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L'avvelenata Siamo veggenti noi o incompetenti loro?

di michele boldrin,  4 Aprile 2007 stampa
Dove, facendo finta di farci gli elogi, ripeto per l'ennesima volta una predica che non mi stanchero' mai di fare: la politica economica dei governi italiani, e di questo in particolare, e' dannosa per il paese oltre che condotta in modo incompetente.

Un pezzo del genere potrei scriverlo quasi tutte le settimane, lo riconosco. Questo fatto accentua, non sminuisce, la gravità di quanto voglio sottolineare. Su ognuno di questi temi abbiamo scritto abbondantemente e con preveggenza nei mesi precedenti, infatti praticamente sin dall'inizio. Solo che vederli uscire dalle prime pagine dei quotidiani tutti assieme ed in così pochi giorni mi ha fatto una certa impressione: come se un torrente di feci stesse scendendo la montagna travolgendo tutto e tutti ...

Oggi leggiamo che anche il Bollettino Economico della Banca d'Italia manifesta seria preoccupazione per il livello del carico fiscale, in tutte le sue dimensioni ma, specialmente, nella forma delle imposte dirette e dei contributi sociali. La medesima Banca d'Italia osserva come la grande ripresa, che governo e carta straccia ad esso affiliata sbandieravano quale effetto delle loro "sferzate", sia ben più modesta e di più corta durata di quanto costoro vadano raccontando.

Nel frattempo ci informano, sorpresa sorpresa, che i salari italiani continuano a perdere posizioni in termini reali e crescono meno che negli altri paesi europei. Poiché il sito Eurispes non sembra il più funzionale del mondo, né il più aggiornato sulle proprie pubblicazioni (ossia: sembra il mio) ecco qui, cortesia del Corriere, le principali tabelle. Non hanno bisogno di molti commenti, parlano da sole ...

Però non importa: le università italiane - in collaborazione con l'OCSE (la qual cosa non sorprende) ed anche la Banca d'Italia (la qual cosa un poco mi sorprende, saranno strascichi della passata gestione) organizzano convegni per discutere di come si possa raggiungere la felicità anche senza crescita economica, con salari bassi e tanta sotto-occupazione. La "qualità della vita" è sempre un'ottima foglia di fico dietro a cui nascondere la propria decadenza, l'ho teorizzato persino io da qualche parte.

Da un po' di giorni, vari quotidiani riportano la notizia che Wind prima e poi le altre compagnie telefoniche stanno cercando di alzare le tariffe al minuto per i telefoni cellulari con scheda ricaricabile. Il governo e le varie autorità che controllano le telecomunicazioni cercano di impedire tale mossa a botte di altri interventi tanto intricati quanto insensati perchè fondati sull'errore fatale: che, a colpi di leggi, decreti, e circolari, si possa far fare alle aziende ciò che il politico desidera, fregandosene degli incentivi e dell'organizzazione del mercato sottostante.

Di riformare le pensioni non se ne parla nemmeno, anzi l'unica preoccupazione di questo governo sembra quella di trovare soldi per poter bloccare al più presto possibile l'incremento un pelino più rapido dell'età pensionabile che Maroni aveva introdotto. Trattavasi di una delle poche misure di politica economica sensate del governo precedente, che la lobby sindacal-comunista che oggi governa sente l'ansia di cancellare con un bel colpo di spugna. Di aggiornare i coefficienti e fare le verifiche e gli aggiustamenti previsti dalla legge Dini del 1995, neanche parlarne, ovviamente. Continuiamo a far crescere i contributi sociali a carico dei lavoratori per mandare in pensione la gente a 57 anni, continuiamo a vincolare e regolamentare il risparmio pensionistico in modo da farlo gestire ai sindacalisti, i quali hanno un bisogno disperato di prebende e gettoni da raccogliere - chiunque abbia frequentato il sindacato sa che per 9 sindacalisti su 10 il sogno della vita è sedere in un consiglio d'amministrazione, diventare un "monager" - e lasciamo che sia la gioventù di oggi e di domani a pagare il conto di tanta follia parassitica.

Su quanto avviene in queste ore attorno a Telecom non riesco a dir nulla più che questo: qual è il legame fra il presunto comunismo di Bertinotti, Giordano ed altri sfacciati vari, e l'ossessione con cui vogliono mantenere italiana, costi quel che costi specialmente ai proletari, la proprietà di aziende comunque private? Qual è la connessione fra comunismo e nazionalismo finanziario? Forse che i quasi-monopoli sono meno dannosi se controllati dai "compatrioti"? Cosa vi sarà mai di male se degli sporchi capitalisti americani e messicani vogliono investire alcuni miliardi di euro in Italia? Non si tratta forse di investimenti diretti esteri? Una volta non li cercavano, dicendo che così si aprivano fabbriche e si creavano posti di lavoro? Cosa puzza nel denaro di ATT e di Slim? Com'è che invece va bene se Aeroflot finisca per controllare Alitalia in compagnia di Unicredit? Che sia la nazionalità del capitalista che fa differenza? La lotta imperialista acquisisce forse una nuova dimensione?

Nel frattempo diventano esecutive le geniali norme concedenti detrazioni fiscali a coloro i cui figli praticano sport costosi, come previsto nella finanziaria pro-proletariato. Solo a pensarci viene male, perchè l'ipocrisia pro-borghesi fighetti romani (e milanesi, non prendetevela) di tale provvedimento è ributtante. I figli dei proletari in palestra ed in piscina non vanno, anche perchè nei quartieri dove vivono manco ci sono palestre e piscine. E non giocano al tennis, non sciano, non tirano di scherma, insomma non fanno nessuno sport costoso. Al più vanno in bicicletta o giocano al calcio, quindi non hanno nessun costo dovuto ad attività sportiva da dedurre. Le settimane bianche a Cortina dei fighetti del Parini e del Mameli ora le pagheranno i metalmeccanici della FIAT e dei cantieri navali Finmeccanica. Grazie compagna Melandri: a frequentare Briatore, evidentemente, qualcosa s'impara.

La situazione è così incartocciata che persino Francesco Giavazzi, il contenuto dei cui editoriali tendo a condividere e quest'ultimo non fa eccezione, sembra avanzare proposte di compromesso, tecnicamente improbabili e dal dubbio effetto. Proposte di compromesso, perché invece d'insistere che le tasse vanno drammaticamente ed urgentemente ridotte si accetta l'idea del "gettito invariato". Proposte tecnicamente improbabili, se proprio risultasse non ovvio perché l'idea di Alesina ed Ichino (Andrea) di aumentare le tasse sul reddito degli uomini in cambio di una riduzione su quello delle donne non è molto sensata, ci torniamo sopra nei commenti. Proposte dal dubbio effetto, perchè vi è evidenza nulla che l'elasticità dell'offerta di lavoro femminile sia sostanzialmente superiore di quella maschile.

