• Markopolo

Joseph’s Economics

Dove non si disserta delle teorie del Schumpeter, ma semplicemente si raccontano le vicessitudini della classe media in Kenya attraverso gli occhi di un tassista a Nairobi.

A colpire di più di Joseph sono il suo modo di fare, spontaneo e sicuro allo stesso tempo, le scarpe lucidate a nuovo, e le lunghissime sopracciglie nere. Ogni tanto, tra una sua risposta e una mia domanda mi soffermo a guardare fuori dal finestrino la città che scivola via, a volte veloce tra il verde tropicale dei quartieri bene, a volte lenta negli ingorghi di fronte a un mercato o causati dalle pozzanghere dimenticate dall’ultimo acquazzone. La stagione delle piogge sta finalmente arrivando a lavare gli screzi di questi ultime settimane e a riportare tanta gente nelle campagne.

Joseph allora riprende il bandolo della conversazione e mi fa notare le infrazioni commesse dagli altri autisti, dei matato, soprattutto (no, non sono scimmie che guidano, ma i pulmini locali). Non è rado vederne di quelli che, ripieni come tortelli di gente sin fuori dai finestrini, sorpassano le altre macchine in coda guidando ai lati della strada, tra gli alberi, strombazzando ai pedoni lenti e rassegnati. I matato sono una delle sue preoccupazioni maggiori. Intanto perché la sua assicurazione copre la macchina e il passeggero, ma non l’autista. Ma più prosaicamente perché molti agenti della polizia stradale, in caso di incidente, si preoccupano di “who has what” – e l’autista di matato normalmente viaggia con più cash di lui.

Molti dei matato drivers non hanno la patente: imparano a guidare guardando altri autisti di matato che guidano. Non sono andati a scuola, e per questo ragionano male. L’autista affitta il matato alla giornata: 4000 shillings (circa 40 euro) per uno nuovo – cioé con meno di otto mesi, e magari la TV che trasmette hip-hop o telenovelas o i cerchioni come il furgone degli A-team – 3000 shillings per uno vecchio. Alcuni hanno le ruote così sgonfie che sembra stiano lì a lucidare l’asfalto. Se alla fine della giornata non portano indietro i soldi pattuiti, il giorno dopo il proprietario dà il matato a qualcun altro. Un matato costa all’incirca un milione di shilllings: in otto mesi il proprietario si è ripagato tutto l’investimento iniziale! Da buon genovese che sono, la rivelazione mi strappa un rigurgito di grande ammirazione per il “magnaccio” di matato! Poi mi dico che in tempi di crisi a Wall Street non sarebbe una cattiva idea per investire i magri risparmi … dopotutto, why doesn’t capital flow from rich to poor countries? Ma non è così sorprendente che guidino così alla “belin di cane” come si dice dalle mie parti … Morto un matato, se ne compra un altro. Gli agenti di polizia controllano i matato con una certa puntigliosa regolarità e ne sottolineano le infrazioni. Le pene severe garantiscono che l’autista sia disposto a pagare all’amico poliziotto la propria (extra) pagnotta quotidiana. Alla fine della fiera, tolte benzina, infrazioni, e rent, l’autista di matato non se la passa poi così bene … arriverà si e no a fine mese a 10000.

Per Joseph è diverso: la macchina che guida è sua. Dai suoi ricavi giornalieri ogni giorno deve tolgiere i soldi per la benzina, e mettere da parte un altro po’ per l’assicurazione che è molto cara, un po’ per le registrazioni, etc… si dà uno stipendio giornaliero di (almeno?) 500 shilling (circa 5 euro), che non è malissimo (per dare un’idea, due cappuccini al river side café, dove vanno gli expatriates che lavorano negli uffici dell’ONU). Moltiplicato per i 25 giorni lavorativi fa 12500, comparabile allo stipendio dell’insegnante nella scuole elementare dove studia sua figlia, o a quello [ufficiale] di un poliziotto. Un po’ di più di una cleaning leady, o di un giardiniere, di quelli che lavorano nelle case degli expatriates che vanno al river side.

