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Davinci Un appello con molti assenti

di marcox,  8 Ottobre 2008 permalink stampa

La ripresa dei lavori all'università si accompagna alle usuali proteste contro il governo per la gestione dei fondi da destinare alla ricerca. Fra le vistose assenze denunciate in un appello che circola sul web e firmato da illustri e meno illustri docenti italiani, una in particolare mi colpisce: l'autocritica.

Data la carica ricoperta dall'autore abbiamo ritenuto opportuno mantenere il suo anonimato.

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Un appello si aggira per il web. La versione ufficiale si può trovare qui, mentre una versione più o meno arrabbiata dello stesso si può leggere qui.

Alcuni docenti, come scritto nell’appello, protestano vibratamente contro la cosiddetta riforma Gelmini. Le vibrazioni sono prodotte da quanto è incorporato nel D.L. 112/08, convertito nella legge 133/08, e che, a loro dire, produrrebbe effetti drammatici sull’Università Italiana. Affermano infatti gli illustri firmatari:

Come già hanno denunciato molti Dipartimenti, Facoltà, gruppi di docenti, si tratta di misure che sottraggono risorse alla ricerca, riducono il personale docente e amministrativo, restringono lo spazio vitale dell'Università sancendone l'emarginazione irreversibile nella vita del Paese.

Insomma, la fine della civiltà occidentale, molto ma molto peggio dello tsunami MBS questa MSG.

Per chi conosce i riti dell'università italiana, però, l'incipit parrebbe in realtà annunciare qualcosa di già visto: infatti ogni anno assistiamo agli allarmi della classe docente che minaccia di sospendere la didattica o di interrompere la ricerca. Da questo punto di vista dunque, niente di nuovo sul fronte universitario.

Ma i rettori e i professori continuano:

“La riduzione al 20% del turnover delle unità del personale non significa soltanto uno sfoltimento senza precedenti di tante discipline specialistiche in cui la cultura italiana primeggia nel mondo. È tutto il processo di rinnovamento del corpo docente italiano - gravato da una anzianità elevata - ad essere compromesso per i decenni a venire. A tanti nostri valentissimi giovani l'avvenire nella ricerca e nell'insegnamento viene definitivamente precluso.”

Le prime scontate reazioni alla lettura del brano citato sono: ma chi ha prodotto l’invecchiamento della classe docente italiana? Chi ha consentito che nei concorsi si producessero quei baronati che hanno portato la situazione al livello attuale? Perché i nostri professori e rettori parlano come se loro fossero all’università come semplici spettatori e non come parti che hanno, in diversa misura e certamente con responsabilità diverse, preso parte a configurarla quale essa è oggi? Ma davvero una riforma o una circolare ministeriale possono avere avuto la colpa di produrre lo sfascio che è sotto gli occhi di tutti? Se l’età media è cresciuta nelle università lo si deve non al taglio dei fondi ma, credo, a quell’idea per cui, per avere il "tuo" posto, ti devi mettere in fila, e aspettare che il concorso ti venga assegnato solo dopo che quelli che sono in fila davanti a te (per anzianità o per portaborsismo o per una combinazione delle due cose) sono stati già sistemati. Altrimenti, cosa nell’attuale legislazione impedirebbe di assumere giovanissimi ricercatori?

I firmatari scrivono, inoltre:

“Il principio della convertibilità della Università in fondazioni private - sancito dall'art. 16 della Legge - costituisce senza dubbio il più grave attacco mai condotto contro l'autonomia e il futuro stesso dell'Università italiana. Non viene soltanto auspicata la ritirata dello Stato dalle sue funzioni storiche nel garantire la formazione superiore e la riproduzione delle sue classi dirigenti. È un progetto velleitario, imitazione tardiva di una stagione ideologica oggi in rovina nel Paese stesso in cui essa è nata. Trasporre l'esperienza delle Università private americane in Italia significa in realtà condannare tanto le Università pubbliche che private a un sicuro destino di irrilevanza.”

Insomma leggiamo che la riforma Gelmini non sarebbe una riforma da discutere in accordo o disaccordo. No, tale riforma sembrerebbe essere il male assoluto. Essa fa parte di un progetto neoliberista che ormai, si sa, è fallito ovunque, anche nel paese guida. Peccato che, nel paese dove è fallito, abbiano le migliori università del mondo nelle quali lavora una percentuale sostanziale dei migliori scienziati del mondo! Se quella è rovina, voglio anch'io andare in rovina (e magari sottolineare che se Wall Street cade, piazza Affari e paraggi non stanno certo solidamente in piedi ...)

Quest riforma, comunque, implica che lo stato abdicherebbe alla sua funzione di formazione delle classi dirigenti non investendo in prima persona su di esse e lasciando che siano le fondazioni o soggetti non statali a gestire le università. Mi chiedo: anche se fosse vero (purtroppo non sembra esserlo) cosa ci sarebbe di male? Perché le "classi dirigenti" le deve formare "lo stato"? Siamo nella Russia di Lenin, o forse i firmatari hanno letto troppo, ed a rovescio, Althusser?

Andiamo con ordine:

