Io sto con la professoressa

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Sarò anche antiquato ed autoritario, ma io in questa storia sto con la prof.

Siccome è rilevante per eliminare il sospetto d'un conflitto d'interessi dichiaro di essere - solo teoricamente, perché in pratica c'è il feasible set che è alquanto binding per uno sfigato morto di fame come me - un libertino.

Detto altrimenti, non ho alcuna simpatia per coloro che passano il tempo a spiegarci cosa dovremmo fare con il famoso "nostro corpo" o che vorrebbero legislare ciò che uno, due o trentadue adulti consenzienti dovrebbero considerare legittimo, naturale, liofilizzato, perverso, controverso o estroverso quando fanno sesso. Anzi, tanto per dirla tutta, penso che la condizione di "adulto", in questioni di sesso, fosse più appropriatamente compresa quando la si faceva precedere alla maggior "maggior età legale", quella in cui si vota e cose del genere. Ma tant'è ...

Nonostante questo, nella vicenda in questione, io sto con la prof e trovo la reazione della ragazzina e dei suoi genitori patetica e sintomatica di un mondo in cui trovo sempre meno interessante vivere. Idem per il fanciullismo da soap-opera (la magliettina comprata al mercatino ...) che ha ispirato l'autrice dell'articolo. A mio avviso, sulla base di quello che racconta la giornalista, la professoressa ha fatto il suo lavoro, degnamente.

Siccome che, che non si dice, è fine settimana e questo è un articolo di "costume", non mi dilungo. Osservo solo due cose:

1) Negli anni del liceo non si acquisiscono solo nozioni più o meno utili, ma anche stili di vita, autocoscienza, capacità critiche (ed autocritiche), volontà e capacità di osservare analiticamente il mondo e ciò che in esso succede, senso della responsabilità individuale per i propri atti. Se coloro che oggi attaccano la professoressa moraleggiante vogliono la scuola USA, asettica, PC e fondamentalmente non formativa, non sanno quel che fanno.

2) La professoressa può avere torto o ragione nella sostanza (nel caso di specie, non so decidermi ed oscillo fra libertinismo ideale ed un'avversione al velinismo puttanesco imperante) ma è formativo DIBATTERLA. Al liceo ho avuto svariati professori che si esibivano in plateali apologie del fascismo, del comunismo, della religione cattolica e del qualunquismo più sfacciato. Dibattendo ognuno di loro, senza tema di perdere (ovviamente "perdevo") e senza correre a casa a lamentarci con mamma e papà che il "Rossiello mi ha offeso" o "il Puppa ha detto che sono tonto", io ed i miei compagni di classe siamo diventati delle persone molto migliori e più capaci di vivere criticamente.

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Commenti

Ci sono 42 commenti

Michele volevo scrivere un commento scherzoso che dicesse che stai invecchiando ma mi hai preceduto quando hai chiuso l'articolo con "ai miei tempi era diverso". :-)

Secondo me i professori a scuola dovrebber limitarsi alla propria materia a meno di non possedere quel certo carisma che ispiri autorevolezza anche al di la' di cio' che sono pagati per fare. Non c'e' nulla di piu' patetico di un professore di liceo che gli alunni disistimano che cerca di farti la morale.

Sul valore intrinseco dello scontro verbale e il dibattimento non potrei che essere piu' d'accordo ma sono convinto che e' una di quelle cose che non si impara: o ci nasci con la faccia tosta o niente.

 

D'accordo che con la faccia tosta si nasce, però secondo me lo spirito critico si può e si deve insegnare. Anzi magari educando ad avere un punto di vista critico anche chi nasce senza la faccia tosta è possibile che in seguito sia motivato ad esprimere la propria opinione in modo deciso.

 

 

 

Il problema secondo me è che non si può più parlare a scuola.

Voglio dire non appena sorga un problema collegato alla discussione di opzioni in fondo in fondo secondarie (oggi la maglietta, ieri il bacio con la lingua davanti tutti) si finisce sempre per buttarla su una questione di diritto o psicologica. Per cui si discute se la docente ha arrecato danno alla fanciulla nell'avanzare le sue osservazioni e di conseguenza si passa ai tribunali oppure alla circolare.

Io che sono più giovane di Michele, ricordo che nel mio amato Liceo Classico (dove si formava la futura classa dei fighetti di provincia, lo dico sennò qualcuno mi incenerisce con qualche soave parolina sull'amato Liceo Classico ;) ) noi con i docenti discutevamo di tutto e il tutto era non solo enormemente divertente ma anche appunto formativo.

