Investimento e Rischio

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Spesso e (mal)volentieri sento parole confuse su cosa significhi "investire"/speculare nel mercato dei titoli e dei contratti finanziari piu' in generale e quale sia la natura dei relativi rischi. Cerco di fare un po' di chiarezza.

"Investire"/speculare in attivita' finanziarie (d'ora in poi usero' per brevita' il termine "investire") significa essenzialmente fare previsioni: prevedere che i prezzi di uno o piu' contratti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati, indici, fondi di investimento,...) sono destinati ad andare ognuno in una direzione ben precisa all'interno di un orizzonte temporale ben preciso. Un investimento viene completamente descritto dalla scelta dei contratti, delle direzioni e dell'orizzonte temporale. L'obiettivo ultimo, messo in modo semplice da capire: fare soldi usando la previsione.

In questo modo abbiamo quelli che investono con orizzonti tipicamente decennali su singoli nomi (Buffett questo fa da cinquant'anni con discreto successo) e quelli che scommettono su un singolo evento limitato nel tempo (Soros o Paulson sono due esempi ottimi). E ci sono anche quelli che scommettono sulle inefficienze del mercato su orizzonti brevissimi, tipicamente il centesimo o il millesimo di secondo (Jim Simons e tutti gli HFT).

In mezzo si trovano tutti gli altri: un fondo pensione potrebbe - in teoria - permettersi di avere un orizzonte temporale alla Buffet, ma di fatto chi lo gestisce bada ad altro un po' per scelta (essere Warren Buffett non risulta facile), un po' per obbligo (i fondi pensione spesso devono ribilanciare il portafoglio ogni tre mesi e questo ha un impatto sia sulla natura degli investimenti, sia sul rischio del fondo); un fondo hedge tipicamente si prodiga nell'abbassare la volatilita' dei rendimenti mensili in modo da non spaventare i propri investitori (che quindi contribuiscono indirettamente alla natura della strategia d'investimento e pertanto contribuiscono al rischio); una banca investe soldi propri e dei propri clienti, ottenendo in questo modo una sorta di doppia esposizione al mercato, ed ogni investimento e' di natura potenzialmente molto diversa.

I Warren Buffett di questo mondo sono pochi e si autodefiniscono gli unici ed autentici "investitori". La loro idea (ben spiegata nel mitico libro di Seth Klarman - mitico per il motivo che dopo la pubblicazione il Klarman si accorse che poteva non essere smart dar via i propri segreti e lo ha ritirato dal commercio; oggi il libro si trova su amazon intorno a $1500) e' semplice: un investimento "vero" e' uno che genera, almeno potenzialmente, una rendita. Per cui investire a lungo termine in azioni che pagano (o si prevede che pagheranno) dividendi e' l'unico modo di essere investitori. Non hanno tutti i torti, ma spesso la loro posizione - poter aspettare anni, prendendosi pure grosse perdite (sulla carta) per strada se capita - e' privilegiata e forse non realistica per un comune cittadino. L'idea di Klarman mi pare molto vicina alla percezione comune dei mercati finanziari: o si e' un investitore alla Klarman/Buffett o si e' un "bieco speculatore". Ma c'e' un punto importante da affermare: Klarman fa una distinzione lessicale; l'idea diffusa che chi agisce sui mercati finanziari sia un gambler che nulla contribuisce all'economia reale e' invece qualcosa di puramente ideologico - in un senso e nell'altro: tanti "nemici dei mercati" la pensano in questo modo e tanti "piccoli speculatori" che cercano il sacro Graal del soldo facile pure.

