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Dovevo partire per un convegno di "giovani economisti" a Forlì e avevo acquistato il biglietto online la sera prima. L'unica opzione disponibile era il ritiro del cartaceo alle macchine self-service in stazione.
Mi metto in fila davanti a una di queste macchine. Davanti a me c'erano due coppie di turisti, la prima della fila spagnola, la seconda, credo, francese. Mentre la coppia spagnola sta acquistando il biglietto si avvicina un signore italiano, sulla quarantina, brizzolato, aspetto distinto, accento marcatamente veneto. Parla anche un discreto inglese: si avvicina alla coppia spagnola indicando il tabellone delle partenze e dice: "my train is leaving right now", sperando di poter saltare la fila.
La ragazza spagnola fa spalluccia e dice qualcosa che non sento ma immagino: siamo tutti qui per prendere un treno che parte tra poco. Il distinto signore si fa da parte ma resta in agguato: quando arriva il turno della coppia francese, lui con mossa rapida sgomita e si inserisce con un gentile "pardon..." (un vero poliglotta!) e inizia la sua operazione alla biglietteria automatica.
La coppia francese si guarda sorpresa ma lascia correre. Io no: un po' perché il mio treno parte tra quindici minuti e un po' -- soprattutto -- perché detesto il sopruso e la maleducazione. Dico al distinto signore: "Scusi, ma che modi sono? Non vede quanta gente c'è in fila? Qui stiamo tutti perdendo il treno."
Lui è piuttosto sorpreso, ma cede. Si fa da parte e mi scruta borbottando "E va bé, dai, cosa sarai mai...", come per minimizzare. Io, a mia volta, mi sorprendo che cerchi di giustificarsi e gli faccio notare che invece no, non è una cosa innocua: "Lo vede quante persone aspettano il proprio turno? Che paese è questo dove non rispettiamo neppure la fila?"
Apriti cielo. Quest'ultimo inciso, che -- lo ammetto -- dev'essere suonato eccessivamente moralista, ha fatto scattare qualcosa. Perché il distinto signore si è allontanato per una decina di secondi (durante i quali altri italiani in fila dietro di me hanno caldamente approvato quello che avevo fatto e detto e hanno espresso il loro sdegno verso il nostro connazionale maleducato), ma poi è tornato alla carica.
Prima, calmo calmo, mi si affianca, indica di nuovo il tabellone e, mi dice: "Lo vedi quel treno che è appena partito? Era il mio. E io l'ho perso per colpa tua, deficiente." Non mi scompongo ma faccio notare che, per definizone, deficiente è semmai colui che non rispetta le persone passando avanti a tutti nella fila -- intendendo una deficienza quantomento di buona educazione, una sottigliezza che non credo il distinto signore abbia colto.
Poi, vistosamente alterato, urla che lui è in giro da tre giorni per lavoro. Gli dico che anch'io sono in giro per lavoro. Mi guarda sdegnato e mi dice che allora devo vestirmi per bene, più un paio di insulti di contorno. Come dargli torto qui: avevo pantaloni sopra al ginocchio, polo e sandali (senza calzino, senza calzino!) -- lui doveva avermi scambiato per un turista e non lo sa che io a lavoro ci vado così piuttosto spesso dalla primavera inoltrata all'inizio dell'autunno. Ma che importa: uno a lavoro ci va vestito come vuole, no? Si allontana mandomi in vari posti. E vabbé, si sara sfogato.
Macché. Dopo un'altra decina di secondi (mannaggia a 'sti francesi che non si spicciavano a comprare il biglietto) torna per l'incursione finale. Mi dice che tanto ormai deve aspettare due ore il prossimo treno (dico io, ma se era proprio vitale prenderlo quel treno, salta su e paga quel che si deve pagare per acquisto di biglietto a bordo -- si, sono tra quelli che credono che "a fine is a price") e quindi vuole dirmele tutte. Inizia a urlarmi in faccia insulti di ogni sorta, grado, genere e colore, con argomenti deliranti, tra cui: "l'Italia è un paese di merda perché ci sono quelli come te," un goffo tentativo di ritorcermi contro l'accusa che gli avevo implicitamente mosso -- e sono sicuro che fosse convinto di quello che diceva. E giù un'altra raffica di insulti urlati a squarciagola nell'atrio.
