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New York ha una ricca offerta di scuole (parlo di licei - high schools le chiamano qui) private e pubbliche.
Alcune delle scuole private sono ottime (12 o 13 - credetemi le ho visitate una ad una e varie altre), tutte sono costosissime (dai 25 ai 30 mila dollari), la maggior parte potrebbero essere meglio frequentate, cioe' non esclusivamente da figli di banchieri, avvocati, professionisti vari, e professori. Il processo di ammissione per le scuole private e' incredibilmente selettivo: i figli non molto intelligenti dei banchieri con madri avvocato tendono ad andare a scuole private dedicate a loro, cioe' ai figli stupidi dei banchieri. Dico "tendono" perche' se il banchiere dona una piscina alla scuola..... Ma anche a New York di gente che puo' donare una piscina non ce n'e' poi tanta.
New York ha anche alcuni ottimi licei pubblici (pochi, 4 o 5 al massimo - credetemi li ho visitati tutti). Sono licei speciali, il cui meccanismo di entrata e' semplice quanto "giusto" e "onesto": i primi 100/150 studenti in un test attitudinale entrano nella migliore di queste scuole, i secondi 100/150 nella seconda, e cosi' via. (Non e' proprio cosi', ma insomma, quasi: c'e' un complesso sistema di matching che fa la contentezza e la ricchezza - a mezzo di consulenze - di molti economisti teorici specializzati, da Al Roth a un largo numero di giovani turchi - per qualche ragione che non conosco i turchi amano matching theory).
La migliore di queste scuole si chiama Stuyvesant, e' a Tribeca (sud di Manhattan, a poche centinaia di metri da dove stavano le torri gemelle), e' gratis, 4 passati studenti hanno vinto il premio Nobel (tra cui l'economista di Chicago, Robert Fogel). Circa 20 mila persone fanno il test (100, massimo 150, entrano, come dicevo, a seconda di quanto bene funziona il meccanismo di matching di Al e dei turchi). Quando c'e' il test e' un avvenimento in citta': sabato scorso il taxi con cui portavo mio figlio al test e' rimasto bloccato in un ingorgo; chiedo al taxista: "cos'e', la maratona?", e lui risponde, "no, la maratona e' domani, oggi c'e' il test di Stuyvesant".
Raramente ho visto una rappresentazione migliore e piu' commovente del sogno americano: migliaia di ragazzi (13 anni) tutti in fila, la maggior parte con uno o due genitori al fianco che li accompagnano fino all'entrata. Gente di ogni gruppo etnico e di ogni classe sociale immaginabile, ho visto una madre con la collana di perle degna di mia suocera quando va alla Scala, un padre che guardandomi mi ha provocato un scossa di paura lungo la spina dorsale, e tanta ma tanta gente umile e normale. A costo di essere retorico, voglio dire che quello che mi ha impressionato di piu' sono stati gli occhi fieri, magari anche un po' troppo "pushy", con cui i genitori guardavano i figli. Mi hanno ricordato le voci dei genitori (tanti dei quali con inglese approssimativo perche' immigrati) i cui figli hanno avuto ammissione anticipata ad NYU (cioe' i migliori studenti cui possiamo aspirare) e che noi chiamiamo tutti gli anni per cercare di convincerli a convincere i loro figli a venire a NYU.
Mi rendo conto che un liceo con 100/150 posti l'anno e' ben poca cosa, che tutto sommato la mobilita' sociale negli Stati Uniti non poi cosi' elevata, e che il sogno americano e' in parte una costruzione della propaganda hollywoodiana, ma la mia esperienza al test di Stuyvesant ha proprio avuto l'effetto di un bel film di Frank Capra, uno di quei film dai quali si esce sentendosi bene, con l'animo sollevato.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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per 100/150 si realizza, e non tutti povera gente. mi pare di essere stato chiaro. guarda che ho detto che ci sono 4 o 5 buone scuole pubbliche a NY, non 300. perche' mi fai dire che penso che il sistema pubblico a NY funzioni bene? chi l'ha ma detto? ho concluso dicendo l'ovvio che 150 posti a Stuy non vogliono dire nulla, proprio per evitare commenti come il tuo, gianluca. la prossima volta lo mettero' in grassetto.