  • Tutto il passo citato è secondo me un esempio di statalismo culturale. Quando i nostri dicono che dovrebbe essere compito dello stato creare le elites, hanno forse in mente Napoleone che nel 1810 fonda la Normale di Pisa sul modello dell’École Normale Supérieure di Parigi? E chi l’ha detto che le elites si formano esclusivamente all’università? E poi: poniamo che il modello napoleonico che loro adombrano abbia funzionato fino a pochi anni fa, quali sarebbero le elites risultato di questa programmazione? Io, piuttosto, ribalterei la cosa così. Molte delle elites che oggi abbiamo in "sella" al paese, politicamente ma non solo, vengono proprio dall’Università italiana, napoleonica o meno che sia ma certo di stato. Niente male, come risultato. Se lo Stato italiano e la sua università hanno davvero avuto una funzione storica di formazione e promozione delle elites nazionali (e, probabilmente, l'hanno avuta, assieme alla chiesa cattolica, il partito comunista, confindustria ed i sindacati) tale funzione ha avuto risultati così modesti (per essere gentili) da rendere difficilmente auspicabile che debba ancora essere la spesa pubblica statale la fonte primaria di finanziamento per la formazione delle nuove elites. Se davvero la qualità delle elites dipende dalle fonti di finanziamento (cosa che i firmatari dell'appello chiaramente assumono) allora l'esperienza storica suggerisce che è molto meglio cambiare fonte di finanziamento.
  • L’anti-americanismo, neanche a dirlo, tocca un’altra vetta. Invece di accostarsi con curiosità ad esperienze economiche e culturali di gestione dell'università assai più fruttuose della nostra, i firmatari parlano come se il progetto Gelmini fosse un tentativo di americanizzare la società italiana. Insomma, invece di imparare dall’esperienza di università straniere americane e non, si lamenta la possibile esportazione di un modello che è chiaramente risultato, per molti versi, preferibile al nostro. Le università amerikane sono, dopotutto, strapiene di italiani mentre non vale lo stesso per quelle italiane! Che sia perché tutti gli italiani sono stupidi ed amano andare nei posti cattivi, mentre gli americani lo sono pure perché non vanno nei posti buoni? È questa l'ipotesi di lavoro? Son un po' tonte tutte, le masse, ma noi illuminati, noi no ...

Si potrebbe, alla luce di quanto argomentato nell'appello, fare dunque così:

  • Vista la penuria di fondi e la mancanza di altre risorse (vade retro le private!) i docenti universitari potrebbero decidere di a) bloccare gli avanzamenti di stipendio automatici per un periodo indeterminato e, b) ridurre gli stipendi attualmente erogati. La misura potrebbe apparire un tantino populista, e forse nemmeno dirimente, ma sarebbe certamente un segnale chiarissimo che tutti fanno sacrifici, soprattutto coloro che più di tutti beneficiano del sistema attuale. L’abbiamo chiesto ai piloti, chiediamolo anche ai docenti ordinari in cattedra da tempo.
  • Affidare la valutazione scientifica delle eventuali pubblicazioni (sostenute con soldi pubblici) alla diaspora della ricerca italiana, che non avrebbe certo limitazioni di comprensione linguistica della produzione scientifica nostrana.
  • Si dovrebbe inoltre incentivare chi ha più di 65 anni ad andare immediatamente in pensione. Poi, se volessero e nei casi di particolare prestigio, i docenti potrebbero anche continuare a lavorare come emeriti nelle università, ma senza oneri per lo stato.
  • Bisognerebbe inoltre ammettere che alcune sedi universitarie non hanno le risorse per fare ricerca e dunque sarebbe preferibile concentrare le poche risorse disponibili su centri universitari che hanno una tradizione di ricerca solida e credibile. Sarebbe meglio, dunque, avere la laurea triennale diffusa, e la specialistica concentrata solo dove la sua frequenza possa essere significativa nella formazione dello studente.

Ovviamente questi punti finali sono idee di poco momento, da buttare via a favore di idee migliori o più dettagliate, a patto che i docenti universitari (firmatari o meno ch'essi siano dell'appello che m'ha spinto a scrivere queste note) ammettano: a) il loro sostanziale concorso di colpa nella situazione attuale; b) la necessità che anche loro facciano sacrifici; c) la possibilità che fra le misure da adottare vi sia un loro (pre)-pensionamento.

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36 commenti
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Rss dei commenti

  di Caminadella, 08 Ottobre 2008, 07:49 permalink rss
Ho molto rispetto per gli pseudonimi (visto che li uso anch'io) ma se Marcox ha una carica importante in università forse non è opportuno che abbia opinioni segrete sull'università che esprime in forma anonima. Se invece la carica è altrove, no problem.
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  di michele boldrin, 08 Ottobre 2008, 07:59 permalink rss
C'è una terza ipotesi: non ha nessuna carica importante, anzi è l'ultima ruota del carro in un posto dove i baroni regnano sovrani ed il nepotismo impera ... Siccome, per ragioni sue, non può andarsene, gli abbiamo noi stessi consigliato l'uso dell'anonimato. Abbiamo provato sulla nostra pelle la pochezza dei baroni italioti. Non vedo alcuna ragione per farla provare ad altri.
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  di andrea moro, 08 Ottobre 2008, 08:00 permalink rss
L'anonimato lo abbiamo suggerito noi, e ti assicuro che e' opportuno
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  di spok, 08 Ottobre 2008, 08:41 permalink rss

Tratto dal Vostro articolo: La carrozza di Luigi XV..trovo si adatti perfettamente a chiunque abbia un posto di lavoro a tempo indeterminato nell'università, baroni compresi ovviamente..

"...il suo ruolo prestigioso lo aveva ottenuto grazie al sostegno di Madame de Pompadour, favorita del re.

Insomma, un’intricata ragnatela di complicità alimentate dai ricatti, un diabolico intreccio perverso che però teneva assieme il regno. Eliminarli, così ragionò Choiseul, avrebbe irrimediabilmente compromesso il precario equilibrio sul quale tutto si reggeva. Un cambiamento radicale non avrebbe evitato la catastrofe del regno, avrebbe solo anticipato la sua distruzione. Né avrebbe avuto senso che proponesse lui di cambiare le regole di un’amministrazione sconsiderata, la stessa che gli aveva permesso di ottenere prebende e privilegi, onori e carica. Da uomo avveduto e di notevole intelligenza, comprese che porre rimedio a quei guasti non era possibile e rispose al re che la decisione più saggia consisteva nel lasciare le cose come stavano. Quando Madame du Barry divenne la favorita di Luigi XV prendendo il posto della defunta Pompadour, il re si sbarazzò di Choiseul. Lo esiliò nelle sue terre dove morì in tarda età coperto di debiti, quattro anni prima della Rivoluzione Francese...."

