Il privilegio logora chi non ce l’ha

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Se opporsi ad una posizione di privilegio è sempre arduo, in Italia c'è la complicazione che le classi di privilegiati sono diverse e variegate, quindi si può quasi sempre celarsi dietro a "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Ma difficile non vuol dire impossibile...

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George Clooney è decisamente bello. Quanto del successo nella carriera di attore sia dovuto alle sue capacità di recitazione e quanto alla sua avvenenza non ci è dato sapere. Conoscendo la natura umana, è probabile che i maschietti tendano a sovrastimare la seconda componente, ma questa è un’altra storia (si chiama invidia). Per ora concentriamoci sul fatto che la bellezza è un privilegio individuale, una condizione determinata dalle caratteristiche del singolo. Un privilegio collettivo è invece non pagare il biglietto del treno perché sei stato eletto in parlamento (una volta valeva anche per i figli dei ferrovieri, oggi non saprei). I beneficiari di un privilegio individuale possono competere tra loro (pensate a due attrici che si contendono un ruolo) quelli di un privilegio collettivo generalmente no (pensate a due parlamentari che brindano col prosecco offerto da Trenitalia a nostre spese).

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Nel suo ultimo film George Clooney interpreta un personaggio che viaggia molto per lavoro. Il tema principale del film sono i rapporti umani e l’uso del lavoro come scudo per non averne, per cui non è determinante per quale motivo il protagonista vada in giro. Per una nota di attualità e per conferire alla storia una sfumatura dissacrante la scelta è caduta su un mestiere inusuale e poco conosciuto: Ryan Bingham va in giro per gli USA a licenziare la gente. A questo punto, mentre la moglie o fidanzata segue la trama del film1, nella mente dell’italiano medio2 che le siede accanto, alcune “certezze” vacillano: si vedono persone traumatizzate dalla notizia del proprio licenziamento, gente che si dispera perché lavorava da una vita per la stessa impresa, una addirittura minaccia il suicidio (non dico se lo mette in pratica per non svelare troppo).

Certezza 1: Ma gli americani non avevano il licenziamento nel DNA?

Certezza 2: Ma non cambiavano lavoro, vita, città come si cambia d'abito?

Certezza 3: Ma il comandamento liberista “Licenziare liberamente è cosa buona e giusta” non sarà una boiata che rende il mondo meno bello?

Certezza 4: Ma il tanto vituperato art.18 dello statuto dei lavoratori non sarà una cosa che è meglio avere anzichenò?

Certezza 5: E se smettessi di leggere nFA e iniziassi a guardare i reality?

A questo punto un dispositivo ideato dalle menti diaboliche dei webmaster3 avvia un meccanismo di auto-cancellazione per l’articolo. Per cui prima di venire al punto disinnesco l’allarme: la flessibilità nel mercato del lavoro produce benessere per la collettività; gli economisti sanno spiegarlo con grafici e formule ottimi per rendere astruso quello che è semplice e che più banalmente ci insegna la storia. Il punto è che l’esistenza di privilegi collettivi (tipo appartenere ad una categoria i cui membri non possono essere licenziati) può distorcere il modo in cui la realtà viene percepita. Più variegato e ampio è l'insieme delle classi4 che beneficiano di privilegi, più la situazione si ingarbuglia.

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La concorrenza è una cosa buona se devi comprare tecnologia commerciale cinese o auto giapponesi. Se ti mettono in discussione l’Art.18 è tutta un’altra storia. Perché? Perché se provi ad attaccare il privilegio dei dipendenti ‘protetti’, ti si può rinfacciare il privilegio dei commercianti e degli imprenditori (l’evasione); quello dei notai e dei farmacisti (limitazione dell’accesso alla professione); quello degli agricoltori e degli allevatori (sussidi da parte dello stato); quello dei dipendenti pubblici (assenza di controlli sulla produttività) e tanti altri ancora. Se l’interlocutore è anche un filino tignoso ti rinfaccerà che nella platea dei privilegiati, in media i beneficiari dell’art 18 sono tra quelli che al netto si mettono in tasca di meno.

E quindi che si fa? A ognuno il suo privilegio e bentornati nel medioevo? Sarebbe comodo, ma la via più comoda non è necessariamente la migliore (un ottimo esempio è descritto qui).

Quindi? Quindi se è troppo difficile sradicare i privilegi, si potrebbe provare a fare in modo che non si tramandino in modo che sia il tempo a farli venire meno:

Spunto 1: Modificare le regole per i nuovi entranti, facendo salvo chi è già dentro.

  • Non si può introdurre un nuovo tipo di contratto a tempo indeterminato, con maggiore libertà di licenziare e metterlo in concorrenza con le tipologie contrattuali esistenti?
  • Nel breve periodo i contratti a tempo determinato li farebbe fuori (effetto più formale che sostanziale).
  • Nel medio termine il contratto “con protezione” sarebbe appannaggio di quei lavoratori che hanno sufficiente potere contrattuale da ottenerlo.

Spunto 2: Aprire i mercati chiusi a nuovi competitor

  • Si può consentire anche agli avvocati di fare un po’ delle cose che oggi fanno solo i notai? (utili spunti qui)
  • Concedere al noleggio con conducente (liberalizzato, se non lo è già) le stesse prerogative dei taxisti?

