Una tribù in Amazzonia mai venuta in contatto con il resto dell'umanità è stata fotografata da un aereo. Il mio commento ubriaco - the keyboard has been drinking (not me) - sulla questione.
Collegamenti: paternalismo (6)
La notizia è stata riportata da CNN stamattina e ripresa da tutti i giornali online che ho visto, incluso naturalmente il Corriere, che mi pare si sia anche preso la libertà di chiamarli uomini rossi. Vale la pena di vedere una foto:
Ora che sono stati individuati c'è il pericolo che siano visitati da curiosi e/o da emissari delle società minerarie che vogliono esplorare la zona. Tutti i commentatori, e gli antropologi in particolare, urlano perché questo non avvenga. Ad esempio,
Quel che sta accadendo in questa regione è un crimine enorme contro la natura, le tribù, la fauna e non è altro che la testimonianza dell'assoluta irrazionalità con cui noi, i 'civilizzati', trattiamo il mondo.
dice Josè Carlos dos Reis Meirelles, di Survival International (l'organizzazione che ha organizzato il volo sopra la tribù nella speranza che l'opinione pubblica mondiale fermi le società minerarie).
Ed ecco il mio commento ubriaco:
Ci sono due ragioni per lasciare la tribù in pace: i) c'è il pericolo che a contatto con il mondo civilizzato soffrano gravemente di malattie a cui non sono immunizzati; ii) "queste popolazioni sono uniche: una volta sparite, lo saranno per sempre" (nelle parole di Fiona Watson, sempre di Survival International.)
Il primo è un punto serio, serissimo. Ci deve essere però il modo di ovviare al problema, da un punto di vista medico. Il secondo punto suona un po' self-serving da parte degli antropologi (e io sono uno di quelli che ha Man the hunter sempre a portata di mano). Suona come se un economista dicesse: "chiudete la Banca Mondiale, che sta riempiendo l'Africa di danaro", quando non abbiamo ancora modelli di crescita che funzionano (nessun problema cari colleghi, non c'è pericolo che la Banca Mondiale abbia alcun impatto rilevante in Africa).
Ma soprattutto: non gliene frega a nessuno di quei poveracci con la pancia dipinta di rosso che vivono in mezzo ai serpenti in capanne di paglia, e che tirano frecce spaventati agli aerei degli antropologi? O davvero la stima che abbiamo della cultura (civiltà) occidentale è così bassa che pensiamo che stiano meglio loro? Vabbe', c'è il buon selvaggio ... gli antropologi hanno sempre costruito miti un po' arditi, fa parte del loro mestiere (anche se poi si fanno prendere in giro da due ragazzine selvagge, ma sveglie e vivaci, come è successo a Margaret Mead). Ma davvero nessuno pensa che la cultura (civiltà) occidentale sia un regalo di valore? Lo so che si dirà che i nostri poveri uomini rossi finirebbero per ubriacarsi (per davvero) nei peggiori bar di Manaus. Ma siamo sicuri che ciò sia peggio che tirare frecce agli aerei degli antropologi? E le successive generazioni? Nessuno ci pensa?
P.S. Sobriamente, ora: non sono affatto convinto che dovremmo andare a parlarci con questi signori, né che dovremmo scavare la loro terra alla ricerca di minerali (anche se potessimo evitare le loro frecce e aiutare loro ad evitare le nostre malattie). Però mi pare davvero grave che la cultura (civiltà) occidentale non abbia in sé la forza di dire "andiamo ad acculturarli (civilizzarli)" come facevano una volta i missionari e i colonizzatori. Certo che i missionari e i colonizzatori hanno fatto un mucchio di danni, ma ciò non implica che dovremmo lasciarli lì terrorizzati ad aspettare il ritorno del grande uccello pieno di antropologi.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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sono d'accordo, e anche un po' di più, sugli antropologi - partito politico organizzato infiltratosi nell'accademia per promuovere una politica di odio e discriminazione all'interno della società.