Oggi invece sembra che tutto debba essere definito a priori e che comunque gli adolescenti siano titolari di una sorta di diritto a non vedersi giudicati a priori. Ma se uno viene messo in discussione in forme  decenti e ragionevoli non gli può fare che bene.

Nel medioevo mi pare che un certo periodo dell'anno gli studenti dovessere affrontare le questiones quodlibetales: si assegnavano agli studenti argomenti contrapposti e i loro docenti, retori e i logici controllavano che gli studenti usassero argomenti corretti e logici per difendere la tesi che era stata loro assegnata senza che però gli studenti aderissero alla tesi stessa. E cosìi che si imparava a difendere una tesi, magari anche quella di portare un abito piuttosto che un'altra.

Oggi invece le questiones quodlibetales le fanno in TV Maria de Filippi e Santoro, che di logica e retorica (e di molto altro) non sanno una pippa e infatti ne esce fuori solo caciara: è li che si impara a non avere ragione ma a gridare. E noi come il buon Abelardo (visto che parliamo di medioevo) dinnanzi a loro ci tagliamo il c....

La cosa curiosa é che le magliette con la scritta incriminata che si comprano qui costano $26.95
quella invece "made specifically for women" con la scrittaKiss me before my girlfriend comes back
costa 2 dollari in meno.
Perché é più innocente? Se così non fosse si tratterebbe di una discriminazione che favorisce alcune preferenze sessuali delle fanciulle rispetto ad altre, diciamo meno convenzionali. Suggerisco alla studentessa di comprare anche questa maglietta e indossarla a scuola. Pagherei per essere presente al "dibbattito" con la sua prof.

Una costa 26.95, l'altra 24.95 ? E' il mercato, baby!

P.S. credo che sia quella apertamente eterosessuale che costa di meno (economie di scala?) di quella di piu incerto significato.

 

La professoressa ha sbagliato e ha dimostrato che 20 anni di esperienza le hanno insegnato ben poco. Anche supponendo che non abbia dato della cagna in calore alla ragazzina, il solo mettere in tavola un dibattito su una cosa del genere e in quel modo non la qualifica come una buona insegnante. Ha creato senza motivo un clima ostile in classe e si e` resa insopportabile. Questa tipologia di professori, sono quelli che poi alla fine producono i peggiori risultati in termini di formazione. La verita` e` che questo lavoro non sono in grado di farlo tutti, e la scarsa retribuzione non favorisce certamente il reclutamento delle persone piu` capaci.

 

 

 

Mattia, ma che dici? Perchè dovrebbe aver sbagliato ? Ha preso spunto da una maglietta (poteva prenderlo anche da una microgonna, per quel che ne sappiamo) e ha imbastito una lezione su cosa avrebbe potuto significare quella maglietta e quale poteva essere il messaggio che quella maglietta lanciava. Ha fatto lavorare il cervello delle alunne, questo significa creare un clima insopportabile in una classe ? E cosa dovrebbe fare un insegnante (ovvero uno/a che impartisce delle lezioni) in classe per non urtare la suscettibilità degli alunni? Dare voti alti anche ai ciucci, che quelli si offendono ? E poi perchè un insegnante dovrebbe essere simpatico alla classe ? Deve saper spiegare le cose, deve farle capire, ma la simpatia non c'entra nulla.

Poi dare un giudizio tranchant come l'equazione bassi salari= tutti incapaci mi sembra proprio troppo: nessuno punta la pistola alla tempia dicendo : tu devi fare l'insegnante, se lo fai è perchè quel salario ti sta bene e quello sai fare, non tutti gli ingegneri nucleari sono geni, non tutti gli insegnanti sono scemi.

Poi, chissà perchè, mi viene in mente che i più alti salari nella PA ce l'hanno i politici, e mi vien quasi voglia di invertirla quell'equazione..

 

La professoressa ha sbagliato e ha dimostrato che 20 anni di esperienza le hanno insegnato ben poco.

 

Io sto dalla parte della professoressa (e sono troppo vecchio per baciare ragazzine liceali prima che torni il fidanzato) ma la prof ha sbagliato perché non ha capito che in Italia oggi non puoi piu' dire "bah" che ti denunciano. Bisogna stare "abbottonati" perché se non ti denuncia la ragazza lo fa la madre (ed ovviamente la seconda ha insegnato alla prima cosa fare e come comportarsi). Il problema non è la qualità dei docenti (in questo caso) ma quella del paese (genitori e alunni). Anche se in fondo la pessima qualità di entrambi è un aspetto con due facce della stessa medaglia.

