La manovra e il costo della mancata crescita.

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Il prossimo Consiglio dei Ministri dovrebbe varare la finanziaria 2012-2014 con la manovra 2013-2014 prevista dal Documento di Economia e Finanza (D.E.F.) dello scorso aprile, contenente l'impegno solenne con la Commissione Europea (C.E.) di raggiungere il sostanziale pareggio di bilancio nel 2014.

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe definire ed approvate le misure per il 2013 e 2014 necessarie ad aumentare il saldo primario tendenziale di ben 40 miliardi ed assestare cosi' l'indebitamento netto 2014 allo -0,3%. Non sappiamo se saranno anche varate misure correttive per il 2012 il cui deficit, secondo la Commissione Europea, starebbe divergendo dal -2,7% previsto dal D.E.F. verso il -3,2%. Se la previsione della C.E. fosse corretta l'obiettivo del pareggio nel 2014 imporrebbe anche di riportare il deficit 2012 al livello del piano o in alternativa di appesantire la manovra finale. L'eventuale correzione del 2012 richiederebbe una mini-manovra aggiuntiva sul saldo primario di 7,5 miliardi.

In questa incertezza conviene ragionare come se i conti 2012 fossero in linea con il piano e quindi considerare solo la manovra del D.E.F.. Mario Draghi ha raccomandato che la manovra sia realizzata solo sulla spesa e tutti sembrano convenire, almeno implicitamente, aspettandosi addirittura una riduzione delle tasse. E' stato quindi immaginato un insieme di tagli, descritti di seguito, che dia il risultato atteso.

Dipendenti pubblici. a) Taglio del 10% degli organici: l'obiettivo sarebbe possibile se realizzato in quattro anni con il semplice blocco del turnover senza eccezioni. In due anni è invece molto problematico. In valore il taglio vale 16,4 miliardi che comprendono 9,4 miliardi di imposte e contributi (4,0 miliardi di contributi pagati dallo stato stesso, 1,3 dai lavoratori, 1,0 miliardo di IRAP, 2,3 miliardi di IRE e 0,8 di IVA per la contrazione dei consumi). Pertanto il contributo netto a livello di saldo primario si riduce a 7,0 miliardi (17,5% dei 40 totali necessari).  b) Riduzione delle retribuzioni dello 0,5%: obiettivo quasi automatico se (a) fosse realizzato con il blocco del turnover. Il taglio vale 0,8 miliardi (con 0,3 milardi di contributi e IRAP e 0,2 di IRE) e contribuisce al miglioramento del saldo primario con soli 0,3 miliardi (0 ,8% del totale)

Consumi intermedi. Taglio del 10% pari a 14,7 miliardi. Poichè lo Stato perde di conseguenza circa 1,9 miliardi di IVA che si autoversa,  il contributo netto si riduce a 12,8 miliardi (31,9% del totale). [NB: è stata considerata un'aliquota IVA del 13,2% poichè circa il 34% dei consumi intermedi sono rimborsi ad enti sanitari privati convenzionati e sono esenti da IVA.]

Prestazioni sociali. Taglio del 3,9%. Per le pensioni (che rappresentano oltre l'80% delle Prestazioni Sociali) sarebbe facilmente realizzabile in tre anni bloccando gli adeguamenti automatici. In due anni bisognerà anche "tosare" gli assegni più consistenti. Per le altre prestazioni sociali si possono tagliare quelle indebite. Il taglio alle Prestazioni Sociali vale 13,1 miliardi ( 10,5 alle pensioni e 2,6 alle altre prestazioni); includono 1,9 miliardi di IRE e 1,1 di minore IVA sui consumi connessi; pertanto il contributo netto si riduce a 10,1 miliardi (25,2% del totale).

Altre spese correnti. Taglio del 10%  pari a 6,1 miliardi. Trattandosi essenzialmente di contributi a Enti Locali e Organizzazioni internazionali il contributo netto è uguale al valore del taglio e contribuisce al totale con il 15,3%.

Spese in conto capitale. Taglio del 10%  pari a 4,6  miliardi. La perdita dell'IVA (20%) è pari a 0,9 miliardi e pertanto il contributo netto risulta 3,7 miliardi (9,2% del totale).