Un po' di meno sull'idea che sia giusto andare in Amazzonia e regalare agli indigeni un po' di civiltà. Le ragioni sono diverse:
1) Da liberale classico, seguo l'insegnamento di Adam Smith. Lo Stato deve fornire la difesa interna, la difesa esterna e i beni pubblici fondamentali per il funzionamento dell'economia. Tra di essi non rientra chiaramente l'andare a spendere i soldi dei contribuenti per gli indigeni. Sono nati senza la nostra civiltà. Mi dispiace per loro. Proprio come non è regalando ad un povero un po' di soldi che lo so si rende benestante. Allo stesso modo non è regalando un po' di civiltà a degli incivili che li si rende civilizzati. Anzi, nel primo caso si fa spesso più male che bene. Penso che ciò valga anche nel secondo caso.
2) La tua interpretazione (direi al limite del positivismo giuridico) pone dei problemi di policy. Come definire politicamente quando è il caso di intervenire o meno per civilizzare gli altri. Non è una battuta. Perchè gli indegeni sì e i cinesi no? Se mi sai trovare un modo per definire un limite alla policy, un modo per dire quando è sì e quando è no... non so cosa dirti: risolveresti uno dei dilemmi della contraddizione tra realismo politico e filosofia morale. Saresti uno dei più grandi filosofi politici della storia. :) Nota a latere:come vedi, il passo all'esportazione manu militari della democrazia è molto vicino. Se è un dovere civilizzare gli indios, perchè non è un dovere democratizzare gli iracheni?
3) Come possiamo essere sicuri che il nostro sia il modello migliore? Ciò segue direttamente dal punto 2. Questo non è relativismo degenerato, è semplice logica.3a) Storicamente, TUTTE le civiltà del passato si sono sempre credute le più evolute, le più civilizzate, le più moderne. Se qualcuno è succeduto loro significa, evidentemente, che non lo erano. Per quale ragione il nostro caso dovrebbe essere diverso? Nota: tra i tanti esempi di civiltà che si credevano superiori vi era anche la Germania Nazista. Il punto è semplice. Su quali basi si può opporre l'esportazione della civiltà da parte di una certa comunità, se si considera che è tra i doveri dei popoli più civilizzati esportare la civilizzazione. Noi, ORA, diciamo che la Germania Nazista era un'aberrazione. Al tempo non era proprio così. Lo stesso vale per l'URSS che a lungo è stata creduta, vedi Galbraith, un modello di successo. Bene, se il tuo principio valesse sempre, e fosse valso anche in passato, anzichè opporsi all'espansione nazista o sovietica, il mondo avrebbe dovuto accettarla - se quello fosse apparso come il modello migliore. Ma ciò rimanda alla domanda di questo paragrafo: come definire il modello migliore. Attraverso il consenso (si alza la mano e si decide quale è il modello migliore?), attraverso la forza (chi vince prende tutto il banco?), autodefinendoci, un po' etnocentricamente, i migliori?
3b) Plain question: se ci fosse una civiltà più evoluta della nostra, noi saremmo contenti se questi venissero a civilizzarci? Io non ne sono così sicuro.
3c) Se ci fossero gli alieni, stando a quanto tu scrivi, dovremmo super tirarci giù le braghe e dire: prego, conquistateci. Ricorda molto la scena di Independence Day. C'è la comunità di pazzoidi, tra cui una tizia davvero fuori di testa, che dice "venite a salvarci". La navicella UFO apre una porta, un raggio di luce illumina la comunità di ufolofi. Zic, disintegrati. Gli alieni li hanno salvati - mandandoli all'altro mondo. Beh, io preferirei, nel caso ci fossero gli alieni, la reazione di Will Smith, cazzuta e inkazzuta.
:)
saluti, ag.
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sono d'accordo, e anche un po' di più, sugli antropologi - partito politico organizzato infiltratosi nell'accademia per promuovere una politica di odio e discriminazione all'interno della società.di cosa parli con esattezza?
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Del fatto che l'unica ossessione degli antropologi è mostrare che economisti e politica scientist razionalisti sono dei fanatici reazionari colpevoli dei peggiori crimini contro l'umanità. La cosa più divertente, e in questo sono assolutamente analoghi ai sociologi, è che dicono di prodigarsi per favorire comprensione e armonia, ma poi il loro obiettivo è discriminare, in tutti i modi possibili, chi la pensa diversamente.
Esempio molto basilare. Prof. di Economia Politica o di Pol.Sci con un background razionalista: entra in aula e spiega come un modello permette di capire i meccanismi principali di funzionamento di una certa cosa (le elezioni, l'andamento della domanda, etc.).
