• Ex Kathedra

Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

In quanto membro di MD, vorrei rispondere all’articolo postato da Axel Bisignano la scorsa settimana.

L’01.08.91 mettevo piede per la prima volta in un palazzo di giustizia come magistrato. Ero a Genova e la circostanza ha la sua importanza. Nel '92, ancora prima di terminare il periodo di tirocinio mi iscrivevo all’associazione nazionale magistrati (ANM) ed a magistratura democratica (MD), una delle 4 "correnti" dei magistrati.

Non ho mai partecipato ad un congresso di MD. Non ho mai partecipato alle elezioni degli organi direttivi di MD. Non ho mai partecipato ad alcuna riunione nazionale tenuta da MD. Non conosco il volto della maggior parte dei colleghi che si sono succeduti nelle cariche di MD al consiglio nazionale (l’organo esecutivo centrale) e quelli che ho avuto occasione di conoscere non li vedo da almeno 8 anni. Eppure continuo a pagare la quota mensile di 20 €, ininterrottamente, da 17 anni. Perché?

Iniziamo col dire perché mi iscrissi a MD a soli 27 anni, dopo appena un anno di trascorso come magistrato tirocinante a Genova. Vi erano colleghi in tribunale, come in procura, la cui porta era sempre aperta, dalla mattina alle 08,00 alla sera alle 20,00. Erano colleghi noti, gli “inventori” del danno biologico o gli autori di scritti celebri sul nuovo codice di procedura penale o protagonisti di importantissime indagini penali. Nonostante la montagna di carte e la fama riconosciuta trovavano sempre il tempo per spiegarti con pazienza il mestiere. La sera tardi in ufficio correggevano le prime bozze di sentenza che redigevo od i primi provvedimenti da P.M.. Erano tutti colleghi di MD ed in questo erano diversi da altri. Mi iscrissi ad MD principalmente nella speranza di somigliare a loro, da grande.

Perché sono tuttora iscritto a MD? Certamente non più per quella speranza. I miei pregi ed i miei difetti sono quasi immutabili e quell’iscrizione non garantisce una professionalità maggiore di quella guadagnata sul campo anche grazie a quegli esempi.

Ecco allora alcuni dei motivi per cui continuo a pagare quella quota.

1) MD è non solo una corrente dell’ANM, ma è anche la rivista bimestrale Questione Giustizia, una rivista che viene acquistata da numerosissime biblioteche ed università italiane. Vi scrivono magistrati, professori universitari, avvocati. Un solo esempio: leggete il volume dedicato ai 60 anni della Costituzione, vi si aprirà il cuore e la mente.

2) MD è la rivista Giudici a Sud in cui si tenta di analizzare come sia possibile parlare di giustizia e cosa possono fare i magistrati nelle aree del nostro bel paese con il tasso di omicidi più alto d’Europa (ed almeno questo non è colpa della magistratura).

3) MD è anche MEDEL, l’associazione autofinanziata dei magistrati europei (spagnoli, francesi, tedeschi, austriaci ecc., oltre che italiani) che per la sua autorevolezza ha lo status di consulente–osservatore del Consiglio d’Europa e che offre supporto alle associazioni dei paesi in fase di consolidamento democratico, da quelli dell’America Latina, alla Turchia, alla Serbia, alla Georgia eccetera. Due degli ultimi tre presidenti di MEDEL sono di Magistratura Democratica. Se solo sapeste cosa fa MEDEL per aiutare le giovani (in termini di maturità democratica) magistrature degli altri paesi sareste fieri anche voi, come me, che una parte della quota versata vada a rimborsare le spese di questi colleghi che con fatica e senza alcun ritorno perdono il loro tempo per un’idea di giustizia oltre l’Italia.

4) MD sono le centinaia di iniziative che organizza su tutto il territorio italiano. Guardate su internet cosa è accaduto a La Spezia dove MD a maggio di quest’anno ha organizzato “Le parole di Giustizia” in collaborazione con il comune di La Spezia, in ricordo di un suo scomparso esponente.

5) MD sono gli innumerevoli libri scritti in materia di giustizia. Un ultimo esempio? Il libro LA Carta e le Corti sui diritti umani in Europa. Il libro viene presentato, su richiesta di associazioni culturali ed ordini professionali, in decine di città italiane, oggi, nel 2009.

Mi importa poco cosa dice lo statuto di MD, che io come molti di MD abbiamo letto non più di una volta nella nostra vita. Guardo ai fatti.

Potrei continuare ancora per molto, elencando le fondazioni, le iniziative benefiche, le opere letterarie di MD. Ma credo che abbiate compreso che MD è un’associazione culturale che si occupa di temi di giustizia. Non è solo e non è tanto una corrente dell’ANM.

Un ultimo motivo per cui sono di MD lo devo però elencare, in quanto si collega all’accusa di politicizzazione.

Rimango in MD perché mi ha insegnato qualcosa che non avrei forse mai compreso. I magistrati veramente indipendenti sono quelli che rivendicano la possibilità di esprimere le loro opinioni su temi sociali, economici, di giustizia, nei limiti di forma ed opportunità che il caso raccomanda. Leggendo gli scritti di MD ho imparato la storia della nostra magistratura. Ho imparato che nel regime fascista i magistrati avevano il divieto di appartenenza a partiti politici e di svolgere attività politica; erano magistrati del regime: gli epurati furono coloro che non si sottomisero all’ideologia fascista. Il divieto era funzionale a mantenere lo status quo, a poter intervenire dietro le quinte, quando occorreva, sui magistrati, garantendosene l’asservimento. Il ministro della giustizia del primo governo Badoglio di unità nazionale, il liberale Vincenzo Arangio Ruiz (mica Palmiro Togliatti), quale primo atto tolse quel divieto, ritenendolo un privilegio odioso (sono parole sue).

La storia repubblicana ha confortato quell’assunto: diffidate dell’apoliticità, perché può spesso nascondere la subordinazione più deteriore. Domenico Pone, segretario della corrente di Magistratura Indipendente (MI, la corrente c.d. di destra), fu radiato dalla magistratura per l’appartenenza alla P2; un vincolo nascosto, che prevedeva il finanziamento da parte della P2 della stampa di Magistratura Indipendente. Antonio Buono, anch’egli di MI, andò in pensione prima del giudizio finale del procedimento disciplinare a suo carico per l’iscrizione alla P2. Ed oggi non vi sembrano strumentali le polemiche sulla magistratura rossa o politicizzata? Sottosegretario al Ministero della Giustizia è Giacomo Caliendo, già dirigente della corrente della magistratura c.d. di centro, UniCost; il ministro ombra della giustizia del PD è un ex membro del CSM, anch’egli esponente della stessa corrente di UNICOST. L’on.le Mantovano, di AN, dichiarava la scorsa legislatura che vi era una questione deontologica per quei magistrati che scendono in campo con plateali prese di posizioni politiche; MANTOVANO è oggi parlamentare, in precedenza ricopriva incarichi di governo quando era ancora magistrato, benché fuori ruolo per gli incarichi di governo.

I magistrati più temibili per coloro a cui non piace la legalità sono proprio quelli che non si nascondono, che firmano le petizioni per l’abrogazione di leggi che ritengono inique od incostituzionali e non si celano dietro l’apoliticità di facciata. Perché sono realmente indipendenti, non controllabili da alcun potere. La collega Gandus e gli altri due giudici del Tribunale nel processo Mills applicano il lodo Alfano anche se ne contestano la costituzionalità; Gherardo Colombo, anch’egli di MD, applicò la norma sul falso in bilancio che portava alla prescrizioni dei processi contro esponenti del centro destra. I magistrati che esprimono le loro idee hanno l’onestà intellettuale di sapere quali sono i propri limiti e, soprattutto, sono realmente indipendenti, perché trovano l’unica subordinazione nella legge e nelle idee su come applicarla, idee che tranquillamente espongono e sottopongono alla critica altrui. Quell’applicazione della legge che ha determinato l’assoluzione di Formigoni nel processo c.d. Oil for Food; dimenticavo: presidente era Nicoletta Gandus.

Vedete, ogni persona seria ed onesta, che ha frequentato i primi due anni di giurisprudenza sa che la legge non dice tutto e non prevede tutto. I giudici devono far vivere le leggi in contesti sociali mutevoli, con situazioni che il legislatore nemmeno conosceva e prevedeva. Il codice civile del 1942 che cosa ne sapeva del leasing, del factoring, dei contratti pronto contro termini, e tutto il resto? Tutti i giuristi sanno che il giudice nell’applicare la legge in parte la crea, la adatta, la sviluppa. Basta leggere un qualsiasi manuale di teoria generale del diritto per averne una conferma. La legge non dice tutto e non è mai completamente chiara. Dovete allora preferire i magistrati che non si nascondono, che espongono le loro opinioni senza vergognarsi delle loro idee che inevitabilmente condizionano l’interpretazione della legge. Anche quelli apparentemente agnostici, che nascondono le loro idee, ne sono condizionati; vengono condizionati dall’essere credenti o meno, cattolici o meno, conservatori o progressisti. Non ve lo dicono? Diffidate di loro. Non è questione di appartenenza a partiti politici, divieto che l’ANM ha stabilito per i suoi iscritti dal 1992, ma di non essere preda di poteri forti ed occulti. Chi espone le proprie convinzioni (ovviamente in generale, non sul singolo processo) è privo di condizionamenti indebiti, se non quelli che derivano dalla propria cultura ed avrà anche il coraggio di darvi ragione, magari a malincuore.

Un ultimo argomento: quello della carriera dei magistrati. MD si è battuta per l’attuazione del principio secondo cui i magistrati, come vuole la costituzione, si distinguano solo per la diversità di funzioni. Un magistrato di primo grado guadagna come un magistrato in cassazione con la stessa anzianità. Ciò ha consentito a Borsellino e, prima, a Falcone, di morire avendo esercitato sempre funzioni di primo grado, quelle più delicate e pericolose, guadagnando come i loro colleghi in cassazione, anche di quelli che annullavano i processi di mafia. Questo sacrosanto principio non vuol dire che i magistrati non debbano subire rigorose valutazioni di professionalità prima di ricevere aumenti di stipendio. Sicuramente è questo che oggi non funziona. Ma su questo MD non solo non ha colpe, ma ha sempre trovato la resistenza di altre correnti.

E’ vero, talvolta vi sono stati degli eccessi da parte di esponenti di MD nell’esprimere alcune convinzioni, magari richiamando a sproposito ideologie politiche a mò di comizio. Ma tali eccessi e le relative accuse non hanno mai riguardato provvedimenti giudiziari. La sentenza contro Mills è stata scritta a tre mani, da tre colleghi che non avevano alcun interesse e, soprattutto, potete starne certi, non sono stati in alcun modo condizionati dalle loro idee, poiché se avevano qualcosa contro il governo di destra o di sinistra, non avrebbero avuto bisogno di scriverlo in sentenza, ma, più onestamente e trasparentemente, avrebbero firmato, come ha fatto la Gandus, documenti con i quali quelle obiezioni sono state motivatamente ed onestamente illustrate.

Questo articolo ha 62 commenti.

  1. Francesco8868

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    questa è una difesa di MD più che una difesa del diritto dei magistrati a esprimere pubblicamente le proprie idee e a organizzarsi in forma di correnti di “pensiero”. quindi MD va bene se è buona, ma non se è cattiva? cioè una associazione di magistrati fascisti è accettabile o no dal punto di vista dell’autore di questo articolo?

    su come si comporta un sistema giudiziario apolitico e come reagiscono i giudici in caso di “scossoni”, mi viene in mente http://www.cambridge.org/catalogue/catalogue.asp?isbn=9780521876643 in cui una political scientist studia come hanno reagito i giudici apolitici cileni al passaggio alla dittatura appiattendosi senza fiatare al nuovo regime e legittimandolo, e come invece gli omologhi brasiliani e argentini, meno apolitici, siano stati meno malleabili e più “vocal”.

     

  2. shax79

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Mi pare che uno dei punti principali di quel post fosse che i magistrati devono “apparire” imparziali e giusti nelle loro decisioni, e non “soltanto” esserlo. E questo agli occhi della grande maggioranza delle popolazione, non solo di chi ha fatto i primi due anni di giurisprudenza. Se posso permettermi, in questo post di risposta non leggo nulla su questo argomento, che a mio parere e’ fondamentale.