Vale la pena osservare che l'ammontare dei tagli a spese che non siano stipendi o pensioni (28,0 miliardi) rappresenta meno della metà dei costi della corruzione (stimati dalla Corte dei Conti in 60,0 miliardi), che sarebbero recuperabili con una maggiore moralità pubblica. Poichè la manovra sarà realizzata per metà nel 2013, nel 2014 si risparmieranno automaticamente ulteriori 0,9 miliardi di interessi (il 4,6% di interesse sui 20 miliardi di minor debito). Questo minor esborso non ha però effetto sul saldo primario ma solo sull'indebitamento netto. I 40 milliardi, o la parte di essi non più disponibili per i consumi, avranno effetti su chi produce i beni di consumo: pagheranno meno tasse e verseranno meno contributi che dovranno essere compensati con la prossima manovra.

La tabella 1 riassume in modo sintetico la manovra considerata; maggiori dettagli si possono desumere dal foglio "cutting" del file google "manovra e crescita" (qui). Il foglio "inputs results" dello stesso file permette, cambiando gli inputs in rosso, di calcolare gli effetti di diverse misure e distribuzioni dei tagli, di diversi tassi di crescita reale o della loro combinazione: i risultati appaiono nelle due tabelline nello stesso foglio. Chiunque puo' proporre una diversa articolazione dei tagli purchè l'indebitamento netto 2014 risulti intorno a -0,3%.

TABELLA 1

Mi preme ribadire che la riduzione della pressione fiscale conseguente la manovra (vedasi tabella 1) è solo una "illusione ottica": essa è dovuta ai minori contributi sociali e IRAP che le Pubbliche Amministrazioni (P.A.) versano a sè stesse o che deducono dal lordo dei loro dipendenti e alla minore IRE e addizionali che le P.A., sostitute di imposta, riscuotono contestualmente al pagamento di stipendi e pensioni. Queste sono partite di giro che meriterebbero una discussione a parte. Il sistema attivo esterno al perimetro delle P.A. non beneficia di alcuna riduzione di imposte e contributi.

I tagli, qualunque la loro articolazione, saranno pesanti e Tremonti non potrà fare i soliti giochetti sulle valutazioni degli assets o sull'adeguamento a nuovi principi contabili che anticipano le entrate per un paio d'anni: la manovra dovrà essere strutturale ed esercitare i suoi effetti anche negli anni seguenti.

Dal canto suo Silvio Berlusconi, spalleggiato da Galan e dal premio Nobel mancato Brunetta (Subito riforma fisco per vincere), vorrebbe un taglio delle tasse per recuperare consenso. Ma ogni eventuale diminuzione delle entrate comporterebbe un appesantimento della manovra. Bossi, il furbo statista, come al solito, ha trovato la quadra: si vari la manovra ma si vada a elezioni anticipate la primavera prossima in modo che sarà il nuovo governo a farsene carico, forse pensando in cuor suo che potremmo essere noi "il nuovo governo" ma in quel caso avremmo gia' vinto. Questa purtroppo è l'Italia, un mondo a rovescio, dove le elezioni non si vincono per governare ma si (s)governa per vincerle. Per fortuna che c'è l'Europa che per bocca del Presidente Barroso ha stoppato ogni velleità di ridurre le tasse e ha addirittura chiesto al Governo di fare di più di quanto previsto dal piano. Al dibattito partecipano anche giornalisti di area come Bechis che sostiene esserci a disposizione addirittura 192 miliardi provenienti da agevolazioni ed esenzioni fiscali (Vieri Ceriani ha individuato ben 476 regimi agevolati) più una cifra ancora da definire destinata a particolari settori produttivi(qui). O come Cisnetto, Specchia e Pace che lunedì, ad Omnibus, hanno discusso a lungo l'articolo di Bechis convenendo alla fine trattarsi di residui passivi.  Sta di fatto che Tremonti sta soffrendo fra l'incudine e il martello e il boss, che aveva approvato il P.N.R. complimentandosi con Tremonti ha la faccia di tolla di chiedergli se “questa manovra così dura è proprio inevitabile”. (Tra il premier e Tremonti le cose – non lo nasconde più nessuno – non vanno bene). E oggi pomeriggio il grande botto: in conferenza stampa Berlusconi  ha dichiarato: "Quest'anno faremo un'opera di manutenzione di 3 mld. Faremo nei prossimi anni quello che abbiamo gia' fatto negli anni precedenti". E per quanto riguarda l'ammontare della manovra 2012 il premier precisa: "Non sono 33 mld, inutile preoccupare i cittadini per cose che non sono vere, andremo avanti con uno 0,7-0,8 di Pil" (qui). Non è chiaro se i 3 miliardi avranno effetto sul 2011 (parziale correzione della divergenza del deficit 2012?). Inoltre non e' chiaro se lo 0,7%-,08% "nei prossimi anni" significhi con effetti a partire dal 2012. Se cosi' fosse significherebbe che Tremonti e Berlusconi avrebbero deciso (saggiamente) di spalmare la manovra su tre anni.  Altrimenti, nel caso Berlusconi intendesse con effetti a partire dal 2013 e 2014, smentirebbe sè stesso che aveva firmato il documento (pagine 1 e 20) con l'impegno e la quantificazione della manovra necessaria.