In realtà a lui adesso le cose vanno molto meglio: una signora all’ONU lo ha assunto da qualche mese per portarla da casa a ufficio e viceversa cinque giorni alla settimana a orari fissi, e lo paga per questo un bel po’ (altri 12000?). Comunque 12500 erano abbastanza per far campare – in modo semplice, si capisce, – le due figlie, Louise and Grace, e la moglie, Mary. L’affitto è di 2000 shilling per mese (che a me pare implausibilmente basso!] e con 500 shilling la famiglia mangia per due o tre giorni. Le figlie frequentano una scuola privata legata alla chiesa di cui lui e sua moglie sono membri (e di cui non ho idea delle rette).

Il resto viene tutto risparmiato in funzione del grande salto risolutore, del momento in cui la sua vita cambierà da così a … così: l’acquisto della seconda macchina. Ahh, quando avrà una seconda macchina, allora davvero sì che il suo business decollerà!

Piano di risparmio a tasso zero, chiavi in mano, sui tre anni. Già, perché nonsotante i cartelloni di pubblicità martellanti di Barclays e altre banche che ineggiano al sogno capitalista, di finanziamento nemmeno l’ombra … Una macchina costa sui 600000 shilling. Non c’è verso che una banca gli presti tutti quei soldi. Intanto perché non si fidano: se dà la macchina a un altro da guidare come fanno a essere sicuri che questo non gliela distrugge? Secondo, la durata del prestito non sarà più di un anno, e non c’è verso che lui possa ripagarlo con gli interessi in così breve tempo. Dice che lo fanno perché così poi ti fregano la macchina – che normalmente valutano a molto meno di quanto tu l’abbia comprata, anche se i costi di rivenderla sono parecchio bassi (vista la liquidità del mercato … di tassisti!).

Il vero problema di chi è povero è di non avere amici ricchi, come ben noto: nel paesello appena fuori Nairobi dove vive o tra i suoi amici pochi possano prestaregli i 600000 di cui necessita. Tutto quello che risparmia lo mette nel fondo comune alla chiesa, che – come detto sopra – (quasi) non paga interessi. Quando avrà risparmiato abbastanza potrà prendere a prestito fino a 250 – 300k, il resto dovrà trovarlo da qualcun altro. Probabilmente la tizia che gli affitta la casa (vedi sotto). La seconda macchina è importante, perché così, quando ha più di una chiamata, può mandare la sua macchina e non perdere business o passarlo a uno degli altri che come lui fanno la fila alla fuel station di fronte ai cancelli dell’ONU. Ha già in mente l’incentive scheme per il suo primo lavoratore dipendente. Con una seconda macchina, potrà persino cercare di ottenere contratti con delle imprese. Con una macchina sola non può.

Ma se il problema è avere due macchine a disposizione, perché non si mette in società con uno dei suoi altri amici tassisti? “Mah – fa lui – da stamattina io ho già fatto tre clienti, gli altri che aspettano con me alla fuel station, nessuno”. Sostanzialmente non fanno marketing: non sono come lui che ti manda il text message di sera per ringraziarti, o che ti fa trovare il giornale in macchina così che puoi leggere nella calma degli ingorghi del tardo pomeriggio! Insomma, gli amici sono troppo pigri perché si possa fare una cooperativa, e lui non ha abbastanza soldi per fare il boss!

Si è fatta ora di pranzo, e gli chiedo dove va a mangiare normalmente. Innavertitamente lo ho messo in grosso imbarazzo. Non capisco cosa (non) mi voglia dire. Sì, lo so che è vestito bene perché questo è il business. Sì, ok, immagino che viva in una casa molto semplice (che non ho ancora visitato, ma non la immagino troppo diversa da quelle che ho visto lungo la strada per Naivasha o ai bordi della slum di Kibera). Ma, qual è il punto? È imbarazzato perché spesso salta il pranzo per non correre il rischio di perdere il turno in coda con gli altri cab drivers, e comunque è meglio mangiare a casa a sera con la famiglia, isn’t it?

