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Qui è FLG Privatizzare la Rai, subito!

di sandro brusco, 21 Giugno 2006 permalink stampa
La proprietà pubblica della rai serve solo a manipolare l'informazione a favore dei governanti e a procacciare favori di varia natura ai soliti faccendieri.
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I recenti scandali che hanno agitato l'Italia sembrano fatti apposta per riempire i giornali durante la sonnolenta stagione estiva: troviamo nobili, potenti, prosperose signorine, sesso e quant'altro può essere utile per solleticare la morbosa curiosità delle masse. Conosciamo ben poco del mondo dello spettacolo, ma la roba che vediamo ci appare in verità abbastanza banale. Il carattere umano del cialtrone millantatore che si aggira per cinecittà è stato immortalato perfettamente da Walter Chiari in Bellissima più di mezzo secolo fa. Non sembra sia cambiato molto da allora.

Saremmo tentati di terminare lo sbadiglio e voltare pagina, guardando rapidamente a che ora inizia la prossima partita della World Cup. Ma prima di farlo, siamo costretti a riconoscere che la vicenda ci riguarda purtroppo assai più da vicino di quello che vorremmo. Ci riguarda per una semplice ragione: questo circo di concussori, concusse e duchinobilibaroni lo paghiamo noi.

Qual è, una buona volta, la ragione per mantenere tre canali pubblici? L'informazione che viene prodotta è di qualità talmente scadente da far paura, e almeno per quanto riguarda la politica italiana è grottescamente ossequiante verso il capoccia di turno. Ogni volta che vedo l'ennesimo telegiornale in cui la parte centrale viene dedicata a ripetere inanità di venti secondi dei vari capi e sottocapi di partito, con il palese e unico scopo di mostrarne la faccia in televisione, mi intristisco pensando a quanti italiani usano la rai come il principale mezzo di informazione. Per i programmi di intrattenimento va anche peggio. Non hanno nessuna caratteristica che li possa rendere ragionevoli candidati per l'intervento pubblico, e infatti i privati (sia in Italia sia all'estero) li producono benissimo. Se proprio si ritiene che sia importante una presenza pubblica per soddisfare una domanda di beni culturali che il mercato non è in grado di produrre, o il cui consumo genera esternalità positive, un canale basta e avanza.

Nulla di tutto questo è particolarmente nuovo. Nemmeno è nuova la ragione per cui nel mondo politico la privatizzazione della Rai non è mai presa seriamente in considerazione. Chiaramente, le rendite che si estraggono dal controllo pubblico sono estremamente attraenti, e a quanto pare non si limitano solo alla manipolazione dell'informazione politica. Nella prima repubblica l'equilibrio, dopo la lunga notte del dominio democristiano, era stato raggiunto regalando una riserva indiana al PCI. Erano quelli i tempi in cui al governo stavano sempre gli stessi, quindi l'opposizione andava accontentata in questo modo. Oggi sembra che l'equilibrio sia diverso. Le maggioranze in effetti si alternano, quindi tutti possono sperare in un giro sulla giostra rai.

Ora, le responsabilità individuali non vanno sottovalutate, ed è possibile che il centrodestra abbia, data la scarsa qualità umana e morale di tanti suoi esponenti, fatto più danni del solito. Ma il nodo centrale rimane. Non c'è giustificazione per mantenere una massiccia presenza statale nell'industria radiotelevisiva. La rai va privatizzata quanto prima. Ovviamente la privatizzazione va fatta evitando di creare nuove situazioni di monopolio, o ancora peggio rafforzare le rendite esistenti. Il governo di centrosinistra comunque sembrerebbe il più adatto a farlo, visto che è improbabile che favorisca Mediaset. Ma dei dettagli possiamo sempre discutere dopo. Privatizzare la rai, subito!

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  di stockli, 22 Giugno 2006, 11:07 permalink rss
Sono d'accordo su quasi tutto (va beh, questo è banale), tranne sul far fare alla RAI i programmi culturali. Come on, sono certo che hai visto enough History Channel, per esempio, per sapere quanto egregiamente una televisione commerciale possa fare dell'eccelente programmazione culturale. No, la RAI non deve esistere, punto. Il fatto che esista la BBC (è l'esempio che usano quelli che la vogliono mantenere, quando sono alla frutta nella argomentazione) non implica logicamente la necessità dell'esistenza dui una rete pubblica, anche perchè la RAI non diventerà mai la BBC (data la storia che ha alle spalle). Per quanto riguarda la paura di creare un unico monopolio privato in mano a quel'individuo lì, beh, se allora esiste unico l' equilibrio ed è il presente duopolio, perchè la sfiducia nelle sorti del Bel(????)Paese non dovrebbe assoluta?
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  di palma, 23 Giugno 2006, 16:27 permalink rss
errore. a modesto avviso del sottoscritto la rai non ha nessun diritto (ex BBC o altrove di esistere.) nata come creatura del sottogoverna fascista (EIAR & Urar) per la nota ossessione dei regimi autoritari con l'informazione, lo spettacolo etc, rimane in vita come organizzazione mafiosa a tempo pieno. essa consiste, mi risulta, di 17,000 persone che curano i propri interessi, dall'organizzaioe di cene per Monica Lewinsky, sino alle private trattative col re, o i suoi succedanei. Null'altro. Il loro compito non e' fare cultura, informazione, spettacolo o quel che e'. e' mantenere la loro posizione. l'idea di privatizzare implica che vi sia qualche cosa da privatizzare (ergo un "bene" come fosse una casa o un porto) che va venduto. quel che va fatto e' semplicemente recuperare il maltolto dall'organizzazione (si noti che vi sono persino teoriche sanzioni per chi non paga il canone), mettendo immediatamente sotto processo i vari annunziata, alberoni, etc. che dal 1993 hanno finto di non aver visto che vi era (ach so! dicono i tedeschi...) un referendum che smantellava la baracca. Si noti che la "direzione" politica ha nessun effetto (si puo' avere un comunista o ex comunista, quanto un nazista o ex-nazista a dirigere le commissioni di controllo), la cupola politica ha nessun compito di controllo, deve garantire all'organizzazione la raccolta dei fondi e la propria distribuzione del pizzo tra le varie reti, subcupole, settori, etc. da quel che se ne sa la mafia e' composta di circa 6.000 persone e per prendere provenzano ci hanno messo 46 anni. la rai e' assai piu' numerosa, quindi prima che venga chiamata a rispondere delle proprie responsabilita' (la principale e' quella di aver indebitamente appropriato risorse pubbliche) passeranno il doppi anni (IMHO, diconoi miei studenti)
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  di palma, 18 Maggio 2008, 17:50 permalink rss