Alla fine probabilmente si farà qualche similriforma fiscale, tipo "gioco delle tre carte", che sarà venduta come taglio delle tasse ma che, nella migliore ipotesi per i contribuenti, sarà a saldo zero. Vale qui la pena ricordare che l'abrogazione di alcuni regimi fiscali agevolati comporterebbe comunque un aumento della pressione fiscale (questa volta al sistema attivo).

In questo circo Barnum si discute di tutto ma troppo poco di misure per la crescita: sarà perché parlare di crescita per certi personaggi diversamente longilinei  è come parlare di corda in casa dell'impiccato.

La crescita potrebbe infatti essere alternativa ai tagli o quantomeno ridurne la misura. Il piano del D.E.F. prevede una crescita reale (c.a.g.r.) per il quadriennio 2011-2014 dell'1,35% (0,63% la crescita del PIL pro capita). Il D.F.P. (qui) di fine settembre  scorso la prevedeva all'1,80%. Con questa crescita si sarebbe potuto raggiungere il pareggio sostanziale di bilancio nel 2014 con una manovra di 26,7 miliardi anzicchè di 40,0. Più in generale il grafico seguente mostra le combinazioni crescita / tagli necessari a migliorare di 40 miliardi il saldo primario.

TABELLA 2

La tabella è ricavata dal foglio "growth" del  file "manovra e crescita" (qui). In esso, per l'effetto della crescita, deflatore e spese primarie sono mantenute uguali a quelle del piano originale di riferimento; le imposte e i contributi di ogni anno sono ricavati da quelli di riferimento moltiplicati per il rapporto dei Pil nominali; in questo modo risulta invariata la pressione fiscale; gli interessi invece variano al variare del saldo primario.

La nostra bassa crescita ci costringe a posizionarci in alto a sinistra (crescita 1,35%, taglio 55,8 miliardi): una crescita doppia (2,7%) avrebbe invece permesso il pareggio di bilancio nel 2014 senza alcun taglio.

Migliorare i conti con la crescita è un processo virtuoso che si autoalimenta: il minor deficit produce più risorse e quindi nuova crescita. Con i tagli invece si rischia di innescare un circolo vizioso: le risorse drenate producono la riduzione di consumi ed investimenti e quindi della crescita, facendo sorgere la necessità di nuovi tagli fino all'incartamento. Questa è la ragione per cui ogni anno Tremonti, o chi è seduto sulla poltrona di Quintino Sella, deve varare una manovra coorrettiva. Fino ad ora il sistema ha tenuto attingendo ai risparmi e al credito per il consumo.

Rimettere a posto i conti pubblici con i tagli, specialmente se lineari "alla Tremonti", è roba da contabile: promuovere la crescita richiede al contrario maggiore capacità di analisi ed azione. Stimolare la crescita richiede anche risorse, ma noi, proprio perchè disastrati, abbiamo la possibilità di fare riforme a costo "0" che possono farci uscire dallo stagno: rimuovere gran parte dei lacci e lacciuoli che ostacolano chiunque voglia intraprendere, liberalizzare le professioni, permettere la concorrenza in tutti i settori protetti, recuperare persone di indubbia capacità e contrastare seriamente la criminalità organizzata per migliorare la situazione. Purtroppo finora i provvedimenti del Governo sembrano piuttosto andare nella direzione opposta.

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Commenti

Ci sono 132 commenti

E la proposta di Baldassarri (http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011060618868754-2)? Ha qualche senso?

Non esattamente

«Fortunatamente si è deciso di anticipare la manovra, che è di 45 miliardi, non di 40».

vedo che dà l'interpretazione dell'anticipo al 2012 della manovra (la prima ipotesi nel post iniziale - meno male se è così)

Per la crescita non propone leggi di semplificazione ma uno stimolo fiscale che non ho capito bene se di 15 o 45 miliardi.

Fa poi un errore imprdonabile per un professore ed ex viceministro dell'Economia:

Poichè 45 miliardi aggiuntivi per trovare le risorse per stimolare la crescita sono fuori dal mondo, ammettiamo siano 15: 45+15 milliardi a livello saldo primario corrispondono a circa 79 miliardi di tagli, il 10% sulla spesa totale che lui quota.

