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Ex Kathedra Oppressione fiscale e detassazione degli straordinari

di alberto lusiani, 11 Maggio 2008 permalink stampa

Sembra che in Italia si stia consolidando un consenso trasversale sull'opportunità di detassare straordinari, premi di produzione e in generale componenti variabili dei salari. Alcuni sindacati hanno anche proposto di detassare gli aumenti contrattuali. Secondo me si tratta di una misura fondalmentalmente e profondamente sbagliata, ma sono interessato a conoscere le opinioni altrui per capire meglio l'argomento.

Con sempre maggiore insistenza e trasversalità tra forze politiche e sindacati (e perfino oppositori interni nella mia abitazione privata, come mia moglie) sembra si stia affermando in Italia la convinzione che sarebbe opportuno detassare i compensi per straordinari, i premi di produzione, qualcuno dice anche gli aumenti contrattuali, la componente dei salari contrattata per azienda o per individuo: in generale le componenti variabili e/o "meritocratiche" dei salari.

Per diverse ragioni io ritengo che si tratti di una pessima scelta. Prima però cercherò di riassumere cosa viene proposto, e per quali ragioni. Mi scuso se per mancanza di tempo non includo almeno in questo articolo d'apertura collegamenti, grafici, citazioni. Qualunque correzione o precisazione è bene accetta.

Da quanto ho sentito in TV e ho letto il centrodestra propone detassazione di straordinari e premi di produzione (es. Sacconi recentemente in TV, anche il d.d.l. di MS Gelmini include qualcosa del genere). La CISL sembra sia d'accordo: se ricordo bene, in passato aveva proposto la detassazione degli aumenti contrattuali. La CGIL sembra sia l'unica forza che si oppone (visto in TV recentemente di fronte a Sacconi). Ho letto (ma accetto correzioni se avessi letto male) che anche nel PD c'è sostanziale convergenza sulla detassazione di componenti variabili dei salari (per esempio qui Morando per il PD afferma che sono favorevoli alla detassazione della parte di salario corrispondente alla contrattazione di secondo livello). Per la prima volta nella mia vita probabilmente sarei schierato con la CGIL contro tutti. Ovviamente non certo con le stesse motivazioni che ho sentito in TV (mi ricordo solo che, sul momento, le ho giudicate indifendibili come al solito, poi le ho dimenticate. Anzi ora una la ricordo: danneggerebbe le donne che possono fare meno straordinari).

Ma quali sono le motivazioni a favore esposte dai propositori? Si possono riassumere molto semplicemente: la pressione fisco-contributiva su ogni compenso extra è così elevata che a fronte di un costo elevato per le imprese arriva ben poco in tasca ai dipendenti "meritevoli" per cui non ci sono incentivi a lavorare di più e meglio. Ora a quanto ammonta questa pressione fisco-contributiva sui compensi extra?

Secondo i miei calcoli, che magari in seguito documenterò meglio (nota del 14/5/2008: grazie anche ad alcune critiche in un commento di Corrado ho rifatto i calcoli in maniera piu' accurata e corretta e li riporto in fondo all'intervento: le conclusioni rimangono invariate), ma che intanto illustro con un grafico in fondo all'articolo, a partire da redditi imponibili IRPEF di 28 mila euro all'anno, l'aliquota marginale reale è intorno al 40%, per un lavoratore dipendente senza carichi. In presenza di carichi familiari, la soglia a cui inizia l'aliquota intorno al 40% si alza ma modestamente. La mia stima è che la maggior parte dei lavoratori dipendenti arriva a questi redditi, quindi ogni aumento patisce il 40% di aliquota marginale effettiva IRPEF. Chi non supera la soglia in ogni caso patisce un'aliquota marginale del 30%. Se partiamo dal costo del lavoro per l'impresa, il reddito imponibile IRPEF è il 67% del costo del lavoro, perché il 33% va direttamente all'INPS come contributi previdenziali. L'imposizione fisco-contributiva marginale oltre 28 mila circa all'anno di reddito imponibile IRPEF è, rispetto al costo del lavoro, 33% + 40%*67% = 60%. Ci sarebbe anche l'IRAP che qui trascuro. Questa aliquota marginale è compatibile con la tipica affermazione, che a volte si legge, secondo cui il costo del lavoro è oltre il doppio del netto in busta paga, ma riguarda specificamente l'aliquota marginale che colpisce gli aumenti di salario. Quindi se l'impresa sborsa 100 euro di premio aziendale l'operaio incassa 40 euro. Dà fastidio, ma così è la vita in Italia. Altrove in Europa va molto meglio, stimerei a spanne che per redditi medi l'aliquota marginale fisco-contributiva è circa 30-40%, e poi per redditi alti 40-50%.

In realtà è ancora peggio di così, perché i legislatori italiani sono profondamente stupidi e producono mostri. Infatti, oltre all'aliquota marginale IRPEF+INPS, ci sono altri effetti, complicati e difficili da stimare. Un effetto (amplificato dalla recente "riforma" di Visco) è dovuto agli assegni familiari: sono variabili in funzione del reddito familiare (inclusivo di rendite a tassazione separata) secondo uno schema che favorisce molto i redditi bassi e si annulla molto velocemente proprio per redditi individuali tra 28 mila e i 40 mila euro. E non è finita, ci sono molte altre voci (tasse universitarie, esenzione dai ticket sanitari) che salgono o scendono drasticamente col reddito. Insomma nel Belpaese è ben possibile che l'aliquota marginale omnicomprensiva di assegni familiari e ogni altra intrusione statale sia superiore al 100%, vale a dire: l'impresa spende 100 euro in più, il dipendente riceve 40 Euro, ma poi a causa del reddito aggiuntivo supera una o più soglie e si vede tagliare per esempio 100 euro al mese di assegni familiari per un anno, perde l'esenzione al ticket, deve pagare di più la mensa scolastica ai figli e le tasse universitarie; in altre parole è addirittura possibile che alla fine il dipendente ci perda. Se è proprio sfortunato può arrivare a perdere anche 1500 Euro. Spero mi scuserete se non faccio un esempio con tutti i numeri ... il mio tempo è limitato e diverse ore se ne sono andate solo per compilare il 730 in questi giorni. In ogni caso anche Sacconi in TV parlava di questi effetti che a mio parere sono reali e riguardano una larga frazione dei dipendenti. Insomma in Italia l'orribile apparato di oppressione fiscale ed erogazione di sussidi statali crea per molti una "poverty trap", da cui non conviene uscire, cioè non conviene nemmeno rischiare di guadagnare di più per poi soffrire aliquote marginali omnicomprensive superiori al 100%.