La realta' e' molto piu' complessa. Ogni persona o istituzione che agisce in borsa lo fa con una qualche idea piu' o meno rigorosa di previsione. E l'insieme di previsioni "fa il mercato", almeno sul breve. E questo e' il punto fondamentale: c'e' talmente tanta gente a fare previsioni su ogni possibile contratto con ogni possibile orizzonte temporale che il risultato e' quello che si potrebbe descrivere - da un punto di vista puramente intuitivo - come un gran caos. Paul Samuelson e' stato tra i primi (almeno credo, nella mia epica ignoranza di economia ed in particolare della sua storia; correggetemi, quindi, se sbaglio) a descriverlo in termini tanto economici quanto matematici. Tante tecniche sono state sviluppate o applicate ai mercati finanziari: CAPM, APT, aspettative razionali, finanza comportamentale, e tanto altro ancora. Cervelli non poco, ma con una deriva non proprio buona talvolta: i modellisti matematici (i quant) hanno dimenticato l'economia per strada e spesso fanno modelli che nulla hanno a che vedere con la realta'. Il classico esempio e' quello delle copula Gaussiana (il cui solo nome fa ridere) per modellare la probabilita' di default dei CDO (le scatole chiuse coi mutui sub-prime all'interno).

Il mio punto e' molto semplice: non riesco a trovare alcuna differenza etica tra chi investe con un orizzonte temporale breve e chi investe con un orizzonte temporale lungo. Non esiste evidenza che dimostri che gli uni aumentano il rischio sui mercati, anzi, semmai esiste evidenza che aumentino la liquidita' non di poco, rimuovendo (o quasi) uno dei rischi dal tavolo. Per questo sono contrario a qualsiasi forma di  tassazione sulle transazioni perche' significa, di fatto, contribuire alla creazione di attrito. Negli ultimi trent'anni, l'avvento della tecnologia ha reso i mercati generalmente molto piu' liqudi - si pensi che il Black Monday di ottobre 1987, quando gli indici perdettero una ventina di punti percentuali nell'arco di una sola giornata, uno dei problemi fu che non si riusciva a scrivere (letteralmente, con carta e penna) i contratti di compra-vendita in tempo.

Questo per dire che i mercati non sono una brutta bestia fatta di cinici speculatori. Chiunque sia sul mercato ci sta per fare soldi, e cerca di farlo a seconda delle proprie capacita'. Quando ne avro' tempo (e non so quando questo potra' accadere) vorrei scrivere un articolo per raccontare chi sono i principali "giocatori" ("ma come, De Vita, dici che non si fa gambling sui mercati e poi me li chiami giocatori?") e quanto pesino sul tutto. Mi limito qui a dire che i fondi pensione hanno un peso enorme (se non ricordo male sono i giocatori piu' grossi), i fondi hedge molto meno.

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Commenti

Ci sono 98 commenti

 

E ci sono anche quelli che scommettono sulle inefficienze del mercato su orizzonti brevissimi, tipicamente il centesimo o il millesimo di secondo (Jim Simons e tutti gli HFT).

 

Non c'è nessuna attività umana che abbia tempi caratteristici così brevi, per cui "l'idea diffusa che chi agisce sui mercati finanziari sia un gambler che nulla contribuisce all'economia reale" non è che sia solo una fantasia dei "nemici del mercato".

A meno che non si spieghi con chiarezza in che modo l'HFT produce ricchezza tangibile per il resto della popolazione mondiale e non solo per "chi gestisce la casa da gioco", come scritto da Francesco Forti più sopra.

Altrimenti io non vedo differenza fra questi "scommettitori brevissimi"  e alcune facoltà universitarie che non fanno altro che produrre laureati che poi diventeranno professori nella stessa facoltà: magari fanno anche roba interessante, ma se la cantano e se la suonano da soli.

 

Io non mi reputo un nemico del mercato tout court, ma mi riesce difficile capire come tutti i nuovi strumenti finanziari e le nuove tecnologie che permettono l'HFT si concilino con l'idea di mettere più facilmenti in contatto chi ha soldi da spendere (investitori, finanziatori) con chi ha bisogno di denaro (imprenditori, lavoratori, etc): alla fine l'obiettivo della borsa/mercato è questo, no?

 

 

Non esiste evidenza che dimostri che gli uni aumentano il rischio sui mercati, anzi, semmai esiste evidenza che aumentino la liquidita' non di poco

 

Sono un (quasi) fisico e ormai è da un bel po' di tempo che mi frulla in mente questa domanda: ma da dove viene questa liquidità? Chi la produce?

Lei si è laureato in fisica, quindi è familiare con le varie leggi di conservazione: ecco, a me è sempre risultato ostico il concetto di non conservazione che si applica al vil denaro (ma magari mi sbaglio e non è così; e sì, lo so che quest'idea assomiglia molto al modello superfisso).