I 45 miliardi della manovra originale o li usi per ridurre il deficit o li spendi per ridurre lòe tasse: non possono fare contemporaneamente le due cose.

Inoltre è improprio rapportare i tagli alla spesa totale essendo gli interessi incomprimibili: vanno rapportati alla spesa primaria che vale 763 miliardi e non 860 (tendenziale 2014) 810 è "circa" la spesa tendenziale 2012.

Guardando a dx, sx, e centro non è che siamo proprio in buone mani!

 

 

perchè solo un taglio lineare degli stipendi della PA dello 0.5% eguale per tutti? In Spagna hanno tagliato del 5% a tutti e del 10% a quelli oltre una certa soglia - compresi tutti i professori universitari. Aggiungerei un bel taglio del 25% agli stipendi dei parlamentari e dei consiglieri regionali (ed anche comunali, oltre un nimimo di stipendio). Demagogico e finanziarmente non molto redditizio, ma molto popolare. 

 

 

Ciò che dici è più che ragionevole ma non so calcolarlo

La mia è un ipotesi dove non dico sia uguale per tutti: ma intendo 0,5% medio. Se è conseguenza del blocco del turnover diventa più o meno uguale per tutti (ipotesi che tutti i livelli vadano in pensione con la stessa anzianità di servizio)

Io non ho accesso alle distribuzione degli stipendi dei dipendenti pubblici per cui non sono in grado di fare il conto che vorresti.

Se mi dici dove la posso trovare (attenzione: tutti i dipendenti pubblici (P.A. stato, enti locali, enti di previdenza: temo non l'abbia neppure il DEF ) sarei ben felice di fare un'ipotesi diversa.

 

 

Rimettere a posto i conti pubblici con i tagli, specialmente se lineari "alla Tremonti", è roba da contabile: promuovere la crescita richiede al contrario maggiore capacità di analisi ed azione.

 

Quando si parla di incentivare la crescita si favoleggia di sgravi fiscali alle imprese/lavoratori come se fosse tutto lì.

Sembra che si ignori in alto loco come il sistema Italia presenta handicap sia per i datori (penso alle tempistiche del sistema legale; ai costi dei trasporti; alle problematiche legate ai contratti di lavoro) che per i lavoratori (impensabile abitare da soli con lo stipendio/affitto medio italiano; avere un figlio, per una lavoratrice italiana, è un problema)

Fattori che trascendono le competenze di Tremonti, che avrà i suoi difetti (ho letto un libro sull'argomento ;-) ) ma ovviamente il problema è sopra di lui.

Occorre un governo con un progetto di riforme ampio, a lungo raggio (alcuni risultati si avranno solo con il tempo) e soprattutto chiaro. Perchè la gente prima di investire i propri soldi in qualcosa ha bisogno di certezze. Tutte cose che non possono venire dal governo attuale.

Non perchè questo governo non abbia forza o voglia. Il vero problema è che questo governo certe cose non riesce nemmeno a pensarle. Non ci sono progetti falliti o non iniziati, semplicemente non ci sono mai stati progetti.

PS

Scusa il "pippone"

 

 

Non perchè questo governo non abbia forza o voglia. Il vero problema è che questo governo certe cose non riesce nemmeno a pensarle. Non ci sono progetti falliti o non iniziati, semplicemente non ci sono mai stati progetti.

 

Mah, qualcosa c'e' stato, Brunetta ha combattuto e ridotto l'assenteismo dei dipendenti pubblici, nulla di grandioso ma meglio del nulla o peggio di nulla di molti altri suoi precedessori.  La Gelmini ha ridotto i costi anomali della scuola primaria italiana e le assunzioni dei precari senza concorso nella scuola, nulla di grandioso ma meglio delle assunzioni di massa di precari senza concorso dei suoi predecessori (L.Moratti inclusa), poi meglio una riforma dell'universita' pubblicata in gazzetta ufficiale piuttosto che lavorare per anni ad una riforma poi non conclusa come hanno fatto sia Moratti che Mussi, bloccando i concorsi per anni.

Il vero problema che vedo io e' che pensano di aver perso consenso non perche' la vita in Italia e' sempre piu' grama e lo Stato italiano uno dei piu' costosi e peggio funzionanti del mondo, ma perche' c'e' Santoro in prima serata su Rai2 (strano che non capiscano poi quanti voti vanno al centro-destra come conseguenza delle trasmissioni faziose di Santoro...).

