante discutere con persone che dicono cose a vanvera solo perché - essendo magari eminenti biologi, ingegneri, medici, programmatori o quant'altro, ed avendo idee preconcette su come dovrebbe andare il mondo - non vogliono riflettere su ciò che gli spieghi. Preriscono inventarsi arzigogoli per sostenere i loro preconcetti. Siccome sanno scrivere li scrivono pure, come se fossero brillanti verità, facendo perdere tempo al mondo e diffondendo disinformazione.

E poi vi chiedete perché mai in Italia si eleggano certi politici, la gente creda nelle teorie signoraggiste, siano milioni i teorici del complotto pluto-giudaico-massonico guidato da GS, eccetera?

BOLDRIN CHE FA LA SOLITA REPRIMENDA OFF =============

1) Il problema NON è che usare i vari tipi di moneta elettronica sia un male. Questo non l'ha detto nessuno e nessuno ha detto che occorre osteggiare la diffusione di quei sistemi: se sono convenienti è bene che si diffondano e lo stato può favorirne l'adozione ... adottandoli! Per esempio: lo sapete che le Poste Italiane NON accettano pagamenti con carta di credito? Altro che tassa sul contante!

2) La moneta elettronica è utile e in molte circostanze permette di risparmiare tempo SE si possiedono gli strumenti adeguati. Il problema è che ANCHE le carte di credito costano, non sono gratis. Hanno quote annuali, i conti vanno gestiti, il commerciante deve pagare all'operatore una percentuale tra il 2% ed il 6% del valore della transazione, eccetera. C'è quindi un costo sociale nell'uso degli strumenti elettronici di pagamento come vi è un costo sociale nell'uso del contante. Una buona fetta dei commenti assume che la moneta elettronica non costi nulla: non è vero. Sia gli strumenti elettronici che il contante hanno dei costi e, a meno che non arrivi il nuovo Stalin che sa tutto e ci spiega anche come dobbiamo fare la pipì, io lascerei scegliere alla gente che mezzo di pagamento usare.

3) Non è per nulla ovvio che, in un mondo altamente digitalizzato, l'uso di strumenti elettronici di pagamento permetta sempre la tracciabilità e riduca l'evasione. Si svilupperanno sempre più sistemi privati di transazione elettronica e monete elettroniche private che permetterano di effettuare transazioni non visibili al fisco, esattamente come avviene oggi con il contante. Questo, già da solo, inficia l'intero argomento della Gabanelli e dei suoi troppo entusiasti sostenitori.

4) Infine, a meno che, letteralmente, non si pratichi una tassazione alla "fonte" del contante - ogni ATM viene programmata, per legge, in modo da tassare di un x% la transazione: il tuo conto viene addebitato 500 euro mentre tu ricevi banconote per 500(1-x%) - non vedo come altro tassare le transazioni in contante se non attraverso un'inflazione generale. Ma l'inflazione fa ben altri danni e oltre al contante colpisce anche tutte quelle forme di pagamento che, dovendo essere altamente liquide, devono mantenere un costo opportunità simile a quello del contante, quindi non guadagnare alcun interesse.

P.S. Su quelli che vogliono nazionalizzare le banche (o il sistema dei pagamenti) per trasformarle in enti non-profit amministrati da Marco Milanese ed i suoi amici in nome e per conto di Voltremont, stendo un velo pietoso.

per essere sintetici, concordo con tutte le osservazioni fatte qui, ma per questo sostengo la vantaggiosità, anzi, date le circostanze la necessità di una proposta come quella avanzata qui e dintorni: salviamolitalia.com/2011/11/14/lettera-ufficiale/

a meno che, letteralmente, non si pratichi una tassazione alla "fonte" del contante - ogni ATM viene programmata, per legge, in modo da tassare di un x% la transazione: il tuo conto viene addebitato 500 euro mentre tu ricevi banconote per 500(1-x%) 

 

ecco...l'idea mi piace!! poi conserviamo tutti gli scontrini, gli inviamo al fisco, e ci restituiscono l'x% con il 730! Non male eh?!? Facciamo una bella tassa con il vuoto a rendere!

 

ok, ok scherzo ma l'idea è bella!!

 

Dalle luci del tramonto del governo Berlusconi non passa giorno che qualcuno proponga cure e riforme strutturali. Nussuno però mette il dito su una questione chiave: il passaggio dal lavoro alle rendite (da attività immobiliare e mobiliare) nella generazione del PIL italiano che c’è stato negli ultimi anni.
Questo cambiamento favorisce l’evasione fiscale o quantomeno agevola l’iniquità fiscale, in quanto le rendite sono meno tassate del lavoro: le plusvalenze da cessione di immobili (detenuti da oltre 5 anni) sono esenti da imposte e i redditi da capitale sono tassati al 20%. Fuori dall’ipotesi di occultamento della richezza, la tassazione delle rendite è quindi sempre e comunque inferiore alla tassazione sul lavoro.

Col passare del tempo, dato che il capitale investito genera ulteriore capitale (i grandi patrimoni non hanno subito affatto perdite di valore negli ultimi anni – Fonte: CapGemini/ML), aumenta la disegualianza nella popolazione. Unica magra consolazione: è così in tutte le economie occidentali.
E’ dall’art. 3 della nostra Costituzione che si deve rifondare la nostra Patria.