forse per masochismo, le vicende del manipolo fondato da Ciano e guidato da Petruccioli, è oggetto dell'illuminante inchiesta, simpaticamente titolata "orgia del potere", e che trovate qui

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Rai-lorgia-del-potere/2025919&ref=hpstr1
 

Naturalmente, butterati dall'uso del denaro pubblico e impomatati dai 114 parrucchieri, gli squadristi di Saxa Rubra, piuttosto che restituire i denari rubati, inveiscono contro la "concorrenza" sleale dei "gruppi" avversi. Si distinguono il gruppo ADRAI, sindacato dei dirigenti della Rai e tal Mineo.

Il neo governo sostenne, nelle parole di un suo esponente, di pensare ad abolire il canone, "visto che è una tassa, ora pagata solo al Nord'. Naturalmente nessuno ha alcuna idea di come agire sul "bubbone inoperabile" (prendo a prestito a prestito le parole di un lettore o lettrice di Espresso.)

Sia come sia, non si vede bene perché si debba garantire con l'immunità ai fascisti di Saxa Rubra, anche il diritto a non restituire il canone, con gli interessi relativi a partire dalla data del referendum.

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  di Franco Bocchini (DoktorFranz), 18 Maggio 2008, 21:11 permalink rss

Ovviamente la privatizzazione va fatta evitando di creare nuove situazioni di monopolio, o ancora peggio rafforzare le rendite esistenti. Il governo di centrosinistra comunque sembrerebbe il più adatto a farlo, visto che è improbabile che favorisca Mediaset. Ma dei dettagli possiamo sempre discutere dopo. Privatizzare la rai, subito!

Due anni dopo, nulla è cambiato.

Evidentemente, per il governo appena mandato a casa era meno conveniente ridurre la posizione di forza di Mediaset, togliendo l'ingessatura al mercato televisivo, che mantenere le posizioni di potere mediatico - sia pure temporanee perché legate ai risultati elettorali - garantite dall'ente di stato.

Ha prevalso, cioè, la visione "appena al di là del proprio naso" e, forse, una certa prudenza nei rapporti con l'allora opposizione, in vista di scenari politici di possibile segno diverso, puntualmente poi verificatosi.

Non è affatto strano, in realtà, dal momento che la soluzione di mercato non rientra esattamente nei canoni dello statalismo che, contrariamente ai continui proclami ad alle risibili "lenzuolate" bersaniane, ha determinato l'azione vera della vecchia maggioranza.

Il guaio è, però, che lo schieramento oggi al potere, dopo aver in passato mendacemente sbandierato una volontà privatizzatrice, non fara meglio, come il caso Alitalia ben  dimostra e la convenienza di parte lascia intuire.

Da ottimista naturale, spero sempre di essere clamorosamente smentito (anche per Alitalia), ma temo non sia così facile ....... 

 

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  di gian luca clementi, 18 Maggio 2008, 21:16 permalink rss
Capisco l'ottimismo, ma credevo che cinque anni di governo (2001-2006) con maggioranza bulgara in Parlamento fossero stati sufficienti per comprendere che nella coalizione di governo la volonta' di liberalizzare i mercati e privatizzare e' totalmente assente.
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  di Franco Bocchini (DoktorFranz), 18 Maggio 2008, 22:04 permalink rss

Leggi bene, è esattamente quello che ho detto!

Non l'ha fatto il governo Prodi che, apparentemente, ne aveva la convenienza politica e la motivazione di contrasto al leader dello schieramento avverso ......... non lo farà il nuovo governo Berlusconi che non ha interesse ad aprire la strada a nuova concorrenza per Mediaset.

Entrambe la coalizioni hanno proclamato la necessità di una svolta liberale, ma non dimostrano di essere coerenti con tali dichiarazioni proponendo interventi che vadano realmente nella direzione auspicata: da un lato la vicenda Alitalia e dall'altra il salario minimo garantito sono solo i primi due esempi che mi vengono in mente, ma l'elenco, ahimé, non sarebbe breve su nessuna delle due sponde.

L'ottimismo, in fondo, è una malattia senza la quale non sarebbe possibile fare impresa in Italia......

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