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Ex Kathedra Voti 2006 più alleanze 2008 uguale Senato senza maggioranza

di sandro brusco, 19 Febbraio 2008 stampa

Ho fatto un conto terra terra. Mi sono chiesto: se gli elettori votassero esattamente gli stessi partiti, o loro eredi, del 2006 e le alleanze elettorali fossero invece quelle che si stanno profilando per le elezioni del 2008 (almeno a oggi), come sarebbero distribuiti i seggi al Senato? La risposta:

Partito Democratico e alleati 124
Cosa Rossa 32
Popolo delle Libertà+Lega 154
UDC 4
Indipendenti (Pallaro) 1

Nessuna maggioranza al Senato! Ed è tutta colpa, o merito, di Casini e niente mi toglie dalla testa che questo è esattamente quello in cui spera. Le cinque regioni chiave che determineranno l'elezione sono Liguria, Marche, Abruzzi, Calabria e Sardegna. Dove vanno loro, lì andrà il paese. O, forse, il paese andrà laddove andrà il senatore dal Nord America ...

Aggiornamento importante del 20 febbraio. Alcuni lettori mi hanno segnalato che la Lega Nord potrebbe strategicamente correre da sola in Lombardia e Veneto. Ho rifatto i conti e in tal caso il blocco berlusconiano prenderebbe 7 seggi in più, raggiungendo una maggioranza di 161 seggi al Senato. La nuova tabella è la seguente

Partito Democratico e alleati 118
Cosa Rossa 31
Popolo delle Libertà+Lega 161
UDC 4
Indipendenti (Pallaro) 1

Il conto è ovviamente terra terra e serve solo a trarre indicazioni di massima. Sappiamo tutti che non è affatto scontato che gli elettori mantengano invariato il voto a fronte di alleanze che cambiano. Ovvio, inoltre, che negli ultimi due anni ci siano stati movimenti nell'opinione pubblica. Lo stesso, questo calcolo rozzo ci permette di capire quali siano le regioni critiche e di quanto movimento di voti abbiano bisogno le forze poltiche per assicurarsi la vittoria.

Il Senato è la parte interessante da guardare, perché alla Camera dei deputati il risultato è abbastanza scontato. Lì il premio di maggioranza si assegna a livello nazionale. Applicando ai dati del 2006 le alleanze attuali si ha che Popolo delle Libertà+alleati ha il 41,39% dei voti, mentre Partito Democratico+alleati ha il 36,65%. Quindi, a meno di improbabili sconvolgimenti della geografia elettorale, il PdL prende 340 seggi e ha la maggioranza.

Le cose al Senato sono più complicate perché i premi di maggioranza si determinano a livello regionale. Inoltre, la soglia di sbarramento a livello regionale è molto diversa che a livello nazionale. Per partecipare alla ripartizione dei seggi un partito deve prendere almeno l'otto per cento dei voti regionali. Molti ricorderanno la soglia del 3%, ma quella valeva solo per partiti collegati a coalizioni che superassero il 20% (qui trovate la normativa, gli articoli rilevanti sono il 16 e il 17). Questo significa che l'UDC, anche se si allea con Mastella, non raggiungerà il quorum in molte regioni e che anche la Cosa Rossa corre qualche rischio.

I conti li ho fatti come segue. Sono andato sul sito del Ministero dell'Interno e mi sono copiato i dati delle elezioni regione per regione. A questo punto ho fatto le seguenti ipotesi:

1) Il Partito Democratico si presenta coalizzato con Di Pietro e i Radicali. Ottiene i voti che nel 2006 andarono a DS, Margherita, Di Pietro e Rosa nel Pugno (e, solo per la Calabria, Lista Consumatori, che poi è Agazio Loiero).

2) La Cosa Rossa si presenta come unico partito. Ottiene i voti che nel 2006 andarono a Rifondazione e a Insieme per l'Unione (coalizione di PdCI e Verdi).

3) Il Popolo delle Libertà si presenta coalizzato con Lega Nord e gli eredi di DC-Nuovo Psi. Ottiene i voti che nel 2006 andarono a Forza Italia, AN, Lega Nord e DC-Nuovo Psi.

4) L'UDC si presenta da sola. Ottiene i voti che nel 2006 andarono all'UDC.

5) Anche tutti gli altri partiti, in particolare l'UDEUR, si presentano da soli e ottengono gli stessi voti che nel 2006.

6) Nei seggi esteri il PdL si presenta unito come rappresentante della destra, a differenza dell'ultima volta, e strappa al PD 2 seggi, NordAmerica e Africa-Asia-Oceania.

Ho quindi fatto i calcoli regione per regione, ottenendo i seggi di ciascuna coalizione in ciascuna regione. I calcoli li trovate qui. A questo punto ho aggregato i dati regionali e ho tirato le some, qui trovate i calcoli relativi.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire in particolare dove l'alleanza berlusconiana perde seggi e dove li guadagna.

