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Ex Kathedra Le Estetiste: il collo di bottiglia della crescita italiana

di giorgio topa e michele boldrin, 29 Gennaio 2007 permalink stampa
Non solo estetiste: anche parrucchieri, giornalai, benzinai e cinema ... oltre all'informazione obbligatoria ed il divieto di pubblicita'. Finalmente una liberalizzazione coraggiosa, che va alla radice dei veri motivi per cui l'Italia non cresce.

La stampa italiana riporta i punti principali di un decreto legge e di un disegno di legge aventi entrambi l'obiettivo (soi disant) di prendere di petto il problema dei mille lacci e lacciuoli che ingessano l'economia italiana. Dice infatti Prodi: «È veramente cominciato il grande lavoro di liberalizzazione e di dinamicizzazione che avevamo annunciato e che era stato accolto con scetticismo».

La cosa promette bene, soprattutto per degli inguaribili ottimisti come noi. Ci siamo quindi gettati a capofitto nella lettura dei nuovi testi sacri, ansiosi e trepidanti di fronte alle grandi riforme liberalizzanti. Senonche' uno legge, legge, e piu' legge piu' diventa perplesso. Giunto alla fine del fumo, la perplessita' cede il posto allo sconcerto: dov'e' l'arrosto? Si prova a riflettere, convinti di sbagliarsi si scambiano due emails con il collega in linea, medesimo sconcerto. Lo sconcerto cede poi il posto alla comune incazzatura: trattasi di una sonora presa per i fondelli. Solito nichilismo distruttivo tipico di nFA, direte voi. Giudicate da soli, diciamo noi.

Cerchiamo dunque di spiegare perche' le tanto strombazzate liberalizzazioni di questi giorni avranno effetti miserrimi. Poiche' la lista di provvedimenti contenuti nei testi di cui sopra e' lunghissima, non vi annoiamo con troppi riassunti, che potete trovare, per esempio, sul Sole 24-Ore. Ci soffermiamo sui piu' "significativi", credeteci. Gli altri son ancora piu' ridicoli.

Ricariche. Si intende vietare agli operatori di telefonia mobile di applicare «costi fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate, anche via bancomat o in forma telematica, aggiuntivi rispetto al costo del traffico telefonico richiesto». Questo e' indicativo del modus operandi dei nostri governanti e della logica che ispira l'intero progetto: divieti, proibizioni, imposizioni. L'unico modo vero di ridurre i costi della telefonia mobile e' quello di favorire l'entrata nel mercato di nuovi soggetti che, mettendosi in concorrenza con gli operatori gia' presenti, inducano una riduzione delle rendite oligopolistiche. Invece il governo che fa? Legifera divieti. Vieta per legge che si facciano pagare dei costi fissi alla ricarica. Senza chiedersi quale sara' la reazione degli operatori. Cosa faranno infatti questi ultimi? Ovvio, innalzeranno le tariffe. Difatti, l'ineffabile Catricala', presidente dell'Antitrust, afferma: «mi auguro che le tariffe telefoniche, che un po' saliranno, non aumentino così tanto da sminuire il vantaggio». Mi auguro, capito? Forse possiamo anche accendere un cero a sant'Antonio da Padova (siam quasi tutti Veneti, qui) gia' che ci siamo...

Benzinai. il governo vuole imporre norme per indurre la trasparenza del prezzo della benzina e la comparabilita' fra i prezzi offerti da benzinai diversi. Concretamente, viene imposto ai benzinai di "usare «gli stessi metodi [delle societa' che gestiscono le autostrade] per avvertire, in tempo reale» i propri clienti delle «condizioni di grave limitazione del traffico»." Cosa vogliano dire, non si capisce, ma certamente stan imponendo ai benzinai di sobbarcarsi costi addizionali di pubblicita', l'utilita' sociale della quale e' dubbia, a dir poco. Ovviamente questo fara' salire i costi, ed i prezzi. Inoltre, nel disegno di legge, si autorizza la vendita della benzina negli ipermercati dove, sembra, e' gia' permessa ... Queste vaghe intenzioni, fra l'altro, hanno gia' scatenato la reazione dei benzinai, che hanno dichiarato 14 giornate di sciopero! Qui la questione e' piu' sottile. Se non fosse che gia' e' permessa, la vendita della benzina negli ipermercati potrebbe incidere sulla struttura concorrenziale del settore: se esistevano delle barriere all'entrata, e se i benzinai indipendenti sono meno efficienti delle grandi catene, allora questa norma dovrebbe avere il potenziale di ridurre i prezzi al dettaglio della benzina. Un po' come nel caso della vendita di medicinali nei supermercati. A ben guardare pero', la proposta sembra essere solo punitiva ed inutile, per due motivi, uno teorico l'altro empirico. Quello teorico e' che in presenza di oligopolio e di costi fissi d'entrata, eliminare la frangia competitiva rappresentata dai piccoli indipendenti vuol dire eliminare la disciplina che la loro presenza impone sui grandi oligopolisti. Quello empirico e' che i margini dei benzinai italiani sono gia' bassi: cio' che si potrebbe tagliare, assumendo che il margine del benzinaio diventi esattamente zero, e' una percentuale risibile del costo totale, attorno al 2% del prezzo della benzina. Inoltre imponendo per legge ai benzinai di offrire pubblicita' obbligatorie su condizioni del traffico (?) e prezzi dei distributori vicini (?), si faranno salire i costi. Che i benzinai avessero votato tutti per Berlusconi?

