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Un breve passa parola per segnalare l'ultimo rapporto di Citizens for Tax Justice contenente questa figura, per niente sorprendente ma meritevole di menzione
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1) Non e' possibile che la misura di GDP utilizzata includa il sommerso
2) Ci credi davvero che il sommerso in Italia sia solo il 20%?
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1) Grazie del commento perche' mi ha obbligato a documentarmi e ho imparato non poco. Non solo e' possibile ma e' anche vero, vedi qui un documento ufficiale ISTAT relativo al 2004 da cui copio questa frase
L’Istat diffonde le stime, aggiornate al 2004, del Pil e dell’occupazione attribuibile alla parte di economia non osservata costituita dal sommerso economico. Quest’ultimo deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Tale componente è già compresa nella stima del prodotto interno lordo e negli aggregati economici diffusi correntemente dall’Istat il 1° marzo di ogni anno.
Il documento prosegue spiegando che le regole dell'OCSE imporrebbero di cercare di includere nelle statistiche ufficiali tutte le componenti dell'economia non osservata:
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Questi dati confermano - se ce ne fosse bisogno - che il carico fiscale sui contribuenti onesti è in Italia drammatico.
Per giunta:
- il peso sul Pil è aumentato nel 2006
- ad esso non corrisponde una spesa pubblica qualitativamente paragonabile a quella degli altri Paesi
- il carico diventa drammatico sui "regolari" se si depenna la parte "sommersa" del GDP.
Tra le imprese, sono quelle che non dispongono di una struttura internazionale ad essere maggiormente penalizzate: i grandi gruppi riescono infatti ad abbassare a livelli accettabili il carico fiscale con un processo di ottimizzazione fiscale tra paesi.
La prova? Un conto assai approssimativo ma interessante deriva dai dati sintetici dei bilanci 2006 pubblicati sull'allegato del Sole 24 ore del 28.4.07.
Cosa emerge?
Per i primi 9 gruppi per capitalizzazione (Eni, Enel, Telecom Italia, Fiat, Tenaris, Finmeccanica, Luxottica, Mediaset, Terna,) e per le prime 7 banche (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Capitalia, UBI, BPVN, MPS, BPM) i dati disponibili sono Reddito operativo e Reddito Netto.
Per le aziende industriali (tutte con Posizione Finanziaria Netta negativa) il rapporto Net Profit/Ebit è in media del 60%.
Per le prime sette Banche è del 73%.
Quindi il carico fiscale per questi gruppi non mi pare difforme da quello dei propri competitors europei.
E' - lo so - un conto molto approssimativo ma - secondo me - dimostra che sono altri ad avere carichi fiscali "inaccettabili": se penso alle aziende presumo che siano le PMI che non dispongono di una struttura societaria internazionale, che non riescono a eludere (e non vogliono evadere).
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- il carico diventa drammatico sui "regolari" se si depenna la parte "sommersa" del GDP.Un semplice calcolo: ad occhio e croce, dal grafico il carico per l'italia e' del 42%. Togliendo il 17% circa di sommerso sul PIL calcolato dall'ISTAT nel documento che ho citato sopra, il carico diventa 50.6%.
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Direi che entrambe le cose sono importanti.
In ogni caso x professionisti non evasori e piccole imprese credo che molte regole bizantine del nostro fisco alzino un po' l'asta rispetto alle statistiche: ad esempio io non posso detrarre l'IVA delle spese alberghiere e metà delle spese dell'auto, il che mi costa un 3000€ anno o giu di li.
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Per curiosita', in Cina la pressione fiscale si aggira attorno al 18 - 20% del PIL, dopo aver toccato un minimo dell'11% a meta' anni '90:
I dati vengono dal sito del Ministero delle Finanze della RPC, che riporta anche altre tabelle sulla ripartizione tra imposte locali e centrali, ripartizione della spesa etc.
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