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Ex Kathedra Spesa pubblica e tributi pagati nelle Regioni d'Italia

di alberto lusiani, 29 Agosto 2008 permalink stampa

Uno Stato serio, specie se composto da Regioni che hanno differenze socioeconomiche drammatiche, specie se paga col denaro dei contribuenti un istituto nazionale di statistica, dovrebbe pubblicare di sua iniziativa i dati disaggregati della spesa pubblica e delle imposte riscosse nelle Regioni, anno per anno. Solo sulla base di dati del genere si può discutere seriamente di Federalismo e di molte altre materie. Ringrazio pertanto LiberoMercato che, nell'edizione del 26 luglio 2008, ha pubblicato di sua iniziativa tali dati per il 2005 supplendo all'usuale inefficienza dello Stato, e ci ha anche gentilmente fornito una copia elettronica.

Riporto nel seguito i dati relativi alla spesa pubblica ed ai tributi pagati nelle Regioni italiane nel 2005, in termini assoluti e pro-capite. La spesa nelle Regioni è stata disaggregata in spesa statale (determinata dallo Stato centrale) e spesa delle Regioni (determinata dai governi regionali). Alcune delle principali voci di spesa sono ulteriormente disaggregate. Per una volta devo complimentarmi con un giornale italiano per aver riportato i dati correttamente e per aver intitolato il resoconto con una sintesi appropriata:

Neanche il Trentino è “autonomo”.
Solo 8 Regioni stanno in piedi da sole.

Nel rapporto tra gettito e spesa emerge che dal Lazio in giù i Governatori non sono autosufficienti

Poiché i numeri parlano da soli, non aggiungo ulteriori commenti.

Spesa totale (1) e tributi (2) nelle Regioni, dati 2005

dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni spesa tributi differenza spesa tributi differenza
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 5.942 3.845 -2.097 4.573 2.959 -1.614
Basilicata 3.428 1.205 -2.223 5.747 2.020 -3.727
Calabria 9.500 3.235 -6.265 4.728 1.610 -3.118
Campania 22.788 11.370 -11.417 3.936 1.964 -1.972
Emilia Romagna 14.362 21.730 7.367 3.460 5.234 1.775
Lazio 26.304 42.173 15.870 4.991 8.003 3.011
Liguria 6.583 7.795 1.212 4.135 4.895 761
Lombardia 24.972 74.141 49.169 2.659 7.893 5.235
Marche 5.166 5.604 438 3.401 3.690 288
Molise 1.752 661 -1.092 5.443 2.053 -3.390
Piemonte 12.665 22.951 10.285 2.925 5.300 2.375
Puglia 14.021 8.068 -5.953 3.447 1.983 -1.463
Toscana 11.243 15.592 4.348 3.125 4.333 1.208
Umbria 3.742 3.078 -664 4.356 3.583 -773
Veneto 14.375 23.876 9.501 3.059 5.080 2.021
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 5.513 6.033 520 4.576 5.008 432
Trentino Alto Adige 7.109 5.438 -1.671 7.294 5.580 -1.714
Sardegna 7.328 4.120 -3.209 4.441 2.497 -1.945
Sicilia 27.641 10.020 -17.621 5.514 1.999 -3.515
Valle d'Aosta 1.346 736 -609 10.953 5.994 -4.959
TOTALE 225.779 271.670 45.891 3.862 4.647 785

(1) Le spese delle Stato sono di cassa mentre quelle delle Regioni di competenza
(2) Irpef, Ires, Irap e addizionale regionale Irpef.
Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ministero delle Finanze

 