Francesco

 

Comincerei con qualche domanda. Che tipo di Scuola abbiamo in mente? E' sufficiente la Scuola insegni a scrivere, leggere, far di conto, capacità di pensare,

e le tanto vituperate nozioni? Ovvero, è necessario la Scuola trasmetta anche, insieme a tutto ciò, una determinata educazione ai valori generalmente condi-

visi, o anche una data visione del Bene e del Male?

Se le misure adottate dalla professoressa, per sanzionare l'accaduto, risultano vere, a me pare ella abbia un'idea di Scuola, più del secondo tipo, che del primo.

Trovo assai indicato, Prof. Boldrin, l'ammonimento, che l'insegnante ha rivolto alla studentessa, di badare bene al messaggio che si veicola, magari inavverti-

tamente, anche semplicemente col proprio corpo. E quindi, di riflesso, col proprio modo di vestire. Trovo sensato l'ammonimento perché, a me pare, sia innegabile

esistaanche un linguaggio del corpo, cioè un linguaggio non parlato, implicito, ma non meno comunicativo della parola. E penso non sia inutile, che la ragazza

abbia consapevolezza di ciò.

Al contrario, trovo inefficace, non particolarmente dignitoso, e un po' pedestre, farle scrivere - o recitare -, <<cagna in calore>>, o roba simile, a mo' di punizione.

Forse, sarebbe stato meglio limitarsi a far notare, alla ragazza, con levitas e ironia, le conseguenze - forse - non intenzionali, di un gesto intenzionale.  

 

  

Io al liceo ci sono stato fino all'altroieri e di discussioni di questo genere, sicuramente con conseguenze meno drammatiche, me ne ricordo parecchie, e mi sento decisamente di dare ragione a Giorgio.

E' chiaro che ci siano insegnanti intelligenti che possano promuovere un "dibbattito" simile al solo scopo di incoraggiare una sana discussione, anche se magari altri argomenti sarebbero più opportuni ma, per mia personale esperienza, ho assistito a molte più "discussioni unilaterali". In questi casi, generalmente, l'insegnante diceva la sua su un comportamento "sbagliato", censurando ogni opinione non concorde, buttando in mezzo pesantemente questioni personali e tutta la propria autorità. 

L'atmosfera è sempre stata sgradevole, anche per chi avrebbe apprezzato una discussione, proprio per la mancanza di un confronto libero e sereno.

Aspetto positivo di queste menate: spesso si buttavano ore intere, evitando temute interrogazioni. A questo punto lo scopo di ogni intervento era quello di tirarla per le lunghe, così da poter tirare un sospiro di sollievo alla fine.

Confermo, siete davvero bacchettoni :)

Discutere con gli studenti va sempre bene, ma non potete confondere il velinismo (la do per soldi) con chi afferma di darla con liberalita' per puro divertimento. Che poi si tratta di una boutade adolescenziale (le magliette a camdewn le abbiamo comprate tutti eh) sui baci rubati tra quindicenni, vivaddio.

Ci manca solo che la scuola debba passare il messaggio che se sei donna e non monogama diventi una cagna in calore. Che poi vi siete chiesti cosa sarebbe successo ad un ragazzo con maglietta analoga?

E se fosse stato un professore uomo a dare della cagna a una sua allieva?

E io ancora ricordo di non fare di tutt'erba un fascio.

L'articolo e' firmato da Michele Boldrin non da tutti gli editor. Michele puo' fare la figura del bacchettone, sono fatti suoi. Noi non c'entriamo.

PS lo so che scherzavi, francesco, ma Michele ha fatto un commento cosi' l'altro giorno a me e non ho resistito. :)

Si può essere d'accordo con Michele sull'importanza del dibattito e doktorfranz sull'ottusità dei genitori che difendono ad oltranza i figli senza prendere in questa vicenda le parti della prof?

Io ci provo, secondo me i professori, soprattutto al liceo dovrebbero favorire il dibattito e lo spirito critico. Nel liceo (classico) che ho fatto io si faceva molto poco in genere e abbiamo provato a farlo durante occupazioni e autogestioni. Non ci sono stati risultati di rilievo: si occupava per non fare lezione e la lezione che se studi lo fai prima per te abbiamo dovuto impararlo poi all'università.

Sottoscrivo che i genitori che difendono i loro figli quando non è opportuno mandano un messaggio educativo pessimo.