L'incredibile effetto "regioni rosse". Qui che si manifesta in tutta la sua diabolica perfidia il porcellum, nella clausola in cui prevede che se la coalizione col maggiore numero di voti non riceve almeno il 55 percento dei seggi, ad essa vengano assegnati di diritto il 55 percento dei seggi, come premio di maggioranza. Per capire cosa succede, consideriamo l'Emilia Romagna. Nel 2006 il centrosinistra unito ottenne il 59,43% e 12 seggi, mentre la CdL ottenne il 40,57% e 9 seggi. Siccome il centrosinistra ottenne più del 55%, non si applicò il premio di maggioranza. Ora però il premio di maggioranza diventa importante. PD e alleati ottengono solo il 44,68%, perché perdono i voti della Cosa Rossa, ma ottengono lo stesso 12 seggi grazie al premio. In compenso ora la Cosa Rossa prende il 12,95% e quindi partecipa alla ripartizione dei seggi! Se ne becca 3, e indovinate a chi li porta via? All'unico altro partito che supera la soglia, ossia il PdL. Quindi, solo in Emilia Romagna siamo a -3 per il centrodestra, quasi abbastanza da neutralizzare la vittoria in Campania. Riporto a seguito la differenza percentuale di voti tra PD e PdL nelle regioni in cui il PD vince il premio di maggioranza e il numero di seggi perso dal centrodestra rispetto al 2006.

Emilia Romagna 11,26 -3 seggi
Toscana 11,73 -2 seggi
Umbria 6,25 -1 seggi
Marche 3,29 -1 seggi
Abruzzi 0,63 -1 seggi
Basilicata 9,98 -1 seggi
Calabria 3,33 -1 seggi

La perdita totale per il centrodestra è quindi di ben 10 seggi. Qua c'è qualche speranza per il centrodestra. Il margine negli Abruzzi è molto sottile e la partita tutta aperta. La Calabria è interamente in gioco, perché Mastella prese il 4,23% e Bobo Craxi il 2,77%. A seconda di come si alleano questi signori e altre schegge varie possono dare il premio di maggioranza al PdL, che otterrebbe in tal caso 6 seggi (+2 rispetto al 2006). Notare però che se Mastella si allea all'UDC, il PdL perde un altro seggio in Calabria. Regioni da guardare con molta attenzione nei prossimi giorni, quando si definiranno meglio le mosse dei nanetti.

L'ancor più incredibile effetto "Lombardia". È quasi punizione celestiale, dato il ruolo di Calderoli nell'elaborazione del porcellum, che in Lombardia il centrodestra perda un seggio. In questa regione i seggi sono 47 e il premio di maggioranza 26. Nel 2006 il centrodestra prese il 56,95% dei voti ed acciuffò per i capelli un seggio addizionale, ottenendo quindi 27 seggi. Ma senza l'UDC il centrodestra si ferma al 49,01% e si deve quindi accontentare di 26 seggi! Il seggio non va a Casini, che in Lombardia ha il 5,85% e quindi non supera la soglia di sbarramento (non la supererebbe nemmeno con Mastella), ma al PD o alla Cosa Rossa, questione di resti. Questo effetto è robusto, per recuperare questo seggio il PdL dovrebbe aumentare i consensi in Lombardia dell'8%. Forse è possibile ma mi pare molto difficile. Quindi qua c'è un 1 seggio perso di sicuro.

L'effetto "swing regions". La grande speranza di Berlusconi è quella di riuscire a essere primo in molte più regioni che nel 2006. Data la perdita di consensi del centrosinistra, questo probabilmente sarebbe successo se i due schieramenti si fossero presentati uniti come nel 2006. Ma con destra e sinistra in ordine sparso, in particolare senza Casini per il centrodestra, le cose sono più complicate. Ci sono infatti solo tre regioni che passano dal centrosinistra al centrodestra, Campania, Liguria e Sardegna. Riporto a seguito la differenza percentuale di voti tra PdL e PD in ciascuna regione e il numero di seggi guadagnato dal centrodestra.

Campania 9,07 +4 seggi
Liguria 1,87 +2 seggi
Sardegna 1,10 +1 seggi

Il totale dell'effetto è quindi un +7. Come si vede il pezzo grosso è la conquista della Campania ma per il resto c'è poco altro. In Liguria e Sardegna i voti sono molti vicini e potrebbero cambiare per effetto di partiti locali che si coalizzano con l'uno o con l'altro. Il risultato della Campania è anche notevole perché dice che in questa regione Mastella (che raggiunse il 5,2% nel 2006) è irrilevante. Il centrodestra vince tranquillamente senza di lui.

L'effetto estero. Nel 2006 il centrodestra si presentò separato in tutte le circoscrizioni estere, e in tal modo guadagnò un solo seggio nella circoscrizione Europa. Ho ipotizzato che stavolta si presenti unito e ottenga il seggio del Nordamerica e quello dell'Asia-Africa-Oceania, oltre a uno in Europa. A dir la verità non sappiamo quasi nulla sulla stabilità del voto degli italiani all'estero, per cui ogni previsione è un po' azzardata. Comunque diciamo che qua c'è un +2.