Spesa dello Stato nelle Regioni, dati di cassa 2005

dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni spesa statale (1) istruzione Difesa Sicurezza spesa statale (1) istruzione Difesa Sicurezza
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 2.277 937 219 475 1.752 722 168 365
Basilicata 1.031 468 56 172 1.728 785 94 288
Calabria 3.542 1.721 220 787 1.763 856 109 392
Campania 9.696 4.440 1.122 1.716 1.675 767 194 296
Emilia Romagna 4.893 2.386 664 924 1.179 575 160 223
Lazio 12.542 4.697 2.414 2.891 2.380 891 458 549
Liguria 2.599 894 515 529 1.633 562 323 332
Lombardia 9.705 4.770 1.280 1.990 1.033 508 136 212
Marche 1.850 957 196 386 1.218 630 129 254
Molise 512 242 37 115 1.592 751 116 356
Piemonte 4.938 2.277 679 1.073 1.140 526 157 248
Puglia 6.520 2.834 1.445 1.115 1.603 697 355 274
Toscana 4.519 2.337 803 970 1.256 650 223 269
Umbria 1.120 604 108 228 1.303 704 126 266
Veneto 5.504 2.475 1.107 940 1.171 527 235 200
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 2.025 763 654 372 1.681 633 543 308
Bolzano 313 22 61 81 656 45 128 169
Trento 312 95 67 91 627 190 134 184
Sardegna 2.865 1.281 390 533 1.736 776 236 323
Sicilia 7.755 3.834 1.132 1.794 1.547 765 226 358
Valle d'Aosta 180 8 19 35 1.463 63 151 282
SPESA REGIONALIZZATA 84.699 38.041 13.186 17.215 1.449 651 226 294

(1) Al netto delle spese per debito pubblico e dei trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche.
Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ragioneria Generale dello Stato

 

Spesa regionale nelle Regioni, dati di competenza 2005

dati assoluti in milioni di euro dati pro-capite in euro
Regioni Spesa (1) Sanita' Trasporti Assistenza Istruzione Spesa (1) Sanita' Trasporti Assistenza Istruzione
REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Abruzzo 3.665 1.705 248 24 49 2.821 1.312 191 18 38
Basilicata 2.397 969 385 61 68 4.018 1.624 645 102 114
Calabria 5.958 3.311 678 83 159 2.965 1.648 337 41 79
Campania 13.092 7.951 1.273 405 453 2.262 1.373 220 70 78
Emilia Romagna 9.469 6.968 1.064 189 120 2.281 1.678 256 46 29
Lazio 13.762 9.965 1.959 330 471 2.611 1.891 372 63 89
Liguria 3.984 3.026 263 65 32 2.502 1.900 165 41 20
Lombardia 15.267 12.512 819 1.395 245 1.625 1.332 87 149 26
Marche 3.316 2.602 227 37 33 2.183 1.713 149 24 22
Molise 1.240 471 73 13 9 3.851 1.463 227 40 28
Piemonte 7.727 6.103 747 139 139 1.784 1.409 173 32 32
Puglia 7.501 5.138 961 21 160 1.844 1.263 236 5 39
Toscana 6.724 5.254 667 62 152 1.869 1.460 185 17 42
Umbria 2.622 1.733 325 89 55 3.053 2.018 378 104 64
Veneto 8.871 6.375 638 663 166 1.887 1.356 136 141 35
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Friuli Venezia Giulia 3.488 1.985 227 173 182 2.895 1.648 188 144 151
Bolzano 3.873 1.051 261 235 211 8.118 2.203 547 493 442
Trento 2.611 887 238 276 330 5.248 1.783 478 555 663
Sardegna 4.463 2.463 200 142 299 2.705 1.493 121 86 181
Sicilia 19.886 7.055 511 179 448 3.967 1.407 102 36 89
Valle d 'Aosta 1.166 239 54 72 78 9.490 1.945 439 586 635
TOTALE SPESA 141.080 87.764 11.817 4.653 3.857 2.413 1.501 202 80 66
(1) La spesa delle Regioni è al netto delle spese per rimborso prestiti e dei trasferimenti ad altri enti pubblici.
Elaborazione Centro Studi Sìntesi su dati ISSIRFA

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Rss dei commenti

  di JB, 29 Agosto 2008, 10:19 permalink rss

...i numeri parlano da soli...

I numeri parlano da soli se e solo se si conosce bene la materia e si è in grado di interpretare al volo queste tabelle. Dando per scontato che il 90% dei lettori di NoiseFromAmerika sia istruito in materie economiche (per professione o per passione) non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?

Ad esempio: com'è che la basilicata ha una spesa pro-capite per l'istruzione che è 4,5 volte quella della lombardia?

Grazie :-)

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  di alberto lusiani, 29 Agosto 2008, 12:08 permalink rss
si potrebbe aggiungere due righe di commento per chi di economia è proprio a digiuno e (nonostante questa deficenza) cerca di capirci qualcosa?
Lo faccio, l'unico problema e' il tempo. Inizio con un riassunto che ha validita' generale indipendentemente da questi ultimi dati presentati. La spesa statale in Italia e' in prima approssimazione uguale in tutte le Regioni, mentre molto diverse sono le tasse incassate, perche' nel Sud i redditi reali sono piu' bassi che al Centro-Nord (il PIL pro-capite e' ~60%), inoltre sulla parte privataacco di questi redditi al Sud c'e' un'evasione del ~65% che si confronta con quella "europea" del Nord (Lombardia 13%, altre regioni 20-25%) e con quella mediterranea del Centro (30-40%).