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Alberto, perche' t'incazzi?
1) Non ho sostenuto che tu pensi le scuole a NYC funzionino bene. Rileggi, e te ne accorgerai.
2) Il mio punto, semai, e' che secondo la mia personale welfare function, il fatto che 150 persone ce la facciano, mentre il resto dei non-ricchi venga condannato alla fruizione di un'educazione di infima qualita', non e' assolutamente soddisfacente. Perche' quelli che hanno chances a Stuy sono comunque individui gia' fortunatissimi. Come minimo, hanno alle spalle una famiglia che li ha sorretti, indirizzati, e incentivati. E tutti gli altri? Quelli figli di single mother? Quelli nati nel ghetto? A quelli il sogno e' negato dal giorno della nascita. Per me questo problema e' di first-order importance.
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Approfitto per un appello pubblico: ragazzi/e, e dico a tutti/e, ortografia, grammatica e sintassi stanno degradando in questo sito. Ricordo a tutti che l'italiano e' importante, specialmente se ci si propone di comunicare. Imparare dai migliori (il Corriere di una volta ed il New York Times di sempre) ...
Welfare functions a parte, che specialmente quando personali sono un vero casotto da definire e quando definibili meglio non sbandierarle in pubblico, mi sembra questo sia il classico dibattito fra uno che vede l'opportunita' migliore, e la sottolinea, e l'altro che vede la condizione di partenza peggiore, e la sottolinea.
Messa cosi' la disputa mi sembra irrisolvibile. Propongo quindi un metodo differente di valutazione: confrontare il sistema scolastico di NY City, allargare a quello USA renderebbe il tutto complicatissimo, con quello di altre citta' del mondo di uguale dimensione e con un uguale flusso migratorio di disperati della terra. Vedere chi fa meglio e chi fa peggio, chi puo' imparare da chi, chi ci prova a renderlo migliore e chi no. Per esempio, anche se e' 1/4 di NY City, ed e' piena di disperati d'altro tipo ma non della terra, potremmo confrontarlo con il sistema di scuole medie superiori della Citta' di Roma. Non sono un esperto, e non ho dati, quindi m'astengo dal farlo. Pero' mi sembra l'unica cosa ragionevole da farsi per capire se la Stuyvesant e' semplicemente uno specchietto per le allodole o il simbolo di qualcosa di diverso.
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Che devo dire? Mi dispiace che tu ti sia offeso. Non era proprio il mio intento.
L'idea di Michele di confrontare i risultati dei sistemi educativi di Roma e NYC mi pare interessante, anche se e' forse piu' difficile della definizione di welfare functions. Sono sicuro che c'e' una mole enorme di dati sulle scuole di New York. Anzi, conosco bene una persona che e' impegnata personalmente nel sistema, lavorando in una scuola elementare in uno dei quartieri piu' degradati della citta'. Chiedero' a lei se ha stats descrittive. Un primo dato e' il seguente: la popolazione scolastica totale di NYC (dall'asilo all'ultimo anno delle superiori) supera il milione, secondo il sito del Department of Education.
Dati su Roma, anybody?
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no problem.
dati su roma non ne ho, ne' devo dire mi interessa molto. c'e' gente che le fa di professione queste cose. Matt Wiswall a NYU Econ ne sa senz'altro qualcosa. Larry Aber a NYU Psych ha appena ricevuto una quantita' di soldi smisurata per lavorarci su queste cose. chiedete a loro se vi interessa.
io volevo solo notare quanto una cosa come Stuy puo' muovere la citta', senza implicare nulla di buono sul sistema di educazione della citta', a parte notare che ci sono 4-5 ottime scuole pubbliche.