Il tutto nel tentativo defatigante di trovare strade praticabili attraverso cui QUESTO governo arrivi a ridurre d'un pelo il carico fiscale (e la spesa, ma sappiamo già quale sia stata la risposta in quel caso) cominciando a fare qualche politica che non faccia danno al paese ma faciliti, forse, la crescita e l'occupazione. Apprezzo - come non potrei? - gli sforzi positivi di Francesco (il cui aplomb ho sempre invidiato) ma devo ammettere che capisco sempre meno perchè lui e quei pochi come lui non comincino a fare squadra propria e giocare da soli ... ma questo è un altro discorso che lasciamo per un'altra volta.

Rimane il fatto che occorre insistere, per noiosi che si diventi, sul carattere non solo deludente ma anche dannoso delle politiche economiche del governo Prodi: sino ad ora non ne hanno fatta una giusta e ne hanno fatte veramente troppe di sbagliate. Se rifaccio il Ciapa No, a solo due mesi di distanza e con ancora meno d'un anno di governo Prodi, l'uomo di Arcore fa la figura del genio. Non che mi faccia piacere, ma i fatti son fatti: meglio Maroni di Damiano.

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Rss dei commenti

  di marco, 04 Aprile 2007, 10:04 permalink rss

Permettimi di dire che non sono per niente d'accordo.

La riforma Maroni entra in vigore solo nel 2008 con effetti in termini di sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche del tutto simili a quelli che si sarebbero potuti ottenere con la revisione dei coefficienti che il tuo amato governo berlusconi non ha voluto affrontare per puri calcoli elettoralistici. Lo stesso vale per l'introduzione della previdenza complementare. Berlusconi (Maroni) l'ha rinviata al 2008 solo per non colpire le sue società di assicurazione.

Per quanto riguarda le considerazioni su finanza pubblica, riduzione delle tasse etc, ti dimentichi sempre di dire che  con il governo berlusconi il debito pubblico ha ricominciato ad aumentare (insieme alla spesa corrente). tutto questo in un periodo di tassi di interesse al minimo storico. Oggi il 5% delle spese in rapporto al PIL servono a pagare interessi sul debito, mentre questi soldi sarebbero molto molto più utili per finanziare un minimo di sussidi di disoccupazione e politiche attive e passive che il tuo ben amato Maroni ha del tutto dimenticato di applicare.

Infine, in Italia esiste un grosso problema di distribuzione ..salari da fame da un lato e evasori totali dall'altro. Perchè non commenti mai su queste cose?

Saluti

Marco     

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  di marco, 04 Aprile 2007, 10:06 permalink rss

Dimenticavo...quelle che voi chiamate microliberalizzazioni..almeno questo governo ci sta provando..il precedente che ha fatto?

Il governo prodi dovrebbe essere molto più attivo e avere molto più coraggio... 

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  di andrea moro, 04 Aprile 2007, 16:13 permalink rss
Caro marco, di evasione abbiamo parlato molto, basta sfogliare l'archivio (puoi cominciare da qui). Questo governo l'abbiamo votato anche noi e proprio per questo mi rifiuto di entusiarmarmi quando decreti sul facchinaggio e sull'istituzione di siti web vengono sbandierati come grandi opere di liberalizzazione. Rileggi la tua ultima frase: se la sviluppi un po' non puoi che concordare con quanto sosteniamo in questi articoli.
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  di marco, 05 Aprile 2007, 15:20 permalink rss

Mi dispiace, ma continuo a pensare che non siete veggenti e che loro non sono per il momento così incompetenti. L'articolo di Boldrin non ha proprio colto nel segno..

Più rileggo l'ultima frase e più mi stupisco...meglio maroni(berlusconi) di damiano(prodi)?...

forse non ho letto tutti i vostri articoli, ma di una cosa sono certo. La spesa pensionistica in Italia è in aumento ma meno che in altri paesi europei. La riforma dini, a certi livelli di avanzo primario garantiva la sostenibiltà di lungo periodo delle finanze pubbliche. La riforma Maroni l'ha addirittura migliorata (andate a leggervi i programmi di stabilità dell'italia che, tra l'altro in certe parti non sono nemmeno scritti così male). Il problema è che il precedente governo, da un lato dichiarava di avere a cuore la sostenibilità delle finanze pubbliche e, percio', realizzava una riforma che sarebbe entrata in vigore solo nel 2008 e che, per livelli di avanzo primario poco inferiori al 3%, garantiva la convergenza del debito al 60% del Pil e, dall'altro tagliava le tasse ai redditi più alti e aumentava la spesa corrente riducendo a 0% (o meno) l'avanzo primario.

Percio, la mia domanda e' questa...come si fa a rimpiangere il governo berlusconi e le sue strampalate politiche fiscali?

neanche io mi esalto per le microliberalizzazioni, ma mi rendo conto che la situazione che Damiano, Bersani, Padoa Schioppa e Prodi hanno trovato non è delle migliori...voi (o io) al posto loro non avreste (avrei) fatto meglio.

saluti

Marco 

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  di enzo michelangeli, 05 Aprile 2007, 16:39 permalink rss

Il problema è che il precedente governo, da un lato dichiarava di avere a cuore la sostenibilità delle finanze pubbliche e, percio', realizzava una riforma che sarebbe entrata in vigore solo nel 2008 e che, per livelli di avanzo primario poco inferiori al 3%, garantiva la convergenza del debito al 60% del Pil e, dall'altro tagliava le tasse ai redditi più alti e aumentava la spesa corrente riducendo a 0% (o meno) l'avanzo primario.

Senza voler difendere il precedente governo, vorrei notare che il problema principale non e' tanto il disavanzo, quanto la spesa pubblica: che essendo finanziata con denaro prelevato da chi produce per passarlo a chi non produce ha un profondo effetto disincentivante sugli investimenti. Risanare le finanze pubbliche puo' essere anzi controproducente, perche' permette al partito della spesa (che, ahime', e' trasversale agli schieramenti) di avanzare nuove richieste.

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  di Marcello, 06 Aprile 2007, 01:06 permalink rss

Su Telecom mi aspettavo un commento un po' diverso da questo. Messa insieme alla riforma delle pensioni salto sulla sedia.

 Davvero pensi che Telecom se la devono comprare per quattro soldi? Chi? I mercati? Sempre  quelli che ragionano a dodici mesi? (Più o meno quelli necessari al controllore di oggi per svuotare un po' di immobili in barba al parco buoi) O questi hanno giurato che sono seri? Permetti che se ne dubiti? Questi che di telefoni capiscono molto meno di Tronchetti- che già ne capisce poco? A parte le questioni di sostanza, la tecnologia, le esternalità, etc. vorrei capire la questione dei diritti di proprietà. Mi spieghi perchè, il "diritto quesito" (lo vogliamo dire come?) di Tronchetti e del patto di sindacato che controlla gli assets è diverso dal "diritto quesito" (questo invece su NFA lo leggo scritto spesso come) di Mario Rossi pensionando Pirelli?