La tassazione dovrebbe essere unica sia per il lavoro sia per le rendite da patrimoni. Come? Semplicemente tassando (anche mensilmente) il saldo finanziario depositato sui conti correnti (banca o posta), o detenuto in immobili (Catasto) o detenuto tramite partecipazioni (Camera di Commercio) o all'estero (tramite accordi bilaterali di scambio di informazioni). Lo stipendio lo accresce come l’incasso di una cedola o la dismissione di un immobile; il pagamento delle spese sanitarie o delle rette scolastiche o del dentista o di un ora di tennis, lo diminuisce. Si crea così la convenienza a far transitare tutte le spese sul conto corrente in via telematica (tramite bancomat, carta di credito, bonifici, RID, assegni, ecc.), per contro, i prelievi di contante possono essere tassati alla fonte, ma con aliquota ben inferiore. Le banche, finalmente, agirebbero da Enti di Interesse Nazionale, in quanto unici esattori di imposta. Fine delle dichiarazioni dei redditi, fine dei bizantinismi italiani, fine dell’evasione (tranne quella estera, ma nessun governo al mondo l'ha risolta...). Lo Stato potrebbe favorire l'apertura di conti a zero spese o la diffussione di carte prepagate (non fu così con la carta acquisti?).

Senza il principio di egualianza non può esistere alcuna comunità di uomini, ma solo padroni e schiavi.

 

Premesso che non sono d'accordo su nulla, ma ...il fatto che la rendita sia fatta di soldi su cui uno ha (o dovrebbe) aver già pagato le tasse non ti sfiora nemmeno? Il fatto che le rendite siano ottenute facendo investimenti (cioè prendendosi dei rischi) nemmeno? Capisco combattere l'evasione, capisco spostare il carico fiscale sul reddito, ma dobbiamo per forza vivere in uno stato di polizia con tutti i movimenti controllati? Obbligati tutti ad utilizzare le banche per ogni movimento solo perchè i nostri governanti non sono riusciti a spendere meno di quel che sapevano avrebbero incassato con tassazioni già a livelli scandinavi?

 

 

Nussuno però mette il dito su una questione chiave: il passaggio dal lavoro alle rendite (da attività immobiliare e mobiliare) nella generazione del PIL italiano che c’è stato negli ultimi anni.

 

Lei probabilmente non ha letto questo articolo: www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1902

E nemmeno questo (oltre ad altri): www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2334

Per il resto, i redditi da capitale tassati al 12.5/20% spesso hanno il "privilegio" di una doppia tassazione (ad esempio i dividendi: si paga il 12.5/20% DOPO che l'impresa al suo interno ha già pagato tutte le imposte sugli utili, l'Irap, ecc.), sui capitali esiste già la patrimoniale dell'inflazione che ne mangia qualche punto all'anno (rendendo quindi la tassazione sull'incremento reale molto ma molto più alta di quanto crede), gli affitti godono solo da qualche mese della cedolare secca, altrimenti fino a ieri finivano dritti nell'imponibile Irpef, e così via.

 

 

Mi scuso se non leggo i commenti precedenti, ma credo di avere qualcosa di significativo da dire a prescindere (sempre sperando di essere smentito, sul prescindere).

Condivido ampiamente le critiche dell'articolo, anche se ho dei dubbi su un aspetto della generalizzazione: non credo che l'aumento e impiego di tempi e di lavoro sarebbe comparabile a quello proposto, né che l'effetto di questa tassazione sia immediatamente comparabile a quello dell'inflazione (ci sono ampie controargomentazioni sensate in proposito). Resta in tutto e per tutto il secondo punto, ma anche del primo punto si salvano molti aspetti senz'altro validi.

D'altronde mi pare chiaro che in un sistema in cui evadere è soggettivamente razionale - secondo la teoria dei giochi in ogni sistema in cui ciò sia possibile - di converso i costi sistemici dell'evasione stessa sopravanzano con ogni probabilità, almeno per la classe media, quelli maggiori - soprattutto per le classi povere - di un provvedimento simile. In particolare laddove, come in Italia, il rispetto delle regole è subordinato a variabili assolutamente arbitrarie e la furbizia arriva addirittura a essere considerata culturalmente un valore. Per questo non si può escludere a priori, pur restando discutibilissimo, che un provvedimento come la tassazione del contante possa avere ricadute complessivamente positive, anche se difficilmente per i più disagiati.

Non ridurrei d'altronde a un inciso il pericolo potenziale di una mappatura dei consumi e dei consumatori inscritto nell'uso esclusivo o abbastanza prevalente di strumenti tracciabili come carte di credito,  bancomat o simili. Non c'è bisogno di credere alle scie chimiche per trovare pericoloso che qualcuno possa sapere, a propria insaputa o contro la propria volontà, se si compra un libro di poesie di Bertolt Brecht invece che di Sandro Bondi. Il pericolo in questo caso di una dittatura pura e semplice non è ridicolizzabile, per tacer di tutti i rischi intermedi. Altro che distorsioni del mercato.

Vi è però un'alternativa molto più ragionevole, rispetto alla tassazione del contante: la sua evoluzione. Oggi esistono le condizioni oggettive per dotare tutti d'ufficio di strumenti analoghi alle carte di credito, ma molto più comodi e veloci, non tracciabili e non bisognosi di alcuna introduzione tassatoria per garantire il pagamento delle tasse da parte di tutti. Senza problemi per anziani e disabili, anzi, con vantaggi innegabili, è possibilissimo mantenere la tassazione attuale, ovvero abbassarla drasticamente per motivi incontestabilmente oltre che costituzionalmente validissimi, eppure azzerare ogni evasione fiscale, perfino contrastare in modo risolutivo ogni elusione, invece che azzerando il contante, o riducendolo per via di tassazione, evolvendolo in modo che ne lasci intatta la qualità di strumento agile, veloce, soprattutto libero da controlli di sorta che gli conferisce valore (se nel mondo sono cresciute le transazioni attraverso strumenti tracciabili, non sono affatto diminuite quelle in contanti, anzi). Basta che tutto il contante incassato, anche alla velocita del telepass, con vantaggi ulteriori tutt'altro che insignificanti, non possa essere speso senza essere registrato come incasso che viene automaticamente meno ogni bisogno e/o opportunità di tassarlo per contrastare l'evasione, così come sostanzialmente ogni possibilità di evasione. Tutto ciò è possibile tramite un'evoluzione del contante medesimo come quella proposta in salviamolitalia.com, finora nel modo più sintetico ed esaustivo esposta a mio avviso qui: salviamolitalia.com/2011/11/14/lettera-ufficiale/

