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Pare che i presunti di cui sopra ce l'avessero con Pietro Ichino per aver sostenuto, ad esempio, «l'idea che non è tutto oro quello che luccica, nè nel diritto sindacale nè in quello del lavoro. Molte norme - afferma [Ichino] - possono trasformarsi in fonte di rendita e in un ostacolo al progresso. Questo implica una capacità di riflettere e di discutere che nel movimento operaio ha fatto difetto». Oppure per aver scritto un saggio dal titolo "A cosa serve il sindacato - le follie di un sistema bloccato e la scommessa contro il declino", o ancora per aver sostenuto, in tempi recenti, che bisognerebbe licenziare i dipendenti pubblici improduttivi.
Perche' ce l'avessero con Berlusconi e con Libero ognuno se lo puo' immaginare: simboli nazionali del capitalismo selvaggio (o forse dello stato imperialista delle multinazionali, occorrera' attendere la pubblicazione dei soliti opuscoli per leggere le scemenze esatte) e della sua ristrutturazione (secondo le BR il capitalismo e' in ristrutturazione eterna, ed egualmente eterna crisi) tesa ad attaccare la "classe operaia", indebolirne l'avanguardia politica rivoluzionaria ed eliminarne le conquiste. Per quanto riguarda i dirigenti ex Breda le cose non son chiare, ma pare trattarsi di "punizione" per loro colpe nella gestione della fabbrica e nell'uso dell'amianto che avrebbero portato alla morte di un operaio.
Ma il punto non e', ovviamente, quali fossero le ragioni puntuali per cui costoro si stavano addestrando a sparare e piazzar bombe per ammazzare i loro "nemici". Il punto e' che costoro esistono ancora. Perche'? Forse vale la pena chiederselo, visto che negli ultimi 5 anni hanno ucciso due persone e questa e' la terza (o quarta?) "colonna" delle BR che viene "smantellata".
A caldo, colpiscono varie cose,
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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ma il terrorismo brigatista e non Etarra e' presente sia in Grapo che in Grecia. Escludo intenzionalmente la presenza di terrorismo (ma non so se ne sia generalmente accettata un'estensione ampia) da parte di svariati gruppi cosidetti di difesa etica degli animali (quando usati in laboratori scientifici universitari e industriali).
Non sto ad allungar la minestra con la presenza di un terrorismo di estrema sinistra sia in Turchia
(se non volete ammetterla come parte del "continente" europeo) o in altri posti.
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Per capire cosa intendiamo con "paese bloccato" vale la pena chiarire perche' abbiamo sostenuto che il terrorismo di sinistra italiano sia un'eccezione nel mondo civilizzato. Adriano e Sandro discrepano dalle nostre vedute, ed io (non so Giorgio) continuo a pensare che l'Italia sia eccezione. Provo a spiegarmi meglio.
Anzitutto, e con dovuto rispetto, la Turchia proprio non c'entra nulla con l'UE e con gli USA e con il mondo economicamente sviluppato e democratico. Spero non vogliamo farci sopra un dibattito, e se vogliamo farcelo facciamolo da un'altra parte, ma la differenza mi sembra lapalissiana sia in termini di reddito, struttura sociale, cultura, struttura politica, grado di liberta' in generale e di espressione ed organizzazione politica in particolare.
Rimangono la Grecia e la Spagna. L'IRA ha chiuso da un pezzetto piuttosto largo ed in ogni caso, IRA, come argomento fra un attimo per ETA, e' cosa ben diversa dalle BR che vogliono fare la rivoluzione proletaria perche' qualcuno vuole togliere l'articolo 18.