Nella vicenda specifica, tuttavia,  non mi è affatto chiaro se la prof ha promosso un dibattito sano e la ragazzina era stronza oppure viceversa.

 

Se coloro che oggi attaccano la professoressa moraleggiante vogliono la scuola USA, asettica, PC e fondamentalmente non formativa, non sanno quel che fanno.

Come non essere d'accordo al 100%? E dire che io sono piuttosto giovane...

Sul secondo punto sollevato da Boldrin, io dico questo: non è solo formativo dibattere la professoressa, ma NECESSARIO. Non mi pare di aver notato alcuna motivazione addotta dalla parte "offesa" che non fosse, sostanzialmente, "la professoressa mi deve lasciare in pace". Insomma, la solita litania americanizzata del "nessuno mi può giudicare": ma la realtà è che lei non vuole essere giudicataperché non ha le palle: è la naturale evoluzione della bimba frigante che una volta ottenuta l'obbedienza dei genitori, pretende sfacciatamente anche quella di chiunque altro.

E una volta ottenute entrambe, la signorina sarà la prima a giudicare chi non si attiene al PRETESO "velinismo puttanesco imperante", eletto a unica forma sociale universalmente accettata.

Rozzi, gretti e puzzolenti, ma erano meglio i punk hardcore degli anni '80.

 

 

 

Mah io certi commenti non li capisco. L'ho già detto forse ma mi ripeto.

Condizioni ideali di discussione, che non comportino l'esistenza di una qualunque asimmetria tra due che parlano, semplicemente non ne esistono. A scuola è l'età delle ragazze e il ruolo dell'insegnate? A lavoro sono i ruoli, le competenze l'esperienza; all'università è di nuovo il ruolo e lo status.

Quindi argomenti del tipo: "la docente sbaglia perchè chiaramente l'alunna è in una condizione di subordinazione" sono del tutto fuorvianti; non solo perchè l'alunna è tale (la parola alunno viene dal verbo latino alo-ălo, ălis, alui, altum, ălĕre: che significa fare crescere, rafforzare e nutrire quindi nella sua  posizione è implicita l'idea che debba prendere qualche lezione e imparare foss'anche ad argomentare contro tesi che ritiene ingiuste), ma anche perchè condizioni di subordinazione ci sono sempre e sempre ci saranno in qualunque contesto. Il punto di Michele credo che fosse che in un ambito educativo, la discussione intorno alle posizioni sostenute da chi riveste posizioni di autorità e preminenza, riveste un ruolo educativo che è meglio che ci sia, fosse pure che esso si espone ad abusi. E poi l'autorità c'è, ma si può  pure contestare.

Aggiungo inoltre che l'apprendimento di certe capacità, specie quelle discorsive, è tutto collegato ad una pratica dove, di nuovo, è previsto che non sempre si possa prevalere. Quello che sconcerta è  la totale mancanza di capacità di argomentare che deriva da atteggiamenti autodifensivi che si riducono al non voler nemmeno esulare per un attimo dal canone delle discipline stabilite dal ministero.

Poi un argomento "pragmatico". Io non credo proprio che le studentesse o gli studenti, anche di 14 anni, in genere, si lascino intimorire troppo da quello che è detto loro dai docenti  a scuola. I docenti oggi non sono la fonte primaria dell'educazione dei bambini: ci sono la famiglia, la TV, internet, e mille altre occasioni che riducono di molto il peso specifico che le considerazioni di un docente possono avere sulla educazione, in senso lato, globale di un ragazzo. Cioè io me la vedo questa ragazza, e i suoi compagnetti, che dopo la discussione in classe avranno detto della maestra: "si ma che cazzo ne capisce quella lì, guarda come si veste; è tutta inacidita solo perchè non a lei non se la bacia nessuno, manco se il marito muore"...cioè io, per fortuna, non li vedo così intimiditi i ragazzi davanti all'autorità...siamo al crepuscolo del dovere come disse qualcuno, e per fortuna!

Non vedo perchè, ammesso che la prof. avesse intenzioni ed approccio moralistico non doveva parlarne ed affrontare il tema. Non conosco il merito dell'eppisodio ma sta di fatto che la ragazzina aveva l'opportunità di dissentire. Trovo fastidioso ed altamente diseducativo il senso eccessivamente protettivo nel quale i ragazzi vengono educati, fatto di accettazione acritica e di silenzi obbligati o di genitori pronti a fare i paladini dei figli sempre e comunque. Nel caso di specie ed in altri, l'occasione di scontrarsi anche duramente per sostenere le proprie opinioni con raziocinio e logica, dovrebbe essere ritenuta un'opportunità preziosa anche dai genitori.