Il prof. di Sociologia o di Antropologia fa l'opposto. Entra in aula e anticipa subito: "ci sono questi professori di Economia o di Scienze Politiche che vogliono disintegrare il pianeta per i loro luridi fini economici, bla bla bla bla."
Teoria testata: confermata al 100%. Ho visto che fai antropologia: sei ancora in tempo per cambiare.
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l'hai testata e ti sei fatto male? mi spiace molto.
che gli antropologi abbiano un'unica ossessione mi pare solo la tua ossessione.
i sociologi che discriminano? perchè non i sociologi nazi? in verità mi pare che tu non voglia e non sia nemmeno in grado di accettare un pensiero diverso dal tuo. forse non te ne rendi conto ma stai riproducendo all'inverso lo stereotipo che vai denunciando.
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1) Da liberale classico, seguo l'insegnamento di Adam Smith. Lo Stato deve fornire la difesa interna, la difesa esterna e i beni pubblici fondamentali per il funzionamento dell'economia. Tra di essi non rientra chiaramente l'andare a spendere i soldi dei contribuenti per gli indigeni. Sono nati senza la nostra civiltà. Mi dispiace per loro. Proprio come non è regalando ad un povero un po' di soldi che lo so si rende benestante. Allo stesso modo non è regalando un po' di civiltà a degli incivili che li si rende civilizzati. Anzi, nel primo caso si fa spesso più male che bene. Penso che ciò valga anche nel secondo caso.ma che cosa risponderti. sei ubriaco pure tu forse o stai scherzano?
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Secondo me sotto lo pseudonimo Andrea Gilli si nasconde Piero Ostellino. :-) Altrimenti non mi spiego quest'aria professorale: prima ti dico che sono liberale, e poi ti spiego come dovresti pensare da liberale.
Gentile direttore,
non ho detto che andrei a regalare la civilta' alle tribu' dell'Amazzonia; ho detto che mi stupisce che nessuno pensi che sia bene farlo.
Sara' che non ho letto A. Smith?
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Bella battuta, anche se il paragone con Ostellino è vagamente
offensivo: mi sembra palmare che quanto io scrivo sia di qualità
nettamente superiore. :p
Per quanto riguarda il tuo post. Tu scrivi:
Però mi pare davvero grave che la cultura (civiltà) occidentale non abbia in sé la forza di dire "andiamo ad acculturarli (civilizzarli)"
Nel mio commento volevo sottolineare, invece, che la forza della cultura occidentale, o almeno di una sua parte, è proprio di ritenere che non sia necessario andare a civilizzarli. Le obiezioni che ho presentato mi sembrano abbastanza solide.
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Anni fa, quando stavo di professore in un'universita' con un dipartimento di economia famoso ed uno di antropologia abbastanza quotato, ero diventato amico (complice un gruppo interdisciplinare di gente che si occupava di sistemi complessi, whatever they are ...) di un collega abbastanza noto che faceva clinical antropology o una cosa del genere, insomma si occupava di corpi umani, li misurava e li confrontava per capire cosa avessero in comune e cosa no.
Un giorno che ci eravamo divertiti ci salutammo ritornando ai nostri rispettivi uffici e lui mi disse una frase che, tradotta in italiano, suona piu' o meno cosi':
Ora ho una ragione per pensare che gli economisti non siano del tutto dannosi. Ed e' che mi diverto a chiaccherare con te.
Chiesi io, perche' prima cosa pensavi?
Risposta
Che eravate dannosi. Se non ci foste voi i miei colleghi che fanno teorie antropologiche non saprebbero cosa scrivere e potremmo "get rid of them". La loro unica occupazione e' scrivere libri ed articoli per cercare di convincerci che voi, economisti, avete torto e siete figli del diavolo. Se voi spariste, sparirebbero anche loro e noi potremmo finalmente lavorare.
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questione di concorrenza e di incompatibilità dei metodi di lavoro e quindi della visione delle cose
Nel libro di Jones menzionato in queste pagine da Boldrin ho trovato questa battuta ironica: l'Economia e' la scienza che studia le scelte dell'uomo, la Sociologia e l'Antropologia sono scienze che dimostrano che l'uomo non ha scelta.
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Grazie per la precisazione. Eric Jones, The European Miracle, Cambridge University Press (2003 edn.), cita questa frase tra virgolette, non attribuendola, ma dicendo che e' un detto noto tra gli economisti.