Il non-effetto delle regioni azzurre. Nelle restanti regioni il centrodestra prese nel 2006 esattamente i seggi del premio di maggioranza, e li prenderà ancora nel 2008. Assolutamente nessuna variazione. È molto improbabile che ci siano sorprese positive per il centrodestra. Per ottenere più seggi dovrebbe infatti arrivare in genere almeno al 58% senza UDC. In questo gruppo la regione in cui il PdL è messo meglio è il Veneto, dove ha il 47,58%. Un aumento di 10-11 punti percentuali mi pare assai improbabile. L'aumento dovrebbe essere ancora più alto per le altre regioni, quindi direi che qua non succederà nulla.

Il movimento totale di seggi per il centrodestra è riassunto in questa tabella.

Effetto swing regions +7
Effetto Estero
+2
Effetto regioni rosse -10
Effetto Lombardia -1
TOTALE NETTO -2

Il blocco berlusconiano passa quindi da 156 a 154 senatori e non guadagna la maggioranza al Senato.

Analisi di sensitività. Credo che rispetto ai calcoli anteriori l'unica speranza di miglioramento per il Partito Democratico sia evitare la sconfitta in Liguria e Sardegna (la Campania è chiaramente persa, e la recente vicende della spazzatura non ha certo aumentato il consenso verso il PD). Questo ridurrebbe ancora di più i seggi del PdL ma non cambierebbe sostanzialmente la faccenda, visto che il PD non ha nessuna speranza di raggiungere la maggioranza al Senato. Esiste invece la possibilità che il centrodestra faccia meglio e conquisti la maggioranza. Oltre a conquistare Liguria e Sardegna potrebbe anche prendersi Abruzzi e Calabria. In tal caso in queste due regioni prenderebbe 10 seggi anziché 5, portando il totale dei propri seggi a 159. Questo è esattamente il margine che aveva Prodi, e abbiamo visto che non è un bel vivere. Un po' più difficile ma non impossibile, appare la conquista delle Marche. Qui la differenza è di 3,29% e un ribaltone può accadere; in tal caso il PdL aggiungerebbe 3 seggi, andando a 162. Questo inizia ad essere un margine confortevole, almeno se i senatori a vita non fanno opposizione militante. Ma si noti che se perde una sola di queste regioni (Liguria, Sardegna, Abruzzi, Calabria e Marche) il centrodestra sarà abbastanza nei guai. E cambiamenti di seggi nelle altre regioni appaiono molto improbabili, anche se il centrodestra imbarca Mastella e Storace.

Ho ipotizzato inoltre che l'Udeur corra da sola. Se va con l'UDC potrebbe rosicchiare al PdL uno o due seggi nelle regioni in cui il centrosinistra prende il premio di maggioranza, ma è più probabile che l'effetto sia nullo. Se invece Mastella si allea con il PDL potrebbe risultare determinante per la Calabria (ma non per la Campania, che va a Berlusconi di sicuro).

Ragioni per cui potrei aver sottostimato il Partito Democratico.

*Nel 2006 l'Ulivo prese circa il 2% in più alla Camera, dove si presentava unito, che al Senato, dove si presentava diviso tra DS e Margherita. Questo effetto si osserva anche nelle elezioni precedenti, l'Ulivo otteneva sempre più voti nella parte uninominale in cui si presentava unito che nella parte proporzionale in cui i partiti si presentavano separati. Se questo effetto si conferma la base di partenza per il Senato è più alta. I voti vengono sottratti quasi tutti alla Cosa Rossa, e potrebbero evitare la perdita di alcune "swing regions".

* Ho escluso dal computo dei voti alcune schegge, come Repubblicani europei o PSDI, perché non so cosa facciano e che controllo abbiano sul loro pacchetto di voti. Potrebbero essere importanti in alcune regioni del Sud. Per esempio in Calabria il PSDI prese lo 0,84% nel 2006, che in una elezione tight possono fare la differenza.

Ragioni per cui potrei aver sovrastimato il Partito Democratico

* Non ho modo di valutare la consistenza della scissione di Mussi & Co. Ho quindi ipotizzato che non portino via voti. Gli attuali sondaggi, per quello che valgono, sembrano andare in questo senso.

* Ipotizzo che tutti i voti che furono della Rosa nel Pugno seguano i radicali. Visto che i voti era almeno in parte dei socialisti, che al momento sembrano voler andare soli, questo sovrastima i voti del PD. Qua è tutto molto azzardato, non ho visto sondaggi affidabili. Aspettiamo e vediamo, può darsi che nemmeno i radicali si alleino con il PD.

Ragioni per cui potrei aver sottostimato il Popolo delle Libertà.

* Anche qui ho escluso dal computo alcune schegge. Il partito dei pensionati, che ha una certa consistenza al Nord, potrebbe aiutare a conquistare con un buon margine la Liguria. In generale le schegge possono aiutare a muovere le cinque regioni chiave (Liguria, Sardegna, Abruzzi, Calabria e Marche). C'è inoltre l'incognita Mastella, ma come ho spiegato prima questi può veramente aiutare il PdL solo in Calabria, mentre rischia di danneggiarlo se si allea con Casini.

Ragioni per cui potrei aver sovrastimato il Popolo della Libertà.