Data questa situazione, la "soluzione" su cui sta convergendo larga parte del nostro apparato politico-sindacale sembra essere la detassazione degli aumenti salariali. Il sogno del sindacalista e dell'imprenditore: accordo su 100 euro di aumento, aumento del costo del lavoro di 100 euro, aumento netto in busta 100 euro. Sacconi parla esplicitamente di detassazione totale: straordinari e premi aziendali non verrebbero soggetti ad alcuna contribuzione INPS, né IRPEF. Non andrebbero in pratica nemmeno dichiarati. Non farebbero scattare la perdita degli assegni familiari, né dell'esenzione dal ticket, né gli aumenti delle tasse universitarie: nulla. Insomma, più soldi per le imprese e per i cittadini, e meno per lo Stato. La quadratura del cerchio?

È invece a me sembra una solenne boiata, e cerco di spiegare perché. Con la detassazione proposta ci sarebbe un vantaggio mostruoso per tutti, imprese e dipendenti, a spostare la frazione maggiore possibile della contribuzione dalla parte "fissa" a quella "variabile" e "meritocratica". Ma sono capaci i propositori a immaginare 20 milioni di italiani, tra dipendenti ed imprenditori, al lavoro per realizzare, con la nota e insuperabile creatività italiana, l'obiettivo di spostare i salari dalla parte fissa tassata marginalmente al 60% e oltre alla parte variabile tassata 0%? Si rendono conto che contro 20 milioni ci sarebbero solo 8-10mila magistrati a valutare se la normativa sulla detassazione che si accingono a formulare sarà stata violata o no? Non solo: poiché in Italia la decisione di cosa sia "straordinario", "premio di produzione" o "incremento contrattuale" viene di fatto presa attraverso la contrattazione sindacale, una tale legislazione delegherebbe ai sindacati le funzioni dell'autorità fiscale. Nello stabilire orari minimi e massimi, tariffe orarie, premi di produzione e costi extra per le ore straordinarie, i sindacati di fatto avrebbero il potere di definire la base imponibile per la parte che attiene al reddito da lavoro dipendente!

Anche dal punto di vista meramente economico, assumendo illusoriamente che i sindacati si astengono dal trarre vantaggio da questa nuova legislazione, ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi dipendenti ma piuttosto far lavorare di più quelli già assunti. Ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere persone a part-time o a non assumere chi non accetta o non può fare ore straordinarie (magari per impegni famigliari). Questi incentivi non avrebbero motivazione economica alcuna, distorcerebbero senza ragione l'allocazione delle risorse, e sarebbero con ogni probabilità nocivi. Sbaglio?

Che cosa proporrei io? La revisione della tassazione (e di tutte le forme di esenzioni e detrazioni) per fare in modo che l'aliquota marginale sia per ogni reddito costante o monotona crescente. È possibile ed anche semplice, e semplificherebbe la vita dei cittadini e anche dello Stato. Sull'IRPEF, basta adottare detrazioni o deduzioni che sono costanti col reddito, e poi aliquote progressive per scaglioni. Gli assegni familiari dovrebbero essere aboliti, e le risorse recuperate dovrebbero andare ad aumentare detrazioni e diminuire aliquote per tutti in maniera universale. Per ogni spesa amministrata dallo Stato, tutti dovrebbero pagare lo stesso ammontare. I redditi bassi vanno favoriti aumentando detrazioni e diminuendo le aliquote sui primi scaglioni, non col micro-management di tutte le gabelle statali. Si risparmierebbero tra l'altro un bel po' di dipendenti pubblici improduttivi che lavorano solo ad acquisire e controllare le dichiarazioni sul reddito e poi a modulare ticket e tasse varie in funzione di questo.

Cosa mi aspetto verrà fatto? Ovviamente il peggio: c'è un sistema di oppressione statale assurdo quanto kafkiano, invece di riformarlo si metterà una toppa detassando qualche componente variabile dei salari con una bella legislazione astrusa, si aumenterà l'illegalità e l'arretrato dei tribunali, si aumenterà la distorsione operata dallo Stato nell'allocazione delle risorse economiche e l'Italia affonderà ancora un po' di più.


Aliquota marginale IRPEF sui redditi di lavoratore dipendente senza carichi familiari secondo la recente riforma di Tremonti e di Visco, e per lavoratore con moglie e due figli a carico secondo Tremonti. Sono inclusi gli effetti degli scaglioni IRPEF e delle deduzioni o detrazioni che si riducono col reddito. Non sono inclusi gli effetti degli assegni familiari a volte inclusi nel confronto, che hanno in prima approssimazione l'effetto di aumentare la parte di reddito non tassato e di aumentare significativamente l'aliquota marginale.

grafico


[il seguito contiene calcoli piu' accurati aggiunti il 14/5/2007]

Calcoli aggiornati sull'aliquota marginale IRPEF

Grazie allo stimolo di alcune critiche in un commento di Corrado, ho corretto alcune imprecisioni e fornisco ora una stima piu' corretta e accurata delle aliquote fiscali e fisco-contributive marginali sui redditi di lavoro dipendente, tenendo conto in maniera piu' puntuale dell'effetto degli assegni familiari.

