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Davinci Se si mangia bisogna restare ...

di michele boldrin,  6 Agosto 2007 stampa
... disse il sottosegretario, e rimase. Ovvero: Un primo rendiconto, personale e sommario anzicheno', delle Giornate nFA che nessuno s'era ancora preso la briga di raccontare. Non che ad alcuno altro da noi importi un pepino, ma la futura memoria da qualche lato bisognera' pur lasciarla, no?
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Rimase, dicevo, e, come coloro che si sedettero al tavolo con lui ammisero più tardi, divenne molto più simpatico e divertente, se non persino interessante. L'ambiente, lo riconosco, favoriva il sollazzo: i pranzi in terrazza a Villa La Pietra durante la nostra riunione estiva erano il momento alto della giornata sia per il cibo, che per l'impagabile vista su Firenze, il clima caldo ma non troppo, il prezioso parco che circondava i tavoli e la gradevole, se non sempre intellettuale, compagnia.

Forse la cucina non era paragonabile a quella di cui i rappresentanti del popolo godono quotidianamente nel loro luogo di lavoro, ma non dev'essere stata sgradevole perchè anche il sottosegretario, almeno all'apparenza, gradi e cominciò a parlare di legge elettorale, referendum, alleanze implicite ed esplicite, annessi e connessi in modo molto diverso da quello che aveva adottato nel dibattito precedente e che aveva agrottato le mie, e di molti altri, sopraciglia ...

Perchè il dibattito sulla legge elettorale, un mese dopo possiamo anche ammetterlo, un po' deludente fu. Non tanto per la qualità dei partecipanti, che era potenzialmente ottima, né per l'organizzazione che, considerata la natura anarkica degli organizzatori, risultò quasi impeccabile (voi non ci crederete, ma ElBrusco sembrava un Senatore del Regno, mancava solo l'orologio con catena al taschino ...), né per i temi posti sul tappeto sia dalle presentazioni accademiche che dalla "intellettualmente aggressiva" audience che non stava zitta un secondo ma faceva domande sveglie alquanto ... Ma per le risposte di merito, quelle sì che ci risultarono deludenti. E non tanto perchè non dicevano quello che volevo sentirmi dire (non ci speravo proprio) ma perchè non dicevano assolutamente nulla, erano completamente vuote di qualsiasi contenuto positivo o anche solo della più elementare referenzialità ad alcunchè che non fosse una linea del vocabolario.

Le affermazioni del sottosegretario consistevano in un esercizio di magistrale azzeccagarbuglismo come non avevo testimoniato da decenni ... Tanto era l'azzeccagarbuglismo che a solo un mese di distanza non rammento proprio più nulla: per cui, ahimè, non vi posso riassumere quanto venne detto. Rammento solo che questa coalizione di governo pensa che il referendum non si dovrebbe fare e che, se si farà, andrà poi svuotato d'ogni rilevanza attraverso appropriati atti politici e parlamentari. Fine della storia. Le ragioni dei referendari le conoscete; se ve le siete scordate cominciate qua ed andate a ritroso, che non vi voglio tediare oltre.

Cose molto più interessanti - per esempio: che tipo di legge elettorale viene ritenuta, fra i beni informati, capace di ricevere il supporto se non unanime almeno altamente maggioritario degli attuali membri della casta - quasi certamente sono state discusse al conviviale tavolo sotto l'ombrellone. Ma, purtroppo io ero stato relegato ad altra mensa, quindi di più non so dire sulle dichiarazioni fatte in privato e senza ufficialità ... però dev'essere stata una conversazione chiara e vivace: non lo affermo solo per quanto riferitomi di seconda mano (che le cose di seconda mano occorre prenderle con le pinze oltre che non raccontarle) ma anche per le grandi risate conviviali che dal tavolo in questione prorrompevano ad intervalli regolari.

Comunque il referendum si fa, che al momento è il fatto rilevante per chi nutre speranze di positivo cambiamento, e poi fallirà grazie all'astensionismo o a qualche trucco parlamentare, che è cio che conta per l'inamovibile casta ... fine della fiera. I grandi drammi della storia politica italiana si risolvono sempre in un nulla di fatto nonostante il grande polverone che sollevano ed i vari schiammazzi di "scelta epocale" e "svolta cruciale" che regolarmente li accompagnano: come quando noi, popolo sovrano ma bue, privatizammo la RAI ... remember? Autore fisso nella borsa estiva: Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Avendo pubblicato un solo romanzo non v'è rischio di sbagliarsi sul titolo.

