Io sto con la Binetti (per motivi diversi)

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La maggioranza del Parlamento ha archiviato un disegno di legge contro l'omofobia che proponeva di introdurre un'aggravante per alcuni reati. La Binetti ha spiegato il suo voto a favore dell'archiviazione, contrario alla disciplina di partito, sostenendo che la legge aveva dei "punti nebulosi", e che "per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato".

Io delle opinioni della Binetti provo orrore, ma ho dato un'occhiata alla legge per vedere di cosa si trattava.

Il testo in esame era il seguente

1. All'articolo 61, comma 1, del codice penale, dopo il numero 11-ter), è aggiunto il seguente:
«11-quater) l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».

Esiste un ragionevole sospetto che la Binetti abbia fatto confusione con una delle due proposte di legge originariamente presentate. Le proposte sono poi state combinate nella dicitura presentata sopra. Quella dell'on. Palomba Di Pietro recitavano così (grassetto mio):

 

1. Il comma 1 dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione dell'articolo 4 della convenzione, è punito
a) con la reclusione fino a tre anni chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».

 

Bisogna concordare che quest'ultima proposta sembra davvero un po' esagerata, dove "un po'" è un eufemismo che ho messo perché io sono persona pacata. Io capisco che in Italia non vi siano la cultura e la tradizione a difesa della libertà di pensiero e di parola che vigono negli USA. Ma non si rende conto l'on. Palomba Di Pietro che questo rischia di rendere reato una pubblicazione scientifica che spieghi come sono diverse le distribuzioni del quoziente di intelligenza fra razze, o fra uomini e donne (sono diverse, sono diverse, ma non vi dico come!). Come facciamo a sapere, in anticipo, se quello che scriviamo ("in qualsiasi modo") non porti ad "incitare a commettere atti di discriminazione"? Non è chiaro che sia così ma non lo è nemmeno il contrario! Con l'aria che tira davvero si vogliono introdurre norme così omnicomprensive?

Comunque sia, la proposta ieri votata sembra essere più mirata. Curioso notare che la motivazione con cui è stata presentata l'archiviazione del disegno di legge si sofferma su motivi che ritengo risibili: i deputati della maggioranza infatti pongono l'accento sulla presunta disparità di trattamento fra le vittime di tali reati, alcune delle quali riceverebbero, se la legge venisse introdotta, un trattamento privilegiato. Quelle con il "trattamento privilegiato" sono le vittime di reati per i quali il colpevole venga condannato a pena aggiuntiva a causa di queste nuove aggravanti "ideologiche". Il che implica, anzitutto, che la pena abbia scopo retributivo, a compensazione delle pene sofferte, anziché preventivo o rieducativo, come almeno in teoria prevederebbe la costituzione (e la tradizione "cristiana", a cui la maggioranza, e la Binetti, tanto si ispirano). Il medesimo argomento della maggioranza implica anche un cortocircuito logico con la legislazione già esistente la quale, ovviamente, prevede aggravanti di pena (per esempio l'associazione mafiosa): sono anch'esse da abolirsi perché le vittime di un omicidio di mafia ricevono, attraverso l'aggravante, un "trattamento privilegiato"?

Rimane il dubbio sulle aggravanti per motivi ideologici, e propongo ai lettori la seguente riflessione: è così ovvio che sia giusto differenziare le pene, a parità di reato, a seconda delle motivazioni mentali (conclamate o meno) con cui il reato viene commesso? Secondo me bisogna andarci coi piedi di piombo. L'art. 61 del codice penale, prevede già l'aggravante per reati commessi per motivi abbietti o futili.

Vorrei far notare che alcune aggravanti comunemente adottate (l'associazione mafiosa in Italia, il razzismo, negli USA) non sono in realtà di tipo puramente ideologico e richiedono prove fattuali dell'esistenza di un'organizzazione criminale con questa e quell'altra caratteristica. In altre parole, queste aggravanti non si fondano su parole e/o idee, ma su atti e fatti materiali, socialmente dannosi (l'associazione mafiosa è socialmente dannosa in quanto esista e lo stesso vale per le organizzazioni con finalità razziste).

Questo è particolarmente vero per l'associazione mafiosa, che è associazione materiale e di fatto la cui esistenza va provata: non basta che l'imputato dica o abbia detto d'essere "mafioso". Il caso del razzismo negli USA è caso particolarissimo, motivato storicamente dalle particolari circostanze che tutti conosciamo e, anche in questo caso, una riflessione andrebbe comunque fatta.

Insomma, per quanto possano farmi orrore le opinioni della Binetti sugli omosessuali e tante altre cose non sono sicuro che si debbano elencare nella legge aggravanti per delitti commessi per motivi particolarmente futili, rischiando di escluderne altri.

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Commenti

Ci sono 118 commenti

Sono d'accordo solo sulla seconda parte dell'articolo. Il discorso delle prove aventi, necessariamente, carattere probabotorio in sede di giudizio, soprattutto quando si parla di discriminazioni razziali, lo ritengo giusto e meritevole di approfondimento.

Tuttavia non posso esimermi dall'esprimere perplessità per quanto concerne la prima parte. Se lei evidenzia l'espressione "...chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee..." giudicandola lesiva della libertà di espressione, dovrebbe sapere che la stessa (identica) frase era presente nel precedente articolo 3 comma 1 della legge del 1975; dunque ritengo fondate le sue paure circa la libertà di espressione in qualsiasi forma (anche se io non scriverei mai un articolo sulle differenze intellettive tra razze...ma è un discorso a parte...), però questa non è una novità introdotta da Di Pietro e Palomba.

L'unica novità riguarda la seguente aggiunta "...o fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere." [sia alla lettera a) sia alla lettera b)]. In questo senso il materiale che lei ha linkato circa le motivazione dell'archiviazione dispone che non esistendo un chiaro significato di "orientamento sessuale" in materia giuridica la legge sarebbe potuta essere fuorviante in sede di giudizio, per i motivi che sono stati evidenziati (pagina 31 seconda colonna).