  3. marcoesposito

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Grazie per il post,ma :

    MD sarà anche tante altre cose, ma è una corrente politica, il fatto che alcuni di voi abbiano letto solo una volta lo statuto, o forse nemmeno quella, non vi esime dal chiederne quantomeno il riesame, leggendo quello statuto vengono i brividi, e si dà facile argomento sulla politicizzazione della magistratura, che non solo deve essere imparziale, ma anche apparirlo. Insomma, se non avete letto lo statuto, ignorantia legis non excusat.

    E’ vero, talvolta vi sono stati degli eccessi da parte di esponenti di MD nell’esprimere alcune convinzioni, magari richiamando a sproposito ideologie politiche a mò di comizio.

    E’ questa l’accusa più pesante, la sua ammissione le fornisce sicuramente la patente di onestà intellettuale, ma il(i) fatto(i) rimane.

    Questo sacrosanto principio non vuol dire che i magistrati non debbano subire rigorose valutazioni di professionalità prima di ricevere aumenti di stipendio. Sicuramente è questo che oggi non funziona. Ma su questo MD non solo non ha colpe, ma ha sempre trovato la resistenza di altre correnti.

    Manca l’argomentazione, questa affermazione è sicuramente generica: ci può dire dove e in quali documenti MD si è espressa a proposito della valutazione meritocratica dei magistrati ? E chi si è opposto, e con quali argomenti ?

     

  4. marco-boninu

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Seguendo la logica del titolo del post, mi vengono in mente quei carissimi amici, l’un contro l’altro armati, che, dinnanzi alle rimostranze per la poca obbiettività di “giornalisti” come Fede e Santoro, rispondono: “eh ma almeno loro lo ammettono che sono di parte e non fanno finta di essere imparziali”…certo a prenderli troppo alla lettera quei miei amici poi si offendono: se commetto un torto contro di loro, e dinnanzi alle loro rimostranze ribatto, “eh ma almeno io lo dico apertamente che sono uno stronzo” allora l’argomento non me lo fanno valere più: scopro a mie spese che non basta l’autoenunciazione del possesso di una qualità per giustificarla pienamente.

    Ma tornando al post, (e ringraziando davvero l’autore che ha avuto la pazienza di scrivere qui per noi lettori) mi ha colpito questa idea di eroismo che percorre lo scritto. Sia chiaro che non mi permetto di irridere nessuno per i suo sforzi (ci mancherebbe), lavorativi ed extralavorativi, anzi sono meritori davvero. Forse però con tutto il rispetto, involontariamente, l’autore del post ha dato l’immagine più efficace di come si sono concepiti e ancora si concepiscono i membri di MD: idealisti, attenti al bene comune, fanno i campi di lavoro nel terzo mondo :-)…essi inoltre sono quelli che si espongono, e il loro esporsi, così è scritto sopra non piace a chi non ama la legalità; loro si espongono e gli altri? E gli altri magistrati fanno lo stesso, ma non lo dicono e per questo sono doppiamente inaffidabili, sempre se ho capito bene.

    In realtà, mi lasci dire, il fatto che essere neutrali sia difficile non significa che non sia importante provarci: Kant li chiamava ideali regolativi della ragione; qui, fra economisti come direste: asintoticamente tendenti alla neutralità? Che poi, guardi che anche qui si è tradito, eh…e cosa sarebbe questa critica della neutralità in teoria, se non una rivisitazione della critica del giovane Marx all’idea di astrattezza del diritto e delle istituzioni borghesi, che in fondo nascondono sempre interessi materiali e di parte?

    E poi, perchè invocare la qualità del vostro tempo libero per giustificare le vostre scelte? La domanda non era se magistratura democratica è composta di persone decenti, la risposta la sapevamo anche prima ed è positiva. La domanda era, ma tutto questo impegno politico garantisce la percezione di neutralità dei giudici da parte dei cittadini?

  5. clericus

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    “Ciò ha consentito a Borsellino e, prima, a Falcone, di morire avendo esercitato sempre funzioni di primo grado, quelle più delicate e pericolose, guadagnando come i loro colleghi in cassazione, anche di quelli che annullavano i processi di mafia. “

    Falcone e Borsellino appartenevano a Magistratura Democratica?

    1. Claudio

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      “Falcone e Borsellino appartenevano a Magistratura Democratica?”

      No, Massimo. Considerando tutte le cose “carine” che MD disse contro Falcone credo proprio di no… sai… per loro era uno venduto alla politica… 😉

      Com’era quel detto? L’inferno è lastricato di buone intenzioni…?

       

       

      1. marco-boninu

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Si Falcone e Borsellino nn erano di MD, ma chi ha scritto l’articolo non afferma una cosa del genere.

  6. clericus

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    “La storia repubblicana ha confortato quell’assunto: diffidate dell’apoliticità, perché può spesso nascondere la subordinazione più deteriore. “

    “I magistrati più temibili per coloro a cui non piace la legalità sono proprio quelli che non si nascondono, che firmano le petizioni per l’abrogazione di leggi che ritengono inique od incostituzionali e non si celano dietro l’apoliticità di facciata. Perché sono realmente indipendenti, non controllabili da alcun potere.”

    Letto cosi’ sembrerebbe che i magistrati che NON sono iscritti a Magistratura Democratica, siano servi del “potere”.

    Se tanto il post di Alex Bisignao che questo fossero entrambi veri, se ne potrebbe dedurre che non ci si puó fidare di NESSUN magistrato, MAI.

    Consolante, no?

     

    1. sabinopatruno

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      se ne potrebbe dedurre che non ci si puó fidare di NESSUN magistrato, MAI.

      In realtà è proprio così, non è del singolo magistrato che ci si deve fidare, ma del sistema.

      Il singolo è sempre esposto all’errore o alla mala fede ed i suoi comportamenti sono sempre a rischio, è il sistema che deve avere gli adeguati contrappesi per impedire le degenerazioni o, semplicemente, le inefficienze.

      La questione italiana oggi è tutta qui: è il sistema giusitizia, ben al di là dei singoli, che non riesce a dare fiducia ai suoi utenti, che poi siamo tutti noi.

      1. The_GaB

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Questo non mi convince molto. A giudicarmi è un singolo, non una media statistica del sistema. Devo sentirmi garantito dal singolo, se tutti sbagliano rispetto alla media non è che questo mi garantisca.

        Se invece parli di una media “within-subject”, per cui per esempio dovrei credere che il secondo grado di giudizio rimedierà agli eventuali errori del primo… mi sa un po’ di fatalismo, credo che la fiducia nel sistema passi necessariamente per quella nei singoli, almeno sopra una certa soglia critica.

        Fidarsi di un singolo (o del sistema) certamente non è incompatibile con il contemplare che l’uomo possa sbagliare, ma lo è con l’anticipare la malafede, come l’articolo di Bisignano mette bene in chiaro.

      2. ilcenta

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Banalizzando si potrebbe dire che il sistema di incentivi dovrebbe essere progettato affinchè: a) brillanti laureati siano attratti dalla carriera in magistratura, b) i migliori progrediscano e i peggiori se ne vadano. In un mondo ideale, nel giro di una generazione avremmo la migliore magistratura possibile, o no?

  7. GiovanniFederico

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    “E’ vero, talvolta vi sono stati degli eccessi da parte di esponenti di MD nell’esprimere alcune convinzioni, magari richiamando a sproposito ideologie politiche a mò di comizio. Ma tali eccessi e le relative accuse non hanno mai riguardato provvedimenti giudiziari”

    Questa affermazione mi sembra impegnativa, per usare un eufemismo. Come può l’autore garantire che nessun magistrato di MD si siano fatto mai influenzare dalle proprie convinzioni – p.es. nei processi sui licenziamenti o in quelli sull’interruzione di pubblico servizio per menifestazioni sindacali o simili?

     

     

    1. lneri

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      E come possiamo garantire che altri magistrati di altro orientamento politico non siano altrettanto influenzati dalle loro opinioni politiche? Quando fui chiamato, come medico del lavoro, a scrivere una perizia per un caso di cancro di sospetta origine professionale in un verniciatore (deceduto) di una importante azienda automobilistica italiana, l’avvocato della famiglia mi disse, non so con quanta credibilita’, che la causa aveva ben poche probabilita’ di successo per il peso “politico” dell’azienda e che il giudice era sensibile a queste valutazioni di opportunita’. Ora, io stesso avevo forti dubbi sulla sussistenza del nesso di causa. Quel cancro e’ piuttosto raro e l’evidenza non e’ clear-cut. Il punto non e’ questo. Il punto e’ che l’avvocato mi ha privatamente confessato questi timori prima ancora che io avessi formulato il mio giudizio scientifico. Ovvero il sospetto e’ endemico in Italia e non riguarda solo gli appartenenti a MD, evidentemente.

      Tra le varie cose l’articolo mi pare ponga un tema interessante. Quanto la trasparenza limiti le distorsioni del sistema che emergono dal fatto che la legge non puo’ regolare puntualmente ogni controversia? Mi par di capire che secondo l’autore dell’articolo ritenere che la legge debba essere semplicemente “applicata” perche’ da sola contiente tutte le regole necessarie al giudizio sia illusorio e fuorviante e che criteri piu’ “personali” entrino sempre in gioco nel processo. Insomma la legge non e’ la cartina del mondo di Borges (cosi’ dettagliata da essere il mondo stesso) e il giudizio presuppone sempre un elemento soggettivo. E’ cosi’?

      Se e’ cosi’ ci si deve chiedere: Quanto il dichiarare le proprie posizioni politiche, che invevitabilmente il magistrato si forma nella vita e nel corso della sua attivita’ professionale e che ne influenzano le decisioni e le interpretazioni della legge, ponga il magistrato stesso sotto un maggiore scrutinio critico rispetto al magistrato silenzioso, che usa criteri interpretativi ma li mantiene impliciti, segreti. Quanto questo maggiore scrutinio rappresenta una tutela? Quanto invece la supposta “imparzialita’ apparente” non rappresenti una foglia di fico per sfuggire al vaglio del proprio operato?

      1. Marcellourbani

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Visto che è inevitabile che i magistrati abbiano delle convinzioni e ne siano (chi più chi meno) influenzati, trovo opportuno che non ne facciano mistero.

        Trovo però inopportuno che si comportino da militanti, ed ancora di più che si organizzino per correnti politiche (non solo MD a quanto pare ).Tra l’altro è lecito pensare che chi non ha idee forti da cui farsi influenzare sia meno portato a pubblicizzarle, per cui non sono così sicuro che un magistrato “silenzioso” non sia mediamente più equilibrato nei giudizi.Non fraintendere: il dubbio mi pare lecitoma non credo sia risolvibile in generale.

        Tra l’altro trovo molto discutibile entrare in un’associazione senza conoscerne almeno approssimativamente lo statuto, e ancora di più prendere le distanze dallo stesso restando membro dell’associazione.

  8. marcomarkiori

    sull’indipendenza

    Trovo davvero stimolanti le tue riflessioni sul mito dell’indipendenza e sul valore della trasparenza. L’indipendenza di per sè non è un valore ma lo è in relazione alla libertà delle scelte che consente o dovrebbe consentire.

    Ad esempio, nella misura in cui il nostro presidente del consiglio riesce a compiere e far compiere azioni orientate al proprio interesse personale possiamo dire che è indipendente (gli elettori mostrano di apprezzare questa indipendenza).

    Nella misura in cui ha bisogno per queste scelte dell’apporto di altri, in quanto debitore, è meno indipendente.

    Quindi il valore è la libertà, non l’indipendenza.

    Da cittadino però mi chiedo: l’attuale assetto della magistratura (organi, organizzazioni, associazioni) la rende di fatto libera?

  9. ronico

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

       Mi sembra che questo articolo rappresenti bene l’apologia di quella (pretesa)”superiorità morale” che, tra l’altro, sta affossando, politicamente parlando, la sinistra. Giustamente Francesco Lovecchio chiede e si chiede se una associazione di magistrati fascisti sarebbe altrettanto apprezzabile. Il quesito fondamentale è il seguente: è giusto applicare le leggi leggendole attraverso le lenti della politica? Possono i cittadini fidarsi di una tale giustizia?