Spunto 3: Limitare almeno i privilegi  che si reggono sulla prassi e non sono difesi dalla legge

  • In merito all'evasione fiscale
    • Sappiamo che non si può eliminarla tutta e che è concentrata in alcune regioni e che altre addirittura sono nella media europea.
    • Sappiamo che ai livelli attuali di pressione fiscale sarebbe estremamente depressivo per l'economia perseguirla seriamente ed intere aree del territorio potrebbero finire in dissesto.
    • Ma è troppo chiedere di fare quel paio di  controlli incrociati che tutti sanno applicando semplicemente la legge esistente?
    • Per attenuarne gli effetti recessivi si può sempre ridurre la pressione fiscale e aprire alla concorrenza i mercati protetti.
  • In merito al settore pubblico
    • L'assenza di meccanismi di controllo sulla produttività è scritta in qualche tavola delle leggi?
    • Sarebbe troppo chiedere un livello di efficienza almeno pari a quello delle grandi imprese nostrane (che già non sono chissà che)?

    '<h' . (('2') + 1) . '>'Conclusioni'</h' . (('2') + 1) . '>'

    Belle parole ok, ma si realizzerà mai qualcosa di concreto? Se poi non cambia niente, le chiacchiere a cosa servono? Un proverbio napoletano dice:

    Chiacchiere e tabacchere 'e lignamme 'o Banco 'e Napule nun 'e 'impegna.

    Se di tanto in tanto avete dubbi sull'utilità di fare le pulci e quel che dicono i politici e vi viene da pensare che ripetere che il re è nudo non serve (pare che lo sappiano tutti da tempo e che non importi granché ad alcuno) consiglio una lettura sempre attuale.

    Sto esagerando? Ultimamente mi è capitato di rileggere un certo passaggio:

     

    The messages he had received referred to articles or news items which for one reason or another it was thought necessary to alter, or, as the official phrase had it, to rectify. For example, it appeared from the Times of the seventeenth of March that Big Brother, in his speech of the previous day, had predicted that the South Indian front would remain quiet but that a Eurasian offensive would shortly be launched in North Africa. As it happened, the Eurasian Higher Command had launched its offensive in South India and left North Africa alone. It was therefore necessary to rewrite a paragraph of Big Brother's speech, in such a way as to make him predict the thing that had actually happened. (...)

    This process of continuous alteration was applied not only to newspapers, but to books, periodicals, pamphlets, posters, leaflets, films, sound-tracks, cartoons, photographs -- to every kind of literature or documentation which might conceivably hold any political or ideological significance. Day by day and almost minute by minute the past was brought up to date. In this way every prediction made by the Party could be shown by documentary evidence to have been correct, nor was any item of news, or any expression of opinion, which conflicted with the needs of the moment, ever allowed to remain on record5. (qui il testo integrale)

     

     

    Dico, vi viene in mente qualcosa? Se necessario qualche altro spunto date un occhiata  qui, qui, qui e qui. Notate riferimenti al nostro presente? Io sono sempre più convinto del piccolo contributo versato in favore di un certo sito: indovinate quale? [La Redazione ringrazia e ricorda: cacciate la grana! NdR]

     

    Note

    1Se il punto di vista maschilista vi infastidisce tornate a leggere i romanzi Harmony ;-P

    2Per compensare il tocco di  maschilismo precedente potete visualizzare una nuvoletta con  pensieri in stile Homer Simpson.

    3Prima che qualcuno corregga aggiungendo una ‘s’ finale: in italiano i sostantivi stranieri sono indeclinabili

    4Vogliamo dire ‘casta’ che fa più trendy? Piaccia o non piaccia a lorsignori (come usa dire una persona molto simpatica) fanno parte della casta anche la miriade di piccoli privilegiati che, pur non beneficiando di un auto blu, possono vivere al riparo dalla concorrenza.

    5Provo a tradurre:

     

    Il messaggio ricevuto si riferiva ad articoli o notizie che, per un motivo o per un altro, si riteneva fosse opportuno modificare o, nella terminoliga ufficiale, 'rettificaré. Per esempio, il Times del 17 marzo riportando un discorso del grande fratello del giorno precedente, aveva previsto che l'Eurasia avrebbe sferrato a breve la sua offensiva sul fronte Nordafricano tralasciando quello Sud-Indiano. Era in realtà accaduto che l'alto comando Eurasiatico avesse deciso di lasciare la sua offensiva nel Sud dell'India ignorando il Nord Africa. Era pertanto necessario riscrivere un paragrafo del discorso del grande fratelo, per fare in modo che predicesse quelle che poi è veramente accaduto.

    (...)

    Questo processo di alterazione continua non era applicato unicamente ai giornali, ma anche ai libri, alle riviste, alle pubblicazioni di qualsiasi genere, ai manifesti, ai film, alle colonne sonore, ai cartoni animati, alle fotografia a qualsiasi genere di letteratura o documentazione che potesse ragionevolmente contenere un qualche significato politico o ideologico. Giorno dopo giorno, e praticamente, minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato.In questo modo, per ogni previsione fatta dal partito, veniva realizzata una una prova documentale che ne confermasse la correttezza; d'altro canto, non si permetteva che alcuna notizia o manifestazione di un'opinione che fosse in conflitto con le esigenze del momento, di rimanere in qualche archivio.

     

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    Commenti

    Ci sono 109 commenti

    Massimo Famularo for president

    non mi viene da dire altro... BRAVO! BIS!

    mi associo!