Morale: secondo me la Binetti ha ragione per quanto concerne l'ambiguità dell'espressione "orientamento sessuale" che concordo, poichè lascierebbe campo a complessi fraintendimenti in sede giudiziaria.

che peccato l'abbiano bocciato... in un'italia così libera si sentiva proprio la mancanza di un nuovo reato d'opinione... ;)

 

A me qualcosa non quadra, soprattutto dopo aver letto questo post

bioetiche.blogspot.com/2009/10/il-fallo-da-espulsione-di-paola-binetti.html

Se si va a vedere il link riportato da Giuseppe Regalzi

nuovo.camera.it/453

pare che le cose non stiano come sostenuto da Andrea Moro. Ipotizzo che la proposta di legge linkata da Moro sia stata successivamente emendata fino a giungere alla versione linkata da Regalzi, in questo caso le giustificazioni Binettiane cadono nel nulla.

 

 

Dal testo linkato pare che le norme in oggetto siano state effettivamente stralciate per facilitare l'approvazione del testo.Con l' intenzione dichiarata di reintrodurle in seguito, ma questa è un'altra storia.

Se i termini della questione sono questi, le giustificazioni della Binetti sono risibili.

Resto contrario a questo provvedimento: non vedo per quale motivo pestare una persona dovrebbe essere più o meno grave in base al suo orientamento sessuale o religioso, o a qualunque caratteristica personale eccetto età o infermità.Magari è il caso di inasprire le pene per certi reati, ma non su queste basi.

Ringrazio il lettore Barbo per la segnalazione. Ho corretto il testo indicando l'emendamento corretto. Sospetto che la Binetti abbia fatto confusione, o che, visto che non conosco bene il diritto Penale, abbia ragione, ma che rischi per le sue idee anche a legislazione vigente. I dubbi sulla definizione delle aggravanti comunque rimane, e merita riflessione. 

Racconto comunque, perché curiosi, i motivi dell'errore: cercando i documenti sul sito della camera vengo invitato dalla homepage di camera.it a usufruire del "nuovo sito". Continuo a cliccare sui menu di navigazione del "nuovo sito" e continua ad apparirmi la stessa schermata di homepage con un video che occupa metà schermo e del quale non mi può fregar di meno. Dopo 2-3 minuti scopro che sotto il video si trovano i contenuti cui si riferivan i bottoni che cliccavo. Ad ogni click riappare il solito video in testa, e bisogna scrollare la pagina per trovare i contenuti. Frustrato, torno al "sito vecchio" dove tutto viene presentato in maniera meno appariscente... ma con maggiore difficoltà di trovare i collegamenti fra i documenti. Trovo dunque i due disegni di legge originariamente presentati e pur capendo che erano stati combinati in un unico emendamento, faccio confusione su quale sia quest'ultimo. 

 

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli autori di Nfa di notizie come questa http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_15/influenza-contratto-segreto-sensini_561da992-b952-11de-880c-00144f02aabc.shtml

dove si legge che il governo impone una vaccinazione di massa senza le necessarie garanzie e, più in generale, se lo strapotere delle multinazionali non costituisca un pericolo per la democrazia e se, dunque, non sia opportuno un loro ridimensionamento. Grazie.

Topo Gigio dice che è tutto sotto controllo. Fidati. E' tutto spiegato QUI. ANCORA NON SIETE CONVINTI DI VACCINARVI MALEDETTI COMUNISTI!

dove si legge che il governo impone una vaccinazione di massa senza le necessarie garanzie e, più in generale, se lo strapotere delle multinazionali non costituisca un pericolo per la democrazia e se, dunque, non sia opportuno un loro ridimensionamento.

non c'è bisogno di vedere complotti dappertutto:

http://annameldolesi.italianieuropei.it/2009/10/il-complotto-dei-vaccini.html

 

Io dico solo un paio di cose.

1) Da un punto di vista giuridico, condivido la pericolosità che alcune leggi, tendenti a proteggere in misura speciale specifici sottoinsiemi di popolazione, possano arrecare danno alla libertà di espressione: è un po' tutta la questione del multiculturalismo e dell'idea che alcuni gruppi meritino una protezione speciale. Dal mio punto di vista preferisco che l'attribuzione dei diritti avvenga su base individuale e non di gruppo;

2) Stante il punto precedente, rimane che la Binetti, e quelli come lei, sono personaggi impresentabili e dannosi. Se le ragioni che hanno condotto al rigetto della legge sull'omofobia sono basate sui rischi che la normativa in discussione potesse ingenerare differenze di trattamento fra i cittadini, per cui essere offeso come interista è meno grave che essere offeso come omosessuale, allora coerenza vuole che MAI,  e in nessun caso, si invochino forme di premialità legislativa per sottogruppi della società. Che queste premialità (come le chiamava oggi Buttiglione) siano: trattamenti fiscali speciali per certi gruppi religiosi (ICI e Otto per Mille); difesa del ruolo simbolico del crocifisso nelle aule e denuncia di chi lo definisca in modo oltraggioso (come successe nel caso di quel sedicente rappresentate dell'Islam, Adel Smith che insultò il crocefisso); o siano infine, l'impedimento ad alcuni gruppi di manifestare in prossimità fisica ai luoghi santi del cattolicesimo, come accadde quando si proibì e si proibisce ai gay di sfilare nelle strade prospicienti a piazza San Pietro....ecco, posto tutto questo, e quali che siano le forme di disparità di tutela e trattamento che in Italia tolleriamo, per esempio fra gay e cattolici, rimane che non si può, come fanno Binetti e sodali, invocare un principio e prevederne poi l'applicazione solo in circostanze collegate alle idiosincrasie personali. Tutto questo per dire che le posizioni di Buttiglione o Binetti, o dei cattolici in genere, che adesso sono ora così preoccupati dell'universalismo del campo di applicazione delle norme giuridiche, è del tutto in malafede.

