No all’economia hamiltoniana degli Eurobonds

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Più di duecento anni fa, Alexander Hamilton creò gli US Bonds sostituendo le obbligazioni dei 13 stati dell'unione. La motivazione principale fu di rafforzare il governo centrale americano creando dipendenza finanziaria verso di esso. Oggi l'eurobond è visto come la salvezza da tassi d'interesse alti, ma concedendo il potere fiscale di emettere debito a un ente europeo non si fa altro che compiere il penultimo passo verso l'unione politica europea.

Nei primi anni dopo l'indipendenza americana ancora non era chiaro che struttura politica la neonata nazione avrebbe adottato, perché sotto la guida del primo presidente George Washington si scontrarono due scuole di pensiero. Da una parte c’era Thomas Jefferson che difendeva l’autonomia dei singoli stati e auspicava il decentramento per poter lasciare più potere vicino ai cittadini, e quindi spingeva per un governo nazionale debole e limitato. Dall’altra c’era Alexander Hamilton che aspirava ad un governo nazionale potente e con autorità sopra le assemblee dei singoli stati dell’unione. L’America indipendente nasceva in un mondo dominato da superpotenze europee bellicose e monarchiche, e le idee di Hamilton ebbero la meglio nel determinare nella politica di George Washington la necessità di avere un governo centrale forte.

Dopo aver finanziato la guerra d’indipendenza gli stati americani si ritrovavano fortemente indebitati. Non solo l’esercito era stato pagato con buoni, ma ogni stato d’America si era anche pesantemente indebitato con cambiali verso fornitori privati per gli armamenti. Hamilton, come primo Segretario del Tesoro americano, si trovò da gestire $54 milioni di debito (il 30% del Pil di allora), di cui $11 milioni verso paesi stranieri, e $27 milioni di debito di ogni singolo stato. Hamilton trovò prima di tutto doveroso ripagare il debito straniero perché per una neo nazione era indispensabile onorare i propri creditori esteri per costruire la credibilità necessaria per futuri prestiti. Per questo vennero introdotte nuove tariffe e un’accisa sui liquori; ironicamente, la popolazione si trovò con più tasse rispetto a quelle britanniche che avevano fatto scatenare la rivoluzione americana. Nel 1794 ci fu anche una ribellione in Pennsylvania contro l'accisa sul whiskey, ma venne repressa da un esercito capitanato da Washington e dallo stesso Hamilton, e finanziato dalle stesse tasse che venivano contestate.

Ma la parte più notevole della politica economica hamiltoniana riguardò il debito dei singoli stati. Hamilton pretese che il governo centrale dovesse assumersi tutto il debito dei 13 stati, emettendo al proprio posto dei nuovi US Bonds, proprio come gli eurobonds proposti in questi giorni dovrebbero sostituire i Btp italiani. Nel processo Hamilton fece fare un mini default parziale sul debito domestico, considerando il valore totale di debito statale di $25 milioni (anziché $27 milioni), e decise che il capitale iniziale non sarebbe stato ripagato, ma solo gli interessi fissati al 4%. Naturalmente le risorse monetarie per ripagare gli interessi venivano raccolte da ulteriori tasse imposte pressapoco sugli stessi cittadini che detenevano le obbligazioni del loro stato. Ma creando un debito nazionale Hamilton si assicurava che gli investitori avessero un interesse finanziario nel vedere sopravvivere e rafforzato il governo centrale, evitando così il rischio di potenziali secessioni in un periodo politicamente ancora molto fragile. Nazionalizzando il debito Hamilton diramava la burocrazia del Tesoro in tutto il paese creando legami diretti tra le elites finanziarie locali e il governo centrale, diminuendo così l’influenza politica delle assemblee di ogni singolo stato dell’unione. Hamilton ebbe la meglio su Jefferson nel formare il profilo degli Stati Uniti, anche se poi morì ancora giovane in un duello. Thomas Jefferson invece diventò presidente e proprio grazie al sistema finanziario di Hamilton trovò prestiti esteri per acquistare i territori  della Louisiana che raddoppiarono le dimensioni territoriali della giovane nazione americana.

