Schäuble a Quinto di Treviso. Un apologo estivo

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Vi sono avvenimenti apparentemente distanti fra loro che, ad una riflessione non disattenta, si rivelano essere dita che puntano alla medesima luna. Una luna che non c'è e ci parla in assenza: delle regole pubbliche, della responsabilità delle elite e della necessità, quando si esercita il potere politico, di "sottomettere" qualche volta il proprio privato all'interesse generale.

La storia di Quinto credo la conosciate tutti, se non la conoscete andate sulla mia pagina di FB in data 16 luglio 2015 e da lì risalite, via commenti ed altri link, ai vari dettagli come raccontati dalle parti coinvolte. Avrete, credo, un quadro relativamente completo degli avvenimenti e dei commenti che ad essi sono seguiti, compresi i miei :)

La storia di Schäuble che voglio commentare (dovete fidarvi del mio resoconto, come io peraltro mi fido dei resoconti giornalistici, perché il tempo per cercare i vari link mi manca) è la seguente. Risulta che WS abbia manifestato sia opposizione ad ogni default sul debito greco - come condizione di un accordo fra Eurogruppo e governo greco per la concessione di ulteriori aiuti - sia appoggio ad una uscita "temporanea" della Grecia dal sistema dell'Euro (con conseguente default del debito greco ed adozione di una moneta nazionale) quale, a suo avviso, via migliore per la risoluzione della crisi greca. Due posizioni apparentemente contraddittorie prese, letteralmente, in tempo reale: durante le trattative ha proposto la "temporary exit" mentre si opponeva ad ogni haircut. Pazzo? Non credo. 

La mia spiegazione è ovviamente ipotetica (ho tante conoscenze in giro per il mondo ma WS non è una di esse anche se, dopo aver riflettuto sulla sua condotta, ammetto che mi piacerebbe conoscerlo ...) ma non importa. Si fonda sull'ipotesi di un "WS privato" ed un "WS pubblico" che esistono in contemporanea.

Il WS privato ha fatto i conti con la realtà della "polis" greca e si è detto che hanno bisogno di uno shock gigantesco, catartico, sia per liberarsi del peso del passato (che il loro enorme debito riassume in un brutto numero) sia per provare a comportarsi diversamente in modo da poter, forse, nello spazio di alcuni anni essere in grado di partecipare a quel club chiamato "Euro" in cui, al momento, non sembrano trovarsi a casa loro. Da qui l'idea-provocazione che se ne escano per un tot di tempo, provino a liberarsi del debito, a fare come ritengono giusto fare nella più totale autonomia per vedere poi, a seconda di quel che scelgono e di come vadano le cose, se in quel club vogliono e riescono ad entrarci oppure no. Magari funziona, magari no. Magari han ragione i teorici de "la svalutazione è come l'aspirina, fa passare tutto anche il cancro" e magari no. Magari diventano un'economia super efficiente con uno stato funzionale e snello tipo HK, magari no. Certo è che al WS privato quella sembra l'opzione migliore, per i greci ed anche per gli altri partner che, così facendo, non dovrebbero correre di nuovo il rischio di prestare ai greci una quantità esorbitante di miliardi sperando facciano il loro dovere per poi magari scoprire che il loro dovere non l'hanno fatto e che anche quei soldi son stati gettati al vento. 