3) In Italia esiste un problema di discriminazione reale dei gay, poche storie. Io condivido l'idea che sia un problema culturale, che non ha senso affrontare con minacce di carcere e multe. Semplicemente, il punto di partenza, è che in Italia siamo meno civili di olandesi, inglesi, tedeschi e francesi: in Italia, abbiamo capito che non si può dire negro del c..., e chi lo fa si espone allo stigma sociale (certo persistono sacche di ignoranza... ma le fogne ci sono anche nelle città più belle, pulite e civili); invece in Italia, moltissimi, compresi ex ministri e persone al vertice della società, si permettono atteggiamenti di palese disprezzo e discriminazione...le cose sono così, such is life...tutto quello che vi pare. Rimane, come detto, che il problema è culturale e se è culturale bisogna affrontarlo con strumenti diversi dal codice penale. Ma anche a fare questo, in Italia, si incontrano difficoltà incredibili. Un qualunque progetto istituzionale che preveda aiuto e sostegno ai gay trova, spesso, non dico sempre, difficoltà che sono solo politiche: patrocini di comuni ed enti pubblici ritirati; finanziamenti che scompaiono...in 30 anni di pubblicità progresso si sono fatte campagne anche per tenere basso il volume della radio in condominio, ma non si è mai trovato il modo di sensibilizzare sulle discriminazioni dei gay. E allora, uno si chiede: va bene, niente codici penali; ok niente pubblicità progresso, che la Rai si sa è servizio pubblico, anche dei cattolici che vorrebbero i roghi in piazza dell Signoria; niente gay pride, che sono troppo appariscenti e comunque si tengano lontano dai luoghi sacri; niente dico, che la famiglia è una cattolica apostolica e romana; niente ora di educazione sessuale laica che insomma mettiamo dubbi ai ragazzi, e poi Gesù piange e la Madonna non ride...

La mia conclusione è che di tutte le considerazioni giuridiche, valide, che possono portare a "sposare" (in Chiesa eh) le posizioni della Binetti sono ininfluenti dal punto di vista pratico: in Italia esiste una consistente parte di popolazione che considera i gay dei malati, nel migliore dei casi; dei pedofili nel peggiore, e costoro usano ogni mezzo possibile per estendere alla società intera le loro valutazioni sui gay. La condotta di queste persone, a favore di discriminazioni sancite per legge se a favore dei cattolici; e il loro fermo diniego a utilizzare strade alternative a garantire i diritti dei gay parlano l'unica lingua di sempre: i diversi ci fanno schifo.

Vorrei capire una cosa: se uno mena un pedofilo in quanto i pedofili gli fanno schifo, la aggravante prevista entra in gioco?

Meglio: se uno dice che bisogna imporre la castrazione fisica ai pedofili, e' incitazione "a commettere [...] atti di discriminazione [...] fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere"? Si deve fare da sei mesi a 4 anni di carcere in piu'?

Io sto con andrea, punire le idee non mi pare la direzione in cui andare.

 

Concordo con marco boninu nei suoi punti 2 e 3 ma non sono d'accordo con la frase "Rimane, come detto, che il problema è culturale e se è culturale bisogna affrontarlo con strumenti diversi dal codice penale". Anche rubare e truffare è in certi contesti ambientali, pienamente culturale, tuttavia si fanno leggi e codici per sanzionare la cosa. Ora insulture e picchiare un nero "in quanto tale" (non puo' dipingersi la faccia di bianco) o un omosessuale (in qualche modo anche lui riconoscibile) significa che il reato oltre contro la persona è compiuto contro un gruppo (gialli, ebrei, omosessuali, zingari, buddisti) e come tale o si prevede un'agravante oppure si prevede una fattispecie a se'. Cosa che accade per esempio per i reati sessuali sull'infanzia. Violentare una donna è un reato grave ma violentare una bambina di 13 anni è una fattispecie diversa (Polanski ne sa qualche cosa) tanto che in certe nazioni non c'è prescizione esattamente come per certi reati contro l'umanità. Si creano quindi aggravanti o fattispecie per proteggere gruppi deboli (che oggettivamente e storicamente lo sono) come certe minoranze etniche, religiose, l'infanzia, gli handicappati, gli omosessuali. È prassi in molti paesi, con buona pce della Binetti, e durerà fin tanto che la discriminazione esiste. Poi quando tra 100 anni non ci sarà piu' discriminazione si potranno anche eliminare queste aggravanti.

Poi con tutto il trash che c'è in TV e sulla stampa, se qualcuno dovrà tenere a freno la lingua per non essere incriminato, credo che avremo tutto da guadagnarci.

Francesco

 

Io trovo la solita giustificazione binettiana

 

"con questa legge le mie idee sarebbero diventate reato".

 

un capolavoro di comicità involontaria.

 

 

 

Detto da lei, poi, che lavora alacremente per trasformare in reato le idee degli altri (aborto nei termini di legge, eutanasia e così via)...

A quella donna, il cilicio le ha dato alla testa...

non e' questa semplicemente una versione degli "hate crimes" americani?

Non m'interessa parlare della Binetti, se non per dire che ha tutto il diritto di pensarla come crede e di renderne edotto il mondo. Esattamente come ho io la stessa facoltà di dichiarare che considero bullshit le sue idee e patetico il suo cilicio. Allo stesso modo, chiunque può legittimamente sostenere che le mie posizioni siano demenziali. Non mi offendo, magari m'incazzo nella discussione, ma non posso e non voglio impedire ad alcuno di esternare le proprie convinzioni: ambirei fossero adeguatamente motivate, per la verità, ma questo è un altro discorso.

Ma non è questo il punto che solleva Andrea, con il quale sono perfettamente d'accordo.

Qui si tratta di valutare se - astraendosi dal caso specifico e da qualunque altro singolo esempio possibile, cioè prendendo le mosse dal particulare per approdare al concetto generale - sia condivisibile punire diversamente la medesima violenza in virtù delle differenti motivazioni.

Si potrebbe - immedesimandosi - ragionare sul fatto che prendersi una randellata sia doloroso esattamente allo stesso modo, indipendentemente dal fatto di subire l'agressione perché si è gay, peldicarota, bolognesi, juventini, monarchici, imbecilli, antipatici or whatever.

Ma ancora più importante, a mio avviso, è la considerazione che l'attribuzione di una patente di odiosità, oppure di pericolosità sociale - diffuse giustificazioni al diverso trattamento - dipendono dalla cultura dominante in specifici momenti e luoghi, il che significa che la valutazione può cambiare nel tempo o spostandosi in altri territori. Da ciò discende un'impostazione che apre la strada a qualunque arbitrio, se solo cambiano i detentori del potere.

Due soli esempi. Se accettiamo le attenuanti/aggravanti che vengono dalle motivazioni (a parte il fatto che sarebbe necessario averne certezza, il che può essere alquanto difficile) dovremmo, per coerenza, continuare a tollerare il cosiddetto "delitto d'onore", e giustificare le condanne a morte inflitte ai dimostranti iraniani perché accusati di voler il male della nazione ......