Parrucchieri, estetisti, giornalai, cinema, facchini ... Questo e' il vero piece de resistance del governo, il cavallo di battaglia, la vera definitiva liberalizzazione che finalmente restituira' l'Italia alle sorti magnifiche e progressive che le spettano. La descrizione del Corriere: "parrucchieri ed estetisti potranno aprire la propria attività senza più necessità di rispettare le distanze con analoghi esercizi. E lo potranno fare con la «sola dichiarazione di inizio attività». Le guide turistiche, salvo i requisiti di qualificazione, non avranno più bisogno di autorizzazioni preventive o ostacoli legati alla residenza e a parametri numerici, idem per le autoscuole. Liberalizzazione anche per facchini e operatori nelle pulizie e disinfestazione." Norme simili, nel DDL, per l'apertura di nuovi cinema anche vicini a sale gia' esistenti, e per la vendita di giornali anche fuori delle edicole. Qui la prima reazione e' di stupore, nel constatare che fino ad oggi era vietato aprire esercizi commerciali troppo vicini ad esercizi simili gia' esistenti. Sorge immediata la curiosita': qual era la distanza minima di sicurezza? Cento metri? Duecento? L'intento del governo e' sicuramente di indurre maggiore concorrenza in settori ampiamente regolati ed auto-regolati. Occorre pero' chiedersi quale sia l'impatto quantitativo della possibile riduzione di prezzo in questi settori. Qual e' il peso totale di questi servizi nel paniere di consumo degli italiani? Il 3% o il 4%? Se riduciamo i loro prezzi, a farla grande, del 10%, cosa otteniamo? Una riduzione dei prezzi al consumo dello 0,3%? Whow! Nessuno di questi servizi e' un input chiave nella catena di produzione ed innovazione. Non e' che se le parrucchiere o i giornalai riducono di un po' i loro margini, varra' la pena investire in laboratori di biogenetica, o anche in aziende di software, o di biciclette di lusso, se e' per quello! Se si volesse anche solo rendere la vita del consumatore piu' facile e - questa si' cosa importante - facilitare la partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne, perche' non liberalizzare gli orari dei negozi?

Eppoi ci sorge un dubbio, che avendo poco tempo non andiamo a verificare - siam certi che qualcuno fra i nostri lettori ce lo risolvera'. Non e' che il divieto ad aprire esercizi commerciali sotto una certa distanza da altri simili esercizi pre-esistenti si applica a TUTTI, e che solo parrucchieri, estetisti, cinema e giornalai son finiti nel mirino del prode Bersani? Non e' che, cosi' per caso, panettieri e fruttivendoli, macellai e pizzicagnoli, tavole calde e pulisecco, fioristi e tabaccai rimangono tuttora protetti dalla norma sulla distanza minima?

Autocertificazione delle imprese. Questa riforma dovrebbe permettere alle imprese di "nascere in un giorno", come dice il Corriere: "Una comunicazione unica al registro delle imprese sostituirà tutti gli adempimenti amministrativi finora previsti. Verrà rilasciata in tempo reale una ricevuta che dà via libera istantaneo alla nuova attività". Questo e' certamente un passo importante e va nella direzione giusta (se davvero l'autocertificazione avra' la conseguenza di sostituire tutti gli adempimenti amministrativi necessari a far nascere un'impresa). Rimangono ovviamente tutti gli altri impedimenti non amministrativi alla creazione di imprese redditizie, come le rigidita' del mercato del lavoro, quelle del settore creditizio inefficiente ed oligopolistico, la tassazione del valore aggiunto in tutte le sue forme (gia' alta e da questo governo ulteriormente accresciuta) l'inefficienza dei servizi pubblici ... Quisquiglie, pinzillacchere: ora con l'autocertificazione ci sara' un'esplosione di nuove imprese altamente produttive, vedrete.

Mutui immobiliari e scoperti di conto corrente. Sarà più rapido cancellare l'ipoteca su un mutuo immobiliare. Chi ha un mutuo potrà trasferirlo a una nuova banca senza perdere i benefici fiscali per la prima casa, e senza pagare alcuna penalita' se lo estingue anticipatamente. Utile, indubbiamente. Il mercato dei mutui immobiliari italiani e' primitivo e costoso rispetto al resto d'Europa. Viene anche proibita la commissione di massimo scoperto, benissimo: le banche italiane sono inefficienti e devono smetterla di finanziare le loro inefficienze caricando costi insensati ai loro clienti. Giusto, saggio ma ... ma la cosa puzza. Perche'? Ma perche' la concorrenza, l'efficienza, la riduzione dei costi, pensate davvero che arrivino a colpi di divieti di fare questo e quello? Pensate davvero che impedendo alle banche di appropriarsi di rendite sotto la forma "penalita' per chiusura anticipata mutuo", le rendite ed inefficienze bancarie che le generano spariranno? Ma che diavolo di nozione del mercato, della concorrenza, dell'innovazione imprenditoriale hanno in questo governo? Dove hanno studiato tutti, negli uffici della pianificazione sovietica? Nei comitati per la programmazione economica? Son tutti convinti che l'efficienza economica sia una questione di ordini e decreti?

Perche' qui sta l'intero problema: non solo liberalizzano un pelino solo settori totalmente secondari e marginali come i facchini ed i giornalai, ma quando toccano, di nuovo d'un pelino, tre o quattro settori importanti (banche, assicurazioni, telefonia, trasporto aereo) lo fanno a botte di divieti ed imposizioni. Alcuni li abbiam gia' visti, ma eccone altri. Le compagnie low cost ora non possono piu' pubblicare il solo prezzo del loro servizio di trasporto, devono includere sempre tasse e costi aeroportuali. Perche'? Mica son costi loro, le tasse e le gabelle aeroportuali! Dovrebbero anche aggiungere il costo del servizio taxi da/per l'aeroporto? Se le inefficienze stan li', non e' meglio che i consumatori lo sappiano? Non e' che per caso tutto questo e' per coprire un po' Alitalia ed i vari aeroporti italiani mal gestiti? No, assolutamente no, ma cosa andiamo a pensare! Idem per le assicurazioni, divieto di far questo, divieto di far quello. Certo, la pratica dell'esclusivita' nella distribuzione di polizze danni sembra occludere la concorrenza: ma e' il divieto la soluzione piu' ovvia ed efficiente? E l'imposizione ai produttori di alimenti di mettere in maggiore evidenza la data di scadenza dei prodotti, a che serve? Noi abbiamo l'impressione si leggano perfettamente, non so voi ... in ogni caso, serve per liberalizzare? A proposito, abbiam finito: non c'e' praticamente altro di rilevante nei rivoluzionari decreto e disegno di legge. No, non e' uno scherzo.