* Ho ipotizzato che la Destra di Storace prenda solo i voti che nel 2006 presero i partitini fascisti, che equivale a ipotizzare che la scissione non porta via alcun voto addizionale. Anche qui mancano sondaggi affidabili, ma è legittimo sospettare che qualche elettore di AN potrebbe votare Storace, soprattutto se mantiene il simbolo.

Direi che ho detto tutto quello che avevo da dire. Ovviamente i conti che ho fatto non tengono conto dei cambiamenti di voto dell'elettorato, ma in Italia tali movimenti non sono mai stati massicci. Le alleanze elettorali hanno sempre giocato un ruolo determinante. Nel 1996 il centrosinistra vinse perché la Lega si presentò da sola, non certo per una grande ondata a favore della sinistra. Nel 2001 la vittoria del centrodestra al Senato probabilmente non ci sarebbe stata se Rifondazione e Di Pietro avessero evitato di andare da soli al Senato. E il 2006 abbiamo visto tutti com'è andata. Inoltre, in tante regioni nemmeno aumenti di voti dell'ordine del 10% cambierebbero la ripartizione dei seggi. La campagna elettorale e gli spostamenti dell'opinione pubblica serviranno veramente solo nelle regioni "marginali" prima menzionate.

Concludo con una osservazione pro domo mea. Alla fine di tutto l'ambaradan, tutto quello che succede è che i voti determinanti ... sono quelli degli italiani all'estero. Quindi, fratelli e amici espatriati, siamo noi a essere decisivi. O meglio ancora: è nFA a essere determinante. Come canta il sommo poeta: SIAMO SOLO NOI. E, nel caso ve lo stiate chiedendo, l'ultimo paragrafo non è serio.

 

Aggiornamento del 20 febbraio. Alcuni lettori mi segnalano che la Lega potrebbe correre da sola nelle regioni del Nord. Questo ha un effetto importante in Lombardia e Veneto. Infatti in tali regioni funzionerebbe un meccanismo simile a quello delle regioni rosse: il PdL otterebbe comunque i voti del premio, dato che arriverebbe primo anche senza Lega, e in più la Lega parteciperebbe alla spartizione dei seggi riservati alla minoranza. Questo frutterebbe 5 seggi alla Lega in Lombardia e 2 nel Veneto, portando il blocco berlusconiano a 161 seggi. Credo sia troppo rischioso per il centrodestra far correre la Lega da sola in Piemonte e Liguria, poiché in tal caso rischierebbe di perdere il premio. Il Friuli-Venezia Giulia è problematico; non ci dovrebbero essere problem per il PdL ad arrivare primo anche senza Lega, ma la Lega ha preso solo il 7,12% alle ultime elezioni e rischia di non partecipare all'assegnazione dei seggi. Il porcellum, devo dire, non finisce mai di stupire. Ho caricato qui l'analisi con l'ipotesi che la Lega corra da sola in Lombardia e Veneto, e qui il riassunto dei seggi sotto questa ipotesi.

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35 commenti
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Rss dei commenti

  di frimfrim, 19 Febbraio 2008, 17:51 permalink rss
Quanti lettori ha NFA ?15k? chiediamo tutti la residenza in un paesino ,votiamo in massa per boldrin e lo mandiamo al senato a combattere :D
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  di sandro brusco, 19 Febbraio 2008, 18:11 permalink rss

Risposta semiseria. Nel 2006 il senatore del Nord America venne eletto con 36.000 voti, e in realtà ne sarebbero bastati 26.000. Ma fu solo perché quei ciucci di AN (alias Per Italia nel Mondo), FI e Lega si presentarono separati. Va meglio in Africa-Asia-Oceania, dove bastarono 23.000 voti. Sul territorio nazionale l'unica possibilità è la Val d'Aosta, dove sono stati necessari 23000 voti.

Non so quanto lettori abbia nFA nel Nord America, ma ho l'impressione che se ci coordiniamo un po' di effetto lo abbiamo. Questa volta il centrodestra si presenterà unito a meno che non siano completamente imbecilli (which, I reckon, it's far from impossible). Quindi l'elezione sara molto più tight, e probabile che si decida per poche migliaia di voti.

La faccenda si fa sempre più interessante. E mi viene in mente giusto adesso che il nostro caro senatore Ron Turano non si è nemmeno mai degnato di rispondere quando gli scrivemmo chiedendogli di votare contro l'indulto. Bene, bene, bene...Anything to say, senator?

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  di frimfrim, 19 Febbraio 2008, 18:22 permalink rss

Risposta semiseria. Fate un partito, prendete il 2% (le pecore italiane non cambiano il loro voto) poi fate l'ago della bilancia al senato :D

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  di pietro X, 19 Febbraio 2008, 18:35 permalink rss

non si può fare perché c'è lo sbarramento all'8 per cento.

l'unico partito che corre per le elezioni ma non è soggetto allo sbarramento è l'astenzione/voto nullo. meditate...  in fondo, come dimostra il post, a parte coloro che vivono nelle regioni marginali, per gli altri votare è inutile.