Dentro questo quadro generale, la spesa statale tende ad essere piu' elevata nelle regioni piu' piccole, per una deprecabile e stupida impostazione culturale ai livelli direttivi dello Stato centrale, dove i ragionamenti vengono fatti sempre sulle cifre assolute e mai sulle cifre pro-capite. Probabilmente hanno difficolta' a fare le divisioni e a conoscere il numero di abitanti delle Regioni, come succede con i giornalisti italiani. Per cui se in Basilicata si spreca a tutto spiano, cosa importa? Confrontata con la spesa assoluta totale della Campania o del Lazio sono noccioline, lasciamoli continuare.

In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve piu' di quanto da'. Dati i numeri, alla maggioranza conviene aumentare la spesa pubblica, cui contribuiscono meno di quanto profittano. A questo si aggiunge che anche le classi dirigenti delle Regioni pagatrici trovano conveniente aumentare la spesa pubblica, perche' guadagnano piu' di quanto pagano (parlo di grandi imprese assistite in primo luogo, poi i politici e tutti i concessionari e boiardi statali). Questo quadro generale tende a far crescere la spesa pubblica all'infinito, cioe' fino al collasso dello Stato. I limiti sono posti dalla credibilita' dell'Italia come pagatrice del debito, dai vincoli europei su debito e deficit, e dalla protesta (male organizzata perche' quasi priva di classe dirigente) dei cittadini, primariamente imprenditori e dipendenti di piccole e medie aziende private, che pagano tutto il resto.
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  di JB, 29 Agosto 2008, 12:57 permalink rss
Grazie :-)
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  di massimo guidi, 30 Agosto 2008, 21:59 permalink rss

"In questo quadro generale, c'e' una minoranza di italiani che in media da' allo Stato piu' di quanto riceve, ed una maggioranza che riceve piu' di quanto da'."


Ho ricavato gli abitanti regione per regione dal rapporto fra spesa totale e spesa pro-capite della prima tabella, mediandolo con quello fra tributi totali e tributi pro-capite perché registravo delle differenze nei due risultati, derivanti sicuramente dagli arrotondamenti presenti nei dati presentati. Ho anche verificato, per sicurezza, il risultato da me ottenuto coi valori dell'ultimo Calendario Atlante De Agostini a mia disposizione, che guarda caso è del 2006 e contiene i dati della popolazione residente stimata al dicembre 2004: tornano praticamente alla perfezione.

Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16% della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278 abitanti contro 22.703.855).

Non riesco ad inserire la tabella dallo spreadsheet (chiedo scusa, ma non son mai intervenuto su alcun blog in precedenza). Penso non sia difficile per alcuno ripetere i calcoli che ho descritto, tanto più che la tabella dell'articolo è perfettamente copiabile. Se qualcuno può spiegarmi come fare, posso tranquillamente riportare i miei conteggi.

 

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  di alberto lusiani, 31 Agosto 2008, 00:19 permalink rss
Ebbene: le otto regioni con i "conti" in nero rappresentano il 61,16% della popolazione, quelle coi conti in rosso il 38,84% (35.757.278 abitanti contro 22.703.855).

Grazie per il contributo, i tuoi calcoli mi sembrano corretti. Tuttiavia intepretare i dati e' impresa difficile e quanto ho scritto (che la maggioranza riceve dallo Stato piu' di quanto contribuisce) e' vero - secondo me - quando si considera la spesa totale dello Stato, che e' superiore a quella totale indicata nelle tabelle sopra. Infatti secondo il totale riportato nelle tabelle pubblicate, lo Stato incasserebbe il 20% piu' di quanto spende, e siccome la pressione fiscale corrisponde in Italia a circa 40% del PIL questo corriponderebbe ad un avanzo dell'8%, mentre sappiamo che negli ultimi anni invece i conti dello Stato sono in deficit del 3% circa ogni anno. Quindi le spese indicate non possono essere tutte le spese dello Stato (bisognerebbe leggere la relazione del Centro Studi Sintesi che non posseggo), probabilmente la maggiore omissione e' la spesa per gli interessi (comprensibilmente).  Includendo la spesa per interessi, lo Stato spende piu' di quanto incassa e questo gia' indica che probabilmente la maggioranza dei cittadini prende piu' di quanto paga.