Mi spiego meglio: se io compro qualcosa, i miei soldi (che siano in contante o assegno o carta di credito/debito o altro metodo di pagamento) finiscono ad un'altra persona, per cui la quantità di soldi è rimasta uguale.

L'unico modo (a quel che ne so io) per aumentare la quantità di soldi è quella di farli produrre dalle banche centrali (sia stamparndoli direttamente o emettendoli sotto forma di titoli o altro) e da sempre questo è associato all'aumento dell'inflazione: se immetto nel sistema troppi soldi, il sistema cercherà di stabilizzarsi diminuendo il valore stesso dei soldi.

Fino a questo punto quindi sembra sussistere un qualche principio di conservazione.

Quando si passa alla borsa, soprattuto ai nuovi strumenti finanziari come i derivati e alle nuove tecnologie che permettono l'HFT, però mi perdo completamente...

In che modo "negli ultimi trent'anni, l'avvento della tecnologia ha reso i mercati generalmente molto piu' liqudi"?

L'HFT (o i derivati o altro) producono soldi/liquidità dal nulla? E in ogni caso, questa liquidità come finisce nella cosiddetta economia reale?

 

Sono domande che si fanno (incosapevolmente o meno) un sacco di persone, la maggior parte di chi non è laureato in economia, direi...

Grazie per le eventuali risposte e scusate per il "pippone" abbastanza lungo.

Caro Claudio, grazie delle domande. Sono un po' confuse, ma tutte più che lecite. Innanzi tutto una breve distinzione: non sono un fisico, ma un matematico :-)

Cosa offrono gli HFT all'economia reale, tu chiedi. Non offrono di certo un aumento di ricchezza (a proposito, sulla "creazione di ricchezza", chiederei a uno dei tanti economisti qui di rispondere per bene). Quello che offrono al mondo è una maggiore liquidità. Tu chiedi giustamente che cosa sia questa liquidità e perché sia importante. La liquidità è la capacità di vendere e comprare una merce (nel caso specifico azioni di una società). Nulla di più. E gli HFT negli ultimi dieci anni hanno aumentato tantissimo la liquidità. Non sono in grado di dirti che questo aumento sia qualcosa di positivo tout court, ma di certo quel che si sente dire in giro di negativo è falso. La volatilitàc dei mercati non è aumentata grazie all'ingresso degli HFT, semmai è diminuita leggermente. Gli HFT, pur da bravi speculatori, non hanno rivoluzionato le borse prendendosi profitti che l'economia reale si sarebbe mangiati altrimenti. Gli HFT, come pressoché qualsiasi operatore finanziario, in media eguagliano il mercato. 

Rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento, ma ora voglio fermarmi qui per non mettere inutilmente carne al fuoco.

nei limiti della mia ridotta competenza e della mia autorevolezza anche inferiore, ci provo: la liquidità di cui parla federico de vita è quella del mercato, non la cosiddetta massa monetaria, misurata dai uno dei diversi aggregati Mn, che qua non ci interessa proprio.

 

un mercato è liquido quando c'è una continuità di contrattazioni, cioè una sequenza ravvicinata di effettivi contratti di compravendita con relativa annotazione dei reali prezzi di scambio. coincide con la "qualità" del mercato stesso, specialmente se questa liquidità si conserva nel tempo e indipendentemente dai livelli di prezzo e anche dai volumi di scambio. la liquidità è infatti frutto della presenza sul mercato di una moltitudine di operatori distinti e con idee diverse, che istante per istante valutano pubblicamente un sottostante finanziario. è comunemente inteso che tale valutazione sia quanto di meglio, per un processo di wisdom of crowds,  si sia riusciti a produrre finora.

 

ne discende l'utilità per tutti, anche per chi non "gioca", dei mercati finanziari: l'informazione trasmessa dai prezzi, pubblici e autorevoli perchè frutto di un elevato numero di scambi.

 

L'obiettivo ultimo, messo in modo semplice da capire: fare soldi usando la previsione.