 

le attenuanti/ aggravanti non vengono dalle motivazioni ma da fatti. consideriamo il caso di aggravante per razzismo relativamente ad episodio di violenza. il fatto che fa scattare l'aggravante non è: tizio ha pestato caio di tal altra etnia. il fatto è : tizio ha pestato caio di tal altra etnia in quanto di altra etnia. la motivazione? tizio riteneva di salvare il mondo, purificare la sua anima o quant'altro. NON IMPORTA NULLA.

relativamente al porre aggravanti a difesa degli omosessuali come "gruppo debole" nel contesto sociale, la questione è la medesima. l'aggravante non deve essere nelle motivazioni (odio o qualsiasi altra sia) ma nel fatto.

quindi o si eliminano attenuanti/ aggravanti in generale o si accetta che lo stato ne individui le fattispecie. personalmente credo che il caso degli omosessuali le giustifichi certamente.

 

Si potrebbe - immedesimandosi - ragionare sul fatto che prendersi una randellata sia doloroso esattamente allo stesso modo, indipendentemente dal fatto di subire l'agressione perché si è gay, peldicarota, bolognesi, juventini, monarchici, imbecilli, antipatici or whatever.

 

Come si potrebbe anche ragionare sul fatto che randellare un invalido sulla carrozina, un bambino di 5 anni, una donna (magari anche incinta) sia sostanzialmente diverso dal cercare di randellare Mike Tyson, bello vigile mentre ti guarda negli occhi.
Si parte dalla considerazione che ci sono soggetti deboli appartenenti a gruppi deboli.
E che questi soggetti deboli vadano tutelati in modo particolare dalla violenza e dalla discriminazione. 

Quanto alla percezione soggettiva del dolore essa è diversa in ognuni di noi e non è oggetto di misura per determinare la pena.
È l'atto quello che conta. Se pesto uno perché mi ruba il parcheggio della macchina siamo nei futili motivi ma se l'altro è un nero o un omosessuale o un ebreo e mente lo pesto urlo frasi sconnesse contro la sua condizione ecco che il giudice puo' ritenere che io non abbia agito per futili motivi ma per altri motivi particolari (un odio o pregiudizo verso ebrei, neri, omosessuali, donne, invalidi).

Meglio ancora se la legge lo prevede, cosi' si evita che la pena dipenda troppo dalla discrezionalità del giudice (del tipo di quelli che se lei ha la minigonna allora lo strupro non è reato perché i picciotti sono stati provocati).
A me pare del tutto normale considerare queste come aggravanti.
Le attenuanti invece a mio avviso non c'entrano a meno che non si vogliano farle entrare per motivi di dialettica eristica (l'arte di ottenere ragione).

Francesco

PS

leggo che le attenuanti comuni sono:

  1. l'essere motivati da un alto valore morale o sociale
  2. aver agito per ira derivata dal comportamento altrui
  3. aver agito per suggestione di una folla in tumulto
  4. nei delitti contro il patrimonio, l'aver provocato un danno patrimoniale tenue, con un evento dannoso o pericoloso tenue
  5. aver soltanto concorso all'omissione del reale colpevole del dolo
  6. aver riparato il danno con risarcimento o restituzione, o aver concorso ad attenuarne gli effetti

 

Cerco di pensare, non sono un giurista, come un liberale giustificherebbe un' aggravante sulla base delle funzioni della pena richiamate nell' articolo.

L' aggravante per associazione mafiosa è giustificata dal fatto che il mafioso gode di un reticolo di complicità che ne ostacla la cattura. L' elevato rischio di sfuggire alla pena ne giustificherebbe l' inasprimento.

L' aggravante per futili motivi è attribuita a chi, poco meno che folle e con gravi problemi di self control, necessita di una lunga rieducazione.

Ma l' aggravante per "reati commessi con finalità inerenti all' orientamento sessuale della vittima"?

 Per me, anche giudicare socialmente pericoloso o fonte di corruzione morale l' ostentazione orgogliosa di un certo orientamento sessuale, costituisce un' idea lecita finchè non degenera. Probabilmente è l' idea della Binetti e del Papa. Ma se è così, non esiste nessuna rieducazione extra da fare, e quindi nessuna aggravante da imporre.

Nessuno del resto potrebbe sostenere che un' idea simile sia più criminogena della sete di ricchezza che anima una comune rapina, non c' è quindi neanche una extra deterrenza da imporre.

Inoltre, perchè pensare al gay come ad un soggetto debole circondato dal comune disprezzo e non in grado di difendersi quando interviene la violenza (l' altro giorno due aggressori sono stati suonati di santa ragione)? O perlomeno, perchè pensarlo più debole di altre categorie, per esempio del pedofilo scarcerato di cui si parlava più sopra (ma c' è una miriade di esempi) e per cui nessuno si sognerebbe di proporre aggravanti?

Sicuramente esistono altri modi che io non conosco per giustificare la presenza di un' aggravante? Ma sono modi accettabili per un liberale desideroso di non interferire nella libertà di pensiero e di espressione altrui?

 

 

Inoltre, perchè pensare al gay come ad un soggetto debole circondato dal comune disprezzo e non in grado di difendersi quando interviene la violenza (l' altro giorno due aggressori sono stati suonati di santa ragione)?

 

Forse perché oggettivamente in alcuni contesti sociali lo è?

Recentemente ho visto il filmato di due ubriachi violenti che pestavano due che ritenevano travestiti.
Le loro facoltà mentali erano ottenebrate dal pregiudizio e dall'alcool ed i due violenti non potevano quindii accorgersi che le vittime della loro violenza erano in realtà dua prestanti lottatori di arti marziali che si recavano ad una festa in maschera. Opportunamente mascherati.
Dove sta l'inghippo?

Chi usa violenza non conosce le vittime ma le aggredisce per la loro palese appartenza al gruppo dei "travestiti". Crede di aggredire un soggetto debole ma dopo pochi secondi si ritrova steso a terra e la realtà cambia.
Qui abbiamo un reato compiuto non contro la singila ersona in quanto tale ma contro la persona in quanto appartenente ad un gruppo. Che poi il gruppo sia ebrei, juventini, neri, gialli, buddisti, omosessuali, bambini, donne incinte, la cosa non impotra. La violenza (o la discriminazione)su una persona in quanto appartenente ad un gruppo per me è è giustamente un'aggravante.

FF

Premetto che l'opinione espressa da Andrea Moro nell'articolo mi trova d'accordo al 100%, mentre i commenti postati da Michele Boldrin mi trovano d'accordo al 200%, vorrei fare due considerazioni "collaterali" al dibattito.