Tutte qui le giornate fiorentine? Oh per nulla, per nulla: son successe mille cose alle giornate fiorentine ed a raccontarle tutte rischio di tardare la notte intera a fare tippetetippetetap. Tralasciamo quindi il privato, le serate, le cene, le gelaterie, le passeggiate collettive per i ponti e le piazze e, soprattutto, tralascio le discussioni notturne favorite dalla brezza, dalle grappe o da altri liquidi di simile composizione. Rimaniamo sull'ufficiale, sul pubblico, sul riscontrabile collettivamente. 

Incomincio dalla notizia più rilevante: il sindaco di Firenze non ci ha chiamato, non ci ha dato il benvenuto, nemmeno ha messo uno stand a Santa Maria Novella per i partecipanti in arrivo, nulla di nulla. Nemmeno il presidente della municipalità ha detto nulla, o il consigliere fiesolano, che dico: nemmeno il netturbino rionale s'è fatto vivo per protestare che, a causa della nostra presenza, ha dovuto fare gli straordinari per quasi una settimana. Insomma ci hanno tutti beatamente ignorato. La più fetentona di tutti è stata l'Agenzia Ansa (ma anche l'Agenzia Italia e l'Agenzia quell'altra ed i quotidiani locali) che hanno parlato del convegno, del dibattito sulla riforma elettorale e della presentazione di Mannheimer senza mai nominare nFA ... Reuters, invece, che sono dei signori, loro sì che han messo una buona parola su nFA. Beh, è vero che noi abbiamo ignorato loro (no, non Reuters, ma gli altri sì che li abbiamo ignorati ed ora che ci penso: ai giornalisti manco il caffè abbiamo offerto! Che zotici siamo, ragazzi! Ed il sindaco in primis l'abbiamo ignorato, ma anche l'operatore ecologico in secondis ...) però il nostro arrivo in città era pubblico e pubblicamente pubblicizzato via web, o no? Insomma, diciamoci la verità: un po' male ci siamo rimasti che non abbiano organizzato una bella festa cittadina. L'anno prossimo ci faremo vivi in anticipo con le autorità preposte, statene certi; oppure andiamo a Castiglione della Pescaia dove, se le scrivi in anticipo, la sindachessa ti organizza una festa di benvenuto con i controfiocchi e le bandiere nazionali. Che ce l'abbiano una villa La Pietra a CdP? 

Ora vengo alle notizie meno importanti. Non solo vi sono stati i papers accademici, che potete trovare in rete e quindi non ve li racconto, ma abbiamo avuto anche l'opportunità di dare un'occhiata in anteprima all'inchiesta che l'ISPO ha confezionato (praticamente per noi) sulla domanda di vero liberalismo in Italia. L'idea venne quasi per caso in seguito all'articolo Ajax che Alberto ed io producemmo durante una notte di luna piena della scorsa primavera, notte in cui la vena poetica e l'immaginazione politica ebbero la meglio sul buon senso di cui, peraltro, nessuno dei due risulta particolarmente dotato - "Parla per te!!!" sembra abbiano udito urlare a Santa M durante la mattinata del 7 Agosto 2007. Ci chiedemmo, in un momento di rara lucidità: ma agli italiani, poi, le politiche liberali piacciono almeno teoricamente? La domanda venne girata a svariati amici e conoscenti nel bel paese residenti, ricevendo risposte fondamentalmente dubbiose se non completamente scettiche e comunque scarsamente convincenti, la tipica risposta essendo "Orca ke bae! Sempre 'sta storia dea competizion!". Fra costoro (beh, non proprio fra quelli appena esemplificati: per lo meno s'esprime in un dialetto diverso) capitò (e non per puro caso) il buon Pinardi Carlo Maria che, oltre a collaborare saltuariamente con noi, il Corriere della Sera e l'Università Bocconi, sembra trovi anche il tempo per fare il presidente di Analysis ed un tot di altre cose sicuramente meno pallose, che però non sono autorizzato a raccontarvi ...  Il CMP si prese la briga e persino il gusto sia di convincere Renato Mannheimer a portare a termine il necessario studio campionario a costi non proibitivi, sia di raccogliere (parte nelle tasche proprie e parte in quelle, ugualmente generose ma per ora anonime, altrui) i fondi per finanziare il campionamento in questione. Quant'è costata l'inchiesta non ve lo dico, tanto di preciso non lo so e comunque non son soldi miei ...