Naturalmente non rispondo alla provocazione ma visto lo stato di alterazione del fu distinto connazionale e temendo che possa passare a qualcosa di peggio, chiedo ai due francesi -- che nel frattempo avevano finito -- di chiamarmi per favore quei due poliziotti là che avevo intravisto passare poco prima di fronte ai binari (per chi non conosce Firenze SMN, c'è un grande atrio-biglietteria comunicante con porte a vetro con la zona dove terminano i binari).
Arrivano i due poliziotti, racconto brevemente cosa è successo, recuperano il tizio che nel frattempo cercava di confondersi in un'altra fila. Lui si fa tutto calmo e di nuovo distinto, racconta di avermi fatto gentilmente (sic!) notare che stava perdendo il treno ecc. ecc. Poi, rivolgendosi alla polizia, fa un'osservazione che rivela quello che le mie forse incaute parole hanno fatto scattare: "Questo ragazzino mi ha fatto la morale, dicendo che è incivile non fare la fila." Loro gli fanno notare che questo non costituisce un reato, mentre gli insulti si. Mi chiedono, in disparte, se voglio denunciarlo. Figuriamoci! Io voglio solo sbarazzarmene il più presto possibile. La polizia annota gli estremi dei nostri documenti, mi chiedono che treno devo prendere. Quell'Eurostar, dico indicando il tabellone, e mi accorgo che (sempre quando non ci vuole!) il mio treno è in ritardo di venti minuti.
Ora, io sarò anche un mona (che è la cosa più gentile che quel concittadino mi abbia urlato in faccia) però per me la fila è sacra perché -- come molte altre cose -- esprime qualcosa di molto più profondo del rispetto di una norma: esprime il rispetto per le persone. Evidentemente lui non la vedeva così e si è stizzito che qualcuno abbia cercato di imporgliela, questa forma di rispetto.
La polizia ci saluta e si allontana. Io vorrei partire e non vedere più quel personaggio, ma non posso a causa del ritardo. Per evitare che ricominci o cerchi vendetta, "scorto" la polizia che rientra all'ufficio della Polfer. Loro capiscono e mi lasciano fare. Li' aspetto quei venti minuti, ma con la sensazione che il tizio non mi abbia affatto perso d'occhio. E infatti quando mi allontano dalla Polfer e mi dirigo al mio binario sbuca da qualche parte e me lo trovo dietro che mi segue su un binario che ovviamente non è il suo.
A questo punto mi sono un po' inquietato -- non si sa mai con chi si ha a che fare in queste circostanze. Fortunatamente scorgo altri due agenti più avanti lungo il binario: affretto il passo e li raggiungo chiedendo se c'è personale di polizia a bordo treno (inizio a temere che il tizio sia persino disposto a salire sul mio treno pur di consumare la vendetta -- ma più realisticamente si sta divertendo a intimorirmi). Mi chiedono perché, racconto cosa è successo prima indicando il tizio che nel frattempo si era seduto tranquillo su una panchina davanti alla mia carrozza. Loro mi dicono di stare tranquillo, di salire a bordo che lo tengono d'occhio loro. Salgo sul treno, altri dieci minuti di ritardo in partenza, poi finalmente si chiudono le porte, spero per sempre, tra me e questo personaggio.
Nei successivi cinquanta minuti da Firenze a Bologna rifletto sull'accaduto e giungo alle seguenti conclusioni:
(1) L'Italia è un paese dove cercare di fare enforcement di norme basilari di buona convivenza può essere pericoloso. Rispettare la fila è solo un esempio. Altri esempi sono i limiti di velocità, le precedenze per altri veicoli e soprattutto i pedoni, i divieti di sosta sui passaggi pedonali e alle fermate degli autobus, la raccolta su suolo pubblico degli escrementi degli animali domestici, il non lanciare dal finestrino dell'auto mozziconi di sigarette accesi, il non lasciare carte e quant'altro per terra. Eccetera. Queste norme -- alcune delle quali sono molto importanti per la sicurezza -- le vediamo quotidianamente violate. Avete mai provato a farne rispettare qualcuna in qualche modo? Raccontatelo. Sono curioso di sapere quanto è comune quello che mi è successo.
(2) In retrospettiva, ho pensato che sarebbe stato meglio non dire niente a quel personaggio, come avevano fatto i francesi: ma guarda tu se devo guastarmi l'umore, esaurire la mia razione quotidiana di adrenalina e essere intimorito per uno così! Che passi pure davanti a tutti, cafone è e cafone resta. Poi mi sono reso conto che è proprio su questo sentimento che prosperano le mafie, le estorsioni, e molti altri mali che affligono l'Italia.