Mi pare chiaro che una proposta del genere, seppur lascia qualche problema ai latitanti, ne crea parecchi alla criminalità organizzata e comporta il rischio, se non monitorata dalla società civile, di tracciare le "banconote" in modo più efficace di oggi (ma se vige un minimo di controllo su tale opportunità, come necessario e possibile, il problema diventa davvero irrisorio), permette di mantenere tutto inalterato rispetto a oggi, evitando tutte le obiezioni avanzabili nei confronti di una proposta come quella della Gabanelli, ma al contempo azzerando tendenzialmente l'evasione fiscale e riducendo senz'altro, invece che produrne, le distorsioni enormi di un mercato in cui non tutte le regole valgono egualmente per tutti, ragion per cui, per esempio, anche il più avvantaggiato dei concessionari pubblici non può competere alla lunga con la criminalità organizzata.

Più difficile da contestare di un'uscita come quella della Gabanelli ma, voglio sperare, più stimolante se non da considereare positivamente, da cercarvi elementi degni di critica.

Limitare e/o addirittura tassare l'utilizzo del contante sarebbe inefficace e dannoso.

Ne è un esempio la storia delle detrazioni (36% e 55%) per le spese sostenute per lavori di ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico. Ovviamente per usufruire delle detrazioni il cliente doveva e deve pagare il fornitore tramite bonifico (quindi niente contante e tracciabilità completa).

Peccato che poi si sono accorti che nonostante questo obbligo c'era chi non dichiarava queste somme.

Risultato: una bella ritenuta d'acconto del 10% (poi ridotta al 4%) che le banche devono trattenere e versare al fisco sugli importi di questi pagamenti.

(http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-07-29/sconto-ritenuta-064302.shtml?uuid=Aa55a9rD)

 

Anzichè continuare a caricare i cittadini e le imprese di burocrazia (che serve solo ad Agenzia delle Entrate e affini per giustificare la propria esistenza), prima o poi qualcuno proverà a ridurre la pressione fiscale e il numero delle imposte/tasse e a semplificare drasticamente il sistema fiscale.

Invece le proposte che vanno per la maggiore sono di chi vuole introdurre sostututi d'imposta dovunque e, appunto, limitare l'uso del contante. (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002656.html)

 

Vorrei riportare il dibattito al punto di partenza (tassare il contante?) per introdurre alcuni elementi che mi sembrano essenziali ma che finora non sono stati minimamente sfiorati.

Di fatto noi stiamo confrontando tra loro due tecnologie di pagamento, contante e moneta elettronica, ma nessuno parla dell’unica cosa che dovrebbe rilevare in un discorso del genere. E cioè l’efficienza relativa delle due tecnologie a svolgere il proprio compito di “far circolare le merci”.

Esempio estremo: ipotizziamo un mondo in cui esistono due tecnologie di pagamento “A” e “B” che sono ugualmente efficienti a svolgere la loro funzione, sono prezzate alla stessa maniera e vengono usate al 50% ciascuna. Arriva la tassa di cui parla la Gabanelli e colpisce soltanto la tecnologia “A”. In questo mondo tutto quello che succede è che i consumatori si spostano in massa sulla tecnologia “B” senza alcun costo sociale in aggregato. Niente costi sociali (come li chiama Francesco), niente “cittadini ora costretti a sprecare del tempo per liberarsi del contante” e così via. Niente di niente, l’argomento principale di Francesco svanisce. L’ipotesi implicita sottostante quell’argomentazione è che la “moneta” colpita dalla tassa sia “insostituibile”, l’unica in grado di svolgere la funzione socialmente utile di facilitare le transazioni commerciali. Ipotesi vera nei modelli di Lucas e di Nicolini, da cui l’argomentazione è presa di peso (lì si parla di una tassa che colpisce tutti gli strumenti di pagamento), ma non nel caso di cui stiamo discutendo! Qui si parla di cambiare il prezzo relativo di due monete concorrenti (cartacea vs elettronica), e per poter affermare che ciò ha un costo in aggregato bisogna prima dimostrare che la tecnologia che viene favorita dall’intervento governativo (tassazione o incentivo) è palesemente inferiore dal punto di vista tecnologico. Che evidenza abbiamo su questo? Cito dal documento linkato da Giuseppe Radicati (http://www.europeanpaymentscouncil.eu/pdf/EPC_Article_146.pdf):

Relating marginal costs of cash transactions to alternative methods of payment shows that the costs of cash transactions generally rise with the value of the transactions. Costs for alternatives, however, tend to increase much more slowly with the transaction value, if at all. As a consequence, cash is generally cost effective for low-value transactions, but inefficient for high-value transactions. The crossover point for cash and debit cards has been calculated at around €12. Though the advent of technology may change this, the general point still holds.

Il contante è più efficace per comprare pane, giornale e taxi, il bancomat o la carta di debito per comprarsi un televisore o saldare una rata in palestra. Nel valutare i costi del contante vanno ovviamente computati anche i costi impliciti, quali il pericolo di contraffazione e rapina, e quelli sopportati da banche e altri istituzioni finanziarie per trasportare, custodire e sostituire periodicamente le banconote.