  10. Janko

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Questa storia dei giudici che non dovrebbero aver, od almeno manifestare, opinioni politiche mi pare sempre più ridicola. C’è la considerazione di “politica” come parolaccia.
    Invece, svolgono (come ho già detto commentando il precedente articolo) un ruolo “politico”, che non è quello legisltivo o di governo, ma appunto giudiziario. Un giudice che non avesse opinione politiche sarebbe un pessimo giudice, perché avulso dalla realtà.
    Perché nessuno si stupisce che, ad esempio, il Ministro degli Interni (che ha ben maggior potere di un giudice) abbia dichiarate posizioni politiche, od il Presidente della Repubblica, e ci si scndalizza per un giudice?
    Poi, non vedo perché dovrei temere la parzialità del mio giudice politicamente schierato se, per dire, litigo col vicino o sono accusato di furto: non parliamo di credibilità in generale. La discriminante, anche nei commenti, si riferisce solo ai giudizi su argomenti di lavoro dipendente: chiamiamo le cose col loro nome.
    Aggiungo che un giudice che dichiarasse di non essere politicamente schierato mi darebbe minor fiducia, perché ben poco credibile. Ancora, il discorso è partito da un articolo di Bisignano, che ha introdotto l’argomento con una stiracchiatissima interpretazione della Costituzione, dandola per ovvia: in base a ciò, se se dovessi averlo come giudice, quello di cui mi fiderei di meno sarebbe proprio Bisignano…

    1. Francesco8868

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      Janko, chiara la tua posizione che i giudici devono essere liberi di avere “opinioni”, che io condivido, ma poi annulli il tuo ragionamento con la tua chiosa finale quando dici che proprio per le opinioni espresse da Bisignano “dovessi averlo come giudice, quello di cui mi fiderei di meno sarebbe proprio Bisignano…”. Allora esprimere opinioni pubblicamente crea dubbi sull’imparzialità, specie se non se ne condividono le impostazioni. E’ un po’ come quegli americani che criticano la guerra del Vietnam (o in Iraq) non perché fosse ingiusta e sbagliata, ma perché si è perso!

      Giusto come notazione di colore a stelle e strisce, quando i giudici della corte suprema entrano in sessione vi è la tradizione della “conference handshake”, in cui ogni giudice stringe la mano agli altri per sottolineare il fatto che sebbene possano tra di loro avere differenze di ideologia e opinioni, tutti condividono un comune obiettivo.

    2. valbert

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      Un giudice che non avesse opinione politiche sarebbe un pessimo giudice, perché avulso dalla realtà.

      Ritengo che tutti abbiano opinioni, anche chi non le dichiara. Ma chi le dichiara pubblicamente e/o fa militanza politica tuttavia ha opinioni mediamente piu’ marcate, meno modificabili dall’evidenza empirica, potenzialmente piu’ distorcenti il suo lavoro.

      Perché nessuno si stupisce che, ad esempio, il Ministro degli Interni (che ha ben maggior potere di un giudice) abbia dichiarate posizioni politiche, od il Presidente della Repubblica, e ci si scndalizza per un giudice?

      Perche’ l’azione del ministro dell’interno viene valutata, come quella del governo cui appartiene, e ogni 5 anni gli elettori italiani possono decidere di bocciare la maggioranza di governo e “licenziare” il ministro fazioso.  Cio’ non accade invece per i magistrati, che sono costituzionalmente inamovibili.

      Poi, non vedo perché dovrei temere la parzialità del mio giudice politicamente schierato se, per dire, litigo col vicino o sono accusato di furto: non parliamo di credibilità in generale.

      Se tu stesso militi in una fazione, e il magistrato che ti giudica milita in un’altra opposta, hai ragione di temere la parzialita’ del magistrato, specie in Italia.

      Un giudice che dichiarasse di non essere politicamente schierato mi darebbe minor fiducia, perché ben poco credibile.

      Esistono molte persone che pur avendo opinioni non le dichiarano pubblicamente e non militano in partiti politici.  C’e’ ragione di ritenere che chi non fa militanza sia piu’ equilibrato, anche se si tratta sicuramente di una valutazione statistica e non certa.

      1. lneri

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Ma scusami Alberto ma dove sta l’evidenza di quello che dici in modo cosi’ apodittico? Perche’ un giudice che esprime le sue opinioni dovrebbe essere mediamente meno intellettualmente onesto? Questa e’ un’asserzione totalmente gratuita. 

        Penso che le considerazioni che ci siamo scambiati con Marcello Urbani siano ragionevoli. Meglio la trasparenza o il silenzio? Rivelare le proprie convizioni politiche potrebbe porre il giudice ad un maggior scrutinio. D’altro canto la rivelazione delle opinioni puo’ rappresentare un segnale di maggior “radicalizzazione”. La questione non e’ risolvibile in generale. Marcello ritiene che sia inopportuno per i giudici associarsi in organzzazioni che promuovono un’agenda politica. Allora mi chiedo: qual’e’ il confine tra squisitamente politico e squisitamente giuridico? Che facciamo vietiamo ai giudici di associarsi? Ma l’associazionismo volontario non e’ il modo piu’ efficiente e democratico di consentire ai giudici di rivelare le loro preferenze politiche?

        Io penso che la conclusione/lezione che dovremmo trarre e’ questa. Degli individui non ci si deve mica fidare troppo. Mai. Per questo le democrazie funzionano meglio delle dittature e delle monarchie.

        La questione sulla buona fede dei giudici allora perde un po’ importanza e la vera questione sul tavolo rimane: la forma del processo in Italia garantisce sufficientemente il diritto dell’imputato e della parte offesa di ricevere un giusto processo? Il meccanismo dei 3 gradi di giudizio ci soddisfa? Ha senso dover aspettare 20 anni per veder concluso il proprio percorso processuale?

        1. Marcellourbani

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          No, la libertà di associazione è indiscutibile.Nel caso di MD la politicizzazione è esplicita, quella implicita cui allude Profiti è altrettanto inopportuna seppur più sfuggente.

          Non ho mai contestato la legittimità di MD, solo mi pare una pessima cosa.A prescindere dal giudizio sulle varie attività citate da Profiti, di cui non so molto, ma delle due l’ una: o non prescindono dallo schieramento politico di MD o sono inopportune.

          Concordo che non dobbiamo mai fidarci troppo dei singoli individui, e neppure delle singole istituzioni (occhio però che molte monarchie son democratiche dell’ italia).

          Certo, la giustizia itliana ha problemi peggiori.

      2. johnny23021981

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        C’e’ ragione di ritenere che chi non fa militanza sia piu’ equilibrato, anche se si tratta sicuramente di una valutazione statistica e non certa.

        Mi fornisci la statistica a cui ti riferisci? 🙂
        In realtà ci sono ideologie che non hanno bisogno di essere dichiarate e altre invece si. Alcuni esponenti di MD sostengono ci sia stata una sostanziale continuità tra la magistratura fascista e la magistratura del dopo 46, e questo almeno fino alla fine degli anni 60 (nel 74 nascerà MD). Continuità camuffata dalla neutralità e imparzialità della legge. Giusto per fare un esempio. Poi ci sono personaggi considerati non ideologici da alcuni e altamente ideologizzati da altri. Cosa si può dire di Augusta Iannelli ad esempio? Tutto sta nella definizione di ideologia che comunque non rientra nel campo del penalmente rilevante, almeno fino alla prossima stretta di Alfano e compagnia cantante.

        Mi pare poi che tutta la discussione si sia arenata. Per alcuni la trasparenza e la militanza politica è un fatto normale che necessita solo di trasparenza, per altri invece è positiva la finzione della neutralità. Dico finzione perchè si dicono consapevoli dell’impossibilità della cosa ma la ritengono comunque utile per il “popolo”, se ho ben capito. Popolo che non capisce perchè forse poco educato e quindi che necessità di questo espediente per avere fiducia nella giustizia. Secondo me questa impostazione è pericolosa e controproducente visto che da almeno 20 anni una parte politica attacca costantemente la magistratura perchè secondo loro politicizzata adducendo, come motivazioni, le dichiarate opinioni di questo o quel giudice in materia politica come se quel giudice in realtà dovesse o starsene zitto o lobotomizzarsi direttamente. A me il tutto sa di fascismo a dire la verità, ma io sono ideologizzato ovviamente. Non posso però che felicitarmi della responsabilità che la stragrande maggioranza della classe dirigente italiana dimostra: Andreotti non ha tirato in ballo i magistrati comunisti e nemmeno Marcegaglia, dopo la condanna, ha tentando di ripararsi dietro cazzate sul soviet supremo. Perchè non l’hanno fatto?

        Come si vede però sono tutte opinioni… a me pare si stia facendo filosofia senza indicare fatti concreti. Dove la Gandus ha sbagliato? Dove il tale giudice schierato apertamente ha dimostrato poca parzialità? Se però non ci sono fatti concreti e tendenze dimostrabili empiricamente si sta solamente seguendo Ghedini nei suoi s-ragiomenti, magari senza volerlo o senza rendersene conto.

        Se poi

        Se tu stesso militi in una fazione, e il magistrato che ti giudica milita in un’altra opposta, hai ragione di temere la parzialita’ del magistrato, specie in Italia.

        questo è un problema dell’italia tutta, non della magistratura. Ma davvero dovrei credere questo? Un militante è una persona che non riesce più a valutare le cose? E noi mettiamo questa gente in parlamento e li ascoltiamo quando parlano di imparzialità della magistratura? 🙂 Poi ripeto: pensavo il magistrato giudicasse il reato, non la persona. E così bisognerebbe fare qui: indicare chiaramente quale sentenza è risultata clamorosamente viziata dalla faziosità di un magistrato (che ovviamente potrà solo essere bolscevico visto che gli altri, se ho ben capito, non si espongono).

        1. marco-boninu

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          Johnny,

          allora facciamo così.

          I giudici possono, senza sollevare nessun problema, schierarsi politicamante. Allora devi accettare anche che i poliziotti prendano parte ad adunate di estrema destra parafascista con braccia tese, e bandiere col fascio portate in trionfo, e senza poter sindacare della loro neutralità quando vanno a fare ordine pubblico alle adunate no global.

          Se, pur concependo che dal punto di vista giuridico rimane legittima la possibilita per giudici e poliziotti di manifestare in quel modo le loro preferenze politiche (assimilando le adunate parafasciste all’idea di una egemonia gramsciana dei giudici  dentro le istituzioni) e se davvero tu pensi che questa manifestazione di identità politica non arrechi danno alcuno alle funzioni che sia i giudici che i poliziotti esercitano pubblicamente, io almeno, ho capito come la pensi.

          Che poi l’idea che la pubblicità della propria funzione, in qualunque ambito, comporti standard di trasparenza e responsabilità maggiori che rispetto ad un privato cittadino, non è difficile da capire.

          Perchè SB dovrebbe rispondere della vicenda Lolita? Appunto perchè in quanto personaggio pubblico deve sottostare a standard più stringenti, benchè la legge non lo obblighi a dire nulla su quello.

          1. johnny23021981

            Re(3): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            i poliziotti prendano parte ad adunate di estrema destra parafascista con braccia tese, e bandiere col fascio portate in trionfo

            è illegale e contro la legge. se lo fanno dovrebbero essere cacciati dal corpo e processati. non penso sia però utile estremizzare la questione per risolvere il problema. Falcone pare avesse la tessera dell’M.S.I. Magari i poliziotti di Bolzaneto no ma in compenso cantavano faccetta nera e innegiavano a Pinochet mentre picchiavano selvaggiamente i fermati. Come vedi siamo sempre al punto di partenza: da una parte ci sono le congetture, dall’altra i fatti (ed i reati).

             

            assimilando le adunate parafasciste all’idea di una egemonia gramsciana dei giudici  dentro le istituzioni

            ?

            se davvero tu pensi che questa manifestazione di identità politica non arrechi danno alcuno alle funzioni che sia i giudici che i poliziotti esercitano pubblicamente, io almeno, ho capito come la pensi.

            come detto prima: non ha senso estremizzare e rendere assurdo il tutto perchè poi non ci si capisce più. di che cosa stiamo parlando? del farsi pestare da un pazzo fascista o dell’avere un giudice di MD che giudica una persona di centro destra? è la stessa cosa? che intendi con “questa manifestazione”?

            io penso che ognuno debba essere libero di firmare appelli e prendere la tessera del partito preferito.
            riformulo l’invito: indicami il caso specifico e parliamo di quello. detto questo, altrimenti non ci si capisce, specifico di non essere contrario alla ricusazione ed anzi mi pare un sacrosanto diritto dell’imputato. non trovo però accettabile chiedere la sostituzione del magistrato solo per generiche motivazioni politiche, questo no.

            voglio però concludere il tuo ragionamento: se si considera “inimicizia” l’appartenenza ad un’altra parte politica allora bisognerebbe chiedere ai Magistrati di fare dichiarazione pubblica di voto e, in base alle alleanze parlamentari del momento, agire di conseguenza. E così pure se imputato e giudiche appartengono al medesimo schieramento perchè non si potrebbe garantire l’imparzialità della sentenza.

