Sparando sulla crocerossa: VV e la scienza delle finanze ... e altri 47 articoli
Collegamenti: pensione (14) politica fiscale (34) visco (7)
Riassumo l'articolo di VV, cercando di esser fedele al suo contenuto.
Che dire?
Niente da eccepire sul punto 1, anche se vale la pena chiedersi dove fossero lui, i suoi colleghi di partito e di governo, ed i dirigenti sindacali co-responsabili dello sfascio, durante gli ultimi quindici anni. Transeat, tanto chiedere che la casta responsabile dello sfascio faccia ammenda e poi evapori è fiato sprecato.
Nulla da eccepire nemmeno sul Belgio, anche se dovrebbe chiedersi come faccia l'Italia a crescere ad un ritmo inferiore persino a quello del Belgio, uno dei paesi più incartati e fisiologicamente socialisti d'Europa. Comunque, fare le pulci ai numeri di VV qualcosa insegna. E' almeno dal 1995 che il Belgio infila un surplus primario (pari al 5-7% del PIL) dietro all'altro, ed il rapporto fra debito e PIL in Belgio era meno del 115% al tempo dell'entrata in funzione dell'Euro (1999). Ma è anche vero che la pressione fiscale in quel paese è maggiore dell'italiana e viaggia attorno al 50% del PIL: vogliamo seguire questo modello? Auguri. A quali date si riferisca VV con i suoi numeri e con la frase "realizzazione della moneta unica" lo sa solo lui, ma non importa. La scelta del Belgio come termine di paragone, e non dell'Irlanda o dell'Olanda, della Spagna o dell'Inghilterra, non risulta essere frutto del caso: serve per dare l'impressione che vi sia praticamente una sola maniera seria d'affrontare il problema del bilancio dello stato: l'alta tassazione.
Nello schema retorico dell'articolo la rinuncia al "modello Belgio", con le sue voraci tasse che si mangiano il 50% del PIL, serve per dare l'immagine di un VV che le tasse non le vuole alzare ulteriormente, come invece vorrebbero molti suoi compagni di coalizione. Il che, forse, potrebbe essere persino vero. Ma il medesimo VV dice anche che di spese da tagliare ve ne sono ben poche, e sono solo del tipo "acquisto di beni e servizi". Che le pensioni non si possono tagliare (sono un'obbligazione pregressa), e le spese "sociali" nemmeno ... A fronte di vincoli di questo tipo, vuole suggerirci il viceministro, ci rimane ben poco da fare: mantenere l'imposizione dov'è, stringere la cinghia tagliando le poche spese possibili, ed attendere pazientemente la riduzione del debito. Davvero?
Davvero un piffero. Cominciamo, anzitutto, con una premessa teorica: quale campo dell'economia suggerisce che le politiche di bilancio si fanno "cercando di stare in media"? Che senso ha il continuo ricordare che siamo in media (un pochino sopra, suvvia non vi formalizzate) con il resto d'Europa per quanto riguarda spesa pubblica e tassazione? Stare in media europea è diventata la nuova regola aurea: ottimo, allora riduciamo il numero di parlamentari (in proporzione alla popolazione) alla media europea, ed ugualmente portiamo a livello europeo le spese per i parlamentari stessi (inclusi quelli che siedono a Strasburgo), i finanziamenti dei partiti, i costi per consiglieri regionali, provinciali, comunali, di quartiere e di condominio, i dipendenti degli organi costituzionali ed i loro emolumenti, per non parlare ovviamente delle pensioni d'invalidita' e tante altre cose ...
Populismo? Per nulla, semplicemente uso la stessa logica: se vogliamo giustificare certe scelte in base ad un criterio "imitativo" (cosi' fan tutti) almeno imitiamo gli altri in ogni dimensione, non solo dove conviene alla nostra parte politica! Se questa implicazione non ci va, allora lasciamo perdere le medie. Il problema è, però, che una volta abbandonata la foglia di fico della media europea, l'intera logica di VV cade a pezzi e si rivela per quello che è: la rinuncia a governare come prezzo per mantenere il potere, la difesa dello status quo e degli interessi di gruppi che votano ed appoggiano l'Unione - o la controllano, direbbero i maligni.