 

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  di michele boldrin, 06 Aprile 2007, 06:39 permalink rss

I commenti sia di Marco che di Marcello mi lasciano alquanto perplesso. Non solo ripetono il desueto argomento "anche gli altri hanno governato male" a giustificazione del mal governo presente, ma fanno affermazioni non provate ed improbabili, oltre a contraddirsi alquanto. Non capisco perchè ci si debba contraddire così platealmente solo per voler difendere la propria bandiera politica. Sempre la stessa storia ...

Il primo punto di Marco cosa vuol dire? Che allungare l'età di pensionamento è sbagliato? Che bisognava allungarla di più e prima? Che non bisognerebbe aggiustare al più presto i coefficienti o che bisognerebbe?

Alle prime tre domande lascio rispondere a lui, perchè è l'unico che conosce la risposta. Sull'ultima posso rispondere io: i coefficienti andavano aggiustati nel 2005, con effettività dal 2006: i sindacati si sono opposti e Berlusconi ha, come al solito, ceduto. I sindacati continuano ad opporsi e Prodi si comporta come Berlusconi, ovvero cede. Perdippiù i suoi ministri e "tecnici" lavorano alacremente per eliminare lo scalone, sempre per fare un favore ai sindacati. Ancora una volta, peggio Prodi di Berlusconi.

Aggiungo due domande io: Dove sta l'evidenza che l'allungamento dell'età di pensionamento previsto dalla riforma Maroni non riduce la spesa pensionistica? Dove sta l'evidenza che l'introduzione della previdenza complementare possa danneggiare una società privata che vende fondi e strumenti assicurativi? Sui motivi per lo slittamento (folle, sia chiaro) dell'attuazione della previdenza complementare al 2008, deciso dal governo Berlusconi nel 2005, possiamo discutere e non mi sono nemmeno chiari. Non dubito fossero elettorali, t'immagini. Ma che la previdenza complementare possa far danno economico ad uno che vende fondi, dubito alquanto.

Il secondo punto di Marco: io non mi dimentico proprio di dire che la spesa ed il debito con Berlusconi sono aumentati. Peccato che la spesa sia aumentata anche, ed ancor più, nel primo anno del governo Prodi. E che non vi sia alcuna intenzione di tagliarla, anzi tutti son lì che fanno piani su come spendere i soldi inattesi (un buon 70% dei quali si deve alle strampalate politiche fiscali di Tremonti-Siniscalco-Tremonti!) invece di pensare a tagliare spese e tasse. Le tasse, quelle almeno, Tremonti le aveva tagliate. 

Le variazioni che io osservo dal 2002 ad oggi sul costo del debito italiano non vanno nella direzione che tu affermi, se tu hai dei dati che mostrino variazioni differenti, per favore rendile pubbliche. Dai dati che ho io (Relazione del Governatore della Bd'I) gli interessi in % del PIL calano dal 1995 in avanti e sistematicamente. Essi sono, nel 2006, di circa 2 punti in meno (sempre in percentuale al PIL) di quanto non fossero nel 2001. Il costo del debito, espresso in termini di tasso medio dell'interesse, è leggermente diminuito dal 2002 ad oggi. Tutto questo, tra l'altro, che implica? Non capisco!

Sulle politiche "attive" dell'occupazione stendiamo un velo pietoso, visto che son diventate il ritornello eterno di chi non vuol riformare il mercato del lavoro per davvero. Sui sussidi di disoccupazione: sarei ben felice arrivassero finalmente! Per introdurli occorre cominciare ad abolire la cassa integrazione, però, e rendere il mercato del lavoro maggiormente flessibile. Non per difendere Maroni - che vedo come il fumo negli occhi ed hai deciso tu da solo che da me egli è amato! - ma per dire la verità: a quali leggi o provvedimenti ti riferisci dicendo che si è "dimenticato di applicar[l]e"? Nessuno, che io ricordi, visto che, fatta eccezione per la minuscola riforma Biagi che funziona o come se funziona, tutte le altre proposte di riformare il mercato del lavoro vennero bloccate nel 2002-2003 dai sindacati. Anche qui, attendo chiarimenti.

All'ultima affermazione, del tutto polemica, non avrei molta voglia di rispondere. Però, se dai un'occhiata in giro per il sito, forse qualche decina di articoli in cui le questioni che menzioni si discutono li trovi. Non tendiamo a discuterle assieme perchè, piaccia o meno, non esiste alcuna relazione causale fra i due fenomeni. Il mito redistributivo secondo cui i salari bassi crescono tassando di più e recuperando le tasse evase risulta essere, al contempo, uno dei più duri a morire, uno dei più falsi che io conosca ed, anche e soprattutto, uno dei più deleteri proprio per coloro che i salari bassi ricevono!

Il secondo commento di Marco da un lato nulla ha a che vedere con quanto scrivo, dall'altro richiede una risposta troppo lunga per un commento che, come questo, già troppo lungo risulta. Prometto che ci ritornerò, sul tema pensioni, il prima possibile. Mi stupisco però che egli arrivi alla conclusione che non ho "colto nel segno" sulla base del puro fatto che non gli piace il mio ranking finale secondo cui "Maroni > Damiano". Ma non discute nessuno dei fatti da me elencati, assolutamente nessuno.

A proposito, secondo quali dati le spesa pensionistica in Italia cresce meno che negli altri paesi europei? A parte il fatto che, essendo una delle più alte in percentuale del PIL, già il fatto che continui a crescere è cosa gravissima, l'evidenza che io ho dice che cresce allegramente. Un link a caso, la prossima volta faccio meglio prometto, dice che solo l'Austria (con il 13.4%) batte il nostro 13.1%. Nota che la tabella che trovi nel link, pagina 17, riporta solo i dati per "old age pensions". A quest'ultime andrebbero aggiunte le pensioni d'invalidità che, notoriamente, sono in Italia a livelli record. Il totale, se ben ricordo, dá un rapporto spesa per pensioni su PIL uguale a +16% per il nostro paese, il più alto di tutti!

Commento di Marcello su Telecom: anche qui non capisco proprio! Cosa vuoi sostenere? Che non va bene che la vendano a chi se la vuole comprare ad un prezzo di almeno un 30% superiore al valore attuale in borsa? Per quale ragione questo sarebbe un "male"? Per chi sarebbe un "male"? Cosa c'entrano gli astratti mercati finanziari in tutto questo? Costoro stanno provando a fare un investimento industriale, cosa ci trovi di tanto sbagliato? Quali esternalità ci sarebbero, questa volta, che fanno preferire il controllo di un patto di sindacato italiano (Tronchetti-Generali-Mediobancan) che non mette soldi e non investe, all'acquisizione di due grandi imprese che operano nel settore della telefonia ed i soldi per investire ce li hanno? AT&T e Carlos Slim capiscono di telefoni meno di Tronchetti? Ti rendi conto di cosa scrivi? Non so come rispondere ad affermazioni del genere! Cosa vuol dire la frase seguente?