Repubblica mette a disposizione un calcolatore IRPEF per calcolare l'effetto combinato di IRPEF, assegni familiari, addizionale regionale e addizionale comunale sui redditi. Calcolando il "reddito disponibile" a partire da redditi lordi che differiscono di 100 Euro si ottiene quanto dei 100 Euro arrivano al lavoratore, il resto e' proporzionale all'aliquota marginale su 100 Euro dovuta alle tasse sul reddito e alle assegni familiari. Per effettuare il calcolo occorre fare una serie di assunzioni, che elenco perche' i miei risultati siano meglio riproducibili: regione=Toscana, provincia=Arezzo, comune=Anghiari. Ho considerato 4 casi: dipendente con coniuge e 2 figli a carico, dipendente con coniuge e 1 figlio a carico, dipendente coniugato ma con solo 1 figlio a carico, dipendente senza carichi familiari.

Il calcolatore calcola il reddito disponibile secondo l'ultima riforma di Visco, e secondo la normativa precedente, che includeva la riforma di Tremonti. Con Tremonti, un lavoratore con coniuge e figli a carico che guadagna al lordo 20800 ottiene al netto un reddito disponibile di 20393 Euro. Se al lordo guadagna +100 Euro, al netto guadagna +67 Euro: questo significa che l'aliquota marginale e' (100-67)/100 = 33%. Se il guadagno lordo aumenta ancora di 100 Euro e va quindi a 21000 Euro, l'aumento corrispondente al netto e' ... -212 Euro. Questo corrisponde ad un'aliquota marginale del [100-(-212)]/100 = 312%. Il lavoratore ci perde perche' gli assegni familiari sono stati definiti da cani, con gradini che li riducono in funzione del reddito producendo per alcuni redditi aliquote marginali superiori al 100%. (tra parentesi: non so chi abbia normato gli assegni familiari in maniera cosi' demenziale, credo che Tremonti li abbia ereditati). In ogni caso calcolando quello che succede dopo la riforma di Visco ho fatto una scoperta piacevole: Visco non solo ha aumentato gli assegni familiari, ma ha anche fatto delle modifiche per eliminare le aliquote superiori al 100% per alcuni redditi.

Concludendo, muovendoci nella situazione descritta a partire da 20800 Euro di reddito lordo, abbiamo che per incrementi di 100 Euro le aliquote marginali sono:

Tremonti: 33%, 312% , 33%
Visco: 46%, 46%, 46%

In sostanza, l'aliquota media e' probabilmente uguale tra i due sistemi, e Visco l'ha uniformata. Queste aliquote marginali includono molti effetti: IRPEF, addizionali, detrazioni che si riducono col reddito, assegni familiari che si riducono col reddito. Sarebbe molto piu' serio e trasparente che le detrazioni e gli assegni familiari fossero costanti, in modo che l'aliquota marginale sia uguale a quella nominale IRPEF sui redditi (27%, 38%, 43%, 45%). Ma come di consueto nello Stato italiano si preferisce il sotterfugio e l'imbroglio, destra e sinistra unite, Tremonti e Visco all'unisono: per redditi bassi l'aliquota IRPEF e' nominalmente bassa (27%), ma l'aliquota marginale omnicompresiva e' piu' alta della massima aliquota per i redditi piu' elevati (45%).

Considerando altre situazioni, otteniamo risultati paragonabili. Cito solo i dati con Visco/2006, per un reddito lordo di 20000 Euro all'anno:

dipendente, coniuge e 1 figlio a carico, netto 18420, aliquota marginale: 42%
dipendente coniugato con solo 1 figlio a carico, netto 17730, aliquota marginale: 42%
dipendente non coniugato senza carichi familiari, netto 16145, aliquota marginale: 31%

Come si vede, anche per redditi medi e medio-bassi gli assegni familiari equivalgono di fatto a detrazioni, che in cambio aumentano l'aliquota marginale perche' il loro importo si riduce col reddito. Il lavoratore senza carichi ha un'aliquota marginale inferiore perche' non ha assegni familiari: il sistema e' cosi' astruso che le sue conseguenze sono evidentemente fuori dal controllo dei legislatori.

Ho rifatto lo stesso esperimento intorno a 35000 Euro e ho trovato una situazione simile, aliquota marginale pre-Visco al 38% (con probabili salti oltre al 100% che pero' non ho avuto tempo di scoprire dove), aliquota marginale dopo Visco al 44-45%.

In conclusione, anche per redditi medi o medi-bassi, l'aliquota marginale sui redditi imponibili IRPEF in Italia e' tipicamente 42-46%, salvo che per i single senza figli.

Calcoli aggiornati sull'aliquota marginale sul costo del lavoro

Aggiorno nel seguito i calcoli svolti sopra in maniera (solo leggermente) scorretta, come evidenziato da un commento di Corrado.

Usando i dati riportati qui e qui, arrotondando secondo l'ultima riforma Visco i contributi del datore di lavoro (CD) al 33% del lordo in busta paga (LBP) e i contributi del lavoratore (CL) al 9.5% del lordo in busta paga, e ricordando che l'imponibile IRPEF (II) e' uguale al lordo in busta paga meno il 9.5% di contributi, posso scrivere, usando CDL per il costo del lavoro:

CDL = LBP + 33%*LBP = 133%*LBP
II = LBP - 9.5%*LBP = 90.5%*LBP = 90.5%(1/133%)*CDL= 68%*CDL

Quindi l'aliquota (sia marginale che inclusiva) contributiva sul costo del lavoro e' 32% = 100%-68%.

Come abbiamo visto sopra, sull'imponibile IRPEF o reddito lordo si applica poi un'aliquota marginale fiscale nell'intervallo 42-46% per la grande maggioranza dei dipendenti. Nel seguito usero' il 42%. Questo 42% si applica all'imponibile IRPEF che e' il 68% del costo del lavoro, per cui l'aliquota marginale fisco-contributiva sul costo del lavoro e' 60.6% = 32%+68%*42%.

