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Qui è FLG Omerta': il caso dell'accademia.

di michele boldrin, 25 Gennaio 2007 permalink stampa
L'Espresso prova ad imitare gli anni '60, quando infilava un'inchiesta-denuncia dietro all'altra. Nelle ultime settimane ne ha piazzate due: una sugli ospedali ed una sugli atenei. Perche' la prima ha sollevato un can-can assordante, mentre sulla seconda tutto tace?
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Le due inchieste a cui mi riferisco, le trovate rispettivamente qui (ospedali) e qui (universita').

La prima probabilmente la conoscete a menadito, e' finita su tutti i quotidiani, in televisione, alla radio, in parlamento, al governo. La notizia e' stata ripresa ed ampliata da tutti gli altri media. Sono state avviate inchieste ed indagini, qualcuno si e' persino dimesso. Non che la mala-sanita' italiana sia ora in via di guarigione, pero' almeno qualcosa ne e' uscito, qualche azione e' stata intrapresa e l'attenzione dell'opinione pubblica sulla conduzione degli ospedali sembra molto forte. Questo e' utile, molto utile. Non solo, e' cio' che ci aspettiamo che il quarto potere faccia in simili circostanze.

La seconda inchiesta e' meno ben fatta ed usa meno documentazione diretta, ma la sostanza non cambia. Visto che molti lettori di questo sito tali cose le hanno gia' lette qui, o altrove, non mi dilunghero' piu' di tanto. Sommariamente: i concorsi universitari sono in gran parte truccati, fraudolentemente truccati o "spontaneamente" tali. La selezione di ricercatori, associati ed ordinari avviene a mezzo d'un meccanismo mafioso rigidamente osservato da quasi tutti, che consiste di favori reciproci, strizzatine d'occhio, intese, cordate, comprensioni, eccezioni, sguardi rivolti altrove, minacce agli insubordinati, creazione di posti ad hoc, eccetera. Ad nFA ne siamo tutti consapevoli, non solo perche' (chi recentemente, chi nel lontano passato) ne abbiamo sofferto le conseguenze sulla nostra pelle, ma anche perche' della nostra disciplina qualcosa capiamo ...

L'ordinario, l'associato ed il ricercatore medio italiani, nel campo dell'economia almeno, sono degli ignoranti con poca o nessuna dignita' accademica, messi in cattedra perche' ammanicati al politico, al vecchio barone, all'amico che gia' e' arrivato e con il quale si gestiscono le consulenze, all'amante nemmeno tanto segreto, all'ex compagno di scuola, al compagno di partito o sindacato o anche solo di credo ideologico. Oppure, semplicemente, sono associati ed ordinari perche' son del posto, perche' si son laureati li', perche' li' hanno famiglia, chiesa, studio commerciale, sezione di partito. Negli altri campi l'evidenza a disposizione suggerisce che la situazione e' la medesima.

Gli esempi riportati dall'Espresso sono solo quelli a cui e' arrivata la magistratura, le lettere dei lettori in calce all'articolo ne aggiungono altri. Spero i commenti dei nostri lettori ne aggiungano altri ancora. Se avete bisogno di rimanere anonimi, rimanetelo ma riportate i fatti. L'esperienza personale dimostra che a volte, insperabilmente, serve. Non e' vero che sia cattivo gusto chiamare incompetenti, raccomandati, intrallazzati e financo delinquenti coloro i quali lo sono: a parte il fatto che se lo meritano, serve pure ad evitare che altri come essi arrivino dove non dovrebbero arrivare. Tacere e' omerta', non prova di "stile" e di "classe", con buona pace dei tanti che cosi' van difendendo la loro carrieruncola. L'argomento secondo cui puntare il dito contro il singolo e' "male" perche' ve ne sono altri cento come lui/lei, e' un argomento specioso ed ipocrita. Se ve ne sono cento d'incompetenti, nominiamone cento: e' un numero finito, basta cominciare dal numero uno ed iterare l'operatore {+1} per novantanove volte. Con un po' di pazienza si completa la lista.

Invito alla denuncia pubblica perche' lo scandalo nello scandalo e' che, sulla questione concorsi truccati, baroni mafiosi, incompetenti in cattedra, dopo l'inchiesta dell'Espresso quasi tutto tace. Nessun servizio televisivo, nessuna interrogazione parlamentare, nessun invio di NAS negli atenei, nessun provvedimento speciale del signor Ministro, o del suo viceministro ed ex-rettore di Pisa, il nostro caro amico professor Modica. Uniche eccezioni: Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo , che 2 settimane fa hanno fatto una serie di articoli sul Corriere, riportando anche i casi di nepotismo. Inoltre i casi di Bari erano stati menzionati da La Repubblica un paio d'anni fa, quando la magistratura inizio' ad interessarsene. Per il resto, silenzio. Perche'? Perche' l'omerta' al quadrato? Distruggere la salute e' grave, distruggere l'educazione no?