Il WS pubblico fa il ministro della Germania e, in quanto tale, ritiene di dover fare gli interessi degli elettori che gli hanno dato quel mandato. Quel mandato implica che, se stai nell'Euro, non fai default dei debiti che hai contratto con i tuoi partner internazionali e con il "fondo salvastati" europeo in particolare. Perché questa regola sia fondamentale per l'esistenza ed il funzionamento del sistema dell'Euro stesso l'ho spiegato in un post recentissimo con Brighella e rimando il lettore al mio primo intervento in quel post per i dettagli. Il punto che mi interessa è semplice: se l'Euro (per il mio apologo: una istituzione collettiva) deve funzionare bisogna che le parti che vi partecipano non facciano default sui debiti che contraggono una con l'altra finché in quell'istituzione vogliono rimanere. Altrimenti ne va della reputazione e credibilità dell'istituzione stessa e, se queste se ne vanno, presto o tardi se ne andrà anche l'istituzione stessa che abbiamo creato perché riteniamo che i costi dei vincoli che ci impone siano inferiori ai guadagni che ci porta. Quindi, se credi in quell'istituzione e vuoi mantenerla paghi il prezzo di rispettare le sue regole fondamentali anche quando il farlo ha un costo, nell'immediato, notevole. Nota bene: non è necessario che WS abbia ragione (dal punto della "scienza" economica, se così vogliamo chiamarla) nell'affermare tale regola. Magari questa regola è una cretinata assoluta, magari una common currency è sostenibile nel lungo periodo anche facendo continuamente default sui debiti mutualmente contratti, anzi: magari funziona persino meglio se, ogni due o tre anni, uno dei partecipanti all'Euro fa default sui suoi debiti verso gli altri, la BCE ed il fondo salvastati. Magari, non voglio entrarci. Il punto è che ora come ora questa regola è la regola su cui tutti convengono, è quella sulla base della quale WS è stato eletto e poi nominato ministro dai suoi elettori ed è quella che, teoricamente, tutti gli altri partner accettano. Sbagliata davanti a Iddio? Forse, ma creduta ed accettata ora e qui dagli uomini e donne che dell'Euro fanno parte.

E qui viene il primo punto, che risolve l'apparente contraddizione nel comportamento di WS: SE la Grecia vuole fare default lo faccia, ma esca dall'Euro. Se vuole rimanere nell'Euro non faccia default perché quest'ultima è una regola fondante del sistema Euro. Magari uscire e fare default è meglio per la Grecia, anzi (dice il WS privato) io credo lo sia. Ma (aggiunge il  WS pubblico) finché le regole dell'Euro sono queste io, ministro della Germania, voglio che queste regole vengano rispettate perché dal loro rispetto dipende, nel lungo periodo, la credibilità e reputazione di questa istituzione. Che voglio salvaguardare. Punkt.

Finita da poco la trattativa con Tsipras, WS decide di prendersi una vacanza italiana (ai crucchi, si sa, l'Italia appare sin dai tempi di Goethe il posto giusto dove rilassarsi) e va a Schönefeld dove prende un aereo low-cost per l'aeroporto di Treviso che è sulla Noalese in località San Giuseppe o Sant'Angelo (i locali mi danno versioni contrastanti senza spiegarmi perché, ma fa lo stesso ...). In ogni caso, avendolo usato anche quindici giorni fa confermo che è ad un tiro di schioppo da Quinto di Treviso, Infatti, è così vicino a Quinto che WS decide di farsi accompagnare a piedi sino a Quinto da un certo MB che gli spinge la sedia a rotelle. Mentre fanno questa relativamente breve passeggiata, MB racconta a WS quello che accade a Quinto e WS chiede ad MB che ne pensa e che farebbe lui se fosse un'autorità pubblica, chessò: il presidente della Regione Veneto o anche solo il sindaco di Quinto (che fa comune, anche se ovviamente non dovrebbe in un'Italia ideale, ma fa lo stesso). Ed MB gli racconta una storia in cui appaiono, guarda caso, un MB privato ed uno pubblico. Quest'ultimo solo perché WS gli ha chiesto di "fingere" d'essere il sindaco di Quinto o il presidente del Veneto.

MB dice: guarda, io sono di queste parti e queste zone le conosco bene perché le ho girate tutte in bicicletta. Qui la crisi sta colpendo duramente perché il modello veneto della piccola impresa non è riuscito, da 30 anni a questa parte, ad adattarsi alla globalizzazione e a rimanere on top of the world com'era una volta. Certo, è ancora pieno di stupende realtà industriali che si fanno valere sui mercati del mondo ma il grosso delle imprese è in difficoltà, i salari non crescono, i profitti calano, l'occupazione pure. La situazione è pessima e lo è da molti anni, l'esasperazione è notevole, lo stato centrale fa schifo e quello periferico pure, le tasse sono alte per chi le paga e l'evasione è diventata autodifesa, il sistema di polizia e giudiziario è impantanato, la micro criminalità cresce ed ha raggiunto livelli insopportabili, l'arrivo di decine di migliaia di "stranieri" di ogni tipo sta creando conflitti enormi, molti di questi si comportano in modo incivile e compiono atti di micro-criminalità quotidiana che il sistema statale non riesce né a reprimere né a controllare. Insomma, è un casino e la gente non sa che pesci pigliare. Ora hanno inviato, dal Ministero dell'Interno via prefettura, anche un centinaio di rifugiati raccolti probabilmente su qualche barcone nel Mediterraneo e gli hanno affittato degli appartamenti in un complesso residenziale relativamente nuovo dove c'erano appartamenti liberi ma dove già vivevano varie famiglie italiane che avevano acquistato i loro appartamenti o li avevano affittati. E questi hanno paura che l'arrivo, teoricamente "temporaneo" ma con lo stato italiano non si sa mai cosa voglia dire "temporaneo", aggravi il degrado e faccia ridurre il valore dei loro acquisti e trasformi il quartiere in un posto degradato ed invivibile. Questi rifugiati non si sa chi siano, sono tutti  africani, insomma lontani mille miglia da questo mondo. Gli abitanti sono incazzati e non li vogliono proprio. 