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Duesenberry, che pure fu un precursore della "social economics" , ce l'aveva coi sociologi, non con gli antropologi.
La citazione precisa e':
'Economics is all about how people make choices. Sociology is all about why they don’t have any choices to make.' (p. 233 in James Duesenberry, 1960. Comment on 'An Economic Analysis of Fertility’. In Demographic and Economic Change in Developed Countries, ed. NBER. PU Press)
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Direi che dar loro un anno di tempo che permetta: agli antropologi di studiare questa popolazione (che poi e' questo il motivo per cui non vogliono sparisca, senno' come fanno a scriverci libri e pubblicazioni?); ai medici di vaccinali; e a sociologi e psicologi di prepararli al mondo civilizzato sia sufficiente.
Poi da ignorante in materia mi chiedo, ma tra qualche anno, non sarebbero destinati comunque a gravi problemi dato l'esiguo numero e la difficolta' di riprodursi tra non parenti? Non da un punto di vista morale ma genetico ovviamente.
Comunque l'idea che vivano meglio nell'ignoranza del mondo esterno deriva da un pensiero romantico e pessimista. Per cui chi non puo' permettersi i beni materiali del mondo civilizzato e' meglio non lo conosca, cosi', vive con meno, ma vive felice. Ma sta' veramente a noi stabilire quale sia la loro felicita'? Non e' nostro obbligo fornire loro la possibilita' di scegliere fornendogli le informazioni necessarie? Cosi' sceglieranno loro se stare da soli, e allora si puo' discutere se vadano protetti dal mondo civilizzato, o vivere con noi.
PS: io l'ho letto Adam Smith, e come tutti i pensatori e studiosi, i suoi scritti vanno contestualizzati, ha scritto certe cose perche' viveva nel '700, se Adam Smith scrivesse oggi, scriverebbe cose differenti, prenderlo per vangelo ed esempio per i giorni nostri e' quanto di piu' sbagliato si possa fare.
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come ho già scritto altrove: gli antropologi non si occupano solo di omini rossi "fuori dal tempo", almeno non è più così da 50 anni. bisognerebbe saperlo.
aggiungo che i sociologi non hanno compiti di primo contatto e di civilizzazione.
per quello ci sono i seguaci di adamo smith :)
cordialità
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Michele: beh, allora la mia definizione degli antropologi sembra calzante.
Lastkraftwagen: a forza di contestualizzare non vorrei che si perdesse la retta via. Io sono abbastanza ortodosso, e forse anche un po' di più. Diciamo che sono wahabita: credo nell'interpretazione letterale dei testi sacri. Da Tucidide a Smith fino a Michele Boldrin. :D
Smith dice che il governo deve svolgere solo quelle funzioni che il privato non può portare a termine. Polizia, esercito e beni pubblici fondamentali (stabilità moneta, difesa proprietà privata, etc.). Mi sembra una garanzia contro l'esplosione delle funzioni statali e mi pare valida ancora oggi. Il messaggio di Smith è chiaro: lo Stato deve pensare ai suoi cittadini - period. Se lo Stato inizia pensare ai cittadini degli altri Stati siamo fritti.
Se oggi Silvio dicesse, ragazzi, vado a spendere i vostri soldi per salvare gli indios io mi incazzerei come una bestia. FYI, i liberali veri, negli USA, erano tutti opposti alle guerre di questi anni: si ispiravano agli insegnamenti di Washington e Jefferson (vedi Ron Paul, Buchanan, Hagel, e più in generale il Cato Institute, l'Independent Institute e la rivista The American Conservative).
Dall'altra parte ci sono i liberali che contestualizzano - quelli che leggono Jefferson come vogliono (vedi Hitchens) e lo trasformano in un neoconservatore primordiale - e quindi dicono, give'em democracy, e con essa qualche milione di tonnellate di bombe.
Continuo a preferire i primi.
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Smith dice che il governo deve svolgere solo quelle funzioni che il privato non può portare a termine. Polizia, esercito e beni pubblici fondamentali (stabilità moneta, difesa proprietà privata, etc.). Mi sembra una garanzia contro l'esplosione delle funzioni statali e mi pare valida ancora oggi. Il messaggio di Smith è chiaro: lo Stato deve pensare ai suoi cittadini - period.