Mi spieghi perchè, il "diritto quesito" (lo vogliamo dire come?) di Tronchetti e del patto di sindacato che controlla gli assets è diverso dal "diritto quesito" (questo invece su NFA lo leggo scritto spesso come) di Mario Rossi pensionando Pirelli?

Se mi spieghi che cosa sostieni, forse riusciamo a discutere. Sino ad allora, attendo.

Infine, sulle pensioni: oltre a comunicarmi che la mia affermazione, secondo cui le pensioni vanno rapidamente e drasticamente riformate, ti fa saltare sulla sedia, potresti anche dirmi "perchè"? Vanno bene così come sono? Sono troppo poco generose? Non so, capiamoci. Io scritto delle cose precise, se mi fai la cortesia di fare altrettanto, proviamo a parlarne.

Forse tutto questo sobbalzare perchè provo ad usare principi elementari di economia e giustizia sociale per articolare le misure di politica economica necessarie, e che questo governo (come i precedenti, sia chiaro!) non fa, è dovuto al fatto che le mie conclusioni contraddicono gli interessi politici e personali di sindacati e Rifondazione?

Forse si deve al fatto che, anche per i ministri economici, vale l'affermazione che la stampa oggi attribuisce a Chiti, in reazione ad Amato che critica la sua bozza di proposta di riforma elettorale, ossia: "Ci sono due piani di discussione, uno quello del confronto culturale e accademico che piace anche a me, l'altro il confronto politico".

A dire: discutete in accademia, discutete pure. Però poi le scelte vere le facciamo con il criterio "politico", ossia di preservare il potere e le guarentigie di chi potere e guarentigie ce le ha già.

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  di Marcello, 06 Aprile 2007, 08:15 permalink rss

Riformulo: perchè certi contratti che sarebbero tutti da modificare sulla base di considerazioni di efficienza (ex-post per lo meno) sono considerati riformabili (pensioni, concessioni di taxi) e altri no (concessioni pubbliche su frequenze televisive, energia Cip6 etc.). Da dove discende la diversità dei diritti acquisiti dai soggetti nei confronti dell'operatore pubblico? 

Questa non è una curiosità accademica e tanto meno ideologia. E' la curiosità di capire su come vedi che si debbano fare le riforme.

Su perchè questi sono disposti a spendere tanto in più del prezzo di borsa? Vorrei non entrarci ancora. Non sappiamo neanche se si fa l'Opa etc. In ogni caso un'idea ce l'avrei. Magari per lo stesso motivo per cui li aveva spesi Tronchetti:  (il premio di controllo pagato li era anche maggiore). Ovvero perchè diceva di saper gestire bene i telefoni e invece ha gestito bene (per sè) terreni e fabbricati. Questi perchè si vogliono prendere i mercati (e magari anche un po' di tecnologie) su cui sta Telecom non per valorizzare gli assets di Telecom  ma per togliere di mezzo uno scomodo.

Anche qui non volevo entrare in questi dettagli per ora. Pero' se vuoi puoi dare uno sguardo a due link (il primo è semplice aneddoto, il secondo è un quadro sintetico del bilancio Telecom):

Sulla gestione della tecnologia dei cellulari da parte di AT&T ne ho sentite diverse questa è l'ultima

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2007/04/03/la-mia-personale-disastrosa-esperienza-con-att/

Sulla compravendita di terreni e fabbricati a prezzi di favore e altri apparenti misteri di bilancio Telecom un quadro sintetico

http://www.rassegna.it/2007/documenti/telecom01.pdf

 

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  di michele boldrin, 07 Aprile 2007, 01:04 permalink rss

Non mi ci raccapezzo più: che cosa sostieni? Hai un argomento logico o una correzione fattuale che spieghi perchè le mie affermazioni sul caso Telecom sono errate? Se ce l'hai, mettilo in chiaro ed entra pure "nei dettagli". Quello che hai messo sino ad ora mi risulta incomprensibile, sibillino, irrilevante, o semplicemente incoerente. Mi spiego in dettaglio.

Scrivi

perchè certi contratti che sarebbero tutti da modificare sulla base di considerazioni di efficienza (ex-post per lo meno) sono considerati riformabili (pensioni, concessioni di taxi) e altri no (concessioni pubbliche su frequenze televisive, energia Cip6 etc.). Da dove discende la diversità dei diritti acquisiti dai soggetti nei confronti dell'operatore pubblico?

Domando: cosa c'entra tutto questo con la nazionalità dei capitali che controllano Telecom? Anche alla luce della lotta di potere in corso dentro a Pirelli fra Tronchetti e Moratti, da un lato, e Mediobanca e Generali, dall'altro, cosa diavolo c'entrano le concessioni pubbliche?

Lasciamo stare il fatto, lapalissiano a mio umile avviso, che fra la concessione pubblica di frequenze televisive o di gestione del servizio telefonico e le pensioni PAYGO non esiste parallelismo alcuno. Facciamo pure finta si possa genericamente parlare di "contratti" anche se alcuni, e.g. le pensioni, tali non sono e trattarli come tali fa violenza alla logica economica o anche al solo senso comune. Da dove discende la relazione fra: (i) acquisizione da parte di capitali esteri, (ii) revisione dei contratti di concessione, (iii) necessità di mantenere Telecom sotto controllo di capitale italiano?

Dalla lettura della stampa nazionale si evince che il tutto va ridotto ad una questione di "capitalisti (tuttora) amici nostri" versus "capitalisti (non piú) amici nostri". "Nostri" qui indica la coalizione ora al governo, i partiti che la compongono e, soprattutto, la ventina di leaders degli stessi che ama cenare con ricchi signori proprietari di barche, ville, modelle, aerei, ed altre amenità. Domando quindi:

1) Qual'è l'interesse "nazionale", ossia dell'elettore-consumatore-cittadino medio, che raccomandi un cambio nel regime di concessioni?

2) Quali aspetti dell'attuale sistema di concessioni va modificato e per quale ragione?

3) Per quali ragioni un sistema di concessioni appropriato fino ad un anno o anche nove mesi fa, quando il marito di Afef era ancora "dei nostri", non risulta appropriato ora che il suddetto sembra non essere più "dei nostri"?

4) Per quale ragione la pura identità personale della proprietà di una certa azienda dovrebbe determinare (ceteris paribus) la validità o meno dei contratti che l'agente "Stato" scrive con la stessa?