Mi racconta come “tutto sia cominciato” mentre aspettiamo il pacchetto con un po’ di ugali (una specie di polenta bianca) e della carne alla griglia in un girone di fumo, volti e schiamazzi nel retro del mercato della frutta e verdura. Tassisti, qualche impiegato, le acconciatrici, la gente dei banchi e forse qualche prostituta sono tutti lì a mangiare per pranzo come si fossero dati appuntamento in una vecchia canzone di de Andrè. Già, come tutto sia cominciato – dicevo – quando suo padre ha venduto la terra. Quindi, lui è landless, e –per la prima volta, lo vedo triste in volto – in Kenya, non ti puoi definire kenyano se non hai un pezzo di terra. La terra è meglio della casa, perché la casa ce la costruisci sopra tu. Un pezzo di terra, da cui nessuno ti possa mandare via. Che qualsiasi cosa succeda, Grace e Louise non debbano dormire per strada. Sì, è vero che affitta la casa da questa signora che conosce sua moglie e che si fida di lui e che sì, finora ha sempre pagato puntuale e bene, ma “you know, my brother”, mi dice, “people change fast”.

Ok, il treno si avvicina a Paddington, e mi consegna alle considerazioni finali. Con Joseph non abbiamo solo parlato di teoria dell’ impresa e di market (e government, damn!) failures, abbiamo parlato di politica, dei Kikuyo, dei Luo e degli altri gruppi etnici in Kenya, delle onnipresenti imprese di sicurezza, abbiamo parlato di HIV nell’ovest del paese, di inuguaglianza e povertà, di Milan, Arsenal e United, di matrimonio, fedeltà e tradimento e, forse, anche di cosa sia la felicità.

Non tutti i prezzi (salari, affitti, etc.) riportati da Joseph sono attendibili, ed è possibile che abbia dipinto la sua situazione peggio di com’è per distillare 200 shillings in più al sottoscritto uomo bianco (ma pur sempre genovese, ribadisco). Può darsi, ma il punto è che Joseph, in Kenya, non è povero, appartiene alla classe media, di gran lunga.

Per chi volesse leggere di povertà (e di classe media nel terzo mondo), Banerjee e Duflo hanno un paio di bei papers che consiglio vivamente. Io penso che con un po’ di fortuna Joseph ce la farà a comprarsi la seconda macchina e probabilmente anche a gettare un’ancora di casa su qualche pezzo di terra. Mi chiedo quali altri sogni e progetti farebbe un ragazzo così se solo gliene venisse data la possibilità … se solo le elites del suo paese gli mettessero a disposizione quelle istituzioni di base che lasciano al mercato realizzare i sogni delle middla class e di quelli come lui.

Good luck!

Questo articolo ha 5 commenti.

  1. [cancellato]-559

    Joseph’s Economics

    Il libro di un esame che ho fra pochi giorni (economia dello sviluppo) propone come "soluzione" allo sviluppo (sintetizzando al massimo) 4 fasi:

    1) Stabilizzazione macroeconomica (rigore monetario,fiscale,abbattimento deficit e inflazione) & politiche ISI (protezionismo su alcuni settori)

    2)Sostegno alle esportazioni

    3)Politica industriale a vantaggio di settori con alta intensità di capitale

    4) Liberalizzazioni dei mercati,privatizzazioni,arretramento dello stato nell'economia

    Probabilmente sono c******* ma tanto studio finanza.. lascio il compito a gente che ne sa..