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Ho 2 commenti.
1) Il sogno "italiano" e` di nascere con un padre ricco, o se di padre povero vincere alle varie lotterie, totocalcio, lotto, bingo etc etc. Ultimamente si e` aggiunta una nuova aspirazione: velina e/o partecipante al grande fratello.
2) Mi
pare che Roland Fryer stia conducendo un esperimento in 15 public
schools a NYC, in cui gli alunni vengono incentivati in soldoni
contanti: chi aumenta le proprie performances (credo valutate secondo
uno standard test) si becca un gruzzoletto. L`idea e` che se gli
incentivi monetari funzionano in altri settori perche` non dovrebbero
funzionare con gli studenti? Non so se l`esperimento sia concluso pero`
e quali siano i risultati...
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A parte roland fryer di cui tutti parlano ma che ancora...va beh lasciamo perdere, lo studio su incentivi monetari ai bambini piu' corposo lo sta facendo Eric Bettinger. Un riccone di una cittadina dell'ohio lo ha contattato tre anni fa, dicendogli che lui crede molto agli incentivi monetari, ed era disposto a darlgi un sacco di soldi per vedere se funzionano nelle scuole. Eric ha messo in piedi una serie di randomized experiments molto puliti. I risultati, come perlatro quelli preliminari di Roland e piu' in generale di questa letteratura empirica su education che e' cosi' promettente ma alla fine partorisce topolini, sono del tipo: si', gli incentivi hanno effetto postivi per i bimbi in third grade ma solo in matematica. O una roba del genere.
COncluderei che non mi pare ci sia al momento evidenza robusta ne' in una direzione, ne' nell'altra.
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il paper di bettinger non riesco a trovarlo.
Se lo mettesse online magari... ;-)
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Possiamo magari comparare i programmi? Sono andato a vedermi il sito di Stuyvesant, e ho guardato l'elenco dei corsi, alcuni dei quali contengono anche il programma. La prima impressione non e' stata granche' ma poi ho cambiato idea.
La scuola e' divisa in dipartimenti, ed il primo che ho guardato e' stato quello di scienze sociali; qui si trovano molti corsi di storia, di diritto, di economia politica, che trovo difficili da giudicare. Ma la cosa che balza all'occhio e' l'esistenza di corsi poco promettenti dai seguenti titoli: "American women's histories", "New York City history", "Prejudice and persecution", "Race, Ethnicity and Gender issues"... che ricalcano una tendenza poco raccomandabile dell'universita' americana di avere non corsi ma interi dipartimenti con titoli simili (ma questo merita un articolo a parte). E, giusto per dirla tutta e non sembrare di parte, il corso piu' preoccupante e' quello dal titolo "Wall Street with Merrill Lynch".
Tuttavia il "Freshman Humanities Curriculum " sembra solido (se non ho capito male questo riguarda un corso per il primo anno): include
testi che vanno dall'epopea di Gilgamesh al libro di Giobbe (quello
della Bibbia, non quello di Covatta), da Sofocle a Shakespeare a Dante
e Machiavelli. Se lo compariamo ai corsi di letteratura nostrani, direi
che quelli di Stuyvesant sono meno focalizzati sulla cultura nostrana e piu' aperti. Fra i films in
programma perdoniamo il Nome della Rosa visto che ci sono Rashomon e
Ran di Kurosawa, per esempio. Ma la cosa piu' interessante e' guardare
i dettagli delle domande e dei test che potrebbero venire assegnati durante il corso. Ne copio un campione fra quelle che
ho trovato interessanti:
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Alberto, solo per curiosità (e senza alcun intento polemico, ti assicuro), se tuo figlio fosse ammesso a questa high school - a parte l'ovvia fierezza di genitore, che io condividerei in pieno - pensi che avrebbe un'istruzione migliore o peggiore di quella che hai avuto tu in un liceo (hai fatto lo scientifico?) a Milano? Ricordo che tanti anni fa Michele mi diceva che gli sarebbe piaciuto se suo figlio avesse fatto il liceo in Italia (ma poi credo che abbia deciso altrimenti). In altre parole, se guardiamo ai programmi, come suggerisce Andrea, che differenza c'è tra queste scuole di élite americane e delle buone scuole pubbliche italiane? Forse la varietà (in Italia nessun liceo offrirebbe un corso di teoria dei giochi)? Oppure, al di là dei contenuti formativi, l'importanza di essere ammessi allo Stuyvesant sta nel fatto che poi sarà più facile essere ammessi a Harvard o a Stanford?