Lasciando stare cio' che dice Smith, gli "uomini rossi" non stanno sulla luna, stanno in brasile (o in peru?). Quando Alberto esorta la societa' occidentale ad andare a fare ciao con la manina son sicuro che non sta parlando ne' di Silvio Berlusconi ne' di Bush. Smith che dice? Lo Stato Brasiliano avrebbe il diritto di andare a contattarli? O Magari gli deve portare prima le cartelle del fisco?
Se lo Stato inizia pensare ai cittadini degli altri Stati siamo fritti.Ecco, vedi perche' non im piace sentire parlare di "civilta occidentale"? Perche' poi si finisce con questi assunti. Senza peraltro aggiungere che la civilta' occidentale non esiste piu'. Gli americani sono diversissimi dagli Italiani, gia' lo sapeva Alberto Sordi.
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Lastkraftwagen
Non sono un autocarro, Lkv, non Lkw. :)
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Non voglio entrare nel dibattito sul valore della civiltà occidentale etc. etc. Però una questione di metodo la voglio porre, perché è una cosa su cui non ho affatto le idee chiare e su cui mi piacerebbe sentire il parere di chi ci ha ragionato e ne sa più di me.
La questione è: fino a che punto dobbiamo spingerci per preservare una cultura, sia essa occidentale, primitiva o medievale? Le varie organizzazioni che cercano di tutelare le tribù dell'amazzonia sembrano partire dall'ipotesi che preservare una data cultura sia un valore in sé, al punto che (a loro almeno) risulta ovvio che sia giusto impedire che i membri di quella cultura entrino in contatto con il resto del mondo.
Il punto è che nessuna cultura è statica. La cultura dell'Italia in cui io ho passato la mia infanzia, quella in cui c'erano due soli canali televisivi in bianco e nero, il divorzio era vietato e l'italiano si imparava a scuola perché in famiglia si parlava dialetto, è sparita. Era possibile preservarla quella cultura, per esempio mettendo in galera gli italiani che volevano introdurre il divorzio, vietando la migrazione tra regioni in modo da preservare i dialetti, bloccando l'introduzione di nuove tecnologie etc. etc. A nessuno è venuto in mente di farlo, a tutti è apparso ovvio e naturale che la cultura italiana evolvesse in direzioni ch enon erano al tempo chiare e predicibili. A me questo sembra bene.
D'altra parte, mi rendo conto che preservare la diversità culturale, al pari di quella biologica, possa essere desiderabile per molte ragioni. La più semplice mi pare sia che una cultura (o specie biologica) che scompare non può più tornare e quindi perdiamo tutti i benefici futuri, al momento magari completamente ignoti, che essa può produrre. Elementare regola di prudenza sembra quindi quella di evitare la distruzione permanente di qualcosa che può produrre benefici futuri.
La mia domanda è: dove tiriamo la linea? Dato che sono un economista la mia prima tentazione è quella di calcolare costi e benefici attesi, preservando una cultura (o specie biologica) solo quando i primi sono inferiori ai secondi. Ma capisco benissimo che un conto del genere è sempre complicato, e complicatissimo quando il preservare una cultura implica intervenire sullo stile di vita di intere popolazioni (per piccole che siano, come le tribù amazzoniche).
C'è qualcuno che ha pensato seriamente alla cosa?
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?
Non ho capito nulla. Quale sarebbe il criterio normativo che proponi, Alberto? In che senso nell'esaminare l'interazione fra la cultura Navajo e quella dei cowboys dovrei lasciare il giudizio alle rivelate preferenze dei Navajos medesimi per l'alcool?
In generale - tralasciando i commenti tesi a confermare che l'amico clinical antropologist aveva ragione - non credo di aver colto la radice della questione. Alcune possibilita':
1. E' "giusto" che ora lo stato brasiliano (quello con sede a Brasilia) li "civilizzi", nel senso di amministrarli imponendo a loro di adeguarsi ai riti/miti brasiliani (vaccinarsi, votare, non uccidere il vicino che ha messo incinta la tua donna, non mangiare carne non opportunamente trattata, accudire all'educazione obbligatoria, pagare le tasse, ricevere sussidi, eccetera, eccetera)?
2. E' "giusto" che ora varie organizzazioni, private o pubbliche, che hanno la loro sede in un qualche posto altro dalle foreste dell'Amazzonia comincino ad occuparsi di loro? Portandogli chi il loro dio chi la TV chi il crudo e chi il cotto?