    Mi unisco agli elogi! Bell'articolo anche molto divertente.

    PS

     

    3Prima che qualcuno corregga aggiungendo una ‘s’ finale: in italiano i sostantivi stranieri sono indeclinabili

     

    Sottoscrivo e ci tengo ad aggiungere che vale anche per tutti quelli che dicono "i referenda" invece de "i referendum" per far vedere che sono andati al classico.

    Il latino era la lingua degli antichi romani, gli italiani sono un'altra cosa (con buona pace di quel che ne pensava Mussolini)

    ...vale anche per tutti quelli che dicono "i referenda" invece de "i referendum" per far vedere che sono andati al classico

    Per cortesia, potebbe dirlo anche all' HR Manager (vulgo: Capufficio Personale) della mia Azienda (pubblica) che scrive "... i curricula vanno presentati..."? 

    Al Liceo (scientifico) mi avrebbero bocciato e non compensato con oltre 125.000 euro annui per dire di queste boiate

    Il problema è che tutte queste riforme parziali sono forse ancora più difficili (?!) da mettere in pratica singolarmente di quanto non lo sarebbe una riforma complessiva dell'intero sistema. Vale la regola imperitura del ma perchè proprio io ? Perchè io evasore, notaio, farmacista, tassista, o infine anche lavoratore dipendente devo essere l'unico che paga per questa situazione ? Son forse io il più fesso ?

    Il sottoscritto (lavoratore dipendente) dieci anni fa firmò e fece firmare un referendum in cui si chiedeva l'abolizione (o per meglio dire la modifica) dell'articolo 18. Sapete che a tuttoggi mi sento un po' un pirla ? Ma non perchè non sia ancora convinto, oggi come allora, che in effetti si tratti di un privilegio e che il sistema economico funzionerebbe meglio senza di esso. Solo mi sono stufato di essere tra i quattro gatti che si dan pena per le sorti di un sistema in cui l'unico comportamento razionale sembra essere arraffare quanto più si può. Mi sono stufato di professionisti che evadono, di artigiani che lavorano in nero, di notai che guadagnano milioni per fare fotocopie, di docenti e primari figli e nipoti di docenti e primari, di aziende che si inventano esternalizzazioni e cessioni di rami di azienda per poter lasciare a casa la gente anche se sono in utile per miliardi (sì, ho proprio detto miliardi) di euro. Son forse io il più fesso ?

    Sicuramente sì, almeno lasciatemi due cose: l'art 18 e NfA. Del resto, che noia sarebbe la vita senza contraddizioni ?

    Comunque, bravi vi leggo sempre con piacere. E visto che sono uno che paga i suoi sbagli (appunto, un pirla) ho appena fatto la mia piccola donazione. (Piccola, già che pago almeno che paghi il meno possibile).

     

     

     

     

     

    Non credo che avere l'onestà intellettuale e il coraggio di fare autocritica e di mettere in discussione le proprie scelte passate voglia dire essere un pirla. 

    Questa cosa dei privilegi distributi sotto forma di mollicchine a tutti è preoccupante perchè implica che tutti seppure in misura maggiore o minore affondano il grugno nel truogolo e perchè rende le riforme difficili, se non impossibili.

    In più è diffusa la convinzione che noi stiamo bene perchè non neghiamo un piatto di pasta a nessuno. Certo, dinnanzi alla messa in discussione di alcuni benefici materiali potrebbe soccorrerci la consapevolezza dei costi nascosti o della nocività della difesa delle condotte che vogliamo preservare...per questo è importante che blog come nfa dicano quanto è grave la situazione e quali costi nascosti vi siano dietro i deschi attovagliati e apparecchiati nei quali continuamo a mescere spesa pubblica e privilegi...fossero anche da quattro soldi.

     

    sono l'unico a cui danno fastidio i propri privilegi?

    pensatela come volete che sono morto-che-cammina, un fantasma ma fate come non esistessi, grazie. cmq non ho paura di sbagliare e questo la dice lunga sulla scientificità di certi psicologi.

     

    la flessibilità nel mercato del lavoro produce benessere per la collettività

     


    Onestamente mi pare un'affermazione un pochino vaga e non necessariamente corretta. Che tipo di flessibilità del lavoro? Numerica? Funzionale? Salariale? Oraria? E poi cosa si intende per benessere della collettività? GDP? Produttività? Possiamo introdurre il coefficiente di Gini in questa misura? E per quale collettività? Vale per gli Stati Uniti, Germania e Francia allo stesso modo? Insomma, ci sarebbe molto da discutere prima di poter mettere in grassetto un'affermazione così generica.

    Ma vabbe' (1). L'articolo parla di privilegi e pare partire dall'idea della tutela reale del lavoro come elemento di privilegio per alcune categorie di lavoratori. Qui abbiamo bisogno della definizione di privilegio, direi. Il primo vocabolario on line mi dice che privilegio è "concessione particolarmente vantaggiosa accordata a una o a poche persone in deroga alla norma comune". 

    C'è da dire che fino a un po' di anni fa la regola comune era l'assuzione a tempo indeterminato e pertanto, almeno nelle grandi aziende, l'obbligo di reintegrare il lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, non era un privilegio, bensì la norma. A dir la verità, a tutt'oggi quella sarebbe ancora la norma, mentre i contratti a tempo determinato, a progetto e via dicendo dovrebbero essere l'eccezione. Ma vabbe' (2).