O hai saltato un passaggio, o non mi trovo: i dipendenti pubblici che "fuoriescono" vanno in pensione o sono fucilati sul posto ? No, perchè se vanno in pensione diminuisce la spesa per i dipendenti, ma aumenta quella pensionistica, e date le generose pensioni pubbliche il saldo non è così attraente.

Oppure lo avevi considerato, ma non ho capito come.

 

O hai saltato un passaggio, o non mi trovo: i dipendenti pubblici che "fuoriescono" vanno in pensione o sono fucilati sul posto ? No, perchè se vanno in pensione diminuisce la spesa per i dipendenti, ma aumenta quella pensionistica, e date le generose pensioni pubbliche il saldo non è così attraente.

 

Non si parla di prepensionamenti (li' la tua critica sarebbe valida), si parla di azzeramento del turnover, dove il risparmio risulta dal fatto che non assumi dipendenti pubblici per sostituire chi va in pensione.

non entro nel merito di cosa tagliare. Ricordo di aver letto, credo sul sito dell'istituto leoni ma non ci metto la mano sul fuoco, che un taglio delle auto blu a livelli francesi corrispondeva ad un risparmio di 4 mld. Idem l'abolizione delle province.

Credo che la manovra vada fatta ora. Che succede in caso di default greco? o d'intoppo spagnolo o ritorno in recessione? 

Le cifre rischiano d'essere ottimiste.

 

Qui bisogna vedere se parliamo di 4mld l'anno (benzina, autisti etc)  o solo il primo anno, quando si vendono le auto. Pare un numero folle, pero'. 

A rega', ma l'individualismo metodologico?

Un modello non-superfisso?

Lo stato, in una currency board, può davvero secondo voi essere in grado di "rilanciare la crescita" nel breve termine? O non può che essere un processo che parte dal basso?

Secondo la mia modesta opinione, c'è molto da imputare al governo (ai governi) per la mala gestione dei tagli e delle spese e delle riforme, ma per mirare ad un miglioramento della mancata crescita potrebbero giusto snellire la sezione burocratica, perchè posto che il Debito / PIL non può peggiorare, si ha che

- tagli indiscriminati lo faranno peggiorare causa denominatore in aumento. Nel breve termine, magari nel lungo termine no? Sì, ma per come si è sviluppata la politica economica europea (male) al momento, il breve termine è l'unico termine importante per la sostenibilità del bilancio.

- sgravi fiscali per le imprese di nuova costruzione potrebbero sì impattare sul rapporto Debito/PIL aumentando il numeratore, ma è "fair" nei confronti delle imprese di vecchia costruzione? Bisognerebbe implicitamente assumere che un'impresa nuova è almeno X volte più produttiva di una vecchia, dove X è uguale all'inverso del rapporto tra tasse applicate ad un'impresa "nuova" o "vecchia".

Magari è una posizione impopolare, ma piuttosto che "tagliare" i governi dei PIIGS dovrebbero rimanere fermi e, creando un sistema politico-burocratico più legale dell'attuale, incentivare l'iniziativa individuale. Quando il PIL riprenderà a crescere, si potranno effettuare i tagli (non lineari). Un possibile metodo potrebbe essere varare misure che incentivino un miglioramento della bilancia commerciale, ma credo siano (giustamente, dal pdv filosofico) avversate dall'UE come principi di protezionismo.

"Questa purtroppo è l'Italia, un mondo a rovescio, dove le elezioni non si vincono per governare ma si (s)governa per vincerle."

Direi che in questa frase è sintetizzata l'essenza del problema!

Vorrei chiarire a tutti che i tagli considerati nel post non sono quelli di Tremonti che vedremo quando il suo boss vorrà.

Sono invece una mia ipotesi: chiunque puo divertirsi ad elaborare la sua ipotesi "giocando" con il file "manovra e crescita" di cui è dato il link nel post.

Unico vincolo che l'insieme dei tagli ipotizzati facciano 40 miliardi a livello saldo primario.

Per esempio il taglio del 65% della "Altre uscite correnti" sarebbe sicuramente non praticabile ma in linea con l'obiettivo.

Bell'articolo Aldo e molto chiaro accompagnato com'è da tabelle. Trovo impressionante la parte nella quale si parla di conseguenze della crescita sui conti pubblici e sull'entità della manovra. Emerge chiarissima la folle irresponsabilità del decisore politico nell'aver omesso ogni iniziativa utile a liberarci dai legacci.-

 

promuovere la crescita richiede al contrario maggiore capacità di analisi ed azione.