Se queste premesse fossero vere, e quindi transazioni sopra i 12€ effettuate con contante sono inefficienti, perché continuiamo a farle? In altre parole, perché dovrebbe essere lo Stato a intervenire con tasse e sussidi per indurre comportamenti in linea con le analisi precedenti? Dov’è il fallimento del mercato che giustifica l’intervento della mano pubblica? Io ne vedo essenzialmente tre:

  1. Un’ovvia esternalità positiva di rete associata a tutte le tecnologie di pagamento che provoca un “lock-in” effect. La quantità di “servizi transattivi” contenuti in un’unità di moneta dipende da quante altre persone sono disposte ad accettare quella moneta come pagamento. Se quasi nessun esercente accetta il bancomat, il mio incentivo privato a dotarmi di un bancomat viene ridotto. In equilibrio nessuno ha un bancomat, i POS rimangono poco diffusi e quindi costosi per l’esercente (Michele ci ricorda che attualmente le commissioni vanno dal 2 al 6%), e la gente usa il cash anche per transazioni di importo elevato. Ma evidenziare gli elevati costi della moneta elettronica (nell’equilibrio in cui nessuno la usa) per argomentare contro la sua diffusione è un classico errore da modello superfisso. Se fosse utilizzato ed accettato da una massa critica sufficientemente grande (come avviene negli USA) i costi scenderebbero, l’utilità marginale del singolo aumenterebbe e l’equilibrio risultante più efficiente in aggregato.
  2. Un’asimmetria informativa che impedisce agli agenti di internalizzare appieno i costi del contante. L’utente finale ha la percezione che il contante sia gratuito mentre le carte di debito costino, solo perché le banche scaricano sull’utente tutti i costi di gestione delle carte elettroniche e nessuno dei costi di gestione del contante (che vengono recuperati in altri modi, es. con commissioni sul conto corrente).
  3. Il terzo aspetto è legato ai costi sociali dell’evasione fiscale e della criminalità. È l’aspetto più controverso ma quello a mio avviso dirimente. Anche in questo caso l’utente non internalizza appieno i costi che l’uso diffuso del contante ha per la collettività e quindi le sue scelte di consumo privato sono inefficienti dal punto di vista sociale. I costi sociali che ho in mente sono la facilità di evasione dell’IVA (la madre di tutte le evasioni, a detta di esperti dell’Agenzia delle Entrate con cui mi è capitato di confrontarmi) e la facilità di riciclaggio delle somme provenienti da attività criminose. Se si riducesse drasticamente l’uso del contante per attività lecite sarebbe più facile (anche con semplici analisi statistiche) individuare le situazioni anomale e verificarle. Aumenta la probabilità di essere scoperti (e puniti) e quindi il costo opportunità di evadere e commettere reati.

Anch’io mi rendo conto che la Gabanelli a volte è superficiale e un po’ semplicistica nell’analisi e nelle proposte. Ma trovo un po’ ideologico il furore con cui si vuole rintuzzare questa sua uscita, solo perché ha osato parlare di “nuove tasse”. In questo caso mi pare abbia sollevato un tema giusto e proposto un rimedio un po’ grossolano (si può fare molto meglio della “tassa sul contante”). Ma come da lei premesso, la Gabanelli non è un tecnico e forse ora spetterebbe ai tecnici raccogliere la provocazione e raffinare la proposta di policy.

Troverei utile se ci confrontassimo su questo. Come scoraggiare le transazioni di importo elevato (un haircut sulle somme ingenti quando rientrano nel circuito elettronico? O quando si versano banconote di grosso taglio? Non lo so, confrontiamoci)? Come imputare i costi sociali del contante almeno in parte all’utente finale?

Trovo invece meno utile arroccarsi in spocchiosi dinieghi e bacchettate sulle dite a una giornalista.

 

Troverei utile se ci confrontassimo su questo. Come scoraggiare le transazioni di importo elevato (un haircut sulle somme ingenti quando rientrano nel circuito elettronico? O quando si versano banconote di grosso taglio? Non lo so, confrontiamoci)? Come imputare i costi sociali del contante almeno in parte all’utente finale?

tassare il contante non è una buona idea e purtroppo esporla sputtana quella buona, incentivare l'utilizzo di carte, bancomat, e-commerce e transazioni digitali tracciabili.

Una modestissima idea (meglio la carota che il bastone...): imporre alle banche una tipologia di conto corrente a costo zero legato a una carta abilitata solo al pagamento elettronico e a un limitato prelievo mensile di contante (magari mediante qualche defiscalizzazione) e facilitare l'impiego dei POS sempre con meccanismi di favore fiscale ( o magari rendendolo obbligatorio per le nuove licenze).

 

In fondo, non  è quello che hanno fatto le Poste col Postepay, individuando fondamentalmente una utenza tradizionale (i genitori che devono spedire soldi ai figli in vacanza...)?


 

Il terzo aspetto è legato ai costi sociali dell’evasione fiscale e della criminalità. È l’aspetto più controverso ma quello a mio avviso dirimente. Anche in questo caso l’utente non internalizza appieno i costi che l’uso diffuso del contante ha per la collettività e quindi le sue scelte di consumo privato sono inefficienti dal punto di vista sociale. I costi sociali che ho in mente sono la facilità di evasione dell’IVA (la madre di tutte le evasioni, a detta di esperti dell’Agenzia delle Entrate con cui mi è capitato di confrontarmi) e la facilità di riciclaggio delle somme provenienti da attività criminose. Se si riducesse drasticamente l’uso del contante per attività lecite sarebbe più facile (anche con semplici analisi statistiche) individuare le situazioni anomale e verificarle. Aumenta la probabilità di essere scoperti (e puniti) e quindi il costo opportunità di evadere e commettere reati.

 

Come argomentato da FL, MB ed altri commentatori, tassare o addirittura vietare l'uso del contante presenta oneri sia in termini di deadweight loss ("io preferivo usare un po' di contante, adesso non lo faccio più perché sennò pago la tassa della Gabanelli") sia per il maggior costo dato dalla necessità di finanziare l'infrastruttura elettronica che gestisce i pagamenti elettronici.