    Le riforme del mercato del lavoro dell'ultimo decennio in Italia sono andate in una direzione ben precisa: quella di una deregolamentazione fatta perlopiù con i piedi, tanto da rendere insoddisfatti imprenditori e lavoratori.

    Intanto il famigerato art.18 è diventato il simbolo di tutti i mali del mercato del lavoro da un lato e di tutte le battaglie sindacali dall'altro. Come se non ci fossero carenze istituzionali e strutturali ben più gravi che non consentono al sistema di muoversi efficacemente né verso una piena liberalizzazione né verso una maggiore coordinazione.

    Insomma, l'argomento è molto interessante e meriterebbe di essere approfondito, magari senza la retorica "pro o contro l'art.18" e senza mettere troppa carne al fuoco (notai, tassisti, evasori fiscali e George Orwell). Altrimenti si rischia di bruciare l'arrosto.

    Ora torno ai miei romanzi Harmony, mentre immagino che Famularo guarderà USA-UK in mutande, bevendo una birra Duff. ;-P

     

     

    la flessibilità nel mercato del lavoro produce benessere per la collettività

     


    Onestamente mi pare un'affermazione un pochino vaga e non necessariamente corretta. Che tipo di flessibilità del lavoro? Numerica? Funzionale? Salariale? Oraria? E poi cosa si intende per benessere della collettività? GDP? Produttività? Possiamo introdurre il coefficiente di Gini in questa misura? E per quale collettività? Vale per gli Stati Uniti, Germania e Francia allo stesso modo? Insomma, ci sarebbe molto da discutere prima di poter mettere in grassetto un'affermazione così generica.

     

    Un concetto espresso in 11 parole rischia di essere forse banale ma proviamo a pensare al suo opposto: "La rigidità nel mercato del lavoro produce danno per la collettività." Anzi, per meglio dire "Ogni rigidità in ogni mercato produce un danno alla collettività". Dove per rigidità non si intende qualsiasi legge ma quel tipo di legge che stabilisce i costi, i prezzi o influisce su di essi (come l'equo canone) e che blocca o vincola la libera circolazione di beni, servizi e lavoratori nel mercato (nei rispettivi mercati). 

    La formulazione sui danni della rigidità mi pare piu' chiara e convincente e trova le sue radici in studi che definirei "classici".

    Quanto al previlegio ed alla norma comune, non mi pare che la reintegrazione sia la norma nei paesi occidentali. A mio avviso la normativa italiana rimane un previlegio nell'ambito dell'universo di riferimento dell'economia occidentale (diverse centinaia di milioni di lavoratori tra EU, USA, Canada ecc).

    Francesco

     

    Onestamente mi pare un'affermazione un pochino vaga e non necessariamente corretta.

    Sicuramente la frase sulla flessibilità è generica, tuttavia  il significato letterale mi pare sia inequivoco e sul punto che sia  sia o meno corretto ha chiarito  Francesco Forti, che ringrazio.

    Il tono un pò sintetico della frase era dovuto al fatto che in quel momento non mi premeva tanto esprimere in modo troppo rigoroso, un'idea che trovi qualunque libro, quanto evitare che un lettore distratto prendesse seriamente la retorica buonista che io usavo come spunto di partenza (certo prendere sul serio nfA vs reality show vuol dire essere moooolto distrati, ma non si sa mai).

    Che tipo di flessibilità del lavoro?

    Trovamene una che faccia danno a qualcuno. Se il salario lo negoziano liberamente chi domanda e chi offre lavoro non c'è il pericolo che un salario artificialmente imposto produca incentivi a non lavorare o a non lavorare 'in regola'. Se ho flessibilità di orario o posso lavorare da casa significa che nello stesso giorno posso fare cazzi miei privati e lavorare alcune ore. Se questa flessibilità manca io devo prendere un giorno di ferie e il mio datore di lavoro riceve in ritardo quel lavoro che potrei fare quel giorno: perdiamo in due. Se posso lavorare part time vuol dire che all'inizio e alla fine (ma anche in mezzo) della mia carriera posso lavorare e studiare e fare altro senza dover scegliere tra fare solo quello o quello. Il datore di lavoro non deve comprare  necessariamente  un lavoratore full time perchè magari non lo utilizzerebbe completamente  e così vinciamo in due.

    ovviamente mettere a repentaglio la salute del lavoratore  (es lavorare in condizioni non sicure o ininterrottamente per periodi eccessivi) non fa parte della flessibilità

    E per quale collettività?