Ciò che vi voglio invece dire è che l'inchiesta è stata fatta, un primo sommario dei risultati venne presentato a Firenze e ci è stato messo a disposizione da allora (ebbene sì, a volte siamo proprio dei fannulloni ...). I dati completi e dettagliati dovrebbero arrivare (speriamo) a fine estate. Una volta che i dati arrivino, e le ferie finiscano, potete contarci che qualcuno di noi malfattori, o anche più di qualcuno, si divertirà ad interrogarli incessantemente ed a riportarvi le dettagliate risposte, per insensate ch'esse possano risultare. Non che siano oro colato i dati in questione, né m'aspetto contengano i misteri dell'universo o anche solo del mistero-si-fa-per-dire italiano, ma qualcosa sulla domanda di liberalismo, o sul suo rifiuto, verosimilmente c'insegneranno. 

E' agosto, siete quasi tutti o al mare o in montagna, parecchi di noi vi stanno imitando ed i pochi che non vi stanno imitando, come il sottoscritto, è solo perchè hanno appena finito d'anticiparvi ... questo pistolotto che non dice niente e che ho scritto per farvi perdere tempo v'ha già annoiato a sufficienza.

Non credo, quindi, abbiate voglia di leggere tabelle e tabelline, percentuali e percentualine, però, se proprio proprio siete degli incurabili secchioni e non avete niente di meglio da fare, qui sotto trovate una sintesi molto sintetica di quanto conteneva il report che Mannheimer ci ha presentato a Firenze. Se il Timoniere, che tutto può ma a volte non è in rete e quindi non tutto vede, ci fa il favore magari domani spunta QUI il link al file PDF con i dati di sintesi che abbiamo visto a Firenze.

Son successe altre cose a Firenze, ma non c'ero solo io e non vorrei dare una versione troppo personale della faccenda: cedo quindi la parola ai bagnanti, siano essi da oceano, mare, piscina o lago dolomitico ...

A seguire, l'orrenda sintesi sintetica ...


Gli italiani e le liberalizzazioni: moglie ubriaca e botte piena

 