(3) La cosa peggiore non è quello che ha fatto e detto quel tizio, ma quello che non hanno fatto e non hanno detto le altre persone che sostavano nell'atrio -- ed erano tante -- soprattutto quelle che stavano dietro di me e che pochi secondi prima approvavano. Cioé, ho avuto la sfortuna di incontrare uno squilibrato, ma il fatto che tutte le altre persone "normali" che avevano assistito alla scena dall'inizio si siano estraniate quando era ovvio da che parte stava la ragione mi pare preoccupante. Il tizio non avrebbe certo potuto prendersela con dieci persone come se l'è presa con una.
Per quanto piccolo sia il mio campione, per me la conclusione è irresistibile: questa è l'Italia. Una cronica deficienza di senso della convivenza e di rispetto delle regole e delle persone. E non è retorica. Lascio ai lettori il confronto con quello che succede in altri paesi. Su come siamo arrivati fin qui e su come si può cambiare si può discutere: io resto convinto che la diffusione dell'inciviltà con tutto quello che ne consegue è proporzionale alla tolleranza per quelle che appaiono come innocue violazioni delle regole di convivenza. Altro che esercito nelle città. Tanto per iniziare basterebbe pretendere un po' di buona creanza.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Il tuo comportamente e' stato eroico, in un paese come l'Italia. Fa parte della cultura italiana il concetto che violare le regole e imbrogliare gli altri corrisponda a creativita' e intelligenza, purtroppo, e questa predisposizione culturale viene esaltata da un sistema giudiziario incapace di perseguire con efficienza ed equita' chi delinque. Quando qualcuno per caso cade nella rete, qui mi viene in mente Craxi ("siamo tutti colpevoli"), si arrabbia anche perche' e' comunque convinto che di essere l'unico delinquente perseguito in un paese dove tutti lo sono e la fanno franca. Questa purtroppo e' la situazione dell'Italia, domina l'idea che le leggi si interpretano per gli amici e si applicano solo ai nemici. Non ho incontrato squilibrati come quello che hai trovato tu a Firenze, ma confermo che chiedere di rispettare le regole produce consenso incerto e rende antipatici. Ma non posso dire di stupirmi di questo. Le regole si rispettano dove c'e' un forte consenso sociale su di esse e dove chi le viola ha una probabilita' ragionevole di essere sanzionato. In Italia non e' cosi', le regole tendono ad essere solo un'arma con cui colpire "chirurgicamente" solo i nemici.
Si vede bene che le leggi italiane sono formulate proprio a questo scopo: sono troppe, formali e minuziose, scritte in una lingua incomprensibile, spesso demenziali. Il loro scopo e' evidentemente quello di mettere tutti fuori legge per consentire poi al potere esecutivo o giudiziario di fare "cherry picking" su chi colpire. Per esempio, scaricare merci fuori orario da un mezzo al proprio negozio e' contro la legge. Viene applicata questa legge? No. Questa legge viene applicata solo quando si vuole colpire un nemico. Se cosi' stanno le cose, non ci si deve stupire che l'applicazione della legge produca sommosse popolari.
Non credo che la societa' italiana sapra' uscire da questo vicolo cieco in cui si e' cacciata. Credo anzi ci siano anche dei margini di peggioramento che governi e cittadini stanno esplorando. Se si volesse tentare di uscirne bisognerebbe eliminare decine di migliaia di norme formali e demenziali, e poi approvare poche, pochissime leggi in linguaggio chiaro, buttando a mare il burocratese e i rimandi ai regi decreti del 1920, e limitandosi solo alle norme che poi ci si impegna a far rispettare equamente a tutti, sempre e ovunque. Poche leggi chiare eliminano o comunque riducono l'arbitrio nella fase dell'applicazione, e facilitano la persecuzione di chi delinque. Non sembra pero' che queste siano le priorita' di chi legifera in Italia.
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Hai fatto benissimo a reagire come hai fatto, mi riconosco nella situazione raccontata che si replica in mille piccole occasioni quotidiane. Peggio ancora è il caso del sopruso connivente, quando ad esempio l'addetto allo sportello fa passare avanti l'amico, dissimulando l'atto con un "il signore ha solo chiesto un'informazione". Qui la violazione della regola sociale diventa qualcosa di più grave, e perfino in questi casi eclatanti, la reazione più comune dei presenti è l'accettazione silenziosa o un debole borbottìo di fastidio.