1. Per lo stato italiano gli omosessuali legalmente NON ESISTONO, non possono sposarsi, non possono adottare ecc. ecc. però si vuole fare una legge per punire chi incita "a commettere o commette atti di discriminazione (...) fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere"

Ricorda solo a me le grida manzoniane?

2.Se la legge fosse stata approvata che valore di "deterrenza" avrebbe avuto nel mondo reale?

Mi spiego:  i soggetti che aggrediscono la gente per strada non credo si facciano seghe mentali tipo "sai adesso se meniamo ai fr...i c'è l'aggravante omofobica ai sensi dell'articolo...comma ".

Poi, tempo un mese,  tutti saprebbero che si può continuare a picchiare gli omosessuali evitando le aggravanti, basta dichiarare (sempre se ti prendono, cosa che non succede quasi MAI) che lo si è fatto perchè erano "romanisti, laziali, ti avevano guardato male, li avevi scambiati per l'ex di tua cognata" insomma tutto tranne perchè erano gay anzi "ci ho anche degli amici gay sono persone sensibbilissime".

 

 

 

 

 

 

2.Se la legge fosse stata approvata che valore di "deterrenza" avrebbe avuto nel mondo reale?

 

Nessuna ovviamente, la battaglia è per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali e quella legge è un modo come un altro di portarla avanti. Quello che fa schifo è la motivazione reale che ha portato all'affossamento della legge. Per quello ho scritto che è anche possibile, a mio parere, tenere il dibattito in superficie e scagliarsi contro lo stato socialista che controlla le nostre vite e le nostre menti. Ma è inutile e fuorviante.

Credo che la dicotomia di fondo del dibattito fra quelli a favore dell'aggravante e quelli contro, risieda fondamentalmente nello iato fra l'ideale e la realtà.


In linea di principio credo che sia inattacabile il fatto che tutti dovremmo essere uguali davanit alla legge. Tutti dovrebbero essere tutelati e puniti allo stesso modo per ciò che facciamo e non per le motivazioni.

La realtà dei fatti però è leggermente diversa. In questo periodo storico (forso solo per una di quelle mode mediatiche tipiche dell'informazione di massa. Ci vorrebbero dei dati, ma io non ce li ho) sembra che ci sia un'ondata di violenze contro un determinato gruppo sociale. I gay. Non gli Juventini, non gli interisti, non i grassi.

Ora lo stato può barrricarsi dientro a un "eh...mica possiamo discirminare quelli che picchiano i Gay rispetto a quelli che picchiano gli Juventini". Onestamente questo ragionamento non sta in piedi. O può prendere atto che un gruppo è più "a rischio" e cercare di tutelarlo. Non ci trovo nulla di scandaloso in questo, anche se idealmente non dovrebbe essere così.

Probabilemente ci sono anche altre vie per tutelare un gruppo di cittadini (qualcuno nei commenti sopra ne indicava alcuni), ma il fatto che il parlamento prendo una posizione in merito attraverso lo strumento legislativo poteva essere un messaggio. Un segnale a quelli che "vanno a menà i froci". Il segnale sembra essere più quello del "fatti loro (dei gay)" piuttosto che "lo stato li vuole proteggere".

Davide

PS: aggiungo un commento. Mi disturba leggere una riga sulla superiorità di del QI di alcune razze rispetto ad altre. Vorrei saperne di più. Trovo il commento abbastanza impengativo e un po' buttato la. Mi stupisce un po che non sia stato ripreso e commentato

Davide ho premesso che condividevo i commenti di Michele proprio perchè lui risponde alle tue obiezioni meglio di come potrei fare io.

Per il legislatore non può e non deve esistere una dicotomia fra reale e ideale.

Le sue leggi riguardano sempre il mondo reale.Altrimenti non serve il codice penale bastano i dieci comandamenti (non rubare, non uccidere).

Inoltre le leggi devono essere di universale applicazione.

Semplificando il tuo pensiero: adesso sono di mira i gay faccio una legge per proteggere i gay? Perchè?

I cittadini sono uguali davanti alla legge tranne i gay?  Perchè dovrei proteggerli di più di una donna o di un bambino o di te ?

Leggi fatte senza una coerenza con le leggi precedenti, tanto per seguire l'attualità e la pancia dell'opinione pubblica non sono leggi ma grida.

PS

non trovo link validi ma che i dati dei QI siano "diversi in base alla razza" non è una sparata di Andrea . Se "gugli" :"dichiarazioni del premio Nobel James Watson" dovresti riuscire a trovare tutti i dati con polemiche e contropolemiche.

 

QI: ovvero la pretesa di poter misurare qualcosa che ognuno intende a modo suo e nessuno sa definire con precisione.

Avete mai avuto a che fare con un ingegnere? :-)

 

Per il legislatore non può e non deve esistere una dicotomia fra reale e ideale.

 

Beh e i condoni/indulti/scudi fiscali? Non sono forse un modo per ricondurre un po' di mondo reale verso quello che il legislatore invece prevede? Il legislatore non può (potrebbe) non vedere questa dicotomia e deve tenerne conto.

 

adesso sono di mira i gay faccio una legge per proteggere i gay? Perchè?

 

Bhe perchè sono di mira mi pare sufficente, no?

Se gli austriaci minacciassero di invadere il trentino non sarebbe il caso di difenderli, anche se un sardo non è minacciato tanto quanto un trentino?
Posso accettare discussioni sul fatto o meno che i gay siano minacciati di più o di meno di altri gruppi, ma non sul fatto che lo stato debba tutelare i più deboli, questo lo do per assodato (art. 3 della costituzione tanto per dirne uno).

Non credo sia scandaloso o lesivo dei miei diritti se lo stato prevede di tutelare maggiormente dei gruppi a rischio. Il fatto è che di gruppi a rischio ce ne sono tanti. Ma davvero pensiamo che i gay siano tanto più tutelati di altri gruppi??

 

 

Leggi fatte senza una coerenza con le leggi precedenti, tanto per seguire l'attualità e la pancia dell'opinione pubblica non sono leggi ma grida.