L'educazione dei nostri figli e la ricerca universitaria non mi sembrano cose di minor rilevanza che la sanita'. La seconda inchiesta dell'Espresso denuncia una situazione simile a quella degli ospedali nei dipartimenti universitari di mezza Italia, da Bari a Bologna. Qui i roditori ed i parassiti hanno due gambe invece che quattro, insozzano le menti insegnando fregnacce, ma anche questo e' socialmente molto grave. Si moltiplicano, assumono piu' o meno fraudolentemente copie di loro stessi, come documentato sia qui che dai nostri lettori (punto (17)), con grave nocumento del bilancio statale, della salute mentale, della produttivita' degli italiani. Non solo, approfittando delle cattedre universitarie, dove insegnano pochissimo e fanno ancor meno ricerca, questi mediocri personaggi s'accaparrano consulenze ministeriali e non, presidenze di banche e casse di risparmio, presidenze e commissariamenti di grandi enti pubblici di ricerca - dal CNR all'ENEA, tanto per far due nomi non a caso - siedono nel CNEL, gestiscono Fondazioni miliardarie di soldi piu' o meno pubblici, eccetera. Ossia, una valanga di mediocri gestisce la ricerca e la cultura del paese, se ne appropria e la fa degenerare contribuendo al declino generale. Il problema e' grave: l'accumulo d'incompetenza in posti chiave, per quanto coperta da vestiti alla moda ed abbronzature da lampada, porta allo sfascio. Eppure tutto tace, nessuno fa nomi, nessuno dice nulla. Perche'?

Vale la pena confrontare le reazioni del ministro della Sanita', Livia Turco, e del ministro dell'Universita', Fabio Mussi. La prima, almeno a parole, ha fatto fuoco e fiamme, ha mandato i NAS in tutti gli ospedali italiani, ha aperto inchieste, ha richiesto dimissioni. Tutta sceneggiata d'un abile politico? Tanto fumo e niente arrosto? Puo' essere: viste le esperienze, non posso escludere che cosi' sia'. Pero' alcune inchieste si sono avviate, piu' di qualcuno si e' dimesso, le notizie si sono diffuse, decine di altri casi sono stati denunciati, insomma qualche effetto positivo c'e' stato.

Per Mussi, invece, si tratta di un problema "culturale" - credo che al nostro normalista l'ironia sia sfuggita. Non gli sembra il caso di fare ispezioni, di licenziare incompetenti, di prendere provvedimenti straordinari, di svuotare il Consiglio Nazionale Universitario, organismo farcito di baroni pocosapenti. No, e' un problema culturale, come il caffe' in piedi, l'uso del clacson, ed il digestivo. E di soldi, dice: non ve ne sono abbastanza, e devono dargliene di piu', alla faccia degli studi che mostrano l'opposto. Notate la continua oscillazione fra il richiamo all'autonomia universitaria (ogni volta che la domanda fa cenno ad un fatto grave o ad un'inefficienza) e l'arrogarsi di poteri e criteri di decisione applicabili all'intero sistema (ogni volta che si parla del che fare, del come riformare, di chi assumere e chi no.) Chesso', avrebbe potuto inventarsi una commissione d'esperti indipendenti, possibilmente occupati all'estero, che esaminassero le credenziali accademiche di tutti gli ordinari d'eta' superiore ai 55, visto che anche lui s'e' reso conto che l'Universita' italiana e' ricolma di anziani signori che nulla fanno e probabilmente nulla sanno. O avrebbe potuto usare l'occasione per introdurre valutazioni piu' serie ed obiettive delle migliaia di ricercatori che vuole "regolarizzare" ed a cui vuole aumentare lo stipendio. Perche', diciamocelo, non e' che dal fatto che gli ordinari sono ignoranti e strapagati debba seguire la conclusione che i ricercatori invece sono geni incompresi sottopagati. De tal palo, tal astilla, dicono in Spagna. Avrebbe potuto far esaminare da commissioni indipendenti di stranieri tutti i concorsi che sono ora indagati dalla magistratura. Avrebbe potuto far valutare le credenziali accademiche e scientifiche di tanti signori che presiedono tante cose simultaneamente, Facolta' e centri di ricerca pubblici per esempio. Avrebbe potuto fare appello agli accademici italiani sapienti e per bene, perche' denuncino il malcostume, l'ignoranza, l'incompetenza, il familismo, le frodi, le combriccole, le cordate casalingo-provinciali. Invece nulla. E nessun sapiente e decente scienziato italiano che faccia un nome, che punti un dito, che alto faccia salire un nitrito ... Anybody listening out there?