5) Di QUALI riforme parli? Cosa c'entrano le riforme con il fatto che Tronchetti non sembra più essere disposto a prendere ordini da Prod&Co. ?

Poi scrivi

Su perchè questi sono disposti a spendere tanto in più del prezzo di borsa? Vorrei non entrarci ancora. Non sappiamo neanche se si fa l'Opa etc. In ogni caso un'idea ce l'avrei. Magari per lo stesso motivo per cui li aveva spesi Tronchetti: (il premio di controllo pagato li era anche maggiore). Ovvero perchè diceva di saper gestire bene i telefoni e invece ha gestito bene (per sè) terreni e fabbricati. Questi perchè si vogliono prendere i mercati (e magari anche un po' di tecnologie) su cui sta Telecom non per valorizzare gli assets di Telecom ma per togliere di mezzo uno scomodo.

Cosa vuol dire questa sequenza di frasi allusive, mai esplicite, tipiche di chi dice e non dice? Cosa vuoi dire? Sembri trovare piacere in una vaga dietrologia, roba da italietta del pettegolezzo, dell'allusione tremebonda ... di coloro che nel bar del rione non sanno di cosa parlano però vogliono protestare lo stesso, per cui sussurrano frasi ambigue e fondamentalmente incomprensibili dandosi il tono di chi sa chissà quali segreti. Diccielo: di cosa parli?

Se Tronchetti ha gestito tanto male Telecom, perchè altre aziende non sono entrate nel mercato italiano eliminando Telecom dallo stesso?

Quando uno si compra un'azienda si compra TUTTI i suoi assets, e poi ne fa quel che vuole, incluso mangiarseli o regalarli all'amante, fosse anche un cavallo (l'amante o gli assets, fa lo stesso). E' la proprietà privata, baby, funziona così!

Mai sentito parlare di "gains from trade"? Vuol dire che se gli assets X passano dal signor A al signor B, siccome il signor B sa usare e gestire X meglio del signor A, il valore di mercato di X cresce ... qui da noi lo chiamiamo progresso economico e creazione di ricchezza, non so come lo chiamino dalle parti vostre ... però provo a farti un esempio a ruoli invertiti, vediamo se ci capiamo.

Enel ha annunciato che, appena riesce a fare l'OPA, offrirà almeno 41 Euro ad azione per Endesa - cosa che avverrà presto visto che ha appena convinto E.On a rinunciare ad Endesa. Sai a quanto ammonta la differenza fra 41 ed il prezzo delle azioni Endesa quando il giro di waltzer delle "OPE" iniziò? Secondo Deutsche Bank di Antonio Maura 12, dove siedono le mie troppo poche azioni Endesa, 41 Euro è il 42% più alto dei 28.6 Euro a cui Endesa veniva quotata circa un anno fa ... non male, no? Che ci sia un complotto? Dei terreni? Dei conti truccati nel bilancio Enel, azienda gestita sino all'altro giorno da quel genio del management che corrisponde al nome di Chicco Testa? Forse Enel non sa produrre e distribuire energia elettrica ed ha interesse solo nei palazzi antichi che Endesa possiede in centro a Madrid? Capperi, se quei palazzi da soli valgono così tanto, allora decisamente bisogna fare il takeover di Endesa!

Sulle due ultime affermazioni che fai, non posso che passare ... siamo alle illazioni da bar di periferia ... nessuna relazione con quanto si discute. Vaghe allusioni ai complotti di questo e di quello, senza nessuna sostanza o prova o relazione con l'argomento. Cosa diavolo c'entra se Tronchetti è o non è un buon manager? Mi sembra chiaro, da quanto ho scritto su questo sito, che lo considero uno dei tanti banditi che hanno fatto soldi grazie alle coperture dei politici italiani, di centro-sinistra in questo caso, in cambio di favori da loro resi ai politici stessi. Come Colanninno, o come i vari Bazoli, Rossi, Cefis, Testa, quello di Parmalat, quello della Lazio, quello dell'IRI e di Nomisma, eccetera. La lista è infinita: boiardi di stato, alimentati ed arricchiti dalla logica del "primato della politica" che sembri difendere (il condizionale mi sembra d'obbligo visto che il tuo argomento e' tutto ambiguo, sviluppato per allusioni e mezze parole, mai articolato chiaramente, in puro stile politico italico ...).

Non ho deciso io, dieci anni fa, che Tronchetti era il capitalista buono, l'hanno deciso e reso tale gli stessi squallidi politici che ora vogliono di nuovo mettere le mani in pasta e rimestare le telecomunicazioni perchè possano rimanere sotto il controllo dei loro amici. Cosa me ne frega che i bilanci di Telecom contengono misteri? Non esiste la Consob? Non esistono le mille autorità? Non esiste la guardia di finanza? Denunciassero e portassero i libri in tribunale! Com'è che tutto succede ora che Tronchetti non prende più ordini da Roma (forse dovrei dire Bologna?), da Rossi, da Mediobanca e dal gruppetto di sempre? Se per caso avesse risposto affermativamente al "piano Rovati" forse saremmo qui a discutere? No, tutti amici come prima saremmo, vero?

Se ATT davvero non sa far funzionare i telefoni, Vodafone o Wind o chicchesia si prenderanno il mercato italiano, ATT perderà i soldi investiti ed i consumatori italiani riceveranno un grande regalo: miglior servizio e miliardi di dollari d'investimenti diretti regalati da stupidi fondi di pensione americani. Meglio di così, si muore.


Addendum 1: il Corriere della Sera, in questa sordida storia italiana, fa la propria subdola parte di sempre. In prima pagina, nel gruppo di articoli che parlano della vicenda Telecom, trovate questo. A leggerlo uno si chiede: cosa c'entra? Poi, a ripensarci, si capisce: Circuit City è azienda USA, come ATT. Il pseudo articolo, la cui logica economica è da sberle, vuole suggerire che le aziende americane, al fine di ridurre i costi, licenziano il personale qualificato sostituendolo con personale non qualificato e peggiorando il servizio - evidenza che il servizio peggiori? Nessuna! ... QUINDI, lo stesso succederebbe qualora ATT riuscisse a controllare Telecom! Non ho parole ...


Addendum 2: ecco dove andrà a finire il "tesoretto". Per chi non se ne fosse accorto, il governo di sinistra ha aumentato ancora una volta gli stipendi degli statali, senza contropartita alcuna ovviamente. Anzi, scioperano comunque perchè di lunedì (il 16 Aprile tale risulta essere) gli scioperi vengono bene, allungano il fine settimana. Tassate e sprecate, qualcuno pagherà ...