Se, invece, vogliamo provare a governare e riformare potremmo decidere di imitare i virtuosi e non i viziosi. Mica siamo l'unico paese in Europa dove le cose non vanno esattamente bene, siamo solo quello in cui vanno peggio! Perchè non scegliere come riferimento, invece della media (aggiustata all'uopo a colpetti di "leggermente" di qua e "pressapoco" di là) di un collettivo composto soprattutto d'infermi, i valori esemplari dei pochi membri sani di tale collettivo? Perchè non confrontare l'Italia del 1990-2007 (o 1986-2007, fate voi) con la Spagna del medesimo periodo? Non tiro fuori la solita Irlanda o l'ancor più esotica Inghilterra, mi accontento della vicina Spagna come esempio di spesa pubblica. Vogliamo provare a fare i conti e a considerarne le implicazioni politiche per la coalizione a cui il viceministro appartiene?
Son presto fatti. In Spagna il rapporto fra pensioni e PIL e' inferiore all'8%, ossia e' uguale alla meta' di quello italiano, che viaggia al 16%. Era di circa il 10% a fine anni 90, quando il nostro viaggiava attorno al 14%: non solo il PIL spagnolo è cresciuto più rapidamente, hanno anche fatto tante piccole riforme che hanno contenuto l'evoluzione della spesa. Del debito nemmeno parlare, era poco piu' del 60% dieci anni fa, ma a fine 2007 sara' il 36% del PIL: come ho spiegato a Madrid la settimana scorsa, è persino troppo basso per un paese che sta facendo la montagna di investimenti pubblici infrastrutturali che la Spagna sta facendo.
Come hanno ottenuto gli spagnoli condizioni di finanza pubblica tanto invidiabili? Facendo il contrario di quanto VV ed i suoi hanno fatto sino ad ora e suggeriscono di continuare a fare. Mettendo in riga i sindacati, anzitutto, che da tempo in Spagna hanno smesso di chiedere la luna nel pozzo sia in termini salariali, sia in termini di impiego e mansioni del settore pubblico, sia in termini di pensioni. Riformando lentamente e progressivamente, ma in maniera continua, il sistema pensionistico: a partire dalla brutale ma salutare stretta, a cavallo degli anni 90, sulle pensioni d'invalidità sino alle modifiche recenti sul numero di anni contributivi usati per il computo della pensione. In terzo luogo - anzichè aumentare l'imposizione inventandosi un'imposta assurda, tipo IRAP, all'anno, alternata a condoni seguiti da ulteriori aumenti "redistributivi" - hanno sistematicamente (anche se troppo lentamente ad avviso di molti) abbassato il carico fiscale e semplificato la sua struttura. Altre due cose hanno fatto gli spagnoli, di cui invece la casta in Italia non ha fatto altro che parlare: il decentramento fiscale e di spesa (ossia il "federalismo"), ed i recuperi d'efficienza dell'amministrazione centrale. Dall'inizio anni 90 in poi i salari dei dipendenti statali spagnoli non son cresciuti allegramente, come hanno invece fatto in Italia, ed il trasferimento delle responsabilità di spesa alle loro regioni è avvenuto coinvolgendole in modo sistematico nel finanziamento della medesima.
Cosa suggerisce tutto questo? Suggerisce e svela che l'analisi di VV è sia truccata nell'impostazione che viziata nei fatti. Truccata nell'impostazione perchè, mentre è giustificato prendere il debito pubblico ed il suo servizio come un vincolo lo stesso non vale nè per le pensioni, nè per il costo del personale. Le pensioni possono crescere più lentamente e, soprattutto, si può ritardare brutalmente l'età di pensionamento oltre che ancor più brutalmente tagliare ed eliminare pensioni d'invalidità. Lo stesso vale per i dipendenti dello stato, ai quali si possono negare gli aumenti ed aumentare gli orari di lavoro, pena il licenziamento. Si può anche fare il "federalismo" per davvero, trasferendo alle regioni ed ai comuni italiani le stesse competenze trasferite alle autonomie spagnole, e poi chiedendo loro che se le finanzino se vogliono continuare a spendere. La lista di azioni di politica economica perfettamente fattibili e la cui esecuzione dipende SOLAMENTE dalla volontà politica di chi governa è ancora molto lunga e l'abbiamo fatta in questo sito varie volte, quindi non mi ripeto ulteriormente.