    Se emerge il lavoro nero ne beneficiano tutti i cittadini perchè lo stato  ha più risorse a disposizione, ma  anche perchè grazie alla flessibilità dei prezzi le risorse vengono  allocate in modo più efficiente. Se si può lavorare part time, non ne beneficiano solo i lavoratori e i datori di lavoro che preferiscono quest'opportunità, ma tutti vivono meglio in un ambiente dove hanno a disposizione una possibilità in più rispetto al tutto o niente. Questo detto in modo frammentario e non organico perchè economista non sono e lascio a ne sa più di me i grafici e le formule per le dimostrazioni rigorose. Visto che però sono bravo a divagare, se non è chiaro che con collettività mi riferisco include proprio tutti ecco un esempio stile "battito di ali di farfalla": se in nuova zelanda liberalizzano l'allevamento di agnelli, ammesso che gli stati uniti non impongano dazi, i consumatori usa potranno beneficiare di prodotti più convenienti e le risorse impiegate nell'allevamento potrebbero essere impiegate in modo più fruttuoso (il proprietario di un allevamento non più fruttuoso lo vende a chi ci fa altro e investe i soldi nella produzione di un film a hollywood:): una volta partito il circolo virtuoso un prezzo flessibile in nuova zelanda, a meno di barriere che interrompano il processo, può contribuire al benessere del pianeta. 

    l'obbligo di reintegrare il lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, non era un privilegio, bensì la norma.

    forse mi sono espresso  male: il privilegio sta nel fatto che alcuni lavoratori beneficiano di una protezione che altri non hanno. Non è rilevante se sia un privilegio assicurato dalla legge o basato su una cattiva prassi il punto è che alcuni possono fare cose che altri non possono. La differenza non la determinano differenti abilità o capacità, ma una norma che alcuni protegge e altri no. Io questo lo chiamo privilegio.

    Intanto il famigerato art.18 è diventato il simbolo di tutti i mali del mercato del lavoro da un lato e di tutte le battaglie sindacali dall'altro. Come se non ci fossero carenze istituzionali e strutturali ben più gravi che non consentono al sistema di muoversi efficacemente né verso una piena liberalizzazione né verso una maggiore coordinazione.

    Non era mia intenzione stigmatizzare l'art 18, dico solamente che si tratta di un privilegio come ve ne sono altri e mettervi mano è complicato dal fatto che ci sono altri privilegi in essere.

    Insomma, l'argomento è molto interessante e meriterebbe di essere approfondito, magari senza la retorica "pro o contro l'art.18" e senza mettere troppa carne al fuoco (notai, tassisti, evasori fiscali e George Orwell). Altrimenti si rischia di bruciare l'arrosto.

    Io la retorica del pro o contro non volevo mettercela, se la vedi fammi capire dov'è che aggiungo nota di rettifica. Sulla carne al fuoco non volevo fare casino, ma il punto dell'articolo è proprio i gruppi privilegiati sono tanti, per cui fa parte del discorso accostare i dipendenti protetti ai commercianti evasori,magari la prospettiva di guardarli come soggetti accomunati da uno status privilegiato potrebbe essere la prospettiva non proprio banale di tutto il post, che ne pensi?

    Ammetto che Orwell alla fine potevo risparmiarmelo e forse esce un pò fuori traccia, però, sperando di non aver appesantito troppo il discorso, l'idea era di concludere agganciando un ragionamento un pò astratto (le classi di privilegiati) con delle considerazioni più terrene (parlare di certe cose è necessario) e in qualche modo attuali (oggi più che mai bisogna tenere desta la memoria).

    La birra duff la vedo tutti i giorni al bar perché qualche genio del marketing la portata nel mondo reale, uno di questi giorni cederò sicuramente alla tentazione di comprarla...

     

    C'è da dire che fino a un po' di anni fa la regola comune era l'assuzione a tempo indeterminato e pertanto, almeno nelle grandi aziende, l'obbligo di reintegrare il lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, non era un privilegio, bensì la norma.

     

    Massimo ha risposto meglio di quanto saprei fre, ma per mettere i puntini sulle i, ti ricordo che questi son sempre stati una minoranza tra i dipendenti.La norma in una minoranza resta un privilegio perfino in senso stretto.

    Un altro aspetto dei contratti atipici è che le minori tutele (e privilegi) non sono compensate da un salario più alto, anzi!

    In secondo luogo un contratto a tempo indeterminato sembra essere l'unica chiave per accendere un mututo, di qualsiasi tipo, io stesso all'epoca per comprare la mia prima automobile (usata) del valore di poche migliaia di euro dovetti far firmare anche mio padre perché non ero a tempo indeterminato (e probabilmente ero troppo giovane non so) (vanificando anche l'intenzione di non dover dipendere dai miei genitori).

    Una cosa che rende "difficilmente digeribile" un discorso sull'art.18, inteso come privilegio o comunque come tutela troppo rigida, è secondo me la "percezione" del vantaggio ottenuto, rapportato con quello di farmacisti, notai, parlamentari. Insomma vien facile "incazzarsi" quando ci si sente dare dei privilegiati dopo 8 ore in fabbrica per uno stipendio che se ne va quasi tutto in mutuo e bollette. Insomma forse è il caso di provare un approccio con dialettica più soft.

     

     

    Un altro aspetto dei contratti atipici è che le minori tutele (e privilegi) non sono compensate da un salario più alto, anzi!

     

    In effetti questo è l'aspetto più sorprendente e controintuitivo del sistema.

    Salve a tutti, mi sono appena iscritto su NFA ma seguo il forum già da diversi mesi. Per completezza aggiundo che sono un "pessimo" studente di economia in quel di Padova.