 

 

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  di alberto bisin, 08 Aprile 2007, 00:15 permalink rss

E' Pasqua. ma il buon Michele non molla. Ho letto anch'io stamattina l'articolo su Circuit City e sono anch'io giunto alla stessa conclusione. Che schifo. Pe quanto riguarda il tesoretto; beh, lo sapevamo che finiva nel buco nero. Ma stavolta e' diverso, Michele, non te ne accorgi? Il governo ha pagato prima, e' vero, ma ha chiesto contropartita in produttivita'. Sta cambiando tutto.

Io lo ho gia' detto (e qualcun altro prima di me): starve the beast, starve the beast!  

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  di Pierangelo De Pace, 08 Aprile 2007, 07:49 permalink rss

Onestamente non so se l'aumento agli statali fosse gia` previsto (ma probabilmente si`). Certo e` che non hanno perso tempo a concederlo ancora una volta. Letta continua a ripetere che la concertazione e` la strada giusta da seguire. Mi sembra che sia stato detto gia` altrove sul vostro sito, ma io ho i miei forti dubbi...

Il governo avrebbe chiesto in contropartita una maggiore produttivita`? Mi sara` sfuggito: questo si` che significa dare i giusti incentivi a lavorare come si deve! Ma immagino che la tua affermazione, Alberto, sia solo ironica.... purtroppo.

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  di Marcello, 08 Aprile 2007, 22:08 permalink rss

Mi rendo conto che ho confuso il linguaggio quando ho usato diritti di proprietà (in modo gergale) e avrei dovuto invece dire diritti di controllo. Mi dispiace. 

Però, Michele, avevo chiesto solo un chiarimento su come valuti in astratto i diritti di un pensionando Pirelli rispetto a quelli dei controllori (non dei proprietari) di Telecom, a legislazione vigente. Chi fa male e quanto  all'allocazione delle risorse che hai in mente di raggiungere in Italia attraverso le riforme? In entrambi i casi poggiano su legislazioni complicate e non sulla semplice tutela della compravendita e dei diritti di proprietà, per entrambi l'elettore mediano c'entra qualcosa. Anzi molto. Il senso della domanda era capire la tua opinione su quali pensi sia opportuno o efficiente che siano modificati. Per me questo è preliminare per capire bene cosa pensi su come si debbano fare le "riforme" (in entrambi i casi devi riallocare dei benedetti diritti rispetto a quelli di status quo, no?) e "politica economica" in Italia. Che è quello di cui stiamo parlando.  

In qualche modo mi hai risposto:

"Quando uno si compra un'azienda si compra TUTTI i suoi assets, e poi ne fa quel che vuole, incluso mangiarseli o regalarli all'amante, fosse anche un cavallo (l'amante o gli assets, fa lo stesso). E' la proprietà privata, baby, funziona così! "

Sarei  daccordo se proprietà e controllo fossero la stessa cosa. Nel caso particolare lo sarei se Telecom non fosse controllata con una percentuale ridicola (Repubblica di oggi riporta che le risorse uscite di tasca dei controllori attuali sono lo 0.6% del capitale Telecom, fossero il 26% la mia posizione non cambierebbe, se vuoi il numero preciso controllo) e se non ci fosse per mezzo, una catena di società e un patto di sindacato (non quelli di Roma tra dipendenti pubblici e metalmeccanici, quelli di Milano). Sarei completamente daccordo se  per comprare Telecom si facesse un'Opa e Att sborsasse i soldi che avrebbe dovuto sborsare a Wall Street per controllare asset equivalenti a quelli di Telecom. Per il resto non volevo insinuare nulla, volevo solo dire che se uno controlla assets quotati in borsa con una percentuale ridicola del loro valore è ovvio che ha la tendenza a buttarli via o a regalarli all'amante. La domanda è: questo è un problema o no? Io penso di si, ovvero che le forme di tutela dei diritti di controllo societario in Italia (altrove immagino abbiano problemi simili) siano inefficienti quanto quelli che tutelano quelli dei tassisti (dipendenti pubblici etc. etc.). Mi pare di capire- ma ovviamente posso aver confuso- che per te questo non è vero o che comunque non sia un problema. Mi pareva interessante capirlo. Poi hai ragione che in questa vicenda i politici, i giornali, magari i banchieri  (dieci anni fa, l'altro ieri e oggi) si sono comportati, in genere, in modo  ipocrita, incauto  etc. etc.. (per lo meno finora hanno parlato poco rispetto a dieci anni fa!) ma questo non è molto interessante per me, almeno  qui.

 

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  di AlexCT, 09 Aprile 2007, 00:01 permalink rss

Un tema ricorrente (quasi ossessivo) su NfA e' che molti problemi italiani potrebbero essere risolti con meccanismi di mercato, cioe' lasciando ai singoli la massima liberta di accordarsi tra di loro per fare quello che vogliono. Chi vuole comprare compri e chi vuole vendere venda. Questo si applica sia al marito di Afef che ai facchini/tassisti/etc.

1) Tronchetti-Provera ha aquisito il controllo di Telecom qualche anno fa'. Le cose non gli sono andate bene e ci ha rimesso un sacco di soldi. Per vari motivi che non conosco bene. Ha avuto una buona idea: sfruttare meglio gli immobili della Telecom, rivendendoli o affittandoli (questo e' stato un suo merito, non come dice Marcello, una sua colpa). Purtroppo non e' bastato ad evitare perdite e adesso vuole vendere. E' giusto che sia cosi, e spero che i politici non glielo impediscano con pretesti vari (sarebbe un ritorno indietro per l'Italia). AT&T e il senor Slim vogliono comprare e hanno idee nuove, ben vengano e ci provino a gestire la Telecom. Marcello chiede: ma non potrebbero essere ancora peggio di Tronchetti? Si, potrebbe essere, e se e' cosi anche loro ci rimetteranno e saranno costretti a vendere tra qualche anno e Slim calera giu' di qualche tacca nella classifica mondiale dei piu ricchi. Peggio per lui; si facciano avanti i prossimi aquirenti. Marcello dice che Tronchetti, non avendo il 100% dell'azienda, ha tendenza a buttarla via o a regalarla; mi sembra illogico e matematicamente sbagliato. Ha interesse a ottenere il piu possibile e sono tranquillo che non si fara fregare. (Semmai vi e' una possibilita che Tronchetti freghi i piccoli azionisti, non lo so ma forse guido ruta puo' dircelo).

2) I facchini. Se qualche negraccio appena sbarcato in Italia e' disposto a portare valigie, e se mia zia Mona lo vuole pagare per aiutarla alla stazione ferroviaria, perche impedirlo dicendo che per fare il facchino ci vuole il certificato del direttore della sua banca e della compagnia assicurativa e mille altre cavilli. La soluzione e' la stessa del caso 1): massima liberta'. E siccome questa liberta non c'e ci vogliono riforme. Capisco che ai facchini esistenti la cosa puo' non piacere, temono che il loro reddito cali. Mi dispiace, ma non cambio idea perche in tal caso il reddito che ci rimettono era una rendita di monopolio a cui non avevano diritto (per dirla molto brutalmente: se prima delle riforme i facchini guadagnavano di piu' e' perche avevano escogitato un sistema per fregare soldi a una vecchia zitella e togliere lavoro a un povero negro).

