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L'avvelenata La middle class e' indebitata. Bene o male?

di alberto bisin, 15 Dicembre 2006 stampa
L'Italia ha tradizionalmente avuto mercati finanziari da medioevo. Pochi prestiti al consumo, nessun prestito all'educazione, poco o nulla. Le cose stanno cambiando lentamente, probabilmente grazie a quel po' di concorrenza indotta dall'Unione Europea. L'offerta di prestiti incontra la sua domanda. Il paese si indebita. In buona sostanza, bene, direi, era ora.

I debiti non sono una cosa brutta che fanno le persone cattive o quelle che non sanno badare alle proprie finanze. I debiti li fanno quelli che vogliono qualcosa oggi potendo pagare solo domani. C'e' chi li fa per comprarsi la casa e chi li fa per comprarsi la moto o le tette nuove. Non ci sono debiti buoni (quelli per la casa) e debiti cattivi (quelli per le tette). Ci si indebita e si ripaga con un interesse. E se non si ripaga, si pagano le conseguenze specificate nel contratto, nel codice civile, e nelle norme sociali (la vicina che ti guarda in cagnesco e la fruttivendola che racconta a tutti che non paghi). Punto e basta.
E se tanti non ripagano, le banche o le istituzioni finanziarie che non sono state attente a chi erogavano i prestiti falliscono. Punto e basta, anche qui. Se falliscono, che falliscano (con le appropriate forme di assicurazione dei depositanti, se del caso). Chi si indebita e' grande (i bambini non possono firmare contratti); che si comporti in modo responsabile. E le istituzioni finanziarie stiano attente, pena la bancarotta, come qualunque societa' in una economia competitiva.
Cosi' funziona una economia e societa' solida. Senza mercati finanziari che funzionano in modo corretto (cioe' cosi' come dicevo) si sta peggio: ci tocca aspettare a farci le tette nuove quando cade anche il culo e ci tocca aspettare a comprarci la moto quando non si ha piu' la forza di tenerla su. E ancora: ci tocca vivere fino a 50 anni in un buco di casa e non ci riesce di aprire quel ristorante etiope che a Milano non c'e' e che e' il sogno di una vita.
Ma non e' cosi' che la classe politica e intellettuale pensa nel nostro paese. Ci si preoccupa paternalisticamente per l'indebitamento della middle class, si giudicano i consumi buoni e quelli cattivi, si urla al disastro. E non solo nel nostro paese, per la verita': si incontrano spesso articoli di intellettuali paternalisti e disperati per l'indebitamento della middle class anche sul New York Times.
Ecco un recente esempio. Una ricerca, riportata con gran fanfara sul Corriere dell'altro ieri, condotta dall'Associazione per la difesa dei consumatori, una think tank della CISL, ha raccolto dati sull'indebitamento in Italia. Il rapporto che contiene i risultati e' una vera chicca di ignoranza economica crassa congiunta a paternalismo arrogante. Parla liberamente ad esempio di "un'eccessiva fiducia nelle proprie possibilità di recupero finanziario tale da indurre [...] a non gestire in modo oculato il proprio budget familiare"; e ancora stabilisce che il "limite di indebitamento accettabile [...] equivale a un terzo del reddito percepito". E il reddito permanente? Dov'e' finito il reddito permanente. E se il mio reddito oggi e' basso ma sara' alto in futuro? Non fa niente i signori difensori dei consumatori hanno deciso che e' accettabile solo che io mi indebiti per un terzo del reddito presente. Si parla di "propensione a spendere oltre le proprie possibilità, «approfittando» degli acquisti a rate". Il segretario nazionale della think tank, che tanto thinking non deve mai aver fatto, tal Paolo Landi, parla di "emergenza nazionale" da "sovraindebitamento".
A prova che la loro interpretazione e' mossa da paternalismo arrogante e ideologico (e non dai loro stessi dati), il rapporto riporta le principali "cause dell'indebitamento": "le spese mediche (32,2%), la casa (acquisto, ristrutturazione, arredamento, 31,2%), la perdita del lavoro (29,5%), esigenze familiari (cerimonie, studio dei figli, computer, 26,6%), investimenti per attività lavorativa (19,9%) quasi a pari merito con l'acquisto dell'auto (19,2%)". Dov'e' l'emergenza sociale? Mi pare la fotografia di una economia e una societa' normali, niente di strano ne' di patologico. Non vedo debiti per giocarsi soldi al casino' o niente che richieda l'intervento di Catone il censore.
Ma non fa nulla, tanto lo sappiamo, lo dice anche il Papa, che il consumismo ci sta mangiando vivi e che le imprese cattive ci costringono a indebitarci e poi poveretti siamo rovinati. Bisogna fare qualcosa. Ma inutile pensarci, ci ha pensato la think tank:
creare uno strumento legislativo che «consenta alle famiglie di ricontrattare i debiti e renderli compatibili con il reddito, una sorta di "concordato" con i creditori»
Chi volesse farsi del male sentendo il signor Landi dal vivo (assieme a uno zoo di segretari, sottosegretari e onorevoli con la proposta di legge gia' pronta) non ha che da cliccare qui .