E tu come la vedi, chiede WS a MB? Risponde MB: fra me e te, in confidenza, io la gente la capisco perché capisco le loro motivazioni. Ti dirò di più, una cosa del tutto personale che nulla ha a che fare con la gente di qui. Io, istintivamente, sono un poco razzista: ho difficoltà ad interagire con persone molto diverse da me anche se ho girato il mondo, con alcuni ci riesco meglio che con altri però devo dire che la paura ancestrale ed antica del "negro", per ragioni che non so neanche razionalizzare, ce l'ho e lo so. Si comportano in modo troppo diverso da me, hanno sistemi culturali e valoriali altri dai miei lungo molte dimensioni rilevanti, constato che obiettivamente il loro tasso di criminalità, micro o macro che sia, è maggiore di quella dei locali e, anche se capisco perché sia così, ammetto un profondo fastidio personale. Mi piacerebbe che non ci fossero e vorrei non dovermi confrontare con il problema. Chiamalo "piccolo e ridicolo mondo antico" ma, istintivamente, vorrei che gli dei mi restituissero il Veneto dei miei vent'anni che questo tipo di problemi e contraddizioni non li doveva affrontare. 

Molto bene, dice WS, ti capisco perfettamente. Ho da sempre la stessa reazione con gli immigranti nel mio paese, assolutamente la stessa. Però, tu capisci, la cosa non finisce lì, non finisce nel nostro privato. No, effettivamente non finisce lì, risponde MB e l'ho appreso emigrando io stesso in un paese che si è fatto, in tre secoli circa, quasi solo di immigrati dai quattro angoli del mondo. Quindi, se vuoi che ti racconti cosa il MB pubblico pensa, te lo dico. Dimmelo, risponde con un sorriso sardonico il vecchio WS sulla (pesante) sedia a rotelle che MB, tutto sudato perché fa un caldo boia, continua a spingere. Va bene e, siccome è cosa complessa, te lo dico telegraficamente perché siamo quasi arrivati e tu, come i lettori di nFA, sei sveglio abbastanza per capire i dettagli dei passaggi omessi.

1) Questi sono rifugiati e non immigrati clandestini. Una regola base della convivenza internazionale che nell'ultimo secolo abbiamo provato con difficoltà a costruire (noi occidentali, insegnandola spesso ad altri) è che i rifugiati da guerre e disastri d'ogni tipo cerchiamo di accoglierli ed assisterli affinché si trovino una vita migliore per la semplice ragione che questo ci impone la nostra morale di essere umani, ed anche perché ce lo impone il sentimento egoistico secondo cui potrebbe toccare a noi la stessa sorte in un qualche futuro. Gli umani hanno una memoria lunga. E queste due osservazioni, allo MB pubblico, già bastano per ritenere che la reazione del sindaco di Quinto e del presidente della regione Veneto agli eventi di Quinto sia esecrabile: hanno tradito il loro ruolo. 

2)  Ospitare costoro in una situazione di crisi economica non è facile, anzi costa molto e tende a costare di più, relativamente, per i più deboli nel paese che li accoglie. Questo perché, tanto per essere cinici, siccome devi ospitarli a basso prezzo non affitti di certo appartamenti ed hotel nelle zone di lusso dove vivono i ricchi, perché costerebbe enormemente, ma cerchi abitazioni là dove costano meno. E dove costano meno è anche dove vive la gente meno abbiente e più indifesa ed in difficoltà. Uno stato che funzioni deve saper fare questo in modo da minimizzare il danno per i più deboli e possibilmente compensandoli per le perdite che possano subire. Di nuovo, il conflitto è fra il breve ed il lungo: se risparmi nel breve devi credibilmente compensare nel lungo chi oggi subisce i costi.