E allora, direte voi? Quali sarebbero i tappi strutturali veri? Qui su nFA ne abbiamo parlato spesso, spessissimo, ad nauseam, quasi come quello che gridava nel deserto. Basta guardare alla parola-chiave "liberalizzazione", oppure "Bersani" o "finanziaria 2007", nella nostra NuvolaDiParole. Non vale la pena ripetere: mica siamo gli unici a dirlo, son tutte cose abbastanza banali, ovvie. Ma infattibili, sia da parte di questo governo sia, occorre dirlo, da parte del precedente governo il cui ex-capo, invece di rilanciare proponendo liberalizzazioni vere, cavalca la protesta futile delle categorie di piccoli bottegari marginalmente danneggiati da questa lenzuolata populista.

Tragicommedie italiche, a cui abbiamo fatto il callo, non c'e' di che preoccuparsi. Noi facciamo notare che non han liberalizzato quantitativamente nulla e che di propaganda mal impostata e dirigiste si tratta, ben consapevoli d'andare contro corrente anche fra gli economisti italiani. Anche a questo ci abbiamo fatto il callo ... Un signore, il cui nome per non maramaldeggiare non ripeteremo, ha persino dichiarato che «Sotto il lenzuolo non c’è un topolino, ma un buon cane di razza, un cane da guardia». Cosa non si dice per sopravvivere ...

Qualcuno piu' pacato di noi vede in questo decreto uno spiraglio positivo, un segnale d'inizio, un ce n'est qu'un début, continuons le combat ... puo' darsi, tutto e' possibile: l'Italia e' paese che spesso sorprende, anche se spesso non dal lato che uno gradirebbe. Magari Casini e la Lanzillotta, con l'aiuto dei Volenterosi, aiuteranno i Prodi Bersani a far crescere un movimento bi-partisan e seriamente liberalizzatore, di cui questo decreto e questo DDL saranno poi visti come le lungimiranti sementi. Magari Berlusconi ascolta il saggio suggerimento, e comincia a fare opposizione utile ed attiva, ossia facendo proposte serie invece di propaganda vuota ma uguale e contraria ... Tutto e' possibile, in teoria, ed il Bel Paese e' popolato da gente saggia ed astuta al contempo.

Nell'attesa che qualcuno di essi, piu' astuto e piu' saggio di noi, approfitti di tale opportunita' e compia il miracolo, noi continuiamo a predicare nel deserto che sarebbe cosa buona e giusta se cio' accadesse.

Gutta cavat lapidem, consumitur annulus usu

 

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Rss dei commenti

  di riccardo, 29 Gennaio 2007, 13:46 permalink rss
La cosa davvero deprimente in tutto questo can-can è appunto la cialtroneria (ho cercato attentamente altri termini ma non mi è venuto in mente alcunchè) di un'opposizione che, invece che fronteggiare il governo smascherando delle iniziative assolutamente risibilie proponendo liberalizzazioni concrete, ammicca alle varie proteste che si stanno mettendo in piedi... DEPRIMENTE :(
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  di ispirati, 29 Gennaio 2007, 18:31 permalink rss

si e' vero non c'e' cosa piu' cialtrona di fronte ad un governo che fa liberalizzazioni fasulle (e le vende, grazie al suo can can mediatico (PRP), come la rivoluzione d'ottobre), nazionalizza le reti, vende alitalia con il solito processo "perdite pubbliche, profitti privati", alza due punti di pil di tasse, ferma la riforma della scuola, annuncia che mai e poi mai si riformeranno le pensioni (e si attende lo sforo della legge biagi) di un'opposizione che delude.

ma quando c'era il Cav. al governo il piu' cialtrone era il governo o l'opposizione? no, giusto per capire.

(oh so' quasi ironico)

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  di ispirati, 29 Gennaio 2007, 18:26 permalink rss

Oh voi insensibili economisti dell'acqua dolce, affamatori del popolo, obliteratori dei bisogni delle famiglie, proni ai voleri del capitale.

Non avete visto che l'associazione consumatori ha detto che le famiglie risparmieranno dai 500 ai mille euro all'anno? Ecco quelli sono profitti dei vostri cari capitalisti che ritornano nelle tasche della povera gente.

(oh so' ironico eh?)

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  di michele boldrin, 29 Gennaio 2007, 22:56 permalink rss

La Repubblica riporta un'interessante "istant polling " delle opinioni degli italiani sulle norme del decreto+DDL.

Dateci un'occhiata, se ne avete voglia ovviamente, e ditemi se raggiungete le mie stesse conclusioni. Ovvero che cio' che alla gente piu' "piace" non sia il fatto che si crea o meno competizione e concorrenza, ma che ti viene "qualcosa in tasca subito" o che "paga quell'altro", possibilmente una grande ed anonima azienda - tipo le Poste :-). Tutti sono infatti contenti che sia vietata la ricarica, il provvedimento forse piu' stolto e populista dell'intero pacchetto, o, ancor piu', che le date di scadenza dei cibi vengano rese piu' evidenti o che le Poste debbano darci dei soldi se non ci consegnano lettere e pacchi - entro che termine di tempo? Come faro' a provare che mi hanno perso la lettera in cui, quindici anni fa, Sharon Stone mi dicharava la sua grande passione? E quell'altra in cui Soros mi invitava a speculare assieme a lui contro il cambio di Sterlina e Lira, nel 1992, prestandomi pure i soldi? 