Per me le situazioni 1) e 2) sono simili. Non vedo il "dilemma su come si debbano fare le riforme" che inquieta Marcello.

Vediamo che dice Boldrin.

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  di michele boldrin, 09 Aprile 2007, 05:56 permalink rss

Nulla. Cioè: che trovo quanto scrivi perfettamente condivisibile e non ho nulla da aggiungere. Mi sembra coerente con quanto ho provato ad argomentare, sia sui facchini sia su Telecom, nei commenti precedenti.

Condivido anche il timore sugli azionisti di minoranza, ma anche in questo caso posso solo dire che l'orrenda legislazione che probabilmente permette vari soprusi contro i piccoli azionisti non l'ha fatta Tronchetti, ma l'han fatta quelli che ora strillano. L'han fatta e mantenuta per far fare soldi agli amici loro, dagli Agnelli a Tanzi, da Mediobanca a Generali, da Debenedetti a Colaninno, e via enumerando salotti buoni e grandi imprenditori di centrosinistra. Chi di spada ferisce ...

Quello che scrive Marcello, invece, lo intendo sempre meno. Sembra ridursi al fatto che non gli va bene che Pirelli (e Tronchetti attraverso essa) controllino Telecom a mezzo di un'investimento che è solo una frazione del capitale della stessa. In Italia mi sembra la regola, stabilita, difesa, sviluppata, cementata e santificata, fra gli altri, dal signor Romano Prodi (nelle sue precedenti incarnazioni) e dai suoi amici, collaboratori e seguaci. Tronchetti non risulta essere il primo che di tale situazione s'avvantaggia, nè sarà di certo l'ultimo. Non so che dire, la cosa nulla ha a che fare con Telecom. Il resto che scrivi davvero non lo lo capisco. Per cui non ribatto.

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  di guido ruta, 10 Aprile 2007, 02:47 permalink rss

Non so fino a che punto siano espropriati gli azionisti di minoranza (non controllanti) di Telecom Italia, essendo da un po’ di anni stakeholder unicamente di T-Mobile con il mio monthly plan da $39.99 per 600 minuti... :-)

Ma provo a fare due conti a braccio.

Barclay and Holderness (1989) e Dyck e Zingales (2004) usano il premio al controllo come proxy per quantificare i benefici privati del controllo, quelli lesivi degli interessi degli azionisti di minoranza. Il premio al controllo viene calcolato come la differenza percentuale tra prezzo offerto per il blocco di controllo e prezzo del titolo due giorni dopo l’annuncio della transazione moltiplicata per la percentuale di cash flow rights rappresentata dal blocco di controllo.

Nel nostro caso: i) AT&T e America Movil intendono acquisire il 66% del capitale di Olimpia che detiene il 18% di Telecom Italia; ii) l’offerta valuta ciascuna azione ordinaria €2,82; iii) Le Telecom Italia Ordinarie hanno chiuso a €2,37 il 3 Aprile 2007, due giorni dopo l’annuncio dell’interessamento da parte di Slim. Il premio al controllo, secondo la formula riportata sopra, è quindi

[(€2,82-€2,37)/€2,37] × (66% × 18%) = 2.3%

Per dare un’idea, Dyck e Zingales (2004) stimano un premio al controllo medio (mediano) in l’Italia pari al 37% (16%); la stima per gli Stati Uniti è l’1% (2%); per l’Inghilterra l’1% (0%); per la Svezia il 7% (3%); chiude il Brasile con il 65% (49%). Queste statistiche si basano su poche osservazioni e vanno interpretate con cautela ma il 2.3% del valore dell’equity di Telecom come premio al controllo non sembra comunque una cifra enorme, tanto in Italia quanto all’estero. E se il premio al controllo è una buona proxy dei benefici privati del controllo, non sembra quindi che gli azionisti di minoranza di Telecom siano particolarmente vessati.

Infine, si può fare un rapido check calcolando la differenza percentuale tra i prezzi di mercato delle azioni ordinarie e delle azioni di risparmio, una seconda misura spesso usata per quantificare i benefici privati del controllo. Le Telecom Italia Risparmio hanno chiuso a €1.95 il 3 Aprile 2007: ne segue un premio al controllo del

[(€2,37-€1.95)/ €1.95] × (66% × 18%) = 2.5%

in linea con la prima stima e non particolarmente allarmante.

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  di Marcello Urbani, 10 Aprile 2007, 18:54 permalink rss

Non mi intendo di economia, ma mi sembra strano che il premio diminuisca al diminuire del capitale necessario ad ottenere il controllo.

Sei sicuro di quelle formule? 

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  di guido ruta, 11 Aprile 2007, 02:41 permalink rss

In realtà, dopo Manchester non sono più sicuro di nulla…

Però la formula dice solo che, dato il premio offerto per ogni azione del blocco di controllo e data la percentuale di cash flow rights rappresentata dal blocco, un modo per stimare i benefici privati del controllo (potenzialmente espropriativi) è quello di moltiplicare il primo per la seconda.

Nel nostro caso: il premio offerto è [(€2.82-€2.37)/€2.37]=19%, dove il prezzo di mercato successivo all’annuncio rappresenta in qualche modo la valutazione che gli azionisti non controllanti fanno del futuro probabile controllante; la percentuale di cash flow rights che Slim si aggiudicherebbe è (66%×18%)=12%; in base a questi dati, i benefici privati del controllo sono quantificabili intorno al 2.3% dell’equity value di Telecom.

Il prezzo offerto per le azioni del blocco è un dato per noi. Dipenderà dalla valutazione, secondo un qualche modello di pricing privato, dell’impegno finanziario necessario a prendere e mantenere il controllo e ovviamente l’impegno finanziario dipende dalla struttura societaria del target (lunghezza della catena di controllo, altre società in gruppo,...). Con tutta probabilità, diminuirà all'aumentare del capitale "bloccato". Il modello, però, è appunto privato: altrimenti non avremmo il problema dei benefici del controllo e di come stimarli...

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  di Marcello Urbani, 11 Aprile 2007, 08:38 permalink rss

Non so nulla di cash flow rights (a parte il significato letterale), ma mi pare che se il controllante fa un' investimento grande (diciamo il 50%) ogni azione che procura un danno agli altri azionisti produce un danno significativo anche a lui, mentre se investe poco (1%) ciò non avviene.

Chiaramente anche nel primo caso può essere conveniente un' azione svantaggiosa per telecom e favorevole al controllante, ma nel secondo il trade-off è molto più sbilanciato.