 

Si sul fatto che le leggi siano fatte sopratutto seguendo attualità e opinione pubblica guidata (o per lo meno rilevata) non si sa bene come, non può che trovarmi completamente concorde. Purtroppo!

i dati dei QI siano "diversi in base alla razza"

semplicemente perché il colore della pelle è il marcatore più facile da individuare. Le dichiarazioni di Watson non gli fanno di certo onore e dimostrano che anche un grande accademico può dire cose senza senso. Ma io rilancio: la criminalità è più diffusa nella razza dei neri rispetto a quella dei bianchi. Sicuramente una questione di dna...

Grande è la confusione sotto il cielo..

AM ha evidenziato che la proposta di legge, così come era scritta e pensata, era una boiata pazzesca, tutti a discutere della boiata (l'introduzione di una aggravante per reati specifici, senza vedere se poi l'aggravante in questione era applicabile, a naso la legge era incostituzionale), poca carne sugli aspetti di contorno della vicenda. Tra l'altro, secondo AM la Binetti ha confuso fra due testi simili. Secondo me voleva solo rimarcare che lei porta il cilicio e gli altri no.

1. Michele ha già detto, da par suo, perchè è illogico puntare sulle aggravanti, in determinati reati, compiuti contro determinate categorie "sociologiche". Io aggiungo dei dettagli meta-giuridici (per quelli giuridici c'è Axel).

2. Poniamo il caso che esista una legge che aggiunge l'aggravante dell'odio razziale, e basta, se aggredisco un tipo dalla pelle scura, gridandogli "negro di m...." rientrerei nel caso previsto. Rientrerei. Posso dire (aldo, giovanni e giacomo già lo fanno) che mi ha aggredito, guardato male, tentato approcci, e solo in un momento d'ira aver detto "negro di m...". Ottengo pure le attenuanti.

3. Se proprio il legislatore volesse intervenire, dovrebbe agire sull'associazione a delinquere, laddove il comportamento citato è frutto di un comportamento collettivo, non sull'aggravante di un reato le cui pene sono "risibili", per due pugni ben dati nello stomaco non farei nemmeno il processo... santa prescrizione è là, pronta.

4. Concordo, quindi, con chi ha scritto che questa boiata è frutto della foglia di fico del PD, che persone con ben altre motivazioni, soprattutto poco "nobili", abbiano evitato l'introduzione dell'ennesima grida manzoniana è un "collateral effect" interessante.

 

Chiaro ?
Non mi risulta che due gay possano sposarsi, ...

 

Nemmeno a me risulta ma stavamo parlando del piano ideale, dei principi; poi spetta a chi di dovere (il legislativo) tradurre il principio sul piano concreto in leggi e regolamenti. Non dovrebbe sfuggire a chi si trova dalla stessa parte della Binetti che gli stessi contari all'ipotesi di penalizzare la discriminazione sessuale siano anche gli stessi contrari a concedere agli omosessuali i diritti che illustravi.
E se esiste una discriminazione è del tutto normale che chi politicamente discrimina, sia contraria al reato di discriminazione.
Francesco

PS: non dovrebbe sfuggire nememno che la Binetti che teme che le sue idee diventino reato, non si pone alcun problema nel far diventare reato idee e attività altrui (leggi: aborto).

 

Mi permetto di inserire un mio breve (è una promessa che forse non manterro') riepilogo su quanto penso della questione.
Per me è fuorviante discutere di aggravante o non aggravante.
iniziamo ad approcciare il tema in modo piu' corretto, partendo dai principi, seguendo quindi un percorso ben diverso da quello pasticciato che il parlamento italiano segue nella sua produzione legislativa.

I parto dal principio che è perfettamente lecito, sul piano dei principi liberali, ipotizzare che alcune attività umane (come ad esempio il rubare, frodare, uccidere) costituiscano una fattispecie penale e quindi ci siano leggi e codici che stabiliscano reati e pene (con il compemdio di aggravanti ed attenuanti).

Per me la discriminazione è una di queste attività illiberali e quindi va perseguita sul piano penale (il penale non basta, occorrono ovviamente ancche tutte quelle attività sociali ed educative atte a contrastare e limitare il fenomeno). La discriminazione ha l'effetto di porre esseri umani su piani diversi, con il risultato che qualcuno (etnia, sesso, religione) è piu' avvantaggiato di altri. Questo viola le libertà universali e in qualche modo distorce anche il mercato (prendiamo per esempio - le differenze salariali tra i generi o paghe piu' basse per una etnia particolare).

Iniziamo quindi a chiederci se la discriminazione esiste oppure no. E' chiaro che chi dice che non esiste sarà giustamente contrario a "penalizzarla".
Per me è chiaro che esistono persone e gruppi discriminati e persone e gruppi che discriminano.
Esiste quindi anche l'azione "discriminare" e non è riferita alla metafisica; non è solo una parola sul vocabolario.
Chi ha idee opposte in merito avrà ampio spazio per esporre le sue idee.
Come esempi concreti di discriminazioni passate e presenti possiamo prendere molte etnie (come neri, ebrei) alcuni gruppi religiosi o sette (i primi cristiani, alcune religioni Cina) le donne nel mondo islamico, gli omosessuali un po' ovunque. Un buon criterio per individuare le discriminazioni maggiori è quello dello studio dei pregiudizi (etnici, religiosi o di genere).

Se si conviene che la discriminazione (razziale, etnica, religiosa, sessuale, ...) esiste si puo' passare a discutere se essa sia una tipologia di reato a se' oppure l'aggravante per un reato già previsto dal codice. Personalmente io sono per la prima soluzione. Chiarendo ovviamente dei paletti ben precisi, perché se puo' essere discriminante richiudere gli ebrei in un ghetto, o impedire agli omosessuali di farsi una famiglia ai sensi del codice civile, non lo è impedire a due bambini di 4 anni di sposarsi.

So bene che a questo punto la discussione potrebbe sfociare in casi estremi (e se nego un contratto di affitto ad un nero, ad uno juventino, ad un omosessuale?) ma appunto se si riesce a definire e delimitare la discriminazione, messi i paletti è piu chiaro cosa sta da una parte e cosa dall'altra.