La finzione, secondo cui non vi sono grandi margini di manovra e quindi occorre mantenere l'imposizione ai livelli attuali perchè la spesa non è drasticamente comprimibile, nasconde una scelta politica precisa che non ha NESSUNA ratio economica. La scelta politica è definita e definisce le partite di spesa che VV ci presenta come vincoli oggettivi ed intoccabili, le partite incomprimibili appunto: pensioni e spesa sociale, ossia trasferimenti ed invalidità, stipendi dei dipendenti pubblici e costo della macchina statale in senso lato.
Ad ognuna di queste partite di spesa corrispondono gruppi sociali che votano, in grande maggioranza, per l'Unione e mantengono in piedi questa finzione di governo. Finzione di governo esattamente come finzione sono i vincoli di spesa che VV palesa nel suo articolo. Reali, troppo reali, sono invece sia l'attaccamento al potere che questa casta dimostra sia lo spoglio del resto del paese, e del futuro di tutti, che i gruppi sociali che la mantengono al potere compiono quotidianamente.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
Legenda:
Espandi/nascondi commento
Espandi/nascondi risposte
Mostra origine
Permalink
Rss delle risposte
Espandi tutto
Nascondi tutto
Rss dei commenti
|
|
Forse un po' fuori tema, ma centrato sul link dell'articolo di MB. Copio e incollo dall'articolo di Repubblica che e' linkato:
I professori, gli impiegati e i funzionari degli enti locali e dello
Stato. Anche i giovani votano a sinistra. Soprattutto i giovanissimi.
Soprattutto se studiano oppure hanno conseguito un titolo di studio
elevato (per cui, presumibilmente, svolgono un lavoro impiegatizio e
intellettuale "pubblico").
Se, invece, hanno una
formazione "professionale" ed entrano presto nel mercato del lavoro,
allora anch'essi si orientano a destra. Non bisogna pensare, peraltro,
che si tratti di un processo dettato dalla "deriva centrista e
moderata" sfociata nel Partito Democratico. La base elettorale della
sinistra radicale, infatti, è anch'essa "più" giovane, intellettuale,
"pubblica" rispetto alla media.
E piu' giu':
Il fatto che oggi chi lavora - non importa se in modo autonomo o indipendente - sia sempre più "solo". Più incerto. Destinato a divenirlo sempre di più. (Un "destino", quindi, che riguarda anzitutto i giovani. Flessibili, intermittenti, un debito pubblico enorme che dovranno"pagare" loro; come le pensioni che oggi percepiscono i loro nonni e i loro genitori).
Ho due domande molto naive:
1/ Perche' gli 'intellettuali', che dovrebbero vedere lontano (e fra essi tanti colleghi economisti), votano a sinistra?
2/ Perche' i giovani che non hanno futuro (e che devono sobbarcarsi il fardello del debito pubblico, secondo l'articolo) votano a sinistra?
Qualcuno ha un modellino (non-behavioral) da proporre?
(Se possibile uno in cui una delle ipotesi non sia: Assumiamo che la destra fa cagare....)
Grazie.
|
|
1/ Perche' gli 'intellettuali', che dovrebbero vedere lontano (e fra essi tanti colleghi economisti), votano a sinistra?
E' un quesito di vecchia data, che non riguarda solo l'Italia: se lo pose anche il compianto Robert Nozick in questo articolo di quasi dieci anni fa.
2/ Perche' i giovani che non hanno futuro (e che devono sobbarcarsi il fardello del debito pubblico, secondo l'articolo) votano a sinistra?