3) Il problema vero è che c'è un conflitto enorme fra i costi di breve periodo ed i guadagni nel lungo. I primi sono plateali, i secondi molto meno. I secondi vengono dal fatto che il rifugiato (o anche il clandestino) è una risorsa potenziale di capitale umano, nella maggioranza dei casi, ed un delinquente in una minoranza dei casi. Separare il grano dal loglio per valorizzare ciò che, nel lungo periodo e specialmente per un paese in calo demografico rapido come l'Italia, il "foresto" può apportare non può essere lasciato all'iniziativa dei privati cittadini. È compito di chi governa perché siamo di fronte ad un costo/guadagno collettivo e questi vanno equamente redistribuiti. Una classe politica degna del suo nome e ruolo dovrebbe fare proprio questo, applicando ed imponendo regole con lungimiranza. Una classe politica fallimentare ed avventuriera cercherà di avvantaggiarsi (chi da un lato chi dall'altro) delle difficoltà di breve periodo per portare a casa voti, costi quel che costi. Di nuovo: uno stato fallimentare ed una classe politica inetta saranno completamente incapaci di fare questo, ed infatti lo sono. 

4) No, non puoi prenderli tutti, devi stabilire chiaramente e pubblicamente regole e criteri di accettazione. E poi le devi applicare quelle regole spiegando ai cittadini dove sono i costi (che vanno ripartiti) e dove i benefici (che vanno ripartiti anch'essi). L'alternativa è il populismo scatenato d'una parte e dall'altra: da un lato chi vuole sentirsi "buono e generoso" (facendo pagare il prezzo ad altri) e dall'altro lato chi vuol pretendere di difendere l'identità nazionale (fomentando la paura del "foresto", quella che tutti abbiamo). Oggi in Italia l'una parte e l'altra questo hanno scatenato: la guerra per bande alla ricerca d'un guadagno politico di breve a fronte d'un imbarbarimento progressivo. Anche qui, una volta ancora, siamo di fronte alla contraddizione fra interessi/istinti personali e guadagni/regole collettive.

L'apologo finisce qui. WS in realtà non è mai andato a Treviso, tantomeno a Quinto, perché son comunque cazzi in quel di Berlino; ed MB, che a Quinto c'è passato due settimane fa, se ne sta a St Louis a cercare di lavorare. Ma mentre rifletteva sulla crisi greca e su quella di Quinto ha pensato di condividere con voi l'idea che parlino entrambe d'una stessa assenza: della consapevolezza che le regole che fondano le istituzioni collettive, quelle del vivere comune, vanno rispettate costi quel che costi. Questo il ruolo della politica e non, come alcuni sembrano teorizzare, della loro continua violazione perché occorre "adattarsi al vento che tira".

Il vento, specialmente qui nel MidWest, cambia spesso e rapidamente di direzione, finendo per non averne alcuna. Alcuni raccontano che da questo fatto abbiano origine i tornado.

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Commenti

Ci sono 59 commenti

Beh, condivido tutto, ma penso che ci sono degli inevitabili corollari, specialmente nel caso di Quinto (premetto che ho visto la discussione su FB, ma una mia legge personale mi impone di non partecipare ai tuoi thread, visto che tendono a infinito come numero di partecipanti).
Il primo corollario è che in Italia i politici non influenzano le masse: vanno dove vanno le masse perchè il loro incentivo è l'elezione, che per loro è un imperativo morale superiore a qualsiasi legge. E non mi stupirei se il il Signor Zaia facesse una bella leggina regionale anti-immigrati-rifugiati, giusto per dire che lui sta dalla parte della legge (magari già c'è, inapplicata da qualche parte).
Quindi il guadagno politico NON è nell'aver scatenato la guerra fra bande, ma nel seguirlo.
Il secondo corollario è che per seguire la legge devi avere leggi chiare e magistratura veloce e indipendente, già la prima parte (leggi chiare) non c'è, figuriamoci la seconda, ovvero abbiamo un problema di razionalità ed aspettative, da te ben esemplificato con la spiegazione dei costi/benefici futuri, ma mancando il secondo passaggio come si può pretendere che il primo sia accettato, compreso, e faccia parte di un imperativo morale ?