            E se un magistrato di MD fosse poi iscritto all’Arci e dovesse giudicare un Borghezio qualsiasi che perde la fiaccola sopra ad un ponte? Potrebbe farlo o no visto che l’Arci è apertamente schierato politicamente?

          2. marco-boninu

            Re(4): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            come detto prima: non ha senso estremizzare e rendere assurdo il tutto perchè poi non ci si capisce più. di che cosa stiamo parlando? del farsi pestare da un pazzo fascista o dell’avere un giudice di MD che giudica una persona di centro destra? è la stessa cosa? che intendi con “questa manifestazione”?

            Vedi come slitta il tuo modo di ragionare? Io ho assunto un mondo facile facile, in linea con i nostri pregiudizi: il magistrato rosso che compila elenchi di forme sempre più avanzate di giustizia sociale; e il poliziotto che, pur non pestando nessuno, a casa canta faccetta nera e poi con gli amici, la domenica discute delle glorie del regime fascista. Io volevo solo sottolienare che adesioni ideologiche manifestate pubblicamente (seppure nella forma di adesione a circoli culturali o a correnti della magistratura) rende difficile considerare imparziale il loro operato (non stiamo dicendo che quell’operato non sia imparziale, ma solo che la sua percezione potrebbe essere controversa).

            Tu, che mi accusi di estremizzare, assumi che il poliziotto nostalgico del fascismo sia per forza un picchiatore, cominciando appunto a inferire condotte extra-professionali dalla dichiarata adesione ad un credo ideologico del poliziotto (appunto il suo essere fascista). Ecco, lo stesso “meccanismo” di derivazione che tu metti in atto nel valutare l’opportunità di mettere in mano la gestione dell’ordine pubblico a chi si professa fascista nel tempo libero (senza tuttavia commettere reati) potrebbe funzionare anche nel caso in cui, un imprenditore, si chiedesse che tipo di terzietà fra lui e un suo dipendente potrebbe garantire un magistrato che nel tempo libero (senza commettere reati) dichiarasse la sua propensione per un certo ordinamento sociale.

            Il mio ragionamento ai tuoi occhi è ripugnante, lo so: metto sullo stesso piano l’esibizione di valori politici di destra radicale (che tu non approvi) con l’esibizione di di valori politici di sinistra estrema. Nel tuo orizzonte, abbiamo da un lato picchiatori, come tu sostieni,  nell’altro caso magistrati che fanno avanzare le loro personali idee di concezioni della giustizia sociale. Ma io ti chiedo di non guardare alla decenza di un atteggiamento rispetto ad un altro secondo i tuoi parametri; piuttosto, chiediti solo se è ottimale che quell’atteggiamento provenga da quanti dovranno trattare indistintamente tutti i cittadini.

            Per la cronaca: conosco ottimi poliziotti che pure hanno in macchina tutto il repertorio delle spilline nazional-fasciste; così immagino ci saranno ottimi magistrati di MD. Il punto è solo se è bene che funzionari pubblici mettano a repentaglio la credibilità del loro operato. E ti sembra che sto estremizzando le cose?

            Adesso, scusa, ma metto via il fioretto e prendo lo scalpello. Ma la sinistra (di cui MD sembra voler essere una propaggine dichiarata dei suo valori politici) ma quante pippe senza godimento alcuno si è fatta “sul prevalere della cultura di destra nei corpi militari”? “del potenziale eversivo insito nella vicinanza ideologica dei carabinieri all’ideologia fascista”? Quanti reportage abbiamo letto di poliziotti che, ripresi di nascosto, facevano apologia del fascismo, gettando, agli occhi dei “sinceri democratici” “dubbi inquetanti sulle propensioni ideologiche delle forse di PS”? E se l’appartenenza a un gruppo ideologico omogeneamente costituito al fine di avanzare specifici valori politici non è sufficiente, a tuo dire, a squalificare in via di principio l’operato dei suoi membri, perchè denunciare sempre le infiltrazioni massoniche nelle istituzioni? Perchè, visto che la P2 non è stata considerata, dai tribunali italiani un’organizzazione sovversiva e dunque illegale (c’è solo un pronounciamento di una commissione di inchiesta, che ha i poteri inquirenti della magistratura-se non sbaglio-, ma certo non può emettere sentenze) la partecipazione ad essa è considerata, da alcuni, squalificante per coloro che ad essa prendevano parte mentre ricoprivano incarichi pubblici?

            Te lo dico io: per una banalissima ragione di credibilità.

          3. johnny23021981

            Re(5): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            brevissimamente

            assumi che il poliziotto nostalgico del fascismo sia per forza un picchiatore

            falso, anche perchè ne conosco davvero tanti. quindi tutto il resto del tuo ragionamento non conta. per me non fa testo la tendenza politica ma solo ed unicamente i fatti. ovviamente c’è una certa diversità tra un’opinione ed un atto penalmente rilevante – sfilare con le bandiere fasciste o pestare la gente – così come c’è differenza tra un fascista e un magistrato di MD. se tu non la vedi il problema non è mio. 

            perchè denunciare sempre le infiltrazioni massoniche nelle istituzioni

            qui non c’entra nulla la credibilità e per capirlo ti basterà, per iniziare, leggere la pagina relativa di wikipedia. davvero tu hai intenzione di paragonare la P2 a MD? 

            in conclusione, per usare i tuoi metodi estremizzanti, i 18 magistrati appartenenti, sempre stando a wikipedia, alla P2 non sarebbero da biasimare. gerardo colombo che sulla p2 ha indagato invece si. fessi i primi a non aver tentato di sollevare il problema della “grave inimicizia” causata da una diversità di vedute politiche. saluti e baci

          4. marco-boninu

            Re(6): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Johnny,

            io non voglio paragonare la P2 a MD: non mi interessa farlo.

            Io dico che l’affiliazione ad un’associazione non eversiva o che non commetta reati di altro genere, alle volte è vista come un problema (massoneria, P2, vicinanza delle forse di polizia ad organizzazioni di Destra radicale) alle volte no (vedi MD e la sua ideologia). Invece, per me è evidente che entrambi i casi sollevano un problema di credibilità.

             

        2. Marcellourbani

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          Alcuni esponenti di MD sostengono ci sia stata una sostanziale continuità tra la magistratura fascista e la magistratura del dopo 46…

          Come gran parte delle istituzioni.O credi che i frettolosi cambi di casacca nell’ ultima settimana del regime fossero il frutto di lunghi e meditati ripensamenti?

          Gli uomini son rimasti gli stessi, e d’altronde non è facile cambiarli da un giorno all’altro se non imponendo col metodo totalitario.

  11. Profiti

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    L’argomento centrale del mio pensiero non è la difesa delle idee di MD. Tale difesa viene dopo ed è del tutto eventuale; non a caso il pluralismo di pensiero, sensibilità e prospettive nella magistratura è un dato che MD non solo accetta, ma addirittura rivendica e sponsorizza (basti dire che negli ultimi 20 anni MD è stata sempre al governo dell’associazione nazionale magistrati – ANM, alleandosi sempre con tutte o alcune delle altre correnti, a dimostrazione dell’assenza di ideologismo assolutista, ed ha spessissimo espresso il Presidente dell’ANM, eletto anche dalle altre correnti).  

    Come significativamente molti di voi hanno colto, il presupposto del ragionamento è una constatazione. IL giudice, qualsiasi giudice, in qualunque parte del mondo, fa politica, poiché la politica è insita nell’applicare le leggi. L’indeterminatezza semantica del linguaggio (il diritto è linguaggio) fa si che l’interpretazione della legge è un’attività creativa; molto spesso il giudice ed il PM nell’interpretare la legge hanno più scelte applicative, tutte egualmente sostenibili anche se in contrasto tra loro. La preferenza per le possibili opzioni può essere dettata dalla c.d. pre-comprensione, vale a dire da ciò che siamo, dalla cultura che abbiamo, dall’educazione e dalle nostre ideologie. Il giudice proprio per il suo ruolo di imparzialità ed indipendenza sbaglia se nega di essere influenzato dalla sua pre-comprensione, perché nega di avere delle idee, di considerarsi un essere pensante, ciò che non può esistere. Se è in buona fede può anche essere convinto di applicare solo la volontà del legislatore, ma ciononostante sbaglia e non ha gli strumenti per correggere il suo errore. Quante volte P.M. ed avvocati sanno che, ad esempio, alcuni giudici, non iscritti ad alcuna corrente, hanno una valutazione dei processi per infortuni sul lavoro per cui il P.M. ha vita facile. Di contro di altri colleghi è notorio che hanno la mane pesante nei confronti di certe fasce di delinquenti, quelli da strada, mentre tendono ad essere decisamente innocentisti nei confronti dei colletti bianchi, semplicemente per cultura, inclinazione, educazione, non sempre per servilismo.

    Ebbene se ciò è la descrizione di un fenomeno e non una valutazione, allora il giudice che trasparentemente espone le sue idee politico-culturali è colui che è in realtà più indipendente ed imparziale, perché il suo pre-giudizio può essere sfidato apertamente. Un esempio: le norme che prevedono limiti di tolleranza delle polveri negli ambienti di lavoro (ad esempio l’amianto fino al 1992, ora è proibito in assoluto), vanno interpretate nel senso che quei limiti non sono una patente di liceità, ma consentono di proseguire l’attività d’impresa fino a raggiungere quel livello di esposizione se e solo se tutte le misure di sicurezza per ridurre o eliminare l’esposizione siano state adottate. In altri termini risponde del tumore anche chi ha rispettato quei limiti, ma poteva abbassare il livello di esposizione con accorgimenti tecnici. Una tale interpretazione è una scelta politica, poichè anche la diversa interpretazione potrebbe essere sostenuta. Allora il giudice trasparente non si nasconde dietro il formalismo: io applico la legge. In realtà più onestamente quel giudice dovrebbe asserire che il nostro ordinamento lascia uno spazio ad entrambe le interpretazioni ed allora io giudice in questo spazio attribuisco maggior valore alla salute dei lavoratori valorizzando le norme costituzionali di tutela del lavoro e della salute, rispetto agli interessi economici dell’impresa o della nazione. Voi potrete sfidare un tale giudice, cogliere le falle del suo ragionamento, cercare di fargli cambiare idea, poiché è consapevole dell’assenza di una sua verità definitiva. Diversamente chi nega il suo pre-condizionamento rimarrà preda dello stesso nei migliori dei casi, in altri casi preda di poteri forti e/o nascosti con cui, sentendosi sempre nel giusto e superiore, potrà allearsi.

    Come manifestare il proprio pensiero e, soprattutto, esporlo al dubbio ed alle critiche altrui, è poi una questione personale. C’è chi scrive nelle riviste, chi fa gli editoriali sui giornali, chi partecipa alla vita di MD e di altre associazioni, come altri cittadini. Ma nascondersi del tutto è sintomo, nel migliore dei casi, di mancanza di consapevolezza del proprio lavoro, nei peggiori di intenzionale pregiudizio. Ovviamente stiamo parlando del giudice al di fuori del singolo processo, in cui il riserbo deve essere assoluto.

    L’associazione dei giudici fascisti, per rispondere ad una domanda, non va bene in radice, poiché nega l’altrui pensiero, non ammette l’errore e lavora per escludere, non per confrontarsi. In una parola non è democratica.