Non sarebbe invece il caso di smettere lo star zitti? Non sarebbe il caso di piantar su un gran baccano, e vedere se qualcosa vien giu'? Che gli accademici italiani fossero tendenzialmente omertosi l'ho appreso circa trent'anni fa. Che lo siano cosi' tanto ed imperturbabilmente e (quasi) tutti, questo non lo credevo. In vent'anni, ho visto solo le denunce scritte dall'eroico Roberto Perotti, una blanda lettera aperta di Gino Giugni dodici anni fa, qualch lettera alla stampa esecrata dai piu'. Siete tutti ciechi e muti, cari e pochi colleghi con le pubblicazioni ed il curriculum non finto? Tutti coloro che vi stanno a fianco davvero meritano d'esser li', di percepire quello stipendio, di sedere in quello scranno? L'ultima volta che avete approvato un'assunzione, come vi siete sentiti?

Odo un silenzio assordante, assolutamente assordante. Nessuno che chiama per nome nessuno, nessuno che punta un dito accusatore, nessuno che dica "Si', e' vero. Io ero in quel concorso ed il tale e' venuto e mi ha proposto il seguente scambio ...", oppure qualcun altro che dica "La candidata tale il giorno tale mi ha chiamato al telefono di casa dicendo che nel posto X avevano chiamato una cattedra per lei e che sarebbe stata molto grata se io avessi accettato far parte della commissione esaminatrice, perche' ..." Tanto per fare casi ipotetici, sia chiaro ...

Proprio nessuno ha nulla da dichiarare, non ad nFA, ma alla stampa quotidiana o settimanale, o ad un magistrato indagante? E nessun giornalista del Corriere, o di Repubblica, o della Stampa, o del Sole 24-Ore o del Giornale o del TG3 ha voglia di andare a fare qualche intervista, di spulciare qualche curriculum, di confrontare i titoli accademici, di controllare le pubblicazioni? Perche' gli ospedali sono importanti e le aule universitarie no? Mens sana in corpore sano, ma non vale l'opposto?

Suvvia, davvero tutti cosi' mafiosi son gli accademici italiani?

 

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Rss dei commenti

  di riccardo, 25 Gennaio 2007, 13:54 permalink rss
Gia'... Poi sentirli quando minacciano di andare all'estero!? Ma quando mai... dove la trovano un'altra pacchia come qua?
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  di andrea moro, 25 Gennaio 2007, 14:39 permalink rss

Vorrei complementare quanto detto da Michele dicendo che penso sia un po' troppo pretenzioso chiedere l'eccellenza scientifica in ogni ateneo italiano. Il confronto con l'america viene naturale, solo che noi siamo abituati a confrontarci con i migliori dipartimenti americani, perche' li' studiamo e lavoriamo. Esistono pero' una infinita' di altri posti mediocri o universita' in cui non si fa proprio ricerca. Usando i criteri di Michele, quanti ricercatori eccellenti ci sono in eta' superiore ai 55 anni in un dipartimento americano sotto i top-40? Io credo ce ne siano pochini. Il punto e' un altro: in queste universita' si insegna molto di piu' che in Italia: almeno 4 corsi l'anno, con punte di almeno 6 e piu' nei liberal arts college, dove non si pretende nemmeno di fare ricerca. Credo sia cosi' in tutte le discipline.

Quanti dipartimenti possono esistere in Italia che stiano nei top-50? Credo non molti. Io sostengo che la didattica nell'universita' italiana si fa bene, nonostante le difficolta' logistiche. Non sarebbe il caso per molti atenei e dipartimenti di abbandonare la pretesa di voler fare ricerca (quando si sa benissimo che non si sta facendo nulla) e di aumentare un po' il carico didattico per chi non fa ricerca, che, attualmente, e' a livelli veramente infimi? Insomma, assumere docenti che non sanno fare ricerca va anche bene, l'offerta e' quella che e', ma si richieda che almeno sappiano insegnare, e gli si faccia insegnare almeno 3 o 4 corsi l'anno anziche 1 o 2.