Adesso lo so (e me lo aspetto) mi dirai che "dura lex, sed lex", ed io concordo, socraticamente (lo dobbiamo alla Grecia -)), ma proprio socraticamente dubito che noi abbiamo una legge di "comunità" che è condivisa, anzi, siamo talmente immersi nel nostro "particulare" che non abbiamo proprio idea, come italiani, cosa significhi essere una comunità.

Questo e' esattamente la morale dell'apologo.

P.S. Non condivido l'idea che il politico segua gli umori popolari, al contrario credo proprio li crei. Gli umori popolari non esistono quasi mai "autonomamente", in assenza di opinion leader che li coordinino, definiscano, omogeneizzino e, soprattutto, forniscano di supporto "informativo". Se ho tempo ci torno, anche se mi sembra ovvio. 

caro Michele, molto umano e sincero.

Io credo che il problema è che un figuro come Zaia abbia preso più del 40% alle ultime elezioni. E allora, che dire? Il sistema democratico è certo il migliore che abbiamo per selezionare una classe politica (non solo alle elezioni, anche prima delle elezioni e anche dopo), ma in Italia, chissa perchè, spesso seleziona figure pessime, senza etica nè cultura, a volte vere e proprie macchiette. Chissa perchè ....

...a sostegno delle tesi di Boldrin (in una versione favorevole ai veneti).

Ho due piccoli appartamenti in affitto a Vigasio (VR) e ne amministro lì altri quattro per conto di miei parenti. Su sei, tre sono affittati a immigrati, due ad africani e uno a rumeni, ma negli anni sono stati affittati a una decina di famiglie immigrate (africani, arabi, pakistani, Est-europei). Molti problemi con, diciamo, un buon terzo di loro: affitti e spese condominiali non pagati per anni, comportamenti incivili che degradavano i due condomini interessati. Nelle assemble di condominio, i condomini veneti (operai, artigiani, piccoli commercianti, insegnanti di scuola media, un medico, oltre a me professore universitario -- appartamenti che mediamente valgono 70.000 euro, per dare un'idea del livello sociale dei proprietari residenti) naturalmente protestano per i disagi creati dagli immigrati, lamentano anche la conseguente perdita di valore degli immobili, ma affrontano questi problemi in modo pacato e civile, comprensivo della diversità culturale, della inevitabilità dell'immigrazione e anche dei vantaggi economici portati dagli inquilini immigrati, molti dei quali lavorano nella locale fabbrica AIA, quella dei polli. Mai sentita, in decine di assemblee di condominio, un'espressione di razzismo, se non negli stessi termini che Boldrin usa per alludere al suo fastidio personale, termini sostanzialmente autocritici, confessati in qualche momento di retroscena o anche rumorosamente dichiarati con scherzosa sincerità autoriflessiva. Questo da parte di uomini e donne che parlano quasi solo in dialetto veneto, variante veronese e vigasiana, lingua meravigliosamente ricca, sia chiaro!

Per me che vivo a Bologna, dove la retorica buonista abbonda ma il buon senso pragmatico scarseggia, l'esperienza di Vigasio è l'esperienza di un livello di civiltà altissimo. E non solo nelle assemblee di condominio, anche nei rapporti quotidiani, nei negozi, nei rapporti di lavoro, nei bar, negli uffici del Comune. La mia esperienza è limitata, forse il caso mi fa incontrare i veneti migliori, ma non credo.

Conclusione: il problema è la classe politica. Certo, i politici li eleggono loro. Ma qui il discorso si complica.

Sono veneto, mi sono trasferito a Bologna per lavoro 40 anni fa (ne avevo 33), ricordo anch'io un Veneto civilissimo, ma quello dei veneti di oggi forse mantiene molto del buono che aveva. Com'è che noi élite non riusciamo a valorizzarlo politicamente (è pieno di gente che è spontaneamente d'accordo, in modo più o meno rudimentale, con tante delle tesi di nfa)? Ci abbiamo provato, forse dovremo riprovarci.

mi ci ritrovo in quel che scrivi, da cima a fondo. Compresi gli aspetti personali :)

Come sempre Michele dai dei potenti spunti di riflessione.

Quanto proponi però si potrebbe testare guardando da un altro punto di vista.