Se vogliamo completare l'opera possiamo cercare di includere l'IRAP, che valeva 4.25% e dopo la riforma Visco vale 3.9%. Credo si applichi sull' imponibile IRPEF, se e' cosi' l'aliquota marginale INPS+IRPEF+IRAP sul costo del lavoro e' 63.2% = 60.6%+3.9%*68%. Se l'IRAP si applica anche sugli oneri sociali l'aliquota complessiva sale di poco.

Questo significa che a fronte di 100 Euro extra pagati dall'impresa, solo 36.8 Euro arrivano in tasca al lavoratore dipendente, anche per redditi medi e medio-bassi.

Quindi per i redditi dei lavoratori dipendenti, nello Stato italiano c'e' una sorta di flat tax! Infatti oltre una soglia effettiva di reddito esente, c'e' poi una aliquota effettiva praticamente costante e uguale quasi per tutti, pari al 63% circa. Gli unici che sfuggono sono i dipendenti senza carichi familiari, che hanno una quota minore di reddito esente, ma vengono parzialmente compensati con un'aliquota marginale 10% circa inferiore, finche' il loro reddito non raggiunge le aliquote IRPEF piu' alte del 38%, 43%, 45%.

Molto italianamente la flat tax uguale per tutti e' il risultato finale di una politica fiscale che - a parole - vuole favorire i redditi bassi con aliquote IRPEF inferiori. Si noti che i redditi bassi vengono comunque favoriti con detrazioni effettive, equivalenti a quote di reddito esenti, come e' accettabile e condiviso, almeno dai fautori della flat tax. La mia critica alla situazione esistente non e' su questo ma su due punti:

  • la flat tax effettiva e' imposta con sotterfugi e imbrogli, a partire da redditi bassi e proclamando a parole aliquote piu' basse per i redditi minori
  • il livello finale dell'aliquota marginale fisco-contributiva e' troppo elevato (~63%)

Oltre alla normativa appena esaminata, nello Stato italiano esistono una serie di provvedimenti e sussidi che sono funzione del reddito in maniera rigida e stupida: esenzione dai ticket sanitari, borse di studio, riduzione di tasse universitarie, del costo della mensa scolastica e mille altre elemosine e sconti di Stato. Partendo dal 63% di aliquota marginale, e' facilissimo che un lavoratore dipendente a fronte di un esborso extra di 100 Euro del datore di lavoro non solo non guadagni nulla ma anche ci perda, da 200 Euro con gli assegni familiari prima di Visco a 1000-2000 Euro perche' il suo reddito supera qualche soglia rigida utile ad avere sconti e sussidi. Un risultato kafkiano evidente conseguenza del miscuglio della poca competenza e della poca onesta' dei legislatori italiani.

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Rss dei commenti

  di Mario Seminerio, 11 Maggio 2008, 21:00 permalink rss

Concordo con l'analisi, sulla detassazione del variabile avevo già scritto ai tempi della analoga idea di Sarkozy. Tra questa levata d'ingegno, che non fa nulla per stimolare l'offerta di lavoro e il quoziente familiare (che rischia di deprimere ulteriormente l'offerta di lavoro femminile) ho l'impressione che nel PdL sia all'opera un disegno tradizionalista che mira a tenere le donne a casa. Ma forse sbaglio, è solo insipienza.

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  di Alessio, 11 Maggio 2008, 21:18 permalink rss
Perché non dovrebbe stimolare l'offerta di lavoro? E perché dovrebbe addirittura deprimere l'offerta di lavoro femminile?
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  di Mario Seminerio, 11 Maggio 2008, 21:33 permalink rss
Detassare gli straordinari, a parità di ogni altra condizione, non è intuitivamente il modo migliore di aumentare l'occupazione. Le aziende fanno con la forza lavoro che hanno già in casa. Sul quoziente familiare e l'effetto disincentivante dell'offerta di lavoro femminile, tutto dipenderà dal peso assegnato al coefficiente della donna : quanto più è alto, tanto maggiore sarà la riduzione di progressività ed il beneficio per coppie che hanno un forte differenziale di reddito tra moglie e marito, dsincentivando l'offerta di lavoro femminile.
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  di alberto lusiani, 11 Maggio 2008, 22:48 permalink rss
ho l'impressione che nel PdL sia all'opera un disegno tradizionalista che mira a tenere le donne a casa. Ma forse sbaglio, è solo insipienza.
Io credo sia insipienza combinata con demagogia, perche' questa misura piace alle masse (povera Italia), e temo anche alle elites confindustriali.
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  di sandro brusco, 11 Maggio 2008, 21:19 permalink rss

Un grosso grazie ad Alberto Lusiani per il suo tentativo di iniettare un minimo di buon senso in un dibattito dove tale dote sembra essere completamente sparita. Avevo espresso dubbi molto simili sulla proposta di detassare gli aumenti cosidetti "di merito" in un commento a un articolo di Giorgio di qualche mese fa.

L'articolo di Alberto mi ha convinto che in realtà le prospettive sono addirittura peggiori di come le immaginavo. In sintesi, se veramente passeranno proposte come quelle che circolano si scatenerà la fantasia italica e si cercherà di far passare qualunque componente della retribuzione come "di merito". Ne seguiranno effetti distorsivi a non finire. Probabilmente il colpo al gettito tributario sarà molto più alto di quello inizialmente pronosticato; questa forse è l'unica parte buona, in fondo una riduzione delle tasse, anche se fatta male, è pur sempre una riduzione delle tasse. E lì mi ero fermato.

Ma cosa succederà poi? In un paese normale, con elites governanti appena decenti, ci si renderebbe conto dell'errore e si tornerebbe indietro. Invece è molto probabile che il legislatore tenti di definire in modo sempre più dirigistico e intrusivo cosa è lavoro "normale" e cosa è "straordinario", quanta parte degli aumenti contrattuali sono "normali" e quanta parte è "per merito", e così via delirando. La legislazione diverrà sempre più confusa e arzigogolata, ciascun settore industriale e finanche ciascun individuo avrà la sua particolarissima tax schedule, gli incentivi all'elusione e all'occultamento del reddito saranno potentissimi. Infine, siccome poi alla fine di tagliare la spesa non parla nessuno e il gettito fiscale non può diminuire più di tanto, i soldi che lo stato perde in tutto questo casino dovranno essere recuperati in qualche altro modo, con tanti auguri alla riduzione del carico fiscale. 