C’è un parallelo tra la nascita degli US Bonds 220 anni fa e l’auspicare l’arrivo degli eurobonds oggi. È vero che, a differenza degli stati americani, i paesi europei non si sono integrati grazie ad una guerra contro un nemico comune. È comunque da decenni che l’Europa raccoglie i vantaggi di una integrazione economica, che include il commercio, il mercato del lavoro, e i flussi finanziari. Oltre questa integrazione economica, da una decina d’anni parte dell’Europa ha deciso di integrarsi ulteriormente gestendo la più grande unione monetaria tra paesi indipendenti. Per quanto si dica, condividere l’euro non era una scelta inevitabile e necessaria per mantenere l’integrazione economica. Basta osservare che paesi come la Svezia e la Gran Bretagna rimangono tranquillamente parte dell’Unione Europea, ma non dell’Unione Monetaria Europea. Adottare una politica monetaria comune ha avuto comunque i suoi vantaggi, anche se richiedeva un coordinamento della politica fiscale, delineato grossomodo dai parametri di Maastricht, che non sempre è stato atteso. Ma per molti l’avvento dell’euro non serviva solo a facilitare l’integrazione economica tra paesi indipendenti, ma era visto come un passo intermedio verso una integrazione politica per un Europa più forte. Un’Europa hamiltoniana forse, perché auspicare l’eurobond altro non è che voler creare un potere fiscale centrale. Con la scusa di sollevare alcuni stati nazionali dagli interessi elevati sul debito, si finisce per dare il potere di emettere debito pubblico ad un futuro ente europeo, ed eventualmente questo come collaterale non può avere altro che il potere di tassazione al di sopra gli stati.

L’eurobond è il penultimo passo verso un’unione politica europea. L’idea può piacere, a seconda se si ascolta Hamilton nel credere che l’Europa del ventunesimo secolo ha bisogno di essere uno stato unico per poter fronteggiare meglio gli Stati Uniti e le superpotenze emergenti di Cina e India. Oppure non può piacere se si crede nella filosofia di Jefferson che i poteri di uno stato devono essere decentrati e limitati per non interferire troppo sulla vita del singolo cittadino. Di sicuro l’eurobond non è un passo imprescindibile per salvare l’Europa. È vero che convertendo il debito italiano in eurobonds si risparmia in interessi perché l’Europa intera offre più credibilità nel poter ripagare il debito italiano che il governo italiano stesso. Ma questo avviene introducendo un altro costo. Distanziando sempre di più la responsabilità di condurre una politica fiscale assennata, si continua l’incentivo all’indebitamento finché anche l’Europa stessa eventualmente si ritroverà nei panni dell’Italia oggi. Le difficoltà dell’indebitamento pubblico sono un problema intergenerazionale che deve essere risolto ora, responsabilizzando la politica fiscale a livello locale, anche affrontando il rischio di default o di svalutazione. Accorpare il debito creando eurobonds in vista della creazione di un mega stato da 500 milioni di abitanti posticipa soltanto il problema del debito ai nostri figli, proprio come il debito odierno è stato ereditato dalle scelte sventurate della generazione precedente.

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Commenti

Ci sono 37 commenti

Lodovico, ho approvato l'articolo che mi pare interessante. Devo però dire che trovo un certo ''disconnect'' tra il titolo e il contenuto dell'articolo stesso. Per quel poco che so di storia americana mi pare che tu inquadri bene il problema del dibattito Hamilton-Jefferson, compreso il fatto che Jefferson sembrò cambiare idea sui benefici del potere centralizzato una volta raggiunta la presidenza.

Però, mentre l'articolo discute il trade-off tra centralizzazione e decentralizzazione, il titolo prende esplicitamente parte contro la centralizzazione. Questo secondo me va motivato meglio. Dall'articolo non è ovvio, per esempio, che la scelta hamiltoniana sia stata nefasta per gli Stati Uniti. Il trade-off che presenti per l'Europa (che io riassumerei così: gli eurobond possono o germanizzare l'Italia o italianizzare la Germania; sono utili nel primo caso, nefasti nel secondo) mi pare sia corretto, ma per motivare il tuo titolo è necessario spiegare meglio perché si ritiene più probabile che le cose vadano male.

Per quel poco che conta la mia opinione, io argomenterei proprio a partire dall'esperienza italiana dopo l'entrata nell'euro. I benefici per l'Italia (e la Grecia) in termini di riduzione dei tassi di interesse sono stati enormi, ma è chiaro che gli incentivi al mantenimento della disciplina di bilancio sono stati gravemente insuffficienti. In effetti, è ormai abbastanza chiaro che in Italia e altrove il risparmio derivante dai bassi tassi di interesse è stato usato in buona misura per accrescere la spesa primaria. L'emissione degli eurobond rischia di replicare questa esperienza su scala ancora più grande.

linko un articolo uscito qualche tempo fa che mi sembra ci azzecchi col tema : trade-off tra centralizzazione/decentralizzazione o anche tassipiùbassi/incentivi. Non mi sembra fosse saltato fuori in post precedenti sul tema, ma magari son io che non l'ho visto.