Il taxpayer germanico dà a Scaeuble il propellente politico per prendersi una rivincita e diventare cancelliere.
Il taxpayer di Quinto di Treviso, che mediamente vota Zaia, non vuole che il proprio immobile si svaluti perché qualcuno vicino deve pigliare 30 euro /giorno/rifugiato per riempire un immobile sfitto.
Il taxpayer greco non vuole che il suo deposito bancario venga svalutato perché qualche suo concittadino ha evaso il fisco o perché qualche suo governante ha speso allegramente.

Poi ci sono i diritti dei rifugiati e dei migranti, verso i quali ognuno di noi esprime livelli differenziati di comprensione e di umanità.
Direi che è un problema di contratto sociale, quantomeno di contratto sociale europeo, nei confronti del quale non mi pare che WS sia stato in fin dei conti così propositivo.

Non so se la materia meriti un capoverso numero 5.
Ospitalità, sedi, costi relativi, progetti per integrare (almeno un po'di italiano dovresti insegnarlo).
Come dici, ospitare costa
Non chiarire  e dichiarare pubblicamente e preventivamente tutto questo, anche in termini quantitativi, è profondamente sbagliato. 
Sto assistendo, a Parma, ad un tentativo di boicottare l'apertura di un CPA in una scuola in disuso; probabilmente pessima la scelta del luogo,  in una periferia abbandonata e malservita.

Assistiamo, come nei casi di Roma e Treviso,  ad aperture alla chetichella, con pulmini portati nottempo, con pochi profughi, così si dà al cittadino un senso di cospirazione ai suoi danni.
E questo diventa un'arma per i politicanti alla Salvini, che possono presentare questo agire di soppiatto come argomento a sostegno delle loro tesi.
Queste vicende  hanno riportato in auge la figura più inutile dell'organizzazione dello stato, quella del Prefetto.
Piccolo marchese del Grillo di Provincia (Io so'io e voi nun siete un ...) questo si rivolge al Sindaco, su incarico del ministro dell'interno, chiedendogli di avere a disposizione dei locali.
Il Sindaco, infastidito ma conscio che la scocciatura bisogna bersela, individua con l'aiuto di un assessore, una scuola chiusa o degli alloggi o un piccolo albergo.
Niente scelte alternative, leviamoci il dente da subito e mettiamo a disposizione la prima ubicazione che ci viene in mente.
Di queste cose meno si parla, meglio è.
Il tutto, naturalmente, nella massima riservatezza, cercando di mettere la gente di fronte al fatto compiuto.
Questo è un errore.  La sfiducia aumenta.
Compensare nel lungo chi subisce costi: lo devi dichiarare da subito, in termini concreti.
Telecamere, piccolo presidio di PS, migliore illuminazione, pulizia, lotta allo spaccio.
Quest'ultimo punto è particolarmente sentito nelle periferie urbane, proprio là, luogo deputato alle azioni alla chetichella, dove vai a mettere i rifugiati. 

Se importare centinaia di migliaia di Africani (perchè parliamo di cifre sopra i 100mila all'anno e poi ci sono quelli che sono già arrivati che portano famigliari e incrementano il tasso demografico) crea netti benefici in termini di capitale umano, "nel lungo periodo", come mai non viene in mente a nessuno al di fuori dell'Europa ? Da Israele che li espelle in massa, ai paesi del Golfo che sono ricchi e bisognosi di manodopera, ai paesi dell'Est Asia che hanno demografie di 1,1 figli per donna come noi, nessuno pensa a questa importante risorsa umana. Un intero continente di 850 milioni di persone (erano 200 milioni nel 1950) in piena esplosione demografica che potrebbe fornire giovani a tutto il mondo industriale e solo noi abbiamo questa fortuna e non ne approfittiamo in pieno, anzi alcuni se ne lamentano

L'intera Africa, un grande continente composto di 40 nazioni, pieno di risorse naturali e pieno di spazio, per niente sovrappopolato,  produce miseria, oppressione, violenza e discriminazioni tali per cui non si vuole migrare da un paese africano all'altro (con la parziale eccezione del Sudafrica), ma semplicemente scappare dall'Africa come continente a tutti i costi.