  2. MicheleBoldrin

    Domanda

    […] se solo le elites del suo paese gli mettessero a disposizione
    quelle istituzioni di base che lasciano al mercato realizzare i sogni
    delle middla class e di quelli come lui.

    Pensi davvero che si tratti solo di "istituzioni", nel senso di istituzioni legali/statali, regole, diritti di proprietà, eccetera? 

  3. rocco

    risposte [incomplete]

    Per AlexCT: si', sono i due paper che avrei dovuto citare.

    Per Michele: no. la chiusura vaga (il riferimento a istituzioni di base) e' in parte necessaria (pezzo scritto veloce di mattina presto sul treno, e soprattutto non credo di avere buone risposte a molte delle "deep questions" che traggo dall'esperienza di joseph), in parte "strategica" (favorire risposte e discussione …).

     … di getto mi verrebbe da dire: "cause prossime" della sua situazione, mercati fondamentali che non funzionano bene, specialmente mercato della casa e della terra, del credito, dell'assicurazione e del lavoro. con tale lista, non intendo simuire l'importanza di educazione, sanita, ed altre infrastrure, e' solo che non ne abbiamo parlato con joseph piu' di tanto … "cause profonde": sistema politico, cultura e relazioni internazionali [gli utlimi due spesso trascurati da noi economisti]. delle "cause profonde" pero' ci vorrebbe molto piu tempo e sicuramente qualcuno piu' competente di me. Sarebbe anche bello se la recente letteratura accademica sulle "deep questions" (penso a i lavori di Daron Acemoglu, per esempio) avesse qualcosa da dire su come migliorare le istituzioni politiche in questi paesi (dove con istituzioni includo anche "political norms" e sistemi di recrutamento delle elites che non sono scritti in leggi e/o costituzioni) … se no davvero l'unico che propone soluzioni rimane j.sachs – che spesso ignora gli incentivi politici in questi paesi (a mio parere un errore).

    saluti 

    1. MicheleBoldrin

      Re: risposte [incomplete]

      Non è semplicemente che "hanno iniziato dopo" (tra i 5mila ed i 10mila anni dopo) e che quindi sono indietro in un processo di sviluppo socio-economico, e quindi politico, che è fondamentalmente organico?

      Anzi, dato quanto tardi hanno iniziato, sono straordinariamente avanti: 5000 anni fa l'Europa era molto più povera di quanto non sia ora il Kenya.

      Con questo non intendo negare che la qualità delle elites di un paese e delle sue istituzioni (o regole del gioco economico, per essere più precisi) facciano una grande differenza. La Cina (pre/post 1979) e l'Italia (da quand'è stata creata in poi) sono due delle tante ovvie prove che elites e regole del gioco fanno una grande differenza. Ma sia le elites che le regole sono pure "endogene": se c'è qualcosa che ad un paese non puoì insegnare da fuori o regalare o (diociscampieliberi, dopo l'esperienza coloniale e l'Iraq) esportare, sono nuove elites e nuove regole del gioco che siano comunemente accettate. Devono, in qualche maniera, evolvere organicamente da quello che c'è prima. Gli "aiuti" e gli "shocks" esterni (tipo il fascismo e poi la seconda guerra mondiale e la creazione della repubblica per l'italia) ovviamente possono fare una differenza, ma devono essere di quel tipo e livello per farlo.

      Questo non vuol dire che va bene tutto, ma che il numero di "fattori fondamentali" che un buon sistema di istituzioni economiche ed una buona classe dirigente devono soddisfare sono estremamente limitati ed alquanto banali, a ben guardare l'esperienza storica. Il problema non è scoprire nei dati che il ladrocinio generalizzato ed un potere statale corrotto fanno male alla crescita economica, questo mi sembra evidente a chiunque guardi i fatti senza metttersi i paraocchi. Il problema difficile è capire COME un paese dove il furto generalizzato è socialmente accettato ed il potere statale è arbitrario e corrotto possa eliminare queste sue due caratteristiche. 

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