GRAPO, menzionati da Sandro ed Adriano. Mi rendo conto che quando si confrontano due cose piccole si possa avere l'impressione che sono uguali, ma tra BR-PCC italiani e GRAPO c'e' una sostanziale differenza. Non solo perche' le prime fanno politica ed uccidono (o pianificano di uccidere) obiettivi selezionati e con una valenza politica, mentre i secondi ammazzano a caso e fanno rapine, ma anche perche' il livello di attivita' e' diversissimo e la visibilita' non comparabile. Basta confrontare i giornali italiani di questi giorni con quelli spagnoli quando i GRAPO riemersero nel 2006. O il numero di persone implicate nelle due organizzazioni. I GRAPO sono, dalla meta' degli anni 90, una sigla che copre dei criminali comuni, a mio avviso, ed a cui l'intera Spagna guarda come tali. Mi sembra chiarissimo che in Italia cosi' non e', specialmente a sinistra. Basta leggersi Manifesto e Liberazione, o ascoltare le dichiarazioni dei vari Caruso e gramigneria varia. Idem, per non farla lunga, per il micro-gruppo di seguaci del professore greco che vuole fare la rivoluzione comunista da solo.
ETA no, sono d'accordo, ETA e' diverso. Ma ETA non e' un fenomeno spagnolo, e' un fenomeno BASCO! Occorre farci attenzione, ETA con il resto di Spagna non c'entra nulla. ETA e' una cosa di San Sebastian e della provincia di Guipuzcoa, esiste in qualche valle della Vizcaya ed e' gia' assente in Alava, la terza provincia di Euskal Herria, come la chiamano loro. In Navarra, la cui appartenenza a Euskal Herria ETA rivendica, ETA opera solo con gruppi che vengono da fuori ed e' fortemente osteggiata. Tanto che il partito che da sempre governa Navarra, a stragrande maggioranza, si regge fondamentalmente sul no a qualsiasi annessione a Euskadi.
ETA ha supporto popolare, infinitamente maggiore di quello delle BR-PCC, ha truppe operative per la guerriglia di citta', anche queste molto piu' sostanziali dei gruppetti che ogni tanto riescono a mettere a ferro e fuoco qualche citta' italiana. Ed ha maggiore capacita' di uccidere, o per lo meno l'ha avuta sino ad alcuni anni fa. Pero' la struttura organizzativa e la logica politica sono analoghe. Molto simile e' anche il sistema con cui operano (in particolare, il reclutare dal "movimento" ed il manovrare il movimento per dare la sensazione di un antagonismo politico-sociale che non esiste in realta') e selezionano bersagli cercando di "inserirsi" con le armi nello scrontro politico in corso. Il linguaggio e' lo stesso, la struttura interna simile.
Ma ETA, insisto, e' una cosa che vive in un territorio piccolo e perfettamente fermo nel tempo. Nelle valli di Euskadi esiste un mondo, un micro-mondo se volete, completamente fossilizzato al 1960-70, alla lotta per l'indipendenza, all'anti-franchismo, Euskadi socialista, l'indipendenza dallo stato spagnolo, eccetera. Quelle valli di Euskadi sono un mondo bloccato, completamente avvitato su se stesso. Esattamente come quel pezzo d'Italia da cui escono le BR-PCC, gli irriducibili che fanno la guerriglia urbana, quelli che rifiutano qualsiasi discussione sullo statuto dei lavoratori o le grandi opere e predicano l'insubordinazione sociale. O quelli che scrivono ogni sera ed ogni notte, il Manifesto e Liberazione. Non riesco a vedere la differenza, nei fatti, fra costoro ed il mondo "abertzale" dentro al quale nuota e si alimenta ETA. Per questo, nell'articolo, si suggeriva che le analogie con ETA infatti confermano la relazione causale fra attivita' terroristica e "paese bloccato".
Non e' tutto il paese, per carita'! Per questo abbiamo messo "paese bloccato" fra virgolette, perche' di una fetta di paese si tratta. Ma non e' una fetta piccola, e' una fetta pari al 5-6% della popolazione italiana, a occhio e croce. Forse e' piu' grande, forse no. In questo momento sembra avere grande leverage politico, a causa degli equilibri su cui Prodi si regge, ma il supporto sociale probabilmente quello e', attorno al 5-6%. Questo non vuol dire che il 5-6% e' terrorista, come in Euskadi il 7-8% che vota o voterebbe per Batasuna non e' tutto pronto ad ammazzare poliziotti e politici dei partiti nazionali.