Qui devo anche aggiungere che la discussione sul QI la trovo fuorviante. Chiaro che il timore è che il solo esprimere idee ed opinioni sulle differenze che ci sono tra etnie, sessi, culture diventi un reato.
Non puo' essere cosi'. Dire che ci sono delle differenze sessuali è una ovvia banalità. Lo sappiamo tutti. Che cui siano differenze visibili ed invisibili (anche sull'intelligenza) ed affermarlo non implica alcuna superiorità. Il diverso QI medio in alcune etnie o tra i sessi indica solo un diverso adattamento all'ambiente ed alla specializzazione del lavoro tra i generi, durato milioni di anni. Non dice affato che per questo qualcuno è migliore di un altro (e quindi non prelude ad una discriminazione) ma solo che la selezione naturale e quella sessuale hanno prodotto popolazioni e generi che sono nei millenni adattati a compiti, ruoli, attività di caccia, agricoltura etc. Chi dovesse sostenere questo mostra solo una evidenza scientifica (sicuramente con il supporto di studi seri) e non puo' compiere reato.
Chi partendo da questi studi volesse a sua volta discriminare etnie o generi per impedire al'accesso a professioni, lavori, territori, scuole, ... e predicasse cio' suggerendo gruppi violenti di sostegno alle sue idee, ecco costui per me compie un reato (non so valutare quanti anni dargli ma non è mio compito).

Infine un'ultima considerazione sul "come fare per essere tutti uguali".
Il concetto emerso dalla rivoluzione francese è, sommariamente (scusate la forse eccessiva banalizzazione) che ponendo una "legge uguale per tutti" (diciamo "da Bolzano a Pantelleria") noi abbiamo (per magia?) che tutti sono uguali. La realtà ci mostra che non è proprio cosi' ed esiste un altro filone di pensiero che sostiene che essendo noi di fatto diversi, per diventare un po' piu' uguali abbiamo bisogno di leggi diverse (per ogni gruppo sociale, giurisdizione). È il concetto, qualcuno lo avrà già inteso, federalista. Non è trattando tutti allo stesso modo che si diventa uguali. Occorre esaminare ogni singolo caso e trattarlo in modo speciale. Non ritengo quindi scandaloso che a Livigno abbiano orari per accendere il riscaldamento diversi da Lampedusa, che possano stabilire orari scolastici diversi, anche materie in parte diverse, che abbiano costi per la manutenzione stradale e per l'assistenza sanitaria diversi e quindi anche, localmente, una pressione fiscale diversa. Questo sotto il profilo giurisdizionale. Sul piano sociale non trovo sconvolgente che un gruppo oggettivamente discriminato sia tutelato (protetto) in modo speciale. Per esempio gli handicappati nel campo scolastico e lavorativo. E non trovo sconvolgente che si facciano leggi particolari per reprimere una discriminazione (e per punire chi discrimina).

Saluti e buona domenica a tutti!

Francesco

 

caro Forti, il problema che Lei pone e' serio.

Un appunto, se (e nessuno sa cosa dire di preciso, vero, chiaro, sul tema) le differenze di intelligenza (che e' gia' una bubbola, ad esser ottimisti, ma io son modularista, ergo nego che vi sia l'intelligenza-- discorso lungo e inadatto ora perche' devo preparare i corsi di domani) esistono (tra femmine e maschi, bianchi e cinesi, glabri e barbuti, credenti nella munificenza di Allah o nei destini progressivi dell'umanita') nulla segue sul piano normativo.

Se, come Lei dice, non ho diritto di "discriminare" (metter in esser un trattamento diverso) ne segue che io, come datore di lavoro ad esempio, non ho il "diritto" di scegliere l'autista piu' intelligente o il giardiniere piu' abile?

Mi penso gia' cretino a porre la domanda (non ho il diritto di scegliere un maschio per potare il pesco, se questo discrimina la piu' bassa persona, affetta da scemenza cronica?) ma e' un dilemma vero.

Forse bisognerebbe tornarci "su", sui problemi veri posti dal grido di liberta', eguaglianza, e fraternita' che inizio la storia del liberalismo.

Con tutto il rispetto... nessuno ha differenze di intelligenze resesi indurite da milioni di anni di interazioni tra cognizioni umane e ambiente. La mia memoria, ahime' piena di buchi, mi dice che le sole datazioni credibili di esseri umani (o Hominidi, se si vuol esser "larghi di manica") danno alla specie una vita di meno di 170,000 anni, che forse e' un po' pochino per aver game-theoretically iterated rounds per milioni di anni.

Cero che la sua sia meno una seria affermazioen che un'esagerazione retorica, le ricambio auguri di una eccellente settimana.

 

 

La teoria della discriminazione e' una cosa, un tantinello..., piu' complicata di come appare nel limpido Suo riassunto, suggerirei.

 

Il concetto emerso dalla rivoluzione francese è, sommariamente (scusate la forse eccessiva banalizzazione) che ponendo una "legge uguale per tutti" (diciamo "da Bolzano a Pantelleria") noi abbiamo (per magia?) che tutti sono uguali. La realtà ci mostra che non è proprio cosi' ed esiste un altro filone di pensiero che sostiene che essendo noi di fatto diversi, per diventare un po' piu' uguali abbiamo bisogno di leggi diverse (per ogni gruppo sociale, giurisdizione). È il concetto, qualcuno lo avrà già inteso, federalista.

 

Mi sembra un po' singolare ipotizzare che come principio alla base del federalismo ci sia una specie di piano programmatico (centralista?) che prevede come obiettivo finale la perfetta uguaglianza.  Inoltre almeno per me il federalismo e' coerente anzi implica leggi diverse come adattamento migliore ad esigenze e preferenze di comunita' diverse localizzate geograficamente in luoghi diversi.  Leggi diverse per comunita' coesistenti nello stesso luogo non corrisponde a federalismo ma piuttosto a multi-culturalismo.

Io non credo che per il federalismo sia necessario e nemmeno opportuno invocare principi ideologici.  Il federalismo e' banalmente una diversa distribuzione di sovranita', poteri, responsabilita', da un punto di vista logico ne' migliore ne' peggiore del centralismo.  E' dal punto di vista pragmatico, considerando gli esempi storici e presenti di Stati federali, considerando l'estensione dello Stato e le sue diversita' interne, che e' possibile giustificare l'appropriatezza di un'organizzazione federale piuttosto che centralistica.  E in ogni caso l'obiettivo del federalismo non e' mai stato, per quanto ne so io, l'uguaglianza, ma semmai storicamente un accordo per suddividere la sovranita' di comunita' che hanno deciso di dare vita ad un livello di organizzazione e potere federale, e che tuttavia cogliono conservare autonomia in alcune materie.  Oggi, nel caso di Stati centralisti per cui si propone il federalismo l'obiettivo e' rispettare in misura superiore le esigenze e preferenze di comunita' diverse e un'organizzazione piu' efficiente e responsabile dello Stato.  Poi e' vero che di fatto i sistemi federali, storicamente, mostrano migliore convergenza economica delle proprie regioni rispetto ai sistemi centralisti, ma questo risultato pur molto apprezzabile non e' stato storicamente alla radice degli Stati federali esistenti.