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  di giorgio topa, 25 Gennaio 2007, 16:22 permalink rss

Sono d'accordo con andrea, non tutti i dipartimenti in Italia possono eccellere nella ricerca, e potrebbero almeno insegnare bene.

PERO', i liberal arts colleges negli stati uniti insegnano bene perche' il meccanismo di selezione e' competitivo e trasparente. Qui ci sono dipartimenti (e centri di ricerca) che si specializzano in ricerca pura, altri che si specializzano in ricerca applicata a questioni di policy, altri ancora che si specializzano in insegnamento fatto bene. Ogni istituzione trova la sua nicchia competendo con altre istituzioni per cercare di attrarre le persone migliori dati i propri punti di forza, i propri interessi, ecc. 

I punti fondamentali sono due: competizione e trasparenza al momento dell'assunzione, e possibilita' di licenziare chi si rivela non essere bravo a fare ricerca, o insegnare, o fare policy (a seconda dell'enfasi dell'istituzione). In Italia mancano sia l'uno che l'altro. Alleluia. 

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  di michele boldrin, 25 Gennaio 2007, 16:51 permalink rss

Non mi so piu' spiegare. Ci riprovo.

Non stavo sollevando per l'ennesima volta la questione riforma universitaria, ne' di come dividere le universita' fra serie A, B, C e dilettanti.

Facevo un'altra domanda, che vale sia per chi pubblica che per chi non pubblica: i concorsi continuano ad essere "manovrati". Perche' tutti tacciono?

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  di fausto panunzi, 25 Gennaio 2007, 17:01 permalink rss
Perchè storicamente la denuncia e il ricorso non hanno dato frutti, direi.
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  di michele boldrin, 25 Gennaio 2007, 17:07 permalink rss

Esempi? Di denuncie, non di ricorsi. Son due cose differenti.

 

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  di fausto panunzi, 25 Gennaio 2007, 19:12 permalink rss

Ecco a te da yahoo:

Ad onor del vero alcune denunce ci sono state. Come quella relativa a brogli nel concorso per l’assegnazione di una cattedra di otorinolaringoiatria nel 1988 all’Università Federico II di Napoli. Il vincitore Giovanni Motta è figlio d’arte: ci sono state dieci sentenze confermate anche dalla Suprema corte. Il professo Motta senior è stato condannato e il professor Motta junior continua a ricoprire il suo incarico da ben 18 anni. I tempi della giustizia ordinaria e della burocrazia pare remino contro i concorsi puliti.

 

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  di brutus, 25 Gennaio 2007, 17:37 permalink rss

Daje a Miche', lo sai bene perche' nessuno dice niente: chi e' fuori dal sistema e vuole entrarci si guarda bene dal denunciarlo. Piuttosto fa la fila e aspetta il concorso fatto per lui/lei. A maggior ragione tace se e' un/a mediocre, visto che in un sistema alternativo probabilmente non ci entrerebbe mai.

A chi e' nel sistema fa comodo lasciare tutto com'e': una volta fatta tanta fatica per entrare, perche' rinunciare a tutto il potere che si ha o che si potra' avere in un sistema feudale come quello italiano? Certo, ci sono gli idealisti e/o coraggiosi che si oppongono ogni tanto, ma il problema nel loro caso e' di azione collettiva: se si oppongono da soli (come spesso avviene) ottengono ben poco e vengono ostracizzati. E questo credo basti come deterrente.

Al grande pubblico non importa molto dell'universita'. Di certo non quanto gli importi degli ospedali (e anche li' ci e' voluto lo scandalo perche' qualcuno si indignasse).

Mussi (e i suoi predecessori) che te lo dico a fa'...

Alla fine a incazzarci rimaniamo io, te e pochi altri che non sono nel sistema, non ci vogliono entrare, ma per un motivo o per l'altro sono interessati a come va l'universita' in Italia. Ma ho paura che questo non sia abbastanza per cambiare le cose nel breve periodo.

 

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  di lorenzo, 25 Gennaio 2007, 18:05 permalink rss

Anch'io la penso così. Non si può far finta di vedere un mercato dove mercato non c'è. In Italia il reclutamento di professori e ricercatori è basato da sempre su altre logiche, punto.

Le denunce qui da noi temo risolverebbero ben poco (si vedano i casi di Perotti, Lippi e pochi altri). Serve piuttosto un lavoro più oscuro, di costruzione, anche all'interno di questo marciume, di uno spazio dove giovani capaci possano crescere e sviluppare autonomia nella ricerca e identità intellettuale. Ma chi deve sporcarsi le mani? Proprio quei professori silenti di cui parli.