 

Sicuro. E su questo possiamo estendere il concetto di scommessa sulla previsione ogni volta che uso risorse certe oggi, per ottenere maggiori risorse (ma incerte) domani. Per esempio anche un contadino di oggi (o di 10'000 anni fa) che "investiva" alcuni quintali di sementi per vedere (forse) dopo sei mesi un raccolto che poteva dare sostentamento a tutta la famiglia, ma era soggetto ai mille rischi climatici e ambientali, compreso qualche esercito di passaggio che si foraggiasse lungo la via.

Farei pero' una distinzione. Una cosa è investire/scommettere su una previsione che produce dopo un tot un valore aggiunto (il campi di grano, lo stabilimento produttivo, le azioni o le obbligazioni di una società che a sua volta produce valore aggiunto), altro è il campo dei derivati in cui, se ho compreso bene, si parla di un gioco a somma zero. Non ho capito se in tutti i casi o solo in alcuni. Nel caso di gioco a somma zero qui è un vero e proprio gambler che non produce valore aggiunto ma eventualmente da reddito a chi gestisce la "casa da gioco".

Come tutte le 'classificazioni' (e in particolare quelle binarie) anche la distinzione tra investimento e speculazione crea una separazione sommaria, grossolana e, talvolta, poco affidabile. Tuttavia nel caso in questione, se non altro per il gusto di stimolare la discussione, farei il seguente distinguo:

Investitore è colui che utilizza i soldi propri (anche per procura, purchè non generica). Speculatore è colui che utilizza i soldi altrui, ovvero opera indebitandosi oppure riceve semplicemente l'incarico di far rendere un capitale.

 

Questa distinzione evidenzia in sintesi due tra i principali problemi attuali (anche se non credo che in passato fosse molto diverso): a) accountability e rapporti tra agenti e rappresentati e b) la possibilità operare a debito cambia spesso le carte in tavola (e i prezzi relativi).

Francesco, la tua distinzione è corretta, ma in una misura minore di quanto tu creda. La gente che investe per creare un valore aggiunto è una minoranza. Questo perché per creare quel valore aggiunto bisogna in genere aspettare anni e non tutti se lo possono permettere. Perciò anche il trading tipico dell'azionario, con orizzonti che variano dal giorno a pochi mesi, è qualcosa che all'economia reale non aggiunge nulla ed è essenzialmente un gioco a somma zero. 

In più, vorrei tanto che non si demonizzassero i derivati. Un derivato è un contratto che ti da un qualche tipo di esposizione a qualche asset finanziario, e lo fa reinscatolando il rischio in modo (in genere) più razionale. Il fatto che sia a somma zero è più figlio dell'orizzonte breve, tipico degli investimenti in derivati, che non nella struttura dei derivati stessi. Tanto per darti un'idea, le opzioni sull'S&P500 con scadenza pluriennale sono quasi completamente illiquide e creano problemi non da poco ai gestori del rischio.

Mi faresti gentilmente qualche esempio?

 

E lo chiedo non solo a te, ma anche a federico de vita, riguardo all'opinione che la compravenidta di azioni nel breve periodo è a somma zero. Non mi torna proprio. Se la compravendita di azioni (o di derivati) fosse a somma zero, i.e. se gli investitori volessero scambiare per scopi puramente speculativi, non mi aspetterei di osservare alcuno scambio nei mercati...

al netto di IPO, ricapitalizzazioni e fallimenti è a somma zero.

 

(supponendo che gli operatori scontino i rendimenti futuri allo stesso modo. E' un'ipotesi realistica? Lo chiedo agli econimisti)

In realtà l'intera finanza è sempre un gioco a somma zero. Qualsiasi forma di trading non crea alcuna ricchezza, non genera prodotto ma solo uno spostamento di ricchezza da una parte all'altra. Questo è evidente in alcune forme di investimento finanziario (tipo forex, opzioni binarie, scambi azionari) ma è così anche per i semplici depositi a interessi, visto che gli interessi non sono altro che somme che già ha o avrà la banca, per cui non ne genera ulteriori ma sposa solo quelle esistenti. 