Ma mica e' sempre vero. Quando accade, ci sono parecchie spiegazioni: in primo luogo, la sinistra e' percepita come piu' "rivoluzionaria" (anche se oggi e' in realta' attaccata allo status quo), e ogni giovane mammifero e' fisiologicamente incline al rovesciamento degli equilibri esistenti per conquistarsi i suoi spazi. Poi c'e' da dire che a scuola di economia non se ne insegna neanche un po', e quest'ignoranza giustifica l'adesione a teorie economiche ampiamente screditate.
Comunque l'articolo di Repubblica mi convince fino a un certo punto: in particolare, non fa alcuna distinzione tra la destra (almeno a parole) liberale, e la sua componente post-fascista che non solo ha un DNA statalista quanto pochi altri, ma ha la sua principale base elettorale nei dipendenti pubblici del centro-sud.
|
|
Grazie per la reference. Non la conoscevo.
Mi permetto pero' di obiettare alla tesi di Nozick (sic!) con un controesempio. Secondo Nozick gli intellettuali sarebbero contro il sistema capitalistico perche' non ne avrebbero i riconoscimenti di cui si sentono di avere il diritto. Ma mi sembra che nei sistemi capitalistici (leggi US) il mercato accademico premi ampiamente i migliori fra gli intellettuali!
Per quanto riguarda la sinistra che attrae i giovani perche' rivoluzionaria.... dubito della validita' della premessa.
|
|
Potrebbe essere perchè la maggior parte, specie tra artisti ed umanisti vari, questi riconoscimenti non li ha.I migliori sono per definizione una minoranza, ed in certe discipline i premi di consolazione sono magri.
Comunque non sottovaluterei il lavoro di proselitismo della sinistra nelle scuole, sia tra gli studenti che tra i professori.
|
|
Mi permetto pero' di obiettare alla tesi di Nozick (sic!) con un controesempio. Secondo Nozick gli intellettuali sarebbero contro il sistema capitalistico perche' non ne avrebbero i riconoscimenti di cui si sentono di avere il diritto. Ma mi sembra che nei sistemi capitalistici (leggi US) il mercato accademico premi ampiamente i migliori fra gli intellettuali!
Confrontati con businessmen, attori o persino atleti, gli intellettuali prendono briciole (specie se per la gente di spettaclo o sport ci si riferisce ai piu' popolari). Inoltre, Nozick si riferisce appunto ai "wordsmiths", cioe' a chi si dedica a discipline umanistiche. Anche li' c'e' chi fa soldi (taluni scrittori, ad esempio) ma chiamare "intellettuali" Dan Brown e J.K. Rowling richiede un certo sforzo immaginativo ;-)
Per quanto riguarda la sinistra che attrae i giovani perche' rivoluzionaria.... dubito della validita' della premessa.
Un tempo lo era: per quanto oggi possa apparire impensabile, c'era un tempo in cui la classe operaia poteva essere considerata la futura "classe generale". La parabola di questa tesi va da meta' XIX secolo agli anni '70 del XX. E poi, i ragazzini mettono sulle magliette la faccia del Che, mica quella di Epifani :-)
|
|
Lettura assai piacevole, purché si resti fermi nel considerarla colta chiacchera da bar. Qualcuno ha poi svolto le indagini empiriche proposte??se lo pose anche il compianto Robert Nozick in questo articolo di quasi dieci anni fa.
|
|
L'articolo di Diamanti su Repubblica è interessante ma la mancanza di numeri è abbastanza sconcertante. D'accordo che è un articolo di quotidiano, ma lo stesso è un po' troppo ambiguo. Fa un po' di differenza dire, per esempio, che gli impiegati pubblici votano sinistra 52-48 oppure 65-35. Se veramente votassero massicciamente a sinistra su tutto il territorio nazionale allora la Sicilia sarebbe un feudo progressista, cosa che non mi pare sia.