Se davvero si vuole aumentare la probabilità di scovare gli evasori e, quindi, il potere deterrente del sistema sanzionatorio, c'è almeno un altro modo ed è quello di migliorare le procedure di controllo seguite dall'Agenzia delle Entrate. Se n'è discusso parecchio qui su nfA (link). Alcune proposte presentano costi minimi, come quella di incrociare i dati forniti da diverse banche-dati per ottenere accertamenti automatici più approfonditi. Anche una semplificazione normativa e la conseguente, prevedibile riduzione del contenzioso tributario potrebbe aiutare, dato che la eventuale sanzione diventerebbe in tal caso meno negoziabile. Ancora, ampliare la gamma di spese deducibili/detraibili può ridurre il beneficio atteso dall'atto di evasione. Si tratta, com'è facile valutare ad occhio, di provvedimenti tutti molto più semplici e meno onerosi di una tassa sul contante o simili strategie dal sapore dirigista.

Molti commenti  (Gilestro, Gerali) sembrano  indicare che non sono riuscito a spiegare bene  la natura della tassa sul contante.  Premetto, a scanso equivoci,   che tutto cio che intendevo fare era argomentare sulla base di un principio esplicito. Se fossi un ministro (ci contavo ma incredibilmente non mi hanno ancora chiamato) avrei bisogno anche di qualche numero. 

  Per me la fallacia nella LOGICA  della Gabanelli  (sorvolando sul fatto che ella ignori che il PIL gia include una stima del sommerso),  e'  l'idea di delegare a terzi funzioni che non gli spettano, senza nemmeno immaginare (temo sia proprio cosi)  i costi di questa scelta  (ne riparlo sotto).  Ho in mente le mille pratiche  burocratiche a cui imprese e cittadini sono sottomessi,  e che altrove non esistono (per esempio , ma solo un piccolo esempio, il DURC).  Cé'  un tradeoff, che DEVE essere analizzato.  Qui finisce l' argomento di principio e dovrebbe cominciarne uno quantitativo. 

 Sui costi della  tassa sulla moneta  alcuni sono confusi dal fatto che bancomat , carte di credito e Iphone siano tecnologie migliori. Il punto di principio non puo fermarsi a giudicare gli effetti (la ferrari e' meglio della 500,   il governo dovrebbe darne una a tutti).  Deve valutare benefici e COSTI di avere punti bancomat e carte bancomat  ovunque. Per esempio se vivete in campagna, e non in una grande citta, vi renderete conto che il contante e' ancora molto utile.   Il controesempio di andrea (tecnologia A vs B)  e' vero ma ignora questo  punto.  Sarebbe vero se stessimo parlando di tassare le banconote  che iniziano con numero dispari (5, 10, 50,...), ma di non tassare quelle  pari (20, 200), ammesso che queste siano completamente fungibili (ditemelo voi).  Ma non mi pare si possa applicare a banconote di carta contro carte di credito.    La logica dietro i costi della tassa da inflazione dice semplicemente  che,  in assenza di inflazione (anzi meglio con un po' di deflazione....),   la moneta svolge la sua funzione egregiamente senza dover pagare il costo di  reti elettroniche, carte e servizi di intermediari impegnati a fare una cosa assolutamente inutile:  farci risparmiare la tassa da inflazione.  Ovviamente questo NON vuol dire che tutti noi digitalizzati facciamo  male a non usare il contante. Chi, come me,  possiede  una Ferrari  ne conosce  i pregi,   ma dovrebbe stare attento ad imporla al vicino che HA SCELTO  di viaggiare in 500.          

Il  mio ragionamento assume anche che  la moneta  (banconota)  svolga la sua funzione di strumento di pagamento in modo  efficiente almeno quanto i sostituti.  Su questo l' evidenza e' molto forte, sopratutto per i piccoli pagamenti (quelli di cui parla Andrea, sotto i 12 euro, ma in )  che rappresentano pero  una frazione enorme del totale del numero delle transazioni quotidiane (guarda la figure 4 qui ) .  Rendere queste transazioni piu onerose (in termini di tempo o   di costo)  vuol dire crear una nuova rogna per milioni di persone che niente di male hanno fatto  (tutti gli anziani che si rifiutano di passare alle carte di plastica per esempio).  

 

 

 

 

 

 

 

E infatti un paese deve star dietro agli anziani che ancora vogliono ritirare la propria pensione in posta e in contanti...? Scriveremo un libro con l'elogio della banconota quando in alcuni paesi si possono pagare già giornale, cappuccio e brioches con una carta o tutte le transazioni sopra i 10 euro con bancomat.

La tesi della Gabanelli in sintesi è che eliminando o riducento di molto  il contante si elimina

l' evasione.

Ma che dimensione ha l'evasione nelle sue componenti; esistono stime di questo genere ?

Sulla base dei tipi di evasione si possono trovare gli strumenti più idonei.

Tenendo conto dei vari condoni sui capitali scudati, mi pare di ricordare nell' ordine  di grandezza di alcune centinaia di Miliardi di Euro, mi sembra che tale tipo di trasferimento di capitali non sia avvenuto con i contanti ( se non per minima parte), ma con sofisticate operazioni finanziarie e commerciali, apparentemente lecite e che non hanno bisogno del contante.

 

 

Oggi Mario Monti ha affermato la necessità di limitare l'uso del contante.

Veramente oggi è già stratassato il non-contante: parliamo dei bolli sui c/c ? sulle carte di credito ? sugli assegni trasferibili ? parliamo della tassazione surrettizia costituita dall' impunità dei "protestanti" (quelli per cui non avere almeno un protesto per assegni prima dei 45 anni è motivo di vergogna ?) parliamo della costosità e dell' inutilità pratica del protesto ?