Non credo che la societa' italiana sapra' uscire da questo vicolo cieco in cui si e' cacciata. Credo anzi ci siano anche dei margini di peggioramento che governi e cittadini stanno esplorando.
Nel passato antico, uno stato come l'Italia attuale sarebbe già preda di espansionismi militari da parte di nazioni confinanti. Oggi che in nome della pace disarmata i confini non si valicano più, forse l'italiano è destinato ad una lenta estinzione darwiniana, sterminato (così , così , o magari così ) dal suo stesso disadattamento al vivere sociale?
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Condivisibile, ma mi pare di scorgere una contraddizione interna, frutto probabilmente della superficiale interpretazione della vicenda Craxi (o, forse, solo della eccessiva o parziale semplificazione nel riportarla)
Craxi sarebbe stato certamente d'accordo con lei, e in particolare, non la sua difesa, ma la sua accusa a tutto il sistema partitico dell'epoca era proprio di avere un atteggiamento da ignavi nei confronti del cherry picking che in quel momento lo vedeva quale cherry picked.
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Craxi sarebbe stato certamente d'accordo con lei, e in particolare, non la sua difesa, ma la sua accusa a tutto il sistema partitico dell'epoca era proprio di avere un atteggiamento da ignavi nei confronti del cherry picking che in quel momento lo vedeva quale cherry picked.
Ma infatti anche Craxi ha le sue ragioni, e' un delinquente che tra mille altri delinquenti e' stato perseguito efficacemente, mentre gli altri 999 sono stati assolti/ prescritti/ indultati. Ha cercato di denunciare il cherry-picking ma giustamente gli e' andata male. Fino ad allora aveva usato lui il "sistema" a suo vantaggio.
Il problema della classe dirigente italiana e' la stupidita' e la corto-miranza. Sono tutti felici e giulivi di abusare del sistema a loro vantaggio quando hanno il potere, e non si rendono conto che puo' anche succedere che il sistema venga usato contro di loro, se gli va male. Se promuovessero una giustizia onesta ed equa per tutti, potrebbero diventare ricchi e potenti legalmente e stare ragionevolmente tranquilli di conservare quanto acquisito, come accade con il 99% delle elites dei paesi civili. Negli USA forse l'1% sgarra, ma una frazione significativa di questi viene prima o poi bastonata dal sistema (vedi Kenneth Lay, Frank Quattrone, eccetera). Brin e Page sono diventati ben piu' ricchi di Berlusconi in pochi anni e senza violare la legge, in un contesto civile dove questo non solo e' possibile ma e' incentivato dall'approvazione generale. Possono dormire sonni tranquilli: se hanno rispettato le regole la societa' rispettera i loro guadagni. Invece una larga frazione delle elites italiane vivono e prosperano nell'illegalita', dall'aggiustamento del concorso, all'evasione fiscale alla corruzione giudiziaria, e cosi' giustamente devono temere l'eventualita' che la fortuna giri contro di loro.
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Craxi sarebbe stato certamente d'accordo con lei, e in particolare, non la sua difesa, ma la sua accusa a tutto il sistema partitico dell'epoca era proprio di avere un atteggiamento da ignavi nei confronti del cherry picking che in quel momento lo vedeva quale cherry picked.
Mi permetto di dissentire. Non vi è nessuna evidenza che Craxi Bettino, esule e ladro, sarebbe stato d'accordo con Alberto Lusiani. In quale istanza ha egli, CB, tentato di semplificare le leggi esistenti eliminando le assurde? Evitato di utilizzarle per favorire gli amici (sino a scriverne alcune a-hoc, per favorire il compare BS)? Quando mai ha, CB, difeso pubblicamente la tolleranza zero nei confronti dei crimini della casta, o dei crimini in genere in particolare quelli organizzati? Quando mai operò (lui che invitava la gente ad andare al mare, ossia al qualunquismo, perché non si ottenesse il quorum nei referendum che lo infastidivano) per il rispetto delle istituzioni, delle regole democratiche? Quando mai diede, in due parole, il buon esempio sia personalmente che politicamente? Mai, che io sappia! Se tu sei a conoscenza di fatti che mi smentiscono, ti prego di riportarli, documentandoli.