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  di johnny23021981, 08 Ottobre 2008, 10:04 permalink rss
il re si sbarazzò di Choiseul. Lo esiliò nelle sue terre dove morì in tarda età coperto di debiti, quattro anni prima della Rivoluzione Francese....
si ma questo non succede
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  di michele boldrin, 08 Ottobre 2008, 08:55 permalink rss
Secondo voi, il giovane Alberto in gita in Amerika, di chi sarà mai figlio?
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  di johnny23021981, 08 Ottobre 2008, 11:04 permalink rss

ma è anche attore! http://it.movies.yahoo.com/artisti/-/albertofloresdarcais/index-300816.html
cmq repubblica non è un ente statale nonostante incassi fior di quattrini dallo stato.

chissà cosa si riuscirà a fare con delle bellissime ed autonome fondazioni che incassano soldi senza nessuna valutazione e li gestiscono in libertà assoluta. faville.

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  di johnny23021981, 08 Ottobre 2008, 09:32 permalink rss
Buone le proposte. Ma la numero 3 non è già stata messa in atto? O forse solo in alcune università e non universalmente appunto :) Aggiungo che il ricavato derivato dall'autotassazione dei professori potrebbe essere dirottato per alzare il magro stipendio dei ricercatori.
Però la numero 2 mi sembra perfetta per quanto poco praticabile.

Aggiungo solo, ma non è inerente al testo dell'appello: mi pare che le mobilitazioni più grandi arrivino dai ricercatori precari che "a causa di Brunetta" non saranno rinnovati (sto cercando dettagli). Vero però è che ricercatori e dottorandi sono decisamente più autocritici dell'appello citato.

Intanto ascolto Radio 1 dove c'è il dibattito segnalato ieri.
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  di Giuseppe Lipari, 08 Ottobre 2008, 10:19 permalink rss

Io preferisco mantenere il mio nome (potete trovarlo sul mio blog), e spero di non aver affatto bisogno mai di alcun anonimato. Se poi qualcuno mi metterà i bastoni tra le ruote, pazienza, magari raggiungerò i nostri amici al di là dell'oceano.

Io non ho firmato l'appello, nè intendo farlo. Gli argomenti del post mi sembrano sostanzialmente corretti. Però, ammetterete che chiamare i provvedimenti del governo con la parola "riforma" è veramente ridicolo. Il provvedimento del governo è un taglio e basta. Non si riforma un bel niente. L'università italiana rimane com'è, solo con meno soldi. Chiamarla riforma, come fa l'anonimo autore, mi sembra davvero un'offesa.

Quanto alla riduzione degli scatti di anzianità, è uno dei provvedimenti in atto, e come al solito sfavorisce i giovani, mentre ai vecchi non gliene frega niente. Infatti, diminuire da 2 a 3 anni gli scatti di anzianità è più deleterio per un giovane, che ha tutta la carriera davanti e che quindi a fine carriera guadagnerà molto ma molto meno, che per un vecchio che ormai vicino alla pensione ha pochissimo da perdere. Quello che conta è l'integrale! Ho riportato <a href="http://scacciamennule.blogspot.com/2008/07/sui-tagli-agli-stipendi-dei-professori.html">qui </a> un conto approssimativo fatto dai colleghi Ingegneri dell'Università di Pisa. E soprattutto, questo taglio non è sostituito da nient'altro (che ne so, premi di produzione basati sulla valutazione dei risultati, o altro). Quindi, al sottoscritto che è diventato associato da poco, è stata improvvisamente tagliata l'aspettativa di stipendio futura, senza sostituirla con nient'altro. 

Va beh, ci sacrifichiamo volentieri se vediamo all'orizzonte una riforma. Ma la riforma dov'è? Le fondazioni? O perbacco, in effetti c'è la fila di privati che vuole mettere soldi nell'Università, e i docenti cattivi ributtano indietro la proposta. Tutti pronti a mettere milioni di euro in un'attività altamente remunerativa come l'Università! A parte gli scherzi, in realtà ancora non si è visto nessuno. Volete saperlo? secondo me nessuno verrà mai a bussare alla porta di una Università italiana per spenderci (perderci) soldi, a meno che non si veda un ritorno di altro tipo... ma lasciamo perdere. 

Infine: l'unico modo di riformare l'università italiana è di istituire una o più agenzie per la valutazione e distribuire i fondi in base ai risultati. Quindi abolire i concorsi che a quel punto risulterebbero inutili, e trasformare tutti i contratti con i docenti in contratti di diritto privato fra Università e docente stesso. La riforma che modestamente propongo sta scritta <a href="http://scacciamennule.blogspot.com/2008/09/universit-una-modesta-proposta.html">qui</a>, e non è una novità. Argomenti del genere, credo, sono stati esposti da persone più illustri di me su questo e su altri blog. Però, per fare una cosa del genere, come primo atto bisogna mettere su un serio sistema di valutazione. E che fa il ministro Gelmini come primo atto? affossa l'ANVUR, l'agenzia per la valutazione, unica e striminzita creatura di Mussi. 

Concludendo: l'università italiana fa schifo anche per colpa dei docenti. Non concordo con l'appello, perché inutilmente ideologico e corporativo. Ma il governo non sta andando nella direzione giusta, e questo bisogna dirlo forte.

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  di luigi pisano, 08 Ottobre 2008, 10:55 permalink rss

Ehm... fra "ultima ruota del carro" e "professore associato" c'e' una sostanziale differenza, non trovi? Poi boh, non conosco ne' te ne' Marco: mi baso solo su quanto scritto qui sopra.

Sostanzialmente d'accordo con quello che dici, cmq.