 

Ma è presumibile che nessuno stato avrebbe carta bianca nell'emissione di eurobond, e si potrebbe quindi ipotizzare un più occhiuto controllo comunitario sui singoli membri.

 

E' vero, c'è un disconnect perché la parte sugli eurobonds non è argomentata a fondo.

Partiamo dall'euro, che altro non è l'avere una politica monetaria in comune, che però richiede un certo coordinamento fiscale. I parametri di Maastricht sono stati ultimamente ridicolizzati perché scelti un po' arbitrariamente, però il punto di fondo era che la situazione fiscale dei paesi dell'euro doveva avere una certa sintonia. Partecipare ad una unione monetaria con deficit o debito completamente al di fuori della media era voler farsi del male. Ciampi nel '98 aveva previsto/promesso un rientro sotto il tetto del 60% di debito/pil per il 2010. Le sue simulazioni si basavano su una crescita sostenuta del 3-4% all'anno (probabilmente basandosi sulla crescita artificiale di metà anni '90 causata dalla forte svalutazione della lira). In questi 12 anni bisognava intervenire con una politica pro crescita per far ridimensionare il debito, ma invece si è iniziato a dire che Maastricht non contava più finché non è arrivato il macro shock. In conclusione, l'euro è servito all'Italia per risparmiare sugli interessi senza costi sugli altri membri dell'EMU, ma ciò non toglie che sia rimasta più vulnerabile di altri ad uno shock macro. Lo stato italiano ha avuto tutto il tempo che voleva per far tesoro di questo risparmio sugli interessi, e ridimensionare i suoi numeri (primo di tutti la crescita del Pil, e di conseguenza migliorare anche il rapporto debito/pil). Quindi, io ero e sono favorevole all'euro, ma se uno stato non si assume le sue responsabilità sono affari suoi.

Veniamo all'eurobond, che per me è ben diverso. Anche qui il vantaggio per l'Italia sta nel risparmio sugli interessi. Ora che i numeri sono sull'orlo dell'insostenibilità si può dire agli investitori: "don't worry, perché se gli italiani non ce la fanno a ripagare il proprio debito ora c'abbiamo anche i finlandesi che ce lo garantiscono". Diventa un po' come un'assicurazione, lo spread si abbassa a livelli sostenibili, lo stato italiano risparmia e quindi riesce a pagare, e i finlandesi tutto sommato non devono sborsare nulla. Il problema però è che stai dando ad un tossicodipendente l'ennesima opportunità. In cambio degli eurobonds gli italiani faranno quattro capriole come hanno fatto con Prodi per entrare nell'euro, ci saranno dei sacrifici, delle tirate di cinghia, delle patrimoniali, proprio come nel 1998. Poi, una volta fregati i cugini europei, e una volta istituzionalizzato questi eurobonds chi ce lo fa fare di metterci a dieta quando alla fin fine paga pantalone? Perché una volta che hai l'eurobond hai passato la patata bollente ad un ente europeo che viene garantito da tutta l'Europa. Io mi indebito, e poi paghiamo tutti assieme.

Il parallelo con Hamilton finisce qua perché non è che ha detto agli stati di indebitarsi pure, che dopo garantisce lui con gli US Bonds. La sua mossa era basata sul rafforzare il governo centrale creando quel legame finanziario che ho descritto (un po' come i pensionati si sentono legati allo stato perché pensano che in una cassaforte dell'INPS ci siano dentro 30 anni dei loro contributi in ostaggio...). Poi se gli stati si indebitavano per conto loro non veniva il governo centrale in soccorso, ma si arrangiavano con i loro creditori. Perlomeno mi pare sia così oggi, forse mi sbaglio e magari ci sono stati casi contrari. Il punto è che la mossa di Hamilton mirava a rafforzare una unità politica e non di salvare degli stati indebitati. Allo stesso modo, a lungo andare gli eurobonds non salvano per niente dai vizii italiani, ma li vedo solo come una scusa per continuare un accentramento politico in Europa. A qualcuno puo' piacere e auspica degli Stati Uniti d'Europa. Ok, ognuno ha i suoi gusti, ma non venitemi a dire che serve per risolvere i problemi dell'indebitamento. Forse darà un sollievo temporaneo, ma alla fine è un disincentivo.