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Il modellino che ho in testa io è un po' diverso. Parte da un tessuto sociale che, anche nelle zone più sane del Paese, appare a dir poco dissestato. Molta poca voglia di discutere assieme e di pensare in termini sistematici, tanta rabbia pronta a esplodere per qualsiasi scusa. L'abitudine a "pensare la politica" persa in 20 anni di nulla (così io giudico il periodo che va dall'inizio degli anni '80 a questi ultimi anni, dove mi sembra che qualcosa, sia pure lentamente, si stia risvegliando). Circuiti disastrati e sconnessi, incapaci di interiorizzare appieno nuovi schemi, proposti dall'alto o dal basso. Paludi in cui stagnano frammenti di ideologie in putrefazione, dissotterrati alla bisogna per essere usati come pietre.
Fuor di retorica: non mi sembra possibile nessuna continuità culturale intesa in senso stretto. Nessuno pensa la stessa cosa per 2 mesi di fila, nessuno vuole pensare né tanto meno discutere, quel che importa è farsi al meglio i fatti propri e, ogni tanto, trovare un bersaglio contro cui sfogarsi. I vecchi schemi funzionano perchè il corpo della società non ne ha interiorizzato di nuovi, e c'è sempre un politico populista che soffia sul fuoco per farsi bello (a destra così come a sinistra, intendiamoci), camminando letteralmente sulla testa delle persone.
Gioco anch'io a dare i numeri: almeno un terzo della popolazione è in queste condizioni.
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Alberto, due domande al volo:
1. sempre cosi' abbozzando un po', ma quanti sono secondo te quelli che SANNO chi e' Pietro Ichino, prima di considerarlo un pazzo attentatore (o, ancora piu' difficile, di capire le sue proposte)? La Repubblica (non la casalinga di Voghera) lo indicava sul suo sito web come un noto economista (e non perche' lo confondeva con il fratello).
2. Se fra le illegalita' meno importanti ci metti l'evasione fiscale, non credi che il 2% sia un po' poco?
PS volevo inserirlo come risposta ad alberto e non come fare a modificare il commento...
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sottoscrivo in pieno sia il commento di michele che quello di alberto. E' la continuita' che fa impressione, assieme alla ripetizione di chiavi interpretative, da parte di certi gruppi, esattamente uguali a quelle di trent'anni fa. E' un mondo assolutamente ripiegato su se stesso, che se gli tocchi i sindacati e l'articolo 18 reagisce con una veemenza impressionante.
Per rispondere a Mauro, secondo me oggi un sacco di gente sa chi e' Pietro Ichino. E magari non capisce le sottigliezze delle sue proposte, ma sa che e' "quello che vuole licenziare i nullafacenti", oppure "quello che vuole licenziare i poveri impiegati pubblici" (a seconda della propria posizione). Vuoi dirmi che nessuno sapeva chi erano D'Antona e Biagi?
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Giorgio, secondo il CENSIS (ci fidiamo?) il 47% degli italiani usano solo la televisione per informarsi.
Comunque la sostanza del commento di Alberto non cambia, effettivamente.
Se al posto della frase "Pietro Ichino e' un pazzo che attenta a liberta' fondamentali" ci mettiamo "Chi vuole licenziare i nullafacenti e' un pazzo che attenta a liberta' fondamentali" la mia stima sarebbe 15-20% (rifondazione+comunisti italiani+un po' di DS). Comunque alta. Sono d'accordo.
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Mauro: credo che Ichino lo conoscano in molti; chi legge il Corriere e chi ha rapporti col sindacato; ma se anche non fosse, chi lo conosce pensa sia un pazzo, in gran parte; ha sempre un gruppo di gente che lo va a fischiare quando parla in pubblico. Sono d'accordo con la tua stima.
Dei giornalisi che non sanno cosa sono gli economisti non finisco mai di arrabbiarmi, ma che ci vuoi fare, ignoranza e arroganza evidentemente aiutano a scrivere articoli.
