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Alcuni giorni fa, su Repubblica, c’era un articolo piuttosto terroristico sulla nuova norma che sanziona colui che mette a disposizione un alloggio ad un extracomunitario irregolare. Si tratta della legge 24 luglio 2008 n. 125 che ha convertito il decreto legge n. 23 maggio 2008 n. 92.
Segnaliamo che, una volta tanto, il legislatore ha ascoltato nFA. Questa era le versione originaria:
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque cede a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilità ad un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ad uno straniero, privo di titolo di soggiorno in un immobile di cui abbia disponibilità, ovvero lo cede allo stesso, anche in locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».
Abbiamo evidenziato le parti che, secondo noi, sono le più salienti: l’alloggio deve essere dato a titolo oneroso ed al fine di trarre un ingiusto profitto perche' si configuri il reato. Il fine di "trarre un ingiusto profitto" è quello che i giuristi chiamano “dolo specifico”.
Cedere un immobile in locazione dietro un canone è un’attività che dà un profitto, per definizione, assolutamente lecito e, quindi, giusto. Il profitto diventa ingiusto nel momento in cui si approfitta di una situazione di inferiorità obiettiva dell'affituario per conseguirne un canone superiore a quello normalmente praticato. Per intenderci: nell'ipotesi in cui il proprietario di un immobile si facesse pagare un canone sostanzialmente più elevato di quello di mercato, approfittando dello stato di necessità nel quale si trova lo straniero clandestino, si configurerebbe il "dolo specifico".
In sostanza, affittare un alloggio dietro canone di locazione conforme allo standard di mercato o ad equo canone, registrando normalmente il contratto (ammesso che la cosa sia possibile) e pagando l’IRPEF sul canone stesso, non costituisce alcun reato, poiché viene meno il fine di trarre un profitto “ingiusto”.
A maggior ragione ciò esclude quanto sostenuto dalle associazioni dei proprietari immobiliari, per cui, il proprietario che abbia affittato un immobile ad un extracomunitario regolare il cui titolo scada prima della scadenza del contratto di locazione rischierebbe la sanzione. Infatti, in questo caso viene a mancare non solo l’elemento oggettivo (cioè la cessione) come già abbiamo sostenuto nei nostri primi commenti, ma anche l’elemento soggettivo dell’ingiusto profitto.
Si specifica, inoltre, (sempre su suggerimento nFA) che per cessione si deve intendere anche la locazione e non solo la vendita. In definitiva, il legislatore ci ha messo una pezza e la norma è, di gran lunga, meno terroristica di quanto sembrasse, sembri e venga divulgato tuttora dalle associazioni di categoria.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Non sono un esperto, ma mi risulta che dopo la registazione del contratto, il proprietario debba compilare in Comune o in Questura la “comunicazione di cessione fabbricato”, un modulo nel quale vanno riportate le generalità del proprietario dell’alloggio, le generalità e gli estremi del documento d'identità del cessionario e l’ubicazione dell’alloggio.
Dal momento che esiste un'autorità teoricamente fornita dei mezzi e delle competenze appropriati, dovrebbe esser suo compito la verifica della validità del documento e di eventuali ostacoli al contratto di locazione e/o vendita, anche perché non si può certo chiedere ai cittadini di vestire i panni di Sherlock Holmes.
Quindi, come giustamente dici tu, Enzo, anche in quest'ennesimo caso
la verita' e' che lo stato cerca di scaricare su altri (in questo caso, i proprietari di alloggi) l'onere delle funzioni di controllo della legalita' per le quali si fa pagare profumatamente dai contribuenti, ma non svolge per incapacita' e/o corruzione. E il bello e' che lo fa minacciando sanzioni per chi non ci sta!
Inoltre, se queste sono le normative vigenti, che bisogno c'è (a parte la solita dose di demagogia, di cui la nostra classe politica è abbondantemente fornita, a prescindere dal colore politico) di un tal provvedimento?
Riguardo al "giusto prezzo", poi, la filosofia di base riprende quella concezione di "stato etico" così cara ai nostri amati cattocomunisti (o catto-fascio-comunisti, che tanto è uguale) e così distante dall'idea di mercato, che renderebbe efficiente tutto il sistema, purché chi ne è incaricato si premuri di verificare il rispetto delle regole.