Condivido pienamente. Il risultato sarebbe che i festaioli farebbero ancora più festa...

nell'immediato sono contrario agli eurobond proprio perchè (a quanto ne capisco) farebbero da incentivo ad ulteriori indebitamenti. Pensando al futuro dell'unione devo dire che l'ottica ''hamiltoniana'' mi piace sempre più. Come ''attitudine'' sarei  per una UE molto federalista, ma la cronica incapacità italica di eleggere una classe politica decente (dico ''decente'' cioè almeno ''non da barzelletta" chè sullo svilupparne una "buona" ci ho messo la croce su da un pezzo) mi porta a cambiare idea. Se governo centrale deve essere che sia a Berlino o Parigi piuttosto che a Roma (e lo dico con tanta amarezza)

Se governo centrale deve essere che sia a Berlino o Parigi piuttosto che a Roma

Perché deve per forza essere un governo centrale? Per me l'Europa di Carlo Magno, di Napoleone o di Hitler non era meglio dell'Europa, diciamo, rinascimentale...

Messa così verrebbe da essere favorevoli a questa novità: da quel che capisco negli USA i nuovi titoli federali hanno tolto ai singoli stati il controllo sul proprio debito, rendendo impossibili casi come quello greco (e anche quello italiano).

Però temo che il punto sia chi controlla queste emissioni, gli USA avevano un governo centrale forte e sostanzialmente democratico (anche se la legge elettorale "federale" per l'elezione del presidente lascia parecchie perplessità), oltre che appena nato, in Europa avremmo l'ennesima lotta dei governi nazionali per il controllo (che già hanno cominciato Merkel e Sarkozy con quest'idea di un governo economico da loro nominato e sovrapposto a quello identificato dai trattati, che è la commissione). Se non sbaglio il predominio dei governi nazionali sui poteri comunitari è proprio una delle cause della mancata applicazione dei trattati di Maastricht con i conseguenti scambi di favori che hanno reso possibile il comportamento dei "festaioli".

negli USA i nuovi titoli federali hanno tolto ai singoli stati il controllo sul proprio debito, rendendo impossibili casi come quello greco

No. L'accorpamento del debito non era stato fatto per salvare qualcuno dei 13 stati da un indebitamento insostenibile.

Il fallimento del Minnesota mi sembra l'esempio perfetto. L'Europa non ha lasciato fallire neanche la Grecia che aveva un suo debito pubblico. Temo che anche l'impatto di un default sarebbe diverso: i dipendenti pubblici del Minnesota licenziati possono andarsene in un altro Stato a cercare fortuna. Per un greco è molto più difficile trovare lavoro in Germania.

Credo sia per questo che un'eventuale unione politica non sarà null'altro che una transferunion come sostengono i tedeschi. E sono d'accordo con Lodovico Pizzati che non avrebbe possibilità di successo.  

Il fallimento del Minnesota mi sembra l'esempio perfetto. 

Forse avrebbe potuto essere l'esempio perfetto di qualcosa, se fosse avvenuto.

Ma non essendo MAI avvenuto trattasi, ovviamente, dell'esempio perfetto del niente.

P.S. Se entri "minnesota default" in Google escono quasi solo siti italiani che parlano di questo non evento! E le parole "minnesota default" sono inglesi, quindi l'effetto non è dovuto alla lingua! Pazzesco!

P.P.S. Aldo, per favore, manda una lettere alla stampa italiana facendo sapere che non t'hanno licenziato. Nè a te né a Caty Bach ...

E non sarebbe, per l'Italia, ancora meglio allora ripagare parte del debito e poi ripartire il restante su base regionale lasciandone una parte molto piccola allo stato? Ovvero: ognuno si indebita (almeno sul lungo periodo) basandosi sulle proprie possibilità e capacità di sostenere il suo debito. Magari è una stupidaggine ma mi pare più efficiente.