L'intera carriera di CB è improntata al, e segnata dal, più totale dispregio della legalità, della certezza dei diritti. L'intero progetto politico craxiano si riassume nella prova generale (fallita miseramente ma solo dopo un decennio d'irreparabili danni) dell'utilizzo dello stato per fini di parte. Non vi sarebbe BS senza CB, e la società italiana sarebbe più sana e più libera. L'intera cultura dell'uomo era profondamente amorale ancor più che immorale, profondamente mafiosa (celeberrimo il suo "attaccamento" al circolo dei fedeli, fossero cantanti, portaborse, amanti o fornitori di favori e soldi; altrettanto mitico il suo "odio" verso i nemici, o i traditori, come svariate volte arrivò a definire i pochissimi che dentro il PSI gli si opposero).
L'uomo era, d'altra parte, quello che appena afferrata la segreteria del PSI diede nuova vita e nuovi (oltre che variegati) significati al motto aristotelico "Primum vivere, deinde philosophari". Tutto un programma, sin dall'inizio.
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Premessa, che prego di non dimenticare mai nella lettura e nella critica di questo mio post, e del precedente: non intendo, in alcun modo e sotto alcun profilo, difendere la figura di CB nei confronti del quale condivido (quasi) tutte le critiche espresse su questo forum.
Qualora qualche mia affermazione fosse o anche solo apparisse in contrasto con la premessa, valga la premessa.
Non voleva nemmeno essere questo l'argomento del mio post precedente, ma solo far rilevare quella che, a me e, evidentemente, solo a me, appariva come una contraddizione, forse solo una piccola incoerenza, nel ragionamento. D'altronde, purtroppo, l'Italia è piena di esempi altrettanto calzanti.
L'assimilazione al pensiero di CB era solo provocatorio per stimolare la reazione. in questo, per sdrammatizzare, ho avuto fortuna! Se qualcuno si fosse sentito offeso, porgo le mie scuse.
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Hai fatto benissimo, e tra l'altro e' una bella storia che esemplifica un po' la nostra Italia e hai fatto bene a farlo notare.
Il comportamento del'incivile di turno e' sempre lo stesso, iniziale senso di colpa e successiva inca**atura verso chigli ha provocato il senso di colpa. Un giorno mentre camminavo per strada sul marciapiede un ragazzo davanti a me butta in terra un fazzoletto di carta. Io per non dirgli che l'aveva buttato (anche se l'aveva buttato) gli dico: "Ti e' caduto un fazzoletto". Prima rimane sbigottito e stava pure per cercare una giustificazione, poi il suo sguardo cambia e da dispiacciuto diventa d'odio, e con quello sguardo d'odio mi dice: "Fatti i ca**i tuoi!". Al che il mio sguardo diventa di disgusto (e un po' di rabbia) ed essendo piu' alto e robusto di lui decide che e' meglio girare i tacchi, cosi' continua per la sua strada, con me dietro per un centinaio di metri. Chissa', mi piace pensare di averlo intimorito con quel pedinamento parziale.
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In Inghilterra, invece (almeno nel nord), non sarebbe potuto accadere -- la coda per il taxi e' "scortata" dalla polizia.
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Giulio, hai tutta la mia solidarietà.
In particolare, poi, concordo sul fatto che la cosa più sconfortante sia stata il comportamento delle altre persone presenti, emblematico di una cultura che ha trasfigurato la pavidità nel principio di vita del farsi gli affari propri.
Ottimo il commento di Alberto Lusiani.
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beh di solito se qualcuno ha fretta perchè sta per partire il suo treno lo faccio passare - ovviamente se non sono nella sua stessa situazione. nel caso di file lunghe non è un problema perchè l'interessato chiede a tutta la fila. se non lo fa allora giustamente bisogna dirgli due parole. proprio venerdì mi è capitato - in francia non in italia - di vedere un'intera fila fare passare un signore e una signora che stavano per perdere il bus. non è una cosa strana.
un problema reale è che nelle stazioni - almeno non in tutte - non c'è lo sportello per le partenze urgenti e ci sono pochi erogatori automatici di biglietti. quei pochi vengono di solito usati anche per 10-15 minuti da turisti impegnati a progettare e scegliere tra vari itinerari la loro prossima gita. niente di sbagliato anche qui. solo che alle volte uno potrebbe spazientirsi.
questo ovviamente esula da quello che è accaduto a te.