Hely di universoforex

Concentrandoci sulla tipologia di operazioni piuttosto che sull'orizzonte temporale dell'investimento come discriminante fra speculazione e non, come inquadra la pratica dello "short selling nudo" su azionario o i "cds nudi"?...gli ultimi divieti introdotti nelle regolamentazioni dei vari mercati sono stati motivati (anche) da una necessità crescente di arginare atteggiamenti speculativi. grazie in anticipo

Riguardo le pratiche "nudiste", ho un atteggiamento un po' atipico, da gestore del rischio (quale sono). Le regolamentazioni introducono attrito e fanno male ai mercati (OK, detta cosi' e' un po' generica e grossolana, chiedo venia). Quel di cui ci sarebbe bisogno e' piu' consapevolezza da parte degli agenti di mercato sulla natura del rischio. Se ho una posizione short, il mio rischio non e' lo stesso se ho la stessa posizione long, tanto piu' se lo short e' pure naked. Per me la regolamentazione dovrebbe responsabilizzare gli agenti, non impedir loro di far certe cose. Il fatto e' che in tante organizzazioni non esiste una cultura del rischio e della responsabilita' (si pensi che il CEO di Barclays non voleva dimettersi dopo che la sua banca aveva ricevuto una multa di 290 milioni di sterline, mica noccioline). Questo credo sia una delle inefficienze create dall'oligopolio che di fatto esiste in finanza. Inoltre i regolatori tendono a non percepire certi problemi. Ho avuto (e tuttora ho) a che fare con FSA, FINMA, SEC e Basilea, e molti dei punti davvero importanti sono trattati con parecchia superficialita'. La via facile (impedire certe operazioni) la prendono volentieri, d'accordo con il potere politico che e' ben lieto di risolvere tutto in quattro e quattr'otto senza in realta' risolvere nulla.

che forse vale la pena cercare nella colonna degli articoli collegati, in alto a destra. io ricordo deltaplani sulla luna eccecc

 

non vi è alcuna certezza tecnica che proibire il ribasso per legge sia cosa buona e giusta. il vero motivo per cui si interviene è per far vedere che c'è qualcuno che ha il controllo della situazione: allora si danno ordini, incrociando le dita e sperando in realtà di essere applauditi dall'elettorato e ignorati dal mercato.

 l'acquisto nudo di CDS, recentemente vietato in ambito UE, sarà sicuramente tutto da discutere dai tecnici di mercato e con ottimi motivi, ma in prima battuta  non è privo di senso: serve appunto ad aumentare la liquidità di quel mercato, migliorandone di molto l'attendibilità. o si vuole continuare coi rating delle agenzie? quelli andavano bene finchè sembravano controllabili, anzi sono stati imposti al mercato dalle lungimiranti normative che adesso vietano. il progetto europeo di riforma delel stesse prevede appunto tempi "prudenziali".

 

cavolo, ho finito i commenti!  un cenno solo per amadeus che ha sollevato il problema della leva finanziaria: non più tardi dell'inverno scorso, in piena crisi del debito pubblico italiano, la notizia che  una clearing house del mercato dei derivati sui titoli di stato aveva alzato i margini, cioè ridotto la leva! era stato accolto come prova provata di complotto ai nostri danni, perchè toglieva liquidità a un mercato già sofferente.

 in generale, tantissimi titoli obbligazionari sono strutturalmente poco liquidi anche perchè manca chi concede leva e il mercato relativo non è molto significativo. questo comporta maggiori costi di  finanziamento per le imprese,

 

 

Ho fatto il trader (obbligazioni ed energetici) per qualche tempo e l'idea che mi sono fatto è che il vero problema sia il collaterale; la c.d. Tobin tax è una colossale sciocchezza (basterebbe rileggere con attenzione Tobin), ridurre drasticamente la leva una assoluta necessità. Il conto della speculazione/leverage lo pagheremo noi per i prossimi venti anni e quando dico noi mi riferisco a coloro che pagano le tasse e non possono scaricare su altri gli aumenti dei prezzi

 

La finanza buona e quella cattiva anche grazie alla globalizzazione ci ha portato nell'ultimo quindicennio nel mondo occidentale al "surriscaldamento finanziario".

La definizione non è mia, è di uno scrittore di romanzi, ma è la migliore definizione che abbia mai incontrato che sintetizza la condizione attuale.