Articolo molto interessante che va al cuore del problema attuale in Europa. Il dibattito sugli eurobonds nasconde in realta´ il tema dell´unione politica europea. E´evidente, come l´esperienza dell´euro ci dimostra, che servono meccanismi di controllo delle politiche fiscali piu stringenti e cio´resta ancora piu vero in caso si creino gli eurobonds. Gli eurobonds possono avere una possibilita´di essere accettati da paesi come la Germania solo in cambio della drastica riduzione della sovranita´nazionale in tema di politiche fiscali. In sostanza in cambio di un governo economico europeo con drastico ridimensionamento dei Parlamenti nazionali..

Bisognerebbe chiedere l´opinione dei cittadini europei su questo tema ma penso anche che ci si guardera´bene dal farlo perche´in questo momento credo la risposta negativa sarebbe scontata.

Come spesso e´successo l´Unione Europea risulta un progetto semi-democratico guidado da delle elites (a volte illuminate). Forse e´necessario sia cosi´se si vuole arrivare all´obiettivo superiore dell´unione politica! Certamento dal punto di vista italiano questo sarebbe un bel miglioramento visto il nostro livello di governance!

 

L aquestione sta tutta nel risultato che si vuole ottenere, chi pensa che siamo già troppo "uniti" giustamente si oppone a uno strumento come gli Eurobonds, chi pensa che lo siamo troppo poco li vede come un ulteriore passo avanti. Circa la "qualità" dei gestori ... chi vivrà vedrà!

 

 

Non sono un esperto di storia americana o di null'altro, ma io non avrei maltrattato l'Hamilton così tanto. A me sembra che lui avesse capito che policy choices will affect the choices of private agents e che policies and allocations are functions of the history of decisions of the government. Quel governo centrale che ha deciso di ripagare quasi tutti i suoi debiti di guerra anzichè fare "marameo" come gli altri è riuscito a farsi prestare denaro a tassi bassi per 217 anni. Magari gli Stati Uniti non sono stati federali quanto Jefferson avrebbe voluto, ma tutto sommato non se la sono passata male da li in poi. Avercene di Hamilton oggi...

 

Sono anche io contrario agli Euro-bond, l'esperienza dell'Italia mostra bene che tassi di interesse bassi inducono vertici politici di bassa qualita' ad aumentare la spesa in deficit fino all'inevitabile bancarotta. Si puo' pensare ad interventi eccezionali per crisi eccezionali e sistemiche, ma sarebbe radicalmente sbagliato adottare uno strumento finanziario che mescola e confonde le responsabilita' dei diversi Stati, mentre ci sarebbe bisogno invece di meccanismi che incentivano i comportamenti virtuosi e puniscano quelli viziosi, incluso il ricorso al debito da scaricare sulle generazioni future.

Mi sa che stiamo su posizioni simmetiricamente opposte. Io sarei contrario agli eurobond se arrivassero _senza_ maggiore coinvolgilmento politico perche' sarebbero disastrosi per tutti i paesi parassiti come l'Italia; se pero' avere gli eurobond vuol dire che meno decisioni si fanno a roma e piu' a bruxelles, ben vengano cento volte. Mi sa che ci rimane o quello o le ghigliottine.

Pizzati sei perspicace: il tuo collegamento fra Hamilton, gli eurobond e il federalismo Europeo politicamente più spinto è pienamente corretto. Anzi, questa è la filosofia dei federalisti Europei italiani, da 60 anni a questa parte. Gli Italiani [federalisti Europei] sono, insomma, Hamiltoniani, mentre altri federalisti Europei erano (nei decenni del dopoguerra) dei Proudhonniani - e segnatamente i francesi (che però come federalisti Europei in senso stretto sono poi sempre stati meno numerosi, e più tiepidi).

Questa divisione fra Hamiltoniani e Proudhonniani ha sempre giocato male per gli italiani, nei rapporti di forza Europei, che ora vedono 3 sezioni nazionali come più forti - quella italiana, quella tedesca e quella austriaca - ma solo gli Italiani come ideologicamente e compattamente Hamiltoniani [Nota: io in effetti non sono hamiltoniano, però non ho nessun ruolo nel MFE, sono un semplice iscritto].

Alle prossime puntate, per ulteriori elucidazioni storico-politiche.