Lo stesso per la storia dei giovani. Esattamente qual è il margine di vittoria della sinistra tra i giovani? E quanto è stabile nel tempo? Alle ultime elezioni la camera è andata meglio del senato per il centrosinistra, ma solo marginalmente. Nell'elezione precedente invece la camera andò peggio, segno che i giovani votarono un pelino più a destra del resto dell'elettorato.
Ma, di nuovo, qualcuno ha idea di dove si possono trovare i numeri duri, magari con spiegazione della metodologia? Prima di lanciarmi in ardite teorizzazione vorrei almeno controllare i dati.
|
|
Solo marginalmente??? Guarda che alla Camera, nella fascia d'età che vota solo lì, è finita (o almeno, dovrebbe essere finita, se si vuol credere ai risultati ufficiali...) 55 a 45 per l'Unione. Solo una scarto di 10 punti, cioè di circa 400000 voti su 4 milioni di votanti 18-25enni, può infatti spiegare come il meno 350000 voti a vantaggio della CdL al Senato sia divenuto un più 25000 per l'Unione alla Camera. Mentre nelle tre elezioni precedenti con l'uninominale era accaduto sempre il contrario. [N.b.: cito a memoria, può darsi che i numeri siano imprecisi, ma il succo è quello.]
P.s.: una battuta (e sottolineo, battuta) per Michele, solo per rivangare una vecchia polemica tra noi. Cosa proponi per imitare la Spagna? Che il Berlusca acquisti, insieme a Samuel E'to, anche Aznar? Sono liberi entrambi a buon prezzo, a quanto pare... ;-)
|
|
I dati esatti sono (tra le altre fonti) qua. Tu riporti i dati (circa 350000 vantaggio CdL al Senato, 25000 vantaggio Unione camera) nel modo in cui sono stati ampiamente raccontati dai media, ma questi escludono Trentino-Alto Adige e Val d'Aosta per il Senato e Val d'Aosta per la Camera. Grazie alla SVP il vantaggio dell'Unione In Trentino è di circa 200000, sicché il vantaggio consolidato a livello nazionale è di 200000 voti. Prendento per buono il dato di 4 milioni under 25 (non ho controllato), stiamo parlando del 5% di 52,5 contro 47,5; non so se sia giusto definirlo leggero but it is not exactly a landslide. Inoltre l'ipotesi che tutta la differenza tra camera e senato sia attribuibile al voto giovanile credo sia un po' estrema. Alla camera c'era la la lista dell'Ulivo, che di solito fa meglio delle liste separate Ds e Margherita.
Comunque senza dati ulteriori è difficile discutere. Insisto, qualcuno conosce i numeri di Diamanti e come li ha raccolti?
|
|
|
|
Anche se la fonte e' tutt'altro che neutra, a meno che qualcuno dimostri che Bonini racconta balle mi sembra rilevante mettere in evidenza questo articolo di La Repubblica. Secondo i fatti ivi riportati, Tremonti ed il precedente governo si erano comportati con la GdF di Milano come (e forse peggio) si son comportati VV e questo governo. Modulo la veridicita' dei fatti (son certo che qualche lettore meglio informato di me contribuira' dettagli mancanti e forse rilevanti) valgono le seguenti considerazioni
- Sempre Milano, che sia per caso?
- Che corpo e' la GdF e come puo' operare se da un lato i suoi organi di comando vengono completamente sconvolti ad ogni cambio di ministro, neanche di governo, e se, dall'altro, i suoi ufficiali chiave (sino al grado di capitano!) vengono scelti con puri criteri politici e di amicizia con ministri e viceministri? Questo non e' lo spoil system, questo e' un sistema medievale. All'IRS nessuno tocca nulla quando cambiano le amministrazoni centrali; al piu' cambia il direttore generale, ma nessuno rimuove l'intero gruppo dirigente dell'ufficio di NY City o di Chicago!
- Come diavolo pensano costoro, i membri della casta politica intendo dire, che sia credibile annunciare la lotta all'evasione fiscale quando la dovrebbe fare una GdF oggetto di tali interferenze?