    Premesso questo vorrei replicare a Corrado Ruggeri e alla sua "sorpresa" di fronte all'attuale scenario del mercato del lavoro. In Italia non c'è UN mercato del lavoro, ce ne sono DUE, si parla, correggetemi se sbaglio, di dualismo del mercato del lavoro: da una parte chi è entrato nel mercato almeno una quindicina di anni fa, prima delle incomplete (e pertanto pessime) riforme del mercato del lavoro dei governi Berlusconi e compagnia bella, dall'altro chi è entrato nel mercato del lavoro dopo tale data. Se sommiamo a questo scenario:

    1) la rigidità data dagli ordini professionali (li abolirei tutti domani mattina)

    2) quella nel mercato dei capitali (sul serio qualcuno riesce a immaginarsi un 20enne che entra in banca pieno di volontà, idee, competenze e se ne esce con i capitali per iniziare una qualche attività? A tal proposito il dialogo surreale scritto da Massimo Famularo è esemplare)

    3) i raccomandati, che ce ne sono sempre e ovunque

    come si può sperare che i contratti atipici paghino di più se i lavori residuali sono fare l'operatore al Call Center o simili?

     

    Infine

     

    Una sorta di "Costituzione del lavoro"

     

    Bene, mancano giusto alcune norme in più, alle migliaia che gà compongono l'ordinamento italiota: guai lasciare agli individui qualche grado di libertà, chissà che conseguenze devastanti ......

    Già che ci siamo, perché non stabilire la frequenza delle minzioni durante l'orario di lavoro, il numero di virgole ammissibili in una comunicazione - rigorosamente scritta - tra le parti, le graduatoria inderogabile delle assunzioni, or whatever?

    Non voglio prendermela con te - ci mancherebbe, non ne ho motivo - ma davvero non ti rendi conto che è proprio questa iperegolamentazione, di cui abbiamo luminosi esempi, uno dei grandi problemi di questa landa desolata? E non ti pare ovvio che il regolatore di turno ne sappia meno - di default - rispetto a chi è coinvolto nelle singole realtà e, dunque, che sia molto probabile non renda un buon servizio a ciò che vuole normare?

     

    sottoscrivo dalla prima all'ultima riga, soprattutto l'incompetenza della nostra classe dirigente (quando penso che la Trota prende 15k euro al mese e io sono ridotto a fare il servizio civile a 3,40 l'ora mi cadono i co***oni)

    Infine una mia riflessione sullo stato attuale dei "giovani":

    Siamo oggettivamente la generazione che lo sta prendendo in quel posto, perchè non reagiamo?

    La mia risposta tiene conto di 2 fattori, uno esogeno al sistema e uno endogeno, quello esogeno è demografico: siamo, in proporzione ai nostri vecchi, pochi, questo fa si che il dibattito politico si concentri su questioni che fanno presa sulla massa votante: "la prossima generazione non vota"; quello endogeno, a mio avviso, sono i media, volutamente scadenti, reprimono a suon di reality e str***te varie le coscenze degli italiani, non danno spazio a nulla che non sia approvato e certificato dai nostri politici principalmente di questa destra socialista, visto che mr. B controlla praticamente tutto.

    sottoscrivo dalla prima all'ultima riga, soprattutto l'incompetenza della nostra classe dirigente

    Su questo non v'è ombra di dubbio. Probabilmente non mi sono spiegato bene. Non ho dubbi che la nostra classe politica dirigente sia scadente (per non dire di peggio), e lo sia oramai da decenni. Parentesi, lo siamo anche noi (intesi come italiani tutti) che li votiamo (parlo della massa degli elettori, quelli che, per es., parlano sempre e solo di calcio).

    Ciò di cui stavo parlando era una plausibile discussione fra persone in grado di far funzionare il cervello, come quelle che frequentano nFA, a prescindere dalla situazione politica attuale. Lo so, può sembrare un controsenso, ma nella scienza (questo è un mio tentativo di estrapolare l'approccio Galileiano all'economia ed alla politica; se è una cretinata o meno sta a voi, economisti, illuminarmi ;-) vi sono due approcci ai problemi:

    1) il Top - Down

    2) il Bottom - Up

    Io tentativamente, e probabilmente in maniera molto ingenua ed umile, cercavo di prospettare il secondo, cioè partendo da ciò al quale vorremmo arrivare per poi, gradualmente, risalire fino a come realizzarlo in pratica. Magari si scopre che non è possibile, o che è necessario aspettare una classe dirigente diversa....

     

    In Italia non c'è UN mercato del lavoro, ce ne sono DUE, si parla, correggetemi se sbaglio, di dualismo del mercato del lavoro

     

    Dici bene Enrico. Ma il dualismo del mercato del lavoro non ce lo siamo inventati in Italia. Se non sbaglio ne parlavano già negli Stati Uniti negli anni 50 e poi 70. C'era un mercato 'primario' caratterizzato da maggiore stabilità, redditi più alti, lavori 'migliori', più alte possibilità di avere una carriera; e un mercato secondario caratterizzato da posti di lavoro instabili, redditi bassi, lavori peggiori, basse possibilità di carriera.

    Semmai in Italia stiamo assistendo a strani fenomeni per cui anche lavoratori altamente qualificati iniziano ad entrare in un mercato secondario 'parallelo' ...

     

     

    prima delle incomplete (e pertanto pessime) riforme del mercato del lavoro dei governi Berlusconi e compagnia bella

     

    La prima e più importante di queste riforme è la legge Treu, approvata durante il Prodi 1.Pessima perchè ha creato il dualismo nel mercato del lavoro, ma efficace nel ridurre la disoccupazione.

