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- La guerra in Irak, la questione Iran, la questione Palestinese. Vari aspetti, piu' o meno relazionati. In ordine sparso:
- Il caso "AFINSA & Forum Filatelico" in Spagna. E' altamente interessante, per due ragioni differenti - anzi: tre, l'addizionale essendo la tentazione di dire "visto, non e' mica solo in Italia che ci sono gli scandali finanziari tipo Cirio e Parmalat". Sbagliato, ma questo richiede una discussione piu' lunga di cio' che questo suggerimento permette. I due aspetti interessanti sono:
- Le prospettive di lungo periodo dell'economia europea, ed italiana in particolare. Ovvero, aldila' delle sparate congiunturali della stampa e dei governanti di turno - che riescono finalmente a far si che persino il commercialista di Sondrio dica cose macroeconomicamente giuste, tipo che la ripresina degli ultimi mesi certo non dipende ne' dall'opera del suo governo, ne' da quella attesa del governo a venire, ne' dalle riformette tedesche o dai casotti francesi - proviamo a riflettere su di un orizzonte di, diciamo, dieci o vent'anni, magari andando a guardare indietro a com'era la situazione venti o trent'anni fa. C'e' parecchio da imparare ed anche da studiare e capire. In particolare, il declino si vede chiaramente, ed anche il suo accelerating trend.
Mi sto dilungando, e m'hanno detto che scrivo pistolotti troppo lunghi, quindi non piu' commenti ma solo temi:
- Il problema energetico ed il nucleare come unica soluzione che continuiamo a negare.
- La svolta populista/dittatoriale in Latin America, ed i disastri che verranno.
- Il commercio con la Cina e l'India, i dazi, i vantaggi comparati.
- Il fenomeno "Da Vinci Code" e la relazione schizofrenica delle masse con la religione ed il mito.
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Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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"La profonda stupidita' del libro implica, pero', che le masse non hanno nemmeno un criterio minimo di credibilita' o verosimiglianza nella ricerca di soddisfazioni alla loro domanda di religione e mito. La qual cosa ha implicazioni serie per chi, come noi, pensa che le decisioni politiche vengano prese su basi razionali, che le istituzioni altrettanto, e che l'evidenza scientifica debba contare nell'organizzazione della societa' umana"
Michele, attento a non proiettare sulla realta' (i.e., cio' che pensano le masse) quello che e' solo un metodo che delle elites possono talora utilizzare con successo (approccio razionale alla risoluzione di un delimitato sottoinsieme di problemi). Non solo Hegel delirava (reale e razionale non coincidono sperimentalmente, e basta affacciarsi alla finestra per convincersene), ma gia' Cartesio, che metodologicamente derivava l'essere dal "cogito", getto' le fondamenta di un'attitudine, il razionalismo costruttivista, che come nota Hayek e' alla base di molti disastri economici e sociali. Questi ultimi tipicamente si verificano quando il Principe Filosofo, o anche solo il Consigliere del Principe con poteri di policymaking, crede di avere a disposizione tutti i dati disponibili ed effettua una modellizzazione che non corrisponde sufficientemente alla realta', e crede che il rigore usato nelle equazioni che descrivono l'evoluzione del modello sia garanzia sufficiente delle capacita' predittive di quest'ultimo.
Spesso, poi, l'eccesso di rigore razionale si rivela piu' d'impaccio che di aiuto. Come certo saprai, il relativamente "sloppy" approccio Bayesiano alla teoria delle probabilita' ha conosciuto un notevole revival negli ultimi decenni, guadagnando terreno sul piu' rigoroso approccio frequentista. Un interessante articolo dell'Economist di gennaio scorso, citando un articolo di Thomas Griffiths (Brown University in Rhode Island) e Joshua Tenenbaum (MIT), ipotizzava che le migliori caratteristiche adattive dei modelli Bayesiani rispetto a quelli costruiti su basi frequentiste possono averne evolutivamente decretato il successo come meccanismi usati dal cervello umano: in molti casi, qualche fallacia "post hoc, ergo propter hoc" puo' essere meno fatale alla sopravvivenza di una pedante attesa di abbastanza dettagli prima di prendere una decisione. Il risultato e' che creduloneria e superstizione sono finite con l'essere hard-wired nella mente umana, assieme ad altri elementi non-razionali come sentimentalismo, paura dell'ignoto, asimmetrie nella valutazione del rischio (con un bias verso il catenaccio: "primo, non perdere") che determinano le scelte umane in campi che vanno dall'etica alla religione all'asset allocation (validita' di modelli come MPT e CAPM che si basano sull'ipotesi di efficienza dei mercati). E, in sede politica, all'accettazione in sede elettorale di certe policies rispetto ad altre.
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Parlare dell'Iran senza demonizzarlo e' uno dei grandi tabu' delle discussioni odierne di politica internazionale. Grazie per averne avuto il coraggio!
E' evidente che siamo vittime della incessante propaganda che dobbiamo subire. Ne parlo brevemente (in inglese) in una lettera pubblicatami sull'International Herald Tribune (29 Gennaio 2006) e (in italiano) in un'altra lettera piu' lunga recentemente apparsa su "Notizie Radicali"
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"Calare le braghe vigliaccamente ogni volta che siamo nel mirino e che quello che ci rimette e' un debole non dei "nostri"; chiudere le porte il piu' possibile all'emigrazione islamica; lasciare che gli USA bombardino un po' a casaccio, torturando i sospetti fra un bombardamento e l'altro, tanto loro sono guerrafondai e noi pacifisti. Mica male come strategia per il suicidio collettivo dell'occidente."
Esiste alcuna evidenza di un'ostilita' aggressiva dell'Islam verso l'Occidente che non sia di pura reazione? Secondo me, no. E' vero, i militanti palestinesi usano mitra e bombe, ma lo stesso (anche se piu' intelligentemente) hanno fatto gli Irlandesi dell'IRA, gli Ebrei dell'Irgun e, a suo tempo, gli stessi Americani. La globalizzazione del terrore, portata all'ordine del giorno in anni molto recenti col 9/11, non e' stata iniziata da Osama Bin Laden: e' una caratteristica degli Imperi di ogni tempo e luogo.
La mia ricetta e' semplice, e fu molto americana per circa un secolo (quello di maggior crescita degli Stati Uniti): "Peace, commerce and honest friendship with all nations; entangling alliances with none". Non isolazionismo, ma neppure interventismo militare. E' perfettamente compatibile con una grande economia aperta al mondo, come dimostrato dal fatto che e' attualmente perseguita da un paese fortemente dipendente dal commercio internazionale come la Cina. L'unica cosa che serve e' la rinuncia alle attitudini imperiali.
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