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8 commenti
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Rss dei commenti

  di andrea moro, 15 Dicembre 2006, 13:54 permalink rss
Tutto giusto, ma siamo sicuri che la concorrenza nei mercati finanziari in Italia stia aumentando? Se cosi' non fosse i dati illustrati sono indice di perdita di potere d'acquisto dei redditi.
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  di alberto bisin, 15 Dicembre 2006, 16:14 permalink rss
No, non lo so se veramente lqa concorrenza sta aumentando. Ma certamente ci sono piu' strumenti finanziari disponibili, specie credito al consumo. Questo lo so perche' ci lavorava mio padre nel settore. Ma anche se cosi' non fosse, non sono affatto d'accordo con la tua implicazione. Ci si indebita adesso se ci si aspetta di poter pagare domani; oppure se si pensa di non ripagare, e allora qualcuno dalla parte dell'offerta ha fatto male i conti. il potere d'acqisto non c'entra proprio niente (in prima approssimazione il livello di debito dipende on dal livello di reddito ma dalla differenza tra reddito domani e reddito oggi). abbiamo gente con pensioni strepitose in Italia, relativamente poche ragioni per risparmiare
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  di andrea moro, 15 Dicembre 2006, 17:12 permalink rss
Bah, non vorrei dover tirar fuori un modello ogni volta che faccio un'affermazione ma e' evidente quello che dici vale usando un modello semplice, il che va bene, ma aggiungici una cosa a caso tipo habit persistence (faccio solo un esempio, non che sia l'ipotesi migliore, e' solo quella piu' facile), e la gente vuole consumare quanto prima anche se il reddito permanente e' diminuito.
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  di alberto bisin, 15 Dicembre 2006, 18:52 permalink rss
ok, d'accordo. habits riabilita variazioni di  reddito come causa di indebitamento, ma resta che il debito anche in questo caso e' cosa buona e giusta. evita una botta all'habit. nessun bisogno di "concordato". e sen ripagano, che non ripaghino
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  di michele boldrin, 15 Dicembre 2006, 21:23 permalink rss

Nope. Ne' con habits ne' con le stravaganze piu' incredibili nella funzione di utilita' si puo' ottenere il risultato che suggerisci (fino a che la funzione di utilita' soddisfa monotonia crescente e concavita').

Per una semplice ragione: chi vuole consumare piu' del proprio reddito permanente viola una cosa semplice, il vincolo di bilancio intertemporale. Quindi, l'unica ipotesi sensata e' quella dei governanti paternalistici italiani: il popolo italiano e' composto da dementi che prendono a prestito pur sapendo di non poter restituire debito ed interessi. Ossia che violano il vincolo di bilancio intertemporale.