 

 

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  di johnny23021981, 08 Ottobre 2008, 10:59 permalink rss

non so. penso che volendo, ma dico senza molto sforzo, avrebbero potuto scrivere una riforma davvero decente, magari non rivoluzionaria ma decente. invece, come al solito, hanno buttato tutto in merda.
vabbeh. siccome la legge è già passata la gelmini non si sente in dovere di discuterne. lei è impegnata adesso con il problema degli insegnanti di religione vincolati al volere del vescovo e magari si lancerà nella discussione del provvedimento del 2003 che garantisce la privacy dei voti ai maggiorenni. alle prime avvisaglie (mediatiche) di protesta arriverà il secco: "ci sono frange che preferiscono la protesta alla proposta" oppure un più educato "i moderati ci ripensino". 
Nel migliore dei casi invece questo:

"Ci sono due Italie: quella che lavora, progetta e vuole essere pagata meglio. Poi ci sono piccole frange che preferiscono protestare e mantenere lo status quo: lasciamoli stare"

sul tuo blog ho trovato questo:

Le condizioni degli atenei italiani sono molto variabili. Non era possibile modulare i tagli - ad esempio in base al merito - invece di stabilire una stretta cospicua per tutti?
"Ogni ateneo è una realtà a sé, lo so perfettamente. Per questo stiamo studiando i margini per non ripartire la decurtazione indistintamente tra tutti gli atenei, ma in base ad appositi indicatori che saranno individuati in accordo con la Conferenza dei rettori. Stiamo già lavorando all'individuazione di criteri più idonei e efficaci per ripartire nel 2009 le risorse - e conseguentemente i tagli - sulla base di indicatori di merito. Inoltre i mancati finanziamenti del Fondo ordinario verranno compensati dal Fondo straordinario, istituito per premiare gli atenei migliori".
questa faccenda è identica al taglio degli insegnanti (perchè affollano le aule) promettendo che nel 2012 i soldi risparmiati saranno usati per premiare il merito. 2012??
però fosse vero si potrebbe iniziare a farsi un'idea di questi "appositi indicatori di merito".
vabbeh... si farà per forza viva lei

 

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  di marcox, 08 Ottobre 2008, 11:45 permalink rss

Io preferisco mantenere il mio nome (potete trovarlo sul mio blog), e spero di non aver affatto bisogno mai di alcun anonimato. Se poi qualcuno mi metterà i bastoni tra le ruote, pazienza, magari raggiungerò i nostri amici al di là dell'oceano.

Fai bene e in effetti questa storia dell'anonimato mi rompe le scatole assai...ma è così. Cmque grazie per l'incoraggiamento: in tre righe speri di non essere mai in una situazione come la mia (e ti capisco ovviamente) e poi chiarisci che tu non lo faresti mai (anche qui fai benissimo)...il punto è solo (e poi giuro che non riapro più una cosa così personale) è il caso di girare cosi il coltello? :-)

Preciso inoltre che sono vice-ultima ruota del carro.

Però, ammetterete che chiamare i provvedimenti del governo con la parola "riforma" è veramente ridicolo.

In effetti quando si usa la parola riforma sembra si alluda a qualcosa di positivo o collegato ad un piano di lungo di respiro che ha una sua logica, proponimenti chiari e stabili, tutte cose, che devo ammetterlo, non sembrano presenti MAI nelle decisioni politiche nostrane, in qualunque campo. In merito alla questione dell'università direi che si, si vuole fare cassa, ma anche questo potrebbe essere una riforma se serve a eliminare le spese inutili; certo non avrebbe quel grado di organicità che ci aspettiamo da una "riforma" ma sarebbe cmque un tentativo di limitare i danni, erariali almeno. Io credo che al ministero, ma non solo, pensino che l'unico modo per far ripartire tutto sia mettere il sistema universitario con le spalle al muro, o come qualcuno ha detto, starving the beast.

Quanto alla riduzione degli scatti di anzianità, è uno dei provvedimenti in atto, e come al solito sfavorisce i giovani, mentre ai vecchi non gliene frega niente. Infatti, diminuire da 2 a 3 anni gli scatti di anzianità è più deleterio per un giovane, che ha tutta la carriera davanti e che quindi a fine carriera guadagnerà molto ma molto meno, che per un vecchio che ormai vicino alla pensione ha pochissimo da perdere. Quello che conta è l'integrale!

Quello che conta, anzi che non dovrebbe contare affatto, è pensare che tutto in futuro sarà come lo stanno progettando ora con risorse e leggi e numeri sempri uguali. Stiamo parlando di una riforma, o controriforma, che sarà poi seguita da altre, la finanziaria si fa ogni anno. Chi l'ha detto che le risorse saranno sempre le stesse? Chi ha detto che non potranno aumentare?

Va beh, ci sacrifichiamo volentieri se vediamo all'orizzonte una riforma. Ma la riforma dov'è? Le fondazioni? O perbacco, in effetti c'è la fila di privati che vuole mettere soldi nell'Università, e i docenti cattivi ributtano indietro la proposta. Tutti pronti a mettere milioni di euro in un'attività altamente remunerativa come l'Università! A parte gli scherzi, in realtà ancora non si è visto nessuno. Volete saperlo? secondo me nessuno verrà mai a bussare alla porta di una Università italiana per spenderci (perderci) soldi, a meno che non si veda un ritorno di altro tipo... ma lasciamo perdere. 

Uno si sacrifica quando o lui, o chi paga, non può fare altrimenti. Stiamo parlando di sacrifici, o di scambi più o meno convenienti? Come disse un noto relatore di Firenze sulle pensioni, il biscotto ce lo siamo mangiati e gli spazi per cedere solo a condizioni ritenute migliori si sta restringendo sempre più. E poi azzardo una cosa, permettimi: se nessuno verrà mai a bussare alla nostra porta, qualche ragione ci sarà? Sarebbe come dire, ma faccio un esempio per fare, che se una grossa compagnia aerea pubblica non se la compra nessuno alle condizioni che poniamo noi, che siamo sul mercato, allora l'unica cosa che si può immaginare è che sia lo stato a intervenire.

Infine: l'unico modo di riformare l'università italiana è di istituire una o più agenzie per la valutazione e distribuire i fondi in base ai risultati. Quindi abolire i concorsi che a quel punto risulterebbero inutili, e trasformare tutti i contratti con i docenti in contratti di diritto privato fra Università e docente stesso. La riforma che modestamente propongo sta scritta <a href="http://scacciamennule.blogspot.com/2008/09/universit-una-modesta-proposta.html">qui</a>, e non è una novità. Argomenti del genere, credo, sono stati esposti da persone più illustri di me su questo e su altri blog. Però, per fare una cosa del genere, come primo atto bisogna mettere su un serio sistema di valutazione. E che fa il ministro Gelmini come primo atto? affossa l'ANVUR, l'agenzia per la valutazione, unica e striminzita creatura di Mussi.