L'indagine ha coinvolto sia un campione rappresentativo della popolazione italiana (1000 persone), sia un gruppo ristretto di ‘testimoni privilegiati' (giornalisti, imprenditori, dirigenti, liberi professionisti) ai quali sono state poste un numero notevole di domande (e per questo riporteremo i risultati in tre puntate.) Alle persone intervistate è stato chiesto di dare ‘voti' da 1 a 10 a varie proposte di riforma d'impronta squisitamente liberale. La sintesi veramente sintetica, e non molto sorprendente, è schizofrenica: agli italiani il liberismo piace molto quando non sembra implicare rischi personali diretti o la riduzione dei trasferimenti di denaro comunemente definiti "stato sociale", altrimenti no. Per esempio: l'italiano medio vorrebbe sia ridurre drasticamente le tasse che riportare il debito al di sotto del 60% del PIL, sia.... incrementare la spesa pubblica per salute, educazione e pensioni. Il vincolo di bilancio, evidentemente, non viene considerato essenziale per l'attuazione di politiche liberali.
Vediamo dapprima in quali campi gli italiani sono decisamente liberalizzatori. Una prima domanda chiede se sia un fatto positivo o negativo per l'Italia creare un sistema universitario basato sulla concorrenza tra università. Il 66% del campione considera questo un fatto positivo, ossia assegna un voto tra 6 e 10. Solo il 17% ‘boccia' la proposta assegnando un voto tra 1 e 5, mentre un ulteriore 17% si rifugia nel ‘non so'. Numeri molto simili si riscontrano alla domanda se sia un fatto positivo o negativo fare una legge sul conflitto di interessi. Anche qui il 66% del campione afferma che tale fatto sarebbe positivo, il 16% lo riterrebbe negativo, e il 18% non prende posizione. Tali percentuali diventano di tipo "bulgaro" nel caso dei testimoni prvilegiati: il 98% si dichiara a favore della concorrenza universitaria ed il 94% della regolazione del conflitto d'interessi.
Ai testimoni privilegiati era stata offerta una lista più lunga di politiche liberali che includeva una riduzione drastica del settore pubblico, "ulteriori" liberalizzazioni (si fa per dire, visto che alla fine Bersani non ha liberalizzato nulla, grazie anche all'azione dell'opposizione), il debito pubblico al 60% del PIL, sistema pensionistico a capitalizzazione e via elencando sino alla riduzione al minimo dello stato sociale. Solo quest'ultima non gode delle simpatie della maggioranza dei testimoni privilegiati (49% tra il 6 ed il 10) mentre tutte le altre vengono approvate a larga, tavolta enorme, maggioranza. Almeno nelle inchieste le elites italiane sono decisamente liberali, come si possa poi essere il paese più medievale dell'occidente rimane un mistero.
Anche se con numeri un po' inferiori, notevole sostegno raccolgono, nel complesso della popolazione, anche le proposte di liberalizzazione del commercio e delle professioni. Il 55% del campione afferma che liberalizzare questi settori rappresenterebbe un fatto positivo per il paese, assegnando alle proposte di liberalizzazione un voto tra 6 e 10. Sono invece contrari alle liberalizzazioni il 23% degli intervistati, mentre il rimanente 22% non risponde. In altre parole, per ogni italiano che si dichiara contrario a liberalizzare commercio e professioni ce ne sono due che si dichiarano invece a favore. Viene spontaneo chiedersi, con un tale sostegno popolare com'è possibile che il governo Berlusconi non abbia nemmeno provato a liberalizzare le professioni mentre quello Prodi ha fatto finta di volerlo fare senza poi farlo? Ancor più: quale mostruoso difetto del sistema elettorale rende compatibile un parlamento che unanimente affossa persino una minimissima liberalizzazione delle licenze dei taxi con un elettorato che, per i due terzi, ne vorrebbe una drastica liberalizzazione.
La stessa domanda vale per il sistema giudiziario: in varie istanze l'italiano medio, ed ancor piu' il testimone privilegiato medio, insistono sul desiderio di un sistema giudiziario piu' "leggero". Infatti, fra le istituzioni dello stato il sistema giudiziario gode del tasso d'approvazione minore di tutti, con solo il 28% del campione disposto a concedere la sufficienza al suo operato. Tanto per dare un'idea, il sistema delle ferrovie dello stato viene ritenuto sufficiente dal 33% della popolazione. Di nuovo, però, vale la domanda precedente: quanto disgraziato dev'essere un sistema politico dove nessun governo è capace, o ritiene meritorio, riformare drasticamente il sistema giudiziario mentre i tre quarti della popolazione lo chiede a gran voce? [Fra quando scrissi questo ed ora è sta approvata la "riforma" Mastella: QED]