- E questi "ufficiali" della GdF che dignita' morale e professionale hanno? Ma che personaggi sono, tutti allineati e coperti dietro a quel gruppo d'interesse o quell'altro, a quel politico o a quell'altro? La mozione di fiducia alla GdF che il governo ha proposto sembra pura ipocrisia alla luce di questi fatti, o mi sbaglio?
La cosa non c'entra nulla con le idee di politica fiscale e di bilancio di VV, ma visto che questo post e' piu' recente di quello in cui avevo sollevato la questione GdF, mi sembra appropriato mettere la notizia qui. Sia chiaro che, a mio avviso, non assolve Visco. Semplicemente sottolinea l'ipocrisia della CdL e, soprattutto, di quanto sia diffuso il malgoverno nella casta romana, e di quanto gli organi di informazione siano asserviti a questo o a quel gruppo politico. Trovo il tutto assolutamente terrificante: nei palazzi dei ministeri romani forse non faran piu' le trame nere o rosse, ma sembrano fare trame gialle da mane a sera.
|
|
| in % of GDP | 1999 | 2005 | ||||
| IT | SP | UK | IT | SP | UK | |
| Total public expenditures | 48.2 | 39.7 | 39.8 | 48 | 38.2 | 44.6 |
| General public services | 10.1 | 6 | 5 | 8.7 | 4.6 | 4.9 |
| of which Interest expenditure | 6.6 | 3.5 | 2.9 | 4.5 | 1.8 | 2.1 |
| Defence | 1.1 | 1.1 | 2.6 | 1.5 | 1.1 | 2.5 |
| Public order and safety | 2 | 1.8 | 2.1 | 2 | 1.8 | 2.6 |
| Economic affairs | 3.9 | 4.5 | 2.3 | 3.8 | 4.6 | 2.8 |
| Environment protection | 0.8 | 0.9 | 0.6 | 0.8 | 0.9 | 1 |
| Housing and community amenities | 1 | 1.1 | 0.7 | 0.8 | 0.9 | 1 |
| Health | 5.7 | 5.2 | 5.7 | 6.9 | 5.7 | 7.1 |
| Recreation, culture and religion | 0.9 | 1.4 | 1 | 0.8 | 1.4 | 0.9 |
| Education | 4.7 | 4.4 | 4.7 | 4.7 | 4.4 | 5.8 |
| Social protection | 17.9 | 13.3 | 15.2 | 18.1 | 12.9 | 16 |
| of which: Pension expenditure | 13.8 | 9.4 | 5.5 | 14.2 | 8.6 | 6.6 |
| Source: Eurostat: COFOG database | ||||||
| in % of GDP | 1999 | 2005 | ||||
| IT | SP | UK | IT | SP | UK | |
| Compensation of employees | 10.6 | 10.5 | 9.9 | 10.9 | 10 | 11.3 |
| General public services | 1.4 | 1 | 0.8 | 1.5 | 1 | 0.9 |
| Defence | 0.6 | 0.7 | 1 | 0.9 | 0.6 | 0.9 |
| Public order and safety | 1.6 | 1.5 | 1.3 | 1.4 | 1.4 | 1.4 |
| Economic affairs | 0.4 | 0.6 | 0.3 | 0.4 | 0.6 | 0.3 |
| Environment protection | 0.1 | 0.1 | 0.1 | 0.1 | 0.1 | 0.2 |
| Housing and community amenities | 0.2 | 0.2 | 0.1 | 0.2 | 0.2 | 0.1 |
| Health | 2.2 | 2.3 | 2.9 | 2.4 | 2.3 | 3.6 |
| Recreation, culture and religion | 0.2 | 0.4 | 0.2 | 0.2 | 0.3 | 0.3 |
| Education | 3.7 | 3.1 | 2.3 | 3.6 | 2.9 | 2.7 |
| Social protection | 0.3 | 0.6 | 0.9 | 0.4 | 0.6 | 0.9 |
| Source: Eurostat: COFOG database | ||||||
Dove si potrebbe tagliare? Qualcosa sicuramente tra gli stipendi della scuola e nei ministeri, ma, come si vede, non sono le cifre che ripianerebbero il bilancio dello Stato.Interveniamo allora sulla spesa intermedia (tavola 3)…Anche qui, pero', almeno a giudicare dai livelli, sembra che ci sia ben poco da tagliare.. TABLE 3: INTERMEDIATE CONSUMPTION IN THE GENERAL GOVERNMENT: EXPENDITURE BY FUNCTION (% of GDP)