L'analisi di Federico è molto bella, capisco perfettamente che le definizioni in ambito finanziario sono un pò strette, però io introdurrei una complicazione/semplificazione: l'azzardo morale.
Vengo subito al punto: sono uno che lavora sullo short, ci metto soldi miei (l'1%) il resto me lo prendo come leva finanziaria, compro le azioni coconuts e le presento come garanzia, le azioni coconuts crollano e io non ho i soldi per pagare la differenza: cavoli miei si direbbe. Ma se io invece sono Goldman Sachs, too big too fail, e in mio soccorso arrivano le truppe della FED e stampano bigliettoni può anche darsi che sia disposto a prendermi più rischi del dovuto a leva finanziaria, e allora il problema delle coconuts non è più mio, ma di tutti quanti.
E qui cade poi il discorso delle regolazioni come sui naked CDS : fino a quando il rischio è mio, ed è evidente a tutto il mercato che il rischio è mio, il mercato può valutare fino a che punto fidarsi e pone delle limitazioni: nesuno prenderà più rischi di quanto è in grado di coprire, ma se le mie tasche sono anche quelle dei contribuenti si crea un azzardo morale non da poco.
Da questo punto di vista mi farebbe piacere che esista un sistema "punitivo" per chi prende più rischi del dovuto, e l'unico rischio serio è il fallimento, altrimenti gli incentivi diventano perversi. Lo so che inserire discorsi morali in un post tecnico è quasi scorretto, ma io farei la distinzione fra chi è in grado di riassorbire la eventuale leva (mica puoi stare a liquidare il patrimonio in continuazione ?) e chi no, e dei secondi darei la definizione di "speculatori", se poi la loro leva è garantita dalla grandezza rispetto al mercato aggiungerei "speculatori con le parti nobili degli altri".
Purtroppo non esiste un limite matematico oltre il quale puoi essere considerato coperto o speculatore, e Basilea 3 mi sembra il miglior esempio disponibile, ma ci si deve porre dei limiti, in qualche modo.

C'e' gia' un limite Marco, si chiama Volcker rule.

Federico, hai facebook?

 

bingo! la questione è proprio questa, molto semplice. ci sono attori del mercato che sono più uguali degli altri, non solo perchè la loro dimensione "sistemica" induce consapevolmente all'azzardo morale, ma perchè si è visto che la loro dimensione relativa rispetto a mercati segmentati e innovativi, ha prodotto effetti inattesi e sconvolgenti.

questo secondo aspetto è comunemente travisato: gli incompetenti ripetono da sempre che le "mani forti" portano il mercato dove vogliono, ben inteso guadagnandoci.

quello che si è osservato, e che Federico De Vita non perde occasione di segnalarci, è invece che anche posizioni  a priori non enormi in mercati complessi, producono reazioni violente, cioè volatili, ed imprevedibili anche per chi le ha assunte.

del resto, le banche d'affari si sono rovinate tutte proprio nel loro playground, in giochi che loro stesse avevano inventato.

 

questi nuovi giochi avevano poi il beneplacito esplicito del regolatore, che ne vedeva i benefici: tassi più bassi per tutti, e con meno rischio (gli anni 2002-2007 per i mercati finanziari sono stati a volatilità calante fino a minimi assoluti).

ed è per questo che ulteriori interventi regolatori lasciano perplessi, visto che non ci hanno capito niente prima e che adesso sotto la pressione della crisi farebbero peggio.

urge un esempio: basilea3.

ovviamente aumenta i requisiti di capitale e forse siamo disposti ad accettarne l'effetto recessivo in nome della  sicurezza sistemica.

questa sicurezza però non poggia su basi di conoscenza solide, cioè potrebbe essere ancora insufficiente,  inoltre vengono lasciate intatte altra norme che si sono rivalate pericolose, come i rating d'agenzia nella valutazione dei capitali a collaterale.