Ma veramente la banale idea di abbassare le aliquote fiscali e contributive per tutti e in modo non distorsivo è così difficile da assimilare? E veramente è impossibile capire che qualunque taglio delle tasse che non sia accompagnato da tagli alla spesa non può durare?

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  di Alessio, 11 Maggio 2008, 21:22 permalink rss
ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere nuovi dipendenti ma piuttosto far lavorare di più quelli già assunti. Ci sarebbe un incentivo mostruoso per le imprese a non assumere persone a part-time o a non assumere chi non accetta o non può fare ore straordinarie (magari per impegni famigliari).
Quale é questo incentivo mostruoso per le imprese se ció che devono pagare (come straordinario o se assumono un part time) non cambia? Lo straordinario é una scelta del lavoratore, quando l'impresa lo assume non sa quanti straoridnari questo deciderá di fare.
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  di michele boldrin, 11 Maggio 2008, 21:31 permalink rss

Hey, cosa succede oggi? Postumi del sabato?

Se l'impresa X deve gestire una crescita della domanda del 10 per cento, puo' farlo in due maniere: chiedendo ai dipendenti attuali di lavorare 44 ore settimanali in media (fatta l'ipotesi che ora ne lavorino 40) o aumentando l'occupazione del 10%. Sotto la nuova fantasia fiscale, l'incentivo e' ovvio ed e', effettivamente, mostruoso.

I lavoratori part-time tali sono perche' vogliono lavorare part-time. Magari perche' studiano, magari perche' hanno figli o nonni da accudire, magari perche' stanno cominciando a mettersi in proprio e l'altra parte della giornata la dedicano alla propria azienda. Magari per quello che vuoi, ma costoro gli straordinari hanno difficolta' a farli. Quindi fra un part-time ed uno intero, ecco che la nuova regoletta fiscale introduce una distorsione. 

Nota che i part-timers offrono grande flessibilita': un part-time e' come un mezzo lavoratore (o magari 1/3, 1/4, a seconda di quanto "part" sia), quindi permette di assumere solo mezzo lavoratore invece di uno, il che aumenta la flessibilita'. Ma, ovviamente, il salario del part-timer va tassato, mentre quello delle ore di straordinario dei lavoratori gia' assunti no. Ecco la distorsione, enorme, contro l'assunzione di lavoratori a part-time.   

Let's get sober ...

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  di giulio zanella, 13 Maggio 2008, 09:12 permalink rss

C'e' qualcosa che continua a sfuggirmi:

Se l'impresa X deve gestire una crescita della domanda del 10 per cento, puo' farlo in due maniere: chiedendo ai dipendenti attuali di lavorare 44 ore settimanali in media (fatta l'ipotesi che ora ne lavorino 40) o aumentando l'occupazione del 10%. Sotto la nuova fantasia fiscale, l'incentivo e' ovvio

Se capisco bene suggerisci che con le nuove norme, per come le prevediamo, sarebbe conveniente lo straordinario. A me non pare ovvio che questo sia piu' conveniente rispetto al regime fiscale esistente, a meno che non valgano altre condizioni -- per esempio quelle indicate da Sandro e in particolare il fatto che le imprese riescano a mangiarsi parte della maggiore torta disponibile dopo la detassazione, oppure che per qualche ragione questa aumenti la produttivita'.

Se no, il lavoro straordinario per le imprese costa e rende esattamente quanto prima (la detassazione riguarderebbe solo i lavoratori e non le imprese, no?).

E neppure il meccanismo suggerito da Sandro, che riassume una delle obiezioni principali nell'articolo di Alberto, mi pare ovvio:

Nel breve-medio periodo si diminuirà la retribuzione sulla parte "normale" della giornata di lavoro e si aumenterà la retribuzione degli straordinari; gli incentivi fiscali spingono a fare esattamente questo.

Questo e' quello che vorrebbe il dipendente. Ma per l'impresa un'ora di lavoro straordinario non costa piu' di un'ora di lavoro ordinario? A parita' di ore complessive questa operazione aumenterebbe il costo del lavoro, a meno che appunto i benefici della detassazione su un'ora di straordinario possano essere spartiti tra lavoratore e impresa a vantaggio di entrambi.

Cos'e' che mi sfugge?

Che invece ci siano gravi distorsioni dal lato dell'offerta di lavoro, non c'e' dubbio.

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  di michele boldrin, 13 Maggio 2008, 10:42 permalink rss

Se no, il lavoro straordinario per le imprese costa e rende esattamente quanto prima (la detassazione riguarderebbe solo i lavoratori e non le imprese, no?). [...]

[...] a meno che appunto i benefici della detassazione su un'ora di straordinario possano essere spartiti tra lavoratore e impresa a vantaggio di entr

Giulio: appunto! Quando elimini una tassa elimini una tassa per entrambi i lati del mercato. Vedrai che lavoratori ed imprese troveranno immediatamente la maniera di redistribuirsi le tasse risparmiate, come è giusto che facciano. D'altra parte, quando si invoca la riduzione delle imposte sui redditi e' proprio questo che si vuole (oltre a ridurre la distorsione sull'offerta di lavoro) fare: ridurre i costi che gravano sul "match" impresa-lavoratore, lasciando a loro la decisione di come spartirsi l'extra. 

Nota inoltre che la proposta che gira vuole detassare tutte le parti "aggiuntive", ossia straordinari, premi di produzione ed incrementi salariali. Di nuovo, la logica mi sembra folle. 

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  di giulio zanella, 13 Maggio 2008, 11:04 permalink rss

Ok, ora capisco, grazie.