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La verita' e' che lo stato cerca di scaricare su altri (in questo caso, i proprietari di alloggi) l'onere delle funzioni di controllo della legalita' per le quali si fa pagare profumatamente dai contribuenti, ma non svolge per incapacita' e/o corruzione. E il bello e' che lo fa minacciando sanzioni per chi non ci sta!
Non che questo contraddica il tuo punto, ma immagino che chi ha scritto quella modifica avesse in mente quelli che affittano a 3 volte il prezzo medio di mercato a gente che poi divide l' appartamento con altri 10.
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Non che questo contraddica il tuo punto, ma immagino che chi ha scritto quella modifica avesse in mente quelli che affittano a 3 volte il prezzo medio di mercato a gente che poi divide l' appartamento con altri 10.
Puo' essere, ma perche' il prezzo non dovrebbe essere piu' alto per coprire il maggior rischio di danneggiamento, di scomparsa degli affittuari prima di saldare il dovuto e cosi' via? E se il problema e' che undici persone in un appartamento disturbano i vicini, costituiscono un rischio per la salute pubblica etc., il legislatore dovrbbe varare norme contro l'affollamento, non contro il livello dell'affitto che e' frutto di un libero accordo tra adulti maggiorenni e consenzienti.
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I concetti di approfittamento, ingiusto profitto, iniquità ecc. non sono affatto delle novità, ma rappresentano degli istituti consolidati nel campo del diritto civile e quindi dei rapporti tra privati.
Nel codice civile, per esempio, è prevista la rescissione del contratto per gli accordi conclusi in stato di pericolo assumendo obbligazioni "a condizioni inique, per salvare sè o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona" (art. 1447) o se vi è "sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell'altra e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l'altra ha approfittato per trarne vantaggio" purchè "la lesione ecceda la metà del valore che la prestazione aveva aveva al tempo del contratto" (art. 1448).
Anche l'intervento pubblico in materia antitrust, non è in fondo dettato dalla necessità di eliminare situazioni di iniquità (e quindi ingiusto profitto) causate da posizioni monopolistiche ? L'idea cioè che "non ci si debba approfittare del più debole" non è così peregrina
Cosideriamo poi che in questo caso il più debole (clandestino) non sarebbe neanche nelle condizioni di ricorrere al giudice per far valere le proprie ragioni.
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Anche l'intervento pubblico in materia antitrust, non è in fondo dettato dalla necessità di eliminare situazioni di iniquità (e quindi ingiusto profitto) causate da posizioni monopolistiche ?
Ma no, serve a evitare che il mercato sia distorto bloccando l'ingresso di produttori piu' efficienti, a danno dei consumatori che si trovano a pagare una rendita di monopolio. Non e' certo una misura di welfare per produttori piccoli e inefficienti, che prima cambiano attivita' e meglio e' per tutti (loro inclusi).
Cosideriamo poi che in questo caso il più debole (clandestino) non sarebbe neanche nelle condizioni di ricorrere al giudice per far valere le proprie ragioni.
Ma questa e' conseguenza della sua scelta di essere clandestino - cosa contro cui non ho assolutamente nulla, ma che ovviamente ha degli svantaggi oltre ai vantaggi. D'altra parte, quale miglior modo di far valere le sue ragioni dello smettere di pagare l'affitto e andare a vivere da qualche altra parte?
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Gia', ma chi decide il valore numerico di "sostanzialmente"? Il prezzo di mercato non e' un valore numerico, e' una distribuzione statistica: e farsi pagare di piu' quando c'e' maggior rischio di insolvenza e' un cardine di ogni sistema di mercato. L'idea che esista un compenso "giusto", e che farsi pagare di piu' sia un crimine, ha a che fare piu' con la teologia di Tommaso d'Aquino che con principi economici ormai adottati anche in paesi nominalmente comunisti.
La verita' e' che lo stato cerca di scaricare su altri (in questo caso, i proprietari di alloggi) l'onere delle funzioni di controllo della legalita' per le quali si fa pagare profumatamente dai contribuenti, ma non svolge per incapacita' e/o corruzione. E il bello e' che lo fa minacciando sanzioni per chi non ci sta!