A proposito di Poste che pagano la penale: che abbiano anche introdotto normativa e raggiunto accordi sindacali per punire e licenziare i dipendenti delle Poste che perdono le missive o lavorano male, e per premiare quelli che invece fanno il contrario? O e' solo una tassa ulteriore sul cittadino medio per continuare a mantenere pubblica un'azienda di nullafacenti?

 

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  di antonio mele (rabbi), 30 Gennaio 2007, 00:11 permalink rss
Caspita questa delle Poste mi era sfuggita...
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  di michele boldrin, 30 Gennaio 2007, 00:16 permalink rss

Le privatizza e le liberalizza? Sembra di no, ci racconta il sempre attento Francesco Giavazzi. Guarda caso la rete della telefonia fissa e' meglio in "mano pubblica" ... 

I facchini sono un settore strategico, non la telefonia. 

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  di antonio mele (rabbi), 30 Gennaio 2007, 01:43 permalink rss

Leggo nel programma "Per il bene dell'Italia" , pagina 130:

 Nei servizi a rete (energia, trasporti) la proprietà delle
reti deve rimanere pubblica
.
Nel settore cruciale dell’acqua dovranno essere assunti
criteri di massima sensibilità, di precauzione, di forte
investimento programmatico. In questo caso la distinzione
fra rete e servizio è più complessa. Entrambe le funzioni
dovranno dunque rimanere pubbliche.

Crediamo inoltre nell’assoluta necessità di effettuare
robusti investimenti nel potenziamento e ammodernamento
delle reti idriche, soprattutto nel mezzogiorno
dove i cittadini
e gli utenti finali hanno ancora gravi e diffuse difficoltà
di accesso all’acqua
.

Poi se qualcuno nutre ancora speranze, per favore lo invito a leggersi il papocchio sulla POLITICA INDUSTRIALE a partire dalla pagina 120 del programma per il bene dell'Italia. 

Stanno attuando il loro programma. Tutto qua. Per il bene dell'Italia.

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  di sandro brusco, 30 Gennaio 2007, 04:19 permalink rss

Ho alcune domande sui benzinai.

Una prima domanda empirica riguarda le effettive possibilità di riduzione del prezzo. Voi dite che il margine di profitto è comunque ridotto, il 2%. Mi sembra un livello incomprimibile e che testimonia comunque un'accesa concorrenza nel settore, per cui è legittimo essere scettici sul risultato della liberalizzazione. In un articolo su lavoce.info Polo e Scarpa offrono una stima diversa, dell'ordine di 10 centesimi al litro. Questo lascia supporre una consistente riduzione dei margini di profitto. Per il consumatore significherebbe una riduzione del costo del 'pieno' non del tutto irrilevante, intorno a 5 euro. Avete idea delle ragioni della discrepanza? Una possibilità è che Polo e Scarpa siano più ottimisti sui guadagni di efficienza, ma non sono sicuro.

Per quanto riguarda la parte teorica, l'argomento che avanzate sul pericolo di eliminare la frangia competitiva è, se capisco bene, un argomento di predatory pricing. L'idea è che i grossi distributori (le catene dei supermercati), essendo più efficienti, possono price the independents out of the markets. Si noti che, per essere predatory, il prezzo più basso non deve essere dovuto ai costi più bassi (il che è legittimo e auspicabile) ma essere il risultato di una strategia tesa a ridurre il numero di concorrenti.

Predatory pricing è assai controverso tra gli economisti industriali, credo sia stato Stigler il primo a confutare l'argomento nella versione più naive. In sintesi l'idea è che è difficile che convenga sopportare perdite per buttare gli altri fuori dal mercato se non si è molto più efficienti, e se si è molto più efficienti allora non c'è bisogno di fare predatory pricing. Predatory pricing si può giustificare quando c'è asimmetria informativa dei costi (con asimmetrie informative everything goes...) ma questo non mi sembra il caso in un settore con tecnologia così semplice e nota.

L'argomento in base al quale la legge fa aumentare i costi dei 'piccoli' mi sembra anch'esso un po' debole. Non ho letto la legge, ma il link al Sole 24 ore parla solo dell'obbligo di annunciare i prezzi all'ingresso delle autostrade, che è quello che si vede normalmente in Francia. Questo renderebbe anche più sensato il riferimento alle condizioni di traffico. Ma anche se l'obbligo fosse per tutti i benzinai, quali sono le sanzioni in caso di mancata ottemperenza? Sembra una di quelle dichiarazioni di buona volontà senza effetti reali, e quindi senza impatto sui costi.

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  di ispirati, 30 Gennaio 2007, 19:00 permalink rss

qualcuno ha fatto i conticini su da dove derivino i maggiori costi che il benzinaio carica sul consumatore. La risposta è sempre la stessa.

Comprimere il margine di profitto servirà a poco.

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  di giorgio topa, 30 Gennaio 2007, 04:48 permalink rss

Siccome l'articolo di Giavazzi e' davvero preoccupante oltre che deprimente, per tirarmi un po' su ho fatto una veloce ricerca su google sul tema delle distanze minime fra esercizi commerciali. Ecco un riassunto.

Per i punti di raccolta del totocalcio, la distanza minima e' di 250 metri.

Il Comune di Bologna ha un regolamento dell'attivita' di barbiere, parrucchiere, estetista che oltre a regolare nel minimo dettaglio il tipo di prodotti che si possono vendere, e come si devono esporre, eccetera, contiene anche una sofisticatissima (!) regola per la determinazione della distanza minima. In particolare, D = radice quadrata di [(S x Q)/P] in cui:
D rappresenta la distanza minima (in metri lineari)
S rappresenta la superficie della zona (in mq.)
P rappresenta la popolazione residente
Q rappresenta il numero ottimale di residenti per ogni esercizio

A Firenze invece la distanza minima fra estetisti e' di 150 mt (distanza piu' breve).