Certo, hai ragione, l'evasione fiscale e' altro che il 2%, ma io stavo parlando di illegalita' tipo piccola violenza (il negozio cui si rompe la vetrina, il graffito, l'occupazione di un appartamento,...queste cose qua). Ovviamente, non perche' l'evasione non sia importante, ma non e' "contigua" alla concezione ideologica che argomento non ha soluzione di continuita' con il terrorismo rosso.
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Accetto la sfida analitica e invito tutti a considerare un fatto.
Condivido le distinzioni e discrepanze.
1. Lasciamo perder Pkk e i rpoblemi turchi.
2. Mettiamo anche da parte GRAPO e 17 Nov, come sostengono Bisin A., Boldrin M. Topa G. e altri
3. Rimane allora che tre paesi Europei (nel senso piu' stretto di Europa che adottiamo qui)
hanno avuto il problema terrorista.
Brd, France, Italy.
Escludo UK per i motivi che indica Michele (IRA e', mutatis mutandis,
piu' affine a ETA per base linguistica, lunghezza secolare del problema da risolvere,
sostengno popolare tra la popolazioe religiosa cattolica, e altri fattori ancora.)
4. Ergo. Brd ha avuto Raf, France ha avuto AD (Action Directe), e Italia ha avuto
BRPCC e altre sigle.
L'unica differenza tra le tre e' che l'Italia ha deciso di non reprimere, Brd e France si.
Gli esponenti di AD sono adesso in "perpe'" (incarcerazione perpetua, che ha sostituito la
ghigliottina dopo la reggenza Badinter come guardasigilli), I Raf superstiti hanno 70 anni e forse, li lasceranno
andare a portare il volpino ai giardini pubblici quest'anno.
Mi risulta che uno dei brigatisti adesso nelle grinfie della Sig.ra Bocassini
sia uscito dal carcere per ricominciare.
E' possibile che sia necessario rassegnarsi a gruppi modesti (intorno alle
500-1500 persone) che hanno di queste idee e che sia necessario
incarcerarli, applicando 41bis e altre misure adottate contro i mafiosi, che hanno
le stesse caratteristiche (vale a dire, capi e capetti magari hanno mai strozzato nessuno
eppure nuociono, organizzando
e ordinando etc.)
Non vedo nessuna altra differenza. Non vi e' in quel senso nessun
"blocco" particolare. Alcuni scaltri (stile Hardt & Negri) pensano che basta
leggere Foucault e la multitudine si lancia nelle lotte. Altri meno scaltri
hanno letto la teoria del compatriota di seconda generzione Marighella.
Forse le dimensioni ingannano, ma quanto diversi sono da Unabomber che ha letto
le tiritere del pensiero anti-"tecnico" e si e' messo a colpire
i professori di computer science? Questi hanno letto che Ichino
e' parte di un vasto complotto per opprimere gli statali, e han deciso di trattarlo
come e' stato trattato D. Gelenter.
Al di la del blah blah dei giornalisti, c'e' qualcuno che ritiene davvero che
questi si salderanno con gli islamici e faranno la rivoluzione muslo-leninista
scendendo invence che alla stazione di Finlandia come V. Ilich, a...
Vigonza-Pianiga?