    Purtroppo ricordo che quando BS finse di voler abrogare l'articolo 18 (la norma su cui si scannò mezza italia riguardava mi pare poche migliaia di lavoratori) i sindacati finsero che fosse la fine del mondo(1) ed i futuri esclusi salirono sulle barricate a difendere i privilegi altrui, che peraltro non erano in discussione.

    (1)Si fosse tratatto davvero di abrogare l'articolo 18 la reazione sarebbe stata comprensibile

    Grazie della risposta ma, (come avevi intuito mettendo "sorpresa" tra virgolette) la mia era una "sorpresa retorica". In realtà è perfettamente chiaro perchè questo avviene, nondimeno sarebbe logico ed auspicabile il contrario.

     

    quello endogeno, a mio avviso, sono i media, volutamente scadenti, reprimono a suon di reality e str***te varie le coscenze degli italiani, non danno spazio a nulla che non sia approvato e certificato dai nostri politici principalmente di questa destra socialista, visto che mr. B controlla praticamente tutto.

     

    Ora provo a plasmare la tua giovane mente*** con quella che sta diventando una mia fissa.

    Premetto, per evitare equivoci, che è innegabile che i media influenzino le coscenze (adoro "1984") ma, oggettivamente: i media italiani (soprattutto radio/tv) hanno sempre fatto schifo.Anche quando il giovane D'alema tirava Molotov e il giovane Ferrara era iscritto a Lotta Continua. Molto probabilmente continueranno a fare schifo anche dopo che BS ci lascerà. Quindi non cercherei lì la causa delle nostre miserie, mi sembra una scusa che raccontiamo a noi stessi: "saremmo un popolo tanto bravo ed intelligente se invece di farci vedere il GF ci trasmettessero i programmi della tv tedesca!"

    PS

    ***a meno che con "pessimo studente" intendi che sei un fuoricorso del '69 :-) a proposito..hai l'orecchino

     

    Premesso che non vi erano dubbi che la tua sorpresa fosse retorica, volevo solo far notare, come poi ha giustamente detto elisa, che si va creando un mercato del lavoro secondario e chiuso! Qui il problema è l'assenza di competizione, e basta.

    A proposito della tv, avendo 23 anni (24 a breve), il mio "campione statistico" è piuttosto ridotto, certo è che se Riotta faceva ridere Minzolini fa disperare... Ti credo sulla parola che la tv ha fatto sempre schifo ma ho l'impressione che il trend degli ultimi anni punti sempre più in basso...

     

    Vi svelo un segreto: basta non guardarla ;)

    Io sono anni che ho smesso e più ne sento parlare più mi convinco di aver fatto bene. Il poco che si salva in TV prima o poi  lo trovi anche sul web(anche in modo non esattamente lecito).

    Ho interrotto la mia astinenza per guardare Boldrin a Ballarò e sono rimasto deluso da poco spazio che ha avuto e dal casino assurdo che lo circondava.Molto meglio registrare l'evento con vcast e guardare solo quello che ha detto Michele. 

    Io penso di no. Semplicemente si è evoluto lo spettatore (anche grazie a internet) e si rende conto di quando viene "coglionato".

    Un esempio per tutti: il mitico Brunone Vespa quand'era al TG1 ('89-'92) non diede notizia del risultato delle elezioni in provincia di Mantova. Non si tratto di un "buco". Aveva seguito la campagna elettorale nei giorni precedenti sperando (e spingendo) per una vittoria DC. Quando la Lega vinse ignoro il fatto, alle proteste che seguirono si giustificò : "Il mio editore di riferimento è la DC".

    Ora, più grave del fatto in sè, è che sono passati piu di vent'anni e fra i vari governi che si sono succeduti nessuno ha mai nemmeno provato a riformare la Rai. L'unica "riforma" che si concepisce è quella di sostituire i lottizzati dell'altra parte politica con quelli della propria.

    Uso il termine "concepire" non a caso. Ritengo la mancanza di cultura democratica endemica agli schieramenti politici italiani...non ci arrivano proprio con buona pace di Voltaire che pure avranno letto a scuola.

    Per esempio in una situazione come quella italiana (con Berlusconi che controlla praticamente tutto) può essere un bene che ci siano "Annozero" o "Parla con lei", ma sentire che vengono considerate baluardi della libertà di parola quando sono solo trasmissioni di propaganda (anche se dell'opposizione) mi fa disperare.

     

     

     

     

     

     

     

    Vari interventi hanno sottolineato come la parola  "privilegio" possa risultare inappropriata o sgradevole. Credo non sia una questione puramente nominalistica e che offra uno spunto interessante quando si discute di tematiche come l'art. 18 dello statuto dei lavoratori.

    Privilegio si può intendere come caratteristica discriminante tra gruppi di individui, che è la mia accezione nel post, oppure come prerogativa non meritata, che è il modo in cui intendono alcuni commentatori. Questa distinzione chiarisce metà dei possibili equivoci. Per chiarire l'altra metà occorre specificare che il livello di tutela può variare parecchio, ad esempio dall'estremo  "posso licenziarti solo perché sei gay" all'altro "non riesco a licenziarti neanche se rubi."