RR

 

Sugli eurobonds la mia opinione è la seguente. Questo meccanismo permette a stati con scarsa credibilità ed elevato spread di pagare bassi interessi sul debito. Se un debitore poco affidabile (Grecia,Irlanda,Portogallo,Spagna,Italia,Belgio,forse anche Francia) riesce a finanziarsi a tassi bassi o l'investitore è un fesso o c'è qualcun altro che garantisce (Germania,Finlandia,Svezia,Olanda,Austria). Se la garanzia è fittizia paga l'investitore che è stato truffato e non viene pagato per il rischio che si assume. Se la garanzia è reale il garantito deve remunerare il garante ( le fideiussioni si pagano o no?) del rischio assunto e quindi svanisce il risparmio conseguito. In alternativa il garante è un beneffatore tedesco, che si assume gratuitamente il rischio per permettere ad altri paesi esportatori di rinviare ai posteri misure di rigore fiscale e di fargli più liberamente concorrenza. Insomma se qualcuno guadagna (o risparmia) , qualcuno che paga deve esserci, oppure gli eurobonds sono un pasto gratis?

La proposta degli Eurobonds, come correttamente osserva l'autore, si pone nella direzione della ever closer union che è proclamata negli atti ufficiali dell'UE ma non è perseguita in maniera esplicita, per la semplice - ma decisiva - ragione che manca il sostegno politico. Non si tratta solo dei cattivi britannici,  che secondo certi osservatori sono sempre con un piede dentro all'UE ed un altro fuori: anche alcuni degli stati leader, come la Germania, sono contrari.  

Eppure nulla esclude che si arrivi a tale esito: la storia dell'UE è una storia di unificazione strisciante, non dichiarata, in cui la Commissione continua a proporre iniziative di armonizzazione degli ordinamenti giuridici degli Stati Membri, giocando sui meccanismi di voto a maggioranza, in modo da costringere il Consiglio ad accettarle (magari previo ammorbidimento di alcuni punti). 

Si scrivono e sottoscrivono Trattati ambiziosi, che i popoli rigettano: un'unificazione strisciante, a tappe, è la via più facile verso un'integrazione più spinta, perché pochi se ne accorgono.

 

io no vorrei proprio posticipare il problema del debito e lasciarlo ai nostri figli.

penso che una europa politica sarebbe una necessaria risposta alle potenze vecchie e nuove.

penso anche che non sia necessariamente una u.s.e., stati uniti d'europa, ma potrebbe essere una "europa delle regioni" in cui forti autonomie locali, su base regionale, potrebbero lasciare al governo continentale solo gli stretti poteri necessari alla gestione della sicurezza, della conservazione delle risorse e della giustizia economica. vorrei seguire qui il discorso di bertrand russell che auspicava addirittura un governo mondiale di uno stato nel quale il potere fosse così vicino all'individuo da lasciargli la pienezza della speranza e della voglia di impresa personale nei campi più diversi.

insomma un'europa più jeffersoniana che hamiltoniana.

 

Dal sole24ore

"Distinguiamo quattro tipologie genericamente definite di Eb di cui una sola attuata, gli StabilityBond (Sb), mentre altre due sono state proposte da tempo - UnionBond (Ub) e EuroBond (Eb) - ma non attuate. Da ultimo presenteremo la nostra proposta che definiamo degli EuroUnionBond (Eub)"

 

Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi ... gli Eub possono davvero diventare competitivi nei confronti dei titoli del tesoro Usa dei quali la Cina vuole alleggerirsi.

In sintesi, Prodi e Curzio propongono di creare questi EuroUnionBond con garanzie reali, e cioè riserve auree, e azioni di Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, ecc... (ho ricopiato dall'articolo). Queste garanzie reali verrebbero consegnate dagli stati membri dell'euro al nuovo "Fondo Federale Europeo (FFE)" cosi' nessuno fa il furbo. Solo con queste garanzie reali si possono attrarre nuovi capitali (Prodi e Curzio parlano di 3000 miliardi di euro), specie dalla Cina.

Se il succo del discorso è che solo con un ente europeo ('sto FFE) che ha in mano dei collaterali reali (riserve auree e azioni di enti semi pubblici) si possono attrarre i soldi cinesi che finora sono stati impegnati solo in titoli di stato USA, allora il discorso potrebbe avere un senso.

Il problema è che nel caso del 120% di debito/pil italiano questi EuroUnionBonds travaserebbero un 25% assieme al collaterale reale di riserve aure e azioni detenute dallo stato italiano. Secondo Prodi e Curzio il rimanente 95% rimarrebbe come debito pubblico italiano, ma sarebbe sostenibile. Il problema è che la garanzia per questo 95% di debito/pil sarà surreale, dato che hai tolto quello che lo stato aveva di concreto (riserve auree e aziende privatizzabili). Insomma, al rimanente 95% di debito/pil come garanzia rimane il grande bacino di risparmio privato tassabile. Probabilmente il rimanente del debito riescono comunque a piazzarlo a tassi bassi perché l'era della Whiskey Rebellion is long gone.