E vengono in Europa dove lo spazio e le risorse naturali sono molto peggiori, il contrario di quello che succedeva per gli europei che emigravano in australia, argentina, canada, sudafrica o stati uniti

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Chi ha abitato negli USA e ha visto le città o anche solo le zone a maggioranza afroamericana di New York, Baltimora, Detroit, Philadelphia, New Orleans, specie quelle che hanno anche gli amministratori, la polizia, i presidi, i sindaci, "in privato" nutre dubbi sull'apporto di questo capitale.  In" pubblico" ovviamente non ne accenna ad anima viva, neanche a Schauble, perchè se lo facesse rischierebbe il posto di lavoro, se ad esempio lavora all'università o in una corporation o nel settore pubblico (in questo ultimo caso se riesce a superare a l'affirmative action che discrimina gli uomini bianchi)

E parliamo di un fenomeno "di lungo periodo", perchè le statistiche indicano che il reddito medio in Africa è più basso oggi di 40 anni fa e negli USA le statistiche del crimine, disgregazione famigliare o successo scolastico sono le stesse o peggiori oggi che negli anni '50 (se occorrono links e ne trovano a centinaia a riguardo)

Perchè accada, sistematicamente e da sempre, a Detroit come ad Haiti come in Nigeria come a Sudan come in Kenia come nei ghetti di grandi città europee ora è un fatto non facile da comprendere, ma negare che questa sia la realtà è qualcosa che riesce solo agli intellettuali politicamente corretti, liberisti o keynesiani che siano

Nell'attesa di capire i motivi storici o antropologici esatti di questo evidente fenomeno, il senso comune dell'italiano medio, come dell'asiatico medio, sarebbe di evitare il più possibile l'apporto di questo capitale africano

 

questo almeno ha coraggio e non lo nasconde. Altrove è tutto un dirti che no, non sono razzisti ma solo che proprio non possiamo accoglierli. Lui invece ce lo dice, convinto di avere i "fatti" dalla sua parte. 

Coerentemente con i suoi precedenti interventi, il Zibordi è l'italiano medio che oscilla fra Lega e M5S, senza saper bene quale dei due meglio interpreti le sue profonde insicurezze e frustrazioni. Lui, il would be economist che fa il "trader" in quel di Roma, quando vede un nero d'Africa sa che vede una specie inferiore, e ce lo spiega. 

Sono sorpreso che sia questo stesso personaggio a palesarsi come razzista con una pseudo-teoria della inferiorità antropologica dell'africano? No, non lo sono: tout se tient, l'arretratezza culturale italiana è un "package" che in uno come Zibordi ha una rappresentazione, come dire, prototipica. Per questo va mantenuto qui, come una specie di guinea pig multiuso che ti ricorda di quale immondizie sia piena la testa della maggioranza degli italiani medi, quelli piccoli piccoli, quelli che Sordi rappresentava ed irrideva. Eccolo qui il Sordi-Zibordi ...

È stato anche negli USA a verificare che sono inferiori, lo ha visto a Baltimora e lo sa. Solo dei ciechi possono non vederlo: nessuno, dall'Asia all'Europa bianca, vuole i neri d'Africa. Non servono ad un cazzo ora che, purtroppo, non possiamo più schiavizzarli. Questo non arriva a dirlo ma, diciamo così, è impliazione logica dell'argomento: gli africani non hanno nulla di positivo che possano dare in termini di capitale umano. Sono solo capitale fisico, sprecato a causa di sciocche restrizioni legali.

Punto. Grazie. 

 

Se importare centinaia di migliaia di Africani 

 

Fosse per me ne importerei milioni. E non solo in Italia, anche in Grecia, Germania, Spagna, tutti i paesi con strutture demografiche insostenibili. E non solo Africani, anche Cinesi, Egiziani, Filippini, Sudamericani, Messicani, tutti quelli che riesco a convincere almeno fino al ripristino di una minima sanità demografica.

P.S.: scommetto che riuscirei a convincere anche un bel po' di Statunitensi.

 

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

 

Ma cos'è uno scherzo ? Sono senza parole, qui si ripropone la Frenologia...

Mi permetto solo di fare una citazione sperando che l' autore non se ne lamenti:

"Il problema non sta nel razzismo esplicito dei fanatici, ma in quello ipocrita della middle class politically correct." Michele Boldrin

 

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

 

Sembra questa la domanda che ha infiammato la discussione. Ed infiamma anche me. Magari sembra "logico" se non si sa dove sbattere la testa e quindi quella del deficit umano (che rapidamente diventa genetico) appare la risposta predestinata.