(Vigonza-Pianiga e' una fermata solo per chi prende il locale da Santa Lucia o da Mestre e
va a Padova)
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Gianluigi Nuzzi
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it <font face="Times New Roman">Chissà che dirà Olga D’Antona, moglie del professore ammazzato dalle Brigate rosse. Chissà che diranno quelli che hanno visto il marito cadere imbottito di piombo. Il cattivo maestro è tornato. Oreste Scalzone, l’ex leader di Potere Operaio, dopo 25 anni di latitanza a Parigi, incassata la prescrizione, è di nuovo in prima linea. Da ieri mattina, dopo un’ultima cena a Nizza, ospite, con gamberi e coquillages, è rientrato in Italia: gira il Paese a bordo di un camper. E attacca proprio loro, i parenti delle vittime del terrorismo. Ricatta sottosegretari. Sogna un tavolo comune politici-ex terroristi (senza parenti) per chiudere gli anni di piombo con un’amnistia.</font>«Di quegli anni - annuncia - voglio parlare dei morti che ho sentito come carne della mia carne…». Si ferma e sferza: «Vabbè non sarò un parente, un fratello e infatti non voglio diventare deputato come finiscono tanti parenti delle vittime». Ce l’ha con loro, adesso? Scalzone equipara senza esitare i parenti delle vittime ai dissociati e ai pentiti del terrorismo. «Non è il massimo della dignità, no? - continua -. Come parenti o, peggio ancora, come ex terroristi ravveduti o dissociati pensare di non poter vivere senza andare nel teatro della politica istituzionale. Con relativi emolumenti». E cosa dovrebbero fare? «Si può vivere benissimo senza essere deputati ed eventualmente in Parlamento, senza essere vice presidente di una commissione come quella Giustizia». Frecciata all’ex leoncavallino Daniele Farina. Ma è solo l’inizio. Sicuro. <font face="Times New Roman"> </font>«Si può coltivare il proprio dolore - arriva a dire -, non necessariamente alla ribalta di un teatro o nel teatro della politica». Provo a chiedergli che colpa avevano quelli ammazzati, i proletari in divisa. Mi interrompe. «Sa dove vado adesso? A Reggio Emilia. Lì dove le sventagliate di mitra della polizia uccisero operai manifestanti disarmati». Ma quando? «C’erano Scelba e Tambroni». È passato mezzo secolo. «Vede? Ogni morte ha un peso specifico diverso. Senza demagogia: alcune morti pesano come piume altre come montagne. Sono in Italia per questo. Da Reggio Emilia chiederò che venga chiesta scusa anche a loro. Anche a me. “Scusa che abbiamo ammazzato degli operai innocenti”».E chi dovrebbe porgerle? «Lo Stato che comprende anche i comunisti». All’epoca erano all’opposizione. «Il Pci sui morti di Reggio Emilia ha fatto solo della mistica». Insomma, Scalzone ha studiato le mosse e cercherà di rompere gli equilibri. Avverte: «Se tutti pensano, soprattutto la sinistra e i suoi intellettuali, di trattarmi con affettuosa condiscendenza come i fratelli Taviani presentavano il vecchio anarchico mi sa che si sbagliano. La ricreazione è finita. Sarò come una spina nella zampa di un cane». Un esempio? «Subito. Il cambiamento di carcere per il compagno detenuto Paolo Persichetti, amico fraternoVuol farlo evadere? No deve cambiare di carcere. Lì la situazione è invivibile».Cosa ha in mente: «Userò l’arsenale della non violenza che è anche peggio». Boom. «Spiego subito: cambiare di carcere è mera burocrazia, la magistratura, le parti civili non c’entrano. Ebbene se non lo levano… io non penso che uno che è sottosegretario alla Giustizia (il diessino Luigi Manconi, ndr) e che deve prendere i voti da una certa parte possa permettersi di sognare di essere rieletto parlamentare alle prossime elezioni». Una minaccia? «Un ricatto. Nulla di personale. Ma non è finita». Vada avanti. Se ne assume le responsabilità, ovviamente. «Io per Persichetti sono pronto a farmi morire di fame e Manconi lo sa. E tagliarmi sotto il ministero». "Ma si rende conto che pressioni così sono illegittime, trasformeranno Persichetti o in un privilegiato o in un caso? "«Se uno ti dice “guarda che ti rimarrà uno schizzo di sangue sulla camicia e dubito che ti rieleggono” è più cattiva di una pistolettata. Lo so. Oppure spero di dimostrare quanto sono carogne così magari un giorno suo figlio gli dice “papà fai schifo preferisco Scalzone”. È peggio di un colpo di pistola, lo so. Ma è l’unico mezzo».<font face="Times New Roman">Scalzone ti fissa gelido. Ha dentro odio per una storia che gli fa perdere il controllo. Ma le idee sono chiare e un’agenda fitta. A Reggio Emilia dovrebbe incontrare l’ex br Prospero Gallinari, «su Moro non si è mai fatto estorcere una confessione d’innocenza quando a torto lo accusavano di aver premuto il grilletto». Quindi incontro antagonista con Vincenzo Sparagna a Giano in Umbria. «La rivoluzione la voglio fare tuttora». Gli piacerebbe incontrare il fondatore delle Br Renato Curcio, «Renato sta in Piemonte, magari tra qualche settimana». E martedì convegno di Rifondazione a Roma. Si parte. «Perché sa io mica sono come quegli ex terroristi star che vivono in ville a spese dello Stato. Si sono “pentiti”. Sono stati premiati. Io no. Sono un pessimo maestro». E poi mai dire mai. Chissà, «in un’insurrezione potrei arrivare a sparare». </font>
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Nelle viscere del paese, il lavoro è una maledizione e una fatica e chi tocca questo dogma può suscitare una rabbia incontrollabile.