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buon punto, johnny: in parte il problema potrebbe essere dovuto al fatto che la carenza di certe "istituzioni" o "tecnologie" aumenta il costo di rispettare le regole: le citta' tendono a essere piu' pulite dove i cestini sono piazzati strategicamente e svuotati di frequente; la sosta selvaggia e' meno comune dove c'e' disponibilita' di parcheggi. eccetera. (nel caso specifico, nelle principali stazioni potrebbero essere installate macchine per biglietti urgenti con un modesto sovrapprezzo -- 5% per esempio)
questo e' pero' anche quello che vogliono farci credere i malcostumisti -- per ovvie ragioni. un argomento popolare (il problema e' il sistema) per distogliere l'attenzione dal fatto che il problema e' la stupidita' individuale, non quella cosmica.
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Ho vissuto un anno a York (UK) e ho avuto modo di riflettere sul tema "gli Italiani e la coda", e, da conomista in formazione, sulla razionalità e sui possibili percorsi evolutivi che abbiano portato l'italiano a comportamenti di questo tipo.
Aneddoto: Areoporto di Stansted, il volo per Torino parte dal gate X in circa 45 minuti. Coda "italiana" (= ammasso informe fronte gate) e tutti in piedi e inquieti. L'altoparlante annuncia che il volo è spostato al gate Y (20 metri più in là). Gli ultimi della fila allora capiscono che hanno la possibilità di passare davanti agli altri, e iniziano a correre. Di colpo, a valanga, tutti iniziano a correre verso il gate Y (mancano ancora 40 minuti all'imbarco). Il Gate Y però è difeso da una serie di nastri che impongono alla coda di iniziare nel lato opposto a quello da cui giungono trafelati i corridori. Allora i primi ventimetristi vengono "ingiustamente" superati da ventimetristi più lenti, ma col senno di poi più furbi, che capiscono che la via è sbarrata, corrono 6 metri di più e infilano i nastri dal senso giusto. I primi arrivati si sentono beffati (mai fare la figura del "fesso"), e rimuovono i nastri. In pochi secondi il grosso arriva (correndo) e si infila chi di qua, chi di là dai nastri che nel frattempo sono stati travolti.
Lo steward al banco, allibito, prova a trattenere la folla (che spinge: e te credo, da dietro arrivano correndo come pazzi) con le buone; capito che non funziona, salta in piedi sul banco e inizia a gridare, nell'indifferenza generale.
Risultato: 40 secondi di follia, e la "coda" si è ricomposta, con nuovi "diritti di precedenza" guadagnati grazie a furbizia, fortuna, o che altro. Nessuno si lamenta (almeno ad alta voce) e i primi della nuova fila sono visibilmente contenti. Attenderanno altri 39 minuti (più ritardo) in piedi.
Ora, i commenti (miei, personali e forse campati per aria: bear with me). Scene così io le ho viste solo alla tv, quando distribuiscono cibo alle popolazioni terremotate, e in sudamerica, a La Paz, per salire sugli autobus. Che cosa spinge 100 italiani, normali, senza particolari frette, ad accalcarsi, spingersi, correre, per acquisire un diritto che non vale nulla? La mia risposta è stata: non ci fidiamo del sistema. Nel caso specifico: abbiamo paura di restare a piedi. Non importa che la paura sia irrazionale (pagato il biglietto, passato il check-in, è impossibile restare a piedi) o che sia di pochi: effetto gregge, uno corre, gli altri anche (d'altronde, se lui corre ci sarà ben un motivo, no?). E' chiaramente quello che succede alle code per generi alimentari, o per salire su un bus in bolivia: la scarsità è regolata on first-come first-serve, e quindi molto meglio essere primi. Ma nel caso in questione, non poteva che essere un riflesso culturale, atavico.
Se non posso fidarmi del sistema di regole, se non ho la certezza che adeguandomi alle regole scritte avrò quanto mi spetta di diritto, è razionale spingere, cercare appoggi, raccomandazioni, etc; è razionale "fare i furbi" per il semplice fatto che si rischia, ad adeguarsi alle regole, di "essere fatti fessi". A me questa situazione mi sembra evoluzionisticamente stabile: in una popolazione di "furbi" fare gli "onesti" non paga; in una popolazione di "onesti", in cui il sistema funzioni effettivmante male (anche solo poco) e non sanzioni i "furbi", una mutazione da "onesto" a "furbo" genererà un payoff maggiore, e sarà imitata: se qualcuno inizia a correre, farò meglio a correre anche io.