 

Daniel Gros

Charles Wyplosz

Hans-Werner Sinn, Henrik Enderlein

 

 



Con un po' di fatica (l'avrei fatta lo stesso anche in italiano) ho letto i tre articoli che citi.

Dal mio punto di vista di "uomo della strada" mi pare che sia un circolo (non saprei se vizioso o virtuoso) di cui è difficile cogliere il punto di partenza visto che cause ed effetti sono strettamente legati. Direi che più che strettamente economica la questione si ponga più dal lato "politico" in pratica mi sembra che si resti indecisi se andare al mare o in montagna perche non si decide se comprarsi le pinne o gli scarponi e perciò non si decide dove andare e così ad libitum!

 

Daniel Gros (i cui articoli di solito mi piacciono molto) fa però il finto tonto, o meglio, considera la questione da un punto di vista semi-teorico piuttosto che pratico-politico. Gli eurobond servirebbero per riottenere la garanzia implicita della sovranità monetaria (aka possibile finanziamento diretto da parte della BCE in caso di forte crisi economica), unica cosa che permette a Giappone e USA di non avere grossi problemi nonostante l'ampio debito pubblico, e che causò invece il default in Argentina nonostante il "basso" debito pubblico (in % sul PIL). Inoltre consentirebbero un controllo diretto sulla spesa pubblica di Grecia e Italia, considerata fuori controllo. La conseguente dinamica dei tassi di interesse è un aspetto secondario, in un momento di forte crisi in cui diversi stati rischiano di fallire.

Hans-Werner Sinn non è più credibile dopo essere stato sbugiardato durante il dibattito su TARGET2 e dopo che l'IFO institute ha manipolato i dati di uno dei suoi articoli in maniera tale da aumentare il costo previsto degli eurobond. E' contrario, ma disposto a fare qualsiasi cosa per provarlo: attitudine che mal si concilia alla ricerca di soluzioni ottimali.

Ora pare che io creda che gli euro-bond siano l'unica soluzione possibile. Non è così: si può facilmente continuare ad accettare deflazione (o meglio, stagflazione) nella periferia, periodicamente salvandola per evitare default statali, fino a che i salari saranno allineati alla produttività mantenendo il cambio fisso (evitando così di tornare alle monete nazionali, avvenimento che creerebbe uno sconquasso notevole nei bilanci delle banche europee) e i prodotti del mercato interno saranno concorrenziali con le importazioni, e potrebbero diventare concorrenziali anche all'estero. La Germania dovrà però accettare una riduzione della sua quota di esportazioni all'interno dell'area-euro, almeno temporaneamente. Chiaramente una deflazione causa anche un veloce aumento del rapporto Debito/PIL, dunque si dovrà accettare che questo non potrà migliorare, almeno per un certo periodo (se invece si parte in stagflazione, i salari reali potrebbero ridursi troppo velocemente - come sta succedendo in Grecia).

Altri possibili scenari più positivi coinvolgono un qualche miglioramento tecnologico sconvolgente e improvviso, specialmente nel settore energetico. L'E-Cat pare essere una bufala; maggiore fiducia può essere riposta nel KiteGen.

 

Tremonti insiste

Da notare il solito lingaggio oscuro "Quello che adesso ti può sembrare un beneficio tra poco si può tradurre in un maleficio. Io dico se si va avanti su un crinale pericoloso forse bisogna cambiare musica»."

Ok per cambiare musica ma in ben altro modo. Riforme strutturali, non EuroDroga.

A proposito di Jefferson e Hamilton, mi hanno segnalato questo film (30 minuti) di cui esiste anche una versione sottotitolata in italiano divisa in due parti (uno e due) su youtube. Si torna indietro nel tempo osservando le varie scelte passate che hanno portato alla situazione attuale. Non so quanti di voi lo abbiano visto e possano dirci cosa c'è di vero, di falso e di romanzato (o chi abbia 30 minuti per vederlo). Non so chi ci sia dietro, a parte il produttore, che è abbastanza noto per altri generi di film. Che relazione c'è tra il film, il movimento The American Dream ed i Tea Parties?