 

come traghettare allora cane, capra e cavolo? cioè tenersi solo  il buono dell'innovazione finanziaria, evitando i corto circuiti.  a me sembra ragionevole ridurre decisamente la taglia di quegli  agenti di mercato  adesso "più uguali degli altri animali", con una azione antitrust specifica del settore. NON dovrebbe essere un'azione punitiva, non ci sono le basi, ma un tentativo di migliorare il mercato.  Il fallimento deve essere un opzione prevista e anche frequente.

 

("lavorare sullo short " è equivoco, sembra indicare una posizione ribassista. meglio "investire a breve termine".)

 

 

 

Mi sapete, argomentando, spiegare in termini concreti che differenza passa fra "speculare"

come definito da alcuni post (ovvero prendere posizioni a breve basate su una aspettativa) e giocare al casinò? (qualsiasi gioco va bene ma facciamo conto la roulette).

secondo me nessuna, tranne per il fatto che al casinò le regole sono certe e chi sia il banco e quale percentuale prende per organizzare il gioco è chiara.

saluti

 

m.

La differenza e' che giocare al casino' e' soggetto a regole probabilistiche ben precise, calcolabili. Speculare in borsa presuppone che:

1. Non e' possibile la conoscenza delle probabilita' che regolano il "gioco"

2. Ci sia un'analisi (quantitativa, qualitativa, o entrambe; di qualita' o meno) alle spalle.

L'approssimazione speculazione-gambling e' grossolana e sbagliata, malgrado sia ragionevolissimo averla come prima approssimazione intuitiva.

Esempio: Paulson (che persino io che sostengo un certo grado - alto - di eguaglianza tra speculazione ed investimento) nel 2007 fece la "scommessa" che i mutui subprime avrebbero defaultato trascinandosi dietro i relativi CDO. Fece una marea di soldi (qualche miliardo di dollari in qualche giorno, se ricordo bene), ma la sua "scommessa" non era un rosso/nero alla roulette, era un'analisi (ben fatta) del mercato. Certo correva un rischio grosso, ma non era il calcolo delle probabilita' a descriverlo (erano i tempi in cui i quant si vantavano dell'utilita' della copula gaussiana, il cui nome oggi fa sorridere)

Credo di non essermi spiegato, per cui reitero il concetto: qualsiasi distinzione tra "investitori" e "speculatori" e' estremamente debole, perche' il mercato e' composto per lo piu' da toni di grigio. Certo esistono Warren Buffet e Paulson (perfetti esempi di investitore e speculatore, rispettivamente), ma sono eccezioni. La stragrande maggioranza sta nel mezzo. Inoltre, qualsiasi giudizio etico basato su questa distinzione non sta molto in piedi. Certamente ognuno e' libero di pensarla come vuole ed esprimere un giudizio, ma un'atteggiamento piu' costruttivo sarebbe il benvenuto.

 

un'atteggiamento piu' costruttivo sarebbe il benvenuto.

 

Dipende dagli obiettivi che vuoi ottenere.

I casi sono 3:

1) Il sistema va bene così com'è, non c'è nulla da cambiare, men che meno da regolare, quindi non c'è nulla da discutere (non mi pare sia il tuo caso)

2) Il sistema è completamente andato fuori controllo, va ripensato da cima a fondo, se non addirittura abolito (direi posizione abbastanza diffusa in Italia...)

3) Il sistema va bene, ma ci sono alcuni problemi che vanno risolti (mi sembra la tua posizione, giusto?)

Quindi: quali sono questi problemi?

Cosa vogliamo evitare? Bolle "speculative" e crisi conseguenti?

E' possibile evitarle mantenendo la libertà e il volume di scambi attuali, se non addirittura incrementandoli?

Chi ci rimette dalle eventuali nuove regole per risolvere questi problemi? E chi ci guadagna?

La distinzione fra investitori e speculatori può essere concretamente d'aiuto nel risolvere i problemi oppure è completamente inutile?

 

Ok, mi fermo qui, mi sa che sono troppe domande :)

Federico è facile, anche senza essere Ambrose Biercie

"investitore" sono io quando guadagno investendo in borsa, "speculatori" sono gli altri quando, facendo le stesse cose, mi causano una perdità. Sembra una battuta ma non lo è affatto.