Facendo una correzione di massima ai dati scritti, possiamo aumentare le spese statali riportate in modo tale che il totale passi da un avanzo del 8% ad un deficit del 3% del PIL: questo corrisponde ad un aumento generalizzato delle spese del (8+3)%/40% = 27.5%.  Dopo questa correzione Liguria, Marche e Friuli VG vanno sotto, e l'attivo della Toscana si riduce drasticamente da 1200 a 350 Euro pro-capite, e probabilmente gli abitanti in attivo e quelli in passivo si equivalgono. Se poi aggiungiamo che l'attivo del Lazio e' fittizio perche' "drogato" dalla spesa pubblica concentrata nella capitale e alimentata primariamente dalle tasse riscosse altrove, arriviamo ad avere il 55% delle Regioni che hanno dallo Stato piu' di quanto contribuiscono. Questa conclusione era piu' netta in passato (fine anni '80) quando anche a causa della maggiore spesa per interessi, risultava che le uniche Regioni in attivo erano quattro (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) corrispondenti a circa il 40% degli italiani, anzi credo qualche percento in meno. Va detto che in ogni caso questi conti per Regione sono solo una prima superficiale approssimazione, sarebbe piu' accurato fare i conti per Provincia, e anche all'interno di ogni Provincia differenziare tra categorie di contribuenti, visto che ad es. i lavoratori dipendenti pagano ovunque livelli relativamente superiori di tasse.

 

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  di luigi pisano, 29 Agosto 2008, 12:16 permalink rss
...non è che si potrebbe aggiungere due righe di commento...

Sì, vegnì senza paura,
numm ve slungarem la man:
tutt el mond l'è on gran paes
- e semm d'accord! -
ma Milan l'è on gran Milan!

:o)))))))))))

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  di marco esposito, 29 Agosto 2008, 13:12 permalink rss

Impressionante, grazie mille. Non avevo assolutamente di quanto la mia regione (la Campania) riuscisse a sperperare, anche perchè il bilnacio della Regione Campania non è comparato sul sito ufficiale della Regione stessa.

Mi pongo solo una domanda: ma questa valanga di soldi dove è inghiottita ? perchè io da cittadino non ne vedo assolutamente i benefici, anzi...

Da meridionale dico solo: ben venga il federalismo fiscale, così un pò di nodi verranno al pettine anche qua, e ci sarà da divertirsi.

Il primo che dice: così imparate a votare Bassolino non vince nulla, perchè gli altri (e li conosco bene) non sono meglio, anzi. Ci mandate Calderoli ?

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  di Franco Bocchini (DoktorFranz), 29 Agosto 2008, 15:04 permalink rss

Il primo che dice: così imparate a votare Bassolino non vince nulla, perchè gli altri (e li conosco bene) non sono meglio, anzi.

Non credo ci siano dubbi in merito alla pochezza (e disonestà) generale della classe politica italiana - ed in particolare meridionale - ma il problema rimane quello che anche tu evidenzi: se non si fa in modo che ciascun amministratore pubblico risponda dei suoi sprechi all'elettorato specifico, senza potersi attaccare alla mammella romana, non ne verremo mai fuori.

Certo che Bassolino ......... :-)

 

Ci mandate Calderoli ?

Volentieri, ma niente cambi mi raccomando .....

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  di marco esposito, 29 Agosto 2008, 16:45 permalink rss

Bassolino (quello attuale) è l'esatto epigono di una classe politica che ha avuto la fortuna di annoverare fra gli altri: Gava (padre e figlio), Scotti, Cirino Pomicino, De Mita, De Lorenzo, socialisti vari di cui ho anche dimenticato il nome, insomma fior di politici.

Se ci mandate Calderoli noi vi potremmo dare: una Iervolino, un Bocchino (Italo...), e l'immarcescibile Mastella, dovunque lo mettiate riuscirà a far qualcosa. Ci state ?

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  di alberto lusiani, 29 Agosto 2008, 22:52 permalink rss
Se ci mandate Calderoli noi vi potremmo dare: una Iervolino, un Bocchino (Italo...), e l'immarcescibile Mastella, dovunque lo mettiate riuscirà a far qualcosa. Ci state ?