| in % of GDP | 1999 | 2005 | ||||
| IT | SP | UK | IT | SP | UK | |
| Intermediate Consumption | 5 | 4.2 | 9.3 | 5.4 | 4.9 | 11.5 |
| General public services | 1 | 0.6 | 0.4 | 1.1 | 0.6 | 0.5 |
| Defence | 0.4 | 0.3 | 1.4 | 0.5 | 0.4 | 1.5 |
| Public order and safety | 0.2 | 0.2 | 0.7 | 0.3 | 0.3 | 0.8 |
| Economic affairs | 0.5 | 0.4 | 0.8 | 0.4 | 0.5 | 1 |
| Environment protection | 0.5 | 0.5 | 0.4 | 0.5 | 0.5 | 0.7 |
| Housing and community amenities | 0.2 | 0.2 | 0.2 | 0.2 | 0.2 | 0.4 |
| Health | 1.1 | 0.9 | 2.6 | 1.4 | 1.2 | 3.2 |
| Recreation, culture and religion | 0.3 | 0.5 | 0.5 | 0.3 | 0.5 | 0.5 |
| Education | 0.5 | 0.3 | 1.1 | 0.5 | 0.4 | 1.2 |
| Social protection | 0.3 | 0.3 | 1.3 | 0.3 | 0.3 | 1.8 |
| Source: Eurostat: COFOG database | ||||||
Alla luce di questi dati la conclusione che io traggo è che l'articolo di Visco è sicuramente ben fatto. Espone in modo preciso e coinciso i termini del problema.Personalmente, non voglio assolutamente negare la necessità di tagliare la spesa pubblica in Italia…non voglio negare la necessità di allocarla in forme più efficienti. Non voglio negare l'esistenza di sprechi. Quello che noto è che il passaggio è veramente stretto. Invece, a leggere NFA, sembra tutto semplice, fattibile, realizzabile con un tratto di penna. Ha scritto bene Boldrin, sembra a volte un approccio un po' populista all'economia e, nel caso particolare, alla scienza delle finanze. SalutiMarco PS: visto che ci sarà Maroni al seminario di NFA di Firenze perché non gli chiedete la ragione per la quale il suo governo si è rifiutato di rivedere i coefficienti pensionistici nel 2005. Su NFA parlate tanto della riduzione del peso del sindacato..beh, penso che i sindacati italiani stanno ancora ringraziando Maroni (e il suo governo) per aver depotenziato uno strumento "automatico" come la revisione dei coefficienti.
|
|
... aspettavo solo i dati sul grande risanamento finanziario. Eccoli. Sul DPEF di quest'anno e sulle balle che racconta, tornero' a breve. I papers che sto ascoltando sono interessanti e vale la pena farci attenzione.
Per quanto riguarda i dati riportati sopra, cosa posso dire? I dati parlano da soli, ma il nostro lettore sembra leggerli attraverso un filtro tanto distorto quanto quello che ha usato in commenti precedenti per sostenere amene teorie sulla crescita del PIL "generata" dal suo trio di eroi (Prodi-TPS-VV). Noto solo i seguenti, e pateticamente ovvii, fatti
1) Le percentuali contano: la spesa pubblica italiana e' 10 (DIECI!) punti del PIL piu' alta della spagnola, ed ancora 4 (QUATTRO) punti piu' alta dell'inglese nonostante dieci anni di Tony Blair. Che io sappia, io mai fatta l'apologia di Blair, io sono ancora uno che ritiene che quella troglodita della Tatcher andrebbe coronata regina d'Inghilterra.