A Poggibonsi, il regolamento comunale delle sale giochi impone una distanza minima di 500 mt da altre sale, e di 500 mt da chiese.

A Rovereto, i pubblici esercizi (che vendono pizze, fast food, ma anche pasti tradizionali) possono stare uno affianco all'altro nei centri storici, ma almeno a 40 mt di distanza l'uno dall'altro fuori dai centri storici.

A Torino, gli esercizi che vendono quotidiani e periodici devono stare dai 200 ai 400 mt. l'uno dall'altro (come minimo).

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  di michele boldrin, 30 Gennaio 2007, 06:10 permalink rss

Domanda legittima, e non facile da rispondere. Pero' credo che utilizzando saggiamente Google, l'economia, la statistica ed il senso comune, tra Giorgio ed io ci siamo arrivati. Ed abbiamo imparato anche un po' di economia industriale applicata ... Anzitutto, quella di Polo e Scarpa non e' una "stima", la loro fonte dei dati e' un "si parla di". Meglio lasciar stare ...

Veniamo ai dati. Da uno studio di Donato Berardi, datato Marzo 2006 e guarda caso pubblicato sul sito de LaVoce, si evincono stime leggermente piu' precise [elaborazioni dello stesso su dati di fonte Ministero dell'Economia]. Egli riporta l’evoluzione nel tempo [2001-2005] dei margini di distribuzione, misurati dalla differenza tra il prezzo industriale ("alla pompa", come specifica nel paper) del prodotto raffinato e la sua quotazione internazionale di riferimento. Berardi dice che "I margini sono destinati a remunerare l’attività di distribuzione sul territorio, ossia la compagnia petrolifera e il distributore finale." Insomma, i margini che riportiamo sono il "surplus" che deve coprire le spese di distribuzione del carburante sul territorio, i "profitti" che compagnie petrolifere e distributori all'ingrosso del carburante ottengono da questa attivita', ed i costi e "profitti" dei gestori di pompe di benzina. Ho messo "profitti" perche' sono da intendersi nel senso contabile, non economico.

I dati di Berardi, Figura 4, dicono che tale margine oscilla intorno ai 14 centesimi al litro sino al 2004 e sale a 15 da allora. Questo ci da' il tetto massimo (ovviamente non raggiungibile a meno di non andare a fare self-service direttamente ai serbatoi delle raffinerie) dei risparmi possibili. A questo punto si tratta di stimare quanto di questi 15 centesimi siano costi incomprimibili e quanto sia spreco dovuto alle inefficienze dei piccoli distributori.

Vediamo alcuni indicatori oggettivi e di fonte altra dal "si dice" e "si parla".

Qui trovate notizia dei primi ipermercati che vendono benzina, nel 2005. Questo conferma, anzitutto, che la legislazione evidentemente gia' lo permette, come avevamo sostenuto. E' oscuro, quindi, che cosa questo DDL fara' per renderlo piu' facile. Non abbiamo visto alcuna delucidazione da nessuna parte, speriamo non siano agevolazioni fiscali ... Ad ogni modo, al momento del lancio la CONAD offre la benzina (self service) a circa 10 centesimi di meno di quelli medi giornalieri comunicati dalle compagnie petrolifere al Ministero delle Attivita' Produttive.

Questi ultimi li trovate qui, e da questi prezzi si evincono tre cose - girate un po' per il sito per verificarle. Le due piu' banali sono: che i prezzi comunicati al Ministero dalle compagnie petrolifere sono uguali al centesimo e si discostano solo nei millesimi (collusione o concorrenza perfetta?), e che la differenza fra prezzi self-service e prezzi comunicati e' di circa due centesimi al litro. Quindi, da quei dieci togliamone due ed andiamo a otto.

Poi c'e' il terzo fatto, che e' piu' interessante: se guardate le colonnine verticali (sulla destra, nel sito) noterete che fra il prezzo piu' alto e quello piu' basso offerti da varie catene di distribuzione, compagnie petrolifere, super/iper-mercati ed indipendenti, la variazione e' di circa ... otto centesimi! E che gli indipendenti sono, in tutte le graduatorie, giusto nel mezzo: 4/5 centesimi piu' costosi del miglior prezzo, e 3/4 centesimi piu' economici del peggiore (sempre uno di una grande compagnia petrolifera).

Insomma, anche assumendo che la CONAD potesse mantenere il prezzo di lancio per sempre, cosa che dubitiamo, il risparmio sarebbe, nella migliore delle ipotesi, di circa 8 centesimi sulla petrolifera piu' costosa e di circa 4 sulla media degli indipendenti.

Ora, sempre sullo stesso sito (andate in fondo alla pagina) trovate la lista dei migliori offerenti. Anzitutto, ci sono molti ipermercati (ulteriore prova che GIA' la vendono la benedetta benzina!) ma anche molti indipendenti! Ci trovate, un po' piu' sotto, anche i peggiori offerenti: quasi tutti grandi compagnie petrolifere! Insomma, i dati mostrano che, delle due l'una: o gli indipendenti sono efficienti tanto quanto le compagnie e quasi tanto quanto la GDO, o si accontentano di redditi e margini netti ben minori!

Dallo stesso studio di Berardi si evince che lo scostamento medio dei prezzi alla pompa in Italia ed in Europa sono di ... quattro centesimi (vedi Fig. 2).

Noi abbiamo detto tre centesimi, basandoci su stime delle associazioni esercenti (Faib). Le associazioni consumatori ne sbandierano sette. I dati qui riportati dicono che ottenere sette centesimo di meno in media sarebbe un autentico miracolo ... Insomma, noi rimaniamo dell'opinione espressa: ben che vada, tre centesimi in meno al litro sono, ed una volta per tutte.