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alberto ci sei arrivato troppo tardi a pensare di portare tuo figlio via perche' ora e' lui che non ti permettera' di portarlo in italia a frequentare un liceo....non e' italiano lo hai reso americano e questo e' un dato di fatto. Il brutto che non ti puoi permettere di mandarlo in una scuola da trentamila dollari oltre perche' non ce li hai (anche se sei ricco di famiglia dovresti cercare di crescere e mandare avanti la tua famiglia con i tuoi soldi e non quelli che tuo papa' ti lascia sperperare) e perche' il sistema subdolo americano e' che tuo figlio deve superare gli ERB con un High score. Non devi essere invidioso dei figli dei banchieri o bancari o avvocati ma cerca di capire cosa tuo figlio vuole e desidera senza creare delle aspettative troppo alte. Anche se non andra' ad Harvard ma un semplice sconociuto che ama i suoi genitori per il sostegno e per l'amore ricevuto e non solo per i soldi che non gli avrai lasciati.
Mi spiace ma la liberta' e' il mio motto e' tu non sei piu' libero e me ne dispiaccio.
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l'altro giorno ho scoperto una cosa che fanno in alcune scuole piu' "degradate" qui a cleveland.
Alcuni studenti particolarmente discoli fanno scattare l'allarme antincendio. Poi aspettano che gli studenti escono e li riempiono di botte. Cosi', volevo semplicemente condividere questa notizia.
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noi passavamo durante la ricreazione per mettere i "primini" sugli armadi.
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Sono d'accordo con Angelo quando dice che le aspirazioni dei giovani
italiani sono fare la velina o il calciatore (a me sembra più attraente
che il grande fratello). In caso contrarioper loro la vita è un
fallimento.
In generale non sono d'accordo sul fatto di confrontare la scuola italiana e quella americana in base ai corsi che propongono. In italia i corsi di liceo sono più o meno gli stessi da decenni ma lo stesso non si può dire della preparazione degli studenti. Il gran numero di ricercatori italiani all'estero, che hanno studiato nella scuola italiana, la dice lunga sulla preparazione fornita dagli istituti nostrani. Mi ha sempre stupito il fatto che mia madre, avendo studiato latino trent'anni prima di me, sia sempre riuscita ad aiutarmi nelle versioni con una facilità per me disarmante...
Ma quando fai le esrcitazioni di micro al primo anno di economia all'Università di Cagliari e gli studenti, dopo che tu hai derivato x^2, ti guardano come per dire: "ma come cavolo ha fatto il due ad andare davanti alla x"?, come fai a continuare a pensare che il liceo italiano sia una buona scuola? Il tutto dopo aver già sostenuto matematica I (forse Sandro ne sa qualcosa)!!!
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Anche io sono molto contento del liceo che ho fatto in Italia. Mi figlio va a un liceo milanese, e per quel che posso vedere la qualità è rimasta ottima. If anything, mio figlio studia di più ed è meglio preparato di quanto ero io (va bene, la faccio io la battuta, 'bello sforzo').
Per Alessio: da quel che ricordo io a Cagliari la stragrande maggioranza degli studenti di economia veniva dagli istituti tecnici, in particolare ragioneria, non dai licei. Credo ci siano diverse realtà locali in Italia in cui gli istituti tecnici continuino a fornire una ottima preparazione, ma la mia impressione è che né a Milano né a Cagliari questo sia il caso. Non ho dati duri però, solo impressioni.