Sul primo punto credo, ma (come disse qualcuno più in alto di me) si sbalio corigetemi, che già ora le commissioni di concorso potrebbero essere costituite, in parte, da docenti chiamati dall'estero...magari italiani per la questione della lingua. Ma quanti l'hanno mai fatto?

In merito al contratto, la ministra, in un intervista che non trovo, propone effettivamente di legare una parte dello stipendio alla produttività, in  una direzione come quella tu auspichi.

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  di Giuseppe Lipari, 08 Ottobre 2008, 14:27 permalink rss

Caro marcox,

mi scuso,  non avrei voluto essere critico nei confronti del tuo anonimato, ma solo fare un battuta sul mio stato di professore associato, e quindi al sicuro da rappresaglie immediate. Purtroppo, nello scrivere, spesso mi scappano toni sbagliati. Mi scuso ancora, e anzi rispetto profondamente la tua scelta e quella dei redattori di questo blog. 

Poi: starving the beast, ok, ma anche starving the best. Starving everybody, direi. Va bene, buttiamo pure l'acqua e il bambino, però poi non lamentiamoci se tra 3-4 anni faremo ancora più schifo di adesso.

Che non ci sia nessuno disposto a mettere i soldi per queste fondazioni è indice del fatto che il provvedimento è inutilmente ideologico, una tremontata direi. Che poi questo sia una colpa delle università o del sistema industriale/finanziario italiano, beh, non saprei dirlo. Fatto sta che non serve a niente per adesso.

Poi dici: chi l'ha detto che le risorse non potranno aumentare la prossima finanziaria o fra due finanziarie?

Ma in realtà non sono sicuro che le risorse debbano aumentare. Forse quelle che ci sono vanno già bene. Anzi, prima di aumentarle farebbero bene a fare 'sta benedetta riforma. Per ora hanno rimandato sine die. La Gelmini è impegnata con il maestro unico. Sul fronte riforma universitaria per ora non si vede niente. Aspettiam, ma ti dico che sebbene ancora giovane, io sono già stanco di questa attesa infinita per riforme che non arrivano. Hanno fatto il CIVR, avrebbe dovuto essere fatto ogni 3 anni, i 3 anni sono passati e ancora niente, anzi l'hanno abolito. L'ANVUR, niente abolito. Tutto fermo. 

I concorsi non sono emendabili, a mio parere. Che senso ha che per decidere chi assumere all'Università X si chiamino docenti da tutta italia (magari sorteggiandoli!), oppure addirittura dall'estero? Se io fossi all'Università X mi girerebbero le palle a sapere che chiunque può mettere bocca su chi deve venire, tranne me. L'unica  soluzione possibile è valutare le facoltà e i dipartimenti a posteriori e tagliare i fondi alle Università peggiori. Così un senato accademico ci pensa 10 volte prima di chiamare un raccomandato incompetente. 

 

 

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  di sandro brusco, 08 Ottobre 2008, 13:29 permalink rss
Sul sito de iMille è apparso un articolo di contenuti analoghi. Leggetevi anche i commenti, che sono anche più radicali dell'articolo. 
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  di giorgio gilestro, 08 Ottobre 2008, 15:02 permalink rss

Sto per fare un intervento cinico, talmente cinico che gia' mi sto sul culo da solo.

a) il loro sostanziale concorso di colpa nella situazione attuale; b) la necessità che anche loro facciano sacrifici; c) la possibilità che fra le misure da adottare vi sia un loro (pre)-pensionamento. 

Se davvero riponi delle speranze nel baronato sei messo male. Allo stesso modo knulp, che aspetta che arrivi una illuminazione divina al ministero di questo o dei futuri governi; state tutti aspettando godot. L'universita' italiana ha bisogno di una rivoluzione, non di una riforma, e le rivoluzioni da che mondo e' mondo non sono mai partite dall'alto.

Un giovane che sia neo-dottorando o neo-ricercatore (*) non puo' far finta di non sapere a cosa sarebbe andato incontro nel momento in cui ha accettato di fare carriera accademica in italia; si deve rendere conto di aver fatto una scelta sbagliata (peraltro al momento meno opportuno). Avete colpevolmente accettato di vincere quel concorso, passando come interno? Avete colto la mela, benvenuti nella tana del bianconiglio.

L'unica vostra speranza a questo punto e' far forza su quella parte del sistema meno corrotta, quelli che hanno iniziato da poco e han deciso di provare a ingoiare i rospi, piangendo sotto le coperte nel buio della loro cameretta. Prima di chiedere quanti professori sarebbero disposti a rinunciare ai loro privilegi pero', chiediamo quanti sarebbero disposti a fare un concorso da ricercatore o da associato abbandonando il privilegio di essere "candidato interno". Quanti risponderebbero "e perche' proprio io? Il sistema funziona cosi' per tutti e non saro' io da solo a cambiarlo".

L'altra strada, ma solo per alcuni campi, e' far leva sugli investitori privati; quelle associazioni filantropiche che da anni contribuiscono con soldoni ad un sistema malato e ancora non ho capito se ne sono consapevoli o no. Se adottasero almeno loro un criterio di merito serio, le cose inizierebbero ad andare meglio.

 

(*) gli associati non li includo nemmeno perche' per arrivare li' si son gia' macchiati la coscienza abbastanza da non aver piu' titolo per parlare.

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  di Giuseppe Lipari, 08 Ottobre 2008, 17:38 permalink rss

caro Gilestro,

il tuo intervento in effetti mi fa un po tristezza, perché si vede che hai abbandonato le speranze. Se davvero è come tu la prospetti, allora buttiamo tutto via e andiamo tutti all'estero, e condanniamo questo paese alle TV. Io ancora ci credo un pochino, e quindi ho deciso di restare. Si vede che sono un inguaribile romantico, o forse solo un giovane incosciente.