Per quanto riguarda i costi aggiuntivi: cosi' dicono gli articoli dei giornali e le dichiarazioni del governo. Dicono che richiederanno ai benzinai di informare (anche via radio!!) sui prezzi degli altri benzinai! Se poi dicono belinate, beh: che i giornalisti imparino il loro lavoro. Noi prendiamo la notizia per vera, e chiediamo: perche? Tu quando vai dalla Sora Norma a farti gli spaghetti con le acciughe, che ci trovi? Un foglietto in carta patinata con i prezzi degli spaghetti con le acciughe nei ristoranti concorrenti? Forse che il tuo barbiere e' tenuto ad informarti che cinque isolati piu' in la' c'e' un signore che ti fa lo stesso servizio a due euro di meno? Suvvia ...

Vale la pena far notare, infine, che l'Antitrust insiste da parecchio tempo sul fatto che le compagnie petrolifere si dedicano a pratiche oligopolistiche, vedasi qui per una rassegna. Allora ci chiediamo: perche' questo governo e la sua Anti-trust non vanno giu' duri sulle compagnie petrolifere ed il loro eterno colludere, cosa che da decenni (si viveva ancora in Italia e se ne parlava) riemerge? Perche' non multare selvaggiamente i petrolieri (ENI dei cari amici inclusa!) invece di farsi propaganda populista a buon mercato prendendosela con quattro benzinai morti di fame - e nemmemo evasori fiscali, visto che vendono materiale ben controllato dal fisco? Davvero, a che serve tutto questo can can?

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  di giorgio topa, 30 Gennaio 2007, 06:13 permalink rss

L'argomentazione di predatory pricing e' spinosa, ma non e' quella che avevamo in mente. L'argomento e' piu' semplice. Si basa su due osservazioni banali, e su di un'ipotesi non ovvia (ma quasi, vista l'evidenza empirica menzionata sopra).

Osservazione banale No. 1: vi sono costi fissi di entrata nel mercato dei benzinai, che per il momento i piccoli indipendenti hanno "sunk" (ossia, hanno gia' il distributore) ma che, per chi vuole entrare, non sono banali.

Osservazione banale No. 2: il mercato della distribuzione della benzina e' composto di "nicchie" locali, con competizione monopolistica intensa ma localizzata a sub-aree e/o assi di movimento. Un distributore extra ad Assago non fa nessuna competizione ai distributori di Monza. Una pompa in piu' sulla A4 non fa concorrenza a quella sulla A27 che usiamo sempre.

Ipotesi: le grandi compagnie petrolifere colludono in maniera oligopolistica, e non e' impossibile che anche la GDO lo faccia.

Gioco dinamico, fase 1. Si facilita l'entrata della GDO e delle grandi petrolifere (scordiamoci il fatto che gia' ci sono, seguiamo le ipotesi che il governo ed i suoi menestrelli raccontano sui media), le quali, perche' piu' efficienti, (niente prezzi predatori, dunque) fanno uscire dal mercato gli indipendenti. Questi abbandonano i distributori, e si danno alla coltivazione delle barbabietole nel nord del Minnesota, con grande guadagno di efficienza per i consumatori, che ora comprano la benzina a circa 3 centesimi di meno. Bene.

Gioco dinamico, fase 2. Finito il repulisti le compagnie petrolifere e le GDO occupano le nicchie locali lasciate libere dagli indipendenti, ed attivano la coordinazione oligopolistica, portando i prezzi all'equilibrio desiderato dal loro cartello. Ossia piu' alti di quanto siano ora. A questo punto la frangia competitiva dovrebbe riapparire, se i margini del cartello sono troppo alti. Ma cosi' non e': le nicchie sono occupate, e poiche' occorre pagare un costo fisso per entrare non vi e' convenienza a farlo, o per lo meno ve ne e' molto poca. Nota che non serve fare prezzi predatori: basta impedirgli di pagarsi e remunerare il nuovo costo fisso d'entrata che devono affrontare.

Morale: la tralasciamo.

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  di CM Pinardi, 30 Gennaio 2007, 19:21 permalink rss

Un commento veloce veloce. Ieri ho assistito alle quattro ore del convegno inaugurale dei Volenterosi... Devo dire che la presenza di Pomicino, De Michelis e altre cariatidi mi ha molto depresso... L'aver affidato poi le conclusioni a Pezzotta non mi sembra - per usare un eufemismo - di buon auspicio.

Ma molti interventi sono stati interessanti, anche se - per esempio - la non nuova idea di ammortizzatori sociali, da  finanziare con l'innalzamento dell'eta' pensionabile e' in palese contraddizione con l'esigenza di procedere alla riforma del sistema pensionistico...

CMP

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  di michele boldrin, 31 Gennaio 2007, 08:14 permalink rss