Però più che delle paturnie di Binetti sui gay si sta mettendo in dubbio tutto l’impianto diretto a scoraggiare, attraverso il diritto penale, una serie di reati a sfondo razziale che e’ già in vigore, in quasi tutto il mondo. Il punto b) della norma bocciata e’ più semplice e quindi provo a commentare solo su quello.

Lascio stare se sia meglio in termini di welfare per una società come la nostra (o l’India di oggi piuttosto che gli USA di cinquanta anni fa) l’esistenza di norme penali che scoraggino la violenza razzista con l’uso di aggravanti e mi limito agli aspetti di senso comune (ma non necessariamente di buon senso) sulla giustizia e sulla ragionevolezza di questi strumenti nei confronti del colpevole e delle potenziali vittime. Per giudicare della colpevolezza di un malfattore si dovrebbe tener conto di due elementi: il grado d’intenzionalità del reo e quello di vulnerabilità della vittima. L’effetto finale, cioè la coltellata o il cadavere per terra, sono importanti per capire la gravità del fatto, ma non la colpevolezza del reo rispetto al fatto.

L’intenzionalità e’ determinante per definire il grado di colpevolezza dell’aggressore. Infatti, il sicario sarebbe al top della lista, con la pena più severa, perché con premeditazione ha individuato una specifica vittima (con nome e cognome) e l’ha fatta fuori: cadavere per terra. A livello minimo, il caso in cui non vi e’ intenzionalità, come negli incidenti, anche quando il risultato finale è lo stesso: cadavere per terra. La pena nei due casi non e’ la stessa. Ma vi sono casi intermedi. Se vi è un rom che va alla ricerca di un bianco da picchiare per dargli una lezione (magari finisce pure ammazzato), anche se non ha individuato una vittima specifica con nome e cognome, ha individuato un gruppo da colpire: i bianchi. Andare in giro carichi, come con una ubriacatura, con l’intenzione di colpire uno appartenente a un gruppo specifico, anche se non una persona specifica, e’ un caso che percepiamo come più grave, caeteris paribus. Altrimenti tutti dovrebbero beccarsi la stessa identica pena. Il che va bene, ma bisogna essere pronti a considerarne le conseguenze. Ok e lo smilzo che va in giro alla ricerca di un obeso per picchiarlo? Vero, ma non pare un problema reale, e l’obeso non appartiene a un gruppo vulnerabile, che e’ il secondo punto, non collegato al primo.

Vi sono gruppi più vulnerabili oggetto di particolari attenzioni e quindi soggetti a un rischio più elevato  di essere un obiettivo su cui un demente può  indirizzarsi (magari perché percepiti come indifesi in un dato contesto). Spesso le minoranze tendono a reagire meno, a denunciare meno, a non essere prese sul serio dalle autorità. Però può essere pure vero per gruppi non marginalizzati. Questo non e’ il caso degli obesi e degli interisti, ma se gli juventini fossero identificabili come un gruppo debole e più a rischio, allora bisognerebbe fare spazio pure a loro. Mi pare corretto quindi riequilibrare questo svantaggio di gruppo con una pena aggiuntiva per chi si “specializza” su questi gruppi e scarichi la propria ira/rabbia/stupidità.

Inoltre, non è il nero o il gay in quanto tale che riceve una protezione, se aggredito, ma è il comportamento specifico, l’odio razziale, dietro il reato. Se un tizio uccide, o rompe le ossa a uno di colore o gay perché gli vuole rubare l’auto, il reo non riceve una pena superiore rispetto al caso di una vittima bianca. Ma se una vittima è aggredita o uccisa perché c’e’ gente che nutre un particolare odio razziale, e’ giusto tenerne conto. Questo rischio statistico non c’e’ ancora per i grassi.

che si deve fare se uno promette una cosa perché ha paura infondata di finire in carcere e tre anni dopo si accorge che non è in grado di farlo, ma, dopo molti mesi in cui ha ripetuto fino alla noia di non esserne in grado, continuano a fare come se non avesse detto nulla e gli fosse dato di volta il cervello, e spendono denaro come se non avesse valore?

 

Non potendo tornare al passato che volete voi è meglio che la chiudiamo qua altrimenti mi troverò un lavoro pessimo e eviterò il più possibile contatti compromettenti con l'altro sesso. non temo ne la morte ne la tortura.

3anni fa ho detto che valevo quanto valevo perché vi faceste male e mi lasciaste in pace, mica perchè li valessi veramente, o almeno pensavo così.

 

Mamma mia, here we go again con l'estensione della legge Reale-Mancino alla cosiddetta "omofobia":

http://www.corriere.it/politica/13_luglio_22/omofobia-reato-commissione-via-libera-camera_d757f9ea-f319-11e2-8506-64ec07f27631.shtml

 

Qui qualche commento sulla proposta originale (ora stravolta da una camionata di emendamenti):

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-dieci-ragioni-per-opporsi-alla-legge-sullomofobia-6893.htm

 

Per chi fosse interessato, è stata organizzata anche una raccolta firme per opporsi alla legge (ne sono state raccolte più di 20000 in una settimana):

http://www.lanuovabq.it/it/sottoscrizioneCampagnaRaccoltaFirme.php

"Here we go again" è dei Whitesnake. Purtroppo qui bisogna citare Massimo Ranieri:"provi a ragionare, fai l'indifferente, fino a che ti accorgi che non sei servito a niente".
Sono passati 5 anni e il punto di vista di Moro (che è anche il mio) non solo non ha prevalso, non è stato preso in considerazione praticamente da nessuno!

Nel merito della "legge": il PD deve far vedere che è al governo per fare cose di sinistra e questo, per motivi a me ignoti, ultimamente si esprime con la difesa dei diritti dei gay.

Qui non han difeso niente ma può sembrare lo abbiano fatto, come dice sempre un mio cliente: " Corra', a tanta gente piace essere fatta fessa"