Io i fondi di solito me li cerco in europa, progetti EU, ne abbiamo beccati parecchi negli ultimi anni e quindi stiamo bene. Non aspetto alcun godot: se a un certo punto mi romperò troppo le palle, mi troverò un'altro lavoro in italia o all'estero.

Ho fatto la gavetta da ricercatore a tempo determinato, una cosa che si è inventata la mia Università per pagare ricercatori su fondi di ricerca invece che sull'FFO: contratto di 4 anni rinnovabile una sola volta. Dopo 6 anni sono diventato associato: idoneo in un concorso a Padova, e poi sono stato chiamato a Pisa, quindi non ero propriamente interno. Chiaramente, il mio concorso era deciso nel momento in cui si è chiuso il bando. E allora? Non mi sembra di aver scavalcato nessuno. Chi vuole confrontarsi con me è il benvenuto: la lista delle mie pubblicazioni è sul mio sito, su google scholar si può vedere l'impatto delle mie pubblicazioni. A 37 anni mi sento ancora in grado di competere nel mondo della ricerca, anche se non vincerò mai un Turing Award.

I concorsi sono una presa in giro. Sono cose da URSS. Io non capisco perché ci si ostini a inventare metodi per controllare i lavori delle commissioni, e poi non si controlli affatto quello che avviene dopo che il docente è stato assunto. Quando è stato istituito il CIVR l'idea era che a regime una percentuale del FFO fosse distribuita secondo i risultati della valutazione. Il CIVR era un meccanismo limitatissimo e andava sicuramente ristrutturato, o anche solo migliorato: invece si è deciso di fermare tutto. Ma ci eravamo quasi, ti assicuro. Perché un governo forte con una persona intelligente non potrebbe ricominciare da lì? Che ci vuole? Io sono di sinistra, ma questo governo ha tutte le carte in regola per forzare la mano ai baroni: ha i numeri per farlo, è meno ideologizzato di quello di prima, e forse (dico forse) i vecchi baroni hanno meno influenza su di esso. Lo so che sono un povero illuso a dire queste cose, ma ti assicuro che ci manca poco così per cambiare le carte in tavola.

E allora, che ti devo dire? io aspetto (godot o qualcuno per lui) e intanto ne parlo con gli amici e con voi (che spero di poter annoverare fra i miei amici). Magari, non si sa mai, a forza di parlarne in giro, a qualcuno lassù viene l'idea giusta. 

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  di johnny23021981, 08 Ottobre 2008, 18:22 permalink rss
Da Wikipedia
Il ciclo della vita kamba è suddiviso in gradi d’età che non dipendono strettamente dall’età anagrafica ma dai riti di passaggio che sanciscono lo status sociale di ogni essere umano kamba. Le classi d’età costituiscono dei gruppi corporativi che comprendono tutti i membri della società iniziati nello stesso periodo. Gli individui sono raggruppati in base a dei criteri d’età e possono quindi appartenere anche a gruppi di discendenza e gruppi territoriali differenti. L’appartenenza ad una classe d’età implica specifici rapporti sociali, culturali e di solidarietà verso i membri della propria classe ed anche verso gli individui esterni.
[...] Sono soprattutto gli anziani a ricoprire questi ruoli preminenti e prestigiosi nella comunità kamba. Il sistema sociale kamba è, infatti, una gerontocrazia incentrata sull’estremo rispetto e sulla totale obbedienza agli anziani.
Che differenza c'è tra i kamba e l'università italiana? entrambe funzionano sulle base della classi d'età?

http://cbr.debord.ortiche.net/letterasullostatuto-6-07-08.htm
Tutti i membri del Senato sanno benissimo che, a fronte di circa 3.000 unità di personale strutturato, questo Ateneo conta un numero di non strutturati stimato tra le 3.000 e le 6.000 persone.
Nella situazione attuale, con una piccola eccezione per i dottorandi, non esiste alcuna possibilità da parte della maggior parte delle persone che fanno ricerca a Bologna di partecipare ad alcun processo decisionale, né sulle linee e gli indirizzi di ricerca, né sugli aspetti economici e finanziari, né sul raccordo tra ricerca e didattica.
si potrebbe iniziare da qui: regole di rappresentanza per permettere un vero autogoverno dell'università e, nello stesso tempo, carriera e fondi concessi in base ai risultati.
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  di marcox, 08 Ottobre 2008, 19:09 permalink rss

ciao Giorgio.

Non direi che sei cinico, dici il vero...anche se non capisco la tua clausola contro gli associati...voglio dire l'unico associato che ha risposto a me e a te non mi sembra meriti strali così pesanti...ha messo chiaramente a disposizione le sue pubblicazioni e i suoi titoli e fondamentalmente ci dà ragione...quindi io farei economia di disaccordo, visto che qui è possibile.

Se davvero riponi delle speranze nel baronato sei messo male. Allo stesso modo knulp, che aspetta che arrivi una illuminazione divina al ministero di questo o dei futuri governi; state tutti aspettando godot. L'universita' italiana ha bisogno di una rivoluzione, non di una riforma, e le rivoluzioni da che mondo e' mondo non sono mai partite dall'alto.

Un giovane che sia neo-dottorando o neo-ricercatore (*) non puo' far finta di non sapere a cosa sarebbe andato incontro nel momento in cui ha accettato di fare carriera accademica in italia; si deve rendere conto di aver fatto una scelta sbagliata (peraltro al momento meno opportuno). Avete colpevolmente accettato di vincere quel concorso, passando come interno? Avete colto la mela, benvenuti nella tana del bianconiglio.

Sul baronato, non ho nessuna speranza tanto che propongo che  a) vadano via velocemente, e b) siano giudicati da chi non è stato succube di giochetti e ricattini. Se questo non ti sembra abbastanza, bah non so cosa vuoi proporre? La rivoluzione? Io pure non sono insensibile a cose tipo fiat iustitia pereat mundus...ma non mi sembrano praticabili...già si facesse quel poco che i commenti indicano sarebbe abbastanza.