Ma davvero in Italia, se la proposta dovesse passare, si riuscira' a spartirsi l'extra? Cioe' mi pare strano che se i sindacati riuscissero per una volta ad ottenere un aumento salariale consistente (seppure su un margine molto particolare) dopo sarebbero disposti a cederlo in parte alle imprese, e in proporzione sufficiente a compensare il fatto che straordinari, premi di produzione ed incrementi salariali aumentano il costo orario del lavoro.

Certo, la cosa piu' realistica e' che lo schema di spartizione venga piu' o meno esplicitamente concordato ex-ante da sindacati e imprenditori come condizione per il consenso.

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  di gian luca clementi, 11 Maggio 2008, 21:34 permalink rss

Nella piccola-media impresa, spesso lo straordinario non e' una scelta del lavoratore.

In genere si fa un accordo con il padrone sul numero delle ore e la struttura della compensazione, che spesso ha poco a che fare con il contratto firmato dai sindacati. Per esempio, nelle aziende che hanno una forte componente stagionale, ci sono periodi durante i quali tutti sono chiamati a fare lo straordinario.

Negli alberghi e ristoranti della costa romagnola, caso che conosco bene, durante l'estate si lavora fino a che ci sono clienti. Non c'e' orario. Su come strutturare la retribuzione (bianco verso nero, ordinario versus straordinario,...) ci si accorda in anticipo.

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  di sandro brusco, 11 Maggio 2008, 21:55 permalink rss

Lo straordinario non è una scelta del lavoratore, è il risultato di un accordo tra il lavoratore e l'azienda. L'impresa può non sapere con esattezza quanti straordinari un lavoratore può o vuole fare, ma ci sono caratteristiche osservabili (come ad esempio il sesso, ci torno dopo) che aiutano a prevedere questa variabile. 

Per vedere come la proposta possa condurre a una riduzione nel numero degli occupati, consideriamo un'azienda che svologe operazioni che richiedono 400 ore-lavoro la settimana. Ci sono due possibilità:

1) si assumono dieci persone a  40 ore la settimana ciascuna.

2) si assumono 9 persone a 40 ore la settimana ciascuna e compensi le 40 ore rimanenti con straordinari.

Se passa la proposta di detassare gli straordinari, a parità di ore lavorate e di esborso totale per l'azienda la seconda soluzione garantisce che il compenso medio netto per ora lavorata che finisce in tasca al dipendente sia più alta. Facendo l'ipotesi semplificatrice che ogni ora di lavoro sia tassata alla stessa aliquota fisco-contributiva, il carico fiscale nel secondo caso diminuisce del 10%, e va in tasca ai dipendenti. Non ci vorrà molto tempo per le imprese di trovare un qualche modo per mangiare almeno una fetta della torta. Nel breve-medio periodo si diminuirà la retribuzione sulla parte "normale" della giornata di lavoro e si aumenterà la retribuzione degli straordinari; gli incentivi fiscali spingono a fare esattamente questo.

Quali saranno gli effetti netti sull'offerta di lavoro è difficile dire senza dati più precisi. In principio, a retribuzione invariata, un decremento del carico fiscale sugli straordinari dovrebbe espandere appunto l'offerta di lavoro straordinario. Una volta fatti i dovuti aggiustamenti, con decremento della parte "normale" della retribuzione, l'effetto netto può essere positivo o negativo. Di certo le modalità di lavoro (in particolare, il numero di occupati e la lunghezza della giornata lavorativa) saranno assurdamente distorte da fattori fiscali che nulla hanno a che vedere con l'efficienza.

Suppongo che Phastidio risponderà alla domanda sulla forza lavoro femminile, ma fammi offrire i mie due centesimi di riflessione. Non è un mistero per nessuno che nella cultura italiana i compiti di gestire la casa e i figli vengono sproporzionatamente assegnati alle donne. Questo rende la forza femminile, a parità di altri fattori, meno propensa di quella maschile ad accettare allungamenti della giornata lavorativa. Siccome lo schema di tassazione proposto condurrà a una riduzione della retribuzione oraria "ordinaria" (e tassata) che verrà compensata da un aumento della retribuzione "straordinaria" (e detassata), i lavoratori che hanno meno propensione ad allungare la giornata lavorativa avranno minori incentivi a entrare nel mercato del lavoro. Visto che questi lavoratori sono soprattutto donne, il risultato sarà un minore ingresso di queste ultime nella forza lavoro.

Una parola sul part-time, infine. Supponiamo che il legislatore permetta anche ai lavoratori part-time di fare straordinari detassati. In tal caso tutti o quasi i lavoratori cambieranno il loro contratto da tempo pieno a part-time, continueranno a lavorare lo stesso numero di ore e otterranno una riduzione del 50% del carico fiscale. Le imprese saranno felicissime di ottemperare alle richieste dei lavoratori visto che, come discusso prima, nel breve-medio periodo riusciranno a partecipare alla spartizione del surplus. Siccome dubito che lo stato possa sopportare un decremento del 50% delle entrate, il part-time verrà escluso dai benefici della detassazione del lavoro straordinario. Questo a sua volta renderà più costoso l'uso del part-time e, temo, condurrà all'estinzione di questo strumento contrattuale. Non c'è da piangere se una tipologia contrattuale non viene più usata. C'è però da piangere quando non viene più usata per arbitrarie norme fiscali che nulla hanno a che vedere con l'efficienza.

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  di Corrado, 11 Maggio 2008, 22:56 permalink rss

Non sono in grado di dare un giudizio complessivo sulla proposta di Sacconi senza averla vista formalizzata, non credo comunque che possa fare grosse distorsioni sulle retribuzioni perchè sarà tarata e governata, si spera, per un costo complessivo di 3-4 mld € come dicono i giornali. Intervengo piuttosto per due aspetti :

1) il costo del lavoro complessivo non è 67% ( uguale a imponibile a beneficio del lavoratore)  + 33% (a carico dell' azienda), ma piuttosto fatta 100 la Retribuzione Annua Lorda di un lavoratore, il costo aggiuntivo dell' azienda è pari a 33% ( sostanzialmente sono i  contributi INPS a carico del datore e TFR più qualche assicurazione minore)

2) non è inoltre credibile l' affermazione generica che un lavoratore dipendente ci rimetta o possa rimetterci ( abbia un reddito minore ) facendo straordinari; se fosse vera, non dovrebbe neanche essere conveniente avere aumenti retributivi per merito o avanzamento; mi sembra che  un affermazione del genere dovrebbe almeno essere esemplificata con un caso reale rappresentativo di una situazione diffusa e significativa. 