    Qui entra in gioco la professionalità del giudice, poiché il mettersi continuamente in dubbio e la necessità di essere coerenti nel proprio ragionamento (che va applicato anche quando nel caso di specie ha effetti contrari a quelli che si sono voluti in altri casi), implica conoscenze tecniche e culturali di alto livello. Il libro dell’anm LA MAGISTRATURA E LA SFIDA DELLA PROFESSIONALITA’ è stato curato da E. Bruti Liberati, presidente dell’ANM, esponente storico di MD. IL CSM nel 98 redasse un parere favorevole al disegno di legge FLICK che voleva le c.d. pagelle ai magistrati; relatori erano due consiglieri di MD: DUSI e PIVETTI. MD venne attaccata da molti magistrati proprio per questo ed oggi viene attaccata perché si ritiene che essa sia contraria all’individuazione dei carichi di lavoro esigibili (al di là dei quali dai giudici non si potrebbe pretendere altro). Mi fermo qui anche se gli esempi potrebbero continuare, ma volevo rispondere ad una giusta osservazione per cui nel mio contributo ero stato generico nel rivendicare per MD (ma anche la corrente del MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA non è stata da meno) le spinte verso la maggiore professionalità dei magistrati.

    Detto questo dissento spesso da opinioni di merito e da metodi di MD, ma devo dire che il collega Bisignano ne aveva dato un’immagine deformata e del tutto irreale; ritengo ciò sia dovuto alla mancata conoscenza della sua storia passata ed attuale.

    Scusatemi per la lunghezza e complimenti a chi è arrivato a leggere fino alla fine!!!

     

    1. Marcellourbani

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      Ebbene se ciò è la descrizione di un fenomeno e non una valutazione, allora il giudice che trasparentemente espone le sue idee politico-culturali è colui che è in realtà più indipendente ed imparziale, perché il suo pre-giudizio può essere sfidato apertamente.

      Concordo che se il giudice ha dei pregiudizi è preferibile che li esprima, ma sapere che sarà mio amico o nemico non lo rende per nulla più imparziale.

      E poi lo ribadisco: tra esprimere le proprie preferenze politiche ed associarsi (tra magistrati) per promuoverle ce ne passa.Nel suo intervento non ho trovato una sola ragione a favore.Cosa fa di bello MD che non potrebbe fare senza colore politico?

      nascondersi del tutto è sintomo, nel migliore dei casi, di mancanza di consapevolezza del proprio lavoro, nei peggiori di intenzionale pregiudizio

      Nascondersi forse si, ma ci saran pure giudici con scarse simpatie politiche che non si esprimono perchè non si sono mai interessati di politica, o comunque non si sentono vicini a nessuno.Qui è pieno di gente così, seppure non sian magistrati.

      L’associazione dei giudici fascisti, per rispondere ad una domanda, non va bene in radice, poiché nega l’altrui pensiero, non ammette l’errore e lavora per escludere, non per confrontarsi. In una parola non è democratica.

      Non svicoli: per quello basta sostituire i fascisti coi missini, democratici ma con idee molto simili.

      1. johnny23021981

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        Concordo che se il giudice ha dei pregiudizi è preferibile che li esprima, ma sapere che sarà mio amico o nemico non lo rende per nulla più imparziale.

        no, infatti si sta dicendo che la soluzione NON è il pretendere il silenzio da lui. che poi sarà tuo nemico o amico in base alle sue opinioni è una conclusione a cui arrivi tu facendo tutto da solo.

        Cosa fa di bello MD che non potrebbe fare senza colore politico?

        […]

        ma ci saran pure giudici con scarse simpatie politiche che non si esprimono perchè non si sono mai interessati di politica

        avere una visione del mondo significa avere delle idee politiche. non avere delle idee significa solo non sapere di averle e, al massimo, associarsi al così detto buon senso o senso comune che non è altro che ideologia naturalizzata. in tutti i casi si avranno per forza di cosa delle idee politiche e queste non necessariamente saranno direttamente dipendenti dalle attività di uno specifico partito politico. e anche se così fosse non vedo davvero il problema. ed infatti il problema non c’è visto che si è passati a parlare di imprenditori e toghe rosse di MD che li giudicano oppure di toghe conservatrici che giudicano barboni in un modo e colletti bianchi in un altro. e come accertare le loro opinioni e pregiudizi in materia di barboni, rom, magrebini e colletti bianchi? si perchè se è relativamente facile conoscere le opinioni politiche non è altrettanto automatico arrivare a conoscere le loro opinioni sull’imputato che andranno a giudicare. e se l’imputato per disturbo della quiete pubblica fosse un napoletano e il giudice avesse vissuto per anni accanto a dei napoletani fracassoni (senza parlare del fatto che si diventa spesso fracassoni perchè napoletani e napoletani perchè fracassoni)? ci sarebbe inimicizia? e perchè no? bisognerebbe estendere allora all’universale questo concetto di inimicizia che fino ad ora si limita, nel dibattito pubblico, alla sfera politica. altrimenti la legge non sarebbe uguale per tutti.

        il resto è davvero già stato detto. al massimo si dovrebbe discutere del come assicurarsi il massimo grado di imparzialità e trasparenza nei limiti del possibile e dell’umanamente esigibile. i tre gradi di giudizio e la possibilità di ricusazione bastano o bisogna introdurre altri meccanismi? ad esempio interrogatori ed indagini preventive sui giudici – di MD visto che si espongono apertamente solo loro.


        1. clericus

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          Forse basterebbe un’interpretazione estensiva dell’Art. 36 c.p.p.

          “Art. 36 Astensione 1. Il giudice ha l’obbligo di astenersi:

          a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;”

          Chiarendo che per “interesse” si intende non solo un interesse patrimoniale diretto, ma anche un “interesse politico”.

          1. lneri

            Re(3): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Con il caveat che un interesse materiale e’ verificabile e quello “d’opinione” no, se non per volontaria auto-denuncia (non voglio neanche prendere in ipotesi la nascita di apposite burocrazie)…Che senso avrebbe un’interpretazione della legge inattuabile? Aumenterebbe solo il costo della trasparenza, il che non mi sembra un buon risultato.

            E poi, ci fermiamo ai soli “interessi politici”? Perche’ non regolare altri importanti interessi d’opinione…chesso’, quelli religiosi, ad esempio. Un imputato musulmano puo’ fidarsi di un giudice che va tutte le settimane in chiesa a sentire la messa e si dichiara un buon cristiano?

            Mi sa che se cominciamo con questo tipo di regole, poi non finiamo piu’..

             

          2. johnny23021981

            Re(4): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Un imputato musulmano puo’ fidarsi di un giudice che va tutte le settimane in chiesa a sentire la messa e si dichiara un buon cristiano?

            no, il giudice cristiano sarebbe chiaramente un suo nemico naturale. e via dicendo con i grandi problemi della giustizia italiana. forse solo un buddista potrebbe essere neutrale e giudicare un imputato musulmano. un ateo no perchè si sa che gli atei, specie se razionalisti, sono nemici naturali di tutti i credenti, i baciapile e le palandrane. però la tua idea non è malvagia: bisogna creare un’apposita commissione parlamentare che definisca le incompatibilità incrociate tra giudice e imputato. la facciamo presidere da buttiglione, binetti, magdi allam, ghedini, pannella e borghezio. facciamo così?

          3. Marcellourbani

            Re(5): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            E’ sempre più difficile prenderti sul serio.

            Continui a parlare di commissioni e leggi cui nessun’altro ha accennato: classici “straw man”.

            Fossi musulmano puoi star certo che mi sentirei più tutelato da un giudice “italiano medio”, cristiano che va a messa un mese si e uno no, che da uno che porta il cilicio sotto la toga.Almeno se la causa ha una minima attinenza con la religione.

            Ho capito che tu sei diverso: essendo di sinistra il tuo ideale è un giudice naziskin.Ne prendo atto.

          4. lneri

            Re(6): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Marcello, in realta’ la provocazione partiva dalla proposta di un lettore di interpretare estensivamente la legge che impone ai giudici di astenersi nel caso si trovino in una condizione di conflitto di interesse materiale. Ovvero il lettore proponeva di estendere la definizione di conflitto di interesse anche a conflitti di “interessi politici”. Io penso che una tale interpretazione sia inapplicabile e sconsigliabile perche’ una tale condizione sarebbe indimostrabile e perche’ quando si cominciano a regolare queste cose non si finisce piu’ e ci si avvia verso un pericoloso crinale…

          5. clericus

            Re(7): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Ma io intendevo qualcosa di diverso. E’ evidente che ciascuno ha le proprie idee politiche, che fra l’altro possono anche cambiare nel tempo.

            Per “interesse politico” mi riferivo a qualcosa di più concreto: per esempio magistrati che istruiscono processi contro certi esponenti politici (per esempio: Antonio di pietro, Gerardo d’Ambrosio) e successivamente vengono eletti senatori nelle liste di movimenti politici avversari dei politici che hanno indagato.

            Oppure, senza arrivare a questi casi estremi, una cosa è avere delle opinioni politiche, altro è associarsi in organizzazioni che le promuovono attivamente. Dopotutto il processo civile (CCP art. 51) prevede l’obbligo di astenersi per il giudice che sia “commensale abituale” di una delle parti, mentre quest’obbligo non compare nel processo penale. Ora che vuol dire “commensale abituale”? Se non sono imparziale perchè vado a mangiare la pizza con una delle parti (pagando alla romana) a magguir ragione non lo sono se vado a manifestare con lui, o no?  

          6. johnny23021981

            Re(8): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            nel processo Mills le due parti sarebbero Berlusconi e l’odierno PD? Mi pare che a questo punto davvero si possa dire tutto ed il contrario di tutto. Ed infatti così si dice (vedi l’appello firmato dalla Gandus su israele in quanto “un giudice che firma un manifesto che contiene simili enormità potrebbe non essere sereno nel giudicare un premier che ha fatto dell’amicizia senza se e senza ma con lo stato ebraico uno dei perni della propria politica estera..”). E se la Gandus fosse pure interista e abbonata ad inter channel? Secondo me Ghedini non ci ha pensato…

            Si può ricusare per evidenti motivi Valente e Metta, non di certo Colombo che indaga sul lodo mondadori.

          7. clericus

            Re(9): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            “Si può ricusare per evidenti motivi Valente e Metta, non di certo Colombo che indaga sul lodo mondadori.”

            Valente e Metta non sono stati ricusati: sono stati condannati. Ad esse non è stato addebitato di non essere imparziali, ma di essersi fatti corrompere.

          8. johnny23021981

            Re(10): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            mi riferivo all’amicizia tra i due e previti. diciamo allora che si sarebbe dovuto.

          9. clericus

            Re(11): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            I due si sarebbero dovuti astenere di loro iniziativa: non lo hanno fatto perché erano corrotti e sono stati condannati per questo.

            Oppure avrebbero potuto essere ricusati da De Benedetti, in quanto parte avversa. De Benedetti e i suoi legali a quanto è dato di sapere non lo hanno fatto: o non erano a conoscenza della loro amicizia (?) con Previti oppure non la hanno ritenuta rilevante.

            Fra l’altro credo di aver perso gli aspetti prettamente civilistici della faccenda. I legali della Fininvest sostennero che “dato che una parte dei patti dell’accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l’intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale” e la Corte d’Appello di Roma (gennaio 1991) gli diede ragione. Questa decisione non fu mai impugnata in sede civilistica poichè le parti raggiunsero una accordo amichevole (?) grazie alla mediazione di Andreotti, dividendosi i cespiti. Ricordo che all’epoca non mi appassionai alla disputa fra un pirata e un corsaro; la mia posizione era del tipo “in pari turpitudine melior est causa possidentis” ma oggi magari sarebbe interessante sapere se Metta fu corroto per emettere una sentanza giusta o per emetterne una ingiusta.   

        2. Marcellourbani

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          Concordo che se il giudice ha dei pregiudizi è preferibile che li esprima, ma sapere che sarà mio amico o nemico non lo rende per nulla più imparziale.

          no, infatti si sta dicendo che la soluzione NON è il pretendere il silenzio da lui. che poi sarà tuo nemico o amico in base alle sue opinioni è una conclusione a cui arrivi tu facendo tutto da solo.

          Non facciamo giochetti,mi sembra chiaro che per amico/nemico intendo prevenuto rispetto alla causa.Mai preteso di mettere il bavaglio a nessuno.

          Cosa fa di bello MD che non potrebbe fare senza colore politico?

          […]

          ma ci saran pure giudici con scarse simpatie politiche che non si esprimono perchè non si sono mai interessati di politica

          avere una visione del mondo significa avere delle idee politiche. non avere delle idee significa solo non sapere di averle e, al massimo, associarsi al così detto buon senso o senso comune che non è altro che ideologia naturalizzata.