Questo però è un altro ragionamento, non è la cosa di cui parlava Alberto. La gran maggioranza degli adolescenti americani non va a Stuveysant o qualche altra top school, ma va in qualche high school solitamente mediocre. Allo stesso modo, la gran maggioranza degli adolescenti italiani non va al liceo o a un buon istituto tecnico, ma solitamente frequenta istituti tecnici mediocri; una buona fetta inoltre non inizia o non completa gli studi di secondaria superiore.
Teniamo quindi distinti i piani di comparazione. Dire che i licei classici di Milano (o di qualche altra parte) sono eccellenti non significa dire che l'educazione secondaria superiore in Italia sia eccellente.
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Scusa una domanda da un banchiere stupido di Londra, dove si iscrivono i figli degli economisti stupidi? non capisco tutta questa spocchia da intellighenzia italiana di sinistra nei confronti dei banchieri. Non so per quanto riguarda il mondo accademico, ma dal momento che la teoria economica lascia supporre che non esistano free lunch ti assicuro che laddove girano milioni di $ e' dannatamente difficile emergere. Personalmente non ho mai conosciuto ambienti piu' pieni di menti brillanti e ambiziose che nelle banche di investimento. E un po' di universita' ne ho fatta... Eppoi, te che fai l'economista forse mi sai rispondere ad un quesito che mi gira da tanti anni per la testa: come fa uno che studia economia e che (ammesso che) ne capisca a scegliere una professione da morti di fame, sussidiati pubblici, come l'economista? Mi sa che quelli che la capiscono veramente vanno a fare qualcos'altro, magari i banchieri! Eppoi tutta questa enfasi adolescenziale sul Nobel, ricordati che l'hanno dato pure a Fo...il Nobel e' un premio puramente politico...saluti da Londra
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Ciao MICHELE, divertente questo intervento. Provo a rispondere io.
a) Credo siamo tutti d'accordo che per emergere nell'investment banking ci vogliano grosse capacità, sia in termine di sheer brain power sia in termini di voglia di farsi il culo. Almeno su questo sito, nessuno ha mai detto o pensato il contrario.
b) La battuta di Alberto non era sui figli dei banchieri stupidi (c'è ne sono ben pochi, come fai giustamente notare) ma sui figli stupidi dei banchieri. Di quelli ce ne sono, come in qualunque altra categoria compresi ovviamente gli economisti. I figli stupidi degli economisti non vanno in quelle scuole private dove entri solo se sei bravo OPPURE se vieni da famiglia che può dare lustro alla scuola mediante donazioni, agganci o altro. Questo perché...
c) ovviamente gli economisti, o altri accademici, guadagnano in media meno degli investment bankers, hanno meno agganci ecc.. Tuttavia, ho come l'impressione che la definizione di 'morto di fame' non sia proprio la più esatta, almeno se lavori negli USA; e anche in Inghilterra comunque le cose sono meglio di come usavano essere dal punto di vista dei salari. L'accusa di 'sussidiato pubblico' si applica solo a me, che lavoro in una università statale. Gli altri lavorano per università private o per la fed. Dai, 1 su 6 è un rapporto abbastanza basso.
d) Un po' mi commuove la denuncia della 'spocchia dell'intellighenzia italiana di sinistra', non c'ero più abituato. Meglio fare il pieno, prima che inizino a risponderci per l'articolo sulla liberalizzazione del mercato del lavoro e a darci dei thatcheriani crudeli.
e) Sono d'accordo che ai premi Nobel si da troppa importanza. Sono ignorante di letteratura, ma anch'io ho l'impressione che i premi per la letteratura abbiano una enorme componente politica. Per i premi alla pace la componente politica è esplicita e dichiarata. Quelli dell'economia mi sembra invece che li diano in base a criteri solidi, e non ho mai sentito lamentele per le scienze 'dure'. Non so che Nobel siano usciti da Stuyvesant.