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  di sandro brusco, 11 Maggio 2008, 23:26 permalink rss

Sono d'accordo che è probabilmente opportuno aspettare i dettagli della proposta. Il Sole 24 ore riporta la seguente dichiarazione di Tremonti.

Sulla detassazione degli straordinari, il titolare di via XX Settembre ha sottolineato che «sarà il primo punto di confronto, sarà uno dei provvedimenti che faremo a Napoli», ma precisa che sarà necessario un confronto con il sindacato. «Su quel provvedimento dovremo discutere con il sindacato, ma credo che da entrambe le parti ci sia una logica di dialogo costruttivo».

Su Repubblica si afferma la cosa seguente

...nell'ambito di un unico decreto, o subito dopo, toccherà al provvedimento per la detassazione Irpef degli straordinari: il provvedimento ha un costo che, in relazione al meccanismo che sarà utilizzato (cedolare secca del 10 per cento o una diversa graduazione), viene valutato dai 2 ai 4 miliardi. Proprio per misurare l'impatto di questa misura e graduarne l'effetto, i tecnici sono alacremente al lavoro.

C'è la possibilità che alla fine gli alacri tecnici scoprano che la proposta è troppo costosa e quindi si ripieghi su un provvedimento di facciata, non particolarmente utile ma nemmeno particolarmente dannoso. Resto lo stesso perplesso. Veramente non vedo perché, se si vogliono ridurre le tasse sul lavoro dipendente di 2-4 miliardi, sia necessario farlo in questo modo contorto.

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  di Filippo, 11 Maggio 2008, 23:46 permalink rss

Sicuro che non sia credibile? Penso a un lavoratore pugliese che ha un figlio che studia all'università in emilia romagna: ha un punteggio ISEE (http://it.wikipedia.org/wiki/ISEE ) inferiore, ma di poco, a 17247, che permette al figlio di prendere una borsa di studio dell'ADSU (ente per il diritto allo studio regionale) di livello basso: 2180,5 Euro (oltre all'esenzione dalla tassa di iscrizione minima, di circa 700 euro annui), oltre alla possibilità di accedere a "studentati" a canone agevolato.

Se è vicino alla soglia, qualche ora in più di lavoro straordinario al mese (detassato o meno), può portarlo ai fatidici 17248 punti ISEE e rimetterci quindi circa 2980,5 euro di botto (a meno che non decida di non fare studiare più il figlio). Piccolo esempio di come aliquote marginali superiori al 100% di fatto non siano poi così rare in italia e di come certi sussidi siano stati pensati da cani. Visto che ho avuto bisogno di solo 3 minuti per fare questa tremenda pensata, non mi immagino a impiegarne 10 o 20 cosa potrebbe saltare fuori...ma non è impossibile che sia anche io reduce da un tremendo sabato sera e che stia sparando minchiate :)

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  di alberto lusiani, 12 Maggio 2008, 16:17 permalink rss
Non sono in grado di dare un giudizio complessivo sulla proposta di Sacconi senza averla vista formalizzata, non credo comunque che possa fare grosse distorsioni sulle retribuzioni perchè sarà tarata e governata, si spera, per un costo complessivo di 3-4 mld € come dicono i giornali.

Questa e' una buona notizia, tuttavia oltre ai costi diretti vanno valutati anche i costi indiretti di questo provvedimento: complica il calcolo e la previsione dell'imposta sui redditi, crea nuovi problemi, che stratificano sul disastro gia' esistente, sull'interpretazione della normativa, sugli incentivi a violarla, sui costi dei controlli e della persecuzione delle violazioni, distorce l'allocazione delle risorse forzando un'allocazione sub-ottimale che privilegia costo del lavoro su straordinari e premi di produzione e disincentiva aumenti degli stipendi base. Il costo totale per l'economia puo' superare di molto il costo stimato diretto sul gettito fiscale.

1) il costo del lavoro complessivo non è 67% ( uguale a imponibile a beneficio del lavoratore) + 33% (a carico dell' azienda), ma piuttosto fatta 100 la Retribuzione Annua Lorda di un lavoratore, il costo aggiuntivo dell' azienda è pari a 33% ( sostanzialmente sono i contributi INPS a carico del datore e TFR più qualche assicurazione minore)

Mi scuso per aver riportato in maniera errata questi dati che ho sempre faticato a padroneggiare. Ritengo tuttavia che facendo i conti per bene le conclusioni siano quasi invariate. Ci riprovo ora in questo messaggio.

Usando i dati riportati qui e qui, arrotondando secondo l'ultima riforma Visco i contributi del datore di lavoro (CD) al 33% del lordo in busta paga (LBP) e i contributi del lavoratore (CL) al 9.5% del lordo in busta paga, e ricordando che l'imponibile IRPEF (II) e' uguale al lordo in busta paga meno il 9.5% di contributi, posso scrivere, usando CDL per il costo del lavoro:

CDL = LBP + 33%*LBP = 133%*LBP
II = LBP - 9.5%*LBP = 90.5%*LBP = 90.5%(1/133%)*CDL= 68%*CDL

Quindi l'aliquota (sia marginale che inclusiva) contributiva sul costo del lavoro e' 32% = 100%-68%. Poi, come avevo detto, c'e' a partire da 28kEuro di reddito imponibile IRPEF un'aliquota marginale IRPEF effettiva del 40%, che sul costo del lavoro incide 68%*40% = 27.2%. Quindi l'aliquota marginale fisco-contributiva sul costo del lavoro e' 27.2%+32% = 59.2% contro il 60% che avevo stimato. Come vedi non cambia nulla.