          Non hai risposto alla mia domanda.Quanto alle idee politiche,c’è gente che ritiene che le proprie sian buone quanto quelle di chiunque altro e cerca di non farsene influenzare troppo.E gente che si sente in diritto/dovere di fare il possibile per imporle ad altri.

          Un po’ come per le religioni: c’è non crede in dio o venera il suo in privato, chi fa proselitismo in proprio (atei inclusi), e chi entra in associazioni per la promozione della propria fede.

          d infatti il problema non c’è visto che si è passati a parlare di imprenditori e toghe rosse di MD che li giudicano oppure di toghe conservatrici che giudicano barboni in un modo e colletti bianchi in un altro. e come accertare le loro opinioni e pregiudizi in materia di barboni, rom, magrebini e colletti bianchi?

          Che non vedi il problema è chiaro, che non esista è un’altra cosa.Come vedresti una corrente della magistratura ispirata al KKK?Tanto di giudici più o meno razzisti ne abbiamo già, perchè non dovrebbero esprimersi?

          altrimenti la legge non sarebbe uguale per tutti.

          Quello è solo un’ obiettivo asintotico, non lo è e non lo sarà mai.La politicizzazione dei giudici lo allontana, non lo avvicina.

    2. marcoesposito

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      Adesso è tutto chiaro: se vai a giudizio spera di avere culo e acchiappare un magistrato che la pensa come te.

      Avevo già scritto in un post della mitica pretura del lavoro di Barra (NA): tutti giudici di MD (almeno nel 1992): persi una causa su cui il mio avvocato mi aveva già detto: la perderei in primo grado e la vincerai in appello. Sapeva chi erano i giudici, non sapeva il diritto.

      Nessun dubbio sul fatto che i magistrati debbano avere delle opinioni politiche, che possano anche, in minima parte, farsi influenzare, ma qui non siamo più alle correnti, ma ai tornados, e questo mi sembra un pessimo esempio sull’amministrazione della giustizia, anzichè avere uno sproloquio come statuto, non potreste dire: aderiscono a MD tutti i giudici con una forte sensibilità sociale, ma che mai e poi mai deve diventare argomento per lotta politica, anzichè parlare di lotta fra le classi ? Non sarebbe meglio, così da eliminare il sospetto che un giudice di MD, oltre alla pre-condizione abbia anche una post-condizione del tipo : Berlusconi Silvio sempre colpevole ? (è un sospetto indotto dalla parte BS, ovviamente).

      Sulla pazienza di leggere fino alla fine vorrei dire: dipende. Anche dal corpo lettera, ad esempio-).

      1. johnny23021981

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        oltre alla pre-condizione abbia anche una post-condizione del tipo : Berlusconi Silvio sempre colpevole ? (è un sospetto indotto dalla parte BS, ovviamente).

        mi pare che SB non sia stato trattato così male dei magistrati. però mi piacerebbe vedere indicati i casi di accanimento giudiziario comunista nei suoi confronti.

        mi sembra più interessante parlare di questa faccenda di Barra e dei giudici del lavoro.
        se è davvero così il problema c’è eccome: sono le leggi ad essere troppo vaghe?
        in appello i giudici non erano di MD mi pare di capire. mi pare anche di capire allora che i soviet non riescano a controllare bene la giustizia visto che se si fa ricorso si ritorna vincenti in automatico. anche a Barra la classe operaia non va in paradiso, al massimo arriva al primo grado di giudizio.
        a parte gli scherzi dove sta il problema? sono le leggi oppure è oggettivamente impossibile prevedere e dettagliare tutti i casi e quindi ci sarà sempre un amplissimo margine per l’interpretazione?

        1. clericus

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          “mi pare che SB non sia stato trattato così male dei magistrati. però mi piacerebbe vedere indicati i casi di accanimento giudiziario comunista nei suoi confronti.”

           

          Beh, è facile. SB è nato nel 1936. Fino al 1994 (58 anni) ha fatto molte cose, ma la magistratura non si è mai occupata di lui (in senso penale). Non posso sapere se si sia comportato in maniera irreprensibile, semplicemente le sue azioni sono state ignorate.

          Dopo “scende in campo” e scompagina la “gioiosa macchina da guerra” di Occetto & C. Dopo di questo una ventina di procedimenti giudiziari, un paio di migliaia di udienze, qualche centinaia di perquisizioni etc.

          Nel frattempo un altro imprenditore, Callisto Tanzi, gestiva i suoi affari in maniera non proprio irreprensibile, sfruttando anche i suoi buoni rapporti con politici della sinistra. I solerti magistrati guardavano dall’altra parte e questa distrazione è costata al paese fra l’1 e il 2% del pil.

          Un cittadino qualsiasi che cosa dovrebbe pensare?

          1. johnny23021981

            Re(3): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Dove l’hai letto? sul librettino che Silvio ti ha mandato a casa? Hai visto come era bellino con la moglie e la famiglia?

            «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori». Fedele Confalonieri, presidente “rosso” di Mediaset e trozkista in incognito.

            Un cittadino qualsiasi che cosa dovrebbe pensare?

            Che Tanzi è stato condannato a 10 anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici mentre Berlusconi no. La differenza tra i due è che il secondo ha scelto di entrare in politica, il primo solamente di finanziare i partiti.

          2. clericus

            Re(4): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

             

            Non sono un confidente di Fedele Confalonieri, ma non posso fare a meno di notare che:

            – L’inchiesta (penale) sul lodo Mondadori inizia nel 1995, dopo la fatidica “discesa in campo”. QED.

            – Le malefatte di Tanzi non sono stato un atto istanteneo, ma si sono protratte per più di undici anni. L’inchiesta è iniziata solo quando la Parmalat ha smesso di pagare i debiti, manifestamente troppo tardi. Se nel corso di quegli anni, invece di fare seicento perquisizioni in Mediaset ne avessero fatte sei in Parmalat, forse centinaia di migliaia di risparmiatori non avrebbero perso i loro risparmi. QED2.

    3. Capaneo

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      L’associazione dei giudici fascisti, per rispondere ad una domanda, non va bene in radice, poiché nega l’altrui pensiero, non ammette l’errore e lavora per escludere, non per confrontarsi. In una parola non è democratica.

       

      Un pò come quella eventuale associazione di giudici che si ispirasse alla teoria comunista… non credi?

      Per il resto, in estrema sintesi, ritengo che tu abbia argomentato in maniera suggestiva, ma non convincente. Tuttavia, entrerò nel merito domani (e di questo mi scuso) perchè è tardi 🙂

       

       

      1. della

        Re(1): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

        L’associazione dei giudici fascisti, per rispondere ad una domanda, non va bene in radice, poiché nega l’altrui pensiero, non ammette l’errore e lavora per escludere, non per confrontarsi. In una parola non è democratica.

        Un pò come quella eventuale associazione di giudici che si ispirasse alla teoria comunista… non credi?

        “Ispirarsi alla teoria comunista” è vago: non c’è nulla di incostituzionale o antidemocratico nel perseguire la giustizia sociale, credo. Se quest'”eventuale associazione di giudici” volesse fomentare rivoluzioni o cercare la dittatura del proletariato, sarebbe tutt’altro paio di maniche.

        1. Capaneo

          Re(2): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

          non c’è nulla di incostituzionale o antidemocratico nel perseguire la giustizia sociale, credo.

           

          Ma non c’è neanche nulla di squisitamente comunista in quello però… un’associazione politica, sindacale, di avvocati o di magistrati non è di ispirazione comunista perchè persegue (rectius: dice di perseguire) la giustizia sociale (quella la perseguono, rectius: dicono di perseguirla, un pò tutti).

          Nè, tanto meno, ritengo sia necessario parlare apertamente di rivoluzione e dittatura del proletariato per potersi definire ideologicamente ispirati alla teoria comustista…

          A prescindere da questo discorso, che in verità è nato da una semplice battuta alla quale non ho saputo resistere ieri notte, voglio entrare nel merito dell’articolo.

          Dicevo ieri che mi è parso suggestivo ma non convincente.

          Lasciando da parte lo “spot” su MD che occupa la prima parte dell’articolo e andando al sodo, devo dire che trovo del tutto dogmatico il ragionamento in base al quale il giudice che palesa la propria ideologia politica è più indipendente di quello che non la palesa.

          Può essere vero che una persona che ABBIA un’idea sia più indipendente (verso l’esterno) di una persona che NON ABBIA alcuna idea… ma qui il problema non è di avere o non avere idee… il problema è l’opportunità di esprimerle per una certa categoria di persone. Ebbene, il palesarla la tua idea, non aggiunge nè toglie nulla alla tua indipendenza… quella o ce l’hai o non ce l’hai per altre ragioni…

          Non condivido nemmeno il ragionamento sulla presunta maggiore trasparenza del giudice che palesi la propria ideologia… in realtà i giudici parlano per sentenze e quelle DEVONO essere motivate chiunque sia il giudice che le ha emesse ed è in quella motivazione che sta la trasparenza. E’ guardando alla motivazione delle sentenze che il popolo può esercitare il suo legittimo controllo sul potere giudiziario, non leggendo le agenzie di stampa che riportino le esternazioni dei magistrati circa la loro idea politica.

          Riassumendo, fino a questo punto, il mio ragionamento è: esternare la propria ideologia, per un magistrato, non aggiunge nulla, contrariamente a quanto sostenuto nell’articolo, nè alla sua indipendenza nè alla sua trasparenza.

           

          Precisato questo, mi chiedo anche io allora se sia opportuno che il magistrato esprima la propria fede ideologica e la mia risposta è no, per i motivi che sono già stati trattati da Axel Bisignano nel suo articolo e che, in verità, sono piuttosto semplici… il magistrato deve APPARIRE neutrale al popolo in nome del quale amministra la giustizia… e un magistrato che sbandieri la sua ideologia non APPARE neutrale, anche se magari lo è. E questo è male, punto. E’ semplicissimo, c’è poco da discutere.

           

           

          Nell’articolo si fa accenno anche ad un altro argomento che io trovo interessante, collegandolo alla presunta maggiore “trasparenza” del giudice che non faccia mistero della sua ideologia.

           

          Si dice che il giudice deve:

          far vivere le leggi in contesti sociali mutevoli, con situazioni che il legislatore nemmeno conosceva e prevedeva. Il codice civile del 1942 che cosa ne sapeva del leasing, del factoring, dei contratti pronto contro termini, e tutto il resto? Tutti i giuristi sanno che il giudice nell’applicare la legge in parte la crea, la adatta, la sviluppa. Basta leggere un qualsiasi manuale di teoria generale del diritto per averne una conferma. La legge non dice tutto e non è mai completamente chiara. Dovete allora preferire i magistrati che non si nascondono, che espongono le loro opinioni senza vergognarsi delle loro idee che inevitabilmente condizionano l’interpretazione della legge.

           

          E’ verissimo! Però che cosa vuol dire in concreto? Mi spiego: nell’inevitabile opera di applicazione della legge (astratta) al caso concreto, il giudice deve essere guidato dalla sua propria personale ideologia… anzi chiamiamola “weltanschauung”, perchè è qualcosa che va oltre la semplice ideologia? Oppure deve cercare di farsi portatore delle “visione del mondo” che è propria della collettività in cui quel giudice opera? L’importanza del quesito e le sue conseguenze pratiche sono di chiara evidenza ritengo. Faccio un esempio tipico e scolastico: concetti come “oscenità”, “pubblico scandalo”, “moralità pubblica” (concetti fondamentali per la configurabilità di alcuni reati) devono essere applicati al caso concreto dal giudice secondo la propria personale inclinazione, oppure tenendo conto della sensibilità della comunità, che può essere ben diversa da quella del personale del giudice? In relazione a questi esempi, la risposta esatta è la seconda e nessuno lo ha mai messo in dubbio.