Quello di cui si sente davvero il bisogno - o almeno questa è l'urgenza che avverto io vivendo in Italia - è la voglia di (ri)trovare una passione civile ed un'etica del lavoro che sono la linfa vitale di questa professione!

L

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  di sandro brusco, 25 Gennaio 2007, 18:05 permalink rss

Una domanda: è vero che nella sanità le cose si sono mosse di più, ma quanto di questo è dovuto alle denunce interne di chi nella sanità ci lavora, ossia medici, primari etc.? La mia impressione, ma potrei sbagliarmi perché la vicenda non l'ho proprio seguita, è che di denunce interne ce ne sono state assai poche. Se questo è vero la differenza tra sanità e accademia non è tanto data dal comportamento di quelli che stanno nel sistema ma dalla pressione che arriva dall'esterno.

Per qualche ragione, la gente comune ha più voglia di agitarsi se vede la sanità che funziona male piuttosto che l'università che funziona male. Azzardo anche che per molte famiglie la funzione principale dell'università è dare una educazione decente (non di prima classe) alla propria figlia o figlio senza farli spostare di casa, la qualità della ricerca è secondaria o irrilevante. Da questo punto di vista l'università italiana non fa un cattivissimo lavoro. Credo questa sia la ragione per la quale noi percepiamo l'università italiana come un terrificante fallimento molto più del cittadino medio.

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  di fausto panunzi, 25 Gennaio 2007, 19:14 permalink rss
Sono d'accordo con Sandro. La didattica nelle università italiane, per quella che è la mia esperienza, non è male (tranne in sedi molto piccole, con docenti che non sono residenti) e questo è ciò che conta per molte famiglie italiane.
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  di giorgio topa, 25 Gennaio 2007, 19:25 permalink rss

...non c'entra niente, ma mi chiedevo la seguente cosa. Si argomenta spesso che, pur in presenza di tenure accademica, si possono mandare segnali convincenti a docenti/ricercatori poco produttivi mantenendo fisso il loro salario nominale (e facendo quindi decrescere il loro salario reale).

Qualcuno sa dirmi se esistono delle regole esplicite nei contratti accademici americani che vietano la riduzione del salario nominale? O c'e' invece una specie di norma di comportamento per cui non si tagliano mai i salari nominali?

 

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  di Luigi Pisano, 25 Gennaio 2007, 22:12 permalink rss

Non penso siano pochi gli italiani che usufruiscono dei servizi della sanità pubblica e non di quelli delle università... Per quanto Mussi si possa impegnare, le cose non mi sembrano destinate a cambiare nel breve periodo...

 

 http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/test-universit-/mussi-numero-chiuso/mussi-numero-chiuso.html

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  di giorgio topa, 26 Gennaio 2007, 05:54 permalink rss

forse non capisco bene, ma mi sembra che tu sia a favore degli sforzi di Mussi per ridurre il numero chiuso e in generale le restrizioni all'entrata delle universita'.

Forse il numero chiuso non e' il sistema migliore, ma un qualche sistema di selezione all'entrata ci vuole. Altrimenti chiunque abbia finito le superiori e non abbia la piu' pallida idea di cosa fare dopo si iscrive all'universita', cosi' tanto per far qualcosa, e poi si vedra'. A Ca' Foscari ai primi anni novanta il tasso di abbandono dell'universita' era altissimo (numero di studenti che non conseguivano una laurea diviso per il numero di iscritti al primo anno). Test all'entrata e innalzamento delle rette universitarie mi sembrano entrambe cose sacrosante.

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  di Luigi Pisano, 26 Gennaio 2007, 07:46 permalink rss

No, voleva essere una battuta.  Pensare di "aumentare il numero di studenti" eliminando i "numeri chiusi" mi sembra un ragionamento assai contorto. Nemmeno un riferimento a soldi e strutture: aspetti importanti nel caso di aumenti repentini del numero di alunni!

 

Altre osservazioni: già ora la popolazione studentesca mi sembra sbilanciata verso facoltà "particolari", che per la maggior parte sembrano create per sollazzare l'ego dello studente più che per insegnare un lavoro o portare avanti alte tradizioni culturali. Vogliamo chiamarle "postmoderne"?? :o)  E non mi si venga a dire che è colpa del numero chiuso... la voglia di far fatica non abbonda, vi assicuro.  A questo proposito: penso che innovazioni mirate a riequilibrare questa follia dovrebbero avere la priorità. Sì, parlo di intraprendere azioni a livello centrale, come differenziare le rette fra le varie facoltà e lanciare massicce campagne informative. So che diversi ministri e sottosegretari hanno a cuore il problema; vediamo cosa riusciranno a fare...