Mi ricorda Beppe Grillo che proponeva di far collassare l'economia cinese inviando la' i segretari di CGIL, CISL e UIL..

Io comunque credo che al Sud non ci sia alcun bisogno di importare persone intelligenti, e credo anche che nessuna importazione di classe dirigente puo' essere risolutiva, c'e' invece disperato bisogno di costruire una societa' ed un sistema di incentivi che premi chi produce e chi spende efficientemente il denaro pubblico, e punisca chi vive da parassita o fuori dalla legge e chi spreca il denaro pubblico. Nel contesto dello Stato italiano centralista invece esistono mostruosi incentivi al parassitismo e allo spreco, particolarmente in tutte le Regioni piu' povere della media, per cui a questi obiettivi si sono specializzate le elites del Sud. Va detto comunque che anche esse hanno contribuito a creare il meccanismi infernali del Belpaese con le proprie attitudini culturali tradizionali, che corrispondono a quelle dei possidenti assenteisti del Regno delle Due Sicilie.

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  di riccardo, 29 Agosto 2008, 13:50 permalink rss
Da ignorante, sono abbastanza stupito del dato relativo al Lazio: almeno a livello di vulgata, la regione non brilla come modello di produttività. E' corretto ipotizzare che le pubbliche amministrazioni diano un grosso contributo a questi importi?
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  di michele boldrin, 29 Agosto 2008, 15:47 permalink rss

Certo. E grazie per ricordarlo, volevo infatti metterci una nota sulla distorsione statistica del Lazio, ossia Roma.

Alla medesima viene attribuito il valore aggiunto di tutte le grandi aziende (soprattutto pubbliche) che in essa hanno la sede legale o direzione (e.g. Alitalia, Enel, Eni, ...) oltre ai redditi di tutti gli altri funzionari della pubblica amministrazione e dei politici, dal principe di Napoli sino all'ultimo portaborse dell'ultimo deputato. Tutti questi soggetti pagano tasse che appaiono come prodotte a Roma e nel Lazio. Nel caso dei dipendenti pubblici e dei politici, ovviamente, l'ironia è doppia visto che si tratta di una partita di giro. Sia le loro tasse che i loro redditi netti vengono pagati attraverso la tassazione degli agenti economici privati.

La mappa giusta, insomma, sarebbe quella del solo settore privato, per quanto riguarda la tassazione. Ma purtroppo non c'è e che io sappia l'ISTAT non si è mai premurato di cominciare a produrla. Chissà perché ... (Ah, anche l'ISTAT ovviamente sta a Roma). 

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  di riccardo, 29 Agosto 2008, 17:26 permalink rss

Grazie della precisazione.

Peccato, come fai notare, non avere i dati relativi al solo settore privato. Nei prossimi giorni vado in ferie, magari dedicherò una giornata a cercare qualche dato. ;)

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  di sabino patruno, 29 Agosto 2008, 17:37 permalink rss
infatti metterci una nota sulla distorsione statistica del Lazio, ossia Roma

Credo che la distorsione (sia pure in misura minore) vada considerata anche dal lato della spesa, dato che probabilmente molte spese risultano accentrate su Roma perchè qui ci sono i centri decisionali ad esse inerenti.

Prendiamo le spese per difesa, che incide per €. 2.414 milioni (€. 458 pro-capite ossia quasi record italiano) e sicurezza (€. 2.891 milioni - €. 549 pro capite)

Data l'assenza di basi nucleari sul Tevere o una pervasiva presenza della mafia da contrastare, è da presumere che tale dato abnorme sia dovuto alla presenza a Roma dello stato maggiore e degli uffici connessi (difesa - carabinieri e polizia) oltre che dalla necessità di garantire la sicurezza ad ambasciate, capi di stato in visita ecc. il tutto moltiplicato per due, considerando anche il Vaticano.

Una conferma indiretta è data dalle spese per la difesa in Puglia e Liguria, che ammontano a €. 355 e 323 pro capite (n. 3 e 4 nella classifica nazionale) evidentemente dovute alla presenza delle basi navali di Taranto e La Spezia, per non parlare dei 543 euro pro-capite del Friuli (record nazionale), noto baluardo difensivo dell'Italia all'epoca della guerra fredda e sede di numerose caserme e basi.