 

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  di andrea moro, 19 Febbraio 2008, 19:09 permalink rss

Il 2 per cento di cosa? In NordAmerica come ha fatto notare Sandro occorrono circa 30mila voti. L'avevo notato dopo le scorse elezioni con una certa curiosità. Il nostro bacino tipico di utenza nel nord'america è quello dell'ambiente accademico. Ma quanti sono iscritti all'AIRE? Quanti iscritti ricevono effettivamente la scheda (cosa peraltro che sarebbe interessante monitorare seriamente questa volta, magari lo facciamo noi; esiste una variabilità enorme da consolato a consolato)?

Comunque, proviamo a giocare, sempre in modo semi-serio, e assumiamo di poter fare il giro delle università. Cominciamo da Economia. Alberto ha contato l'anno scorso 29 professori nei migliori 12 dipartimenti. Mi azzardo a dire che ce ne sono 100 nei primi 50. Aggiungiamo altrettanti studenti, e le mogli/mariti dei prof. che speriamo siano italiani e votino. Fanno 300 contatti solo da Economia. Gente che però conosce nessuno fuori dal cerchio ristretto accademico. Cambiamo settore; nel campo della ricerca bio-medica, che conosco un po', secondo me ce ne sono almeno il quadruplo, e penso di sottostimare. Quindi siamo a 1500. Raddoppiamo per tener conto delle altre discipline. 3000 contatti (partners inclusi) che dovrebbero procurare ciascuno 10 voti diversi, 20 per famiglia? La vedo dura arrivare al quorum, ma un certo effetto lo si potrebbe avere (ammesso di volersi rompere le scatole e girare in tutte le università)

Proviamo a stimare con un metodo diverso. Lo scorso mese abbiamo avuto circa 7-8mila visite dal NordAmerica, che probabilmente corrispondono a circa 3-4 mila visitatori diversi (ci ripromettiamo di postare un articolo con statistiche di visite più dettagliate, come richiesto da molti la scorsa settimana). Quanti di questi seguirebbero le nostre indicazioni e convincerebbero altri 10 amici e parenti? Difficile arrivare a 30mila, ma anche in questo caso un effetto potrebbe esserci.

Ripeto per fugare qualsiasi dubbio che nessuno ha intenzione di fare partiti, né di candidarsi, né di attivarsi in campagna elettorale. E certamente non si pretende che tutti gli elettori nordamericani né tutti gli accademici seguirebbero le nostre indicazioni.

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  di frimfrim, 19 Febbraio 2008, 19:34 permalink rss
Sempre per ipotesi: questi conti non comprendono i possibili voti "spontanei" da parte di sconosciuti. Dato che il nord america non è palermo può essere che qualcuno guardando i candidati (una serie ph.d in economia vs il classico politico cerca poltrone) possa votarvi.
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  di andrea moro, 19 Febbraio 2008, 19:38 permalink rss
Chiaro che non hai visto le nostre foto :-)
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  di alberto bisin, 19 Febbraio 2008, 19:52 permalink rss
Ue', io non mi sono candidato nemmeno al Financial Aid Committee di NYU. Siete pazzi da legare.
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  di fausto panunzi, 19 Febbraio 2008, 18:25 permalink rss
Cosa accadrebbe nella tua simulazione se il PD corresse veramente da solo?
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  di sandro brusco, 19 Febbraio 2008, 18:43 permalink rss
Dovrei fare i conti per benino, ma a naso direi che senza Di Pietro e Radicali il PD perde per certo tutte e 5 le regioni marginali. Quindi PdL a 162 seggi e maggioranza chiara della destra. Ovviamente questa resta una possibilità a causa degli spostamenti d'opinione dell'elettorato, ma allo stato attuale è tutt'altro che una cosa certa. Ricordo inoltre che tutti questi conti assumono che l'elettorato segua pedissequamente le indicazione dei partiti in caso di alleanza. Questa ipotesi funziona in genere abbastastanza bene ma mai al 100%, e visto che stiamo parlando di regioni in cui l'esito si deciderà per un pugno di voti bisogna andar cauti.
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  di Marco Boleo, 19 Febbraio 2008, 18:41 permalink rss

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=H6JC5

Caro frimfrim io sono pronto ad offrire a tutti i lettori di nFA la residenza ad Avezzano in Abruzzo ma Michele al Senato sarebbe sprecato. O meglio sarebbe una noia per lui, visti i servizi mandati in onda dalle IENE sul livello culturale della nostra classe politica. Eppoi Michele sarà il Ministro dell'Economia del governo ombra di nFA con nel Consiglio degli esperti tutti gli altri della redazione. Io mi propongo come usciere del gabinetto del Ministro.

Caro Sandro ho inserito il link di un articolo pubblicato su L'Unità di ieri dove si esaminano gli scenari elettorali in Abruzzo

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  di LuigiP, 19 Febbraio 2008, 19:10 permalink rss

Anche i miei grezzissimi conti back-of-the-envelope prefiguravano uno scenario di sostanziale pareggio al senato... pensavo però che il risultato fosse dovuto ad un mio sistematico sovrastimare il PD e la sua capacità di vincere regioni (chiamarlo "wishful thinking" mi pare del tutto fuori luogo, dato lo scenario che si prospetta!)