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  di michele boldrin, 25 Gennaio 2007, 22:18 permalink rss
Ecco un piccolo esempio ...
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  di Antonio Mele (rabbi), 26 Gennaio 2007, 15:55 permalink rss

Faccio contento Michele e vi racconto un caso che se non fosse vergognoso, farebbe davvero ridere. probabilmente lo conoscete gia', ma fa nulla, lo ricordiamo.

un paio d'anni fa il mio dipartimento ha fatto giudicare il phd program da esperti esterni, e ha chiamato Tom Sargent. Sono stato tra gli studenti che hanno parlato con lui su pregi e pecche del nostro dipartimento, ma questo non c'entra nulla, veniamo al dunque.

Quando ha scoperto che una valanga di noi veniva dall'Italia, Tom ha fatto: "eh in Italia so che la situazione dei phd e' tragica, e anche per uno bravo rientrare a lavorare la' dopo il phd all'estero e' impossibile".

Noi ci siamo guardati esterrefatti.

"Sapete", ci ha detto, "Mike Woodford ha moglie italiana e quindi ha tentato di diventare prof in una universita' di Napoli. Quindi si e' preparato, ha fatto il concorso (ha addirittura sostenuto degli esami). Ecco: non l'hanno preso, hanno dato il posto ad un ragazzo che aveva appena finito il phd proprio in quella universita'." 

Noi abbiamo sorriso amaramente, abbiamo chinato il capo, e abbiamo ammesso: si', da noi funziona cosi'. 

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  di fausto panunzi, 26 Gennaio 2007, 16:42 permalink rss
E' una vecchia storia e per fortuna i tempi sono un po' cambiati. Prova ne è il fatto che un professore italiano dello stesso dipartimento di Sargent (bravissimo, ma non superiore a Woodford e lo dico ovviamente senza volergli togliere nulla, dato che è difficile essere meglio di Woodford) lo scorso anno ha fatto un concorso per ordinario e lo ha vinto. Adesso è già stato chiamato in un'università romana. L'altro idoneo allo stesso concorso veniva da UCL e non aveva legami con l'università che ha bandito il concorso. Certo, resta vero che in Italia ci sono due tipi di concorsi: quelli "aperti" (almeno per un posto) -tipicamente al Nord (ma non solo) e che sono spesso molto competitivi - e quelli chiusi in partenza. Purtroppo i secondi sono ancora la maggioranza.
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  di alberto bisin, 26 Gennaio 2007, 19:06 permalink rss
Fausto, ma mi risulta fosse una universita' privata che ha bandito il concorso di cui parli. O mi sbaglio? Anzi, visto che stiamo discutendo di omerta', siamo diretti: mi par di capire che il nuovo ordinario e' Pierpaolo Benigno e l'universita' la Luiss. Quello/a di UCL non so chi sia. Complimenti alla Luiss che ha bandito un concorso aperto e che ha saputo attrarre un ottimo economista.
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  di fausto panunzi, 27 Gennaio 2007, 09:46 permalink rss
Era Brescia, Statale
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  di alberto bisin, 26 Gennaio 2007, 20:04 permalink rss

Anche per lo sfascio dei tribunali ci si muove un po'

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/bolzoni-tribunale/bolzoni-mastella/bolzoni-mastella.html 

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  di Piero, 26 Gennaio 2007, 22:31 permalink rss
La prossima volta che sono a Roma vado a conoscere Jimmy l'egiziano. Un mito!
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  di ispirati, 26 Gennaio 2007, 20:33 permalink rss

certo che Mike quando non scrive di Medio Oriente o di Stati Uniti e' sempre il migliore. Ho letto l'articolo e ho capito la domanda: perche' nessuno sbraita?

Ora, non ho avuto tempo di leggere tutti i commenti e mi scuso se questa cosa e' gia' stata detta nei commenti. E' chiaro che la ragione e' da trovare nel fatto che la baronia universitaria e' una di quelle caste che indefessamente sostiene, piu' banalmente, tutto l'ambardan di sinistra in italia. Di sinistra o piu' generalmente tutto il papocchione radical-progressista che troviamo nelle televisioni (alla faccia del despota Berlusconi), nei giornali, nelle universita' (appunto) e persino nella magistratura. Che poi vi sia chi questa cosa la nega, pazienza.