3. E' "giusto" averli "scoperti"? Ossia, non potevano questi della CNN farsi i cazzi loro lasciandoli in pace senza venirci a svelare della loro esistenza?
4. Cosa vale la loro cultura, ed in cosa consiste (visto che presumibilmente non vi saranno ne' libri, ne' statue, ne' dipinti, ne' cose simili)? Ossia, cosa valgono le loro tradizioni orali? Notare, please, la natura paradossale di questa domanda: essa ha senso solo ora che la CNN li ha scoperti mettendo quindi a rischio la sopravvivenza della loro cultura! Prima, la cultura c'era gia' (evidentemente) e loro se la trasmettevano allegramente. Per loro, suppongo, qualche valore aveva ma per noi, ovviamente, non aveva alcun valore visto che non ne conoscevamo l'esistenza. Ora che ne conosciamo l'esistenza ci chiediamo se ha valore e se va preservata.
5. Assumiamo di volerla "preservare", cosa si fa? Facciamo uno "zoo di uomini rossi" recintando quel pezzo di foresta che e' per loro rilevante ed impedendo militarmente a chiunque che non sia loro di entrarci? Li filmiamo per un paio d'anni, magari di nascosto, dopodiche' (avendo raccolto abbastanza "records" nel senso nostro, hollywoodiano, della loro "cultura") ce ne freghiamo e lasciamo che succeda quel che deve succedere (ossia, che ce li seghiamo alla grande, come da destino).
Per il momento ho solo capito che AB pensa che non c'e' niente di male che le culture scompaiano, mentre SB ha dei dubbi al riguardo o, quanto meno, crede sarebbe necessario definire un criterio di bene/male.
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Michele, non ho nessun criterio normativo, purtroppo. Come sai meglio di me in questi contesti uno puo' andare con meta-preferenze, meta-meta preferenze,.... Almeno concedetemi il barlume di intelligenza necessario per evitare queste domande. O almeno concedimelo tu; johnny non puo' farlo perche' offuscato dalla rabbia di far parte di una specie in via di estinzione :-) (e forse anche dal fatto che non mi sono espresso bene, o almeno non in forma chiara per un non economista).
Quindi, con questo, mi evito tutte le tue domande su cio' che e' giusto, perche' non so come rispondere.
Il mio post aveva questo obiettivo (ovviamente non sono stato chiaro): notare che il mondo e' pieno di gente che sa/crede di sapere cosa "e' giusto", ma che nessuno di questi dice "e' giusto andare a civilizzarli". In questo, noterei, gli antropologi hanno vinto la battaglia culturale. (Niente di male, by the way, i danni fatti nella storia da coloro che dicevano andiamo a civilizzarli sono incommensurabili. Io credo che gli antropologi siano stati fondamentali nello sputtanare questo modo di vedere. Secondo me adesso esageriamo col relativismo, ma questo e' giudizio soggettivo)
La mia risposta a Sandro voleva invece fare il punto che l'analogia cultura/biologia che lui usa e' profondamente misleading. Niente altro. Beh forse notavo anche che essendo questa una questione di preferenze e non di tecnologia, e' meglio pensare a preferenze rivelate (con tutti i problemi ad usare questo concetto in contesti di questo tipo; anche qui, e che caz.., concedimi il barlume di intelligenza necessario a capire che chiedere alla gente "preferisci sparare frecce agli aerei o ubriacarti a Manaus" sia cosa delicata) che non a costi-benefici.
Io non penso che non ci sia niente di male che le culture scompaiano (capisco che ho dato questa impressione nella risposta a Sandro, mea culpa) ma penso che l'analogia con la bio-diversita' e' errata (non ho dubbi; per questo mi evito il congiuntivo, con buona pace di michele e di Vecchioni :).
Poi, si' in effetti, io penso anche che il concetto di "preservare le culture" sia profondamente paternalistico (ancora una ragione per cui l'analogia con la bio-diversita' e' folle e per cui qualcosa come preferenze rivelate e' concetto importante da usare in questo contesto; ancora una ragione per cui gli antropologi, che questo non sembrano capire, finiranno a lanciare frecce agli aerei).