2) La spesa pubblica italiana NON e' per nulla in linea con la spagnola ne' (fatta eccezione per la salute) con l'inglese nelle voci che contano - pensioni, salute, servizi pubblici generali (leggi: burocrati e parassiti romani). Il fatto che si spenda la stessa percentuale in voci minori tipo ambiente e polizia e' pateticamente irrilevante.
3) Le affermazioni relative all'effetto dello scalone sulla spesa pensionistica che il nostro lettore faceva meno di un mese fa - coerenti con la linea politica espressa al tempo dal suo governo di riferimento - sono state nel frattempo smentite dal suo governo di riferimento medesimo. Ahime', fidarsi delle affermazioni di questo governo non sembra una buona idea.
4) I punti di PIL non sono bruscolini, anche l'1% consiste in un sacco di soldi. I 6-8 punti di PIL addizionali nel caso delle pensioni sono cifre ENORMI, ENORMI. Ed ora, grazie all'accordo verso cui sta convergendo la casta politico-sindacale, la differenza con la Spagna e l'UK aumentera' invece di diminuire.
5) L'affermazione di qui sopra vale, ovviamente, anche per gli stipendi dei dipendenti: tagliare 0.3% di PIL da un lato ed uno 0.2% dall'altro fa differenza, tesorucci miei.
6) Questo purtroppo non e' ufficialmente quantificabile, ma chiunque abbia vissuto nei tre paesi riportati nelle tabelle sa quale sia la differenza nei servizi pubblici forniti e nell'efficienza della pubblica amministrazione. E questo conta, eccome che conta. L'ultimo contratto-beffa dei dipendenti pubblici, firmato da questo governo-beffa, costituisce un'ulteriore presa in giro lungo questa fondamentale dimensione. Non lo dico io, lo dicono Ichino&Co, che hanno lo stesso governo di riferimento del nostro lettore.
Tralascio la polemichetta finale su Maroni. Non perche' Maroni goda delle mie simpatie, lo sa anche lui di non goderle (deve aver letto il mio nome fra gli organizzatori, infatti ha cancellato la sua presenza ...). Ma almeno Maroni ci ha dato lo scalone, il suo sostituto Damiano ci sta dando populismo vergognoso e crescita della spesa. Cerchiamo di non raccontarci balle, per favore: in politica ed in economia contano solo i prezzi relativi.
|
|
Aggiungo due dettagli:
1) l' ISTAT informa che nel 2006 la spesa pubblica supera il 50% (50,5 secondo le loro stime), non so come vadano i concorrenti
2) Se non sbaglio il PIL ufficiale tiene conto delle stime sul sommerso, che secondo questa tabella (non ne trovo una ufficiale, quando ho più tempo rimedio) ammonterebbe al 26,2% per l' Italia, al 22,3% per la Spagna ed al 12,3% per l' inghilterra.Rispetto al PIL "legale" la spesa totale in tabella sarebbe rispettivamente del 60,6%,46,5% e 49,4%.
|
|
Il grande problema é che l'agenda economica e di riforme del governo viene decisa o fortemente influenzata i) dai piccoli partiti della coalizione, ii) dai sindacati, iii) dai sondaggi. Soprattutto l'ultimo punto mi mette tristezza. La classe politica corrente non si pone come guida del paese, non difende fino in fondo le proprie scelte di politica economica. Grandi annunci, riforma delle pensioni, dell'amministrazione pubblica, liberalizzazioni, seguiti da delle schifezze perché si cerca di mediare con tutti e di raccattare consensi non appena l'indice di gradimento del governo scende un po'. Non sono contrario alla concertazione o all'ascolto di tutte le parti sociali interessate da una riforma, ma alla fine il governo dovrebbe avere le p.... di fare le proprie scelte, anche se non supportate immediatamente dalla gente. Ogni volta che i politici dicono di essere "alla guida del paese", mi viene da ridere. Quello che genera sconforto pensando al futuro é che in Italia sotto questo aspetto destra e sinistra si equivalgono perfettamente.