Stimolare la crescita richiede anche risorse, ma noi, proprio perchè disastrati, abbiamo

la possibilità di fare riforme a costo "0" che possono farci uscire dallo stagno

 

 

Non potrai uscire mai dallo stagno senza l'aiuto di un diffuso e massiccio impiego dell'ICT,  perchè è così difficile da capire? Perchè in Italia la cultura ICT più diffusa è

"la cultura ICT del grillino": banda larga e wi-fi per tutti ... ovvero la tanto osannata RETE.

La diffusione capillare della rete permette di usufruire, con modalità differenti, una grossa quantità di servizi  ammazzando giustamente buona parte del ceto medio italiano, che abitualmente lavorava usufruendo di determinate rendite di posizione (anche logistiche),

MA NON VUOL DIRE CHE UNA AZIENDA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIVENTINO EFFICIENTI CON LA BANDA LARGA E IL WI-FI !!

DOVE BISOGNA DIFFONDERE PESANTEMENTE L'ICT (quello vero, non quello da Grillino)?

IMPRESE: una azienda diventa efficiente con un ERP e non perchè usa l'ERP in modalità
SaaS/ASP (ovvero con l'applicazione localizzata in remoto e usufruita tramite "LA
RETE"), ma perchè usa UN ERP  ed ha un controllo totale e integrato dei processi
manufatturieri, logistici, di approvvigionamento, etc. legati a tutte le entità che partecipano ai processi aziendali.
LA GERMANIA NON AVREBBE AVUTO IL SORPRENDENTE INCREMENTO DEL PIL SENZA L'UTILIZZO  MASSICCIO DEGLI ERP, certo, una parte delle aziende italiane non hanno organizzativamente la cultura e  la capacità di cambiamento per utilizzarlo e GIUSTAMENTE SCHIATTERANNO,
ma chi sopravvive utilizzando l'ERP potrà generalmente andare avanti senza la droga dei
contributi anche con il costo del lavoro più elevato, NON MI SEMBRA CHE IL DIPENDENTE  TEDESCO COSTI COME QUELLO CINESE O INDIANO.


PA: non penserete che si aumenta la produttività portando a lavorare un assenteista ?

RIDICOLO!!!! era solo per raccogliere consenso e Brunetta lo sa molto più di noi.
Il progetto Brunetta nella PA lo ha abbastanza chiaro, il "nuovo CAD" con relativo cronoprogramma  successivamente integrato integrato con portale di livello 5 CNIPA
riesce a rendere automatizzate e TRASPARENTI i processi che gestiscono le pratiche degli enti.
A questo punto avendo messo praticamente un pezzo di ERP nella PA riesci ad evidenziare
chi e dove si blocca la produttività. Almeno Brunetta non ha la cultura ICT del Grillino, la nota dolente è che Brunetta non capisce e/o riesce a  riorganizzare e potenziare la governance dell'ICT a livello centrale con l'ex-cnipa ora chiamato digitPA e a livello periferico a causa di carenza di strutture regionali in grado di definire  la corretta strategia e la relativa progettazione di indirizzo.


SICUREZZA ED EDUCAZIONE CIVICA: in un paese dove in gran parte del territorio regna l'inciviltà e la giustizia è latitante nella presenza e lenta nell'applicazione delle sanzioni, si rende necessario  aumentare la prevenzione con strumenti tecnologici per aumentare il controllo del territorio e facilitare le modalità di comunicazione e segnalazione delle pratiche incivili alle autorità competenti.
Concludo con un esempio pratico in quest'ultimo ambito con questo pezzo di commento che avevo inserito in altro blog dove l'autore ha una profonda conoscenza dell'ICT:

".... Usare l'ICT significa mettere un rfid nel tagliando dell'assicurazione e farlo leggere da un sensore della polizia municipale lungo la strada e non avere una c@#@o di banda larga che arriva nel buco del c@#o di ogni famiglia, ..... "

Il discorso è bellissimo ... in teoria!

in pratica il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 dipendenti e il 65% sono ditte individuali (io ero e aspirerei a tornare in quella percentuale se potessi). 

 

 

maggiori dettagli si possono desumere dal foglio "cutting" del file google "manovra e crescita" (qui)

 

In quel foglio leggo che i dipendenti pubblici sono 3.6 milioni (stimati nel 2014) e vengono etichettati come "# dipendenti pubblici / pensionati". Questa indicazione e' fuorviante, se capisco bene: non sono inclusi i "pensionati", ma unicamente il costo del TFS dei dipendenti pubblici che nel 2014 vanno in pensione, non il costo della loro pensione in quell'anno (e successivi) che rientra in un altro bilancio. Suggerisco di scrivere solo "dipendenti pubblici", poi le voci successive specificano stipendi e TFS con le diverse tassazioni.

l'ntestazione "# dipendenti pubblici / pensionati" è tale perchè in c6,d6,e6 c'è il numero di dipendenti pubblici (3,6 milioni) e in G6 c'è il numero di pensionati (16,7 milioni ).