Il libro di Klarman si trova con una semplice google search... a meno che tu non stia parlando di un'altra cosa. Buona lettura :)

 

www.my10000dollars.com/MS.pdf

Avevo evitato di dirlo per creare un po' d'aura intorno all'oggetto e mi vai a rovinare tutto! :-)

mi scuso per un tono che è stato a volte intemperante.

aggiungo poi che un dialogo fra sordi come sempre accade su questi temi, richiederebbe di essere azzerato e ripreso su basi meno equivoche, o almeno questo è il mio desiderio.

 

molti interpretano "speculazione" come sinonimo di "abuso di mercato",  per cui chi usa tranquillamente lo stesso termine senza associarvi alcuna connotazione negativa, cioè intendendola come "orizzonte temporale breve", passa per difensore di pratiche truffaldine.

gli abusi di mercato naturalmente esistono da tempo, evolvono anche in forme nuove che vanno continuamente riconosciute e stroncate, ma che NON sono affatto esclusiva dell'orizzonte temporale breve o brevissimo.

 

a complicare ulteriormente: la attuale, clamorosa crisi finanziaria secondo molti non dipende (in attesa di analisi e dati migliori) da nessuna delle due accezioni.

 

nel frattempo se qualcuno qualificato e desideroso di beatificazione in vita, a puro scopo didattico volesse riassumere per tutti noi gli esempi più classici di market abuse, magari poi si discute di HFT, ad es., in modo più produttivo.

Magari me lo sono perso in passato, ma lei ha mai fatto qualche commento a quanto raccontato abbastanza dettagliatamente da "Inside job"?

Pensa che la deregulation che ha consentito le pratiche del 2008 e le sue conseguenze andrebbe cancellata?

Inndicando Paulson tra gli esempi di investitori lei fa riferimento all'Henry Paulson ex Chairman di Goldman Sachs e poi segretario del tesoro nell'amministrazione Bush?

Non ho visto inside job. Immagino che tipo di cose denunci. la disonestà, sia chiaro, esiste in finanza, ma di certo non è il comportamento medio. 

Non sono contrario alla deregulation. Sono contrario ai bail out e alla mancanza di responsabilità. (Lungo discorso che qui evito)

No. Mi riferivo a John Paulson, manager di un fondo hedge

anche io come dragonflay chiedo scusa per un tono in po' sopra le righe tenuto. provo a spiegare il mio punto di vista con spirito costruttivo.

punto 1) Qualsiasi mercato svolge la funzione di infrastruttura capace di far incontrare la domanda e l'offerta di un bene. questo incontro libero determina il prezzo in base alla celeberrima legge della domanda e dell'offerta.

punto 2) il mercato finanziario è l'infrastruttura dove si scambiano diversi tipi di strumenti finanziari

punto3) credo che tutte le persone di buon senso riconoscono il carattere positivo del mercato finanziario.

punto4) la speculazione nel mercato finanziario. semplificando al massimo il mondo complesso credo che si possa sostenere che in un orizzonte temporale a breve (intra giornata) in cui la speculazione opera, qualsiasi profitto dell'operatore A deve corrispondere ad una perdita di stesso importo per un altro o più operatori. questo per il fatto che l'infrastruttura mercato non può creare della ricchezza nello stesso orizzonte temporale. quindi la speculazione a breve è un trasferimento di ricchezza. in questo senso gli assegno un carattere predatorio.

punto5) gli investimenti nel mercato finanziario con un margine temporale più ampio (mesi anni decenni) possono trarre profitto dalla compartecipazione al profitto di qualcun altro (azienda che ha emesso il titolo eccetera). quindi gli investimenti con orizzonti temporali lunghi possono creare ricchezza.

 

m.

secondo me è errato. Ne discutevo più sopra con federico e vincenzo. La presenza degli speculatori può essere collegata ad effetti reali anche nel breve periodo perché:

 

1) prendono il lato opposto di transazioni che hanno valore per la controparte che scambia per motivi di hedging, consumo intertemporale, diversificazione, assicurazione, ecc...;

 

2) contribuendo alla liquidità del mercato, è possibile che riducano il costo del capitale delle imprese e rendano più affidabili gli schemi di compensazione dei manager.

 

Queste sono le prime due cose che mi vengono in mente e non sono da poco.