Quello che invece vorrei capire è cosa si intende con spesa per "assistenza", dato che in questa voce ci sono disparità incomprensibili, visto che si va dai cinque euro pro-capite della Puglia ai 149 della Lombardia o i 102 della Basilicata, che con la Puglia ci confina

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  di alberto lusiani, 30 Agosto 2008, 00:54 permalink rss

Alla medesima viene attribuito il valore aggiunto di tutte le grandi aziende (soprattutto pubbliche) che in essa hanno la sede legale o direzione (e.g. Alitalia, Enel, Eni, ...)

E' bene sottolineare che i mezzi per correggere questa distorsione sono disponibili perche' ad esempio l'IRAP pagata dalle imprese viene suddivisa tra le regioni di attivita' in base ai dipendenti, basterebbe usare lo stesso algoritmo IRAP (deducibile anche dai versamenti IRAP Regione per Regione) per ripartire anche IRPEG e IVA. Non escludo che per alcuni studi e alcuni dati disaggregati questo sia stato fatto.  In questo caso particolare e' probabile che non sia stato fatto, ma bisognerebbe investigare con i redattori.

Come gia' detto comunque i versamenti IRPEF di parlamentari e alti dirigenti dello Stato beneficiano la Regione Lazio piu' di altre. [Tra gli alti dirigenti dello Stato menzionerei anche anche (per l'importo degli appannaggi) uscieri, barbieri, giornalisti, intrattenitori e dirigenti vari della RAI].  Inoltre la presenza di vari Enti e strutture direttive centrali dello Stato origina un numero relativamente maggiore di appalti e forniture pubbliche spesso gonfiate da pratiche collusive e/o monopolistiche che contribuiscono a generare gettito fiscale non esattamente proporzionale ad una reale produzione, ma comunque dichiarato e pagato a causa della natura statale delle commesse.

 

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  di marco esposito, 30 Agosto 2008, 10:56 permalink rss

Non mi dilungo sullo scambio di elites politiche, era solo una battuta, però volevo porre una domanda:

visto che la Campania è 3° nella spesa, non distante da Lombardia e Lazio, al di là delle distorsioni statistiche, si dovrebbe avere un effetto moltiplicatore sul PIL della regione nel breve-medio termine, almeno secondo la teoria Keynesiana, invece questo effetto moltiplicatore non c'è, allora o Keynes aveva torto sul deficit spending (tutto è possibile..) o da qualche parte questi soldi vanno a finire. Dove ?

Poi non parliamo della Sicilia, pazzesco, io la Sicilia la staccherei dall'Italia e vedrei che effetto fa....

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  di Giuseppe Ferrari, 30 Agosto 2008, 18:52 permalink rss

Beh, da profano di economia non mi meraviglia che la Campania spenda tanto in termini assoluti (è pur sempre la seconda regione per popolazione dopo la Lombardia ).

Tanto è vero che, pro capite, la spesa non mi sembra esageratamente elevata: tanto per fare un esempio, la tristemente famosa sanità campana, costa meno di quelle, meno note, di Liguria e Piemonte.

Quello che scandalizza (anzi, da napoletano, non mi scandalizza più...) sono il livello delle entrate e, anche se questo non emerge dai dati dell'articolo, la qualità delle spese.

Insomma, non è che la Campania spende "troppo", ma spende "male" (e ricava "poco")

Sul fatto che questo possa essere risolto col federalismo fiscale esprimo i miei dubbi, ma è a causa della poca fiducia che nutro nelle qualità intellettuali, culturali e morali dei miei conterranei, ma questo è un altro discorso...

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  di marco esposito, 30 Agosto 2008, 23:09 permalink rss

Caro conterraneo, nella spesa sanitaria pro-capite, eliminando le regioni più piccole, non ci batte nessuno, a parte le Regioni Autonome, ma quelle le lascio da parte.

Il mio interrogativo rimane: se la spesa (in termini assoluti, senza differenziare) è così elevata, ed abbiamo un deficit spending pazzesco, perchè il PIL non cresce ? Dove vanno a finire i 10 MLD di euro di deficit ?

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  di michele boldrin, 31 Agosto 2008, 01:31 permalink rss

Marco, provo a rispondere alla tua domanda sull'economia "keynesiana" che fallisce in Campania. La risposta è semplice: l'economia keynesiana fallisce ovunque, perché basata su baggianate incoerenti. Tu chiedi:

visto che la Campania è 3° nella spesa, non distante da Lombardia e Lazio, al di là delle distorsioni statistiche, si dovrebbe avere un effetto moltiplicatore sul PIL della regione nel breve-medio termine, almeno secondo la teoria Keynesiana, invece questo effetto moltiplicatore non c'è, allora o Keynes aveva torto sul deficit spending (tutto è possibile..) o da qualche parte questi soldi vanno a finire.