Avrei potuto fare due righe separate ma per fare entrare il foglio in una schermata (nel file originale xls con zoom 70%) ho dovuto fare economia di righe; vedi anche a14, a18, a25$

 

le tabelle sono sempre abbastanza costruite in modo personale, poiché vedo che ci stai lavorando, poiché il file doc è meno popolare, se mi mandi l'indirizzo e-mail ti faccio avere la tabella xls che puoi personalizzare a piacere.

questo naturalmente vale x tutti

 

 

Lo Zimbawe si dovrebbe vergognare!

Noi e Haiti abbiamo avuto il terremoto.

Domanda stupida: ma è bene ridurre le aliquote? Meno sono le aliquote più la stessa aliquota viene applicata a redditi seriamente diversi all'interno dello stesso scaglione. Applicare la stessa aliquota, per dire,  a un reddito di 19.000 € e a uno di 21.000 è un conto, applicarla a un reddito di 19.000 e a uno di 35.000 è un altro. Non è che la riduzione delle aliquote sia uno specchietto per le allodole per aumentare le tasse?

Di per se', aumentare o ridurre le aliquote non aumenta e non diminuisce le tasse: dipende da come si modificano, e questo e' abbastanza ovvio.

Un po' meno ovvio e' che il numero di aliquote e' completamente irrilevante anche per la complessita' del sistema fiscale. Francamente si possono anche mettere un continuo di aliquote (come di fatto avviene per i redditi sotto i 55mila euro grazie al meccanismo delle detrazioni decrescenti), ma alla fine della fiera basta un qualunque programmino ben fatto e tu ci metti un numero (valore del reddito imponibile) e quello ti sputa un altro numero (ammontare tasse da pagare). Nessuna complicazione quindi dal fatto di avere un gran numero di aliquote. Che poi siano nel complesso alte o basse e' tuut'altro discorso, e del tutto irrilevante rispetto al numero delle aliquote.

La complessita' invece aumenta quanto si mettono clausole differenziate o, come suggerisce Tremonti, si condizionano le tasse pagate non solo rispetto al reddito ma anche rispetto ad altre variabili: il fatto che il reddito sia acquisito come premio di produzione, il fatto che uno si sia comprato un SUV o altre varie fantasie piu' o meno messe in pratica dall'italico legislatore. La complessita', ricordo, e' male per due ragioni: a) accresce i costi diretti di calcolare le proprie imposte, ma soprattutto b) accresce i costi indiretti mediante distorsioni delle scelte individuali.

Conclusione: la ''proposta'', che in realta' e' poco piu' di una dichiarazione per la stampa, di Tremonti non dice nulla sulla diminuzione del carico fiscale ma in compenso indica che il nostro si impegnera' a rendere il sistema dell'Irpef ancora piu' complicato e farraginoso, accrescendone quindi il costo per la cittadinanza senza necessariamente recare benefici di gettito per l'erario. Che sorpresa, eh?

la Germania che produce ed asporta AUDI e Mercedes lo ravviserebbe come distorsione del mercato.

anche se venissero aumentate della stessa aliquota le automobili di altri produttori che competono con i tedeschi all'interno dello stesso segmento?

di quanto diminuirebbero i consumi da parte degli acquirenti di questi prodotti che hanno un utilità totale   molto alta ?

 

Non vorrei fare un commento fuori luogo, ma credo che più che pensare a ricalcoli e revisioni di aliquote sarebbe meglio ripensare al "sistema fiscale" nel suo complesso (senza mettere in discussione il principio della progressività) a cominciare dagli studi di settore che, in una realtà economico/produttiva frammentata come quella italiana, rischiano di non avere grande attinenza con la realtà delle cose.

Ecco qualche anticipazione su come l'Italia si avviera' verso il suo destino "greco":

 

corriere.it/politica/11_giugno_18/vendola-congresso-sel

Vendola: [...] critico il tremontismo che propone il totem del contenimento del debito pubblico in linea con una certa Europa che ha smesso di interrogarsi sulle ragioni della crisi.

 

Era chiaro che la quinta colonna Bertinotti andava rimpiazzata da qualcuno e Vendola in questo ruolo è ottimo e abbondante.