Noi Europei classifichiamo le competenze che vanno imparate in un processo formativo (e segnatamente in quelli di educazione formale) in termini di "combinazioni dinamiche" di conoscenze, abilità e attitudini. Detto in termini più familiari alla cultura e filologia neo-latina, stiamo parlando di sapere, saper fare e saper essere.

Ovvio che la parte più "problematica" - quella relativa alle "attitudini" (o "saper essere") - andrà impostata in termini di metodologia e riflessione pluralistica con riferimento ai contenuti, epperò solidamente ancorata alla storia del pensiero filosofico, come molti di noi hanno potuto acquisire solo nel triennio del Liceo (ma che potrebbe essere ben cucinato anche in altri cicli e in altre forme didattiche).

Riferimento generale: Quadro Europeo delle Qualifiche.

RR

 

Oggi ero a correre all'Idroscalo con due colleghe che insegnano al Virgilio e che mi hanno dato alcuni ragguagli più precisi sulla cosa. Non entro nel merito (la scuola l'abbiamo fatta tutti - io ho insegnato per 10 anni a scuola prima di finire in università), ma le dinamiche interne della classe, e quelle studentessa-prof. hanno giocato un ruolo essenziale nella vicenda. Altri studenti della stessa classe hanno descritto la lezione "incriminata" come una normale lezione di discussione su temi pertinenti la disciplina (la collega insegna scienze sociali).

Il dovere di discutere in aula anche di cose che non riguardano la disciplina è un fondamentale dovere educativo e la scuola superiore è ancora un'istituzione che privilegia il percorso educativo a quello strettamente disciplinare. Quindi è necessario che ogni docente dia il suo contributo nell'educare gli studenti, anche segnalando questioni scomode. Non si tratta di proporre ai 14enni modelli comportamentali diversi dai loro. Si tratta di segnalare loro che ogni atto che loro compiono è visto e giudicato dal mondo esterno, e che quest'ultimo non coincide con la loro classe ma è costituito anche da adulti di culture diverse dalla loro.E questo non lo deve fare solo il collega di scienze sociali ma deve farlo chiunque perché, ovviamente, alcuni comportamenti sono diretti genericamente agli altri, non a qualcuno in particolare.

Se dal punto di vista delle motivazioni sembra logico "stare con la prof.", in questo caso conviene non stare con nessuno. La vicenda testimonia che la discussione è scappata di mano alla docente e che lei stessa deve aver perso il controllo. E se un docente (adulto, con esperienza) si fa scappare di mano una classe, c'è qualcosa che non va.

La professoressa ha dimostrato di non essere adatta al ruolo che ricopre. Nessuno dei miei professori del liceo si sarebbe comportato in quel modo, eppure siamo stati costretti ad affrontare negli anni problemi ben piu` seri e delicati (gravidanze indesiderate, aborto, alcool e morti sulle strade etc...)

Tra lei e la ragazzina i rapporti erano gia` compromessi e ha approfittato della maglietta, del suo ruolo e del fatto che aveva di fronte una quindicenne per fargliela "pagare". Una persona seria, avrebbe fatto un accenno alla maglietta e se ritenuto interessante avrebbe rimandato la discussione alla lezione successiva invitando tutti a rifletterci.

 

Verissimo, siccome in classe non c'eravamo non possiamo né escludere che la professoressa abbia esagerato con i toni né che la studentessa sia un po' isterica ed abbia deciso di creare un caso semplicemente perché non ama sentirsi messa in discussione. Per quanto ne sappiamo, sulla base dell'articolo, entrambe le spiegazioni "estreme" sono possibili, nessuna delle due è certa o anche solo più probabile dell'altra.

Il punto non era, ovviamente, il caso specifico ma il principio pedagogico soggiacente.

Ed il principio non era per certo quello di mettere in discussione il diritto di baciare chi diavolo si vuole - io capisco la voglia di fare polemica a vuoto, ma in un post che inizia con una dichiarazione di libertinaggio, dove diavolo sarebbe l'atteggiamento bacchettone? Per favore ... - ma, invece, quello del diritto/dovere di un insegnante di liceo (e della scuola in generale) di svolgere un ruolo formativo anche a mezzo di discussioni del genere.