[...]

Il mio interrogativo rimane: se la spesa (in termini assoluti, senza differenziare) è così elevata, ed abbiamo un deficit spending pazzesco, perchè il PIL non cresce ? Dove vanno a finire i 10 MLD di euro di deficit?

Queste sono, in realtà, due domande separate (corrispondenti ai due punti interrogativi nella seconda parte). Procediamo per ordine.

A) Perché la spesa pubblica alta non fa crescere il PIL, ossia perché il famoso "moltiplicatore keynesiano" non funziona? Non funziona perché non esiste, non è mai esistito, non può esistere. Dovrebbero smettere di insegnarlo ai ragazzi, infatti in tutti i posti dove io ho lavorato non si insegna, o si insegna che trattasi di una cretinata. Perché? Semplice. La "teoria" in questione dice che vi sono delle forme di spesa "autonome", ossia che vengono fatte indipendentemente sia dal livello del reddito, che dei tassi d'interesse, che di tutto il resto (prezzi relativi, condizioni finanziarie della famiglia e dell'impresa, tassazione, eccetera). Già questa è una baggianata, ma non importa, facciamo finta sia vero. Fra di esse vi è la spesa pubblica (G, nel simbolismo comune) ma anche parte della spesa per investimenti e consumi. Chiamiamo A l'insieme di queste spese "autonome", ossia indipendenti da tutto e dal reddito prodotto e ricevuto dalle persone/aziende in particolare. Poi vi è una parte della domanda che dipende invece dal reddito, l'esempio più classico essendo i consumi: il consumo al tempo t, chiamalo Ct, ha una parte fissa (che è inclusa nella A di cui sopra) ed una parte variabile che dipende dal reddito, diciamo θYt, dove Yt è il reddito al tempo t, e θ è un numero compreso fra zero ed uno. Quest'ultimo viene chiamato la "propensione a consumare", mentre (1-θ) è la propensione a risparmiare. Anche parte dell'investimento dipende dal reddito, ovviamente, ma nella versione più semplice ci si sofferma solo sul consumo (dopo dovrebbe diventare chiaro il perché). Ad ogni modo, scriviamo ξYt per quella parte d'investimento che dipende dal reddito "percepito, o atteso". In questo caso il parametro ξ è assunto essere positivo, ma non deve essere minore di 1, può essere un qualsiasi numero.

Mettiamo insieme tutte queste belle assunzioni e il vincolo di contabilità nazionale secondo cui il reddito prodotto deve essere uguale a quello domandato (una tautologia contabile che è sempre vera) ossia

Yt =A+θYt +ξYt

Risolviamo per il valore di Yt di "equilibrio", che sarebbe il reddito nazionale nel periodo. Otteniamo

Yt =A/(1-θ-ξ).

Questa formula ha la proprietà "keynesiana" desiderata, che tu (Marco) hai in mente: quanto più alta è la spesa autonoma (in particolare, la pubblica che è parte di A), tanto più alto è il reddito. Insomma, la spesa pubblica crea reddito, quindi occorre che il governo spenda per far crescere l'economia. Boiata pazzesca, come dovrebbe risultar chiaro a chiunque osservi la formula finale con attenzione: essa contiene svariate assurdità:

1) Tutto è determinato dalla domanda, l'offerta non fa che adattarsi immediatamente alla domanda. Infatti, l'offerta non appare, il livello dell'occupazione nemmeno, la capacità produttiva installata è assunta essere sempre "in eccesso" (ossia, ce n'è sempre abbastanza da soddisfare qualsiasi livello di domanda a prezzi costanti) ed i prezzi non cambiano mai. Se la domanda cresce (magari perché qualcuno trova miliardi di Euro in biglietti da 500 per la strada, lanciati da un elicottero del BS) l'offerta ed il reddito reale aumentano di conseguenza, senza che vi sia nessuna variazione nei prezzi, ossia nessuna inflazione. Fantasie? Esattamente, fantasie.