E prima che i soliti luoghi comuni vengano fuori, non sto parlando di nessuna cospirazione, di gente che si incontra la notte per dividersi il destini del paese ma semplicemente dell'intuizione del mio conterraneo Gramsci e della battaglia liberale (il liberalismo quello vero) che in questo paese non e' mai stata combattuta e che io considero (per questo motivo) persa. E di qui l'affinita' di certi magistrati/professori per certi politici.

Nello specifico la sinistra e' il referente politico dei baroni universitari. Per quale strano motivo credete che Mussi possa lamentarsi del sistema? O i giornali?

Ora, essendo io un attento lettore di NfA, so questa cosa non puo' essere sfuggita a Mike. La domanda dunque e': perche' Mike non lo hai detto?

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  di sandro brusco, 26 Gennaio 2007, 20:48 permalink rss

Ispi, se tu avessi ragione sarei la persona più felice del mondo. Perché significherebbe che appena la sinistra se ne va dal governo, cosa che succederà sicuramente, è solo questione di tempo, l'università italiana rinascerà. Però ho l'impressione che il problema sia assai peggiore, che i baroni e nullafacenti vari siano tanto a destra come a sinistra, e che nessuna forza politica abbia un progetto credibile di riforma dell'università.

E poi, andiamo, con un po' di sforzo  e torcendo un po' il significato delle parole possiamo anche far finta che democristiani e socialisti fossero di sinistra, e che quindi i guasti che si sono prodotti sotto i loro governi fossero alla sinistra imputabili. Ma il governo Berlusconi? Di sinistra pure lui? Che ha fatto negli ultimi 5 anni per migliorare seriamente l'università?

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  di ispirati, 26 Gennaio 2007, 21:01 permalink rss

no, scusa sandro andiamo con ordine.

1 "Perché significherebbe che appena la sinistra se ne va dal governo, cosa che succederà sicuramente, è solo questione di tempo, l'università italiana rinascerà". Ovviamente quello che ho detto io non implica questa cosa che dici tu. Io ho parlato di un papocchione radical-progressista che esiste e sta la' a prescindere dalla sinistra al governo. E' un problema "curturale" su cui poi si sono innestati il posto pubblico italiano etc etc.

2 "Ma il governo Berlusconi? Di sinistra pure lui? Che ha fatto negli ultimi 5 anni per migliorare seriamente l'università?". A parte il fatto che non capisco come mai ogni volta che si diceva la qualsiasi cosa, la prima risposta che sento (immancabilmente) e': ma il governo Berlusconi? Se eventualmente il governo Berlusconi avesse fatto male questo non implica che tutti gli altri abbiano diritto a fare male e non sentirsi criticati. Detto cio' io da illuso della prima ora sono il peggior critico dei 5 anni del Cav. Certo non alla moda di Repubblica. Ora, il Cav. ha fatto parecchie minchiate (tra inazioni e azioni sbagliate), mi scuso per la parola "parecchie", ma giusto sull'universita' e la scuola aveva iniziato a smuovere le acque. La riforma della Moratti, pur criticabile sotto molti aspetti, qualche passo deciso lo aveva mosso. La prova sono tutti quegli sfaticati universitari che erano scesi in piazza per protestare. Evidentemente era un buon colpo. (incidentalmente fioroni ha appena cancellato la parte della moratti che riguardava la scuola superiore. coincidenza?)

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  di sandro brusco, 26 Gennaio 2007, 21:44 permalink rss

Giusto, andiamo per ordine. Cerchiamo prima di isolare il punto di disaccordo.

Michele chiede perché non ci sono urla di oltraggio dentro e fuori l'università sullo stato miserevole della stessa, mentre sulla sanità l'agitazione c'è stata e continua. La mia tentative answer è che a) anche nella sanità, come probabilmente in qualunque settore protetto, ci sono state ben poche denunce dall'interno, e quindi l'accademia non pare fare eccezione b) la pressione dall'esterno deriva dal fatto che al pubblico generale importa assai evitare di finire in coma stupidamente negli ospedali ma importa assai meno se le università non sono top ranked per la ricerca; se le università fanno didattica in modo appena decente, nessuno si scandalizza più di tanto se poi ai concorsi si fanno pastette.

È una spiegazione strutturale, che ha poco a che fare con le preferenze politiche e con la cultura sia di chi sta dentro l'università sia di chi sta fuori.