Ma in questo caso è l'ignoranza (nel vero senso di non sapere) che porta a questo genere di logiche.  E qui l'ignoranza è supportata dalle carenze educative che, sappiamo bene, derivano dalla qualità decisamente non eccelsa della scuola italiana. Sappiamo tutto di muzio scevola e dei tormenti di Alfieri legato alla sedia ma non sappiamo un tubo della storia del mondo. E manco sappiamo perché la società che conosciamo si è sviluppata a partire dalla mezzaluna fertile e non nel congo o nella foresta brasiliana. Meriti o demeriti genetici? No, la genetica non c'entra nulla e consiglio di leggere (visto che va di moda) "armi, acciaio e malattie" di Jared Diamond il quale, proprio da biologo spiega perché alcune società sviluppate in certi posti sono andate avanti ed altre sono rimaste indietro.

Copio e incollo da wiki:
Il libro è incentrato sulla ricerca di una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea, fece all'autore nel luglio del 1972: "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?", dove per Cargo si intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima dell'arrivo dei coloni. In pratica l'autore cerca di rispondere alle seguenti domande: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall'invasione di un popolo di agricoltori?


Ditemi se sbaglio, questo è quello che è mancato:

- andava creato ex-ante l'ESF col il compito di prestare denaro ai paesi in difficoltà in cambio di riforme che permettessero a questi paesi di non fare default rispetto agli impegni presi con i partner. Pur essendo un organismo tecnico all'ESF andava data una legittimazione politica, per esempio il board doveva essere deciso dal Parlamento Europeo su proposta della Commissione (questo per eviatare molta della retorica populista che leggiamo in giro).
- andava creato ex-ante un meccanismo che obbligasse l'uscita dall'euro quale alternativa per quei paesi che non accettano di farsi mettere sotto tutela ESF. Ovviamente contestuale all'uscita dall'euro saltano anche tutte le protezioni per il sistema bancario.
- andava chiaramente scritto negli statuti che rispetto ad ogni attacco puramente speculativo sarebbe intervenuto non l'ESF ma la BCE . Questo per evitare che fossero interventi speculativi dei mercati e non i fondamenti macroeconomici e i dati di contabilità pubblica a stabilire se un paese dovesse o no andare sotto tutela ESF.
- il concetto che i titoli di stato dei paesi che rispettano i principi di contabilità UE siano risk-free va difeso ad ogni costo perchè, ed è stato dimostrato, se salta questo saltano contemporaneamente banche, sistema finanziario e stati. Il risk free salta solo se il paese non rispetta le regole, in caso contrario verrà difeso da tutta l'UE.

Sinceramente nessuno dei 4 punti mi sembra sia utile e qualcuno avrebbe forse peggiorato le cose ma questa è una mia opinione velocemente direi:

-politici che che fanno i fund manager no buono inoltre se lo avessimo fatto ex-ante sarebbe diventato un bancomat...

-Inutile, sarebbe quasi automatico

-la speculazione non fa nulla di tutto questo, quelle del 2012 erano vendite di gente preoccupata ovvero speculatori (perchè chi presta comunque ci vorrà guadagnare qualcosa no? i "malvagi" speculatori siamo tutti noi che ci compriamo un azione ad una certa cifra sperando di rivenderla ad un altra) preoccupati per aver prestato i propri risparmi a dei folli se sei credibile non ha bisogno di nessun meccanismo contro la speculazione...

-No non sono d'accordo

P.S secondo me non è proprio in topic

Sia divenuta una colonia non interessa a nessuno?

E di chi? 

 

... della consapevolezza che le regole che fondano le istituzioni collettive, quelle del vivere comune, vanno rispettate costi quel che costi. Questo il ruolo della politica e non, come alcuni sembrano teorizzare, della loro continua violazione perché occorre "adattarsi al vento che tira".

 

Il ruolo è sicuramente di rispettare le regole, non di infrangerle perché fa comodo farlo, ma anche di cambiarle quando è necessario. E visto che ci vuole tempo per cambiare, occorre il piu' possibile anticipare i tempi. Per questo pero' occorrono politici lungimiranti, non ominicchi che non vedono più in la di un palmo di naso o che tendono a procrastinare e rinviare ogni decisione.

A proposito di WS, quello pubblico, segnalo la proposta di eurotassa e che come al solito i giornalisti (o meglio giornalai) incapaci dopo aver reso sulla stampa WS una macchietta del rigore si stupiscono delle sue proposte europeiste.