Non sia mai poi che il lavoro, anzi il tempo libero, diventi una merce da vendere su un mercato più o meno regolamentato: ecco che l'economista del lavoro diventa il nemico numero uno. Rifiuto del lavoro e rifiuto del mercato si saldano in un'unica dolorosa e perdente involuzione: si uccide sapendo che la battaglia è già persa. Certo, starei esagerando, se questi signori presi l'altro giorno stessero scherzando, ma Marco Biagi è stato ammazzato sul serio, pochissimi anni fa, da personaggi venuti dal passato.
E' per questo che certe frange di estrema sinistra festeggiano il "non lavoro" e la condizione di disoccupato è quasi santificata. La lotta e la ribellione verso il capitale sfruttatore è pura ideologia d'importazione che si incolla perfettamente con un tratto emozionale tutto italico.
Non so se ciò possa essere ricondotto gli effetti tuttora persistenti dell'esperienza feudale, alla memoria emozionale della cultura contadina da cui sostanzialmente proveniamo, alla maledizione divina della Genesi ("lavorerai con fatica") o a una tendenza tutta nostra alla idealizzazione delle condizioni di completa e beata irresponsabilità, di totale e apparente dipendenza, che si concretizzano nella dittatura dell'infanzia.
In ogni caso, che il problema non riguardi soltanto le frange di estrema sinistra nazionali è dimostrato dalla fascinazione fatale che tutto il paese prova per una piccola cultura isolata del centro America, regressiva e non democratica: quella cubana.
Tutto questo senza polemica, ovviamente: un tentativo di spunti per capire le profonde radici di questi fenomeni e il fatto che ci riguardano direttamente. Non solo i dinosauroterroristi di questi giorni, non solo gli assassini di Marco Biagi e delle vittime del terrorismo degli anni '70, l'intera cultura italiana ha un problema. Piuttosto serio.
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Nelle viscere del paese, il lavoro è una maledizione e una fatica e chi tocca questo dogma può suscitare una rabbia incontrollabile.
Non sia mai poi che il lavoro, anzi il tempo libero, diventi una merce da vendere su un mercato più o meno regolamentato: ecco che l'economista del lavoro diventa il nemico numero uno. Rifiuto del lavoro e rifiuto del mercato si saldano in un'unica dolorosa e perdente involuzione: si uccide sapendo che la battaglia è già persa.
Mi sembra una critica quantomeno ingenerosa, questi personaggi forse in Italia sono più numerosi che altrove ma sempre marginali.
Sono d'accordo invece sui problemi della nostra cultura, e mi preoccupa molto la contiguità culturale tra terroristi e semplici estremisti: Scalzone dovrebbe sentirsi addosso un disprezzo generale tale da tenersi nascosto anzichè organizzar comizi; chi muore minacciando un carabiniere con un'estintore si possono anche dedicare targhe commemorative in piazza e magari anche film, ma non aule del parlamento; chi protesta contro una base americana dovrebbe incazzarsi per slogan e striscioni filoterroristi.
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Anche io non so quanto questo aspetto culturale che metti in rilievo sia specificatamente italico. Di certo, nella cultura in cui sono cresciuto era vero il contrario. E lo e' ancora. Parte del brigatismo folle si alimenta d'una mitologia dell'operaio di fabbrica, delle presse, del lavoro duro che ti rende moralmente superiore ("La classe operaia e' l'unica sfruttata, produce per tutti ed e' la peggio pagata").