Nel caso di Stansted, l'onesto (io e pochi altri) alla fine ha un payoff maggiore del "furbo" (salgo sull'aereo e arrivo senza aver dovuto correre e spintonare, e in più aspetto seduto), ma solo perchè il sistema inglese funziona. Se fossimo stati di fronte a un sistema malfunzionante (overbooking nel migliore dei casi, favoritismi, passeggeri infiltrati etc... in altri casi peggiori), avrei potuto restare a piedi, e in qualche mododiventare "fesso", ottenendo un payoff largamente negativo.
Se questo è un equilibrio stabile (ma di basso livello), come se ne esce?
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l'overbooking che io sappia è presente in tutti i voli.
per non essere soggetti ad overbooking bisogna avere un biglietto "con priorità", essere privilegiati insomma (vip, freccia alata se alitalia, chi paga di più ecc)
gli altri invece non devono arrivare per ultimi
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"Non ci fidiamo del sistema", la tua osservazione è illuminante!
Volo da Stansted almeno una volta al mese, uso Ryanair che NON FA overbooking, MAI, viaggio da solo e quindi non ho bisogno di nessun posto particolare eppure, addestrato da 38 anni di vita in Italia mi fremono i piedi quando (sempre) rimango seduto davanti al gate finché non aprono gli imbarchi.
Dopo quasi due anni di vita in UK mi sto disintossicando, ma mi fa ancora rabbia vedere la mandria accalcata davanti a tutti i gate per l'Italia o il "furbo" di turno che infila la coda prioritaria pur non avendo acquistato la priorità. Mi fa rabbia perché penso che, forse, quella volta (e mi è successo, a Genova) gli addetti al gate non faranno rispettare la fila e i più furbi la faranno franca.
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analisi molto bella, paolo, condivido.
c'e' sicuramente una base evolutiva (la natura ci serve su base first-come, first-served -- ma qui dovrebbero dirci qualcosa i biologi) e culturale (in un paese di straccioni e dal diritto incerto quale l'Italia e' stata fino agli anni 50 e' meglio sgomitare che aspettare)
pero' la buona educazione si impara, non si eredita (e tutti alle scuole elementari abbiamo un'alta probabilita' di incontrare maestre o maestri educati). e si impara a conservarla se le sue violazioni vengono sanzionate. in questo senso, da un equilibrio "basso" si esce o con uno shock sufficientemente forte o cambiando le regole del gioco...
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Anche io stamattina ho rimediato la simpatica, classica esortazione.
A Roma, andavo al lavoro in motorino. Ho rischiato di ammazzarmi mentre sorpassavo una giovane signora in bicicletta che mi è improvvisamente sbandata davanti (più che di ammazzarmi, in realtà, ho rischiato di ammazzare lei...). Pirata della strada io? Insomma... la giovane in bici ha sbandato perchè mentre pedalava (in curva e su strada con sampietrini!) stava scrivendo un sms sul cellulare. Ma la cosa che mi ha lasciato allibito è che seduta sulla canna della sua bici c'era sua figlia - avrà avuto massimo due anni.
Non mi sono riuscito a trattenere, l'ho affiancata e le ho fatto notare che forse guidare la bici per Roma con una mano sola scrivendo un sms con una bambina a bordo non era esattamente una grande idea.
Per un attimo ho visto un velo di smarrimento nei suoi occhi... una frazione di secondo... poi è tornata in sè: "Fatti i c***i tuoi!".
E così ho fatto.
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Testo e commenti molto interessanti. Mi suggeriscono però due domande:
1) Quanti degli indignati commentatori passavano i compiti ai compagni di scuola? A mio avviso è lì che si impara il disrispetto per le norme di convivenza civile. La ricetta per ravvedersi (se non si è completamente corrotti) è trovarsi improvvisamente nella condizione di uno studente di un'università americana dove vige lo "honour system". Questo sistema è egregiamente descritto da Gaetano Salvemini nelle sue "Memorie di un fuoruscito".
2) Quale è la spiegazione della generale osservanza in Italia della legge che vieta il fumo nei locali pubblici? Chi se lo sarebbe aspettato? A questa domanda non so proprio rispondere.