Però anche il contante è già stratassato: quanta gente "contantofila" giustifica l' esistenza di uffici postali dove fare una fila per ritirare la pensione ed un' altra per pagare la bolletta, uffici comunque antieconomici che tutti dobbiamo tenere aperti con le nostre tasse ? E ce ne sono 14.000 ! Col loro bravo indotto di scorte armate, costo di personale inutile, costo degli uffici, scippatore che si deve pagare la dose, giudici, poliziotti e carceri che si occupano del drogato/scippatore, ospedali che curano la nonnetta scippata/massacrata,... Ma che bell' indotto !

Per certi versi la tassa sul contante in Italia esiste già. La trovate descritta qui:

www.adoc.org/notizie/5446/banche-adoc-l85-delle-banche-applica-commissioni-i

E' vero che il percettore di questa commissione non è l'Erario, ma la banca, ma l'incentivo sul cliente che deve scegliere tra moneta elettronica e contante mi pare il medesimo. (Si tratta di una commissione diffusasi a partire da tempi molto recenti, con modalità ed estensione difficili da precisare).

Per quanto ne so io, la connessione tra uso di contante e evasione fiscale è forte e pochi interlocutori hanno dubbi al riguardo. La connessione va nel senso che l'evasione fiscale richiede transazioni in contanti. Non nel senso che l'uso del contante induce evasione fiscale.

Non sono d'accordo con la tesi che supporta l'introduzione di una tassazione sul contante per avversare l'evasione fiscale. Perchè non ce n'è bisogno, pur nell'ipotesi che fosse funzionale all'obiettivo. Le operazioni commerciali non dichiarate stanno in piedi se è disponibile il contante. Che deve essere di grosso taglio. Quando si è deciso di ostacolare veramente l'investimento di capitali italiani a San Marino (che è una "mecca" dell'evasione nostrana) è stato efficace fare sparire i biglietti da 500 euro. In questo modo il reimpatrio era impossibile. E quindi anche l'espatrio subito dopo è stato visto in termini nuovi, assai problematici. Se si riduce la disponibilità di contante di grosso taglio si procura un disagio all'utilizzatore di contante di grosso taglio. Non agli altri. Ridurre la disponibilità può voler dire o stamparne di meno o controllore con metodo i casi in cui i biglietti di grosso taglio entrano ed escono dalle filiali. Sicuramente ci saranno biglietti che se stanno sempre fuori, ma è importante che questa situazione diventi "scomoda".

Sono contraio ad meccanismo fiscale che avversi l'uso del contante perchè finisce per essere di rilievo per mia nonna, ma non per un evasore.

PS - Forse possiamo giudicare veniale l'errore della Gabanelli che non ha considerato il nero come componente del PIL. E' un errore importante per un economista, non per lei. O mi sbaglio ?

L'economia sommersa non transita sui conti bancari: chi riceve il contante a saldo della sua prestazione usa poi il medesimo contante per i suoi consumi e investimenti. In tal senso è finalizzata la soglia sulle transazioni in contanti: limitare la possibilità di utilizzo del denaro "fuori dal sistema bancario" (per inciso, la banca ha l'obbligo di segnalare le operazioni sospette di prelievo e deposito di contante). Ma nemmeno questa soglia è efficace, perchè il fornitore già ipotizza la presumibile illecita provenienza della somma, e quindi, nell'accettarla, ne diventa parte essenziale dell'affare, in quanto funzionale all'attività illecita (se il ricavato fosse inutilizzabile, non avrebbe alcun valore l'attività illecita. Chi accetta denaro contante rende quindi utile e conveniente l'attività che l'ha generato).

Le norme attuali (soglia massima sui pagamenti in contanti e obbligo di segnalazione delle operazioni sospette) sono inefficaci, perchè si basano sul presupposto che l'altra parte agisca nell'interesse dello Stato e del principio di legalità, comportandosi di conseguenza. L'economia sommersa è fatta di tutti, nessuno escluso, gli attori dell'economia: clienti, fornitori, intermediari (si, anche bancari!). Essi formano un sistema economico che si auto-sorregge.

Ne deriva che bisogna togliere il mezzo per compiere il reato, se si vuole eliminare il reato (negli USA, se non ci fossero le lobby delle armi, non si vuole proprio limitare l'accesso alle armi per limitare le sparatorie?).

Questa è la base razionale della proposta Gabanelli. Per questo sarei più favorevole all'abolizione delle bancononte oltre i 50 euro! ...ma siccome siamo in area Euro, la second best solution è tassare il prelievo di contante superiore a 50 euro (e nonne salve).

 

Ammetto di non aver letto tutti i commenti, quindi puo' essere che qualcuno ha sollevato la questione sopra. Io ho sempre avuto l'idea (impressionistica, senza dati) che in Italia il problema sia l'offerta di denaro elettronico (debit cards), piu' che la domanda. E che buona parte della responsabilità sia della mancanza di concorrenza nel settore bancario. Passandro da US ad Italia, l'esperienza è abbastanza traumatica. In US la mia debit card non aveva limiti di spesa, se non il saldo del CC. In Italia, innanzitutto non volevano darmi il bancomat, pur avendo accreditato lo stipendio. Poi, ci sono limiti di spesa mensile ridicoli (all'inizio erano 750 euro al mese). Mi sembra difficile che queste differenze siano spiegate dalla domanda.

L'Infedele, La 7, ore 21.15 circa. 

Grazie della segnalazione! L'ho vista, ma sembrava stanca e poco convinta, comunque meno efficace del solito.

Il meccanismo del "credito di imposta" da lei proposto, a compensazione delle tasse sui redditi dichiarati, è suggestivo, ma complicherebbe le dichiarazione dei redditi dei contribuenti (a meno che non sia la banca del cliente che predisponga un riepilogo annuale).

Come ho già scritto nella mia risposta a Tagliavini in questo post, preferisco la tassazione sui prelievi oltre i 50 euro.

Segnalo le considerazioni di Thomas Tassani su La Voce.