    Non credo che la legge prescriva di non poter licenziare chi ruba (mi corregga pure chi ne sa più di me), tuttavia una cattiva applicazione della legge fa sì che questo avvenga. Quello che distorce il mercato e io e altri riteniamo non desiderabile potremmo definirlo  l'eccesso di tutela, che probabilmente non risiede neanche nel dettato della legge, quanto nella sua distorta applicazione. Estendere l'eccesso di tutela di tutela sarebbe deleterio: è un elemento sicuramente negativo da ridurre. Di tutele di base invece si può sicuramente trattare e, ove non ci fossero per alcuni, può essere una buona idea introdurle e non credo siano distorsive della concorrenza. Basta  chiarire di che tutele parliamo.

    Non quindi art 18 sì o no, come a dover scegliere tra bianco e nero. La realtà, purtroppo ricade sempre in una qualche tonalità di grigio.

    Ottimo post chiarificatore. Mi piace la definizione "eccesso di tutela". Nel pubblico, purtroppo, esiste. Nel mio piccolo ho visto che all'estero un direttore ha facoltà, se fortemente motivata, di licenziare. O comunque di imporre una certa etica (per es. richiamare quando uno fa sistematicamente 2 giorni di malattia alla settimana...). Qui da noi è impossibile. Non ci sono gli strumenti per poter intervenire. Non solo, ma un direttore che faccia un richiamo ad un dipendente pubblico è visto come un "rompi...".

    Serve pure un cambio di mentalità. My 2 c....

    Credo di non poter far altro che concordare in pieno con questa precisazione!

    [Riguardo alla conferma che chiedevi: si puo' licenziare chi ruba praticamente 'in tronco'. Ma, a conferma di quello che dici sull'eccesso di tutela, so di persone - in aziende enormi ovviamente - pescate a rubare (letteralmente) e lasciate al loro posto]

    Non ho scritto commenti specifici all'articolo di  di Marco Esposito  in ottemperanza al saggio consiglio dell'amico Ludwig.

    Lascio cadere qui uno spunto: non è un privilegio disporre di un medico compiacente che certifichi mali nei giorni di sciopero o di partita? 

    Non c'entra nulla la FIOM o i metalmeccanici e neanche credo sia appannaggio del solo sud Italia. E' questo malcostume una prassi risolvibile negoziando coi sindacati? I datori di lavoro (e in primis lo stato che di lavoro in Italia tanto ne da) ricevono il danno più immediato, ma non vengono danneggiati anche quei tanti lavoratori onesti che porcate non ne fanno, ma che subiranno le conseguenze per l'intera categoria? Nel privato penso al trasferimento all'estero degli stabilimenti, nel pubblico alla caccia all'ammalato targata Brunetta.

    Tra le misure per migliorare la competitività del nostro paese, ci può stare anche una tirata d'orecchi a qualche medico un pò troppo indulgente? 

    No comment...

    Questo ne ha ha parecchi di privilegi!

    Condivido, benché non addetto ai lavori, l'articolo e il suo spirito. Vorrei solo riportare alla memoria un documento che sembra totalmente dimenticato dal paese: il Libro bianco sul Lavoro del compianto Marco Biagi, presentato nel 2001 assieme (ma tu guarda un po'!) a Maurizio Sacconi. Lo trovai e lo trovo tuttora di sraordinario interesse. 

    Certo, ci si può arrivare per gradi, forse, come l'articolo suggerisce. Comunque mi pare un cammino da fare e un programma politico vero e serio. Ma intanto sono passati 9 anni e siamo al solito nulla di fatto.

    Sull'art. 18: ho sostenuto, a suo tempo, la sua abrogazione referendaria:

    1. perché di fatto quanti ne hanno usufruito costituiscono una percentuale davvero risibile (non ho i dati, ma ricordo bene che era così);

    2. perché il licenziamento era/è regolamentato anche da altre leggi, ma con modalità differenti dal'art.18;

    3. perché un reintegro forzoso (e questo spiega in parte il punto 1.) in piccole aziende spesso e volentieri dà luogo  a "mobbing" verso l'interessato, quando già non fosse stato messo in atto in precedenza;

    4. perché difficilmente un operaio s'imbarca in lunghe e costose cause civili;

    5. perché era di gran lunga preferito (i dati lo dimostrano) il danaro al reintegro, dunque tanto valeva aumentare anche al doppio o più la buonuscita e amen;

    6. perché ciò che va difeso è il lavoro, non il posto per chi già ce l'ha.

    Chiaro, poi, che l'abrogazione dell'art. 18 va vista in un quadro complessivo di revisione del mercato del lavoro. Ragione, questa, per la quale ho ritenuto di linkare il Libro bianco di Biagi: ottima occasione, mi pare, se qualcuno non lo conosceva, per leggerlo con attenzione.

     

    Vediamo se lo capite questa volta, la collaborazione tra me e voi non inizierà mai, me ne frego di quello che possiate offrire e di quanto abbiate speso. aspetto la mia sentenza, non mi interessa quale possa essere. Mi avete rovinato la vita ma almeno un po' ve l'ho rovinata anch'io la vostra.

     

    ma se vi interesso così tanto perché non mi avete mai ascoltato e vi riferite sempre a cose dette una sola volta 3 anni fa per di più sotto pressione psicologica della polizia?

     

    Non è un gioco di coordinamento, non mi fa paura neanche finire a guantanamo quindi fuori dalle palle

     

    Caro Caos, non capiamo il commento, che ci pare un po' inquietante. A chi ti stai rivolgendo? Speriamo non a noi - e speriamo soprattutto di non aver rovinato la vita proprio a nessuno. Cosa succede? Possiamo essere di aiuto?