Io poi ho anche scritto modelli in cui, a causa di una esternalita', "preservare le culture" e' attivita' che in equilibrio gli agenti fanno troppo, non troppo poco (nel senso di ottimo Paretiano). Ma i modelli sono tautologie. Potrei scriverne altri con risultati opposti. Potrei anche dire che a occhio i dati stanno da questa parte, ma li' si puo' discutere a vita (pochi sono i dati).
Spero questo chiarisca. Devo dire, come commento finale, che non mi piace discutere con chi assume che io sia stupido/ignorante sino a prova contraria. Ma forse lo faccio anch'io con gli altri, cosi' e' la vita, suppongo.
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Ma, scusate, mi sapete portare un esempio di cultura che, nella storia, si è preservata intatta ed uguale a se stessa nel tempo ?
Nessuna cultura è mai stata immune da influenze esterne ed ogni cultura le ha in qualche maniera assorbite, venendo con ciò modificata.
Gli stessi uomini rossi, con ogni probabilità, qualche influenza culturale esterna l'hanno avuta, altrimenti come spiegare la forma delle capanne e dell'arco che appaiono simili e comuni a quelli utilizzati da altri popoli dell'area amazzonica ?
Ora, se è vero che ogni cultura viene influenzata e modificata da elementi ad essa esterni, il punto è nella rapidità del cambiamento, per cui, con ogni probabilità, la cultura degli uomini rossi è destinata ad essere spazzata via in poche generazioni, perchè il numero di cambiamenti che essa assorbirà sarà tale da impedirne la matabolizzazione.
E' giusto preservarla ? più che altro è impossibile, al massimo la si potrà studiare prima che scompaia del tutto, cosa che ha un valore culturale in sè e che - quien sabe - potrebbe avere effetti imprevisti, metti che per esempio hanno scoperto un antibiotico naturale che loro usano da generazioni in maniera empirica ed è capace di debellare le infezioni senza effetti collaterali ? nessuno può saperlo se non studuando le loro abitudini.
Una notazione sul piano medico. Vedo che tutti danno per scontato che li si dovrebbe vaccinare. Qui entra in gioco il relativismo culturale. Nessuno di noi accetterebbe di essere sottoposto a trattamenti medici senza consenso informato, ma quale consenso informato potrebbero dare gli uomini rossi, che magari associano le malattie all'influenza degli spiriti maligni o della magia ? Se rifiutano la medicina dell'"uomo bianco" li si vaccina lo stesso ?
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Scusate se torno in ritardo su questa discussione, vorrei provare a riorientarla in termini un pochino piu' pratici.
A me sembra che l'osservazione di Sabino sia cruciale. Nessuna cultura si e' mai preservata intatta nel tempo, quindi la discussione puo' al massimo riguardare il tasso di cambiamento che si decide di permettere. Il punto e' che cercare di regolare il tasso di cambiamento richiede necessariamente interferenza violenta (non saprei come altro definirla) da parte dello stato o di altre culture. Per esempio, se lo stato brasiliano decidesse che la cultura degli uomini rossi merita di essere preservata cosi' come e', allora dovrebbe necessariamente impedire con le armi a dei privati cittadini, siano essi missionari di qualche religione o venditori di utensili, di entrare in contatto con questa tribu'. E' giusto o no? E fino a che punto bisogna spingersi? Dobbiamo impedire il contatto solo con i venditori di utensili o anche con altre tribu' amazzoniche? Queste sono le domanda alle quali non so rispondere. Ancora di piu', faccio fatica a trovare un quadro concettuale nel quale iniziare a ragionare in modo serio riguardo alla questione.
Alberto dice che l'analogia tra culture e spec
E' buffo come ormai sia entrato nel gergo comune usare "cultura occidentale" per riferirsi al mondo industrializzato. Non ce l'ho con te che l'hai usato, lo so che lo usano anche gli antropologi. Penso semplicemente sia sbagliato pero'.
Ad ogni modo, il consensus tra gli antropologi ogni volta che si verifica una scoperta del genere (e nelle amazzoni non e' raro, l'ultima volta e' successo esattamente un anno fa) e' di stabilire un contatto e poi lasciare aperta la porta. Il motivo e' che si da per scontato al giorno d'oggi che queste persone in realta' siano consapevoli del mondo la' fuori e semplicemente non ne vogliono essere parte. Chiaro che magari a qualcuno dei bambini li' in mezzo farebbe pure piacere giocare alla playstation ma non e' che ci si possa fare molto.