Articolo eccellente, ma le ultime righe mi hanno fatto sobbalzare.

Sono abbastanza d'accordo sul fatto che in altri Paesi i controlli fiscali possano essere più efficaci dei nostri, in primis grazie ad una burocrazia più efficiente. Non credo affatto che il problema dell'evasione in Italia sia causato da controlii troppo morbidi.

Mi sembra d'aver letto proprio qui di articoli che ponevano in correlazione il rapporto qualità/prezzo dei servizi offerti dallo stato (dove il prezzo è dato dalle tasse) e il livello di pressione fiscale con la percentuale di evasione. Long story short: l'evasione dipende in larghissima parte da quei parametri, in particolare, essi determinano un livello di evasione minimo oltre il quale è assurdo pensare di ridurla.

In Italia il problema è soprattutto questo: prima di parlare di misure dure contro l'evasione occorre sistemare i due parametri.

Inoltre l'evasione non è omogenea, abbiamo regioni tra le più produttive e virtuose in cui è ridicolo pensare di poter ridurre significativamente l'evasione fiscale tramite maggiori controlli. Questo perché hanno tassi d'evasione (regionali)  al pari di altri Stati considerati virtuosi, e quelle regioni lo diventano ancora di più considerando che il livello dei servizi in esse è significativamente peggiore che negli stati con cui sono confrontate. In sostanza sono dei buoni samaritani. Abbiamo invece regioni più povere in cui l'evasione fa parte del tessuto sociale, e spesso è anche di origine criminale, ma, cosa più importante, i trasferimenti dallo Stato centrale sono sprecati in modo vergognoso, a favore di clientele e voti di scambio. Lì più che in altre zone. E allora vogliamo accanirci contro il cittadino? Credo che lo Stato non ne abbia alcun diritto, per ora.

 

Non credo affatto che il problema dell'evasione in Italia sia causato da controlii troppo morbidi.

 

Non voglio generalizzare ma mi è capitato di assistere ad alcuni controlli in Italia e in Svizzera.

Sono rimasto stupito dagli svizzeri: era un controllo. Invece l'arroganza con cui si è svolto il controllo in Italia ha certo fatto sembrare il controllo meno morbido, quanto fosse "efficace" però non saprei dire.

 

Commento riposizionato

 

www.corriere.it/economia/11_novembre_24/limitato-uso-del-contante_a50607e0-1687-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml

in cui la gabanelli:

- persevera nel ribadire che recuperando l'evasione calerebbe il rapporto debito/PIL grazie ad un aumento del denominatore

- sancisce che la gente comune non ha bisogno "di più di una cinquantina di euro a settimana"

- prefigura l'abbattimento dei costi di transazione bancaria (immagino tramite una bella legge...è il governo che decide i costi di transazione bancaria, giusto?)

- pefigura un sistema di detrazioni per incentivare la gente a chiedere la fattura (quindi prepariamoci a conservare tutti gli scontrini quando andiamo al bar a prendere il caffè)

Niente, ha deciso che 'sta cosa del contante s'ha da fare e punto. In questo nuovo articolo, rispetto al precedente aggiunge nuove nefandezze (grassetto aggiunto):

 

[Il costo sociale del contante è costituito:]

-dal freno che gli studi di settore hanno sulla crescita economica, penalizzando le attività in fase di start-up, oppure in un momento di difficoltà, favorendo invece quelle che hanno fatturati superiori a quanto previsto dagli studi di settore. Un maggior utilizzo della moneta elettronica potrebbe allentare questo freno o addirittura farlo scomparire;
- dal fatto che l'evasione fiscale, resa possibile solo dai pagamenti in contanti, crea una seria diseguaglianza fra i cittadini che percepiscono un reddito da lavoro dipendente e coloro che invece hanno una partita Iva e possono/scelgono di evadere parte dello loro tasse.

 

La Gabanelli pare ignorare le molteplici modalità di evasione compiute senza contante (es. triangolazioni sull'estero). Pare, inoltre, ignorare che la normativa prevede la non applicabilità degli studi di settore alle nuove attività: se vi è una discriminazione che penalizza le startups, non è più logico allungare il periodo di inapplicabilità degli studi di settore, piuttosto che tassare il contante?

Il titolo è una piccola provocazione. Se ci pensiameo bene, però, eliminare il contante vuol dire dare un colpo grave alla clandestinità perché chi è clandestino non potrebbe utilizzare moneta elettronica o bancaria in generale.

Non credo, però, che la "bravissima" Gabbanelli avesse quest'obiettivo in mente.

Osservazione corretta e pertinente.

Tuttavia, il colpo grave lo si infligge in realtà agli imprenditori che si avvalgono del lavoro clandestino e che esercitano attività sommerse. Il clandestino irregolare che lavora in nero vorrebbe avere un lavoro in regola!

Non ho letto tutti i commenti e non voglio certo assumermi il ruolo di difensore d'ufficio della Gabbanelli.

Temo percò che nessuno di coloro i quali sono intervenuti finora abbia una qualche congnizione di quali siano i costi (complessivi per la società e individuali per ciascun operatore economico) dei diversi sistemi di pagamento. Affermare che la moneta elettronica sia più onerosa per la società del contante è una sonora baggianata: basti pensare al costo e al rischio che si assume ogni commerciante per depositare in banca gli incassi della giornata, e ai costi di gestione del contante da parte del sistema bancario.

 

 

Affermare che la moneta elettronica sia più onerosa per la società del contante è una sonora baggianata

 

Se questo e' il problema, lo puo' risolvere il mercato, senza distorsioni statali che conducono a soluzioni comunque sub-ottimali, oltre che gravate di costi aggiuntivi.

Non mi risulta che vi siano altri paesi - almeno tra quelli appartenenti all'ocse - dove economia sommersa ed illegale siano così accoppiate all'uso del contante come in Italia, però.