2) Risparmiare fa male, anzi meno si risparmia e più si consuma più ricchi si diventa. Facciamo finta, per il momento, che ξ=0, ossia che la domanda di investimenti sia autonoma. Allora è chiaro che quando θ si avvicina a 1 ( si consuma una percentuale maggiore del proprio reddito, risparmiandone una minore) il reddito diventa altissimo per una data spesa autonoma. Detto altrimenti, il moltiplicatore keynesiano diventa infinito e con 100 euro di G otteniamo un reddito nazionale infinito. Folle? Esattamente, folle.

3) Ora mettiamoci dentro anche ξ>0. Qui i problemi sono ancora più seri. Anzitutto, se ξ≥1-θ, siamo al ridicolo. Il reddito diventa o infinito (quando ξ=1-θ) oppure ... negativo un attimo dopo!! Stupidata? Esattamente, una stupidata.

4) Nota che, prendendo sul serio questa "teoria", il valore "ragionevole per ξ è esattamente ξ=1-θ. Alla fin fine, 1-θ è la quota di reddito corrente che la gente risparmia e viene naturale pensare che i soldi risparmiati vengano investiti in qualche maniera, quindi la parte variabile dell'investimento dovrebbe essere (almeno in un'economia chiusa ed in prima approssimazione) uguale a (1-θ)Yt. Ma questo, ovviamente, ci dà un reddito infinito in qualsiasi periodo, indipendentemente dal livello di spesa autonoma! A questo punto la teoria si contraddice, visto che indipendentemente da cosa faccia il governo con la spesa pubblica, siamo sempre tutti infinitamente ricchi! Cretinata? Esattamente, una cretinata.

5) Consapevoli, ma solo in parte, di queste interessanti caratteristiche del modello, generazioni di keynesiani hanno fatto il possibile per metterci pezze. Una di queste consiste nel rendere l'investimento non funzione del reddito corrente ma della variazione rispetto al periodo precedente (cosidetto "acceleratore" ... ci feci la tesi a Ca' Foscari nel 1981-82, e lì cominciai a capire le assurdità dell'intero baraccone). In versioni più sofisticate si definisce uno "stock di capitale desiderato", di nuovo in funzione delle variazioni del reddito, e si introducono costi di aggiustamento e vincoli finanziari o di rendimento per spiegare l'investimento e "liberarlo" della sua sciocca dipendenza dal reddito. Ma non fa una grande differenza: rimane comunque il consumo ed il moltiplicatore del consumo (o spesa pubblica) autonomo/a a rendere la teoria insensata.

Vi sono, in omaggio a Kuhn, svariati altri liveli di complicazione barocca della cosa; elucubrazioni più o meno sofisticate che cercano di salvare il nucleo della religione keynesiana eliminandone le assurdità più evidenti. La sostanza non cambia. Se qualcuno vuole discutere le diecimila varianti del modellino keynesiano son ben felice di farlo e di dimostrare che, comunque, il vizio fondamentale rimane: il modello è incoerente. Tu dirai: ma sei pazzo? Ma se tutti lo usano? Da MIT a Harvard alla BCE, tutti i grandi economisti e macroeconomisti usano varianti del modello keynesiano. Come fai a sostenere che è incoerente? Beh, da un lato non sono il solo a pensarlo (francamente, credo che la maggioranza degli economisti accademici ritenga le teorie keynesiane delle baggianate incoerenti) e comunque ci provo. Se qualcuno ha argomenti migliori dei miei, si accomodi. Sul "consenso" che da qualche parte si sostiene esistere attorno ad una specie di ibrido fra modello "keynesiano" super rivisto e un pezzo di modello RBC con qualche prezzo rigido, io ho abbondanti dubbi. Ma questo è tema per un lungo, e difficoltoso, Ex-K da AngloNoise.

B) Dove va a finire il deficit? Questa domanda ha una risposta più semplice: va a finire che lo pagano i lombardi, o i veneti o i romagnoli. I 10 miliardi di deficit dicono semplicemente che i campani vivono (in termini di spesa pubblica) al di sopra di quanto potrebbero permettersi e che qualcuno li finanzia. Consumano più servizi e spesa pubblica di quanto potrebbero permettersi con le tasse che pagano, insomma sono sussidiati. Ovviamente ci guadagnano quei 10 miliardi. Infatti, ci guadagnano molto di più, perché il conto andrebbe fatto solo sulle tasse pagate dal settore privato, non sulle tasse pagate dai dipendenti pubblici: quelle tasse sono finanziate da tasse pagate da qualche produttore privato da qualche parte del paese.

 

Ufff! Ho praticamente scritto un post! Anyhow, spero d'esserm