Chissà come andrà a finire. I primi conti seri penso si potranno fare fra 3-4 settimane, quando la distanza dalla consultazione sarà breve e soprattutto si saranno chiuse le liste (parlo per i mille sondaggi che politici e media stanno tirando fuori giornalmente, non per te, Sandro!).

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  di Antonio Mele (rabbi), 19 Febbraio 2008, 19:41 permalink rss
Se effettivamente si fa l'election day e le amministrative saranno nello stesso giorno delle politiche, questo avvantaggia il PD (ed e' per questo che Silvio non voleva farle insieme).
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  di Mario B., 19 Febbraio 2008, 20:30 permalink rss

Finalmente una analisi da parte vostra. La aspettavo con ansia. Degli altri non mi fido tanto, di voi un poco di più. Secondo me sarebbe da tenere conto anche dell'astensionismo, ho come la sensazione che nello scenario attuale, nessuno dei candidati (se così si possono definire, visto il meccanismo di voto) possa incarnare lo spirito rivoluzionario. La gente è senz'altro stanca di tutto il carrozzone ed è desiderosa di novità. 

Evidenza empirica di pochi istanti fa: il mio idraulico, elettore di circa sessant'anni, vede Casini come il "nuovo", mentre apostrofa con colorite imprecazioni tutto il resto della classe politica. Un retaggio del centrismo cattolico? Può darsi. Interessante è il fatto che è particolarmente arrabbiato con tutto il sistema, sintomo che probabilmente l'antipolitica potrebbe distogliere voti, sia da una parte che dall'altra. 

 

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  di sandro brusco, 20 Febbraio 2008, 10:41 permalink rss

Grazie per il commento Mario. Ripeto che l'analisi è un puro esercizio contabile in cui si applicano i dati del 2006 alle alleanze del 2008, non ho cercato di fare alcuna previsione sui cambiamenti di consenso.

Per rispondere alla tua domanda, l'astensionismo conta solo se è asimmetrico, ossia se rispetto alle ultime elezioni colpisce di più una parte politica che l'altra. È possibile che un simile effetto si produca contro il centrosinistra, ma siamo nel campo della speculazione; bisogna vedere alla fine cosa faranno gli elettori delusi del centrosinistra di fronte alla prospettiva di una vittoria berlusconiana. È perfettamente possibile che alla fine tanti dei delusi si turino il naso e votino lo stesso. Ripeto, non ho nessun dato concreto al riguardo.

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  di Mario B., 20 Febbraio 2008, 19:08 permalink rss

L'esercizio contabile a me è piaciuto molto, normalmente gradisco particolarmente le analisi ben sostenute da dati quantitativi (in stile NfA) che i "grandi" discorsi teorici privi di evidenza empirica. 

Sulla simmetria dell'astensionismo sono un po' titubante, ma sono speculazioni, come quelle del paventato effetto "Grillo" che leggo sulla stampa. Alcuni azzardano che l'alleanza dell'IDV con il PD sia per accaparrarsi i voti dei grillini. Mi sembra una ipotesi alquanto azzardata. 

Un piccolo off topic (spero me lo perdonerete), ieri sera a ballarò c'era la testarossa Brambilla che ha offerto uno spettacolo desolante. Una tale pochezza intellettuale e una così scarna preparazione che in confronto Maroni sembrava un guru, tra l'ilarità generale. E non aveva nemmeno la minigonna, ahimè. Il nuovo che avanza. Boh.

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  di Marco Boleo, 20 Febbraio 2008, 10:38 permalink rss

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=H7E1Y

Ecco cosa dice in proposito Mannheimer. L'analisi di Sandro è più accurata ed è stata anche più tempestiva

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  di Marco Boleo, 20 Febbraio 2008, 11:46 permalink rss

Caro Sandro ho mostrato la tua analisi ad un vecchio volpone della politica e l'ha trovata interessante. Gli effetti che potrebbero entrare in gioco sono quello dell' "election day" ricordato da Antonio Mele; quello dell'astensionismo ricordato da Mario; quello del PD, ovvero la fusione dei DS con La Margherita potrebbe dirottare una parte di elettori margheritari verso il centro che si sta aggregando; quello di An dentro il PDL potrebbe spostare voti da An a Storace. Credo però che tutti questi spillovers alla fine si bilancino. Tu che ne pensi?

 

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  di sandro brusco, 20 Febbraio 2008, 18:12 permalink rss

Secondo me i politici queste cose se le studiano e le capiscono ben prima di noi. Il nostro lavoro di scienziati sociali è quello di capire meglio queste decisioni. Se si aderisce al paradigma del decisore razionale, la sfida è capire cosa stanno massimizzando gli attori e qual è l'equilibrio del gioco. Ho pochi dubbi che Casini si sia fatto (o fatto fare) gli stessi conti che ho fatto io prima di decidere di andare da solo.

