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Il grafico della settimana, 19-04-2017

Questa settimana, la mappa del lavoro in Europa. Un solo commento: in diverse regioni del meridione le persone lavorano meno spesso che in Grecia.

Per capire la situazione del lavoro nel continente, contando che ci sono differenze intra-nazionali non proprio insignificanti, conviene zoomare un po’ e scendere a livello regionale. Così qui c’è una mappa del tasso di occupazione, che misura quante persone hanno un impiego sul totale della popolazione in età da lavoro – ovvero chi ha dai 15 ai 64 anni.

(cliccate qui per la versione a tutto schermo)

Questo articolo ha 8 commenti.

    1. par

      In che senso, Enzo? Il Labour

      In che senso, Enzo? Il Labour Force Survey, da cui Istat e Eurostat traggono i dati, non guarda ai contratti “reali” ma usa un questionario sottoposto a un campione rappresentativo della popolazione. Ai rispondenti viene chiesto soltanto se hanno lavorato un tot di tempo nella settimana precedente, non se in nero, e dunque conta (anche se magari non al 100%) tutte le forme di impiego.

      Poi magari sbaglierò ma ricordo che anche la Grecia, quando ci sono stato, non m’era sembrata esattamente il paradiso del lavoro in regola 🙂

    2. cesare

      altre possibili cause del basso tasso di occupazione…

      nelle regioni del Sud Europa potrebbero a mio avviso essere anche:

      a) presenza di forme diffuse di economia pre-capitalistica – in molte regioni sud europee una quota elevata di persone lavora in attività non capitalistiche e quindi non viene censita come lavoratore (particolarmente i lavoratori rurali che lavorano in regime di quasi-sussistenza ovvero coltivano il proprio fondo senza immettere i prodotti sul mercato, se non in quote limitatissime e spesso in nero; una cosa analoga avviene per le massaie, che non sono censite come lavoratori), ciò che ovviamente contribuisce a ridurre il tasso di occupazione;

      b) fattori di natura culturale – bisognerebbe mettersi un po’ su, ma è verosimile che in queste regioni non solo l’occupazione ma anche il tasso di attività femminile sia molto più basso che altrove;

      c) fattori di natura demografica – se la quota di anziani non più in grado di lavorare sulla popolazione totale fosse superiore alla media europea il tasso di occupazione lordo sarebbe più basso (mi sembra però di ricordare che la quota di anziani tra Italia e Germania non vari di molto e quindi l’argomento appare più debole).

      Ovviamente, c’è da chiedersi perché in alcune regioni dei paesi del Sud Europa esistono condizioni strutturali che ostacolano l’avvio di un’economia capitalistica. Per le regioni italiane qualche ipotesi la si potrebbe anche avanzare ma la legherei più alla malavita organizzata che non al lavoro/mercato nero (che eventualmente è conseguenza dell’assenza di legalità). Per la Grecia, la Macedonia, l’Extremadura e l’Andalusia proprio non saprei dire

      1. par

        Se vogliamo fare un paragone

        Se vogliamo fare un paragone tra Italia e Spagna, una delle differenze principali sta proprio nel tasso di attività, in particolare nelle donne e al sud. Ieri sera per curiosità stavo giocando con i dati, e il distacco è mostruoso.

        Praticamente a sud di Roma oltre la metà delle donne 15-64 né lavora né cerca un impiego, con punte del 65% in Sicilia, Calabria e Campania. Il confronto con le regioni spagnole, francamente, fa rabbrividire.

  1. aledeniz

    Nero ed emigrazione

    Praticamente a sud di Roma oltre la metà delle donne 15-64 né lavora né cerca un impiego, con punte del 65% in Sicilia, Calabria e Campania

    Molte di queste lavorano in nero, altre sono emigrate al nord, alcune in giro per l’Europa, ma non hanno mai cambiato la residenza.

    Per far convergere i tassi di disoccupazione (e quelli di attività) con la Spagna basterebbe adottare gli ammortizzatori sociali universali spagnoli.

    Prima però sarebbe meglio agire sul cuneo fiscale e contributivo.

  2. aledeniz

    PIL PPS: Grecia vs Magna Grecia 1999-2014

    Greece vs Magna Graecia GDP PPS 2000 - 2013

    Per dire, negli anni in cui tutti i media italiani si stracciavano le vesti per la tragica crisi greca, la Grecia continuava a godere di un PIL maggiore di quello della gran parte delle regioni meridionali italiane.

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