Poi guarda, fare sparate tipo "tutti gli associati sono corroti, tutti i corrotti meritano un...." servono solo a esasperare guerre fra storie personali dalle quali è meglio stare fuori.

Poi c'è anche chi cerca di andarsene e magari  gli tolgono i finanziamenti  (italiani) che si era cercato quando ancora stava finendo il dottorato, a due giorni dalla partenza quando aveva già il biglietto in tasca (non per modo di dire)...tutto è possibile, ma non intristiamoci, abbiamo un sacco di risorse ancora, tipo l'ironia.

Ti immagini se gli studenti andassero sotto i rettorati e sollevassero cartelli con scritte come "L'università di stato, si abbatte non si cambia!" oppure "Padroni e studenti uniti nelle fondazioni"...secondo me li confondiamo e passano dalla nostra parte.

PS: quasi mi dimenticavo di quella bella immagine evocativa:-) :

L'unica vostra speranza a questo punto e' far forza su quella parte del sistema meno corrotta, quelli che hanno iniziato da poco e han deciso di provare a ingoiare i rospi, piangendo sotto le coperte nel buio della loro cameretta.

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  di giorgio gilestro, 08 Ottobre 2008, 20:15 permalink rss

Rispondo sia a te che a knulp, inziando con una premessa doverosa.

Non ho intenzione di sostenere che i professori siano tutti maligni o tutti corrotti. Forse la nota che ho scritto avrei dovuto rifrasarla meglio. Non voglio dire che knulp sia dal lato dei cattivi della storia. Sarei matto da legare se lo facessi. Ragioniamo per medie e popolazioni pero', non su casi singoli quindi vi prego di non sentirvi chiamati in causa se parlo in questo modo.

I fatti generici che noto sono due:

1. Quasi tutti i concorsi sono decisi a tavolino, su tutti i livelli. Ne consegue che piu' vai avanti piu' ti sei "sporcato nell'animo", mettiamola cosi'. Sono consapevole che di fatto al momento non esiste alternativa se non quella di emigrare o cambiare lavoro e ne derivo quindi che una buona parte di quelli che va avanti sia composta da buoni di spirito che han fatto carriera turandosi il naso.

2. Sono almeno 80 anni che il sistema e' settato in questo modo (*) e se le cose non cambiano mai vuol dire che i buoni di spirito rimangono una piccola minoranza. O perche' vengono selezionati via darwinamente o perche' vengono corrotti dal sistema. Forse cio' che da giovani si accetta a malapena, col passare degli anni diventa talmente prassi comune da non porre piu' fastidio.

Ad esempio e' un fatto che quando c'e' un concorso deciso a tavolino (sia esso dottorato o ordinario) si sta gia' danneggiando qualcun altro. Qualcun altro che magari al concorso non ci si iscrive nemmeno perche' sa che non vale la pena oppure qualcuno che ad iscriversi ci prova ma poi gli viene gentilmente chiesto da terzi di levarsi dai cabbassisi (tutte storie note a tutti, no?) E passare da concorso a cooptazione senza una adeguata riforma alle spalle basata su finanziamenti legati al merito non servirebbe a nulla(**)

In ogni caso ha ragionissima knulp quando dice che ho perso le speranze. Ho perso ogni speranza nella classe dirigente, non solo per cio' che riguarda l'universita'.

(*) Leggevo di recente "la scomparsa di ettore majorana" di Sciascia. Nel libro Sciascia racconta di come Majorana divenne professore. Erano un po' di anni che, tornato dalla germania, non si faceva piu' vedere in dipartimento. Se ne stava a casa e non mostrava piu' interesse diretto per la ricerca. Ad un certo punto viene a sapere che l'universita' bandisce un concorso per associato, il cui vincitore sarebbe dovuto essere il suo amico e collega Gentile, figlio dell'omonimo ministro. Majorana allora, tanto per rompere le palle, decide di iscriversi a sorpresa al concorso, mandando tutti nel panico perche' la sua bocciatura avrebbe fatto scandalo in tutto il paese. Gentile (ministro) quindi blocca il concorso e indice una cattedra a napoli da affidarsi per chiara fama, attribuendola a majorana che, diventando professore ordinario a napoli non puo' piu' partecipare a roma. Questo succedeva, se non sbaglio, nel 1936 e nel momento e il luogo di maggiore concentrazione di genialita' scientifica italiana del secolo.

(**) La scuola a cui appartieni tu, knulp, essendo ritenuta una di quelle che lavora meglio ha la possibilita' di assumere per co-optazione. Sarebbe interessante sapere quanto la co-optazione abbia aiutato a combattere i fenomeni di inbreeding. Sai dirmi quanti degli strutturati li' non ha fatto gli studi nello stesso posto? Ovviamente mi piacerebbe sapere lo stesso per la Normale.

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  di Giuseppe Lipari, 08 Ottobre 2008, 22:40 permalink rss

Sulla Normale non saprei. Sulla mia ti dico che è crescitua moltissimo negli ultimi anni, e quindi non ha senso la statistica che proponi su di noi (cioè quanti sono cresciuti internamente). Io sono probabilmente una delle rare eccezioni dato che sono un esempio di crescita "interna", ma in altri settori non si può fare questo ragionamento. Ad esempio, il settore di Telecomunicazioni ottiche è stato "importato" in blocco da Parma qualche anno fa, per chiara fama. Per restare nel campo economico argomento di questo blog, G. Dosi è stato chiamato e gli è stato dato un bel po di spazio. In medicina abbiamo chiamato Coceani dagli USA, non propriamente un giovincello. ecc. Ma ti ripeto, noi siamo fuori statistica.

Invece, per la mia esperienza diretta, direi che nelle altre Università, almeno nel mio settore, il 95% è inbreeding, oppure "trasferimento" dalle Università "madri" (infatti alcune università minori sono territorio di conquista delle Università maggiori, come ben saprete).