          Lo stesso principio dovrebbe valere per qualsiasi tipo di interpretazione, anche quella relativa a reati più “delicati” di quelli dell’esempio. Voglio dire, non posso, come cittadino prima che avvocato, essere felice del fatto che esista una corrente di magistrati che porti avanti l’idea che il ruolo del giudice nella società sia quello di contribuire a raggiungere certi fini di carattere squisitamente politico (di qualsiasi colore siano), attraverso l’inevitabile opera di interpretazione della legge. Tu giudice, devi fare lo sforzo di interpretare ed applicare la legge, facendoti portatore della “weltanschauung” della comunità al servizio della quale sei posto. E questo non solo quando è facile (vedi reato di incesto o atto osceno in luogo pubblico), ma anche quando potrebbe costarti qualcosa di più (come, per fare un esempio già noto su queste pagine, nel caso di reati commessi dal datore di lavoro). Quindi, mi spiace, ma credo che ciò che si legge nello statuto di Magistratura Democratica sia l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare un giudice, a prescindere dallo spessore morale e intellettuale dei singoli giudici di quella corrente, che nessuno vuole mettere in dubbio. Il ruolo di interpretare i bisogni della società e di stimolarne la crescita e l’evoluzione secondo una certa visione del mondo è della POLITICA, non della magistratura.

          1. lneri

            Re(3): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Si ma questa weltanschauung della comunita’ forse e’ un’illusione che poteva andare bene nell’800 romantico. Oggi ha un senso? Mi hai fatto venire in mente Musil e il suo Uomo senza qualita’ in cui il tema dell’ineffabilita’ dell’identita’ collettiva nella modernita’ e’ mirabilmente descritto. Nella modernita’ l’identita’ non puo’ che essere irriducibilmente soggettiva. E io aggiungo…meno male. Qui siamo allora in di nuovo all’inizio…Il giudice deve essere interprete dell’identita’ collettiva? E’ possibile definire questa  supposta identita’ collettiva in una societa’ multiculturale, meglio ancora liquida, alla Bauman? E infine, e’ opportuno definire l’identita’ collettiva, come se la societa’ fosse un organismo e non la semplice somma degli individui che la compongono?

          2. Capaneo

            Re(4): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Non ho detto che sia sempre facile farlo, ma ciò non toglie che quello è, secondo me, il ruolo che un giudice dovrebbe ricoprire.

            Immagina che Tizio e Caio siano entrambi imputati per il reato di atti osceni in luogo pubblico per lo stesso identico fatto storico in due diversi processi. Il primo di essi si svolge dinanzi al giudice Sempronio che, in tema di oscenità, la pensa esattamente come la nota pornostar Cicciolina, mentre il secondo si svolge dinanzi al giudice Filomeno, che, in tema di oscenità, la pensa come il parroco di un piccolo paese dell’entroterra siciliano. Entrambi i giudici hanno due diverse opinioni (entrambe legittime) di ciò che deve considerarsi “osceno”. Ora immagina che i due giudici emettano la loro sentenza sulla base della propria personalissima convinzione su ciò che deve essere considerato osceno e non. Avremo, probabilmente, due sentenze dal tenore opposto, pur nella identicità del fatto. Questo è intrinsecamente ingiusto, non solo per la mancanza di uniformità in sè e per sè considerata, ma anche e soprattutto perchè il “servizio” che il giudice presta è in favore della collettività entro la quale opera e, pertanto, sono le esigenze (anche etiche) di quella collettività che devono prevalere su quelle personali del giudice. Nell’esempio che ho fatto, la convizione della colelttività circa ciò che è osceno e ciò che non lo è, è probabilmente meno “libertina” di quella del giudice Sempronio e più “libertina” di quella del giudice Filomeno, pertanto, entrambi i giudici avrebbero dovuto sforzarsi di trovare questa sintesi ed applicare quella e non la loro personale idea. Ovviamente non è facile e tanto più che la società, come ricordi, è multiculturale, ma ciò non toglie che il criterio, il metodo, deve essere quello e non sin dall’inizio la volontà di modellare la realtà secondo propri personali ideali.

             

            Per quanto riguarda il concetto di oscenità, del resto, è la stessa legge che obbliga il giudice a cercare questa sintensi (529 c.p.) e, in un modo o nell’altro, a volte sbagliando a volte azzeccando, i giudici da sempre hanno applicato quell’articolo mirando a far valere un concetto di oscenità “collettivo” e non personale. Si può fare quindi… non è per nulla impossibile.

          3. lneri

            Re(5): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Capaneo, la tua argomentazione non mi convince. Provo, da profano, ad argomentare le mie perplessita’.

            Qui si e’ suggerito che l’iscrizione a Magistratura Democratica sarebbe un vizio pernicioso per un magistrato, a maggior ragione se si trovasse a gudicare un cittadino di destra. Si dice appunto il magistrato deve essere ed “apparire” imparziale. Poiche’ pero’ l’apparire non e’ una proprieta’ dell’oggetto osservato ma e’ una proprieta’ dell’interazione tra l’oggetto e il soggetto che osserva…sembra implicita la preoccupazione che la societa’ italiana sia una guerra tra bande e che MD sia una di queste. Se questa e’ la preoccupazione sarebbe meglio per il dibattito esplicitare il punto e affrontarlo direttamente anziche’ discettare sul diritto di espressione dei giudici e su questioni di opportunita’ formale. Perche’ in questo caso il punto non riguarderebbe Magistratura Democratica ma la struttura della societa’ italiana, perche’ il problema mi pare sistemico…Sei si accetta poi che la magistratura si autogoverni, si deve anche accettare che i magistrati organizzino il consenso attraverso l’associazionismo. L’alternativa e’ che, mi par di capire, la magistratura sia soggetta al potere politico, che ne detta gli indirizzi. Quindi “la visione del mondo della comunita’ in cui il magistrato opera” c’entra fino ad un certo punto.

            Il tuo argomento  comunque e’ interessante da un punto di vista piu’ generale. Ti chiedi se il magistrato “possa” essere influenzato dalle sue preferenze soggetive in tema morale, etico o politico, oppure se “debba” assoggettarsi “all’orientamento culturale della societa’ in cui opera”. Concludi per la seconda ipotesi, ma non ti preoccupi di definire se questo “dovere” e’ un obiettivo raggiungibile e con quali procedure. Ti limiti a dire che non e’ sempre facile individuare il sentire comune. Non e’ sempre facile, oppure e’ impossibile senza infrangere i diritti individuali?  Questa domanda viene lasciata inevasa nel tuo ragionamento.

            Di fronte alla tua ipotesi ci si deve porre a mio avviso una questione procedurale (e’ possibile individuare un metodo per “estrarre il sentire comune”?) e una questione di opportunita’ (e’ un risultato desiderabile che il giudice individui e protegga il “sentire comune”?).

            L’esempio del reato di atti osceni e’ rivelatore. La formulazione del reato di atti osceni in luogo pubblico e altri reati consimili “assume” che sia possibile definire la “morale dei tempi”: ovvero assume che la societa’ possegga una personalita’ propria, al di la’ e al di sopra delle personalita’ individuali dei soggetti che la compongono. Questa visione introduce un nuovo soggetto che ha diritti propri e quindi di fatto ha il potere di limitare i diritti degli individui. Tu citi articoli del codice per sostenere che il magistrato deve attenersi alla “visione del mondo  della societa’ in cui opera”, ma l’argomento e’ chiaramente circolare.

            Questo passo de L’uomo senza qualita’ descrive l’illusione di individuare l’unita’ culturale, lo spirito dei tempi.

            Ma la mia critica e’ piu’ radicale. Non solo e’ illusorio pensare che esista il “sentire comune”, penso che sia anche pericoloso cercarlo. Questa illusione e questa ricerca corrispondono infatti ad una visione etica dello stato che per fortuna e’ stata progressivamente erosa a favore di una visione laica e liberale. E’ grazie a questa erosione che, a mio avviso, lo stupro ha smesso di essere un reato contro la morale e l’omicidio dell’adultero ha smesso di essere parzialmente “condonato”. Grazie a questa erosione della visione etica dello stato, la soggettivita’ della “vittima” concorre a definire l’aggressione nel reato di molestie sessuali. Sempre grazie a questa erosione, il principio di beneficialita’ e’ stato subordinato al principio di autonomia, nel definire l’ampiezza decisionale del medico e del paziente in campo medico. Per cio’ non e’ piu’ pensabile oggi rinchiudere in manicomio un malato di mente “per il suo bene”, senza il suo consenso oppure non e’ possibile costringere una donna ad amputarsi una gamba anche se da questa operazione dipende la sua stessa vita. Alla luce di cio’ mi pare che il reato di atti osceni sia una specie giuridica in via di estinzione e forse non e’ il miglior osservatorio per trarre conclusioni sul nostro dibattito.

            In conclusione non credo sia possibile chiedere al giudice di ispirarsi “al pensiero dell’uomo medio”. Quello che possiamo chiedere pero’ e’ che le procedure del processo offrano sufficienti garanzie all’imputato e “all’accusa”; che la conduzione e il risultato del processo siano e appaiano imparziali, ovvero rispettose della forma (e dello spirito?) delle leggi.  

             

          4. Capaneo

            Re(6): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Secondo me, stai complicando un pò troppo ciò che in realtà è piuttosto semplice…

             

            Qui si e’ suggerito che l’iscrizione a Magistratura Democratica sarebbe un vizio pernicioso per un magistrato, a maggior ragione se si trovasse a gudicare un cittadino di destra. Si dice appunto il magistrato deve essere ed “apparire” imparziale. Poiche’ pero’ l’apparire non e’ una proprieta’ dell’oggetto osservato ma e’ una proprieta’ dell’interazione tra l’oggetto e il soggetto che osserva…sembra implicita la preoccupazione che la societa’ italiana sia una guerra tra bande e che MD sia una di queste. Se questa e’ la preoccupazione sarebbe meglio per il dibattito esplicitare il punto e affrontarlo direttamente anziche’ discettare sul diritto di espressione dei giudici e su questioni di opportunita’ formale. Perche’ in questo caso il punto non riguarderebbe Magistratura Democratica ma la struttura della societa’ italiana, perche’ il problema mi pare sistemico…Sei si accetta poi che la magistratura si autogoverni, si deve anche accettare che i magistrati organizzino il consenso attraverso l’associazionismo. L’alternativa e’ che, mi par di capire, la magistratura sia soggetta al potere politico, che ne detta gli indirizzi. Quindi “la visione del mondo della comunita’ in cui il magistrato opera” c’entra fino ad un certo punto.

            Niente di tutto questo. Ci si sta semplicemente chiedendo se sia opportuno, proprio in un momento storico in cui la politica e l’informazione creano un’atmosfera di guerra tra bande, che una o più associazioni di magistrati “facciano politica”, così dando la scusa perfetta ai parititi per continuare ad diffondere l’idea della guerra tra bande…

            Inoltre, autogovernarsi non significa necessariamente raccogliere il consenso su temi esplicitamente politici… l’autogoverno della magistratura dovrebbe riguardare l’organizzazione “pratica” della stessa ed è intorno a questo che sarebbe più corretto che le associazioni di magistrati raccogliessero il consenso.

            Non e’ sempre facile, oppure e’ impossibile senza infrangere i diritti individuali?  Questa domanda viene lasciata inevasa nel tuo ragionamento.

            Di fronte alla tua ipotesi ci si deve porre a mio avviso una questione procedurale (e’ possibile individuare un metodo per “estrarre il sentire comune”?) e una questione di opportunita’ (e’ un risultato desiderabile che il giudice individui e protegga il “sentire comune”?).

            L’esempio del reato di atti osceni e’ rivelatore. La formulazione del reato di atti osceni in luogo pubblico e altri reati consimili “assume” che sia possibile definire la “morale dei tempi”: ovvero assume che la societa’ possegga una personalita’ propria, al di la’ e al di sopra delle personalita’ individuali dei soggetti che la compongono. Questa visione introduce un nuovo soggetto che ha diritti propri e quindi di fatto ha il potere di limitare i diritti degli individui. Tu citi articoli del codice per sostenere che il magistrato deve attenersi alla “visione del mondo  della societa’ in cui opera”, ma l’argomento e’ chiaramente circolare.

            Questo passo de L’uomo senza qualita’ descrive l’illusione di individuare l’unita’ culturale, lo spirito dei tempi.