Questi paesi dimostrano che evidentemente è possibile combattere l'economia sommersa senza doversi inventare regole astruse.

Non mi sembrano così astruse, ad essere sincero. Comunque, il punto è che non è vero che la gestione elettronica dei pagamenti sia più onerosa del contante, né a livello collettivo né a livello individuale.

La scelta di tassare il contante, quindi, non è "diseconomica", ma eventualmente opinabile sotto altri profili (sui quali ho le mie opinioni, ma non sono rilevanti in questo contesto).

 

il punto è che non è vero che la gestione elettronica dei pagamenti sia più onerosa del contante, né a livello collettivo né a livello individuale.

 

In un futuro radioso... forse, attualmente i prelievi dal conto corrente hanno un costo ed anche le carte di credito, se non lo hanno per i consumatori lo hanno per i negozianti.

Comunque per me il punto principale è che vietare o limitare molto il contante non è la soluzione giusta per evitare l'evasione fiscale.

 

 

cito alcune affermazioni del  sig Lucchesi:

 

Rimane il fatto che l'intervento di partenza è - come spesso accade su queste pagine - demagogico e disinformato.

Francamente vorrei dissentire, in difesa di me stesso.  Ho cercato di essere  articolato, informato e  logico,  riportando ove possibile anche riferimenti alla letteratura per approfondimenti e documentazione.  Potrebbe fare lo stesso?    

 

Ancora:

Non mi risulta che vi siano altri paesi - almeno tra quelli appartenenti all'ocse - dove economia sommersa ed illegale siano così accoppiate all'uso del contante come in Italia, però.

quale e' la sua fonte?   provi a leggere il saggio di goodhart (e la discussion di MB);  mi pare che sia evidente da   questa analisi (o da quella di Humprey  et al. JMCB 1996)   che la correlazione tra economia sommersa e uso del contante cé'.   E' , francamente, abbastanza ovvio, data una delle caratteristiche principali del nostro: l' anonimato. 

 

Ancora:

Sostenere che un intervento dettato da esigenze di ordine pubblico comporti dei costi per la collettività è errato, perché i sistemi di pagamento elettronici sono intrinsecamente più efficienti.

Le dispiace precisare il fondamento della sua affermazione, nonche' la definizione di efficienza? (ovvero una  misura di output e una di input).    Da un lato  il fatto che  milioni di persone, in moltissimi paesi,  continuino a usare il contante  suggerisce  una ancora insuperata efficienza (costi sociali bassi, velocita di pagamento,   veda qui   e qui).  Inoltre,   diversi  studi che hanno cercato di approfondire  la questione del costo sociale del contante  indicano che tenendo  conto dei costi complessivi per la societa (installazione rete, commissioni intermediari, velocita dei pagamenti) il contante rimane  uno strumento efficiente.   Certamente cé'  una molta di evidenza (sopra 2 esempi) sul fatto che lo sia per le piccole transazioni, che rappresentano una enorme percentuale del totale (non in volume ovviamente).   

  

Infine tenga conto poi di un' altra cosa:  non e' per niente scontato che la scomparsa del contante porterebbe alla tracciabilita'.   Se per esempio prendesse piede la moneta elettronica (tipo la Octopus card di Honk Kong  che lei ovviamente gia'  conosce), oppure un' altra moneta elettronica privata tipo  PAYPAL,   saremmo punto e a capo. Cosa faremmo:  dovremmo proibire internet?  tassare l' accesso alla rete?     

 

Saro  lieto di essere da lei informato. 

 

chiamavano così le banconote da 500 € per le mazzette in Lombardia

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/12/01/news/i_verbali_che_incastrano_nicoli_cristiani_sulla_cava_mi_ha_autorizzato_formigoni-25879676/

effettivamente, sembrerebbe un punto a favore della Milena... e chi ha avuto l'idea geniale del taglio da 500, che in vecchie lire valeva come la banconota da un milione del professor Buonaventura del Corriere dei Piccoli? a prescindere da tassazione del contante, obbligo di pagamento elettronico e quantaltro, sarebbe cosa buona e giusta metterle fuori corso subito, sembrano fatte appunto o per chi vuol movimentare grosse cifre in contante o per chi le grosse cifre vuol prelevarle con l'ausilio di "ferri" e "pezzi" di vario calibro.

 

Non conosco il Sig. Carlo Milani, ma vorrei un qualche commento sul suo articolo http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002758.html

 

Non conosco il Sig. Carlo Milani, ma vorrei un qualche commento sul suo articolo http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002758.html

 

Riguardo la proposta di Milani (imporre dei bolli sui prelievi di contante) ho personalmente alcune serie riserve.

A me pare che direi tutti i Paesi che ci precedono nell'indice di sviluppo umano dell'ONU non hanno bolli sui conti correnti, non hanno bolli sul passaporto, non hanno bolli sugli estratti delle carte di credito, non hanno tasse di concessione governativa sugli abbonamenti dei cellulari.  L'evidenza empirica dovrebbe suggerire di abolire tutti i ridicoli, stupidi, medievali bolli italiani e sostituirli con meccanismi usati normalmente negli altri Paesi piu' avanzati e civili, sia che l'obiettivo sia di riempire di vile denaro le insaziabili casse pubbliche, sia che l'obiettivo sia incentivare o disincentivare qualcosa.

Alcuni dei bolli elencati, oltretutto, sono particolarmente stupidi ai fini della discussione di quell'articolo, perche' disincentivano l'uso di transazioni senza contante. L'autore di lavoce.info avrebbe fatto un servizio parecchio piu' utile ai suoi malgovernati concittadini se avesse proposto di abolire i bolli fissi sui conti correnti (regressivi oltre che stupidi) e i bolli sugli estratti delle carte di credito invece che proporre nuovi bolli per i prelievi sul contante.