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domande importanti, sandro. inizio a raccoglierle.
(1) credo che il mio aggressore verbale i compiti se li facesse passare. se li avesse passati sarebbe stato piu' intelligente. scherzi a parte, ecco due indizi.
primo: in italia usiamo il verbo "copiare", moralmente neutrale, quasi positivo perche' evoca l'imitazione dei virtuosi. nel mondo anglosassone si usa il verbo "to cheat", che esprime la natura del gesto e la sua dannosita': un inganno.
secondo (ma su questo chiedo conferma o smentita): nel pezzo di mondo anglosassone che ho visto io e' legittimo denunciare il "cheating" a scuola. in italia e' considerato ridicolo -- non solo i bulli di turno ti riempiono di botte ma anche gli insegnanti in fondo in fondo ti considerano uno sfigato.
(2) il caso dei divieto di fumo e' interessante, ma potrebbe non essere affatto un puzzle. tieni presente che ci sono sanzioni per gli esercenti o i datori di lavoro che non fanno rispettare il divieto. la legge cioe' punisce chi non punisce, in questo caso. un modello interessante.
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Per la legge sul fumo credo sia un mix di due fattori: uno il consenso sociale, visto che ormai i fumatori sono minoranza e in buona parte infastiditi dal fumo altrui, l'altro il meccanismo degli incentivi: il fumatore rischia una multa significativa, il gestore una molto maggiore se non lo denuncia, e ci sono un sacco di terzi che potrebbero sporgere denuncia senza rischiare nulla, neppure la riprovazione sociale.
Quindi finisce che il gestore controlla i fumatori, e gli altri clienti controllano il gestore.
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Riguardo le conclusioni:
La cosa più frequente che mi capita è ribattere a chi getta qualcosa per terra... provo una tale rabbia per certi atteggiamenti che ho sviluppato un certo occhio clinico e a volte trovo una creta soddisfazione nel tenere d'occhio chi sta per combinarne una... lo vedi, è caratteristico, specie ad esempio i fumatori a cui manca la sigaretta accesa: entrano in tabaccheria e ne escono che già stanno tirando il filetto di plastica che libera la confezione dal cellophane... cellophane che finisce SEMPRE a terra... è un must dei fumatori... provate a verificare tutti quelli che escono con un nuovo pacchetto dalle tabaccherie e provate ad osservare il terreno fuori da una tabaccheria. Va beh, solitamente adotto anch'io l'ironico "ti è caduto qualcosa" oppure addirittura raccogliendo (son convinto che la dimostrazione e il buon esempio siano sempre edificanti) "hai perso questo" o ancora "credo che questo sia tuo". Devo ammettere che finora son stato fortunato e non le ho ancora buscate.(1) Avete mai provato a farne rispettare qualcuna in qualche modo? Raccontatelo. Sono curioso di sapere quanto è comune quello che mi è successo
Altre volte in treno invito qualcuno ad abbassare il volume delle sue "cuffiette" usate come casse acustiche da concerto metal a San Siro.
La cosa più carina che mi è capitata è però questa:
(3) Il tizio non avrebbe certo potuto prendersela con dieci persone come se l'è presa con una.
Guidavo un pulmino da 9 persone per accompagnare i miei atleti ad una competizione: atleti che ho sempre fatto crescere non solo dal punto di vista atletico ma anche da quello umano. Ad un semaforo rosso la macchina davanti a noi "perde" da un finestrino una cartaccia: con balzo felino un mio saggio atleta scende, raccoglie, rilancia con decisione dentro l'abitacolo e rientra in pulmino.... una scena indimenticabile: i componenti dell'auto inferociti si voltano con voglia di gridare, di scendere, di vendicarsi... ma vedendoci in tanti e atleticamente sconvenienti, cambiano subito espressione e zitti zitti si girano a fissare il semaforo. Fatalità, per un lungo tratto abbiamo fatto la stessa strada controllando ovviamente che la cartaccia di prima "casualmente" non uscisse di nuovo e mi piace pensare che abbiano pensato di essere seguiti di proposito da questi strani paladini dell'igiene pubblica.
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Hai fatto benissimo, altrochè !!!
Se posso permettermi hai sbagliato solo a non legnarlo di brutto ma questo dipende dal carattere e tu sei, evidentemente, un signore.
Ti faccio i miei complimenti.