Saluti da oltreoceano e a presto
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Ciao Sandro, apprezzo la tua risposta e in realta' anche, e molto, il vostro sito. Solo che molto spesso mi sembra che trasudi di italianita'. Mi sembra che gli USA vengano visti (nonostante ci viviate tutti voi da molti anni) un po' allo stesso modo di come vengono visti in certi licei bene milanesi (anch'io vengo da quel retaggio, da cui cerco di redimermi da anni). Cosi', quando si parla dei licei di NY, se se ne parla bene, bisogna comunque sparare qualche gratuita' sui banchieri di Wall Street etc. In realta', e' come se appunto per voi gli USA siano sempre rimasti appunto "l'amerika", un mondo amato da un verso e odiato dall'altro. Se questo non e' veltroniano e di sinistra...La mia polemica sugli economisti vorrebbe essere a dire il vero qualcosa di piu': sono da anni perplesso circa, per cosi' dire, lo statuto epistemologico dell'economia, una scienza che secondo me non e' pienamente tale. TI faccio un esempio: alla Merill Lynch gli economisti sono chiamati in genere a fare previsioni, siccome non ci azzeccano mai (se non sulle cose ovvie), sono pagati poco e usati come soprammobili o poco piu' (sempre rispetto ai traders o agli investment bankers). Gli economisti che lavorano in banca pero' almeno uno sforzo di previsione lo fanno. Quelli accademici, invece, nemmeno questo. Ne ho sentite tante da parte loro (sono un laureato DES e come tale ho parecchi amici che hanno fatto la vostra fine), ma la migliore resta la frase che trovavo sulla cover del mio libro di economia monetaria: compito dell'economia non e' prevedere, bensi' spiegare perche' il mondo non e' come i modelli implicherebbero che esso sia. Insomma, Popper si rivolta gia' nella tomba.
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Michele,
aggiungo anch'io i miei twopence. Forse hai una visione un po' distorta degli economisti, se hai come punto di riferimento gli economisti che fanno previsioni a Merrill Lynch et similia. Non voglio offendere nessuno, ma di solito questi hanno spessore scientifico e interessi molto diversi da economisti accademici come un Ken Arrow, un Milton Friedman, un George Stigler, Gary Becker, Bob Lucas, eccetera eccetera... - tutta gente che ha avuto intuizioni geniali e profonde sul comportamento di agenti e sistemi economici. (A proposito, se interessa possiamo anche fornirti un breve compendio di cos'abbiano detto questi signori, di cosi' geniale e profondo). Fare previsioni e' tutto un altro paio di maniche (e lascia un po' il tempo che trova, visto che spesso le serie storiche che si vogliono prevedere si comportano come martingales...).
Anch'io, come gli altri, sorrido ad essere bollato come veltroniano e di sinistra, pieno di odio verso l'amerika.... very refreshing. Proprio in questi giorni ero stato etichettato come fascistone e thatcheriano d'assalto, servo dei padroni e dell'imperialismo americano! Ti ringrazio, di tutto cuore.
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Scusa Giorgio, ma pensavo popperianamente che la scienza fosse fatta di previsioni e confutazioni. Che razza di scienza e' quella che non fa previsioni, ma costruisce modelli di comportamento di agenti fini a se stessi?. Su prezzi di azioni e in genere su strumenti finanziari accetto il punto riguardo la loro distribuzione statistica, ci mancherebbe. E l'economia intesa come modelli di gestione del rischio finanziario alla Black_Scholes, per me e' una scienza a tutti gli effetti. Il punto e' un altro: quante stime errate ogni anno abbiamo su GDP, inflazione, unemployment? Per esperienza diretta se chiedo a 10 economisti e a 10 trader se l'anno prossimo gli USA vanno in recessione, secondo me ho piu' probabilita' di saperlo dai trader. Ora va bene tutto, non ti chiedo di prevedermi dove va il prezzo del bund o di GM, ma se ti chiedo di fare una previsione di questo genere la devi saper fare e con una buona precisione. Altrimenti, e' roba da bar sport, dove si parla della Juve e del Milan...