Alla fin fine, si tratta di scegliere fra due modelli di scuola e di persona. Quali siano i due modelli mi sembra che questa piccola discussione sia servita a chiarire.

In me ha rafforzato la convinzione che il modello "amerikano", quello che genera la querela della signora mamma, produce individui con cui non ho molta voglia d'interagire e che mi causano, nella loro noia e prevedibilità, una certa qual dose di tristezza.

Ma, sia chiaro, a oguno il suo. Io dopo tutto, sono solo un vecchio libertino ed anche quello, solamente in teoria ...

 

Michele, ma figurati se a me piace il modello amerikano di un'istruzione asettica. Aver insegnato qualche semestre nella sede fiorentina di un'universita' privata americana mi e' bastato. La liberta' di discussione e' essenziale per il processo formativo, soprattutto per gli adolescenti.

A te, che evidentemente in un certo sistema ci vivi dentro hanno colpito soprattutto le parole "querela della madre". A me, che alla fine ho un altro vissuto, ha colpito vedere come partendo da una maglietta molto adolescenziale si sia arrivati a dare piu' o meno velatamente della troia ad una quindicenne che esprimeva un vago desiderio di esplorazione sessuale (all'acqua di rose). Che poi io ai tempi del liceo mi ricordo di gente che girava con magliette raffiguranti Pippo che sodomizza Minnie, figurati...

Comunque mi scuso se ti ho deragliato la discussione, proprio perche' e in classe non c'eravamo mi sembrava che su questo argomento non si potesse fare altro che cazzeggiare.

cheers

 

Il problema era, ed è, se è legittimo "to single out" (in italiano, non mi viene ...) uno studente ed un suo comportamento per imbastirci una lezione attraverso una discussione in classe.

 

No, non e` opportuno, ma e` legittimo  e legale (quindi non e` da denunciare). Non e` opportuno perche` stiamo parlando di adolescenti e chi ha un minimo di esperienza con gli adolescenti sa` che basta pochissimo per creare una barriera invalicabile fra noi e loro. Una condizione del genere in una classe diventa difficilmente gestibile, con un danno irreparabile per la didattica. Ovviamente poi tutto dipende dal professore e dalle sua capacita`. Boldrin probabilmente, grazie alla sua ironia e arte oratoria (sono serio), sarebbe riuscito a tenere in piedi la discussione e a convincere le ragazze a stare piu` attente a quello che indossano.

Ripeto bastava rimandare la discussione alla lezione successiva. Non era necessario puntare il dito verso la ragazza in questione e la sua maglietta.

 

Boldrin probabilmente, grazie alla sua ironia e arte oratoria (sono serio), sarebbe riuscito a tenere in piedi la discussione e a convincere le ragazze a stare piu` attente a quello che indossano.

 

Oh, ma basta la', pero' lo fate apposta a tirarmici dentro. E perche' di grazia una ragazza dovrebbe stare attenta a non indossare una maglietta con la scandalosissima scritta "kiss me before my boyfriend comes back". Santi numi dove andremo a finire signora mia...

Secondo me i due messaggi "baciami prima che il mio ragazzo torni" e "sono una cagna in calore" o sono trasgressivi/sbagliati/gravi entrambi o non lo è nessuno dei due. Secondo me dipende dal punto di vista morale che si vuole avere rispetto al sesso.

Dentro il paradigma ebraico-cristiano: il sesso è carico di significati religiosi, c'è la fedeltà, eccetera. Entrambi i messaggi sono trasgressivi rispetto alle norme che si considerano. Si può disquisire su quale sia più grave, probabilmente si sosterrà che quello sulla maglietta è più grave di quello attribuito alla docente, ma non è chiaro il motivo di ciò. Oppure c'è una morale cattolica fai-da-te della quale non sono a conoscenza.

Fuori il paradigma: il sesso è una attività fisica salutare più se ne fa e meglio è, la fedeltà è inutile... In quel caso il messaggio "baciami prima che il mio ragazzo torni" nemmeno avrebbe senso. Il concetto di "mio ragazzo" sarebbe un concetto vuoto e se corrispondesse ad un umano, non sarebbe chiaro il perché tale umano non dovrebbe essere presente. Inoltre essere una cagna in calore potrebbe anche essere una buona qualità, in quanto qualifica la persona come esperta nel campo.

Riassumendo: studentessa e professoressa o sarebbero innocenti entrambe o sarebbero colpevoli entrambe (sempreché la professoressa abbia pronunciato le parole che la studentessa le attribuisce).