Per quanto riguarda le previsioni, tutti gli elementi che citi sono plausibili ma non ho modo di verificarne la consistenza quantitativa. L'unico strumento che abbiamo a disposizione sono i sondaggi. Quelli che si vedono finora dipingono più o meno il quadro che ci si poteva aspettare: il centrosinistra ha perso consensi verso il centrodestra ma non in modo drammatico, per cui la logica delle alleanze sarà quella che fa veramente la differenza.

Il problema dei sondaggi presenti e futuri è che si focalizzano sulla Camera, perché è più facile e meno costoso costruire un singolo campione rappresentativo della nazione piuttosto che 20 campioni regionali (d'accordo, Val D'Aosta, Trentino e Molise si possono tralasciare; ma 17 restano tanti). Ma alla Camera è scontato che vincano i berluscones, per cui i sondaggi saranno essenzialmente inutli. Inoltre, anche se si facessero sondaggi regionali c'è sempre il problema di stimare i piccoli. Uno sbaglio di uno o due punti è poco rilevante per i partiti grossi ma può essere determinante per partiti come l'UDC che non si sa se raggiungono la soglia dell'8%; la differenza tra 7.9% e 8.1% può essere determinante. In sintesi, mi sa che l'incertezza ce la terremo fino alla fine. L'unico possibilità che l'incertezza sparisca prima è che ci sia uno spostamento dell'elettorato così forte da una parte o dall'altro che ci consenta di assegnare con minore margine di errore i seggi delle regioni marginali. Dubito che ciò accada.

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  di frimfrim, 20 Febbraio 2008, 20:43 permalink rss
E poi ora è tutto piu difficile nel fare i sondaggi. La politica da un mese a questa parte è passata da bidimensionale (sinistra,centro,destra) a tridimensionale (la rosa bianca o qualunque sia il suo nome si posiziona ,a detta dei suoi leader, in ALTO). Una buona notizia per chi come michele non è ne di destra ne di sinistra e odia il centro : basta guardare in alto(rofl).
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  di palma, 20 Febbraio 2008, 23:35 permalink rss

che renderebbe Nfa utile e visibile.

1. vedere (tenendo un conto)chi e quando riceve la scheda elettorale tra le persone iscritte a AIRE

2. utilizzare ogni disfunzione per creare un casus belli legal giuridico una volta che il finale risultato dei voti non ci piaccia.

Se la teoria e'corretta e i dati rispecchiano la verita', il margine di differenza che crea una maggioranza sara' piccolo 

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  di andrea moro, 21 Febbraio 2008, 00:27 permalink rss

Il problema e' che il giudice di ultima istanza in questi tipi di causa e' la giunta per le elezioni della camera e del senato, che sono composte da senatori e deputati eletti, magari illegalmente. Raramente vengono mandati a casa dei parlamentari.

Ho seguito il caso della norma sull'applicazione del premio di maggioranza, di cui parlai agli albori di nfa, decisa proprio un mesetto fa con la respinta di tutti i ricorsi. Mi sono letto anche le relazioni alla giunta dei costituzionalisti invitati ad illustrare il caso. Quelli in supporto dei ricorsi presentati presentavano il parere in modo semplice seguendo l'interpretazione letterale della legge, come ho suggerito nel mio articolo; gli altri si arrampicavano sugli specchi per cercarne una possibile incoerenza logica; risultato: hanno vinto gli arrampicatori.

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  di sandro brusco, 23 Febbraio 2008, 11:55 permalink rss

A quanto pare la possibilità di un senato senza maggioranza sta iniziando a essere presa in considerazione. Mi sa che i sondaggi che le forze politiche si fanno fare privatamente non danno risultati tanto differenti dalle mie simulazioni low tech.

L'articolo però mette parecchia enfasi sul caso Sicilia, e io faccio fatica a capire perché. Nell'articolo c'è un errore abbastanza palese, non è vero che il premio di maggioranza valga "12 senatori". La Sicilia ha 26 senatori e il premio di maggioranza è di 15. Se anche il centrodestra perdesse la Sicilia, cosa che a me pare impossibile, beccherebbe comunque almeno 8 senatori, perdendone quindi al massimo 7 (che sono tanti, in questa situazione). La cifra di 12 non so proprio da dove salti fuori.

La ragione per cui la vittoria del centrosinistra in Sicilia mi appare implausibile è che i risultati del 2006 (vedi qui al foglio 18 per versione più completa) furono i seguenti:

DS + Margherita + IDV + RNP = 28,65

FI+AN = 39,21

UDC = 9,59

Autonomisti (MPA) = 4,10

Anche se gli autonomisti di Lombardo andassero per i fatti loro o con l'UDC, restano comunque più di 10 punti tra PD e PdL. Affinché il premio passi al PD si deve muovere dal PdL al PD almeno il 5,2% delle'elettorato, una cifra enorme dati gli standard di mobilità italiani. Forse una mobilità interna ai poli è più probabile, ma anche così il PD dovrebbe assorbire almeno il 5,2% dei voti comunisti (che in Sicilia sono pochi, il 7,8%) mentre il PdL dovrebbe avere una simile perdita verso Storace, Casini e Lombardo. Veramente i sondaggi dicono questo? Faccio fatica a crederci.