Questo intuitivamente, se mi sai spiegare dove sbaglio mi fa piacere, altrimenti la formula che citi mi sembra sballata.

Magari quando ho più tempo mi cerco i paper citati. 

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  di sandro brusco, 11 Aprile 2007, 16:07 permalink rss

Non ho controllato il paper di Dyck e Zingales però a ma la formula non pare sballata. Ha ragione Marcello U. che appare controintuitivo che la stima dei benefici privati decresca con la quota necessaria al controllo, ma è erroneo fare questo tipo di comparazione mantenendo fisso il premio di controllo (la differenza tra il prezzo pagato per azione che dà il controllo e il prezzo pagato per azione 'normale').

Tale premio cambia quando cambia la quota necessaria al controllo. Se tale quota decresce il premio di controllo si deve accrescere. L'ipotesi mi pare sia che il premio si accresce fino al punto in cui il valore del premio moltiplicato per la quota resta costante e uguale al valore dei benefici privati.

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  di guido ruta, 11 Aprile 2007, 16:56 permalink rss

Certo.

Se l'investimento richiesto per il controllo è alto, è anche molto rischioso perchè non permette al controllante di diversificare; i rendimenti del suo portafoglio saranno molto correlati con i profitti dell'impresa e, ovviamente, risentiranno in misura maggiore delle decisioni che distruggono valore o che beneficiano solo una parte degli azionisti.

Se, per via della struttura piramidale o di piccolo azionariato diffuso o patti di sindacato e via dicendo, il capitale che il controllante deve impegnare è minore, l'investimento è meno rischioso e il rendimento del suo portafoglio risente meno di operazioni lesive degli altri azionisti.

Un investimento più rischioso deve essere meno costoso per invogliare gli investitori. Nel primo caso quindi, il prezzo dell'investimento (premio offerto) sarà basso; nel secondo, sarà alto.

La formula dice proprio questo: i benefici privati sono misurati come il prodotto di prezzo (premio) offerto e quantità (capitale investito). Se il secondo è alto, è molto probabile che il primo sia basso.

Ma ripeto, il prezzo offerto è l'output di un modello di pricing che non conosciamo e quindi è dato per noi.

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  di marco, 12 Aprile 2007, 01:34 permalink rss

Rispondo al commento di michele boldrin premettendo che le mie osservazioni sono tanto ideologiche e schierate quanto le sue. Io non mi nascondo le difficoltà del governo prodi. Sono deluso perché mi aspettavo molto di più...però, finora penso che il  giudizio di boldrin sia troppo duro...gli incompetenti erano quelli di prima!

Ho riletto il suo articolo iniziale e tra l'introduzione in cui Boldrin dice che è un preveggente, i commenti su dinamica del debito, telecom, riforma delle pensioni sgravi alle palestre etc ho trovato poca coerenza.

ribadisco quello che ho detto nei miei precedenti commenti. La riforma maroni contribuisce a ridurre la spesa pensionistica. ma è stato un ripiego adottato dal governo berlusconi per rinviare tutto al 2008.

la revisione dei coefficienti andava fatta nel 2005. Non so da quale fonte Boldrin prenda le proprie informazioni, ma il fatto che non si parli di riforma delle pensioni sui giornali non significa che il governo vuole eliminare lo scalone. lo scalone non è poi l'unico modo per aumentare l'età pensionabile, esistono tutta una serie di politiche basate su premi incentivi e disincentivi che boldrin conosce meglio di me.

Quanto all'ammontare della spesa pensionistica è vero questa rappresenta circa il 16% del PIL ma secondo le proiezioni della commissione europea (vedi public finances in EMU 2006 tavola 1.16) questa dovrebbe aumentare solo dello 0.5% da qui al 2050!!

In termini di sostenibilità del debito pubblico italiano nei prossimi decenni, lo stesso rapporto mostra che con un avanzo primario intorno al 3% il debito pubblico addirittura  dovrebbe scendere ben al di sotto del 60% molto prima del 2050.

una volta in carica il governo berlusconi ha trovato un avanzo primario del 3% e se lo è mangiato tutto per finanziare aumenti delle spese correnti e riduzioni delle imposte ai redditi più alti (tra parentesi, parli tanto di sferzate ma l'effetto in termini di crescita del secondo modulo berlusconiano quale è stato?)

Ora, la mia domanda a boldrin è questa. Come si fa a rimpiangere Maroni che ha lavorato per postporre l'aggiustamento dei coefficienti e proposto una riforma postdatata delle pensioni e non ridere in faccia a un governo (quello Berlusconi) che nel corso della legislatura ha ridotto a zero l'avanzo primario (e lasciato l'italia in una procedura per deficit eccessivo veramente pesante)? 

Sai quale è stata la correzione dei conti pubblici richiesta dall'Europa all'Italia per uscire dalla procedura di deficit eccessivo? Un aggiustamento strutturale (senza cioè ricorrere a one-offs) di 1.6% da conseguire in due anni (2006 e 2007)

Il governo Prodi con la finanziaria del 2007 ha cercato di rimediare ai danni causati dal precedente governo. un modo per fare questo è stato, innanzitutto, ripristinare un solido avanzo primario che rendesse le finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo e contribuisse a  ridurre (seppur di poco) il debito pubblico. Concordi o no con questa conclusione?

Paesi che in Europa hanno seguito queste politiche (belgio per esempio) si trovano oggi a pagare interessi sul debito pari al 3.9% del PIL (erano il 5.7% nel 2002), mentre l' italia paga il 4.8% nel 2006 (a fronte del 5.5% nel 2002) (European Commission - Autumn forecast 2006 - appendice statistica tavola 38). 

Vorrei sapere poi in base a quali fonti Boldrin imputa il 70% del tesoretto alle politiche di tremonti siniscalco tremonti...è perchè Lo dice Giavazzi?

Infine, mi permetto di ricordare che il buon Maroni nel 2003 ha firmato con i sindacati un accordo (il famoso e roboante Patto per l'Italia) che recepiva tutte le novità della legge Biagi in termini di flessibilità del mercato del lavoro e, al contempo, prevedeva di finaziare sussidi di disoccupazione e politiche passive.

Ebbene, mentre la legge biagi è stata applicata in toto, la parte del Patto per l'Italia che prevedeva nuove forme di sussidi è rimasta carta straccia..

Infine sul perchè Mediolanum (la società di assicurazione di Berlusconi) non voleva l'introduzione della previdenza complementare...a me sembra molto chiaro (ma forse sono io che non capisco)...mediolanum vende a tutt'oggi forme complementari di pensioni (rendite o vitalizi). con il passaggio del TFR ai fondi il giro di affari di Mediolanum si sarebbe inevitabilmente ridotto.

Saluti

Marco 

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