Quali sono gli standard minimi per diventare ricercatore, professore associato o professore ordinario? Questa domanda è stata posta dal Ministro Gelmini al CUN. Purtroppo, il CUN ha risposto.
Alcuni problemi discussi di recente tra appassionati di informatica evidenziano il rischio che alcune connessioni internet siano meno private di quanto sembrano. Ogni giorno usiamo queste connessioni per conti bancari e cose ancor più delicate. È utile, quindi, spargere la voce tra i non addetti ai lavori, in modo che ognuno sia al corrente dei rischi che si assume. Della serie: nFA è come la mamma, riesce ad essere utile, qualche volta!
P.S. Gli articoli in questione (in inglese per nerds) li trovate qui, quo e qua (o que per i veri nerds).
Grazie a Renato Soru si torna a parlare di blind trust, quando di questo istituto se ne stava quasi perdendo la memoria.
I nani. Cortesia dei Denver Nuggets.
Il Decreto Gelmini, la cui conversione in legge è ormai imminente dopo gli emendamenti e l’approvazione del Senato, apre la strada a un reale cambiamento nella conduzione dell’università? A me sembra si tratti solo di un buon segnale, non molto di più. Una maggiore chiarezza sulla direzione di marcia si avrà dai regolamenti e dai decreti che ne cureranno l’attuazione. Ma una svolta reale, una innovazione di grande portata sarebbe accompagnare subito questo decreto con un cambiamento delle regole sui giudizi di conferma dei vincitori di concorso.
Paolo Bertinetti, preside di Lingue a Torino, si lamenta sulla Stampa di ieri dell'ultimo "blocco" dei concorsi, operato attraverso una "moral suasion" ministeriale dalla tenuta giuridica alquanto labile. Sostiene che la procedura genererà un'ondati di ricorsi che getterà ulteriore discredito sul sistema universitario, attaccato oramai da tutti i versanti. Cosa propone? Di metterci una pietra sopra svolgendo comunque i concorsi, seppur con criteri da lui stesso denigrati.
Terza puntata di questa vicenda che dimostra, per chi ancora ne avesse bisogno, che lo Stato, quello vero, in una parte del paese si è liquefatto nella putrefazione generale.
Ma che dico, a 13.000, 14.000.
I find the ongoing public debate on the "crisis" and its "solutions" misguided. It is a "100-times larger" replica of the one that took place in 2001-2003 (and gave us the policies the effects of which we are all currently enjoying) and of the never-ending 1990s lamentation over the "Japanese Depression" (in which all the policies now being advocated were adopted, with the known results).
Well aware of being part of a minuscule minority of dissenters, I dare to dissent.
Seconda puntata di questa ignobile vicenda, in cui si cerca di spiegare qual è l’oggetto della presunta “guerra” tra Procure, altresì definita guerra “per bande di magistrati”.
Sette miti. Anzi, no: sette confusioni (I)Manco da tempo e me ne rammarico assai. Provo a riprendere approfittando della montagna di note, commenti, appunti ed idee raccolte in queste settimane di assenza da nFA (e presenza in altri luoghi: a volte bisogna anche guadagnarsi il pane). La "crisi" mi sembra sia il tema dominante sia quello più trascurato, per cui provo a ripartire da lì. Nella speranza che, riprendendo a scrivere, ritornino sia il ritmo che un minimo di lucidità ... perché i temi rimasti in sospeso son tanti, e complicati. Quando avrò finito farò anche l'AUTOCRITICA, perché a volte ci vuole anche quella, e fa tanta salute.
Due settimane fa la magistratura ha avuto un’altra occasione per dimostrare quanto vale. La “guerra” tra le Procure di Salerno e Catanzaro ha suscitato un enorme clamore e sconcerto in tutta l’opinione pubblica, oltre ad un, mai visto, intervento diretto del Presidente della Repubblica, che ha chiesto agli uffici copia degli atti, un immediato intervento del CSM che ha avviato la pratica di trasferimento dei due Procuratori coinvolti, e alla reazione “scandalizzata” dei politici.
La guerra è “finita”, con un armistizio firmato tra i due protagonisti davanti al procuratore generale della Cassazione, armistizio salutato come il ritorno alla ragione. Al termine della “guerra” tra le Procure di Salerno e Catanzaro, possiamo cercare di spiegare che cosa è successo e quali sono i retroscena. Il quadro che ne emerge è sconvolgente e l’ennesima dimostrazione che una parte del paese è in via di definitiva putrefazione.
È la nuova parola d'ordine. Tutti hanno scoperto quanto sia determinante il supporto alla cosiddetta economia reale che, nell'ambito italiano, vuol dire piccola e/o media impresa.
S'immaginano ricette, ci si scambia il consueto j'accuse, ci si attribuisce la primogenitura dell'attenzione, si chiacchiera molto ..... spesso senza avere la minima idea delle reali situazioni sulle quali si vuole intervenire. È opportuno, allora, cercar di fare un po' di chiarezza, allo scopo di comprendere quali siano le urgenze da affrontare e quali i motivi che spingono a considerare inadeguata l'azione di governo.
Non si elemosinano trattamenti di favore, si vuol bensì dare evidenza a normative e comportamenti che minano le basi della competitività, creando condizioni di svantaggio rispetto ad altri paesi, forse con l'unico risultato di perpetuare il controllo delle risorse da parte della casta politica, che se ne serve per garantirsi il potere.
La ripetuta scomposizione e ricomposizione delle forze politiche rende complicata la comparazione intertemporale dei risultati elettorali. In questo post cerchiamo di comparare in modo omogeneo i risultati delle elezioni regionali abruzzesi del 2008 con le precendenti elezioni regionali e politiche nella stessa regione.
Nell'articolo del 12 Dicembre ho sintetizzato i risultati dei test TIMSS 2007 sulle conoscenze degli alunni di una quarantina di paesi in materie matematiche e scientifiche. Come ho scritto: i risultati suggeriscono che l'Italia è ben lungi dal raggiungere livelli di eccellenza, come qualcuno ha scritto, ma arrivano segnali positivi, soprattutto dai punteggi ottenuti nelle materie scientifiche alle elementari (ma non alle medie). Riporto in questo articolo alcune figure per chiarire quest'ultima affermazione. L'Invalsi ha pubblicato un rapporto con la disaggregazione per regione, che pure utilizzo. I risultati disaggregati rivelano che la media italiana nasconde forti differenze regionali.