[I dati sono per me quasi diabolici perche' il 33% del lordo che corrisponde ai contributi del datore di lavoro e' quasi identico al 32% che datore e lavoratore complessivamente pagano di contributi in rapporto al costo del lavoro].

Se vogliamo completare l'opera possiamo cercare di includere l'IRAP, che valeva 4.25% e dopo la riforma Visco 3.9%. Credo si applichi sull' imponibile IRPEF, se e' cosi' l'aliquota marginale sul costo del lavoro e' 59.2%+3.9%*68% =61.8%. Se l'IRAP si applica anche sugli oneri sociali arriviamo al 63% circa.

2) non è inoltre credibile l' affermazione generica che un lavoratore dipendente ci rimetta o possa rimetterci ( abbia un reddito minore ) facendo straordinari; se fosse vera, non dovrebbe neanche essere conveniente avere aumenti retributivi per merito o avanzamento; mi sembra che un affermazione del genere dovrebbe almeno essere esemplificata con un caso reale rappresentativo di una situazione diffusa e significativa.

Lo temevo che avrei dovuto fare anche questo conto, sob! Ci provo. Usando il calcolatore IRPEF di Repubblica , che include gli assegni familiari, e li confronta anche tra prima e dopo l'ultima riforma Visco, ho provato alcuni redditi. Per poter riprodurre i miei risultati usate: regione=Toscana, provincia=Arezzo, comune=Anghiari, lavoratore coniugato con moglie e due figli a carico, reddito=x, reddito familiare=x (cioe' nessun reddito aggiuntivo a quello del capofamiglia), nessun reddito per prima abitazione.

prima di Visco, un lavoratore che guadagna a partire da x=20800+Dx Euro,dopo IRPEF e assegni familiari si ritrova con y=20393+Dy Euro con i seguenti importi. L'aliquota marginale progressiva sara' (100-Dy).

Dx = 0, 100, 200, 300 -- Dy = .., 67, -212, 67
aliquota marginale: 33%, 312% , 33%

Quindi se l'imponibile IRPEF aumenta di 100 Euro il lavoratore ha 67 Euro in piu', se aumenta di 100 ancora ha 212 Euro in meno, con un'aliquota marginale del 312%, superiore al 100%.

Una delle poche cose buone che posso ora concedere a Visco e' che, come scritto anche nella relazione ISAE gia' citata in passato, oltre ad aumentare gli assegni familiari, li ha rimodulati per eliminare le aliquote marginali oltre il 100% che abbiamo visto sopra. Tutto questo ovviamente a costo zero per lo Stato per tutta la riforma complessivamente, e in questo caso specifico alzando l'aliquota marginale dal 33% al 46% in quell'area di reddito. Con Visco abbiamo infatti y=20703 e:

Dy = .., 54, 54, 54
aliquota marginale: 46%, 46%, 46%

Ho rifatto lo stesso esperimento intorno a 35000 Euro e ho trovato una situazione simile, aliquota marginale pre-Visco al 38% (con probabili salti oltre al 100% che pero' non ho avuto tempo di scoprire dove), aliquota marginale dopo Visco al 44-45%.

Concludendo, se facciamo meglio i conti (incrocio le dita) e includiamo IRAP e assegni familiari, possiamo calcolare che per un'amplissima gamma di redditi (da 20kEuro/anno e probabilmente anche meno), l'aliquota marginale effettiva sul reddito e' approssimativamente 32%+68%*(45%+4%) = 65% includendo nell'ordine contributi, IRPEF+assegni familiari, IRAP. Le conclusioni del mio articolo iniziale rimangono per me valide.

Inoltre ho scoperto che nello Stato italiano c'e' la flat tax! C'e' e vale approssimativamente 65% a partire da redditi inferiori a 20kEuro annui. Molto italianamente questo risultato semplice si ottiene con la combinazione di: 2 contributi, IRAP, IRPEF a scaglioni progressivi e detrazioni calanti col reddito, aggiungendo come cigliegina finale assegni familiari calanti col reddito. Su tutta la combinazione appena ricordata aleggiano poi mille altri sconti ed elemosine che producono aliquote marginali dal 65% a probabilmente il 1000% su una varieta' di soglie di reddito familiari. Credo che nemmeno Kafka sarebbe riuscito ad immaginare uno scenario peggiore.

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  di massimo, 12 Maggio 2008, 00:16 permalink rss

Sono sostanzialmente d'accordo con le preoccupazioni espresse da alberto. In effetti si puo anche immaginare un certo numero di situazioni dove lo "straordinario" perda il suo carattere appundo di straordinarietà e diventi in qualche misura strutturale. Si creerebbe quindi una certa quota della forza lavoro caratterizzata da un orario di lavoro di fatto più lungo. Nulla di male in tutto questo, ma non si vede perché questa quota debba godere di un trattamento fiscale più favorevole.

Per trovare un qualche tipo di giustificazione si potrebbe immaginare che il compenso per il lavoro straordinario abbia, almeno parzialmente, natura risarcitoria anziché retributiva: una sorta di "risarcimento danni" per il maggior logorio fisico e mentale, per la rinuncia al tempo libero etc. ed in quanto tale non costituisca "reddito" ai fini fiscali.

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  di alberto bisin, 12 Maggio 2008, 00:53 permalink rss
Se non sbaglio una manovra simile di detassazione degli straordinari e' stata introdotta all'inizio dell'anno. O se ne era solo parlato?
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  di Mario Seminerio, 12 Maggio 2008, 08:20 permalink rss
E' stata introdotta lo scorso autunno. E' rimasta impantanata nelle interpretazioni su cosa fosse straordinario o meno, e al termine di una defatigante discussione tra parti sociali è partita. Per ora non ci sono segnalazioni di abusi, ma lamentele principali sono sul fatto che i margini di ricorso allo straordinario sono ovviamente diminuiti, con l'indebolimento della congiuntura.
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  di alberto lusiani, 12 Maggio 2008, 13:55