Da Gianni, che ha difficolta' a collegarsi, ricevo e cut&paste

Ho appena letto il vostro post e devo dire che sono abbastanza d'accordo con quello che dite. Tuttavia l'analisi sconta un fattore "geografico" di non poco conto: tu vivi negli States e io a Roma, Italia. Col che voglio dire che la differenza di percezione delle cose modifica inevitabilmente i giudizi. Hai ragione quando dici che quasi tutte le misure della lenzuolata toccano marginalmente gli aggregati macro e non fanno massa critica; i "santuari" non sono stati toccati significativamente; alcune misure sono populiste. Tutto vero. Il fatto è che tuttavia un giudizio, altrimenti negativo, diventa almeno sufficiente se alle cose si guarda con occhio da "indigeno". Ti spiego meglio. Sono giovane, ho 28 anni, sono laureato in economia e all'università ho mangiato pane e libero mercato. Poi comincio a lavorare e noto che in Italia di concorrenziale c'è forse solo la ressa per fare la corte alle belle ragazze ( ma forse manco quella, vedi vallettopoli). Seguo i lavori di 5 anni di un governo di centrodestra e noto che di liberalizzazioni non ce n'è traccia. Un esempio? La riforma delle professioni: 5 anni di pantomima parlamentare (quando Berlusconi, si noti, ha avuto la maggioranza parlamentare più schiacciante della storia
repubblicana).
Poi arriva questo governo e qualche cosa, anche se minima o ambigua, comincia a farla. Ho visto tassisti menare i miei colleghi [giornalisti, NdBoldrin], i farmacisti caricare il cordone della polizia e i commercialisti panciuti sfilare ai Fori imperiali come gli autonomi nel '77. E proprio adesso i benzinai minacciare un blocco pazzesco (due settimane!!!!!). Insomma, le cose si possono riassumere così: in una scala da 0 a 100 anche arrivare a quota 10 può essere un successo se si parte da 0. E' ovvio poi che vista da quota 80 la vicenda assume connotati ridicoli. Ma purtroppo la situazione politica italiana è questa. Ti sembra normale che gli economisti promarket devono schierarsi per il centrosinistra? Ti sembra normale che Giavazzi cerca di convincere i parlamentari dell'Unione che le liberalizzazioni, la concorrenza e la meritocrazia sono valori "di sinistra". No che non lo è. Ma in Italia il
danno più forte che Berlusconi ha fatto con la sua discesa in politica è stata l'uccisione in culla di un centrodestra moderno e "normale". E che magari avrei votato anche io e per il quale avrei scritto.

E quest'ultima, in particolare, la sottoscrivo al 101%: ero anche io pronto a dare una mano nel 1993, fosse nato dalle ceneri della DC un centrodestra "normale". Invece no, e' arrivato l'erede (o il vero padrone?) di Craxi e se l'e' pappato a fini personali. E ci son corsi dietro tutti, i topi, al pifferaio magico ...Ma il fatto che sia successo, e che sia successo cosi' rapidamente e totalmente, non richiederebbe una riflessione molto seria? Sulla "destra italiana", voglio dire, la sua cultura (or lack of it thereof), ideologia, i suoi specialismi, e la sua base sociale. Faremo anche quella. Domani pero', ora andiamo a dormire altrimenti Fausto si spaventa quando arriva di prima mattina italica e mi trova ancora qui ...

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  di alberto bisin, 31 Gennaio 2007, 16:21 permalink rss

A me pare che il commento di Gianni sia importante. Dice (re-interpreto, forse arbitrariamente): e' vero che queste liberalizzazioni son poca cosa, ma il simbolo, l'effetto segnale conta". Io credo che questo sia un punto importante, perche' e' vero che i simboli contano, ed e' vero che la destra non ha mai fatto nulla per avere in piazza commercianti e professionisti (ma ha avuto insegnanti e magistrati).

Io pero' sono pessimista (tendo a esserlo ultimamente) anche sull'aspetto del simbolo. Io credo che le liberalizzazioni una professione alla volta siano una cosa terribile, e non mandino il segnale giusto. Non mandano il segnale che i guadagni per il paese dalle liberalizzazioni sono  vasti ed estesi, che per una grossa rendita persa ci sono cento/mille guadagni per ciascuno (piccoli, ma cento/mille). Invece mandano il segnale che ci sono alcune professioni  che esagerano, e che quindi puniamo. E' ovvio che queste professioni, 1) perdono solo (non e' che i taxisti compensano la perdita di valore delle loro licenze dovuta al loro raddoppio in numero con un mucchio di tagli di capelli il lunedi'  che finalmente i parrucchieri sono aperti), 2) si sentono attaccate arbitrariamente, e vanno in strada.

Io capisco che cambiare tutto in un sol colpo e' la tipica cosa che chiunque ascriverebbe alla follia teorica degli accademici che non capiscono come va il mondo. Ma secondo me non c'e' altra soluzione. Lo stillicidio delle liberalizzazioni, dal punto di vista simbolico e di segnale fa un gran male. Non conosco esempi di liberalizzazioni fatte un poco per volta, onestamente. Ma qui puo' essere semplicemente che sono solo ignorante.

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  di Franz, 31 Gennaio 2007, 16:35 permalink rss

Per quanto riguarda la riflessione sul centrodestra, mi viene da dire "E' l'unico Centrodestra che abbiamo...".

Penso sia piu' facile partire da questo centrodestra e sperare che converga verso le nostre aspirazioni (in fondo Berlusconi non e' immortale...o si'?), piuttosto che pensare che la 'rivoluzione' in Italia la faccia questa sinistra-centro.

Che ne dite?

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  di alberto bisin, 31 Gennaio 2007, 17:58 permalink rss
domanda interessantissima. ma io non ho risposta. o meglio: ho una risposta, ma cambia di giorno in giorno.
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  di sandro brusco, 01 Febbraio 2007, 00:28 permalink rss

Questo è un dibattito che a un certo punto dovremo fare. Per ora, spiego perché sono pessimista sull'evoluzione di entrambi gli schieramenti.  Il mio argomentare sarà come segue 1) prima presento uno scenario (moderatamente) ottimista 2) spiego perché secondo me non è lo scenario giusto.

Lo scenario ottimista va come segue. Sia nel centrodestra sia nel centrosinistra ci sono forze liberali, liberiste, libertarie, liberwhatever che sono potenzialmente maggioritarie e aspettano solo l'occasione giusta per prevalere.

Nel centrodestra queste forze sono attualmente conculcate dalla stranglehold che Berlusconi, grazie al suo potere economico/mediatico, ha sulla coalizione (questa, se capisco giusto è la tesi di Franz). Ma, essendo il tizio ormai 70enne, appena se ne va per cause naturali o per cause politiche il centrodestra fiorirà.