D'altra parte correggimi se sbaglio (e questo ovviamente non ha carattere personale, ma sono mie osservazioni maturate negli anni):
1/ le piu' grandi innovazioni di politica economica sono state fatte negli '80 da Reagan e Thatcher con molto buon senso economico ma poca teoria (i vostri colleghi e voi stessi credo vi facciate un baffo della supply side economics, della curva di laffer et similia). Uno era un attore di Hollywood, l'altra una gentildonna inglese molto conservatrice. Non credo abbiano mai visto molti dei modelli creati ex post per giustificare le loro geniali intuizioni.
2/ ti cito Greenspan, per me che seguo i mercati finanziari da 10 anni un autentico genio nel comprendere le dinamiche economiche. Ebbene, il Nostro (laureato credo in medicina), si faceva un baffo dei modelli e degli economisti, e non mancava di farlo, sottilmente notare....
e potrei continuare, insomma tanta tanta evidenzia contraria....rispetto agli alunni del liceo, anche li', non potete commuovervi quando hanno 13 anni e detestarli quando ne hannop 22 o 23, perche' statene sicuri, molti, molti di loro se vogliono andare nelle scuole prestigiose e' ...per lavorare a Wall Street!
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Anch'io come Sandro, e con spocchia da intellighenzia di sinistra, sorrido, michele. primo perche' anche a me piace che mi si dica che sono di sinistra, perche' io credo di essere di sinistra, ma chiunque altro (incluso mio padre) ormai mi da del destrorso. grazie. secondo perche' ho riguardato e accertato di avere scritto figli stupidi di banchieri e non figli di banchieri stupidi. ovviamente ho usato i banchieri come esempio di ricchi, non di stupidi. anche i ricchi piangono e anche loro talvolta hanno figli stupidi come noi morti di fame (tra parentesi, l'insulto morto di fame non mi da poi tanto fastidio, quello di sussidiato pubblico si'; io lavoro in una universita' privata e mi guadagno il mio misero salario senza sussidio).
faccio fatica a trattenermi (e infatti non lo faccio) dal notare la tua coda di paglia. ma cos'e', i soldi non ti bastano a convincerti della tua intelligenza? qualche professore cattivo ti ha fatto credere che non capissi la matematica da bambino?
Sul Nobel: a noi morti di fame fa ancora impressione; e senza bisogno di enfasi adolescenziale (sai queste sono critiche facili, gli adolescenti si eccitano davanti a molte cose, anche davanti ai soldi e alle belle cose che i soldi comprano; chissa' non ci sara' dell'adolescenziale anche nei banchieri?); e' una questione di rispetto, per una cosa che io non saro' mai in grado di avere per ottime ragioni. Sai com'e', non ci avevo pensato, averi dovuto evitare la carriera da morto di fame sussidiato; forse allora averi potuto comprarmelo il Nobel.
Non voglio neanche rispondere sul "perche' hai scelto di fare l'economista." pero' lasciami notare che molti dei miei amici banchieri hanno provato a fare gli economisti e poi hanno fatto i banchieri. non conosco nessuno che non e' riuscito a fare soldi come banchiere e ha poi fatto l'economista.
In sostanza, ti sei offeso per nulla: nessuna intenzione di dare degli stupidi ai banchieri. Ti sfido a trovare un altro gruppo costituito di economisti cosi' pro-banchieri (io mi sono permesso, motivato dal tuo commento, ti prenderti/vi un po' in giro in questo commento), specie non quelli di Londra: siamo tutti economisti molto free market convinti (beh, certamente lo sono io) che poco contribuisce piu' allo sviluppo che una sistema finanziario ben sviluppato essenzialmente non regolato.