Il destino greco pare però affascinare anche tutti quelli che reclamano la riduzione delle tasse o un alleggerimento del peso fiscale sul lavoro (imprese e lavoratori).

Poichè un alleggerimento sensibile dovrebbe essere di almeno 50 euro/mese famiglia e altrettanto alle imprese dovrebbero sapere che questo richiederebbe 26 miliardi dove li prendiamo? Aumentiamo manovra e relativo taglio da 40 mld (taglio 58 mld) a 66 mld (taglio 96 mld)? Non sorge ad essi il dubbio che inevitabilmente si dovrebbe dagliare a molti di coloro a cui si vuole dare; dove sarebbe la logica? Chi parla di spostamento di risorse "a..." perchè non dice anche da chi (Emma rispondi!). Molti straparlano di spostare la tassazione al lavoro dalla rendita (Camusso e molti altri): ma han fatto quattro conti?

Anno 2010:

entrate da tasse su interessi di depositi (al 27%) :1,2 miliardi

entrate da tasse su cedole, dividendi , capital gains (12,5%): 6,4 miliardi

portando tutto al 20%, in una visione superfissa, si otterrebbero 3,5 miliardi (in efffetti lo Stato dovrebbe alzare l'interesse delle nuove emissioni quindi l'extra entrata netta sarebbe minore), meno di 7 euro medio / (famiglia*mese) e altrettanto per le imprese. E questo cambierebbe il destino del paese?

La patrimoniale? Ma ancora vogliamo togliere a chi vogliamo dare?

Non resta che il debito: ma non facciamo la manovra per raggiungere il pareggio? Dimenticavo l'evasione: qualcuno si rende conto che ogni euro di evasione che si recupersa ne nasce una nuova di un euro? (quando va bene)

Nessuno che suggerisca di aggredire la corruzione (stimata in 60 miliardi/anno dalla CdC): già ma chi straparla nella corruzione ci sguazza con i suoi amici.

le "perle" di oggi:

 

 

 

Dimenticavo l'evasione: qualcuno si rende conto che ogni euro di evasione che si recupersa ne nasce una nuova di un euro? (quando va bene)

 

Scusa Aldo, sono d'accordo con tutto il tuo commento ma questa mi sfugge: perche' recuperare un euro di evasione ne fa nascere un altro euro di evasione? Capisco che il costo di recuperare un euro di evasione possa essere maggiore dell'euro recuperato, ma non mi torna...

scusa aldo mi permetto di integrare la tua analisi aspettando a mia volta eventuali correzioni e/o estensioni.

se si tagliano di un certo ammontare le tasse sul lavoro e sull'impresa i nostri prodotti e servizi non diventano maggiormente competitivi sul mercato interno e sui mercati esteri? non lasciamo un certo ammontare in piu per consumare ?questi 2 effetti combinati non produrrebbero benefici sull'aggregate demand ,oramai mi sono amerikanizzato anch'io :-) e in parte anche sull'occupazione allargando quindi l'ammontare dei redditi imponibili con un benefico effetto anche sul debito?

in piu,anche coloro che investono in titoli azionari o obbligazionari non vedrebbero diminuire le imposte sulle entrate da lavoro o da impresa?

poi mi unisco alla richiesta di spiegazione da parte di lugg e allo stesso lugg chiedo :perchè la lotta contro l'evasione costerebbe piu di quanto renderebbe?i dipendenti del settore pubblico non vengono pagati a prescindere dai risultati?richiederebbe la lotta all'evasione un maggiore impiego di risorse rispetto a quelle oggi consumate? 

a proposito, ecco un settore che non conosce crisi

 http://www.cronachelodigiane.net/article-la-politica-non-conosce-crisi-rimborsi-elettorali-cresciuti-del-1100-77075834.html

 

 

Il destino greco pare però affascinare anche tutti quelli che reclamano la riduzione delle tasse o un alleggerimento del peso fiscale sul lavoro (imprese e lavoratori).

 

Ridurre le tasse e' corretto e utile ma va fatto riducendo di importo uguale o superiore la spesa pubblica: su questo bisognerebbe convincere Vendola, i peronisti di sinistra e quelli di destra.

Ricordo che nei programmi di governo c'era l'abolizione delle provincie (intese come istituzione) finalizzata alla riduzione dei costi della politica. Non se n'è fatto nulla (anzi) ma in compenso ci sono stati almeno un paio di "adeguamenti" a stipendi e affini. So che sembrerà demagogico ma, quelli della politica, sono purtroppo gli unici costi "comprimibili" rimasti senza compromettere la struttura sociale.