Comunque, vedo che concordi che:

E passare da concorso a cooptazione senza una adeguata riforma alle spalle basata su finanziamenti legati al merito non servirebbe a nulla  
quindi, come vedi siamo al solito punto: la prima cosa da fare è la valutazione! 
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  di JB, 09 Ottobre 2008, 14:45 permalink rss

chiediamo quanti sarebbero disposti a fare un concorso da ricercatore o da associato abbandonando il privilegio di essere "candidato interno"

Io non vedo l'ora che qualcuno possa dirmi "abbiamo dato il posto ad un altro/a invece che a te perché lui/lei è indubitabilmente più bravo/a di te" invece che "abbiamo dato il posto ad un altro/a invece che a te perché lui/lei è indubitabilmente più ammanicato/a di te". Restare fuori (e quindi andarmi a cercare un posto da un'altra parte o cambiare del tutto mestiere) perchémi è passato avanti qualcuno più bravo lo potrei accettare. Restare fuori perché il concorso da ricercatore è così pilotato che solo il prescelto sa quali documenti bisogna inviare, a chi mandarli e dove si terrà l'esame invece mi fa un po' più male...

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  di giorgio gilestro, 08 Ottobre 2008, 17:07 permalink rss

Come segnalato ieri, stamattina a Radio Anch'io han parlato dell'universita'. Ospiti: Perotti, mussi, valditara, marietti (pro-rettore sapienza); molti interventi di gente da casa che seguiva piu' o meno la solita solfa. Se a chiamare era uno studente/dottorando/ricercatore lamentava la situazione con toni veritieri. Quando chiamavano ordinari e rettori era un prendere le distanze sottolineando che si', il sistema va male, ma ci sono ottime realta' che vanno segnalate (dove? dico io)

Alcune perle da segnalare

Marietti (prorettore alla sapienza) al minuto 36:00 del podcast: "la valutazione della ricerca e' sacrosanta e la vogliamo tutti, anzi, per favore fatela al piu' presto possibile. Mi raccomando pero': non andiamo a farci valutare da docenti stranieri perche' e poco dignitoso andare a dire agli altri valutateci voi perche' noi non siamo capaci!". Per chi non fosse familiare col sistema, segnalo che questa e' una incredibile cazzata che dimostra o ignoranza o malafede. Fa parte della vita quotidiana di ogni ricercatore essere valutato e valutare colleghi di tutto il mondo. E' routine ogni volta che si invia una pubblicazione ad una rivista. Inoltre quasi tutti gli istituti hanno un cosiddetto SAB (Scientic Advisory Board) composto da scienziati indipendenti di ogni parte del mondo il cui compito e' fornire giudizi obiettivi sull'operato del complesso e/o dei singoli. Probabilmente Marietti non sa come funziona il sistema delle pubblicazioni in Italia e nel mondo oppure nel suo SAB vorrebbe la sora lella.

Non sono mancate in finale le falsita' dei dati per cui per numero di pubblicazioni l'Italia sia al terzo posto al mondo; e qui avrebbe dovuto essere il giornalista a fare controllare i fatti e ristabilire la verita'. Invece il conduttore ha cercato attivamente di spostare la discussione da li' sostenendo che non e' il caso di andare a impuntarsi. Come se i numeri fossero una questione soggettiva.

Mussi al minuto 41:10 del podcast: "e ovviamente ha ragione Marietti e torto Perotti. Capita spesso a Perotti di aver torto su dati di fatto. Noi abbiamo pochi ricercatori, spendiamo poco ma abbiamo eccellenti risultati sulla base delle valutazioni internazionali. E questo e' un dato appurato, confermato da tutti gli studi."

Valditara ha annunciato tra le proposte la solita misura populista e fondamentalmente inutile e cioe' quella di vietare agli atenei di assumere persone imparentate con qualcuno che abbia gia' un ruolo all'interno di quell'universita'. Ha poi chiuso difendendo i tagli e dicendo: "e' inutile continuare a versare acqua in un otre bucato. La riforma attuale va vista in quell'ottica."

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  di alberto lusiani, 08 Ottobre 2008, 18:26 permalink rss

Sono sostanzialmente d'accordo col tuo intervento.

I docenti universitari sono i primi responsabili dello sfascio del sistema universitario italiano, sfascio che complessivamente esiste come documentato da R.Perotti, a fronte di risorse statali investite approssimatamente ragionevoli come entita' cui pero' corrispondono risultati scadenti se confrontanti con quelli di altri Stati. Le responsabilita' dello Stato e dei politici consistono nell'aver messo su un sistema che - combinato con la scarsa qualita' delle elites intellettuali italiane - ha incentivi perversi: le universita' sono autonome e i rettori sono elettivi ma i fondi agli atenei sono sostanzialmente indipendenti dalla produzione scientifica e dai risultati didattici, per cui vincono le elezioni i rettori che garantiscono promozioni veloci agli elettori interni. Il sistema non ha incentivi ad essere produttivo scientificamente e didatticamente, e nemmeno dal punto di vista della ricerca tecnologica, ha solo incentivi a chiedere piu' soldi dallo Stato, concorsi per promuovere gli interni e per assumere amici e familiari. Poi c'e' la degenerazione ideologica tutta italiana per cui all'interno dell'universita' domina la visione statalista: lo Stato deve finanziare, fissare tutte le regole e valutare: i privati che siano gli studenti e le loro famiglie, o imprenditori interessati alla ricerca tecnologica devono essere tenuti fuori, non deve essere permesso loro di influenzare in alcun modo ne' con le loro scelte ne' con i loro soldi il sistema universitario.

Vorrei aggiungere uno spunto di riforma a quelle elencate da te.  Secondo me uno dei difetti basilari del sistema italiano di universita' ed enti di ricerca e' il fatto che lo Stato si limita ad assegnare le risorse indivise ad enti ed atenei, poi all'interno di questi ultimi esattamente le stesse persone che useranno i fondi decideranno anche come spartirseli. Negli USA il sistema e' completamente diverso: atenei ed enti di ricerca hanno solo fondi minimi di funzionamento, poi praticamente ogni docente individualmente o in piccoli gruppi deve farsi finanziare la ricerca da enti finanziatori (per Fisica DOE e NSF) che si avvalgono di "peer review" gratuite di esperti. Ovviame