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Alberto, mi fa piacere che tu sia contento e spero tanto che tuo figlio entri a Stuyvesant. Comunque, non posso esimermi dal riportarti sulla Terra e allo stesso tempo dare un'informazione corretta al lettore che non conosce il sistema di scuole pubbliche di New Yorik.
Il sistema scolastico pubblico e' la vera piaga della citta'. Non c'e' proprio discussione sul fatto che la maggiorparte delle scuole pubbliche produce risultati pessimi, qualunque misura si voglia utlizzare per valutarli: punteggi nei test standardizzati, salari medi degli ex-studenti, probabilita' di entrare in buone Universita', probabilita' di andare in galera... Ovviamente questi risultati non si possono addebitare unicamente al sistema scolastico. Molti studenti, venendo da un background di estrema poverta', disadattamento, e violenza, hanno ostacoli molto alti da superare, e in molti non ce la fanno. Nonostante questo, i risultati delle scuole pubbliche di New York sono peggiori dei risultati delle scuole in altre citta' del Paese, a parita' di reddito, educazione dei genitori,... e cosi' via.
Il nostro beneamato Sindaco ha avviato da tempo una rivoluzione del sistema, in netta contrapposizione con il sindacato degli insegnanti, che e' notoriamente uno dei piu' potenti. Bloomberg e il suo Chancellor Klein (l'assessore all'istruzione) sono arci-convinti che il problema sia principalmente con il sistema degli incentivi, che fino a pochi anni fa era totalmente assente. Ferma questa premessa, hanno proceduto lungo direttrici diverse, ma complementari.
1) Istituzione di Charter Schools. Si tratta di scuole (ce ne sono ancora molto poche) che sono formate su iniziativa di un gruppo di cittadini (genitori, insegnanti, organizzazioni filantropiche,...) . Sono finanziate con denaro pubblico, ma sono essenzialmente autonome dai burocrati del governo. L'entita' del finanziamento dipende dal numero di studenti che scelgono la scuola. Ogni cinque anni c'e' un attento esame della performance della scuola. Se il risultato e' negativo, la scuola deve chiudere.
2) Istituzione di nuove scuole pubbliche di piccola dimensione, dotate anch'esse di una consistente autonomia di metodo e programmi. In questo caso gli incentivi forti sono per il Principal (il Preside), che in caso la scuola non produca buoni risultati (perlopiu' in termini progresso degli studenti nelle materie di base), perde il posto di lavoro
3) Le scuole che producono continuamente risultati mediocri vengono chiuse
4) Nelle scuole che hanno problemi di criminalita', si instaura una presenza fissa della polizia.
Io non sono un esperto in materia. Probabilmente trascuro tante altre iniziative. Pero' lo spirito dell'azione e' quello della responsabilizzazione e degli incentivi. Nonostante le riforme siano state attuate di recente, qualche risultato in termini di miglioramento nei risultati dei test standardizzati e diminuzione della violenza nelle scuole, si vede. Le nuove scuole, in particolare, ottengono migliori risultati di quelle pre-esistenti, ma non e' chiaro in quale misura si tratti di selection effect (gli studenti piu' bravi scelgono le nuove scuole con piu' alta probabilita').
Restano una miriade di problemi, a cominciare dalla qualita' aberrante del cibo che viene propinato ai poveri studenti.
Bottom line: l'educazione pubblica a New York e' in stato fallimentare e ottiene risultati medi probilmente non migliori di quelli di posti come Scampia, Castellammare di Stabia, ... che poi gli studenti piu' meritevoli e intraprendenti abbiano (limitate) possibilita' di sfruttare al meglio i loro talenti, non v'e' dubbio. In ogni caso, la disuguaglianza di opportunita' e' evidentissima e, per quelli sinistrorsi come me, anche molto dolorosa.