Nel centrosinistra  invece l'ostacolo è la sinistra radicale, che vira in senso dirigista e conservatore la politica economica. Qui l'ottimismo è minore, perché è difficile pensare che il centrosinistra possa vincere senza il baggage di Rifo e schegge varie. Ma alla fine DS e Margherita dovrebbero riuscire a prevalere e imporre politiche che, almeno stando ai sondaggi di questi giorni ma anche al senso comune, godono di ampio consenso tra i propri elettori.

Il motivo del mio scetticismo è che credo che invece il male dirigista sia molto più profindo in entrambi gli schieramenti. Berlusconi al centrodestra ha imposto di fare i propri interessi, soprattutto in campo giudiziario. Ma, una volta fatto questo, nessuno impediva al centrodestra, che ha governato 5 anni con larga maggioranza parlamentare, di fare privatizzazioni e liberalizzazioni. Nessuna impediva loro di liberalizzare di più il mercato del lavoro, nessuno gli impediva di vendere Alitalia, nessuno impediva di fare tante altre cose che invece hanno evitato. E non mi si venga a dire che, poverini, i sindacati li hanno bloccati. Non hanno voluto farlo perché non sono forze genuinamente liberali, Berlusconi o non Berlusconi.

Nel centrosinistra, stessa storia. C'è qualcuno che veramente crede che, senza Rifo, DS e Margherita si precipiterebbero a liberalizzare il mercato del lavoro? Mi piacerebbe, ma non è così. E ci sono state tante occasioni in cui veramente si sono viste cose sconcertanti: sia la vicenda Unipol-BNL, con Fassino che faceva il 'tifo', sia la vicenda Prodi-Rovati-Telecom sono state per esempio di una stomachevolezza esemplare, e ben indicative di una cultura e di interessi chioaramente molto radicati nel gruppo dirigente del centrosinistra. Quindi forti ostacoli vengono non solo da Rifo e circondario ma da ben dentro i partiti principali.

Non ci sarà quindi nessuna evoluzione naturale e indolore verso posizioni meno dirigiste, né in uno schieramento né nell'altro.
C'è una battaglia (OK, donchiosciottesca) da fare per instillare un minimo di ragionevolezza in entrambi gli schieramenti. In marcia, fido Sancho.

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  di gian luca clementi, 01 Febbraio 2007, 02:13 permalink rss
Direi di soffermarci sui fatti, invece che sulle intenzioni o presunte tali. Cinque anni di governo di destra: zero liberalizzazioni, zero privatizzazioni, creazione di quel mostro chiamato Sviluppo Italia. Pochi mesi di governo a sinistra: si e' fatto poco, ma qualcosa si e' fatto. I prezzi dei medicinali da banco sono crollati. E tra poco tireremo lo sciacquone sull'Alitalia. 2-0 Questi ci provano, nonostante la sinistra radicale. Gli altri non ci hanno provato. Ha ragione Sandro. Non ci sono liberali a destra. Io aggiungo: e' la destra corporativa di cui all'ultimo capitolo del libro di storia alle scuole medie. Corporativa, clientelare, corrotta, e in combutta con la mafia.
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  di ispirati, 01 Febbraio 2007, 02:18 permalink rss
gianluca hai dimenticato di dire che mangiano i bambini.
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  di alberto bisin, 01 Febbraio 2007, 05:21 permalink rss

mah, gianluca, a me 'sto 2-0 mi sa di arbitraggio strano. Almeno due autogol (le nuove tasse e le "nazionalizzazioni" di cui parla giavazzi qui) devono essere stati annullati dall'arbitro. Per non parlare dei fuorigioco...era bertinotti di roma l'arbitro? O  era quello che sta all'antitrust che c'ha il nome che pare l'architetto dei ponti e ha una paura becca di essere segato, e quindi lecca, e lecca, e lecca, come il cane da guardia sotto il lenzuolo,  che lo spoil system va bene per Riccardo ma non per me. 

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  di gian luca clementi, 01 Febbraio 2007, 05:54 permalink rss
Alberto, se vogliamo contare gli autogol, dobbiamo contare anche quelli del tipo con i tacchi, i capelli finti, e il pace maker. Ho un pallottoliere in cantina. Vado e torno. :-)
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  di michele boldrin, 01 Febbraio 2007, 06:30 permalink rss

Nella conta dei goals, sto con Alberto. Dal punto di vista aggregato questo governo ha fatto molti piu' danni economici in sei mesi che quello di Berlusconi in cinque anni, non ci piove. Se ne hai voglia, Gian Luca, estraiamo davvero il pallottoliere, quello con dentro le CPU, e proviamo a fare due conti. Sul piano aggregato ed economico, insisto.

Nell'analisi sulle intenzioni di questo centro sinistra, pure sto con i pessimisti: ci vuole davvero tanta fede religiosa a non notare che Prodi ed amici baciapile stan occupando il sistema bancario e delle grandi infrastrutture, mentre Bersani fa fumo di copertura attaccando parrucchiere, tassisti, facchini, e forse anche pizzicagnoli e notai dai ventri obesi e dalle mani sudate ... Suvvia, che se Berlusconi ha lavorato pro-domo sua, e di Previti, per cinque anni, Romano sta dimostrando di non essere da meno ... Bazoli mica e' amico di Berlusca, e neanche mio.

Sul fatto che il problema della destra italiana non sia solamente Berlusconi, non ci piove. E nemmeno quel minus habens di Bossi, ne' l'ex (si fa per dire) fascista vestito a festa di Fini con codazzo di Storace e Mussolini sono, di per se', il problema. Loro non sono il problema, loro sono la manifestazione del problema, esattamente come Prodi, Bertinotti, Cento, Damiano e Pecoraro Scanio son