Habits, che io personalmente gradisco molto, ti dice che a fronte di uno shock negativo temporaneo prendi a prestito leggermente di piu' (e risparmi un po' di piu' nel caso di shock positivo) che non con utilita' standard. Idem con Epstein-Zin. Ma se e' permanente il meglio che puoi avere e' una riduzione piu' lenta dei livelli di consumo. 

Comunque la cosa e' risolvibile (parzialmente) con i dati. Se qualcuno ha dati di indebitamento/reddito disaggregati (per famiglia, regione, provincia, eta', religione, quelchessia) basta vedere se l'indebitamento cresce di piu' laddove il reddito cresce piu' rapidamente o se invece fa l'opposto.

Nota ironica: da 60 anni gli economisti di "sinistra" si rovinano la vita a convincerci che il mercato non funziona ed abbiamo bisogno dello stato perche' ci sono le restrizioni sul debito, perche' la gente povera non puo' prendere a prestito quando dovrebbe/vorrebbe, e via elencando cattiverie del sistema bancario. Ora il governo social-comunista (d'ora in poi io cosi' lo chiamo) ha deciso che e' vero il rovescio, che il bene del popolo si fa impedendogli di prendere a prestito. Perche', come detto prima, il popolo e' tonto.

Lo e', temo. Ha votato per una coalizione di social-comunisti.

 

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  di stockli, 16 Dicembre 2006, 11:16 permalink rss

Michele, il termine che era stato proposto da un ben noto ladrone per il popolo che vota per i social-comunisti non era tonto, ma coglione. Con quello che sta succedendo, abbiamo una chiara riprova che anche i ladroni possono purtroppo avere ragione. Qua ci toccherà dire meglio ladroni che coglioni, gesù, come siamo finiti in basso...

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  di enzo michelangeli, 29 Dicembre 2006, 10:06 permalink rss

Be', io anzitutto distinguerei tra debiti fatti per pagare investimenti (in conto capitale) e debiti che vanno in pura spesa (conto corrente): le implicazioni sul bilancio sono evidenti.

Un altro problema e' che persone indigenti per scarsita' di risparmi si aspettano sempre di essere "bailed out" dallo stato, e in democrazia e' difficile dire di no a queste domande. Per questo ho poca fiducia nelle proposte di riforma della Social Security: anche se alla fine dell'operazione il peso delle liabilities future fosse spostato dalla previdenza pubblica agli individui, quando questi ultimi si accorgessero di quel che e' successo voterebbero subito il politico che promettesse di emettere nuovo debito pubblico per pagare nuove pensioni.

In generale, un elettorato massicciamente indebitato anche con bilancio in pareggio (cash liabilities compensate da real assets di ugual valore) votera' per chi promette soluzioni inflazionistiche, che, penso saremo d'accordo, non sono le migliori per la salute economica di un paese. Come molte cose, e' gia' successo in America parecchi anni fa: nel 1896 William Jenning Bryan fu sconfitto, ma negli anni successivi la sua linea populista fini' col prevalere nel Partito Democratico americano, che sino ad allora (cioe' fino ai due termini di Grover Cleveland) era stato nettamente contrario all'assistenzialismo, e favorevole a politiche di "hard money".

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  di enzo michelangeli, 03 Gennaio 2007, 07:49 permalink rss

Il sito thisislondon.co.uk riporta in un articolo dall'Evening Standard:

Conservatives are to propose changes to the home credit market to reduce overcharging believed to total as much as £100 million a year.

The measures are part of a package designed to tackle a personal indebtedness crisis which has seen collective UK consumer debt reach £1.2 trillion - more than the country's total GDP.

[...]

The summit comes amid growing concern over the level of personal debt in the UK, which is growing by about £1 million every four minutes. The average household pays more than £3,000 a year in interest on debts.

[...]

 

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