Risultati meno netti si riscontrano invece in altri ambiti. Una domanda del questionario cerca di misurare l'atteggiamento degli italiani nei confronti dell'intervento pubblico in economia. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere un numero tra 1 e 10, dove 1 corrisponde all'affermazione ‘lo Stato deve garantire un'ampia gamma di servizi pubblici gratuiti, anche a costo di aumentare le tasse', mentre 10 corrisponde all'affermazione ‘lo Stato deve innanzitutto ridurre le tasse, anche a costo di diminuire i servizi pubblici'. Gli intervistati sembrano collocarsi in buona misura nel mezzo: il voto medio risulta infatti essere 5,1. In effetti un terzo del campione assegna un voto di 5 o 6. Il 37% assegna un voto tra 1 e 4, mostrandosi in tal modo fortemente a favore dell'intervento pubblico in economia anche a costo di maggiori tasse. Il 24% è invece nettamente a favore di una riduzione delle tasse e dell'intervento pubblico, scegliendo un voto tra 7 e 10. Solo il 6% degli intervistati non prende posizione. Qui è interessante notare che i ‘testimoni privilegiati' sono più favorevoli della popolazione a una riduzione delle tasse. Il voto medio per questo gruppo è di 5,7. La posizione mediana, con un voto di 5 o 6, è scelta dal 30% dei testimoni privilegiati, pressapoco come nella popolazione, ma l'entità delle ali è invertita: il 28% sceglie un voto da 1 a 4, mentre il 38% sceglie un voto da 7 a 10.
Oltre a fornire servizi lo Stato italiano spesso controlla o regola in modo molto stretto diversi settori industriali o finanziari. Cosa pensano gli italiani al riguardo? Se si assegna da un lato il valore 1 all'affermazione ‘lo  Stato deve mantenere il controllo delle imprese in settori economici ritenuti strategici (energia, telecomunicazioni, banche, ecc.)' e il valore 10 all'affermazione ‘lo Stato deve privatizzare il più possibile le imprese in settori economici ritenuti strategici', di nuovo gli intervistati tendono a collocarsi nel mezzo, anche se un po' più spostati verso soluzioni dirigiste. Il voto medio è  4,7. Il 46% sceglie un voto da 1 a 4, mostrando quindi notevole favore per il controllo statale. Il 22% si colloca nel mezzo, con un voto di 5 o 6. I convinti liberalizzatori (voto dal 7 al 10) sono invece il 24%. Resta un 8% di persone che non si esprimono. Il divario tra l'atteggiamento della popolazione e quello dei testimoni privilegiati è in questo caso alquanto marcato. Il voto medio degli opinion leaders è di 6,5. La percentuale di chi sceglie decisamente le privatizzazioni, assegnando un voto da 7 a 10, è il 59%, più del doppio dell'analoga percentuale nella popolazione.
Questo fenomeno, di una popolazione più favorevole delle elites all'intervento statale, viene confermato in altre domande relative all'importanza relativa di uguaglianza e libertà ed al mercato del lavoro. Assegnando il valore 1 all'affermazione ‘Occorre garantire innanzitutto l'ugualglianza sociale anche a costo di limitare le libertà dei singoli individui' e il valore 10 all'affermazione ‘Occorre garantire innanzitutto la libertà dei singoli individui, anche a costo di veder crescere le disuguaglianze', il voto medio scelto risulta essere 4,8.  Un voto di 5 o 6 viene scelto dal 31% della popolazione, mentre il 41% sceglie un voto tra 1 e 4. Solo il 20% mostra di ritenere che le libertà individuali abbiano comunque precedenza, scegliendo un voto tra 7 e 10. Il quadro cambia parecchio quando si guarda ai testimoni privilegiati. Il voto medio in questo caso è il 6,4%. Di nuovo, la posizione intermedia (voto di 5 o 6) è scelta più o meno con la stessa frequenza che la popolazione, il 28%, ma cambiano radicalmente le ali della distribuzione. Ben il 52% dei testimoni privilegiati scelgono un voto tra 7 e 10, mentre solo il 18% sceglie un voto tra 1 e 4.
Fermiamoci qui, troppi numeri ubriacano ed è meglio lasciarne qualcuno per l'autunno. Limitiamoci ad una breve morale: l'impressione è che per la maggioranza degli italiani il "liberismo" sia una bella fantasia, della quale è ora di moda dimostrarsi interessati. Quando, foss'anche solo in un'intervista, la fantasia sembra trasformarsi in una realtà che potrebbe mettere in discussione alcune sicurezze e privilegi personali, allora appare una sostanziale reticenza. Lunga e tortuosa è la strada del liberismo in Italia; si tratta di capire se almeno una sparuta truppa di gruppi sociali esiste che sia disposta ad iniziare a percorrerla.

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1 commento
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Rss dei commenti

  di Ettore Panetti, 07 Agosto 2007, 22:42 permalink rss

E' la diffusa ignoranza sui temi economici che è davvero preoccupante. Quello che ci vorrebbe è una versione italiana del mitico programma tv "Free to choose" di Milton Friedman (www.ideachannel.tv, quando imparerò ad usare l'html?): un filmato di mezz'ora, tre concetti semplici e via! Non ci vuole tanto a capire che non esistono pasti gratis...

Chi di voi si candida a condurlo?

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