La tua spiegazione cosa aggiunge in più? Se capisco bene, che siccome l'università è in mano al 'papocchione radical progressista' (PRP), che ammetterai è un termine un po' sfuggente, allora la stampa, la magistratura e quant'altri, anch'essi in mano al papocchione medesimo, si guardano bene dal criticarla (ho capito giusto?). Chiamo questa la 'PRP hypothesis' e provo a chiedermi se aggiunge potere esplicativo rispetto alla spiegazione mia. È questo il punto di disaccordo, giusto?

Una prima ragione empirica per cui l'ipotesi mi sembra difficile da sostenere è che l'inchiesta di cui parla Michele l'ha fatta l'Espresso, ed è difficile pensare a un periodico più rappresentativo del PRP, qualunque cosa significhi. Inoltre, per forte che sia, il PRP non rappresenta sicuramente il 100% di stampa e magistratura. Perché i non-PRP stanno zitti?

Sul secondo punto, non era assolutamente mia intenzione dire 'in fondo la sinistra sta facendo meglio di Berlusconi'. È un argumento che è comunque irrilevante, e per quanto riguarda l'università non credo sia corretto; la mia impressione è che, almeno fino ad ora, Mussi sia peggio della Moratti.

Il mio punto è un altro. Sarà anche che il problema dell'università è 'curturale', come ai detto tu, ma anche le culture si cambiano se si forniscono gli incentivi giusti, ossia se si cambiano le leggi. Quindi, se è vero che tutti i problemi dell'università vengono dal PRP, ne dovrebbe discendere come conseguenza empirica che un governo di destra che governa 5 anni con una solida maggioranza dovrebbe intervenire e fare cambiamenti seri, non solo qualche pannicello caldo dicendo 'è il primo passo'. Siccome invece quello che io ho osservato empiricamente è che l'università del 2006 è pressoché identica a quella del 2001, la mia conclusione provvisoria è che la 'PRP hypothesis' non aggiunge molto come potere esplicativo a quello che ho detto.

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  di ispirati, 26 Gennaio 2007, 22:34 permalink rss

hm, chiaro la prima critica che si poteva fare alla PRP hypothesis era quella che la critica viene dall'Espresso e che dunque... aveva pensato di scrivere la risposta a tale domanda nell'intervento in cui la si definiva. ho fatto male ad aspettare

1 sandro non mi sembra rilevante. non ho mica detto che il PRP e' un partito totalitario. anche loro hanno differenze di pensiero al loro interno (poche ma le hanno). e poi parlare del malcostume italiano fa tanto PRP. ho solo detto che on average il PRP sara' meno incline a criticare l'universita' di quanto non possa essere un classical liberal fallito (CLF) quale il sottoscritto.

2 i non PRP poi non stanno zitti. ogni tanto parlano (vedi NfA, vedi Perotti). Quanto spazio gli viene dato? poco, perche' sono minoritari e perche' se gli viene dato troppo spazio non si sa mai che qualcuno gli dia pure retta.

3 sandro non fare il nichilista: l'universita' 2006 e' simile a quella 2001 ma non perfettamente uguale. se lo fosse i rappresentanti del PRP in parlamento non si sarebbero affrettati a cambiare le norme precedentemente approvate, a fermare le riforme etc etc. Certo ne' io ne' te abbiamo visto il sangue scorrere, le teste rotolare e la rivoluzione. Pero' cio' non significa che non sia stato cambiato nulla.

4 sul cambiamento delle norme sociali. a) non cambiano in 5 anni, soprattutto quando sono la' da 50 anni. certe social norms (non so se sia questo il caso) sono modificazioni della sostanza biologica del nostro cervello e non basta certo la morattina a cambiarle. b) probabilmente l'incentivo a cambiare e' poco quando si sa che una volta passata la sfuriata della moratti (parliamo di cinque anni ma di certo la riforma moratti non e' entrata in vigore il giorno uno del governo berlusconi, per cui facciamo tre anni) i rappresentanti del PRP in parlamento cancelleranno, annulleranno, riporteranno indietro le cose. la'! e dopo la PRP hypothesis abbiamo anche la ricardian equivalence per le social norms. chiamiamola la ispiratian equivalence.

5 la spiegazione che dai nel primo paragrafo secondo me non e' corretta per un semplice motivo: quando la morattina interveni' sulla scuola ricordi come l'universita' e la scuola stavano a cuore a tutti? e tutti a manifestare, a protestare, e a scrivere editoriali infuocati, e il futuro dei nostri giovani, e i biechi fascisti che vogliono la scuola di classe... come mai all'epoca la scuola stava a cuore a tutti? semplice perche' stava a cuore al PRP.

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