Però i giornali continuano a parlare ossessivamente della Sicilia, mentre per esempio ignorano completamente la Calabria e la Sardegna, regioni che hanno sì meno seggi ma nelle quali i margini tra PD e PdL sono assai più sottili e dove ci sono forze locali rilevanti, le cui decisioni di alleanza potrebbero rovesciare il risultato regionale. Ci dev'essere qualcosa che non capisco, e in tal caso invito i lettori (soprattutto siciliani, sardi e calabresi) a spiegarmelo. In alternativa, i giornali fanno male il loro lavoro, concentrandosi su baggianate e tralasciando le cose serie.

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  di rectoscopy, 23 Febbraio 2008, 12:47 permalink rss

Innanzitutto complimenti per la simulazione. È raro trovare qualcuno che abbia la pazienza di fare due calcoletti con calma: in genere si preferisce buttarla in chiacchere.

Anch'io sono convinto che l'elettorato italiano (al di là delle dichiarazioni emotive) sia molto stabile. Chi ha votato Prodi, il turno dopo non vota Berlusconi e viceversa.
Quindi sulla base delle sue analisi mi sono fatto una domanda ai limiti della fantapolitica. Esiste una strategia per cui il centrosinistra riesce a massimizzare il proprio risultato? In particolare mi riferisco ad alleanze variabili sul territorio nazionale. Mi sembra che Partito Democratico e Cosa Rossa trarrebbero qualche beneficio se si alleassero in alcune regioni: Piemonte, Liguria, Lazio, Campania, Puglia, Sardegna.

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  di sandro brusco, 23 Febbraio 2008, 13:12 permalink rss

Si, la strategia è ovvia ed è quella che dici tu: se PD e Sinistra Arcobaleno si presentano uniti nelle regioni marginali (quelle che hai elencato tu) massimizzano il danno agli avversari. Due osservazioni però.

1) Io credo che PD e SA abbiano interessi completamente divergenti. Siccome la Camera finisce comunque al centrodestra, avere un Senato senza maggioranza servirebbe al PD per fare le larghe intese. Questo è anatema per la Sinistra Arcobaleno, che smetterebbe di essere l'unica opzione "governativa" possibile per il PD e rischierebbe la marginalizzazione permanente. Credo che SA preferisca la vittoria della destra a un Senato senza maggioranza.

2) Se PD e SA si mettono a fare i furbini allora non è detto che le altre forze restino ferme. Per esempio, a quel punto il PdL sicuramente imbarcherebbe il partito dei pensionati in Liguria e altre schegge. Ho dubbi però che possa raggiungere un accordo con l'UDC, che secondo me punta invece proprio ad avere un Senato senza maggioranza. L'accordo lo potrebbero raggiungere solo se, fatti i conti, Casini si convincesse di poter avere un numero di senatori determinante (ossia, di essere ago della bilancia in Senato). Ma in tal caso credo che sarebbe il PdL ad opporsi all'accordo.

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  di Pietro, 06 Marzo 2008, 20:45 permalink rss

L'articolo mi ha fatto venire voglia di curiosare sui dati del Viminale alle elezioni del 2006 e la cosa di cui sono convinto è che l'udc prenderà più di quei 4 senatori indicati. Se si vede regione per regione in molte di queste prende infatti il 7 e passa per cento e se si considerano questi fattori:

- la maggiore visibilità di Casini candidato premier

- l'elettorato in genere più spostato verso il "centro-destra" dopo il governo Prodi (tra l'altro a differenza di An e Forza Italia dovrebbe mantenere pressoché inalterato il simbolo)

- la brutta fine di Mastella che in regioni come Calabria e Campania potrebbe mobilitare un paio di punti percentuale di elettorato di centro

credo allora che l'UDC possa arrivare senza troppa meraviglia a 10 senatori.

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  di sandro brusco, 06 Marzo 2008, 21:08 permalink rss
Si, è perfettamente possibile. Tieni conto però che ci sono parecchie regioni, quelle con 7-8 senatori, in cui la soglia effettiva è più alta dell'8%. Non so veramente dire cosa farà l'elettorato di Mastella. Da qui l'impressione che ho è più che di centro sia un elettorato di clientes. Andranno con chi offre di più, centro, destra o sinistra conta poco. In Campania però l'UDC dovrebbe imbarcare i voti della cosca demitiana, per cui qualche speranza in più di ottenere senatori ce l'hanno.
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  di xxx, 13 Marzo 2008, 10:28 permalink rss

Da varie considerazioni fatte in questo post mi sembra di capire che a livello di seggi al senato (dando la camera per persa) a Veltroni possa matematicamente convenire andare da solo alle elezioni (sfruttando qua e là il fatto che l'arcobaleno rubi seggi alla destra) per ottenere l'unico risultato realisticamente possibile (nessuna maggioranza al senato).

Non sono in grado di fare i calcoli che paragonano i due scenari: sapete dirmi se ciò è corretto?

Mi sembra importante perchè metterebbe in una luce molto diversa la tanto decantata scelta veltroniana.

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