La prima volta che ho incontrato il rifiuto del lavoro come lo descrivi tu, e l'ho incontrato, era nei professori di scuola che arrivavano dal Sud nei miei anni delle medie e delle elementari. Non tutti, non il mio professore d'italiano e latino per esempio, ma attraverso parecchi di loro scoprii l'uso della malattia, del permesso, della scusa tragicomica per autoridursi i giorni di lavoro, accorciare le classi, saltare questa e quell'altra riunione. Il sindacato come difensore del far nulla e dell'incompetenza fannullona lo vidi nascere allora, nei primissimi anni settanta. Poi cominciai ad andare in Regione ed in Comune, o arrivai nei ministeri di Roma, e vidi la cultura del non lavoro, del rifuggire lo sforzo come fosse la peste, generalizzarsi e raggiungere forse la sua manifestazione piu' alta. In nessun altro posto al mondo, in nessun altro momento della mia vita ho mai visto tante persone fare assolutamente poco di produttivo e porre cosi' tanto sforzo nell'evitare di farlo, nel negarsi di lavorare, nell'assentarsi, come alla Camera dei Deputati, o al Ministero delle Poste, o al Bilancio ...
L'altro ambiente sociale in cui ricordo tale atteggiamento e dove veniva teorizzato come contro-cultura e ribellione e' il cosidetto "Movimento del 77", specialmente l'area cosidetta "creativa" ... suppongo che da li' venga il filone che hai in mente. Forse si ricollega, via centri sociali, occupazioni di questo e quello, no-globalismo, alle risorte brigate rosse. Ammetto che faccio fatica a vederlo come elemento determinante. Vedo di piu' il permanere del mito comunista, dei cattivi maestri che predicano la rivouzione e l'utopia, del guevarismo-chapatismo con la erre moscia, o anche solo del luddismo generalizzato. Spaccare tutto perche' sono contro, punto e fine. Quelli "di destra" allo stadio, quelli "di sinistra" nel centro sociale e alle manifestazioni ...
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Ho tentato di trovare degli spunti di spiegazione del perché queste frange antagoniste si accaniscono tradizionalmente contro chi prova a far evolvere il sistema, piuttosto che contro quelli che ideologicamente potrebbero essere individuati come i responsabili del sistema che si rifiuta.
Negli anni '70, tra i principali obiettivi del terrorismo c'erano dei dirigenti del PCI e generalmente gli uomini che cercavano di portare avanti un cambiamento nella società italiana. Nella recrudescenza degli ultimi anni, economisti, in particolare del lavoro. Non credo che si tratti semplicemente di combattere gli alfieri del ritorno dello strapotere degli imprenditori. Vengono presi di mira gli uomini che tentano, secondo l'una o l'altra impostazione, di pilotare i cambiamenti che inevitabilmente si verificano nel sistema economico. C'è, sottostante, anche un rifiuto della storia.
E' vero che il rifiuto del lavoro come valore si riscontra più al Sud (e qui si apre una voragine, ci vuole un altro topic). Condivido in particolare le osservazioni sulla realtà romana, che conosco molto bene.
Il fenomeno ha sicuramente una connotazione con radici diverse, geograficamente e culturalmente. Il risultato, però, è lo stesso, e il problema comune. Se così non fosse, Scalzone oggi venderebbe frutta in un mercatino rionale, invece di farneticare all'università in un evento che riassume un altro tratto vissuto acriticamente dalla sensibilità italiana: la nostalgia del passato, qualunque esso sia.
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1) Non è purtroppo vero che questi zombies appaiono solo in Italia. In Spagna continuano a operare i Grapo, il cui ultimo omicidio risale a circa un anno fa. Si tratta di un gruppo molto simile alle BR, e molto differente da ETA.
2) Scalzone non si appresta a tornare ma in Italia c'è già, e ha già ripreso a vomitare le solite pericolose idiozie.