            Ma la mia critica e’ piu’ radicale. Non solo e’ illusorio pensare che esista il “sentire comune”, penso che sia anche pericoloso cercarlo. Questa illusione e questa ricerca corrispondono infatti ad una visione etica dello stato che per fortuna e’ stata progressivamente erosa a favore di una visione laica e liberale. E’ grazie a questa erosione che, a mio avviso, lo stupro ha smesso di essere un reato contro la morale e l’omicidio dell’adultero ha smesso di essere parzialmente “condonato”. Grazie a questa erosione della visione etica dello stato, la soggettivita’ della “vittima” concorre a definire l’aggressione nel reato di molestie sessuali. Sempre grazie a questa erosione, il principio di beneficialita’ e’ stato subordinato al principio di autonomia, nel definire l’ampiezza decisionale del medico e del paziente in campo medico. Per cio’ non e’ piu’ pensabile oggi rinchiudere in manicomio un malato di mente “per il suo bene”, senza il suo consenso oppure non e’ possibile costringere una donna ad amputarsi una gamba anche se da questa operazione dipende la sua stessa vita. Alla luce di cio’ mi pare che il reato di atti osceni sia una specie giuridica in via di estinzione e forse non e’ il miglior osservatorio per trarre conclusioni sul nostro dibattito.

            In conclusione non credo sia possibile chiedere al giudice di ispirarsi “al pensiero dell’uomo medio”. Quello che possiamo chiedere pero’ e’ che le procedure del processo offrano sufficienti garanzie all’imputato e “all’accusa”; che la conduzione e il risultato del processo siano e appaiano imparziali, ovvero rispettose della forma (e dello spirito?) delle leggi. 

             

            Ho fatto l’esempio del reato di atti osceni in luogo pubblico, semplicemente perchè è quello più lampante… è quello che evidenzia il meccanismo in maniera chiarissima.

            Fare diritto significa esattamente contemperare esigenze contrastanti (cioè diritti contrastanti). Tu hai il diritto di masturbarti? Si. Hai il diritto di farlo in piazza? No… se un giudice ti condanna perchè ti sei masturbato in piazza, sta comprimendo il tuo diritto individuale, certamente, ma in nome di un altro diritto, che, in questa particolare occasione, deve prevalere sul tuo… e cioè il diritto dei passanti (o se preferisci, della collettività) a non subire la visione di un uomo che si masturba in piazza.

            Ogni legge ha una sua ratio e l’ha sempre avuta… sin da quando è nato il diritto. E questa ratio altro non è che una sintesi di una certa esigenza della società. Mi spiace per Musil (rectius, per te che lo hai richiamato a sproposito), ma è così ed è sempre stato così…

            Il reato di atto osceno il luogo pubblico risponde all’esigenza dei componenti la società di non subire visioni imbarazzanti.

             

            La visione etica dello Stato non c’entra nulla, ma proprio nulla di nulla.

             

            Lo stupro è diventato un reato contro la persona NON perchè la legge non sia più una risposta ad una certa esigenza della società (perchè di questo stiamo parlando e non di Stato etico, ricordiamolo!), ma semplicemente perchè è cambiata quella esigenza!

             

            Le esigenze della società cui la legge risponde sono, poi, più spesso di carattere pratico piuttosto che etico (ripeto che l’esempio degli atti osceni l’ho fatto solo per comodità). Il magistrato che ha scritto questo articolo, per esempio, ha parlato di contratti atipici… bene, cosa credi che faccia il legislatore quando codifica un contratto atipico? Credi che risponda alla mia personale esigenza di avere quel tipo di contratto, oppure alla tua? No, risponde all’esigenza della collettività… registra che nella collettività esiste questa esigenza (che Capaneo potrebbe anche non avere come individuo) e allora codifica.

             

            In parole povere tu hai appena scritto che è impossibile fare ciò che, al contrario, i c.d. operatori del diritto ed il legislatore fanno da tipo….  quasi quattromila anni 🙂

            …perchè la legge è proprio questo! La legge ha il compito di soddisfare una certa esigenza diffusa nella collettività. Ogni singolo articolo di legge che sia stato scritto da quando esiste l’uomo svolge questa funzione, nè più nè meno.

            Questo non ha nulla a che vedere con lo Stato etico nè, in alcun modo, implica la costruzione logica di un soggetto collettivo a sè stante, dotato di diritti propri…

             

          5. lneri

            Re(7): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Mah, non voglio fare polemica, ma allora, se il problema e’ che l’informazione e la politica tentano di sollevare una cortina di fumo per difendere il capo (perche’ alla fine the issue boils down a questa questione qui), perche’ stiamo discutendo dell’associazionismo in magistratura, tra l’altro tirando fuori articoli del codice nei quali si recita che il magistrato debba farsi portatore della “visione del mondo comune” come tu affermi? Quegli argomenti li hai tirati fuori tu, mica io.

            Tra l’altro, continui a dare per scontate robe che scontate non sono.

            “Il reato di atto osceno il luogo pubblico risponde all’esigenza dei componenti la società di non subire visioni imbarazzanti.”

            Cosa e’ imbarazzante? Nell’esempio della masturbazione pubblica. Poniamo il caso che nella piazza ci sia solo il masturbatore e un poliziotto. Poniamo anche che il poliziotto in questione non tragga alcun fastidio personale alla vista del pubblico masturbatore. Ad esempio a me personalmente la suddetta vista non provocherebbe alcun imbarazzo. Sussisterebbe il reato di atti osceni in luogo pubblico o no? Ovvero il poliziotto dovrebbe farsi portatore del “senso del pudore comune” o del suo? Ti faccio queste domande perche’ il fastidio e’ provato da individui e non da entita’ astratte quali la societa’. Per cui in quella piazza il nostro esibizionista non sta effettivamente dando fastidio a nessuno. Perche’ il suo diritto a masturbarsi dovrebbe essere conculcato?

            Nel frattempo mentre noi discutiamo se MD sia responsabile o meno di aver dato l’impressione che i processi siano una guerra tra bande, ecco quello che accade a Napoli al processo di Calciopoli, senza che nessun quotidiano, per tacer dei telegiornali, ne faccia menzione.

             

          6. della

            Re(3): Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

            Nè, tanto meno, ritengo sia necessario parlare apertamente di rivoluzione e dittatura del proletariato per potersi definire ideologicamente ispirati alla teoria comustista…

            Quello però serve per poterti definire antidemocratico, che era il punto che si discuteva in partenza.

            Grazie per il resto del commento, che trovo ottimamente argomentato.

  12. johnny23021981

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Quello è solo un’ obiettivo asintotico, non lo è e non lo sarà mai.La politicizzazione dei giudici lo allontana, non lo avvicina.

    lascio perdere l’altro post che si commenta da solo col tuo esempio del kkk e pure la faccenda del prendersi sul serio visto che pare ci sia gente che non riesce a capire quando un post è serio e quando non lo è.
    a me pare però che concordiamo sul fatto che l’imparzialità sia un obiettivo verso cui tendere ma impossibile da raggiungere nella pratica. mi pare anche che sia innegabile la presenza in ogni uomo di pregiudizi politici o lateralmente politici (fatto che in un magistrato, visto che esercita un potere, è la stessa cosa).

    a questo punto bisogna capire, al di là delle opinioni che tali rimangono, cosa si possa fare per migliorare le situazione. possiamo vietare le correnti nella magistratura? è un obiettivo praticabile? in teoria si potrebbe arrivare a vietare ad un giudice di tesserarsi per un partito ma la cosa non cambierebbe di una virgola il “problema” perchè, come ti si sta tentando di spiegare, le opinioni politiche non sono opinioni partitiche.

    1. Marcellourbani

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      a questo punto bisogna capire, al di là delle opinioni che tali rimangono, cosa si possa fare per migliorare le situazione. possiamo vietare le correnti nella magistratura? è un obiettivo praticabile? in teoria si potrebbe arrivare a vietare ad un giudice di tesserarsi per un partito ma la cosa non cambierebbe di una virgola il “problema” perchè, come ti si sta tentando di spiegare, le opinioni politiche non sono opinioni partitiche.

      Credo non si possa far nulla di più che sensibilizzare al problema.

  13. valbert

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    allora il giudice che trasparentemente espone le sue idee politico-culturali è colui che è in realtà più indipendente ed imparziale, perché il suo pre-giudizio può essere sfidato apertamente

    Ma chi puo’ “sfidare” il suo pre-giudizio? Cosa significa questa frase?

    Il giudice e’ inamovibile, non e’ un politico eletto e “licenziabile” dopo 5 anni. Non esistono nemmeno meccanismi di valutazione che abbiano conseguenze economiche, per un giudice. Chi lo sfida e come, se esprime convinzioni estreme e le applica nell’interpretazione della legge, che secondo la tradizione italiana e’ piu’ “creativa” che altrove e piu’ orientata a sfruttare il cavillo formale per rovesciare la sostanza dei fatti?

    Se vogliamo in tempi recenti la “sfida” corrisponde agli attacchi personali ai giudici basati sulla loro militanza politica opposta a quella degli imputati. Ma non credo che siano queste le “sfide” preferibili o preferite dai magistrati stessi.

    Detto questo, mi sembra che nel contesto italiano non ci sia soluzione.  Il sistema italiano si basa sul fatto che nel concorso per l’accesso alla magistratura vengano selezionati magistrati competenti. In quel momento nessun controllo viene fatto sulla loro moderazione in materia di convinzioni politiche oppure meglio sul fatto che non applichino la legge secondo la prescrizione di Giolitti.  Non sarebbe nemmeno facile, prima che abbiano iniziato ad operare.  Poi la Costituzione e la sua applicazione reale impediscono ogni sanzione a chi applica la legge secondo la prescrizione di Giolitti.

    Ritengo che il sistema giudiziario disegnato dalla Costituzione sia radicalmente errato, si tratta del tipico costrutto dell’idealismo italiano, avulso dalla pratica empirica, destinato a fallire miseramente come tutti i costrutti ideali che non tengono conto della realta’ concreta e della natura degli uomini.  Molto migliore e’ il sistema tedesco per esempio, in cui i magistrati vengono valutati, con conseguenze, per il loro operato. Una forma di controllo e aggiustamento empirico e’ necessario in ogni attivita’ umana.

    Finche’ rimaniamo nel contesto italiano, sarebbe nell’interesse dei magistrati stessi, per evitare attacchi personali, astenersi da fare militanza politica. Il problema dell’applicazione giulittiana della legge pero’ rimarrebbe, e un magistrato potrebbe essere attaccato per una serie di interpretazioni a senso unico.  In un sistema dove ogni magistrato venga valutato, con conseguenze, per il suo operato concreto, e dove il sistema di valutazione abbia una ragionevole credibilita’, allora sarebbe plausibile e difendibile il magistrato militante che pero’ e’ stato ripetutamente valutato equo nel suo lavoro.

    1. johnny23021981

      Re: Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

      Molto migliore e’ il sistema tedesco per esempio, in cui i magistrati vengono valutati, con conseguenze, per il loro operato. Una forma di controllo e aggiustamento empirico e’ necessario in ogni attivita’ umana.

      come funziona nella pratica?

  14. sandroft

    Magistratura e politica. Tutti la fanno, solo MD lo dice

    Tutti si preoccupano del “bias” ideologico-politico del magistrato. Io invece temo che i problemi più gravi li ponga il “bias” correntizio-carrieristico del magistrato, moltiplicato da un insano rapporto con l’opinione pubblica come espressa dai giornali e specialmente la televisione. I principali ostacoli all’indipendenza dei giudici sono il CSM e ANM e le sue correnti. Esempi di giudici che sono stati perseguitati per aver esercitato in maniera indipendente la loro funzione sono Clementina Forleo, che ha dovuto definire il termine “terrorista” lasciato nel vago da una legge improvvisata (Pietro Micca era un terrorista?), e Corrado Carnevale che si è trovato a dover correggere “errori” sapientemente infilati nelle procedure da magistrati siciliani, forse intimoriti dalla mafia. Ambedue sono stati abbandonati dalla Associazione Magistrati e perseguitati dal CSM. Ambedue i casi restano come monito per i giudici troppo indipendenti. [Sul caso De Magistris ho più dubbi]. Io penso che sia un errore criticare le correnti perché esprimono ideologie e motivazioni politiche. Le correnti della magistratura sono criticabili nella loro funzione di cordate carrieristiche. Quando MD (ma non Caselli) al CSM, sotto la guida di Elena Paciotti, si schierò contro Falcone (mi sembra per la posizione di procuratore antimafia), non lo fece certo per “bias” politico, ma per convenienza correntizia.

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